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E SENZA QUESTO PARGOLO:


"userò il vasino quando mi sentirò pronto! fino ad allora continuerete ad igienizzare il mio crepaccio sentendovi onorati dell’opportunità!!"

E NATURALMENTE, L’UNICA FAMIGLIA CHE SI PUO’ DEFINIRE UN’ISTITUZIONE:



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-The Elephant House (Edinburgh) 25/03/06, photo by Laura-



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When you think everything’s okay and everything’s going right
And life has a funny way of helping you out
When you think everything’s gone wrong and everything blows up
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lunedì 27 novembre 2006 - ore 16:11


Everybodys free
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Usa la crema solare. Se dovessi offrirti un solo suggerimento per il futuro questo sarebbe la crema solare. I benefici a lungo termine della crema solare sono stati accertati dagli scienziati, mentre tutti i restanti miei consigli non hanno altro fondamento affidabile che la mia tortuosa esperienza. Ti darò questi consigli adesso.

Goditi il potere e la bellezza della giovinezza. Non farci caso, non saprai apprezzare il potere e la bellezza della giovinezza finché non saranno andati via. Ma fidati, tra vent’anni guarderai le tue foto e ricorderai in un modo che adesso non puoi capire quante possibilità ti stavano davanti, e quant’eri veramente bello. Non sei grasso come pensi.

Non preoccuparti del futuro, oppure preoccupatene ma sappi che farlo è utile come cercare di risolvere un’equazione algebrica masticando una gomma. Di solito i veri problemi della vita sono cose che non hanno mai sfiorato la tua mente preoccupata, quel genere di cose che ti folgorano alle quattro del pomeriggio d’un martedì ozioso.

Fa’ ogni giorno una cosa che ti spaventa.

Canta.

Non essere spietato col cuore altrui. Non tollerare chi lo è col tuo.

Usa il filo interdentale.

Non sprecare il tuo tempo con la gelosia.

Certe volte stai davanti, altre resti dietro. La corsa è lunga e alla fine è solo con te stesso.

Ricorda i complimenti che ricevi. Dimentica gli insulti. Se ci riesci, dimmi come hai fatto.

Conserva le tue vecchie lettere d’amore, getta via i tuoi vecchi resoconti bancari.

Stiracchiati.

Non sentirti in colpa se non sai ancora cosa fare nella vita. Le persone più interessanti che conosco non sapevano, a ventidue anni, cosa volevano fare nella propria. Alcuni dei più interessanti quarantenni che conosco ancora non lo sanno.

Prendi molto calcio. Tratta bene le ginocchia. Ti mancheranno quando se ne saranno andate.

Forse ti sposerai, forse no. Forse avrai dei bambini, forse no. Forse divorzierai a quarant’anni, forse ballerai il funk il tuo settanciquesimo anniversario di matrimonio. Qualunque cosa tu faccia, non compiacerti né rimproverarti troppo. Le tue scelte sono mezze chance. Così come lo sono quelle di tutti gli altri.

Goditi il tuo corpo. Usalo in tutti modi possibili. Non averne paura, né di cosa gli altri possono pensarne. È lo strumento migliore che mai possiederai.

Danza, anche se non hai nessun altro posto dove farlo che il tuo soggiorno.

Leggi le istruzioni anche se non vuoi seguirle.

Non leggere le riviste di bellezza. Serviranno solo a farti sentire brutto.

Conosci tuo padre e tua madre. Non puoi mai sapere quando saranno andati via per sempre. Sii gentile coi tuoi fratelli e sorelle. Sono il più stretto legame col tuo passato, e coloro che più probabilmente ti resteranno uniti in futuro.

Ricorda che gli amici vanno e vengono, ma resta attaccato a quei pochi preziosi che hai. Impegnati a colmare le lacune in geografia e nello stile di vita, perché più vecchio diventi, più avrai bisogno di coloro che conoscevi quand’eri giovane.

Vivi a New York una volta, ma vattene prima che ti indurisca. Vivi nel nord della California una volta, ma vattene prima che ti rammolisca.

