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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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venerdì 20 gennaio 2006
ore 13:20 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Fnp: pensionati che citano in giudizio Berlusconi Una pensionata di San Cesareo (Roma) è stata la prima. Ma adesso la seguono anche a Bolzano e Udine. E citano in giudizio l’on. Berlusconi sulla faccenda del famoso milione al mese promesso ai pensionati, chiamando a testimoni il ministro Maroni e il giornalista-notaio di "Porta a porta", Bruno Vespa. Se era uno scherzo (ancorché di pessimo gusto) il premier chieda scusa. Se era una cosa seria, andiamo in tribunale. Così ha ragionato la signora Ida Saverini (78 anni) che percepisce una pensione mensile di 378 euro e ha votato per Berlusconi fidando su quella promessa. Vedremo il 28 febbraio, cosa dirà il giudice! Per parte sua la Fnp-Cisl, oltre l’azione sindacale di mobilitazione su questi temi, ha inviato alla signora Ida una lettera aperta, a firma del segretario responsabile del settore previdenza, Mimmo Minardi, che manifesta "la piena condivisione e solidale simpatia del sindacato per la sua azione che ha per giunta il merito di attirare l’attenzione di quanti appaiono normalmente distratti ed indifferenti ai problemi degli anziani. È infatti da ritenere offensivo, se non della nostra intelligenza, della nostra capacità di riflessione - dice Minardi - immaginare che la condizione di milioni di anziani, sia quella falsa e televisiva del viaggiatore, del gaudente, del sorriso smagliante (per non apparire da meno dello stesso inceronato sorriso del Capo del Governo). Prova ne è quel mezzo milione di badanti che, se da una parte rappresentano la soluzione di un’assistenza agli anziani che nella domiciliarità trova il suo lato positivo, dall’altra esprimono l’esclusione di una ben più vasta platea di soggetti non altrettanto in condizioni di permettersi una badante (nemmeno al nero). È il paradosso -conclude la Fnp- di un Paese che continua a minare il rapporto intergenerazionale, che esprime solidarietà praticandone poca".
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venerdì 20 gennaio 2006
ore 12:28 (categoria:
"Vita Quotidiana")
In paese 7 chiese, ma il club Arci è un privé Il gestore: anche lorgia è aggregazione.
MIGNANEGO (Genova) - Oltre questa porta nera con l’insegna «ingresso riservato ai soci Arci» in un certo senso si è realizzato il sogno della sinistra. Tutti quelli che entrano cercano l’unione (con la minuscola) e non c’è proprio nessuno che sceglie di correre da solo. Il sindaco di Mignanego non l’ha presa bene. «Diciamo che l’unione che auspichiamo noi Ds è di altra natura». Nel chiedere l’autorizzazione al geologo Michele Malfatti, primo cittadino di questo Comune nell’entroterra genovese, avevano parlato di un «circolo Arci ricreativo alternativo».
E in effetti sono stati di parola. «Più o meno», come da scritta sul citofono del locale. Il nome del club è quello. «Club privé per coppie raffinate», è la ragione sociale del circolo nelle parole del titolare, Francesco I., 40enne imprenditore edile genovese, appassionato di scambi di coppia che adesso fa finta di stupirsi. «Qual è il problema? Io avevo detto all’Arci che volevo fare una aggregazione culturale. Il sesso è cultura, e l’orgia rappresenta un momento di aggregazione».
Il club è poco più di un magazzino di cento metri quadrati, l’ingresso è sotto il livello della Statale che da Genova porta a Busalla. C’è un piccolo bar e una pista da ballo dalla quale si accede ad alcuni separé, ognuno dei quali munito di due poltrone e tendina scura che garantisce la necessaria riservatezza. Fino all’estate scorsa il locale era la sede del Genoa club locale. Ma dopo retrocessione e fisiologico calo di iscritti, si è fatto avanti Francesco I., battendo in volata un commerciante di moto. Lui aveva altre idee. «Modestamente, con mia moglie sono una enciclopedia dei club privé. Si fidi, il migliore è a Cavalermaggiore, Cuneo. A Viareggio c’è un gioiellino, Torino ha buona qualità media, Milano è in calo». Dopo tanto peregrinare, Francesco I. voleva un locale tutto suo. La domanda presentata all’Arci di Genova dall’apolitico Francesco era il passo necessario per le autorizzazioni sanitarie e il permesso di servire alcolici. «Circolo ricreativo» dunque, con tanto di decalogo dei soci Arci in Liguria appeso al muro del bar, a ricordare all’avventore che per essere ammesso deve fare la tessera di una delle più antiche associazioni della sinistra italiana. «Adesso mi revocano l’affiliazione - si amareggia -, ma io in due sere gli ho portato 65 coppie, 130 soci, roba che manco in un mese di Feste dell’Unità».
