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MERAVIGLIE

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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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ULTIMI 10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


venerdì 13 gennaio 2006
ore 17:32
(categoria: "Vita Quotidiana")





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venerdì 13 gennaio 2006
ore 15:36
(categoria: "Vita Quotidiana")





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venerdì 13 gennaio 2006
ore 13:18
(categoria: "Vita Quotidiana")



A 11 anni incinta di secondo figlio
Colombia, è già al settimo mese

Una bambina di 11 anni, che vive a Caucasia, nel nord della Colombia, è incinta del suo secondo figlio. La piccola, che è già al settimo mese di gravidanza, è ricoverata nell’unità di terapia intensiva dell’ospedale di Medellin. Il suo caso sta facendo discutere il Paese. La madre della ragazzina ha dichiarato che non ha potuto sorvegliare sempre la figlia perchè doveva uscire di casa per cercare lavoro.

A colpire l’opinione pubblica colombiana è soprattutto il fatto che per la bambina questa è la seconda gravidanza. L’11enne infatti è già mamma di un bimbo di un anno. Una situazione maturata in un contesto di povetà e degrado sociale che la madre della giovanissima non nasconde, anche se ha cercato di spiegare di aver fatto il possibile per evitare che la figlia non frequentasse altri ragazzi.

La gravidanza della piccola presenta dei rischi per l’esiguità del bacino e per problemi ormonali. Così i medici dell’opedale di Medellin hanno deciso di ricoverarla in un’unità di cura intensiva.


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giovedì 12 gennaio 2006
ore 18:46
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il senso della vita
Nella trasmissione di Canale 5, «Il senso della vita» Paolo Bonolis ha riproposto una rubrica che riprende pari-pari una "storica" iniziativa del settimanale Cuore (ricordate ? CUORE - Settimanale di resistenza umana) chiuso nel ’93.
L’ultima pagina di CUORE era infatti riservata alla rubrica a cui i lettoriscrivevano LE 5 COSE PER CUI VALE LA PENA VIVERE !
Vi giungevano le cose piu’ assurde ma le prime 5 risultarono essere :

1° L’AMORE
2° GLI AMICI
3° IL SESSO
4° LA FIGA
5° LA FINE DI ANDREOTTI

Scendendo nella graduatoria c’era davvero di tutto : ne ricordo alcune simpaticissime!
LA FIGLIA DI BOSSI CHE SPOSA UN SENEGALESE
IL LANCIO DI GIULIANO FERRARA SU BAGHDAD
APPENDERE SGARBI PER LE PALLE
ENZO CATANIA DETTO IL "TURBOMINCHIA" ( che non si è mai saputo chi fosse....ma arrivò sino alle soglie della Top Ten ! Era infatti 13° in una graduatoria di quasi 100 posizioni !!) e molte altre ancora !!

Quel poveraccio di Bonolis, dopo la "tranvata" di SERIE A , non ha trovato nulla di meglio che scopiazzare miserabilmente quella meravigliosa idea .

Percio’ ora chi voglia partecipare all’iniziativa, deve inviare la propria preferenza al sito della trasmissione ( www.ilsensodellavita.tv) . Ogni settimana verrà pubblicata la classifica dei 10 motivi piu’ votati.

Da qui è nata l’idea di coinvolgere più persone possibili per proporre la motivazione : "BERLUSCONI IN GALERA"

Sarà molto divertente riuscire a vedere in una sua trasmissione (canale 5= Mediaset = Berlusca) al primo posto la nostra scelta.

Votare è molto semplice.
Basta accedere al link

il senso della vita


E nel campo "descrizione" scrivere :
BERLUSCONI IN GALERA .


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giovedì 12 gennaio 2006
ore 18:13
(categoria: "Vita Quotidiana")



“Buonasera, buonasera!”.
“Buonasera”. “Siete soli? Cercate un’anima gemella? L’Agenzia Infame vi dà la possibilità di coronare il vostro sogno: questa sera abbiamo con noi il signor…? Come vi chiamate?”
“Pietro Giordano”
“Detto?”
“Il Gobbo di Palermo”
“Signor Giordano, perché si è rivolto alla nostra Agenzia?”
“Per avere un’anima gemella, possibilmente sicula, con la quale condividere la mia triste esistenza”.
“Lei è solo da quanto?”
“Da tutta la vita…”


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giovedì 12 gennaio 2006
ore 17:13
(categoria: "Vita Quotidiana")



Ciprì e Maresco contro la Guzzanti
"Basta coi martiri della satira

Ciprì e Maresco tornano in tv dopo 14 anni e sparano a zero contro i "martiri della censura" in televisione. I registi palermitani di Cinico tv bocciano Viva Zapatero! di Sabina Guzzanti e ridimensionano senza mezzi termini un certo vittimismo, in voga durante la loro assenza dal piccolo schermo. L’occasione è la presentazione dei Migliori nani della nostra vita, il nuovo programma che debutterà sabato prossimo alle 20.30 su La7.

