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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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martedì 17 gennaio 2006
ore 10:17 (categoria:
"Vita Quotidiana")
"Troppo tardi per salvare la Terra" Allarme dello scienziato Lovelock
"Prima della fine di questo secolo, miliardi di noi moriranno e le ultime persone che sopravvivranno si troveranno nell’Artico, dove il clima resterà tollerabile". Il catastrofico annuncio arriva da una fonte autorevole: James Lovelock. Il celebre scienziato inglese, guru dell’ambientalismo, negli anni ’70 concepì la teoria di Gaia, il sistema attraverso il quale la Terra si autoregolamenta in modo da continuare a fornire le condizioni adatte alle forme di vita che la abitano.
L’allarme lanciato dallo scienziato sulle pagine del quotidiano The Independent non potrebbe essere più inquietante: anticipando il contenuto del suo nuovo libro, che uscirà nelle librerie britanniche il 2 febbraio con il titolo ’The Revenge Of Gaia’ (’La vendetta di Gaia’, Lovelock afferma che ormai è troppo tardi per fermare il surriscaldamento globale e che sugli esseri umani si sta per abbattere una catastrofe di dimensioni peggiori di quanto finora si era previsto.
Il suo approccio olistico allo studio del ’sistema Terra’ è del tutto unico: anzichè studiare singoli fattori indicativi dei cambiamenti climatici, Lovelock analizza come l’intero sistema di controllo del nostro pianeta si comporta una volta messo sotto pressione. Grazie a questo approccio, lo scienziato è riuscito ad identificare una miriade di meccanismi di reazione e controreazione che finora sono serviti a mantenere la Terra ad una temperatura più o meno fresca. Ora che il delicato equilibrio di Gaia è stato spezzato, conclude Lovelock, questi stessi meccanismi serviranno invece a rendere la Terra insopportabilmente calda.
Nel suo articolo per l’Independent, lo scienziato si sofferma su due esempi. In primo luogo, i ghiacci dei Poli sono finora serviti a riflettere i raggi solari, deflettendo così il calore. Con il loro scioglimento, la scura superficie degli Oceani aumenterà immagazzinando così più calore.
Il secondo esempio riguarda invece le polveri prodotte dalle industrie, che ricoprono con un sottile velo tutto l’emisfero settentrionale. Queste producono un fenomeno noto come ’oscuramento globale’, che mantiene basse le temperature in maniera artificiale, impedendo che tutti i raggi solari raggiungano la superficie del pianeta. Ma con una riduzione dell’attività industriale e della produzione di gas inquinanti questa coltre potrebbe scomparire velocemente, causando un improvviso aumento delle temperature.
Secondo Lovelock è ormai troppo tardi per evitare la catastrofe. Anziché appellarsi ai governi mondiali affinchè si impegnino nella lotta all’effetto serra, lo scienziato consiglia invece di prepararsi al peggio e di cercare modi per assicurare la sopravvivenza della razza umana, prima che essa si trasformi in "una caotica calca governata da signori della guerra".
Tra le più scioccanti proposte contenute nel suo nuovo libro, vi è quella di "una guida per i superstiti dei cambiamenti climatici", per aiutarli a sopravvivere dopo il totale crollo della società umana. Scritta non in forma elettronica, ma "in forma cartacea e con inchiostro durevole", e dovrà contenere tutto il sapere scientifico basilare accumulato in migliaia di anni, come la posizione della Terra nel sistema solare ed il fatto che batteri e virus causano malattie infettive. Insomma un’ultima traccia dopo "la fine del mondo che conosciamo".
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lunedì 16 gennaio 2006
ore 19:00 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Dirsi addio con un sms: fenomeno (maschile) in crescita
Che luomo di oggi non sia più un "cuor di leone", è opinione diffusa. Non sapevamo ancora, però, che fosse così timido, impaurito, quasi terrorizzato dalle donne, da doversi nascondere dietro ad un sms per dire alla sua partner "ti lascio". Sono sempre di più i fidanzati (maschi) che ricorrono al breve messaggio di testo per far "scoppiare la coppia": lo rivela uno studio dellIstituto di terapia cognitivo-interpersonale di Roma.
