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ORA VORREI TANTO...


ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)

 


MERAVIGLIE

1)





“ô Mort, vieux capitaine, iI est temps! levons l'ancre!
Ce pays nous ennuie, ô Mort! Appareillons! ”

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domenica 11 gennaio 2004
ore 02:30
(categoria: "Cinema")


Film di splendore assoluto



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domenica 11 gennaio 2004
ore 02:22
(categoria: "Vita Quotidiana")


The mess we're in

Ho trovato l'ultimo album di Nick Cave a pochissimi soldi, e l'ho comprato. Con te c'entrava Blixa Bargeld, con gli Einstuerzende Neubauten. E c'entravano anche "Straight to you" e "Into my arms", anche se non ho mai fatto a tempo a dirtelo. Poi sono andati di brutto fuori tempo, come La Repubblica di 3 giorni fa.
"Lost in translation" è davvero bello, mi è piaciuto. E ti ho pensata. Succede sempre così quando trovo "qualcosa" di bello. Anche con "qualcuno" funziona, e non è il massimo...
Il massimo eri tu, eravamo noi due, il massimo è quando ti vedo, che fino al momento prima di baciarci e tutto il resto sembra non essere cambiato nulla.
A quel punto però è il momento di salutarci, e allora giro e giro e giro, numerose tappe e bicchieri di illusioni già morte...
Questa sera però ero tra un ospedale e il successivo e non sapevo poi come rimettermi, quale solco seguire, che non potessi aver tracciato in precedenza...
Non posso fare a meno di te, non posso fingere che tu non ci sia stata, che sia stata una cosa come le altre.
Se anche è stato così, allora non posso comunque vivere senza il segno lasciato da quei giorni, dalla tua pelle, dai tuoi capelli che scostavo in continuazione mentre ti baciavo...
and I have seen the sunset over the river...
Non riesco ancora, non ce la faccio, in fondo spero di non farcela mai, a dimenticarti...
Ora, se fossi un attimo più sobrio o un attimo più ubriaco, ti direi che ti amo. Ancora, come una cicatrice che non te la puoi più togliere dopo che te la sei fatta...domani poi, sarà tutto di nuovo a posto, e rimarranno le pagine chiuse nel libro....
Ci vorrebbe una conclusione al monologo?
La conosci Ila.


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domenica 11 gennaio 2004
ore 01:25
(categoria: "Vita Quotidiana")


Nota

Non ho la presunzione di ritenere che tutti si accalchino a leggere le cose che scrivo nel blog, ma nessuno, dico, NESSUNO, che si sia accorto e che mi abbia fatto notare, che ho scritto "sciaquarmi"?!?!?

Correggo e faccio pubblica ammenda, poi per il resto ci metteremo d'accordo...

Dopo scriverò un altro messaggio, anche perché ho delle cose da dire, o da raccontare, senza pretese...quindi i visitatori occasionali ignoreranno questo "J'accuse", anzi "Je M'accuse", però pregherei gli altri di lasciare un segno di riprovazione...


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sabato 10 gennaio 2004
ore 00:17
(categoria: "Vita Quotidiana")


Rame

Il metallo del giorno è il rame. Oggi sono stato ferito alla mano da un pezzo di rame grezzo. Il rame è un metallo delicato e gentile e non ferisce mai per cattiveria, o per il gusto di infliggere dolore come il bronzo, o il ferro. Lo fa per un suo indefinito bisogno di tenerezza, di calore, calore umano.
Non ho sentito dolore, solo un certo senso di passione, passione che se ne usciva, in qualche modo, e si diffondeva, lentamente, delicatamente.
Solo quando ho visto il pezzo di metallo scurirsi mi sono reso conto.
Ho lasciato che il sangue fluisse fino a ricoprire la superficie del rame, poi l'ho carezzato, l'ho posato e sono andato a sciacquarmi la mano.
Spesso cerchiamo l'amore portando dolore. Il vero amore è la ferita che si apre e sanguina.



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venerdì 9 gennaio 2004
ore 15:55
(categoria: "Riflessioni")


Numeri

Ancora una volta posso dire:" io ho chiuso con loro, ma loro non hanno chiuso con me".
Dove "loro" sta per i NUMERI PARI.
Gli anni bisestili rappresentano il dominio privilegiato dei numeri pari: anno pari con numero di giorni pari.
Dopo un inizio deprimentemente nella norma e il funzionale rientro in quota, ora le cose sono decisamente peggiorate, oltre ogni ragionevole dubbio.
Se esiste una cosa che odio, odio veramente, è osservare l'ineluttabile declino delle cose, la sofferenza, senza alcun potere di intervento.
Ed eccomi accontentato. Poi che altro? Beh, Berlusconi è già al governo, sul resto scaramanticamente taccio...
Volgo lo sguardo e vedo ovunque l'ombra del leviatano tecnologico, il nostro nuovo padre, l'ultimo titano. Il bunker oggi assume contorni degni di un meccanico "Crepuscolo degli dei".
Maledetti fottuti numeri pari.
Numeri dispari, numeri primi - 17 in testa - fate qualcosa per me, aiutatemi, per favore, cazzo.
In un mondo senza dio gli dei prolificano, a quanto pare...