Come da copione, al terzo giorno sono arrivati i carabinieri ad interrompere l’amor profano. Mignanego, nell’alta Valpolcevera, verde e tranquillità come specialità della casa, ha i Ds al 77%, ma anche sette chiese per 3.300 abitanti, e il santuario della Vittoria che è uno dei luoghi di culto più amati dai genovesi. La scoperta delle attività ricreative praticate al circolo Arci «Più o meno» ha avuto il potere di fondere l’anima cattolica e quella rossa. Don Giacomo, titolare della parrocchia di Sant’Ambrogio, dice di essersi limitato a raccogliere le segnalazioni dei fedeli: «C’è un certo malcontento nella popolazione, soprattutto della famiglia che in quello stabile vive sopra il locale e di notte sente gemiti dal significato inequivocabile».
Dice Alessandro, gestore del vero bar Arci, poco distante dal club: «Facciano quel che vogliono, ma non come Arci. Questa è una associazione seria, il volto migliore della sinistra». Risultato: soffiata, irruzione dell’Arma, 32 persone denunciate per atti osceni in presenza di avventori occasionali (i carabinieri). L’ipotesi di reato è abbastanza audace, al punto che in Procura si apprestano a cestinare. Ne conviene anche il sindaco Malfatti, preoccupato per il buon nome di Mignanego, ma inerme: «Io chiedo solo che si rispettino le regole. Certo, se avessi saputo di che si trattava, mai avrei autorizzato». Quindi, anche senza l’egida dell’Arci, Francesco I. stasera riapre il club. Si è già capito, è un uomo in missione: «Per me le tre esse significano sesso, sesso, sesso».
È un rodomonte di un metro e novanta per quasi un quintale, vestito di buon taglio, benestante. Per vivere fa altro, questa è solo «una passione, spirituale e fisica». Sua moglie è con lui: «Siamo una coppia trasgressiva». Hanno un figlio, fanno vacanze con altri coniugi conosciuti nei club e relativa prole. La sua battaglia è appena cominciata. «Adulti consenzienti: giuridicamente sono inattaccabile». A Mignanego la situazione è di stallo. Per Francesco anche quella dell’Arci è una ritorsione puritana. Dice, tutto serio: «Legga il decalogo dei soci. "Il gioco, la gioia e la felicità sono beni inalienabili di tutti che ognuno ha il diritto di preservare". E io vorrei sapere cosa c’è di più giocoso, gioioso e felice di una bella... insomma, di quel che facciamo nel nostro locale».
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venerdì 20 gennaio 2006
ore 11:56 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 20 gennaio 2006
ore 11:00 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Controsensi a sinistra di Giovanni Sartori
I sondaggi dicono che la sinistra dovrebbe vincere (nonostante tutto) le prossime elezioni. Ma è la sinistra a dire, e a dirsi, che a forza di litigare rischia il suicidio, e cioè di perderle. Ma allora perché litiga? Il comune elettore non lo capisce. Probabilmente arriva a capire che i partiti vorrebbero sopravvivere, mentre Prodi li vorrebbe distruggere e rifondere in un solo aggregato, il Partito democratico, e pertanto capisce che il litigio è inevitabile. Ma perché non può essere rinviato? Mica di tantissimo; soltanto di qualche mese. Perché no? La domanda va girata a Prodi. Ds, Margherita, e via giù per li rami, vorrebbero un rinvio. Ma Prodi li incalza: per il suo rafforzamento, il momento è ora. Il ferro va battuto quando è caldo. Quindi Prodi lo capisco. Ma non capisco la sua strategia e molte delle sue pretese. Perché spesso sta chiedendo cose sbagliate o inutili, oppure utili solo per lui.