"Una tendenza diffusa non soltanto tra i giovanissimi - quelli tutti "motorino e cellulare" - spiega Tonino Cantelmi, presidente dellIstituto - " ma in crescita anche tra gli adulti." Lo psichiatra ha analizzato il fenomeno durante un master in sessuologia rivolto a psicoterapeuti.
"Ti lascio": due parole secche, che possono pesare come un macigno. Perchè prendersene la responsabilità? Con tutta la tecnologia disponibile, meglio delegare ad un messaggino. " A scriverle sul telefonino si evitano imbarazzi e discussioni, e il maschio può defilarsi senza troppi traumi." Vigliaccheria, dunque? " Negli ultimi tempi, gli uomini delle coppie giovani e meno giovani fuggono dalle occasioni di scontro e chiarimento: sono spaventati dalle donne."
Il caso di "addio" più eclatante (e per molti versi sconfortante), quello di un trentenne che è andato via di casa, lasciando moglie e due figli, che ha comunicato la sua decisione con un messaggino, senza una spiegazione. "Prima o poi il momento del confronto arriva" - prosegue Cantelmi - "questo è solo un modo per rinviarlo il più possibile. Le donne, invece, non hanno paura di dirsi che è finita."
Loro, i cuori infranti, dopo aver versato fiumi di lacrime, si rimettono in cerca del principe azzurro, e si servono delle nuove forme di comunicazione digitale soprattutto nel periodo della conquista, che ancora le intimorisce. Fanno largo uso del computer, che "ha surclassato il telefono" in materia di corteggiamento e seduzione, e si affidano allsms per veicolare avances, allusioni e messaggi di fuoco, a volte troppo audaci da comunicare di persona. Così si evita il "pericolo" di arrossire.
Ma se le donne piantate via sms non riescono ancora a darsi pace, la consolazione cè: "Se un uomo non ha il coraggio di guardarti negli occhi per dirti che è finita" - conclude Cantelami - "è meglio perderlo il più presto possibile".
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lunedì 16 gennaio 2006
ore 18:49 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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lunedì 16 gennaio 2006
ore 18:25 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Scuola, solo i troppo poveri possono non pagare le tasse di SALVO INTRAVAIA
Per non pagare le tasse scolastiche (erariali) non basta essere poveri. Occorre essere più che poveri. La curiosità salta allocchio confrontando le soglie di "povertà relativa", calcolate dallIstat, e "Limiti di reddito per lesonero dal pagamento delle tasse scolastiche per lanno scolastico 2006/2007", pubblicati nella circolare del ministero dellIstruzione dello scorso 4 gennaio.
Sembra che per evitare di pagare 21,17 euro (6,04 euro come tassa di iscrizione allistituto e 15,13 euro come tassa di frequenza per ciascun anno scolastico) allo Stato italiano non basti che una famiglia, come stabilito dallIstat, non ce la faccia ad arrivare a fine mese. Occorre di più: essere poverissimi. Eppure migliaia di nuclei familiari italiani da qualche anno, sono caduti nella fascia dei poveri. Si tratta di tutte quelle famiglie - recentemente definite "equilibriste" - che, pur avendo un reddito, per sbarcare il lunario sono costrette a chiedere aiuto agli enti di volontariato, alle parrocchie o ai parenti. Al contrario non ce la farebbero mai a pagare la casa, fare la spesa, vestire i figli e, addirittura, mangiare.
Le tasse scolastiche. È tempo di iscrizioni e le famiglie italiane, oltre a decidere dove iscrivere (in quale scuola o indirizzo delle superiori) i figli, fanno quattro conti con le spese da affrontare per la scuola. La prima spesa da affrontare è quella relativa alle tasse scolastiche. I limiti per lesonero dalle quelle statali sono stati fissati da un decreto del Presidente del consiglio dei ministri del 1990 e successivamente aggiornati attraverso il tasso di inflazione programmato che, secondo quanto fa sapere il ministero dellEconomia e delle Finanze, per il 2006 è del 1,7 per cento. E se le cosiddette tasse erariali vanno dritte nelle casse dello Stato, da alcuni anni a questa parte gli istituti scolastici (comprese le scuole medie) per rimpinguare le casse hanno stabilito una serie di balzelli che vengono richiesti alle famiglie a titolo diverso: contributi per spese di laboratorio, per materiale di cancelleria o volontari, che, oggi, costituiscono il grosso delle tasse scolastiche.
