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ORA VORREI TANTO...




PARANOIE
1)

 


MERAVIGLIE

1)





“ô Mort, vieux capitaine, iI est temps! levons l'ancre!
Ce pays nous ennuie, ô Mort! Appareillons! ”

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venerdì 5 dicembre 2003
ore 01:54
(categoria: "Vita Quotidiana")


Recensione mancata

Questa sera vorrei recensire. Domattina alla fin fine mi risveglierò puntuale come la dissenteria ad osservare un piano steso da altri...
Eppure, o forse "a maggior ragione", stasera vorrei dire la mia singolare opinione su un libro che sto leggendo.
Eppure, accidenti, nel profondo momento in cui riordino le idee tendo alla deflessione, all'osservazione di un paesaggio estraneo, avulso, e cavalco l'onda di un mare fuori contesto.
Tutta colpa delle mie paranoie specifiche, dei miei involontari e intensissimi fulcri d'ossessione...
Decido allora di orientarmi verso una critica al metodo, e il vento riprende il tema spingendo il fumo indesiderato contro il nobile fumo dell'incenso...
Se potessi rinascere scegliendo la nazionalità, tanto e solo x restare in tema, sceglierei Parigi (banale), o i Balcani, Slavi.
Il mio cognome, secondo una dubbia ricerca di un parente appassionato, ha origini slave.
Addirittura, leggenda familiare narra, con l'anarchico Bresci c'era uno dei miei...
Riconsco che la matassa del discorso, anziché dipanarsi, s'ingarbuglia, ma un filo troppo sottile non ha altre alternative allo spezzarsi...
Certo, domattina al suono progressivo e metallico della sveglia tutto assumerà una prospettiva molto + semplice e penosa, ma ora, hic et nunc, anche - e soprattutto - l'incoerenza appare come l'unica redenzione possibile.
Credo di averlo già detto, ma percorriamo incoscienti il filo della lama con la dannazione a sinistra e la redenzione a destra, e io sono mancino, cazzo...
E il libro che sto leggendo di cui avrei voluto parlare? Giusta domanda...
Beh...insomma, sfuma con tutto il resto, con i bei volti che ho visto stasera, con il tuo volto che non posso nemmeno ammirare, con il mio volto dai baffi pretenziosi, con i miei occhi che si piegano fino ad assumere pupille di rettile...
Non faccio celebrazioni, non lascio epitaffi, tengo a freno il mio amore x il macabro...incompreso x quanto intenso...
Nessuna dedica, nessuna recensione, nessun buon proposito, nessuna stagione all'inferno, posso dirmi egocentrico e visionario, senza remora, posso dirmi acceso ed esaltato, oppure al contrario, prossimo all'abisso...sarebbe cmq tutto vero...
MA, non lo vuoi, non lo voglio io, ma se potessi un gesto per riscattarmi, non per necessità naturale, non per allucinazione, ma per redimermi e poi sparire, allora ti bacerei.




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giovedì 4 dicembre 2003
ore 09:40
(categoria: "Pensieri")


Verità rivelate

"Dal cuore della fonte di delizie sgorga un rivolo amaro che tra i fiori stessi ci tortura"

Tito Caro Lucrezio



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mercoledì 3 dicembre 2003
ore 23:43
(categoria: "Vita Quotidiana")


Le Chat Noir

Un giorno, molto tempo fa, un gatto venne fatto Re.
Poi, intrighi di corte gli tolsero il trono. Niente a che vedere col cavallo di Caligola fatto senatore, né tantomeno con l'onorevole Calderoli, il cui intelletto è ben lungi dal confrontarsi con un felino, fosse anche il nobilissimo Re della foresta.
La morale. So che ogni fiaba custodisce una morale.
Ebbene, la morale di questa leggenda è così insolita, così diabolicamente lontana dal più arguto intuito umano, che dovrò rivelarvela.
Il gatto se ne fotte del potere.
Stanotte vorrei essere un gatto, e non perché così me ne potrei fottere del potere, perché è così lo stesso, ma solo perché vorrei la sua agilità, e il suo colore nero come la morte, e i suoi occhi brillanti nel buio, e perché, soprattutto, avrei dei Baffi degni di questo nome.



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mercoledì 3 dicembre 2003
ore 17:47
(categoria: "Fotografia e arte..")


Artistiche menzogne

Caravaggio "Ragazzo morso da una lucertola"

Opere come questa incitano all'odio razziale nei confronti delle lucertole, bestiole schive e miti.
Pochi sanno inoltre che sono portatrici della primavera.
Quando l'ultima lucertola sarà scomparsa dalla faccia della terra, allora piangeremo anche la scomparsa della primavera.
Oggi, per fortuna, ho visto una lucertola traversare un marciapiede. Buon segno.


