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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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ULTIMI 10 messaggi
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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


sabato 12 gennaio 2008
ore 23:47
(categoria: "Vita Quotidiana")



Lui adesso vive ad Atlantide
con un cappello pieno di ricordi
ha la faccia di uno che ha capito
e anche un principio di tristezza in fondo all’anima
nasconde sotto il letto barattoli di birra disperata
e a volte ritiene di essere un eroe

Lui adesso vive in California
da 7 anni sotto una veranda ad aspettare le nuvole
è diventato un grosso suonatore di chitarre
e stravede per una donna chiamata Lisa
quando le dice tu sei quella con cui vivere
gli si forma una ruga sulla guancia sinistra

Lui adesso vive nel terzo raggio
dove ha imparato a non fare più domande del tipo
conoscete per caso una ragazza di Roma
la cui faccia ricorda il crollo di una diga?
io la incontrai un giorno ed imparai il suo nome
ma mi portò lontano il vizio dell’amore

E così pensava l’uomo di passaggio
mentre volava alto sul cielo di Napoli
rubatele pure i soldi rubatele anche i ricordi
ma lasciatele sempre la sua dolce curiosità
ditele che l’ho perduta quando l’ho capita
ditele che la perdono per averla tradita.

(FdG)


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sabato 12 gennaio 2008
ore 21:37
(categoria: "Vita Quotidiana")





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sabato 12 gennaio 2008
ore 21:24
(categoria: "Vita Quotidiana")



Scontrini, 7 su 10 "dimenticano"
E la Finanza chiude mille negozi

ROMA - La maglia nera va alla Campania: su dieci negozi controllati, otto sono stati pizzicati dalla Finanza tre volte consecutive a non emettere lo scontrino fiscale. Fanno un po’ meglio gli umbri dove gli irregolari sono appena sotto la metà degli esercizi controllati, ma la percentuale resta alta.

In media, nell’anno appena concluso, sette esercizi su dieci visitati dal fisco sono stati sorpresi a non emettere scontrino fiscale. Sulla vetta della non onorevole classifica ci sono negozi di abbigliamento, bar, ristoranti, pizzerie e panettieri. Con un pizzico di ironia, gli ispettori del fisco sostengono che le loro visite fanno bene ai negozianti: "Pensate che nei giorni successivi ai controlli, gli incassi aumentano improvvisamente del 20% rispetto ai quindici giorni precedenti alle verifiche".

Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza "dal novembre del 2006 alla fine del 2007 - scrivono in una nota congiunta - hanno effettuato più di 180mila controlli su tutto il territorio nazionale, riscontrando violazioni alla normativa nel 69% dei casi".

L’Umbria sembra essere la regione più ligia al rispetto delle norme sull’emissione di scontrini e di ricevute fiscali: "Su 2.340 controlli - scrive l’Agenzia dlele Enetrate - sono risultati non in regola appena il 45 per cento dei visitati". Ben diversa la situazione in Campania dove addirittura l’84% dei controlli ha evidenziato una violazione dell’obbligo.

Gli esercizi chiusi nel 2007 per non aver emesso lo scontrino almeno tre volte, sono stati 1.017. La regione che ha visto più serrande abbassate è stata la Sicilia: 123 provvedimenti di sospensione. Seguono il Veneto con 117 chiusure ordinate dopo tre verbali, e il Lazio con 90. La Valle d’Aosta, invece, si è dimostrata tra le regioni più virtuose, o quantomeno tra quelle dove l’attività di controllo ha sortito migliori risultati in tema di deterrenza: un solo provvedimento di chiusura su 276 violazioni accertate.


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venerdì 11 gennaio 2008
ore 10:17
(categoria: "Vita Quotidiana")



Vita da superbambino: l’ossessione del figlio perfetto
di CONCITA DE GREGORIO

DICIASSETTE LUGLIO 2007, servizio nel tg delle otto di sera: la pasta corta ha superato nei consumi la pasta lunga. Gli italiani mangiano più maccheroni e meno spaghetti, i produttori si sono già adeguati: triplicati i fusilli. Motivo? I bimbi mangiano meglio la pasta corta, non sanno arrotolare le fettuccine. I genitori, docili, eseguono. Intervista ad un esperto. Un cuoco? Un critico gastronomico? Niente affatto: un gastroenterologo. Il medico compare sullo schermo in camice, dice che in effetti la digestione della pasta corta è più rapida. Stressa meno lo stomaco. Pazienza per le trenette al pesto, fine del servizio. Le esigenze del bambino e i consigli della scienza contro il piacere della carbonara: uno a zero, non c’è rivincita.

