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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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martedì 8 novembre 2005
ore 13:25 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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sabato 5 novembre 2005
ore 09:44 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Fuoco amico. «Se tutti avessero fatto la vita che ha fatto Berlusconi, vivendo nelle sue condizioni o nelle sue splendide ville, forse si lavorerebbe volentieri anche a 75 anni. Certamente parlava a titolo personale»
Roberto Maroni, ministro del Welfare, Adnkronos 4 novembre
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sabato 5 novembre 2005
ore 09:27 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 4 novembre 2005
ore 19:13 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Alla mia nazione
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico ma nazione vivente, ma nazione europea: e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti, governanti impiegati di agrari, prefetti codini, avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi, funzionari liberali carogne come gli zii bigotti, una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino! Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti, tra case coloniali scrostate ormai come chiese. Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti, proprio perché fosti cosciente, sei incosciente. E solo perché sei cattolica, non puoi pensare che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male. Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo. PPP
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venerdì 4 novembre 2005
ore 18:30 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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venerdì 4 novembre 2005
ore 15:39 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Supplica a mia madre E’ difficile dire con parole di figlio ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio. Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore. Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere: è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia. Sei insostituibile. Per questo è dannata alla solitudine la vita che mi hai data. E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame d’amore, dell’amore di corpi senza anima. Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù: ho passato l’infanzia schiavo di questo senso alto, irrimediabile, di un impegno immenso. Era l’unico modo per sentire la vita, l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita. Sopravviviamo: ed è la confusione di una vita rinata fuori dalla ragione. Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire. Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…
PPP
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I COMMENTI (1)
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venerdì 4 novembre 2005
ore 15:09 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Ballata delle madri Mi domando che madri avete avuto. Se ora vi vedessero al lavoro in un mondo a loro sconosciuto, presi in un giro mai compiuto d’esperienze così diverse dalle loro, che sguardo avrebbero negli occhi? Se fossero lì, mentre voi scrivete il vostro pezzo, conformisti e barocchi, o lo passate, a redattori rotti a ogni compromesso, capirebbero chi siete? Madri vili, con nel viso il timore antico, quello che come un male deforma i lineamenti in un biancore che li annebbia, li allontana dal cuore, li chiude nel vecchio rifiuto morale. Madri vili, poverine, preoccupate che i figli conoscano la viltà per chiedere un posto, per essere pratici, per non offendere anime privilegiate, per difendersi da ogni pietà. Madri mediocri, che hanno imparato con umiltà di bambine, di noi, un unico, nudo significato, con anime in cui il mondo è dannato a non dare né dolore né gioia. Madri mediocri, che non hanno avuto per voi mai una parola d’amore, se non d’un amore sordidamente muto di bestia, e in esso v’hanno cresciuto, impotenti ai reali richiami del cuore. Madri servili, abituate da secoli a chinare senza amore la testa, a trasmettere al loro feto l’antico, vergognoso segreto d’accontentarsi dei resti della festa. Madri servili, che vi hanno insegnato come il servo può essere felice odiando chi è, come lui, legato, come può essere, tradendo, beato, e sicuro, facendo ciò che non dice. Madri feroci, intente a difendere quel poco che, borghesi, possiedono, la normalità e lo stipendio, quasi con rabbia di chi si vendichi o sia stretto da un assurdo assedio. Madri feroci, che vi hanno detto: Sopravvivete! Pensate a voi! Non provate mai pietà o rispetto per nessuno, covate nel petto la vostra integrità di avvoltoi! Ecco, vili, mediocri, servi, feroci, le vostre povere madri! Che non hanno vergogna a sapervi - nel vostro odio - addirittura superbi, se non è questa che una valle di lacrime. E’ così che vi appartiene questo mondo: fatti fratelli nelle opposte passioni, o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo a essere diversi: a rispondere del selvaggio dolore di esser uomini.
PPP
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venerdì 4 novembre 2005
ore 14:48 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sesso, consolazione della miseria
Sesso, consolazione della miseria! La puttana è una regina, il suo trono è un rudere, la sua terra un pezzo di merdoso prato, il suo scettro una borsetta di vernice rossa: abbaia nella notte, sporca e feroce come un’antica madre: difende il suo possesso e la sua vita. I magnaccia, attorno, a frotte, gonfi e sbattuti, coi loro baffi brindisi o slavi, sono capi, reggenti: combinano nel buio, i loro affari di cento lire, ammiccando in silenzio, scambiandosi parole d’ordine: il mondo, escluso, tace intorno a loro, che se ne sono esclusi, silenziose carogne di rapaci. Ma nei rifiuti del mondo, nasce un nuovo mondo: nascono leggi nuove dove non c’è più legge; nasce un nuovo onore dove onore è il disonore... Nascono potenze e nobiltà, feroci, nei mucchi di tuguri, nei luoghi sconfinati dove credi che la città finisca, e dove invece ricomincia, nemica, ricomincia per migliaia di volte, con ponti e labirinti, cantieri e sterri, dietro mareggiate di grattacieli, che coprono interi orizzonti. Nella facilità dell’amore il miserabile si sente uomo: fonda la fiducia nella vita, fino a disprezzare chi ha altra vita. I figli si gettano all’avventura sicuri d’essere in un mondo che di loro, del loro sesso, ha paura. La loro pietà è nell’essere spietati, la loro forza nella leggerezza, la loro speranza nel non avere speranza.
PPP
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venerdì 4 novembre 2005
ore 14:37 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Le bombe intelligenti sono lente perchè non c’è niente di intelligente in una bomba
L’arroganza è lenta la timidezza è rock balbettare è rock’n’roll
Il canto gregoriano è rock gli inni militari sono lenti
Chi abbandona gli animali è lentissimo il mio gatto è rock
Dario Fo è rock
Gli intellettuali da salotto sono lenti gli operai, i meccanici, i tassisti sono rock
I vecchi e i loro ricordi sono rock chi li dimentica è lento
Collina è rock chi regala i Rolex agli arbitri è lento
Firmare il contratto con gli italiani in diretta è lento
Cucinare il risotto in diretta è lento chi non va ai salotti in diretta è rock
Cambiare vita è rock cambiare idea è rock chi non cambia mai è lento
Aldo Fabrizi è rock Pierpaolo Pasolini è rock Anna Magnani è rock le multisale sono lente
Fassino è rock Giuliano Ferrara è rock
Il panino è lento ma imbottito è rock
Ribelllarsi è rock servire è lento
Il trapianto di capelli è lento il riporto è rock
Non peccare mai è lento ma il paradiso è rock
Parlare senza dirsi nulla è lento, guardarsi negli occhi è rock
La luce è lenta, il buio è rock
Lasciarsi può essere anche rock ma dimenticarsi è sempre lento
I trulli sono rock il fast food è lento
Fare la dieta è lento ingrassare a volte è rock
I critici sono lenti Totò è rock
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venerdì 4 novembre 2005
ore 10:05 (categoria:
"Vita Quotidiana")
«La vignetta di Giannelli sul Corriere della Sera la ritengo un fatto gravissimo. Disegna Bush e me che teniamo la pancia dal ridere mentre il presidente americano dice: “E così hai detto che eri contrario alla guerra”. Si comunica al mondo la falsità»
Silvio Berlusconi, Libero, 3 novembre
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