Viaggia.

Accetta certe verità inalienabili: i prezzi aumenteranno. I politici saranno donnaioli. Tu, pure, invecchierai. E quando accadrà, fantasticherai di quand’eri giovane e i prezzi erano ragionevoli, i politici onesti, e i bambini rispettavano gli anziani.

Rispetta gli anziani.

Non aspettarti che qualcuno ti finanzi. Forse avrai un fondo fiduciario. Forse un consorte ricco. Ma non puoi mai sapere quando l’uno o l’altro si esauriranno.

Non pasticciare troppo coi capelli, o quando avrai quarant’anni sembreranno quelli di uno che ne ha ottantacinque.

Fai attenzione ai consigli che accogli, ma si paziente con quelli che te li danno. I consigli sono una forma di nostalgia. Dispensarli è un modo di pescare il passato tra i rifiuti, ripulirlo ricoprendo le parti brutte, e riciclarlo per più di quel che vale.

Ma fidati di me sulla crema solare.



Canzone originale "Everybody is free to wear sunscreen" di Baz Lurhman; tratta da "Advice, like youth, probably just wasted on the young" di Mary Schmich.




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lunedì 27 novembre 2006 - ore 12:32


Istruzioni per l’uso
(categoria: " Riflessioni ")


Di una cosa possiamo essere assolutamente certi: qualunque cosa si stia provando in un certo periodo, o in un certo giorno, o in certi 5 minuti...c’è qualcuno che l’ha già provata prima di noi. E, altra certezza, fra questi "qualcuno", ce ne sarà stato almeno uno che è riuscito a trovare il modo migliore per esprimerla.
Non so se vi capita mai, ma sono sicura di si, capita a tutti...ascoltare una frase, sentita in un film, in una canzone o letta in un libro...oppure trovarvi di fronte ad un immagine...che ne so, un quadro, una foto o una scena nel buio di un cinema...e pensare "ca**o! Si! E’ quello che volevo dire io!"
Ogni tanto ho l’impressione che il mondo che mi circonda, attraverso le sue vie artistiche cerchi di dirmi qualcosa. Non lo so, forse è stupido, e forse è dettato dal fatto che in questo periodo sono sprofondata in una fase di autoanalisi così vicina alla patologia che proietto la mia personalità dovunque...comunque...qualunque sia la ragione...mi capita spesso di scegliere un film a caso, ascoltare una canzone in un dato momento, leggere nelle pagine di un libro che un’amica lontana mi ha spedito e...ricevere la risposta che non trovavo, sentirmi porre la domanda che non volevo sentire, vedermi piombare addosso il dubbio che non avevo considerato o ricevere quel conforto che, nonostante la comprensione, nessuno era riuscito a trasmettermi.
Non so voi, ma io trovo interessante il fatto che in realtà siamo venuti al mondo con un enorme MANUALE D’ISTRUZIONI PER L’USO DELLA VITA in cui si trova veramente di tutto, che è stato messo insieme da gente che della vita...o aveva capito tutto, o non aveva proprio capito un ca**o ma credeva di si, o aveva disperatamente cercato di capire senza levarci le gambe...in ogni caso, gente che ha saputo raccogliere tutte le domande, e le risposte, e le definizioni (passatemi il termine, laddove di definito non c’è proprio niente) che ci servono per vivere.
Quindi, beh...grazie a tutti loro....


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mercoledì 22 novembre 2006 - ore 18:33


la TOP FIVE delle peggiori consapevolezze raggiungibili in un giorno
(categoria: " Vita Quotidiana ")


1. capire che si censura una parte diversa di se stessi con ogni diversa persona con cui si parla.

2. realizzare che la propria bussola non punta nè al nord, nè alla cosa che più si vuole (Jack dove si compra a proposito?), nè da nessun’altra parte.

3. sentire che il proprio cervello necessita di endorfine e ancora peggio realizzare il perchè, e ancora più deprimente capire che l’unico modo per procurarsele sarebbe andare a fare una corsa o mangiare un chilo di cioccolata.