Il bambino perfetto ha monitorati anche i tempi di digestione. Brevi, perché alle tre comincia l’attività del pomeriggio e non può essere appesantito. Canoa, pentathlon, cinese, violino. Mangia biologico, di preferenza. Non si ammala e se gli capita guarisce subito. E’ vaccinato 13 volte nella vita, è sottoposto a cicli di antibiotici almeno quattro volte all’anno. E’ sospettato di patologia ad ogni scarto dalla rotta prevista. Tre bambini vivaci su dieci sono sottoposti a test del deficit di attenzione, se faticano ad addormentarsi a luce spenta hanno probabilmente un disturbo del sonno. I distratti e i pigri non esistono più: solo principi di dislessia e specialisti pagati all’uopo per curarli.

I bambini perfetti imparano una lingua prima del compimento del terzo anno di età perché è ormai di conoscenza comune che i neuroni preposti al linguaggio si attivano entro quella data. Vanno dal dentista all’indomani della caduta dei denti di latte, subiscono interventi di correzione del palato 150 volte più di dieci anni fa.

A dodici anni eliminano le orecchie a sventola, un semplice intervento di otoplastica. A quattordici sono a dieta, a diciotto 25 ragazze su cento desiderano modificare (diminuire, assai più spesso aumentare) il seno: dieci lo fanno. Nella fascia d’età elementare le attività sportive che insidiano il calcio e la danza, per tradizione italica e sessista i più adatti a sviluppare scatto atletico nei maschi e grazia nelle femmine, avanzano le nuove discipline: rugby, scherma, golf, canoa (dove c’è acqua, ovviamente, e anche d’inverno). Pentathlon, caldamente consigliato dai pediatri per la completezza e autentico inferno dei genitori: occorrono attrezzature complete da equitazione, fioretto e spada, nuoto oltreché pomeriggi interi a disposizione per l’accompagnamento. La domenica le gare. I tornei in trasferta.

I bambini perfetti sono venuti al mondo con l’anestesia (epidurale, da vent’anni procedura di massa) e vivono anestetizzati dal dolore, preservati dai rischi, controllati a vista, accompagnati ovunque. Da baby sitter, in genere. Le madri lavorano. Sono figli del progresso della scienza e molto spesso di madri vicine ai 40; 35-45 per l’esattezza: destinati, altrettanto spesso, a restare figli unici. La "dittatura del figlio", quella di cui ormai si occupano anche le poste del cuore per via del fatto che ha soppiantato una qualsiasi anche blanda forma di intimità coniugale e di vita sociale, ne è la conseguenza diretta: dormono nel letto dei genitori, dettano la dieta e i tempi di vita, le amicizie. La maggior parte di frequentazioni fra adulti è conseguenza delle amicizie dei figli: compagni di scuola o di sport. Magari i genitori si sarebbe scelti comunque, forse no.

Roberto Volpi, demografo dell’infanzia e autore di I bambini inventati (sottotitolo: "la drammatizzazione della condizione infantile oggi in Italia") sta ora lavorando a un testo sulla tirannia della medicina sull’infanzia: L’amara medicina. Fa notare come alla sovrabbondanza di stimoli ’cultural’ dei piccoli cresciuti come baby-manager non consegua un miglior rendimento scolastico dei medesimi: i nostri risultati nei test europei sono tra i peggiori. Crede che l’ansia da prestazione inculcata dai padri corrisponda più ad un’esigenza di gratificazione (o di compensazione delle frustrazioni) degli adulti che non ad una risorsa dei piccoli, che finiscono per somigliare a robottini identici e sostanzialmente incapaci di affrontare le vere difficoltà.

