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PARANOIE
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MERAVIGLIE
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ô Mort, vieux capitaine, iI est temps! levons l'ancre! Ce pays nous ennuie, ô Mort! Appareillons!
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martedì 27 aprile 2004
ore 01:33 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Kill Bill II
Nuova settimana e una grande e nobile confusione. La nobiltà mutuata di archetipi western, fatta azzurra negli occhi all'orizzonte, sul primo piano. E il sudore che con questo intraprendente aprile lascia scivolare dalla fronte alle tempie alle guance alle labbra, sempre molto sensuali... Poi un po' di cose viste e sentite, un po' di cose che non ci sono a portata di mano e un po' di idee per trafiggere o almeno ignorare vincoli assurdi. Un mistero. Rimarrà tale. Una caduta di poca importanza, da spettatore preso dalle sue ebbrezze e dalle sue osservazioni. Niente di casuale, nessuna improvvisazione, quindi, nessuna salvezza. Le ragazze portavano trucco pesante, vestiti impegnati, armature di una battaglia finta. Le donne non sono fatte per la guerra, per la battaglia, per il sangue versato definitivamente. Intanto striscio verso quello che mi ha stregato, verso le labbra di lei, e il resto che odiava, ma che dopo il suo fottuto addio mi è rimasto. E il mio addio era senza la violenza che amo, o forse era troppo intriso in lei, e non riesco a vedere uno scorcio di bellezza senza pensare a lei. Tutto questo causa del nostro civilissimo secolo, che preserva, assicura, allontana, trattiene, protegge da ogni male. Sia mai che ci succeda qualcosa di brutto. Ci basti quel paio d'ore di cinema, quel giro di svariati minuti, dove possiamo appropriarci di ogni torbida o fulgida personalità e realizzare i nostri precari ideali... Già... Mi muovo rilassato, riparto piano piano, prendo le parole di qualcuno più saggio di me, frantumano l'assalto al cielo di Parigi. Ho nostalgia bisogno di qualche allucinogeno, aspetto col sorriso colpendo stracci abbandonati il prossimo viaggio e l'ultimo senza ritorno e l'ultimo essere per te quello che vorresti e io non posso non potrei non potrò senza abbandonare alla paranoia i miei peggiori istinti... "Dimenticate l'undici settembre" diceva un cretino questa sera...altra pietra miliare della nostra peste, anzi, più moderni, del nostro cancro, del nostro splendido avvenire divorando e vomitando le carni di parecchi altri noi, solo un poco + sotto e un poco + scuri e meno abituati ad allargare le mani e veloci richiuderle su quel che capita a tiro. Blade Runner è uno dei + grandi e spettacolari scenari metropolitani portati al cinema e poco alla volta nell'urbanistica reale. Metropolis suo padre pure. Lode a Mishima e a Majakovskij...citazione fuori luogo, fuori luogo ogni parola ora, una parola per Sergio Leone la devo dire, una frase almeno, "un giorno o l'altro"... Stoicismo. Una religione con un unico sacramento. La notte inizia a insistere e l'anfetamina contende alle gocce e gocce e gocce di sonnifero il lato della trincea. Ma la prima è finita e il secondo è poco meno che pieno. Aspetto un'emozione sempre più indefinibile... Profili di colline strappati alle nuvole scazzate e brunite. Quasi il celeste colore dell'acciaio se esiste, un bel giro di ricordi, un gran bel giro di ritorni, che le andate erano degne delle gite di scuola... Cosa c'entra? Nulla, ma mi torna in mente quel pezzo dove la "dolce attesa" tradisce, o meglio, più "poetica", supera le fredde leggi dell'assassinio...questo mi ha un po' deluso. Senza dubbio diegetico, uh, tassello o anello perfetto, nello sviluppo. Personalmente ne avrei fatto a meno. Si trattava di una splendida litania di morte, un'apologia della vendetta. E vendetta è morte, nel senso più intimo. MA, capita quella scenetta e poi il colpo delle 5 dita e lo struggente quanto volendo stringere gli occhi all'orientale, ripugnante, finale dei-5-passi... Forse sono poco sensibile, o non ho acume critico, o entrambe le cose, ma mi ha un po' scazzato. Ho per lo meno (andava tutto attaccato?) bisogno di tempo x giudicare poco più oltre le impressioni e le necessità di avere quello che non riesco a recuperare. Far pensare a Sergio Leone così apertamente è un grande merito, uno spingere alla commozione, ma di lacrime altrui...gran merito di un maestro di citazione e di elevazione indubitabile alla nobiltà assoluta, ma privo di un suo marchio a fuoco, o forse no, se sulle strade sacrificate agli dei dei muri anche solo il trovare Dei tra la spazzatura è un elevarsi a profeta, a un'inarrivabile innovazione. Dove solo la morte seriale delle stragi si pone regina oggi. No fear. Il Disegno fa quel cazzo che gli pare e non vale la pena darsi troppa pena, io credo... Unico amico, ora, discreto, silenzioso e carezzevole ("voglio rifugiarmi sotto il patto di Varsavia, voglio un patto quinquennale voglio la stabilità") rimane dell'ottimo sonnifero. In acqua. Il n'y a pas du vin, il n'y a pas du bière, il n'y a pas du cognac. Altre 15 gocce di speranza mentre in cuffia sdraiato a terra (troppo corte x arrivare al letto), attendo fiducioso l'oblio...