4. guardare l’orologio e rendersi conto che ciò che ti aspetta alla fine della giornata sono 4 ore di lavoro in un posto agghiacciante, dove si cerca con scarso successo di non fare smorfie a tutti quelli che entrano.

5. analizzare la giornata e concludere che l’unica cosa che mi ha fatto ridere di gusto oggi è stata questa notizia: "Bangkok, monaco buddista si evira dopo una erezione involontaria"


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giovedì 16 novembre 2006 - ore 17:46



(categoria: " Amore & Eros ")


"Improvvisamente mi sento disperata, come ci si sente sempre quando da due alternative si passa alla scelta. Voglio tornare indietro di appena qualche secondo, a quando non sapevo che cosa fare. Perchè il punto è questo: quando ci si trova in uno stato di confusione come il mio, è come avere un coltello nella pancia, e si sa di essere nei pasticci qualunque cosa si decida. Non chiedete a una persona con un coltello nella pancia che cosa la renderebbe felice; il punto non è più la felicità. Qui si parla di sopravvivenza: tutto sta nel decidere se estrarre il coltello e morire dissanguati o tenerlo lì dov’è nella speranza che, con l’aiuto della fortuna, il coltello stia bloccando l’emorragia. Volete un parere medico ufficiale? Il parere medico ufficiale è: tenetevi il coltello nella pancia. Davvero."




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martedì 14 novembre 2006 - ore 19:11


FAITH IN THE FATE
(categoria: " Riflessioni ")


E’ strano a volte come succedono le cose.
Oggi mi sono messa a pensare a te, gringo. Ti ho pensato a lungo, e continua ad essere difficile sai, perchè il tuo ricordo colpisce ancora forte in pieno petto. E’ difficile spiegare questo genere di cose, ma...mi sono messa a pensare a me da dopo che ho incontrato te. Ho cominciato a ricostruire tutto partendo dal quando, dove, come e...
A tutti i seguenti PERCHE’...

ho scelto Edimburgo invece di un’altra città?
quel volo della Ryanair quel giorno costava meno?
ho scelto quell’ostello fra un centinaio?
sono capitata a dormire in quella camera fra mille?
i termosifoni quella sera non funzionavano, ho lasciato la porta aperta mentre aspettavo il tizio che gli avrebbe riparati e...grazie a questo ho conosciuto chi mi avrebbe presentato te?
hai deciso di tornare in una città che non ami neanche tanto?
sei arrivato nella mia stessa settimana?
quella sera eri nello stesso posto in cui ero io, con la stessa gente?
hai abbassato il bicchiere per guardarmi nel momento in cui, nel casino di gente, io ho guardato verso di te?

La risposta che ho saputo dare a tutti questi PERCHE’ è l’unica che c’è: UNA COINCIDENZA.
Quante probabilità c’erano che io, ragazzina partita per caso da Livorno incontrassi te, partito otto anni fa dal Tennessee, in un locale di Edimburgo?

Ricostruiti i motivi spazio-temporali del nostro fortuito incontro, ho pensato a quello che è successo dentro di me da quando ti ho conosciuto...
Hey gringo, non sei una persona facile, questo lo sai vero? Si, credo di si e credo anche che tu ne vada fiero. Ok, detto questo...
Mi hai cambiato. Sei passato così velocemente che è da non credere, ma lo hai fatto. Mi hai costretto a vedere una verità sgradevole su di me. Che non sapevo ci fosse. Mi hai insegnato che cos’è una separazione, perchè io non la conoscevo. Mi hai insegnato un modo di vivere con se stessi che io non credevo possibile. Mi hai insegnato tutto questo nel modo più crudele. Ho dovuto vederti camminare lontano da me e girare quell’angolo per capire...che avevo sbagliato tutto con te. Per capire che non ero come credevo di essere. Ho dovuto realizzare che il tuo aereo era decollato per conoscere che cos’è il rimpianto, e sentirlo crescere e bruciare. Ho dovuto realizzare che non avevo più tempo con te per rendermi conto di cosa avevo sempre sbagliato. And you know what? Da quel momento ho cominciato a cambiare. E non mi sono costretta a cambiare. E’ solo successo. E questi cambiamenti hanno già cominciato ad influenzare le mie scelte. Lo vedo ora. Lo sto toccando con mano.