"E’ chiaro che il figlio unico di genitori quarantenni è il destinatario di tutte le aspettative: o lui o nessun altro". Dice: "Non c’è più nessuna capacità di accettare l’idea di rischio. Dalla gravidanza in poi la nascita di un figlio è una questione affidata agli specialisti. Ecografie, diagnosi prenatali sofisticate che scongiurano la possibilità di anomalie e difetti. Parti pilotati e anestetizzati. Infanzie concepite come slalom tra timori da scongiurare: vaccini, profilassi, tutori. Per tutto si chiede il parere della scienza: dai giochi sicuri ai lettini anatomici. Tuttavia non ci sono studi che certifichino, per esempio, che le vaccinazioni antinfluenzali facciano diminuire il rischio di morte per influenza che negli anziani è rimasto identico, 5 per cento, prima e dopo le campagne di prevenzione. L’Unicef dice che l’Italia è al quarto posto tra i paesi per tasso di mortalità infantile dovuta a cause non naturali, prima fra i grandi paesi e molto avanti a Giappone e Stati Uniti: negli ultimi trent’anni le morti di bambini per cause violente si sono ridotte del 75 per cento ma la percezione è opposta. Di un pericolo in costante aumento".

Nelle catene di negozi per bambini interi reparti sono dedicati alla sicurezza: angoli di gomma per i tavoli e reggisportelli, cancelletti per le scale e cuscini antisoffocamento. La notizia di premi Nobel cresciuti orfani e fra gli stenti del vagabondaggio non inficia le vendite. I prodotti per sterilizzare gli alimenti sono il top di gamma. Le nonne dicevano che mangiare un po’ di terra faceva bene agli anticorpi, roba dell’altro mondo nell’era Napisan. Vincenzo Calia, pediatra e direttore della rivista Un pediatra per amico: "L’Italia ha il più elevato numero di pediatri per abitante del mondo. Tuttavia il tasso di ospedalizzazione è doppio che in Inghilterra pur essendo le condizioni di salute le stesse. La medicalizzazione dell’infanzia è capillare. Il sabato e la domenica i pronto soccorso sono gironi infernali: la gente ci va per qualunque motivo e nessuno li scoraggia. Quando si decise di introdurre un ticket sui codici bianchi, quelli delle persone che non hanno niente, per demagogia e per interesse si stabilì che i bambini fossero tutti come minimo codice verde: è rimborsato, il bianco no. Inoltre è chiaro che l’eccesso di medici provoca un’offerta distorta: commercio di malattie. Si enfatizza una patologia per vendere la sua cura. Il fatto che i bimbi siano pochi e dunque pregiatissimi è il terreno ideale per coltivare l’ansia".

La vera ragione per cui un bimbo su tre finisce di notte al pronto soccorso (ci sono folle la notte, a Roma, al Bambino Gesù) è per traumi causati non dalla mancanza di salvasportello ma dal fatto che i piccini si sono lanciati da un armadio (da un letto, da un divano) e fratturati o contusi pensando di essere come Batman. Pensavano di poter volare, ecco. I cartoni, la tv: il tema è sconfinato ma la questione del modello è chiara. Il regalo più grande sarebbe spiegargli fin da piccoli non solo che volare è impossibile ma che persino camminare è piuttosto difficile: si cade, spesso. Spesso cadere è utile. Farsi male serve. Sentire dolore aiuta: per esempio a sentire meglio il piacere.

Da adolescenti, poi, gli ex bambini perfetti vengono portati in massa da neuropsichiatri dell’età evolutiva: in prevalenza per sanare lo scarto tra il peso delle attese e le loro effettive possibilità. Ferita del sé grandioso, si chiama. Se alimenti un senso del sé grandioso prima o poi si sfracella. Nell’uso di droghe, per dire: un modo per dimenticare il fallimento del progetto. L’alternativa è restare da mamma fino a trent’anni: nemmeno questa un’idea particolarmente felice. Scrive la madre (separata) di un figlio preadolescente: "Ci siamo iscritti entrambi a un corso per imparare ad accettare le sconfitte. E’ un’iniziativa del nostro comune, si chiama "Gli ultimi saranno i primi. Bella, sa?". Ecco, un bel corso a pagamento magari Vangeli alla mano. I figli perfetti a scuola di imperfezione, fra un corso di cinese il lunedì e uno di tai chi il giovedì. A lezione per arrivare ultimi e insieme campetti da allenamento sportivo a porte chiuse, se possibile. Moltissimi club già lo fanno visto che i genitori, dalle tribune, urlano "ammazzalo". Poi telefonano agli allenatori - non solo Previti - per far giocare i figli titolari. I coach, esausti, chiudono i cancelli alle famiglie. Meazza del resto era orfano.