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mercoledì 7 gennaio 2004
ore 23:43
(categoria: "Vita Quotidiana")


Fiori

Dopo l'ospedale, tutto sembrava a posto. Ogni cosa ordinata secondo coscienza, al più tardi i piatti puliti a sgocciolare. La tranquillità nelle parole e negli sguardi. Poco credibile forse, ma cmq sufficiente.
E allora un giro in macchina, ma è troppo presto, e il mio residuo senso di responsabilità mi riconduce a casa, dopo qualche parola scambiata con affettata competenza.
Le linee si rincorrono delicatamente sicure sulla mano, un ponte su una cicatrice di qualche estate fa, il dubbio. E l'orgogliosa incapacità di passare a qualcosa di più definitivo.
Vorrei liberarmi, ora, dei miei polmoni, svutare le vene. Ma poco a poco, lentamente, in un tempo quasi infinito...l'infinito però esiste solo all'infinito, ci hanno insegnato, e così tanto tempo nessuno l'ha mai avuto in dote. Accorgermene, pentirmene, cambiare ancora idea ed esserne felice...
Poi uscire di nuovo, ma il gelo non è abbastanza. Non abbastanza per chi non ha difese, per chi non ha futuro, per chi non ha un momento di pace, o di lucida speranza...
Fiori, fiori ovunque, di colori per lo più prossimi a tonalità di rosso, di indaco, di viola, forse un occhio attento scorgerebbe un accenno di giallo.
Sanguino, sanguino senza sosta, è il momento di una trasfusione. Di significati, di nuovo senso in nuove parole.
Che ancora una volta non arrivano. Altra serata fuori posto, altro momento sbagliato.
Sbagliando s'impara, dicono...



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mercoledì 7 gennaio 2004
ore 14:29
(categoria: "Vita Quotidiana")


Punti da raggiungere

A volte ci sono obiettivi che paiono irraggiungibili, dei quali non vediamo neppure l'inizio, ce li figuriamo appena, di forma vaga, di colore indefinito. Giungiamo pure a dubitare della loro esistenza, e il dubbio appesantisce la nostra marcia, ferisce la fede.
Altre volte li vediamo davanti a noi, nitidi, stagliarsi innanzi alle nostre ambizioni. Li possiamo quasi toccare, ma stendendoci in punta di piedi e allungando le dita, stirando tutti i muscoli con quanta forza abbiamo in corpo, non giungiamo neppure a sfiorarli. La loro limpida prossimità e la dolorosa impossibilità a raggiungerli frustra feroce la nostra volontà.
Poi ci sono degli obiettivi, dei frutti da cogliere che si trovano a metà fra queste situazioni estreme.
In particolare uno.
In particolare oggi:
le 17:00.



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mercoledì 7 gennaio 2004
ore 13:29
(categoria: "Vita Quotidiana")


Orologio

Quando torno dalla corsa, dopo il normale stretching, sono uso a fare alcune trazioni sul cornicione che sovrasta la porta d'ingresso. Per evitare di essere infastidito dall'orologio, lo appoggio sopra il pannello dei campanelli. Dopo le trazioni faccio qualche flessione, dimenticando puntualmente l'orologio. Appena me ne rendo conto esco a prenderlo. Così ieri. Però ieri non c'era. Non si trattava di un orologio di valore, assolutamente. Era un vecchio modello al quarzo. Però mi accompagnava da parecchio e ci ero affezionato.
Singolare coincidenza, ieri ho finito di leggere "Il libro dell'orologio a polvere", un saggio che tratta gli strumenti segnatempo, la loro evoluzione, il loro significato storico e filosofico. In particolare cura l'orologio a polvere, la clessidra.
Nelle conclusioni, risalto è dato al fatto che l'uomo moderno è schiavo dell'orologio, oltre che del tempo. L'uomo antico subisce il tempo, inevitabilmente e ontologicamente. Oltre a ciò, l'uomo moderno si sottopone ad un'ulteriore e peggiore schiavitù, quella della serializzazione delle proprie attività, della regolazione meccanica della propria vita, dell'assoluta e ineluttabile perdita del senso naturale del tempo.
Ero intenzionato a comprare quanto prima un altro orologio da polso. Riflettendo sulle parole lette, ho invece deciso di provare, almeno per un po' di tempo, a vivere senza orologio da polso. Inizialmente, a questa prospettiva, ho provato un certo smarrimento. Immotivato, è vero, come immotivata potrebbe apparire la decisione. In effetti, quando sono in ufficio, davanti al pc ho un orologio, se mi trovo in macchina c'e n'è uno sul cruscotto, a casa la sveglia da muro, altrimenti c'è il cellulare. Non correrei certo rischio di restare senza orologio.
Tuttavia, l'orologio da polso è in certo senso una parte di noi, lo portiamo sempre, l'abitudine è di portare agli occhi il polso sinistro. E' il marchio della bestia tecnologica che domina la nostra epoca.
In fondo una certa prova c'è. Per lo meno mi abituerò a consultare l'ora con meno frequenza...tanto si sa, mors certa, hora incerta...