La conclusione di tutto questo qual’è? Come diresti tu, con quel tuo insopportabile tono da schiaffi: "So what?"
Tutto succede per una ragione precisa? Non lo so. Mi torna difficile credere a queste cose. E odio anche quelle frasi tipo "ognuno si costruisce il proprio destino", che ca**o vuol dire? Se è destino e credi che lo sia, che cavolo ti vuoi costruire??
Il fato, la sorte, il destino. Concetti affascinanti certo...per dare un senso a quello che ci succede, nient’altro. Non mi piace pensare a quello che mi succede come "destino", perchè mi sa di "cosa già scritta" e io non credo a queste cose.
Però penso a quello che mi succede come "insieme di coincidenze". Perchè infondo mi sembra più reale...mi sembra qualcosa che dipende in parte dal caso, in parte da quello che scelgo di fare io. Vivo quello che succede, consapevole che, qualunque cosa sia, porterà da qualche parte, anche se sul momento mi sembra che non voglia dire niente. Si, lo so gringo, che qualcosa non vuol dire effettivamente niente, ma questo si scopre solo guardando gli eventi dal futuro.

Ho fiducia in quello che mi succede, è questo che ho pensato alla fine. Ma poi ho pensato...come si fa a sapere quand’è il momento di fare qualcosa per cambiare ciò che sta succedendo, invece di starsene tranquillini a goderci le coincidenze?

E a proposito...lo so che FAITH e FATE non si pronunciano allo stesso modo...ma devi ammettere che è simile no?
E comunque...devi sempre contraddirmi su tutto?? Perfino quando PENSO di sentirti parlare???


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venerdì 10 novembre 2006 - ore 15:14


NELLA TANA DEL CONIGLIO
(categoria: " Pensieri ")


"Vorresti dirmi che strada devo prendere, per favore?"
"Dipende, in genere, da dove vuoi andare" rispose saggiamente il Gatto.
"Dove, non mi importa molto" disse Alice.
"Allora qualsiasi strada va bene" disse il Gatto.
"... purché arrivi in qualche posto" aggiunse Alice per spiegarsi meglio.
"Per questo puoi stare tranquilla" disse il Gatto "Basta che non ti stanchi di camminare."


Sai amica mia...
quando ero bambina ero assolutamente terrorizzata da Alice, il cartone animato intendo, perchè all’epoca ancora non avevo scoperto i libri. Mi ha sempre angosciato. Lo giuro, non riuscivo a guardarlo. Sono consapevole che, come donna, sarei dovuta essere più spaventata da Cenerentola, Biancaneve e il resto del circolo di cucito...ma, non capivo perchè, invece, Alice riusciva a traumatizzarmi anche più dell’omicidio della mamma di Bambi. E la causa non era tutta quella teoria del sesso e della perdita della verginità che aleggia intorno a questo racconto. (figuriamoci, cosa me ne poteva fregare a me??)
Quando, da grande, ho letto il libro...ho capito la ragione di tanta angoscia. Mi spaventava così tanto perchè...intuivo, seppur vagamente, che in quel mondo così indecifrabile ed instabile, dove regnava il disorientamento assoluto...beh, in quel mondo c’era qualcosa di estremamente reale. Quindi sapevo che, in un certo senso, era quello che mi aspettava.
Ci sono persone che in mezzo alla noia generale sono incuriosite da qualcosa e cominciano a seguirla, senza sapere il perchè e il percome. E cominciano a camminare, camminare, cercando di ricordare da dove sono venute. Ma, sorpresa sorpresa, i luoghi da dove sei passata sono cambiati in un momento, o sei cambiata tu? Ci sono persone che si sentiranno sempre della misura sbagliata rispetto al mondo che le circonda. Che piangeranno le proprie lacrime fino a nuotarci dentro. Che avranno la sensazione di essere circondate da pazzi che parlano in modo incomprensibile. Persone che si sentiranno sempre il tempo sfuggire di mano, e quando sembrerà di averlo raggiunto sparirà di nuovo. Persone che soffriranno se viene loro imposto qualcosa che non vogliono fare. Che si sentiranno diverse ad ogni momento che passa. Persone che incessantemente discuteranno con loro stesse. Continuamente distratte e incuriosite da qualcosa. Persone che cambieranno direzione mille e mille volte e che si troveranno sempre perse in un labirinto. Ci sono persone, come me, e come te, che saranno sempre come Alice.
Ma sai una cosa? Adesso non mi fa più paura. Perchè alla fine dei conti, per quanto possa essere una condizione destabilizzante e potenzialmente spaventosa...la preferisco. Non m’importa quanta ansia mi comporta il costante non saper dove andare e i perenni dubbi che mi oscillano sulla testa alla Poe. Lo accetto, consapevole del fatto che le meraviglie...difficilmente sono sulla strada principale. Consapevole del fatto che...errori, scelte, persone, casualità, dubbi, curiosità che capitano nella nostra via...ci porteranno da qualche parte che, magari...non avevamo previsto...Consapevole del fatto che le cose che perdiamo sono sempre dove non le avremmo mai cercate...che le persone che trovano le meraviglie sono proprio quelle che si "perdono in meandri tortuosi e inconcludenti, che finiscono per farti perdere la percezione del tuo punto d’arrivo"...