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giovedì 10 gennaio 2008
ore 10:27
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il miracolo di Lourdes
Ovvero come, dopo 150 anni, il santuario più frequentato della cristianità è diventato il secondo polo alberghiero di Francia
di ANTONELLA BARINA

Lourdes. È quasi mezzanotte e piove a dirotto. Eppure la fila per entrare nella grotta della Madonna di Lourdes è ancora lunga, sotto gli ombrelli: persone giovani e anziane, sane e malate - molto malate - che prima di andare a dormire sono venute a recitare un’ultima preghiera alla Vergine. Anche se, a sentirle parlare tra loro, sembra che facciano visita a una vecchia amica: "Passo un attimo a salutarla e torno", "Le do la buonanotte e vi raggiungo"...

La grotta è suggestiva a quest’ora: l’unica luce è quella delle candele, il solo rumore quello della pioggia. Qui le preghiere si sussurrano - suppliche private, come privato è il dolore - mentre si scorre in fila indiana accarezzando la roccia, che negli anni è diventata liscia a forza di mani. E gli sguardi sono rivolti verso l’unica figura illuminata: la statua della "bella Signora con la veste bianca e la fascia azzurra", come disse di averla vista Bernadette, la pastorella indigente e asmatica che poi è diventata santa.

Era l’11 febbraio 1858 quando, ritornando dai boschi, la ragazzina raccontò di quello straordinario incontro. Isteria di un’adolescente affamata e malaticcia o apparizione divina? Tutt’oggi il mondo si divide tra chi crede e chi non crede nel miracolo. Certo, la notizia creò scompiglio tra gli abitanti di Lourdes e Bernadette tornò più volte alla grotta, seguita da un numero sempre crescente di sostenitori, ma anche di scettici, in cerca di conferme: tra febbraio e luglio la giovane riferì di 18 apparizioni.

Sono passati 150 anni da allora. Lourdes ha appena inaugurato il suo anno giubilare: questo 2008 dell’anniversario. E, con più di sei milioni di fedeli l’anno, è diventato il luogo di pellegrinaggio più visitato della Cristianità. Nonché, con 230 hotel, la seconda località alberghiera della Francia dopo Parigi (prima di Nizza e Cannes). Che in un secolo e mezzo ha accolto, in base a un calcolo approssimativo, oltre 700 milioni di visitatori: un flusso crescente, che all’inizio proveniva soprattutto dalla Francia, poi da tutta Europa, ora dal mondo intero: basta vedere quanti volti africani e asiatici girano per il santuario.
Ormai a Lourdes si arriva anche in aereo (qui c’è il quinto aeroporto francese, servito da una cinquantina di compagnie di tutto il mondo), ma il viaggio tradizionale è in treno: già ai tempi di Bernadette la neonata ferrovia, che conduceva alle stazioni termali di gran moda lungo i Pirenei, favorì il successo del santuario.

E i "treni bianchi", attrezzati per i malati, partono da più di un secolo, varie volte l’anno. Perché già nell’Ottocento la Chiesa riconobbe le prime guarigioni miracolose (o meglio, "inspiegabili per la scienza sanitaria") e la devozione popolare si è sempre affidata con fiducia alla Madonna. Anche se poi, nel corso degli anni, le autorità ecclesiastiche si sono rivelate assai prudenti nel gridare al miracolo: l’Ufficio Medico che dal 1882 vaglia l’attendibilità delle guarigioni prodigiose (e ha sede proprio sopra al Museo dei miracoli) fino a oggi ne ha riconosciute solo 67 su più di 7 mila casi vagliati.

Ma nelle altre grandi religioni, esistono luoghi considerati miracolosi? Mentre i buddisti venerano, a Candy, in Sri Lanka, il dente di Siddharta, e i musulmani (non quelli più ortodossi, però) si recano alla fonte ritenuta miracolosa di Zam Zam in Arabia Saudita, nell’induismo il miracolo ha un prezzo: nel complesso di Tirupati, massimo luogo di culto, un tariffario regola le offerte di cibo, preghiere e indulgenze per sdebitarsi con Visnù. Solo l’ebraismo non prevede pellegrinaggi né richieste di favori o luoghi taumaturgici.