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mercoledì 3 dicembre 2003
ore 14:13
(categoria: "Riflessioni")


Dell'equilibrio parte seconda: variazioni prospettiche

In merito al mio messaggio precedente.
Gli insetti, in qualità di nostri piccoli compagni di viaggio, avrebbero pieno diritto di ricercare il proprio intimo equilibrio.
Ma non lo fanno. Sapete il perché? Riuscite a immaginarlo?
Per quanto assurdo possa sembrare ai nostri occhi di egoisti presunti padroni del creatp, gli insetti ripongono tutte le speranze, dedicano tutte le forze al raggiungimento di un unico obiettivo: ottenere l'umano RISPETTO.
Questo, solo questo porterà loro equilibrio. Quel giorno avremo un mondo migliore.




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mercoledì 3 dicembre 2003
ore 10:04
(categoria: "Riflessioni")


Equilibrio

Cosa significa "trovare un equilibrio" nella vita? Avere delle certezze inalienabili? Essere sicuri della propria strada e percorrerla senza esitazioni? Fuggire gli eccessi? Trovare la propria nicchia e starci senza troppi fastidi? E "avere un equilibrio" è l'ultimo approdo di una difficile ricerca?
Di solito è il genere di discorso che viene fuori quando si ha bevuto un po' di + (l'interminabile bicchiere della staffa a Budapest, ricordo con nostalgia...), oppure nei periodi di "bilanci". O quando non si ha molto di meglio da fare che cercare un raffinato paradosso...
Non so, non lo so cosa sia questo "equilibrio" nella vita, ma a qualunque possibile accezione io pensi, non riesco a identificarmici.
Sia quel che sia, amo tanto il filo del rasoio quanto le linee d'ombra, tanto l'orizzonte quanto la soglia della porta di casa. Amo i confini, e amo sia buttarmi senza preoccupazione delle conseguenze, sapendo che finirò dall'altra parte, sia camminare prudente nella nebbia oltrepassando senza accorgermene il limite. Amo la precarietà che genera l'incertezza, amo l'incertezza che genera il dubbio, amo il dubbio che genera la ricerca.
E sono alla perenne ricerca di un introvabile equilibrio.



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martedì 2 dicembre 2003
ore 15:35
(categoria: "Vita Quotidiana")


Visioni

Ieri sera, mentre bevevo una disgustosa ma molto economica birra aromatizzata al Grand Marnier, ho sentito alla radio una frase che mi è piaciuta molto. Il contesto non ha importanza, l'immagine ha colpito fine a sé stessa; poi volendo le si può trovare un significato di qualche tipo. Quello originario non lo ricordo precisamente...la frase, davvero bella, è questa:"preservare la forma".
La visione è di un'evoluzione inarrestabile e un occhio che scruta dall'interno, attraverso le ere, immutabile e attento, accumulando Tempo.



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martedì 2 dicembre 2003
ore 13:27
(categoria: "Vita Quotidiana")


Quoth the raven, "Nevermore."



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martedì 2 dicembre 2003
ore 09:48
(categoria: "Pensieri")


Volontà

"Noi non possediamo che la volontà e non dobbiamo lasciare che i figli di vaghi desideri appannino con il loro respiro il terribile specchio della sua lama né che le acque del sentimento la facciano arrugginire"

William Butler Yeats



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lunedì 1 dicembre 2003
ore 22:45
(categoria: "Viaggi")


C.I.A.

Ho sognato di essere un sacerdote. Un ministro del culto che si sveglia, improvvisamente, con la paurosa sensazione di oblio assoluto. Riconosco i luoghi, non nello specifico, ma nella memoria che evocano.
Sento una vecchiaia che contrasta con i miei occhi verdi che vedo nel fondo della pozzanghera, limacciosa, verde. Con la curiosità assoluta e famelica del fanciullo.
Non ricordo la mia religione, sento il senso del sacro che mi schiaccia, che mi piega, che mi maledice. Non lo capisco, non ritrovo il tempo, non ritrovo la speranza.
Le ossa e le giunture, i centri emozionali...li percepisco...resistono a quel mondo che non sente e che non c'è...e non sono pensieri miei...
Il fango sembra essere l'unico abbraccio sincero che io riesca ad ottenere, soffocare, cancellarmi, e vedere nelle orbite vuote volti, occhi, cadaveri, una carezza e una lancia che trafigge l'ultimo bagliore di fede.
Sono avvolto dalla nebbia...spero, mentre perdo coscienza, che il mio dio esista davvero e mi faccia morire. Che mi accolga è secondario, quando si scende al fondo si guarda al passo immediatamente successivo, con speranza, con amore, senza limite alla disperazione, la Grande Madre.
Poi, sento sfiorarmi le labbra, un bacio, molti baci, un bacio più intenso, apro gli occhi, è solo una pioggia sottile, grigia, e lì mi riconosco, e piango...



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