"Non credo che Viva Zapatero! dovesse uscire al cinema. Quello non è cinema" dice Daniele Ciprì. "E’ un modo per approfittare del momento e fare un po’ di soldi, credo non ne abbia neanche fatti tanti". "Magari sarà anche un film divertente" aggiunge Franco Maresco, "e anche interessante perché racconta cosa succede in Rai, ma credo ci sia una sopravvalutazione intorno a qualcosa che andrebbe ridimensionato".

Sulla censura di alcuni personaggi televisivi come la stessa Guzzanti e Daniele Luttazzi sottolinea: "Non è solo grazie al fatto che abbiamo un presidente del Consiglio che non so come definire, un po’ limitato, che possiamo fare di un po’ di persone che hanno anche un potere visibile, dei martiri. Vedo una grande superficialità, e non mi sembra si possa parlare di ’eroi della censura’ e di ’martiri della persecuzione’".


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giovedì 12 gennaio 2006
ore 16:24
(categoria: "Vita Quotidiana")



Anche ieri quello di «federicoaldrovandi.blog.kataweb.it» è stato uno dei blog più cliccati. Con interventi da tutta Italia, di solidarietà alla famiglia di Federico Aldrovandi e alcuni altri molto critici. La notizia messa in rete ha suscitato reazioni controverse e comunque è stata la notizia più letta del portale, tanto che la homepage di Kataweb.it l’aveva come prima notizia, nella finestra di apertura. Ma viste le reazioni di centinaia di persone che si sono succedute in questi ultimi giorni per dibattere sul caso di Federico, ieri è intervenuta ufficialmente la questura.
La nota stampa del questore Elvio Graziano è la prima presa di posizione ufficiale della polizia, dai primi passi dell’inchiesta sulla morte del ragazzo che dovrà accertare le esatte cause del decesso e indicare se si sia trattato di malore, trauma o altra causa. Si tratta di una nota stampa mediata e pesata a lungo, per tutta la giornata, come è giusto che sia, soprattutto alla luce del fatto che l’inchiesta sulla morte del ragazzo è tuttora aperta. Inchiesta, occorre sottolinearlo per dovere di cronaca, che è stata affidata alla polizia stessa, mentre questioni di opportunità e di trasparenza, avrebbero dovuto portare alla decisione di affidare gli accertamenti ad un corpo estraneo, come sempre accade in circostanze analoghe.

Per la procura di Ferrara, ieri è stato interpellato direttamente il procuratore capo Severino Messina che al momento non ha voluto rilasciare dichiarazioni ma ha assicurato che dopo aver letto approfonditamente gli atti del fascicolo dell’inchiesta, le testimonianze dei presenti la mattina del 25 settembre all’Ippodromo e i risultati della perizia medico-legale depositata nei giorni scorsi, valuterà se fare dichiarazioni oppure no. Occorre ricordare che la famiglia è arrivata ad azzardare, come causa della morte, le percosse ricevute (come si legge nella lettera della madre Patrizia). Ma occorre rammentare - per altrettanto dovere di cronaca - che il procuratore capo Severino Messina aveva dichiarato pochi giorni dopo il fatto che «una prima risposta parziale ci permette di poter escludere che le lesioni, oggettivamente, siano causa della morte: i riscontri indicano che non vi sono fratture e che tutti gli organi interni non sono stati interessati».

Dal canto loro, i legali della famiglia, interpellati in questi giorni, Venturi e Anselmo, non hanno rilasciato commenti, limitandosi a dichiarare di attendere, da mesi, l’esito definitivo dell’autopsia. Intanto il blog continua a innescare reazioni. Ieri è intervento anche l’onorevole Dario Franceschini: «Non è il momento di fare interventi perchè bisogna rispettare le indagini, ma mi sento di fare tutto quanto per evitare che sull’episodio, a dir poco sconcertante, non scenda un velo di silenzio. Bisogna accertare ad ogni costo la verità». La mamma Patrizia, a sua volta, agli interventi del blog, martedì scorso alle ore 19, rispondeva così: «devo precisare che l’indagine è aperta, che non voglio generalizzare sulle categorie, e che ritengo che i magistrati faranno piena luce, però quanto è accaduto si deve sapere!».