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mercoledì 9 gennaio 2008
ore 18:12
(categoria: "Vita Quotidiana")



Troppi incidenti, assicurazioni care: le microcar finiscono sotto accusa
di VINCENZO BORGOMEO

Microcar sotto accusa: hanno il doppio degli incidenti rispetto alle auto, sono costose da assicurare contro il furto e molti sindaci le vorrebbero fuori dai centri storici. In più c’è già un progetto di legge che punta a innalzare l’età minima per poterle guidare (da 14 a 16 o addirittura a 18 anni).

"C’è molta confusione sulle vetturette - spiega Stefano Casalini, uno dei maggiori produttori europei di questi veicoli e presidente del Gruppo Quadricicli di Confindustria Ancma, l’associazione nazionale ciclo e motociclo - e tutto nasce dal fatto che si continuano a paragonarli alle auto. Ma le microcar sono ciclomotori, solo molto più sicuri: io li definisco "scooter con il casco integrale", che in questo caso non protegge solo la testa ma tutto il corpo".

Queste vetturette effettivamente non hanno la scocca portante ma un semplice telaio in tubi ricoperto di pannelli in plastica, proprio come gli scooter. Così vanno prodotti interamente a mano, come le due ruote, ed è impossibile quindi fare economie di scala: da un certo punto di vista produrne 10 o 1000 costa uguale. Per questo i prezzi delle microcar sono alti (da 10mila euro un su per i modelli più venduti). Inoltre hanno limiti di peso severissimi (al massimo 350 o 400 kg) e altrettanto severi limiti di velocità e potenza (45 Km/h e 5,4 Cv per i quadricicli leggeri e 20,4 Cv per i quadricicli).

Eppure fa impressione trovare sul mercato una Hyundai Atos a 7.000 euro e una microcar a 14 mila. Così come fa gridare al pericolo constatare che in Italia - dati Aci-Istat - l’1,5% delle microcar circolanti nel 2006 ha subito un incidente contro solo lo 0,8% delle auto. Stesso discorso per i centri storici a traffico limitato di alcune città, ormai "zone di caccia" esclusiva delle vetturette. Le microcar sono insomma vittime del loro aspetto perché visto il loro design, l’uso che se ne fa e - particolare non trascurabile - le quattro ruote, tutti le paragonano alle normali automobili.

Ma che rapporto c’è davvero con le normali automobili? Secondo Massimo Nordio, amministratore delegato della filiale italiana del più grande costruttore di auto del mondo, la Toyota, "in queste microcar c’è qualcosa di geniale: in una città caotica come Roma una macchinina così compatta è la soluzione ideale. Soprattutto perché rende possibile entrare in centro e parcheggiare dove nessuna auto ci riuscirebbe. Le microcar sono un’idea viaggiante, un’esemplificazione perfetta del concetto di dimensioni ridotte al minimo. Al punto che una volta, per far capire in modo immediato ai colleghi giapponesi perché in città stritolate dal traffico sono importantissime le macchine microscopiche, mi sono presentato a cena guidando una microcar: ha funzionato più di mille discorsi...".

Ci sono però anche altri aspetti, di cui nessuno parla, che fanno la fortuna delle microcar: con queste "auto" si sfugge alla patente a punti e, soprattutto, c’è la possibilità di guidarle anche quando il permesso di guida è stato revocato. Non a caso chi le usa nel 59 per cento dei casi è un ultra 50enne (solo il 5% ha un’età compresa tra i 16 e i 25 anni) e nel 48% dei casi è un pensionato: altro che macchinine da teen ager...


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mercoledì 9 gennaio 2008
ore 16:17
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Moratoria sull’aborto? Inizi la Chiesa con quella sul divieto ai preservativi"

ROMA - Ottomila persone muoiono ogni giorno nel mondo per colpa dell’Aids. Molte potrebbero essere però salvate attraverso l’incremento nella diffusione e nell’utilizzo dei preservativi. Per questo motivo, se la Chiesa cattolica ha davvero a cuore la tutela della vita in tutte le sue forme, come ha ribadito il Pontefice chiedendo un giro di vite alle legislazioni sull’aborto, la Santa Sede deve consentire una moratoria del divieto all’uso del profilattico, contribuendo a salvare uomini, donne e bambini dal contagio.