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venerdì 23 aprile 2004
ore 11:36 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Venerdì
Continuo a pensare che il venerdì sia il miglior giorno della settimana. Devo averlo già detto, ma la vigilia è il momento migliore di qualunque evento. Difficilmente se ne serba il ricordo, perché contiene soddisfazione a tutte le possibilità. Anche se dipende dal coinvolgimente e soprattutto dalla fantasia di chi nutre l'aspettativa. Baudelaire scriveva nei "Paradis Artificiels" che se un mandriano assumesse dell'hashish, non vedrebbe altro che vacche e pascoli... Comunque, al di là della divagazione, stamattina al suono della sveglia non mi rendevo conto di dove fossi, ero immerso in un sogno di cui ora non ricordo che vaghi richiami. Per necessità ho sperimentato gli strepitosi effetti di una sostanza con cui si è persa familiarità. Ora mi sento un incrocio tra un grillo, un lupo e un piccolo drago bicipite sottopelle. Nel frattempo gli insetti ci guardano, benevoli ma inflessibili. Teniamolo a mente.
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mercoledì 21 aprile 2004
ore 16:20 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Par hasard
"beau comme la rencontre fortuite sur une table de dissection d’une machine à coudre et d’un parapluie"
Lautréamont
Sabato notte, in pieno centro, una rana mi ha traversato la strada mentre camminavo. La cosa mi ha fatto sorridere e mi ha ulteriormente convinto che nell'arco di un'esistenza, le cose migliori sono quelle legate al caso, che non fanno capo a un programma o a un percorso prestabilito. Escludendo naturalmente a priori che il destino agisca in base a un disegno imperscrutabile.
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lunedì 19 aprile 2004
ore 08:44 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Inevitabilmente, presto o tardi, ogni cosa perde di significato.
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domenica 18 aprile 2004
ore 01:39 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sabato
Ritornavo poco convinto, guidando maldestramente, o così mi sembrava almeno. Vecchi sensi di colpa, assolutamente nulla di tangibile. Un vecchio compromesso, una bottiglia è argomento da considerare con la + raffinata diplomazia. E infatti, tra ricordi, orecchi prestati a commenti altrui e ripensamenti, la scelta è stata ardua e ponderata... Poi, ancora pensierosi abbiamo cercato una strada, una qualunque da percorrere, prima di salutarci con le solite mosse plateali e decisamente poco plastiche. Trovarci per caso e continuare come tutto fosse ancora uguale a davvero parecchio tempo fa ha un suo fascino...ridicolo, o grottesco per lo meno (mi sono sempre chiesto se andasse tutto attaccato). Eppure è sempre un gran spettacolo, quelle 2-3 ore che si passano...Nostro Signore evita che ci si trovi da sobri...non è un gran lavoro il suo, visto i posti @ orari comuni che frequentiamo... Adesso ho il sedile della macchina irreparabilmente macchiato, e i pantaloni da buttare. Lei ci ha rimesso solo la camicia. Che faceva schifo comunque. E che continuerà a portare. Quindi il bilancio è negativo solo per me. Però mi sono divertito ed era davvero parecchio che non ascoltavo quel disco, il miglior disco del secolo, assolutamente. Adesso non ho sonno, con tutte le tazze di the che ho bevuto...aspetto un po' ed esco di nuovo, dopo la corsa oggi ho dormito tutto il pomeriggio... Ho fatto sogni bellissimi assurdi, dalla Groenlandia al prato dietro casa che risucchiava noi che cercavamo ossa... Bel sabato, ho un po' male alle gambe, sono un po' ubriaco, ma potrei replicarlo da subito. Cerco però la novità. Non sarebbe il momento migliore per cercarlo, è infatti il momento migliore per cercarlo. Quindi, in conclusione, ripeto l'augurio migliore:"la sua mente è lucida, ma la sua anima è folle"...