Ferrara, 2/1/2006

Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio.

Non scriverò tutto di lui, non si può raccontare una vita, anche se di soli 18 anni appena compiuti.

È morto il 25 settembre, il giorno di natale sono stati tre mesi…

Ho sempre pensato che sopravvivere ad un figlio fosse un dolore insostenibile. Ora mi rendo conto che in realtà non si sopravvive. Non lo dico in senso figurato. È proprio così. Una parte di me non ha più respiro. Non ha più luce, futuro…

Perché il respiro, la luce e il futuro sono stati tolti a lui.

Sabato 24 settembre è stato un giorno sereno, allegro…

Dopo la scuola il pranzo insieme, chiacchiere, risate. Era ancora estate, faceva caldo. Ha portato a spasso il suo amico cane. Non lo faceva spesso, ma quel giorno è andato con la musica in cuffia. Tutto in quel giorno aveva un’aura speciale.

Pensandoci ora è come se avesse voluto salutare tutti noi. Ha avuto sorrisi per tutti… la gioia era lui.

Ha incontrato la compagnia, ha fatto il suo lavoretto di consegna pizza.

Il programma della sera prevedeva un concerto a Bologna.

Prima di partire è passato da casa per cambiarsi le scarpe, rotte giocando a pallone…

È stata l’ultima volta che l’ho visto vivo.

Ha salutato tutti, compreso il fratello che dormiva già, chiedendomi perché Stefano non avesse risposto al suo saluto.

Anche una sua amica mi ha confermato che quella sera era sereno, che l’ha salutata sorridente con la solita pacca sulla spalla e l’appuntamento al giorno dopo…

Non è mai esistito il giorno dopo.

Al Link il concerto era stato annullato. Quindi la serata è trascorsa lì dentro.

L’hanno detto i compagni che erano con lui, non posso definirli amici, e le analisi lo hanno confermato. Uno dei ragazzi gli ha venduto una sostanza, una pasticca o simili.

Lo definiscono lo sballo del sabato sera. È sbagliato si. Ma non si muore di questo…

Federico lo sapeva bene. Era stato partecipe di un progetto scolastico di ricerca e informazione promosso dalla provincia. So che la sua era una conoscenza approfondita con ricerche sui siti delle asl, conosceva le sostanze e gli effetti. Ed era a suo modo un igienista. Aveva grande cura del suo corpo, di quel che mangiava. Era uno sportivo. Una ragazzo splendido pieno di salute.

E di progetti: pensava alla musica, al suo futuro, lo studio serviva a costruire il futuro.

Nell’immediato c’erano le cose semplici: la patente dopo pochi giorni, il karate, un band musicale da organizzare con gli amici, e la vita di tutti i giorni cercando di stare bene…

Trascorsa la serata il gruppo era rientrato a Ferrara, tornati al punto di incontro dove i più avevano lasciato le macchine o i motorini.

Federico era a piedi. Era partito da casa in macchina con Michy, che poi non era andato a Bologna.

Erano ormai le cinque del mattino. I ragazzi hanno raccontato che gli hanno offerto un passaggio ma Federico non aveva voglia di rientrare subito. Sarebbe tornato a piedi. Era vicino a casa…

Dal suo cellulare si vede che ha chiamato diversi altri amici. Specialmente i suoi migliori amici, un paio di volte ciascuno. Forse per chiedergli se erano ancora fuori… sembra che nessuno gli abbia risposto. I ragazzi che conosco mi hanno detto che avevano già spento il cellulare per dormire.

E poi non so cosa sia successo esattamente. A quell’ora mi sono svegliata, forse non del tutto, chiedendomi se Federico fosse rientrato. Avevo una stanchezza invincibile non riuscivo a muovermi. Poi ho sentito un rumore nella sua stanza ed ero sicura che fosse lì…

Mi sono risvegliata che erano quasi le otto.

Ho cominciato a chiamarlo e ad inviare messaggi. Nulla…

Non era possibile che non rispondesse. Se tardava mi avvisava sempre. Diceva che lo stressavo ma non voleva farmi stare in pensiero. Mi aggrappavo all’idea che avesse solo perso il cellulare…

Poi l’ha chiamato anche suo padre. Sul cellulare di Federico il padre è memorizzato col solo nome, Lino.

Una voce ha risposto.

Ha imperiosamente chiesto chi fosse al telefono, ed ha chiesto di descrivere Federico.