Ad avanzare la provocatoria proposta è il movimento Libertà e Giustizia presieduto da Sandra Bonsanti. "All’indomani dell’intervento del Papa che ha sottolineato il ’carattere sacro della vita umana’, collegandolo alla moratoria Onu sulla pena di morte, LeG segue con interesse il dibattito sulla 194 - recita una nota sul sito dell’associazione - affidando agli uomini di scienza il compito di stabilire se la medicina abbia fatto progressi tali da aprire la discussione sullo spostamento dei limiti di tempo per effettuare aborti terapeutici". "Ma - si legge ancora - sottolinea che l’aborto previsto dalla 194 non è un omicidio, trattandosi di una scelta sempre drammatica, spesso obbligata e che è inaccettabile l’equazione moratoria contro la pena di morte uguale a moratoria contro l’aborto".

Libertà e Giustizia introduce quindi il parallelo con la piaga dell’Aids. "LeG ricorda i 40 milioni di persone infettate dal virus Hiv nel 2007 e il fatto che la Chiesa cattolica si oppone da sempre all’uso dei preservativi - afferma ancora l’editoriale - persino nei contesti in cui essi sono indispensabili per evitare il contagio".

"Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, riferiti al 2007 - afferma ancora l’associazione - sono già 40 milioni le persone infettate dal virus, 8 mila i morti al giorno e 1500 i bambini che contraggono quotidianamente l’Aids. La Chiesa non ha mai revocato quel divieto". Per questo, "LeG chiede che la Chiesa cattolica consenta una moratoria del divieto all’uso del preservativo, per contribuire a salvare uomini, donne e bambini dal contagio Aids, nel rispetto del "carattere sacro della vita umana".


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mercoledì 9 gennaio 2008
ore 10:40
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 8 gennaio 2008
ore 22:22
(categoria: "Vita Quotidiana")



Milano, tagliò la lingua a un alunno
maestra condannata a due mesi

MILANO - Due mesi di reclusione, pena sospesa e non menzione della condanna per il reato di lesioni colpose. E’ questa la sentenza emessa dal giudice di Milano nei confronti di Rosa S., la maestra di 23 anni che il 20 febbraio dell’anno scorso ferì alla lingua un alunno tunisino di sette anni con un paio di forbici. Un verdetto che consentirà alla giovane di tornare a insegnare.

Il giudice Laura Cairati, dopo la richiesta di condanna a quattro mesi avanzata dal pm, ha condannato l’insegnante a due mesi di carcere anche in virtù dello sconto di pena previsto dal rito abbreviato, e ha riqualificato l’accusa di lesioni volontarie in quella meno grave di lesioni colpose. A favore del bambino e della madre, parti civili nel processo, il giudice ha disposto una provvisionale di 7.000 euro complessivi oltre al risarcimento da quantificare in sede civile.

"Siamo parzialmente soddisfatti. Rispettiamo sempre la sentenza del giudice. Siamo soddisfatti della derubricazione del reato anche se siamo convinti che si sia trattato di un fatto accidentale" è stato il commento di Gaetano Lipiani, difensore dell’insegnante. "La ragazza è rimasta traumatizzata", ha proseguito l’avvocato, sottolineando però che "con questa derubricazione la maestra potrà tornare a insegnare". Quindi ha concluso: "Ora speriamo bene in appello".

"La sentenza stupisce. Ora attenderò le leggere le motivazioni e se non mi convinceranno ricorrerò in appello", ha detto il pm di Milano Marco Ghezzi dopo il verdetto. Il legale di parte civile, Piero Porciani, ha espresso "solidarietà e umana comprensione" nei confronti dell’insegnante che, a suo parere, "si è trovata in una vicenda più grande di lei". L’avvocato ha definito "equa" la sentenza in quanto "riconosce la responsabilità ma non è eccessivamente pesante nei confronti dell’imputata, che comunque non poteva sperare in un’assoluzione". Il legale ha sottolineato la responsabilità delle istituzioni nella vicenda: "Non si lascia una ragazzina poco più che ventenne a gestire una classe completamente da sola".


