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OVVIAMENTE NON SI POTREBBE STARE SENZA QUEST’UOMO:



E SENZA QUESTO PARGOLO:


"userò il vasino quando mi sentirò pronto! fino ad allora continuerete ad igienizzare il mio crepaccio sentendovi onorati dell’opportunità!!"

E NATURALMENTE, L’UNICA FAMIGLIA CHE SI PUO’ DEFINIRE UN’ISTITUZIONE:



E NON DIMENTICHIAMO MAI QUELLI CHE PREFERISCO:

































































E non posso non....
IL MIO FREAK PREFERITO:












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Mi vesto come mia wallace per andare al lavoro....

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STO STUDIANDO...

si...hem...scusate? da dove si passa per...? dov’è che devo andare? per di qua dove vado a finire? scusate?...qualcuno!


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-The Elephant House (Edinburgh) 25/03/06, photo by Laura-



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When you think everything’s okay and everything’s going right
And life has a funny way of helping you out
When you think everything’s gone wrong and everything blows up
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domenica 7 gennaio 2007 - ore 19:44


PATTO DI SANGUE
(categoria: " Amore & Eros ")














DRAIN YOU

Un bambino disse ad un altro
Sono fortunato di averti incontrato
Non m’importa quello che pensi a meno che non si tratti di me
Ora è mio dovere svuotarti completamente
Un viaggio dentro un tubo
E finisco nella tua infezione

Mastico la carne per te
La passo avanti e indietro in un bacio appassionato
Dalla mia bocca alla tua perché mi piaci

Gli occhi così dilatati,
Sono diventata la tua pupulla
Mi hai insegnato tutto
Senza una mela avvelenata
L’acqua è così gialla
Sono uno studente sano
Indebitato e così grato

Risucchio i fluidi
Le mie labbra sulle tue, sdolcinate
Sei le mie vitamine perché mi piaci


-Nirvana-


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sabato 30 dicembre 2006 - ore 18:14


Buon anno
(categoria: " Accadde Domani ")


Mi dispiace. Quando sbaglio lo riconosco. E quasi sempre rifarei gli stessi errori. Sono esigente. E spietata. Lo so. Mi arrabbio e soffro. Bevo troppo troppo caffè. E fumo troppe sigarette. E cammino senza sapere dove andare. E dico tante stronzate. Ma quando mi accorgo che sono stronzate, lo riconosco. Sono lapidaria è vero. Ma infondo non è così. Non riesco a portare rancore sincero perchè dopo un giorno mi pesa troppo. Sono buona anche se non sembra. Aggredisco chiunque, lo so. E’ sbagliato. Mi dispiace di amare così tanto le persone che amo, ma le persone belle mi piacciono e non posso farci niente. Mi piace la mattina ma la notte non mi piace dormire. Lo so che sono chiusa nel mio mondo. Lo so che chiunque non la pensa come me sbaglia, però io vi ascolto. Aspetto di iniziare. Aspetto. E aspettare mi stanca. Voglio il calore e gli scossoni che non ti fanno addormentare. Voglio partire. Un piede fuori dalla porta. Chiedo scusa per le turbolenze. Mi dispiace per lo spreco d’amore. E perdonatemi gli estremismi. Piango troppo. E qualcuno mi prenda per mano anche se dico che non voglio. Mi dispiace che dico sempre che sto bene. Sono sfrontata, scusate. Pretendo, è vero. Non si dovrebbe, ma io lo faccio. Scusate, sono crudele e bizzosa. Penso un sacco e sono aperta, è vero. Ma mi riservo il diritto di fissarmi su un’idea e ostentarla aggredendo chiunque mi dica che sbaglio, è vero, avete ragione. E sono stronza ed egoista. Voglio quello che mi pare e lo voglio subito. Non riesco a guardare le cose lucidamente perchè le guardo dal mio punto di vista. E analizzo. Analizzo tutti e tutto e mi stanco di farlo. E mi commuovo se sento una bella canzone. E mi piace affondare nelle cose e do per scontato che tutti lo facciano. E sono sempre infelice e scontenta, ma sono contenta di esserlo. E faccio e dico cose senza pensare. Beh, è vero. Chiedo perdono. Chiedo scusa per avere amato tutti nel modo in cui non volevano. Scusate amori miei. Ma nella mia mente siete così belli, che non potevo non amare quegli sbagli. E voglio di più.

