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mercoledì 18 ottobre 2006 - ore 17:44


Charles Baudelaire SPLEEN E IDEALE " LA MUSA MALATA "
(categoria: " Pensieri ")


Ahimè, povera musa mia, che cos’hai stamane? I tuoi occhi vuoti sono popolati di visioni notturne, e vedo sul colore del tuo volto riflettersi alterni, freddi e taciturni, follia e orrore.
Il succube verdastro ed il folletto rosa hanno versato in te, dalle loro urne, la paura e l’amore? E d’un pugno dispotico e ribelle l’incubo ti ha forse annegata al fondo di un favoloso Minturno?

Vorrei che esalando odore di salute il tuo petto fosse frequentato sempre da pensieri vigorosi e il tuo sangue cristiano scorresse a ritmici fiotti,

come i suoni numerosi delle sillabe antiche ove regnano volta a volta Febo, padre di canzoni e il grande Pan, signore delle messi.


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mercoledì 18 ottobre 2006 - ore 17:42


Charles Baudelaire
(categoria: " Vita Quotidiana ")




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sabato 14 ottobre 2006 - ore 12:26


Inferno , III , 43-51
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E io : - Maestro, che è tanto greve
a lor, che lamentar li fa sì forte?-
Rispuose : - Dicerolti molto breve.
Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
ch ’nvidiosi son d’ogni altra sorte.
Fama di loro il mondo esser non lassa ;
misericordia e giustizia li sdegna :
non ragioniam di lor, ma guarda e passa.-


Allora io chiesi : "Maestro cosa c’è di così grave per loro che li porta a lamentarsi così forte?".
E lui rispose : "Ti dirò in brave:questi non hanno speranza di morire e la loro impalpabile e povera vita è così bassa che sono invidiosi di qualsiasi altra sorte,sia essa positiva che negativa.il mondo non tollera che di loro resista il ricordo.La misericordia di Dio non li degna del Paradiso,così come la sua giustizia li esclude dall’Inferno;ma non perdiamo tempo a ragionare su di loro,guarda e andiamo oltre.

La pena degli ignavi consiste nel correre dietro per l’eternità ad un insegna senza avere mai pausa ;per loro i quali nel corso della vita non avean mai preso una decisione.

Inferno , III , 52-57
"E io , che riguardai, vidi un insegna
che girando correa tanto ratta,
che d’ogni posa mi parea indegna ;
e dietro la venìa sì lunga tratta
di gente, ch’io non avrei creduto
che morte tanta n’avesse disfatta"

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sabato 14 ottobre 2006 - ore 12:07


Inferno , III , 34-36
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ed elli a me: - Questo misero modo
tengon l’anime triste di coloro
che visser sanza infamia e sanza lodo.



in questo triste modo tengono le anime spregievoli di coloro i quali vissero senza meritarsi per le loro azioni ne lode ne infamia.

Sono gli IGNAVI che non seppero operare il bene per viltà ,ma Dante sembra disprezzarli soprattutto per quel che di grigio ed opaco fu nel loro modo di vivere ,e per cui non riuscirono ad avere un nome fra gli uomini.




Inferno , III , 37-42


Mischiate sono a quel cattivo coro
delli angeli che non furon ribelli
nè fur fedeli a Dio, ma per sè foro.
Caccianli i ciel per non esser men belli,
nè lo profondo inferno li riceve,
ch’alcuna gloria i rei avrebber d’elli.


Mischiate a quella brutta schiera vi sono quegli angeli che non furono fedeli a Dio nè ne furon ribelli.
I cieli li tengono lontani perchè "maculerebbono la lor bellezza" ( Boccaccio ) ,ne l’Inferno profondo li riceve perchè i ribelli non trarrebbero nessun compiacimento dalla loro presenza.

-"Nella Bibbia non si accenna a questa schiera di angeli neutrali, nell’occasione della rivolta di Lucifero contro Dio ;ma essi compaiono nella tradizione popolare, per esempio nella leggenda del viaggio di S.Brandano, forse per un’errata interpretazione di Apocalisse , 3, 14-6 ,dove si parla dell’angelo della chiesa di Laodicea, "Tepidus...et nec frigidus nec calidus".

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sabato 14 ottobre 2006 - ore 11:45


Inferno , III , 22-29
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quivi sospiri, pianti e alti guai
risonavan per l’aere senza stelle.
per ch’io al cominciar ne lagrimai.
Diverse lingue, orribili favelle,
parole di dolore, accenti d’ira,
voci alte e fioche, e suon di man con elle
facevano un tumulto, il qual s’aggira
sempre in quell’aura sanza tempo tinta.