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martedì 8 gennaio 2008
ore 17:10
(categoria: "Vita Quotidiana")



Università, sbloccati i concorsi
arriva l’agenzia di valutazione
di SALVO INTRAVAIA

SBLOCCATI i concorsi per i professori universitari. E’ una delle ultime novità del governo per il 2007 in tema di università. Una notizia attesa da migliaia di ricercatori che aspirano al salto di qualità. La decisione è stata presa durante il Consiglio dei ministri di venerdì mattina che nel cosiddetto decreto milleproroghe ha inserito la disposizione che riapre, per il solo 2008, le selezioni per accedere ai ruoli dei professori associati e ordinari bloccate da due anni.

Ma per il sistema universitario nazionale è in arrivo un’altra importante novità. Nasce l’Anvur: l’Agenzia che darà le pagelle agli atenei italiani. In base a una serie di indicatori, le università più produttive si meriteranno fette più grosse dei finanziamenti statali mentre per quelle meno efficenti arriveranno rimbrotti e ispezioni ministeriali ma soprattutto dovranno accontentarsi di "quel che passa il ministero". Una novità che per il nostro Paese suona come una vera e propria rivoluzione copernicana.

Riguardo ai concorsi, ha spiegato il ministro dell’Università Fabio Mussi,"la norma, in sostanza, allunga la validità per l’anno 2008 della legge 210 del 1998 (la cosiddetta legge Berlinguer, ndr), con una variazione: a un posto bandito corrisponderà un solo vincitore. Non esisterà più il sistema delle idoneità". Il tutto mentre, continua Mussi, è stato "avviato un piano straordinario per l’assunzione di nuovi ricercatori". I concorsi per i primi 1.050 posti sono già partiti "per ora con le vecchie regole", ma "per i prossimi 3 mila scatteranno quelle nuove già varate". Dunque, "entro il 2009 ci saranno 4.000/4.200 nuovi ricercatori".

Nuove regole che non sembrano particolarmente apprezzate dall’Associazione nazionale docenti universitari che affida a una nota tutte le sue perplessità. "La nuova legge sui concorsi in discussione alla Camera lascia intatta la divisione della docenza universitaria in tre ruoli (non distinguendo tra reclutamento e progressione di carriera), introduce la libera docenza a termine, gestita dai gruppi dominanti a livello nazionale, e salvaguarda la cooptazione locale. Per un ministro che si vanta di fare la ’rivoluzione’ è proprio un bel risultato", conclude l’Andu.

Ma quello che per il sistema universitario italiano potrebbe tradursi in una specie di terremoto è la nascita dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca. I cui compiti saranno "di promuoverne la qualità anche attraverso attività di valutazione, di raccolta e analisi di dati, di consulenza, di formazione e di promozione culturale".

Lo schema di decreto del presidente della Repubblica prevede che, d’ora in poi, ci saranno più fondi per gli atenei che offriranno maggiore qualità e per gli enti di ricerca che produrranno di più. La valutazione, ha garantito il ministro, consentirà di prendere decisioni su trasferimenti di risorse e quindi di fermare i "finanziamenti a pioggia". L’agenzia entrerà a regime in primavera con la nomina dei sette membri del Consiglio direttivo, cui poi spetterà l’elezione del presidente.

Sarà la stessa Agenzia "a proporre i criteri per la ripartizione di una quota del fondo annuale ordinario delle Università e degli Enti di ricerca". E per avere un termine di paragone determinerà per ogni ateneo "il costo standard degli studenti universitari". L’organismo, inoltre, in base ai dati raccolti e analizzati e sulla scorta delle ispezioni effettuate compilerà analisi e valutazioni che renderà pubbliche ogni due anni in un apposito Rapporto. Per gli atenei e gli enti di ricerca più brillanti sarà la stessa agenzia che segnalerà al ministero dell’Università "le situazioni che motivano, per l’elevata qualità raggiunta o per un rapido accrescimento di qualità nella didattica e nella ricerca, l’assegnazione di quote aggiuntive premiali del fondo di finanziamento ordinario". Ma saranno segnalate anche "le situazioni di maggiore scostamento dagli standard qualitativi prefissati che richiedano l’attuazione di appositi programmi di rientro, nonché eventuali gravi inadempienze o situazioni di impossibilità ad adempiere alle finalità istituzionali". Una promozione a pieni voti o una sonora bocciatura utile agli studenti e alle famiglie al momento della scelta dell’università.


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fumetti della gleba

(da Arte e Cultura / Cartoni & Fumetti )

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