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sabato 30 dicembre 2006 - ore 02:08


In qualche splendido giorno
(categoria: " Accadde Domani ")


Pensare di essere pazzi, si dice, esclude l’essere pazzi sul serio. Giusto? Si...insomma, si dice che i pazzi non sanno di esserlo. No?
Oggi ho comprato un biglietto andata/ritorno per Edimburgo.
Prenderò il mio zaino viola, ci ficcherò qualche vestito, il lettore mp3, un paio di libri, il mio Moleskine rosa fucsia, la macchina fotografica e...un paio di giorni dopo il mio 27esimo compleanno salirò su un aereo, starò seduta per tre ore sperando di non schiantarmi, e arriverò a Glasgow. Poi prenderò un treno, guarderò il paesaggio, sono sicura, coperto di neve. Dopo un’ora uscirò dalla stazione di Waverley, mi guarderò intorno e piangerò. Poi affronterò la salita e, scivolando per il ghiaccio, mi maledirò per lo zaino troppo pesante. Sarò di nuovo lì.
Sola.
Per rivedere lui.
Forse a volte i pazzi lo sanno. Che sono pazzi.


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mercoledì 27 dicembre 2006 - ore 17:43



(categoria: " Vita Quotidiana ")




…esprime una visione tragica della condizione e del destino dell’umanità bla, bla bla…” Giro pagina e guardo la foto dell’affresco. Più lo guardo e più mi accorgo che non importa leggerne la descrizione e il significato. Lo fisso a lungo. La paura, la disperazione… Ma fra questo turbinio di corpi color ocra, ce ne è uno che ha catturato la mia attenzione, non è neanche un corpo in realtà…era un corpo, ora è...sciolto, solo pelle. E’ diverso da tutti gli altri. Mi domando perché è così. Sfoglio le pagine, ma non dice niente. A questo punto c’è solo una soluzione: Google. Vediamo…27600 siti, lo sapevo. Pesco a caso. E...Eccolo qui…La didascalia dice: “Giudizio Universale. San Bartolomeo, particolare. 1537. Le sembianze del volto sulla pelle del santo sono state assimilate a quelle dell’artista” Allora capisco. Ecco perché è diverso da tutti gli altri. Ecco perché sta peggio di tutti gli altri. E’ un autoritratto.
Torno a fissare l’affresco. M’è venuta improvvisamente a mente una cosa. Sfoglio il libro e torno indietro alla decorazione della volta.
La osservo a lungo. Vedo i pensieri, la lotta, la forza, il coraggio, la sfida, la sorpresa, il dubbio, il dolore e la passione.
Guardo la data: 1508.
Mi viene da piangere.
Mi accendo una sigaretta. Guardo il soffitto. Penso al 33enne Michelangelo che affresca la volta, con la faccia sudata, la lingua fuori per la concentrazione e il fuoco negli occhi.
Non consapevole del fatto che dopo 30 anni si sarebbe ritratto proprio sul muro davanti a lui come un povero martire, senza più vita, senza speranza.
Mi sembra di oscillare fra la volta e il muro della Sistina.
E mi sta venendo la nausea.




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mercoledì 20 dicembre 2006 - ore 16:22