Prodi si era preparato per una elezione maggioritaria e cioè regolata dal Mattarellum. Berlusconi lo ha spiazzato inventando un sistema elettorale proporzionale che io ho battezzato proporzionellum per sottolinearne lorrendezza. La realtà resta che Prodi dovrà combattere una battaglia elettorale proporzionale. Ma Prodi è tutto di un pezzo. Se il sistema elettorale cambia, lui no, lui non cambia. E quindi la sua pretesa è che lUnione proceda unita, e anzi sempre più unitaria, sfidando le convenienze e le regole del proporzionalismo. A me sembra una sfida stupida. Il Polo va alle elezioni con tre punte, il che vuol dire che offre al suo elettorato la scelta fra tre partiti (Fi, An, Udc). Invece Prodi vorrebbe un monolito impersonato e imperniato su di lui. È una strategia rischiosissima. Sarebbe molto meno rischioso, secondo me più intelligente, combattere il Polo con la sua stessa moneta, e cioè offrendo una analoga libertà di scelta allelettorato di sinistra.
A Prodi sfugge anche che il programma «unitario» dellUnione può soltanto essere un collage, una appiccicatura di voci discordanti. Prodi ha rinviato il problema a una «officina», a un pensatoio non dico di massa ma che certo ignora il detto che troppi cuochi rovinano la cucina (specie quando non si ha, e Prodi non lo ha, un Escoffier).
Il che equivale a dire che al Nostro sfugge che il proporzionellum gli consentirebbe di evitare la trappola (per lui) di un massiccio programma unitario destinato a scontentare tutti. Come gli è stato suggerito su queste colonne da Angelo Panebianco, la cosa che conta è lindicazione di quattro o cinque cose concrete. Sì, ma Prodi ascolta solo il fido Artullo (Parisi). Fin qui ho dato torto a Prodi. Ma anche Fassino e Rutelli hanno i loro torti. Quando Prodi li ha minacciati di presentare una sua lista, gli avrebbero dovuto rispondere: accomodati. Non si può difendere la propria identità e poi negarla ad altri. Nei sondaggi una lista Prodi è accreditata di un 5 per cento. Se lo ha, se lo prenda. Se ha di più, vuol dire che se lo merita. Perché, signori, il 9 aprile voteremo con un sistema proporzionale nel quale il voto a Prodi non modificherebbe il totale dal quale dipende la vittoria.
Rimprovero anche a Fassino e Rutelli di giocare troppo in difesa. Alla richiesta sopraggiunta di Prodi dellaltro giorno di andare uniti in entrambe le Camere, avrebbero potuto e dovuto rispondere, secondo me, che invece conveniva uniformare le due strategie, e quindi che conveniva affrontare le elezioni a tre (quattro?) punte anche alla Camera.
Perché è vero, temo, che il comune elettore sia disorientato, molto disorientato, dallo «stare insieme» della sinistra per Montecitorio e invece «andare disunita» per il Senato.
E vengo al punto di fondo: il progetto prodiano di rifondere tutta la sinistra (o comunque il grosso del centrosinistra, Bertinotti escluso) in un unico partito, per ora denominato Partito democratico. Avendo sempre sostenuto che la ingovernabilità dipende, in primo luogo, dalla frammentazione partitica, non sarò certo io a contrastarlo in questo obiettivo. Ma lo devo contraddire nei mezzi per conseguirlo. Da quando il mondo è mondo, o meglio da quando esistono le democrazie, i partiti non sono mai stati uccisi dalle chiacchiere e dagli appelli, anche se fondatissimi, ma soltanto dal sistema elettorale e dagli elettori (che non li votano). Prodi non ha mai dato mostra di averlo capito. Tanto è vero che nellopporsi al proporzionellum ha promesso il ripristino del Mattarellum. Dalla padella alla brace e ritorno. Così la sua diventa una battaglia persa in partenza.
Il punto è, allora, che i partiti non sono fatti da soldatini di piombo che Prodi possa liquefare mettendoli in un forno. I partiti sono piccole armate di centinaia di migliaia di persone che vivono di politica e per la politica, che servono a mobilitare il voto, e che non si faranno certo sbaraccare da una faccia feroce che glielo ordina. Ciò detto a futura memoria, al momento la sinistra deve giocare i due mesi e mezzo che restano prima delle elezioni a palle ferme, senza nuovi assalti di Prodi e rinviando i problemi pendenti. Lelettorato non li vuole e non li capisce. Ha ragione.