Poi si è qualificato come agente di polizia, ed alle nostre domande ha risposto che avevano trovato il cellulare su una panchina dalle parti dell’ippodromo e che stavano facendo accertamenti. Ed ha riattaccato.

Immediatamente ho cercato in Questura, e ho cercato anche ripetutamente un amico che ci lavora.

Nulla.

Il centralinista rispondeva: c’è il cambio di turno… non sono informato…, appena avremo notizie chiameremo noi…

Niente per altre tre ore!!!! Passate nell’angoscia e nelle telefonate frenetiche agli ospedali, ai suoi amici e di nuovo ripetutamente alla questura.

Nel frattempo Stefano è accorso in bicicletta alla ricerca del fratello. Ringrazio il cielo che non sia andato nel posto giusto.

La polizia è venuta ad avvisarci solo verso le 11. dopo che lo avevano portato via.

Il suo corpo è rimasto sulla strada dalle 6 alle 11.

E non mi hanno chiamata. Era mio figlio. Nessuno ha il diritto di tenere una mamma lontana da suo figlio!

E mi hanno detto che lo hanno fatto per me… perché era meglio che non vedessi.

In quel momento gli ho creduto.

La polizia ha detto che un’abitante della zona aveva chiamato perché sentiva delle urla.

Dicevano anche che si era ferito sbattendo da solo la testa contro i muri.

Questo si è rivelato falso. Smentito dalle verifiche. Federico era sfigurato dalle percosse.

Molto tempo dopo ho riavuto i suoi abiti. Portava maglietta, una felpa col cappuccio e il giubbotto jens. Sono completamente imbevuti di sangue.

Hanno detto che non voleva farsi prendere. Che ha lottato ed è salito anche in piedi sulla macchina della polizia. I medici hanno riferito che aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo. Ho potuto vedere solo quella sul viso, dalla tempia sinistra all’occhio e giù fino allo zigomo, e i segni neri delle manette ai polsi. L’ho visto nella bara. Il suo corpo non sembrava più allineato e simmetrico. Il mio bambino era perfetto, e stupendo. L’hanno distrutto…

E la polizia mi raccontava che era drogato. Che si era fatto male da solo. Che tutto questo era successo perché era un povero tossico e noi sfortunati…

Lo vogliono uccidere due volte. Le analisi hanno confermato che quel che aveva preso era irrilevante. Non certo causa di morte né di comportamenti aggressivi. Semmai il contrario.

Quel che penso è che Federico fosse terrorizzato in quel momento. Gli stava crollando il mondo addosso. La vergogna di essere fermato dalla polizia, la patente allontanata perché aveva preso una pasticca. E aveva dimenticato la carta di identità.

Quella mattina nel vicinato dicevano che era morto un albanese. Nessuno si preoccupava più di tanto…

Ha certo cercato di scappare. Di non farsi prendere. Visto com’era ridotto si capisce come lo abbiano fermato. Quando lo hanno immobilizzato, ammanettato a pancia in giù non ha più avuto la forza di respirare.

Chissà quando se ne sono accorti?

L’ambulanza è stata chiamata quando ormai non c’era più niente da fare. E nemmeno allora lo hanno portato all’ospedale per provare un intervento estremo. Lo hanno lasciato lì sulla strada. Cinque ore. Poi lo hanno portato all’obitorio. E solo allora sono venuti ad avvisarci.

Perché?

Se fosse vero che dava in escandescenze da solo perché non è stata chiamata subito l’ambulanza?

Perché atterrarlo in modo tanto violento e cruento? Era solo. Non c’era nessuno. Era disarmato. Non era una minaccia per nessuno.

Perché aspettare tanto prima di avvisare la famiglia? Chiaro. Per non farcelo vedere…

Se lo avessimo visto così cosa sarebbe successo? Che risonanza avrebbe avuto?

Sul giornale del giorno dopo un articolo che dichiarava che era morto per un malore… tratto dal mattinale della questura.

Il giorno dopo sull’altra testata cittadina “Federico sfigurato”. Immediate controdeduzioni del Capo Procura: “non è morto per le percosse”… questa è stata la prima ammissione di quanto successo.

Ad oggi ancora non sono stati depositati ufficialmente gli esiti degli esami medici. Sono emersi solo alcuni dettagli che ho citato prima.