Gli Ignavi.
Qui sospiri pianti e grida di dolore risuonavano per il cielo senza stelle per cui io udendoli per la prima volta iniziai a piangere sconcertato.Linguaggi disumani ,orribili pronuncie ,parole di dolore ,interiezioni d’ira ,suoni inarticolati ,rumore di mani sbattute contro mani o lungo i fianchi o contro altri corpi in segno di frustrazione e rabbia ;tali rumori eternamente impregnavano quell’aria priva di luce.

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sabato 14 ottobre 2006 - ore 11:21


Inferno , III , 10-11
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Queste parole di colore oscuro
vid’io scritte al sommo d’una porta;



Il termine oscuro per i più sta ad indicare di colore scuro,ma può anche essere inteso nel senso di minacciose.
"sunt coloris obscuri, idest peximae sententiae et timoris".

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venerdì 13 ottobre 2006 - ore 18:07


inferno , III , 1-9
(categoria: " Vita Quotidiana ")


PER ME SI VA NELLA CITTA’ DOLENTE,
PER ME SI VA NELL’ETTERNO DOLORE,
PER ME SI VA TRA LA PERDUTA GENTE.
GIUSTIZIA MOSSE IL MIO ALTO FATTORE :
FECEMI LA DIVINA POTESTATE,
LA SOMMA SAPIENZA E ’L PRIMO AMORE.
DINANZI A ME NON FUOR COSE CREATE
SE NON ETTERNE, E IO ETERNA DURO.
LASCIATE OGNI SPERANZA, VOI CH’ENTRATE.



"Iscrizione posta sopra la porta dell’Inferno ;toltane l’idea dalle epigrafi metriche poste di solito sull’alto delle porte nelle città medievali."
Attraverso di me si entra all’Inferno ( la città di Dite opposta alla città di Dio,il paradiso. ),per me si viaggia attraverso l’eterno dolore,attraverso la gente dannata.
A crerami Dio fu indotto dalla giustizia,Dio inteso come la Trinità che agì insieme: la potenza somma del Padre, la somma sapienza del figliuolo, la somma e ferventissima caritade dello Spirito Santo.
Prima di me non furono create che cose eterne , ed io eternamente duro.
Lasciate ogni speranza di salvarvi voi che qui entrate.

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venerdì 13 ottobre 2006 - ore 17:11


Inferno , II , 43-48
(categoria: " Vita Quotidiana ")


- S’i’ ho ben nota la parola tua intesa, -
rispuose del magnanimo qull’ombra
- l’anima tua è da viltate offesa ;
la qual molte fiate l’omo ingombra
sì che d’onrata impresa lo rivolve,
come falso veder bestia quand’ombra.




Si ho capito bene il tuo discorso (Virgilio parla con Dante) rispose magnanimamente quello spirito.L’anima tua è offesa dalla paura di non riuscire ( VILTA’ )la quale molte volte ingombra l’uomo il quale si lascia distogliere dalla sua onorata impresa.
Esattamente come quell’uomo che ha paura di ciò che non vede.

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venerdì 13 ottobre 2006 - ore 16:27


Inferno , I , 44-60
(categoria: " Pensieri ")


ma non sì che paura non mi desse
la vista che m’apparve d’un leone.
Questi parea che contra me venesse
con la test’alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l’aere ne temesse.
Ed una lupa, che di tutte brame
sembiava carca nella sua magrezza,
e molte genti fe’ già viver grame,
questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch’uscia di sua vista,
ch’io perdei la speranza dell’altezza.
E qual è quei che volentieri acquista,
e giugne ’l tempo che perder lo face,
che’n tutt’i suoi pensier piange e s’attrista ;
tal mi fece la bestia senza pace,
che, venendomi incontro, a poco a poco
mi ripigneva là dove’l sol tace.




ma come se questa vista (la lonza) non mi mettesse sufficiente paura ecco mi apparve un leone ,questi sembrava che contro di me venisse a testa alta e con la rabbia rche dimostrava la fame ch’egli avea ,così che sembrava che persino l’aria ne avesse paura.
E una lupa , che sembrava portare nella sua magrezza i segni della CUPIDIGIA e fu già causa di dolore a molti, la sua vista mi dette tanta paura che persi la speranza di salire sul colle e quindi alla luce e ,come l’avaro che a fatica acquista tutti i suoi beni e se li perde si rattrista profondamente , così mi fece la bestia senza pace (per se e per gli uomini) che ,venedomi incontro, lentamente mi respingeva la dove non c’è il sole.



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giovedì 12 ottobre 2006 - ore 18:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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