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giovedì 9 novembre 2006 - ore 18:39



(categoria: " Accadde Domani ")


Io ho sempre odiato la fisica, sia l’educazione fisica che la fisica fisica, anzi...c’è chi afferma che mi manca la parte razionale/logico/scientifica del cervello. Comunque, inaspettatamente oggi mi sono venute a mente le leggi della dinamica. Me le ricordo perchè mi sono sempre sembrate interessanti, non da un punto di vista scientifico, figuriamoci, no, da un punto di vista umano. In particolare mi riferisco alla prima e alla terza:

"Un corpo, non sottoposto a forze, mantiene indefinitamente il suo stato di quiete o di moto rettilineo ed uniforme"

"Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria"

La prima l’avevo capita e risolta anni fa: lo stato di quiete non esiste, il moto rettilineo...neanche a parlarne...
Ma la terza...la terza...
Ora magari non c’entra niente eh, ma mi ha fatto venire a mente...sapete quelle insidiose pallette di metallo che ogni tanto si trovano sulle scrivanie?...che uno può diventarci scemo a guardarle. Ecco...avete presente cosa succede se uno fa rimbalzare le due che stanno ai lati sulla povera palletta che sta nel mezzo? Beh...la povera palletta rimane...immobile. Ferma. Nella staticità assoluta. Fra quelle altre due che si vorrebbero ammazzare a vicenda.
Ora, questa storia degli opposti...beh...ognuno ha la sua teoria filosofica in proposito. Comunque tutte, in ogni parte del mondo, dalla Cina alla Grecia, al Messico e così via, giungono alla stessa conclusione...sintetizzando: "dagli opposti nasce l’equilibrio".
E io sono d’accordo con questo. Assolutamente. E’ la vita e va bene così. E’ la mente umana (vabbè, forse la mia) e lo accetto.
Però...poi ripenso alla povera palletta impiccata a quell’aggeggio infernale. Insomma, per farla breve: in certi momenti forse è meglio fare un passo di lato e lasciare che questi opposti si scannino quanto gli pare e piace, ma non addosso a me.





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martedì 7 novembre 2006 - ore 14:45


GLYCERINE
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Deve essere nella tua pelle che sto affondando,
deve essere reale perchè adesso posso sentirlo,
e non mi preoccupo
non è il mio modo di essere,
non è il mio turno di chiedersi il perchè.
Tutto è diventato bianco
e tutto è grigio.
Alcuni momenti ci sei, altri no
io non voglio questo,
ricorda che
non dimenticherò mai dove sei.
Non lasciare scivolare i giorni,
glicerina.