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martedì 6 gennaio 2004
ore 18:56
(categoria: "Accadde Domani")


Ricordi di capodanno 2003

Ho un paio di cartoline sulla scrivania, di quelle che danno in omaggio in certi pub. Se non ricordo male me le aveva infilate in tasca un mio amico, ridendo, mentre uscivamo un sabato sera da un locale. Forse febbraio. Ho un po' di nostalgia prematura di quelle serate...ultimamente passo le serate leggendo o gironzolando da solo per la città fino alle prime luci del giorno, per farmi entrare il freddo nelle ossa, così da poterlo rilasciare la prossima estate. Se funziona...
Le cartoline. Rappresentano due tali, il sig. Ballantines e la sig.ra Absolut, uno in veste dj e l'altra in veste natalizia. Il mio amico rideva perché questi due tali erano stati i protagonisti del recente capodanno. Li avevamo conosciuti per caso in un minimarket all'estrema periferia di Praga. Le commesse, seppure molto carine, non capivano una parola d'inglese. Ecco allora che questi due signori, seduti su uno scaffale, ci fanno un cenno e ci offrono la loro gentile collaborazione. Credo avessero da concludere un lavoro al minimarket, perché abbiamo dovuto lasciare del denaro per poterli portare con noi...
A cena hanno preferito stare per conto loro, e ci hanno raggiunto poco dopo il brindisi, al museo della guerra. Poi ci hanno aiutato a scendere il monte tra strade ghiacciate, con nostra evidente difficoltà.
La loro compagnia era davvero straordinaria: seppure all'inizio fosse un po' dura da mandar giù, dopo aver preso un po' di confidenza tutto sembrava più facile, e già sull'autobus che ci portava in centro la fisionomia delle cose sembrava eccezionalmente strana...poi sul Ponte Carlo iniziai ad avere delle difficoltà, forse il freddo intenso. Dovetti dare il meglio di me nella Moldava, e l'impresa fu decisamente ardua, dato lo spessore del parapetto...
Il resto ha i contorni sfumati e fantastici del sogno, e delle narrazioni appassionate degli amici.
Mi risvegliai nel bagno dell'albergo, verso le 5, quindi fu tutto un sogno? Il sig. Ballantines, con il suo elegantissimo loden e la sig.ra Absolut con quel suo marcato accento svedese...boh...i miei amici giurano che è stato tutto vero...


il sig. Ballantines

&

la signora Absolut


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lunedì 5 gennaio 2004
ore 12:29
(categoria: "Vita Quotidiana")


Indian Summer

D'accordo, non sarebbe appropriato, ma per me l'"estate indiana" è un giorno come oggi: sole pallido, gelo, aria tersa come una lama. Ti ricordi Rossana?
Prime ore della mattina, il sole debole, le guance arrossate dal freddo, gli occhi lucidi, il vapore appena si apriva bocca, quella vodka buttata giù in fretta e poi di nuovo in giro per la città...
Indubbiamente, se qualcuno mi chiede cos'è l'estate indiana non gli risponderò che è l'equivalente della nostra "estate di S. Martino", gli risponderò che credo sia un giorno d'inverno, nel quale gelo e sole convivono, in un'aria spietatamente limpida.
Ora esco a immergermi in questa estate idiana.

Indian summer
The Doors

I love you the best
Better than all the rest.
I love you the best
Better than all the rest.
That I meet in the summer.
Indian Summer.
That I meet in the summer.
Indian Summer.
I love you the best
Better than all the rest.


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