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venerdì 20 gennaio 2006
ore 10:07 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 20 gennaio 2006
ore 09:38 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 20 gennaio 2006
ore 09:29 (categoria:
"Vita Quotidiana")
ed ecco gli orecchini incriminati:

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giovedì 19 gennaio 2006
ore 19:05 (categoria:
"Vita Quotidiana")
rubo dal blog di tale "don marco":
Ghetto ebraico, nove e mezza. Al mio invito tutti si nascondono,tranne uno. Ho pensato: "E’ il capo" . Mi son rivolto a lui e gli ho detto: "Vieni qua!" Il capo è il capo, non può tiarsi indietro. E’ venuto vicino a me. "Perchè porti gli orecchini?" gli ho chiesto. E lui: "Così..." "Non ci credo - gli ho ribattuto - Uno intelligente come te non agisce per nulla. Ti dico io il perchè: tu non ti piaci, ti senti un tappo, corto e grosso. Non riesci con le ragazze. E allora fai il birro. Fai il duro! Dentro di te, invece, c’è voglia di tenerezza. Fai il bullo per farti credere chissà chi! Ma dentro tremi come una foglia, sei condizionato dalla testa ai piedi. Fai l’ateo, ma vorresti confessarti e chiedere perdono. Per tutti questi motivi porti gli orecchini. Li porti perchè vuoi che gli altri s’accorgano che ci sei. E’ la richiesta di un gesto di tenerezza!" . Poi gli ho detto: "Dammeli! . E lui ha svitato gli orecchini e me li ha dati. E’ rimasto in piedi e, scappati tutti gli altri, impalato, mi dice: "E adesso cosa faccio?" . Poi ha aggiunto: "Prete, dove dici messa domenica?" .
personalmente propongo una colletta per ricomprarglieli! w gli orecchini del birro!! una domanda però mi brucia nell’animo: cos’è un birro ?!?!!? ...
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giovedì 19 gennaio 2006
ore 18:25 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Elezioni, Berlusconi alle donne di Fi "Scontro decisivo fra due mondi"
"E’ il momento di far capire a tutti che quello che ci attende non è un semplice confronto elettorale, ma è lo scontro decisivo tra due opposte visioni del mondo". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si rivolge così, in una lettera inviata a Isabella Bertolini, vicecapogruppo di Fi alla Camera, per esprimere il suo sostengo alla nuova associazione femminile di Forza Italia ’Valori e Libertà", una sorta di movimento Teo-con al femminile. Un’indicazione, quella del premier, che fa capire il tono della prossima campagna elettorale.
Berlusconi, nel messaggio, si dice lieto che la nuova associazione femminile si chiami "opportunamente" ’Valori e Liberta: "Opportunamente - scrive il premier - perché è sempre più avvertito nella nostra società il bisogno di richiamare ed affermare i motivi, alti e nobili, della nostra tradizione occidentale e i valori che ne hanno specificato l’identità. Per troppo tempo infatti, negli ultimi decenni, questi valori e questa identità sono stati mortificati da una cultura dominante di sinistra".
"Questo - sottolinea Berlusconi - è il momento di far riscoprire agli italiani, soprattutto a coloro che sono cresciuti nella cultura pigra ed inerte dell’omologazione, i cardini dell’identità occidentale basati sulla libertà, sulla difesa della vita, sulla famiglia e sulla centralità della persona. La persona considerata fine e non mezzo come accade, invece, in tutte le ideologie totalitarie".
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giovedì 19 gennaio 2006
ore 17:46 (categoria:
"Vita Quotidiana")
RUSSIA: GELO RECORD, A RUBA LARDO E CONDOM, VINO AI MACACHI
Va a ruba sui mercati russi, stretti nella morsa del freddo polare, il lardo che e’ considerato un cibo altamente energetico e si accompagna bene alla vodka. A Tyumen -in Siberia, dove la gente e’ ormai rintanata dentro casa- c’e’ stato anche un picco di vendite per i preservativi. E intanto mentre il circo ’Around the World’, a Yaroslav (250 chilometri a nord di Mosca), continua a far bere la vodka ai suoi elefanti per innalzarne la temperatura corporea, anche negli zoo si corre ai ripari. A Libetsk, una citta’ a sud di Mosca, i custodi hanno cominciato a dare, tre volte al giorno, il vino dolce ai macachi.
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