Si vedrà...
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Sono in casa con gli occhiali da sole. Devo tenere tutte le luci accese, o vado a sbattere agli stipiti delle porte.
Torniamo indietro di dodici ore...
Ieri sera la mia dolce inconsapevole migliore metà mi ha spezzato gli occhiali in due. Non l’ha fatto apposta ovviamente. Inoltre se il nostro rapporto fosse un rapporto normale, i miei occhiali sarebbero stati là dove dovevano essere: sul mio naso. E non sarebbe successo niente. Comunque....rotti. Quelli lì della mia foto. Spezzati in due. Andati. Finiti.
Ora, lo so che forse questo ad una persona che non è cieca come una talpa tipo me, suona stupido, ma...uno ci si affeziona ai propri occhiali. Sono la prima cosa a cui pensi quando ti svegli...ok, no, la seconda diciamo, la prima lasciamola perdere....
Ho cambiato tre occhiali da quando sono venuta al mondo. I primi li ho odiati. Erano azzurri. Lli ho odiati così tanto che credo di averli rotti apposta. Ora mi pento, ma sapete....non era ancora il periodo. Appartengo alla generazione pre-Harry-Potter. Il mondo dei bambini non era ancora pronto per gli occhiali. Non m’importava di vedere, ma solo che gli altri non vedessero me, e gli occhiali ti fanno vedere dalla gente. E la cosa peggiore è che riesci chiaramente a vederli mentre ti vedono. Ok, cose da bambine. Ogni tanto ci ricasco, ma in generale l’ho superata.
I miei secondi occhiali erano grigi. Un po’ anonimi. Impersonali. Anche a loro non ho voluto un gran bene, anzi, li ho snobbati parecchio. Lli ho sostituiti per la maggior parte del tempo con le lenti a contatto. Sapete, cose da ragazze adolescenti. Quindi non li ho portati tanto. Poi non sono bastati più. Non andavano più bene. Ora sono chiusi nella mia scatola dei ricordi.
Ma il mio ultimo paio, quelli viola, quelli che si sono rotti ieri sera...beh loro sono un’altra storia. Loro ho SCELTO di portarli, con quella lucidità che inizi ad avere a vent’anni. Loro li ho VOLUTI portare. Mi piacevano sulla mia faccia. Sono diventati un bel tratto distintivo. Cavolo loro li ho amati. La mia protezione da quel mondo che mi hanno fatto vedere così bene. Porca miseria se ripenso alla mia storia con i miei occhiali viola mi vengono a mente tante di quelle cose...E’ buffo perchè gli occhiali sono già un oggetto metaforico...quindi se ripensi a quello che ti hanno fatto vedere...è interessante. Poveri, quante ne hanno passate. Vi hanno calpestato, siete caduti tante di quelle volte, schizzati dal vento dell’oceano, siete stati sfilati e gettati via rudemente in calde occasioni, bagnati in quelle tristi, persi tante di quelle volte, e le gocce di pioggia anglosassone, provati da tanta gente, mi avete fatto vedere un sacco di posti, osservare persone, siete quelli dello studio, dei libri, dei film e...dell’amore.
Lo so che siete solo occhiali, ma....cambio di occhiali, cambio di era, in qualche modo...
Quelli nuovi...beh sono rossi loro. Ciao, benvenuti sul mio naso. Spero che non avremo visioni troppo discordanti sulla mia vita. Voi siete una specie di...libro bianco. E per cominciare nessuna frase mi sembra più adatta di: "si vedrà".




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giovedì 14 dicembre 2006 - ore 13:01


Parole crociate a schema libero
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ultimamente mi c’è presa bene con le parole crociate. Così...qualche giorno fa ero lì che...facevo le parole crociate, appunto.

31 orizzontale: "E’ fatto per essere afferrato"
6 lettere

Non ci sto nemmeno a pensare e scrivo: "ATTIMO"

Ma non era "attimo", era "manico".
Molto più semplice e plausibile direi. A quel punto ho capito che la mia percezione delle cose è assolutamente distorta e staccata dalla realtà. Però, devo dire la verità...mi ci sono prese le risate più che altro.


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sabato 9 dicembre 2006 - ore 13:10


And isn’t it Ironic?
(categoria: " Accadde Domani ")


Coraggio Dile...digli che a gennaio andrai a Madrid...
No, non dirglielo! Non sei pronta a rivederlo!
Non m’importa, ho voglia di vederlo...non m’importa se sono pronta o no!
Beh...aspetta ancora un pò...infondo manca ancora un mese, hai tutto il tempo di decidere.
Andiamo lo sai che non rinunceresti mai alla possibilità di incontrarvi! Potrebbe tornare in America da un giorno all’altro!! Potrebbe essere l’ultima volta sul serio!!
Beh...io dovrei essere la parte razionale di te e vacillo, figurati un pò come sei messa?
Senti, lo sappiamo tutte e due quello che va fatto! Avanti digli che vai li per vederlo!!!
Ok...glielo dico...vado eh...glielo dico

"Sai sto pensando di tornare in Scozia a gennaio" mi ha detto lui.


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giovedì 7 dicembre 2006 - ore 16:05


Provvisorio: temporaneo, non ben definito.
(categoria: " Pensieri ")