I limiti per lesonero e le soglie di povertà. Per non pagare le tasse un nucleo familiare di tre persone dovrebbe dichiarare un "reddito massimo espresso in euro, riferito allanno dimposta 2005", si legge nella nota ministeriale, di 9.864 euro annui. Per essere "relativamente poveri" basta essere in grado di spendere 14.683 euro allanno. In pratica, la soglia massima per non pagare le tasse, per un nucleo familiare di tre persone, è pari al 67 per cento della soglia di povertà relativa.
Ma non è tutto. Mentre i limiti di reddito vengono calcolati al lordo e si riferiscono al 2005, le soglie di povertà sono al netto e risalgono al 2004. A conti fatti, per evitare i balzelli statali, una famiglia dovrebbe guadagnare metà di quello che guadagna una famiglia povera. Già, perché la distanza aumenta al crescere del numero di componenti del nucleo familiare. Per una famiglia di 5 persone la soglia di povertà relativa è pari a 20.795 euro mentre per non pagare le tasse dovrebbe dichiarare un reddito inferiore a 13.697 euro annui: pari al 65 per cento del limite di povertà. E le cose non cambiano se ci si riferisce alle famiglie definite dallIstat "sicuramente povere". Una di quattro persone è sicuramente povera se può spendere in un anno 14.396 euro, per evitare le tasse scolastiche deve avere redditi inferiori a 11.781 euro.
Area no-tax. Ma una buona notizia cè: il governo ha deciso, fermi restando i contributi richiesti alle famiglie stabiliti dai singoli istituti e che possono arrivare anche a 100 euro, di non far pagare le tasse erariali (i 15,13 euro annui più 6,04, una sola volta) agli alunni delle prime tre classi della scuola superiore. Per gli studenti di quarta è quinta classe nulla da fare, almeno per il momento.
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lunedì 16 gennaio 2006
ore 12:40 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Manichini impiccati contro il caro affitti
Originale protesta contro il caro affitti a Roma. Manichini sono stati impiccati sotto i ponti di varie strade della capitale. In questa immagine l’acquedotto Claudio sulla via Tuscolana
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lunedì 16 gennaio 2006
ore 10:04 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 13 gennaio 2006
ore 19:24 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 13 gennaio 2006
ore 18:54 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Giakarta, sposi su internet senza essersi mai incontrati
Sposarsi senza essersi mai conosciuti "di persona", per di più su internet? È successo a due cinquantenni indonesiani, che hanno pronunciato, in diretta sulla rete, il proprio "sì". Separati da un oceano.
Wiriadi Sustrisno, fisioterapista in California, e Rita Sri Mutiara Dewi, abitante di Bandung, in Indonesia, si sono conosciuti su internet diversi anni fa, "e da quel momento - ammette Dewi - abbiamo iniziato a scambiarci foto, a incontrarci in chat praticamente ogni giorno e a chiamarci spesso al telefono. Ma non ci siamo mai incontrati di persona".
La proposta di matrimonio è arrivata, da Sustrisno, lo scorso anno, e da quel momento la "coppia virtuale" ha iniziato a spargere la voce e cercare di trovare un modo per potersi sposare.
La notizia è arrivata anche al colosso indonesiano delle telecomunicazioni "PT Telekomunikasi Indonesia Tbk", che ha preso a cuore la situazione tanto da fornire schermi, altoparlanti e webcam per la cerimonia. "Ci siamo sposati su internet utilizzando il protocollo Voice Over Internet Protocol (VoIP, il servizio di telefonate via internet a basso costo, ndr), il tutto sotto la supervisione di un ufficiale religioso musulmano", spiega Sustrisno. "La cerimonia, durata 25 minuti, è costata 200mila rupie (circa 21 dollari e 30 centesimi, ndr) - ha raccontato Mahmur Suriadiredja, direttore regionale della società di telefonia - e credo che la scelta sia stata fatta per risparmiare danaro. Immagino che da ora in poi siano in molti coloro che vorranno seguire questa strada".
La coppia, comunque, non dovrà aspettare molto per incontrarsi di persona: alla fine del mese, infatti, Dewi partirà per gli Stati Uniti.