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giovedì 15 aprile 2004
ore 17:45 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Metempsicosi e riciclaggio
Un pomeriggio di primavera, col cielo ingrigito da un temporale prossimo al parto, un lembo di manifesto si staccò dal muro. Il muro era un vecchio muro, rugoso e pieno di crepe, dove il sole arrivava di rado. A volte arrivavano, all'imbrunire, dei ragazzi che fissavano il muro fino a quando il buio copriva ogni cosa. Poi si allontanavano barcollando, seguendo l'acqua di scolo giù nel tombino. Una notte, una notte soltanto, una vecchia automobile si fermò davanti al manifesto. Un anziano signore, con i capelli vistosamente tinti scese e tentò di arrampicarsi sul muro, ma perse subito la presa, o non la prese proprio, e scivolò seduto. Si rialzò imprecando, risalì in macchina, e anche lui se ne andò. Il manifesto non era felice di essere stato affisso in quel vecchio quartiere, non gli piacevano quei ragazzi che vicino a lui fissavano le crepe, gli piacevano ancor meno i pomeriggi allungati in cui nessuno passava vicino a lui. Così triste dimenticò da quanto tempo fosse lì, sperava solo che qualcuno lo guardasse e sorridesse. Poi, un pomeriggio di primavera, col cielo ingrigito da un temporale prossimo al parto, riuscì a staccare un lembo dal muro. Alle prime gocce di pioggia si svegliò. Era una pagina di un libro aperto che due occhi neri percorrevano avidamente.

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giovedì 15 aprile 2004
ore 09:20 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Un finale
He sprung from the cabin-window, as he said this, upon the ice-raft which lay close to the vessel. He was soon borne away by the waves and lost in darkness and distance.
Mary Shelley "Frankenstein"
Il libro è indubbiamente bello, il mito è sempre il mito titanico, però ha influenzato molto il comune modo di pensare. Più il romanzo che il mito. Questa mattina sono ancora più a pezzi di ieri ma il the verde fa decisamente miracoli. La desertificazione lascerà il posto alla "disintossicazione", o almeno spero... Buongiorno [im]mondo.

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mercoledì 14 aprile 2004
ore 17:44 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Vita Quotidiana
La mia spada di legno occhieggia dallo zaino distrutto, il bunker ha esteso di nuovo il suo dominio sulle giornate. Però al momento, dopo 10 giorni, si tratta ancora, per i prossimi minuti, di un diversivo. La marea sale lentamente e la tinta del giorno si infrange contro gli alti muri tornando indietro. Qualcosa del genere nel '71. Sempre una marea che si franse e ripiegò. Ad ogni modo la parola del giorno è "desertificazione", non so da dove e perché sia arrivata, ma sento che oggi è il suo momento.

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martedì 13 aprile 2004
ore 00:20 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Je ne t'aime plus...
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domenica 11 aprile 2004
ore 16:58 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Pasqua idealmente ipertrofica
Disimpegno, surrealismo, rimpianto di epoche svanite. Discussioni, lungo viaggio, immersione involontaria in una Milano ripugnante. Sole primaverile con convinzione meteorologica scarsa o perlomeno distratta. Spesi cento lire, per una bottiglia di vodka alla pesca rimasuglio di una festa di addio al nubilato. Ci costò l'espulsione, e un aneddoto interminabile, avvolto al lampione e scivolato nella pozzanghera con sessantenne eleganza. Ritrovare il tempo perduto, Proust con un acido, passare un giorno con le visioni che si avevano da bambini, con la coscienza di essere così vicini e il tempo in qualche modo ci uccide, ma l'altra faccia della medaglia ci arricchisce... William Borroughs e Philip Dick, soprattutto il secondo, soprattutto poi l'alternativa e lo sguardo che si dilata nella crepa del muro, e nelle povere memorie distorte dalle mille e mille immagini di un tempo che non sappiamo dove ci potrà portare o dove ce ne dimenticheremo e ritroveremo, forse, nauseati dalla limpida graziosa soddisfazione di una vita dare-avere con compiaciuta volontà di bilancio in attivo... Poi? Poi ci si muove come operose formiche, forse no, forse solo in apparenza...un germe, un piccolo drago bicipite scorre sotto la carne. Giusto per ricordare che il mostruoso, il deforme, sonnecchia poco convinto dove vediamo solo noia e ripetizione. Una parola ripetuta centinaia di volte perde il senso, ci si può morire, come la notte nella prigione di vetro. E il vetro che diventava lacrime e specchi, con volti d'altri... La spada di legno ha salvato la cattedrale, ma la pianura padana finirà per uccidermi... Ieri sera non mi sono reso conto di essere così ubriaco, o per lo meno di essere così debole nello spirito d'osservazione...beh, facciamo che la droga, se non ti spegne, per lo meno ti fornisce una prospettiva sufficientemente ampia, diamoci questa giustificazione, parziale, insensata, intima per certi versi. Per certi versi tutto è nutrito da un termine figlio d'incoscienza.

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