Non sono mai solo,
sono sempre solo,
sei tu quella?
oppure menti?
Viviamo in una ruota
dove tutti scivolano

ma quando ci alziamo è come un campo di fragole.

Se ti ho trattata male
tu mi spacchi la faccia,
non ti potrei amare di più
hai un sapore stupendo

non lasciare scivolare i giorni.

Sarebbe potuto essere più facile per te,
non sono riuscito a cambiare anche se avrei voluto,
sarebbe potuto essere più facile in tre,
la nostra vecchia amica paura, io e te

glicerina, glicerina
Non lasciare scivolare i giorni,
glicerina
Non lasciare scivolare i giorni…
Glicerina! Glicerina!

Avevo più bisogno di te, quando ci volevamo meno.
non sono riuscito a baciarti, solo passi indietro.

Potrebbe essere
chiaro e semplice.
Beh, va bene così,
è solo uno dei miei nomi.
Non lasciare scivolare i giorni,
sarebbe potuto essere più facile per te, te, te…
glicerina, glicerina




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giovedì 2 novembre 2006 - ore 00:38



(categoria: " Accadde Domani ")


Caro Amico Mio,
per quanto spinosa e delicata sia, credo che uno dei due, ad un certo punto, dovrà costringere l’altro ad affrontare la questione...




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mercoledì 1 novembre 2006 - ore 18:42


VOLVER
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Stanotte ha piovuto, tanto. E un po’ anche stamattina. Per questo oggi sono andata a fare un giro. Dico "per questo" perchè mi sembra uno spreco non andare ad annusare l’aria dopo che ha piovuto. Solo che questa città è troppo grande per andare a piedi, qui si deve andare in motorino. Così mi sono messa l’mp3 nelle orecchie, ho preso il motorino e, stile Nanni Moretti in Caro diario, sono partita. Questa città fa schifo. Sul serio. Non c’è niente, nè da fare, nè da vedere, niente. Lo faccio un sacco di volte, andare in giro e cercare la poesia in qualche luogo di questa cazzo di città, in qualche angolo, dovunque. A volte la trovo. La maggior parte delle volte no. E io sono una piuttosto brava a trovare la poesia. Oggi non c’era poesia, da nessuna di queste parti.
Il mio girovagare alla fine mi ha portato sempre al solito posto: il mare. Pensavo non ci fosse nessuno per via del tempo orribile, invece era pieno di gente. Per forza, a Livorno quando è festa si va sul mare. Comunque mi sono fermata e mi sono messa a camminare. Era una di quella giornate in cui il mare è sull’agitato, che c’è vento, quando l’aria sa di pioggia e salmastro e il mare assume quella tonalità strana del dopo-temporale. Quando te ne stai li, e già il fatto che stai lì è una sfida che gli lanci. Mi sono data un’occhiata intorno. C’era un sacco di bella gente, che si godeva quella sensazione come me, credo. C’era un cielo grigio piombo chiuso in un silenzio minaccioso. C’era la musica più azzaccata che il random potesse trovare. Il faro, tranquillo che non gliene poteva fregare di meno. E poi c’ero io.
E mi è venuto in mente come mi mancassero alcuni luoghi di questa cazzo di città, quando non ero qui. E questo, direte voi "è normale". Ma poi questo pensiero si è allargato allargato allargato, fino ad abbracciare un sacco di aspetti della mia esistenza. Alla fine ho capito qual’è la croce, la pecca, della gente come me. Sentire vicino ciò che è lontano e sentire distante ciò che ti circonda. Mi riferisco a luoghi, persone, fatti. Ho pensato che sentirsi vicini a qualcosa che appartiene al passato, si chiama "nostalgia"; che sentirsi vicini a qualcosa nel futuro, si chiama "avere un progetto". Beh...questa conclusione non mi ha portato a niente di buono o confortante. Il futuro neanche non lo intravedo, ma soprattutto perchè questo bel ragionamento, ovviamente, non includeva il presente. E’ logico: non posso sentire vicino il presente. Perchè è veramente TROPPO vicino.




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