Semplificando si può dire che esistono due tipi di persone: quelle che amano il definito e quelle che amano il provvisorio. Io sono una di quelle che ama il provvisorio.
Poi, fra questi due estremi oscillano altre due tipologie: le persone provvisorie che cercano la definizione a tutti i costi e quelle che credono di essere definite che ogni tanto cadono nella provvisorietà. Dico "credono di essere" perchè in realtà, secondo me, quella di sentirsi definiti è una pura illusione. Almeno credo sia così. Infatti, come stavo dicendo, non posso dare definizioni. Comunque sia...io rientro nella categoria di quelli che amano il provvisorio, ma lo vorrebbero definito, e quando è definito si rendono conto di amare il provvisorio. Il tipo peggiore. Si, insomma...di quelli che costruiscono per distruggere. E distruggono per ricostriure. Di quelli che non hanno pace. Mi piace il non definito. Il definito mi fa una paura del diavolo. Ci sto bene per un pò nella quadratura perfetta, lì per lì mi sento protetta, ma poi smanio. Il fatto che la vita sia di per sè un groviglio di situazioni inattese e momenti imprevisti che scorrono e scorrono, in realtà è quello che ci fa cercare la definizione...no? Rendere quello che ci circonda il più stabile possibile per sentirci un pò più sicuri. Come...che ne so...scegliere di vivere in una casa antisismica in una zona sismica...più o meno. Allora mi chiedo...perchè invece a me...mi fa così paura la definizione? Perchè mi si gonfia qualcosa nel petto che non mi fa respirare? Preferire una casa in affitto anzichè comprarla. Prendere un biglietto solo andata per non avere obblighi. Amare qualcuno perchè si sa che se ne andrà. O amare totalmente perchè si sa che un giorno finirà. O non amare, per lo stesso motivo. Accettare un lavoro a patto che sia solo per un pò. Vivere da un’altra parte perchè sarà per poco tempo. Restare, sperando che sarà per poco tempo. Vivere la vita perchè si sa che cambia cambia e finirà quando ci sembrerà passato troppo poco tempo. Vivere il dolore perchè si sa che finirà. Io...più mi sforzo di trovare qualcosa di definito a cui aggrapparmi, più mi ritrovo...libera da tutto ma immobile e terrorizzata dal caos. Scegliere di distruggere la quadratura perchè è...bella, ma pur sempre quadrata.


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lunedì 4 dicembre 2006 - ore 18:42



(categoria: " Pensieri ")


Camminare per firenze bevendo cioccolata con chi si credeva di aver perso. Stare seduti tra gli alberi e il freddo un pomeriggio con un amico. Ridere delle proprie ansie. Delle proprie nevrosi. Passare un venerdì sera stravaccati a letto con chi è importante a vedere un film. E sentirsi rivelare una verità che tutti e due già conosciamo. Che ci trova lì sdraiati. Che ci fa dondolare fra i nostri 16 e 26 anni. Quando si è più giovani si crede che s’incontreranno tante persone con cui stabiliremo un contatto reale. Ma non è così. Chiudersi la porta alle spalle e vedere tutto chiaro in un momento. Osservarlo bene quel momento, prima che se ne vada via di nuovo. Sapere. Capire all’improvviso quello che si vuole. Saltare nel mezzo della tua stanza. Piangere in una strada buia. Sola. Capire che alcuni nodi vanno allentati, per avere spazio di movimento. Capire che il passato si chiama così perchè è passato, appunto. Sentire il passato dentro, intorno, dietro, di fianco e davanti. Che si muove, che ti striscia intorno. Aspetta che tu ti distragga. Quando stai guidando. Mentre indossi una maglia. Il passato che ti sorprende quando spegni la luce. Che ti sorride con un sorriso spietato. Che ti guarda lì seduto sulla sedia e ghigna, un attimo prima di spingere l’interruttore. Ricordarsi che cosa ti ha portato lontano. Stare seduti sul fondo della doccia. Sentire che la tua valigia è pronta in un angolo della tua stanza. Ricevere un messaggio che ti dice stinky go, puoi andare dovunque tu voglia. Guardare la tua gente negli occhi e sentirti a casa. Aerei. Strade. Letti. Abbracci. Lacrime. Muoversi. Anche solo camminare. Guardarsi intorno. Curiosare in giro. Curiosare nelle persone. Trovare un biglietto scritto da lui in una tasca. Un pezzo di carta scritto la sera che ti ho incontrato. Creduto perso e invece rimasto chiuso lì per otto mesi. E capire che te ne stai lì seduto all’ombra, alto, forte, bianco e bellissimo, per ricordarmi quello che voglio. Quello che si è liberato quando ho sentito per la prima volta la consistenza dei tuoi capelli. Quello che è esploso quando ti ho annusato la prima volta. Quello che voglio. La sorpresa. L’emozione. L’amore. Conoscere lo sconosciuto. Godere il conosciuto. Assaggiare. Leccare. Mordere. Perdermi. Bere tea, mangiare biscotti allo zenzero, sentire l’odore delle pagine del libro che mi hai regalato tu amore mio. Il rimpianto entra e esce dispettoso. Sentire una lacrima che è già lì che scende mentre un brivido d’eccitazione e già lì che comincia a salire. Sorridere.

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martedì 28 novembre 2006 - ore 13:00


LOVE IS...
(categoria: " Amore & Eros ")




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