Quel che non mi da pace è il pensiero del terrore e del dolore che ha vissuto Federico nei suoi ultimi minuti di vita. Non ha mai fatto male a nessuno. Credeva nell’amicizia che dava a piene mani. Era un semplice ragazzo come tanti. Come tutti i ragazzi di quell’età si credeva grande ma dentro non lo era ancora. Aveva tutte le possibilità di una vita davanti, e una gran voglia di viverla…


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giovedì 12 gennaio 2006
ore 12:59
(categoria: "Vita Quotidiana")



Gli Oscar onorano Robert Altman, vecchio leone dell’altra America
di CLAUDIA MORGOGLIONE

Controcorrente, provocatorio, sempre. Banale, o prevedibile, mai. Robert Altman, vecchio leone del cinema indipendente americano, riceverà finalmente un Oscar alla carriera. Nel corso della prossima cerimonia di assegnazione delle statuette, che si terrà a Los Angeles il 5 marzo.

Un premio che, come in molti casi precedenti, non è solo un modo per onorare il lungo lavoro dell’ottantenne autore. Ma anche una sorta di compensazione per non averlo mai insignito dell’Oscar vero e proprio, quello per la migliore regia, per cui Altman è stato candidato ben cinque volte. Per opere tra loro assai diverse: il bellico-grottesco Mash, il musicale problematico Nashville, il socialmente satirico I protagonisti, l’intenso e apocalittico America oggi, il giallo classico Gosford Park.

Tante nomination, nessuna vittoria. Per una carriera dietro la macchina da presa lunga mezzo secolo, cominciata nei lontani anni Cinquanta. E costellata da tanti film, senza disdegnare il lavoro per la tv. Dalla sua prima regia - il documentario Modern football del 1951 - alla sua ultima fatica per il grande schermo, la commedia A Prairie Home Companion, ambientata nel mondo della radio, che dovrebbe uscire (negli Usa) a metà di quest’anno.

Nel mezzo, una serie di titoli indimenticabili, con esplorazione di quasi tutti i generi cinematografici. Ma con un elemento in comune: la non convenzionalità, l’imprevedibilità. La capacità di rappresentare un’America diversa, spesso un po’ folle, sicuramente non allineata alle immagini dominanti.

Difficile, perciò, scegliere fra i titoli della sua lunga filmografia, composta da ben 86 titoli (tra cinema e tv). Ma citarne alcuni è inevitabile. A cominciare da Mash (1970), che narra le vicende di un ospedale da campo durante la guerra di Corea. Uno sguardo obliquo all’orrore bellico, condito da humor e umanità. E poi Nashville (1975), descrizione senza fronzoli del carrozzone della musica country, condita da canzoni indimenticabili come I’m easy. E ancora, più recentemente, America oggi (1993), ovvero gli Stati Uniti disperati e irredimibili dei racconti di Raymond Carver trasformati in immagini di grande potenza.

E l’elenco potrebbe continuare: basta pensare al jazz d’epoca di Kansas City (1996), allo sfortunato ma poetico Braccio di ferro di Popeye, al dramma al femminile di Tre donne (1977).

Insomma, una carriera che l’Accademia degli Oscar non poteva più ignorare. "Altman è un superbo regista che merita questo onore - ha dichiarato il presidente dell’organizzazione, Sid Ganis, annunciando il premio alla carriera - i membri dell’Academy sono stati conquistati dalle sue innovazioni, dalla ridefinizione dei generi, dalle invenzioni applicate alla tecnica cinematografica e dal rinvigorimento dei vecchi canoni". Appuntamento dunque al 5 marzo.


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giovedì 12 gennaio 2006
ore 12:40
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 12 gennaio 2006
ore 11:48
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il Papa contro la pillola abortiva
I Pacs? "Un grave errore"


ROMA - Bisogna "evitare di introdurre farmaci che nascondano in qualche modo la gravità dell’aborto, come scelta contro la vita". A chiederlo è Benedetto XVI nel discorso rivolto questa mattina alle giunte del Comune e della Provincia di Roma e della Regione Lazio.

E sui patti civili tra omosessuali, il Papa ha detto: "E’ un grave errore oscurare il valore e le funzione della famiglia legittima fondata sul matrimonio, attribuendo ad altre forme di unione i propri riconoscimenti giuridici, dei quali non vi è, in realtà effettiva esigenza sociale".

Per il Papa, "occorre aver cura che non manchino concreti aiuti alle gestanti che si trovano in condizioni di difficoltà. Desidero incoraggiarvi - ha detto agli amministratori locali - negli sforzi che state compiendo in questi ambiti e sottolineare che, in campo sanitario, i continui sviluppi scientifici e tecnologici, come anche l’impegno per il contenimento dei costi, vanno promossi tenendo ben fermo il superiore principio della centralità della persona del malato".


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