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venerdì 13 gennaio 2006
ore 18:17 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 13 gennaio 2006
ore 17:51 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Dice il Piccoletto Plasticato di Dario Fo
Questo è un estratto di un nuovo testo che Dario Fo sta tuttora limando. Ne ha dato una prima versione pubblica martedì, in una serata milanese con Jannacci.
A ’sto punto vi devo svelare un segreto, delicato: io ho studiato economia. Non così tanto per gradire, non mi sono accontentato di sfogliare qualche saggio. Ho incontrato professori della Bocconi, perfino un premio Nobel per l’Economia che mi ha insegnato che la finanza non può essere mai disgiunta dal discorso etico. Altrimenti diventa arraffo, corruzione, gioco di trappole e scaltrezza: una gara a chi frega per primo, tanto che Bertold Brecht si domandava «È atto più criminale rapinare una banca o fondarla una banca?». (su un ritmo di rap)
Ma fermi tutti, sta succedendo il patatrac. Nel gioco degli affari è entrato anche un gruppo che non ha niente a che fare con quel mercato e quell’inghippo, vien dal proletariato netto! È una assicurazione delle cooperative. Ma come pol esser? È l’Unipol! Vergogna! Han macchiato lo spirito chiaro nato dalla solidarietà del sociale, non dall’affare! Oh, che bomba: qui Berlinguer si gira nella tomba! Ma dov’è la questione morale? Proletari, ora siete bancari? Ma cos’è ‘sta mutazione? È normale moto collaterale fra politica e affare. Ma c’è per fortuna qualche dirigente che ci assicura: «Calma, calma non è successo niente, è solo un incidente, quasi inesistente. Non c’è stato nessun intrallazzo, né pasticcio né colpaccio. Tutto è calmo come pria. Non c’è alcuna ipocrisia e nessun da biasimare. Se qualcuno nell’affare ha truffato sarà giudicato e cacciato».
VOCE: «Infamità!! Infamità!! Vergogna e falsità!» DARIO: «Chi sbraita in questo modo?»
VOCE: «È uno piccoletto plasticato e col capello trapiantato. Punta il dito contro tutta la sinistra!» VOCE: «Basta! – urla – Basta con questa connessione indegna tra politica e affari! Anzi… malaffari!»
DARIO: «Ma scusa, questo non è Berlusconi? Quel lingéra che s’è buttato in politica per non finire in galera?» BERLUSCONI: «Sì ma io dalla politica non ho tratto mai guadagno, c’ho solo rimesso un sacco di quattrini!»
DARIO: «Ma che coraggio!!! Taci… che dalla politica non hai tratto altro che vantaggio... Peggio di un sensale, hai triplicato il tuo capitale! Plurindagato per truffe e corruzione, ex P2 con Gelli, ti sei fatto confezionare apposta una legge dall’amico Craxi con la quale hai ottenuto il permesso per tre televisioni... pagamento in contanti 22 miliardi. E ci adesso vieni qui a dettarci la morale? Hai imposto al tuo staff di votare leggi che ti salvino dal conflitto di interessi, dal falso in bilancio, dal falso in pubblico, dal falso anche a letto, la par condicio corruzione di giudici attraverso Previti, 6 reati prescritti per decorrenza termini... Portatemelo via o lo mordo quel piccoletto bugiardo infame!»
VOCE: «Calma, calma...». DARIO: «No, lo mordo. Vi prego, lasciatemelo mordere almeno un po’... è troppo spudorato! Almeno un orecchio, vi prego... una natica... no, la natica, no... fa schifo... anzi, mi fa schifo tutto, tenetevelo pure».
BERLUSCONI: «Vigliacchi, non avete neanche il coraggio di risolvere le vostre rogne pubblicamente». DARIO: «Ah... ti piacerebbe che noi ci si scannasse l’un l’altro! Noi della sinistra scatenati a insultarci, a mandare tutto in pezzi. E tornare a cinquant’anni fa. No, mi dispiace, ma stavolta non ci caschiamo. Non te la diamo ‘sta soddisfazione. Un certo Gramsci diceva: ogni tanto la sinistra per risolvere le sue beghe si infila un coltello nella pancia proprio nel momento in cui tutti gli sparano in testa. No, stavolta non andrà così, è un’eternità che stiamo perdendo, per via della nostra testa sbilenca. Adesso basta. Le nostre beghe le risolveremo sì, ma per nostro conto e quando lo decideremo noi».
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