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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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venerdì 4 novembre 2005
ore 09:56
(categoria: "Vita Quotidiana")



Margherita, resa dei conti in Sicilia
Rutelli caccia Orlando dal partito

L’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando è fuori dalla Margherita. Il leader nazionale Francesco Rutelli a deciso di impedirgli di partecipare alla direzione del partito al termine di uno scontro sempre più duro sulla scelta del prossimo candidato alla presidenza della Regione Sicilia. Orlando, protagonista a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 della cosiddetta "primavera di Palermo", si è infatti schierato apertamente a favore di Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso dalla mafia nel 1992, mentre la posizione ufficiale della Margherita è quella di sostenere il proprio candidato Ferdinando Latteri.

Rutelli ha comunicato a Orlando la sua espulsione con una lettera fatta recapitare ieri all’ex sindaco. "Caro Leoluca Orlando - si legge nella missiva - ho appreso con crescente sconcerto l’inarrestabile evoluzione delle tue posizioni personali a proposito delle elezioni regionali Siciliane". "L’unico comune denominatore - prosegue Rutelli - è apparso il contrasto alle proposte della Margherita. Non entro nel merito in queste poche righe, anche se ho ben presenti i fatti, sino al tuo annuncio di ’disertare’ la riunione della Direzione regionale prevista per domani".

"Non posso tuttavia tacerti l’amarezza personale per il tuo atteggiamento - scrive ancora il leader della Margherita - tanto aggressivo quanto ingeneroso per un partito che non chiede affatto ’disciplina’, come tu scrivi, ma certamente lealtà. Poichè è su una base di fiducia e leale confronto e collaborazione politica che io ho proposto alla Direzione che tu partecipassi ai suoi lavori - come indica il comma 4 dell’art.19 dello Statuto della Margherita-DL - ti comunico che considero questo rapporto interrotto".


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giovedì 3 novembre 2005
ore 18:49
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il marchio Virgilio sacrificato sull’altare della televisione

Hanno ucciso "il bello di Internet". Il marchio Virgilio, nome storico di internet, "marca" del primo motore di ricerca italiano e di uno dei maggiori portali generalisti, pubblicizzato dal famoso bruttone con la nazionale senza filtro in bocca (il"bello" di internet), cade sotto un’operazione di marketing voluta dai vertici di Telecom. Che dalle prossime settimane (la data non è stata resa nota) sarà sostituito dal nuovo "Alice", che al convegno di Internet Advertising Bureau Italia di Milano è stato anche mostrato. Un po’ azzurrino, un po’ più piatto e tradizionale rispetto al disegno precedente, uno slogan un po’ a rimorchio del passato: "la bella di Internet".

E’ significativo che la scelta cada su quello che è stato finora il portale del video on demand dell’ex monopolista. Perché sarà il video a richiesta ("saremo concorrenti più di Blockbuster che dei Broadcaster" dice il direttore contenuti broadband Ramon Grijuela) da distribuire sul computer, sulla tv, sul telefono cellulare, a dominare la nuova offerta internet. La visione commerciale c’è tutta, il disegno egemonico pure ("vogliamo continuare a fare gli editori perché lo sappiamo far bene"), e la voce di Grijuela annuncia ad un convegno sulla pubblicità chi sarà a guadagnare nei prossimi anni su internet.

Curioso che il manager Telecom abbia speso molti minuti per spiegare che il mercato degli utenti italiani dell’adsl cresce forte, e si avvia a superare un difetto, quello degli abbonamenti nei quali si paga a consumo, di cui la sua azienda (insieme alle altre del settore) è la prima responsabile.

Ma che il mercato cresca e forte è vero, molto vero. Lo ha messo a fuoco questa conferenza che è ormai il migliore appuntamento annuo per sentire il polso della penetrazione internet in Italia: ne emerge che abbiamo (secondo Eurisko) 20 milioni di abbonati a internet, che l’adsl si impone come la tipologia di connessione a più forte crescita, che la pubblicità sulla rete cresce (Nielsen) a un tasso di oltre il 13% quest’anno sull’anno scorso ma che - purtroppo - nessuno ci toglie dal cuore del gruppone degli inseguitori. Perché la pubblicità internet in questo paese è ancora l’1,4% di tutta la torta pubblicitaria, mentre è il 5,8% in Gran Bretagna, più ancora che negli stessi Stati Uniti (4,8%.

Le cause non sono dette, ma stanno là, sospese nell’aria. Oltre ai problemi dell’Adsl (se pago per ogni cosa che vedo, non sto collegato poi molto), il nodo sta nel ristrettissimo numero di aziende che investe in pubblicità internet, meno di 1500 aziende, con un "media mix" (il pacchetto che combina i vari mezzi) che vede una fetta destinata alla rete ancora troppo bassa.

E poi c’è il nodo italiano della televisione. Che prende per sé il pezzo più grande del mercato (come succede ovunque ma in misura maggiore che in altri paesi) ma che soprattutto - come dice un operatore in privato - "decide il prezzo della pubblicità, perché per poter vendere sui grandi volumi, lo fa a livelli molto bassi, così fa il pieno. Una volta stabilito che la televisione costa così poco, come fa internet ad essere venduta meglio e guadagnare?".

Cresce internet in Italia, ma non c’è la valanga che qualcuno in America prevede, a favore dei new media e a detrimento di giornali e televisioni. Per quanto riguarda gli utenti, la rete in Italia ha conquistato la testa del paese: il 35% della popolazione (Eurisko), quella con i migliori titoli di studio, quelli che guadagnano di più, quelli che stanno al Nord.

Ma viene da Nielsen la previsione che il grande boom sarà una crescita prospera, forse lunga, ma certo non esplosiva, diciamo un 4,4% (a livello mondiale) di media nei prossimi due anni. E allora bisogna puntare forte su ogni canale possibile: ecco che IAB si dedica a "fare cultura", a organizzare gruppi con le aziende per studiare come funzionano le newsletter e il direct marketing, se sarà possibile pensare ai "business blog", per aprire un dialogo con la gente. E sì perché il tormentone dello "user empowerment", del "tutto il potere al consumatore" è arrivato anche da noi.

Fa impressione sentire la compassata Eurisko, la cattedrale della sociologia dei media di questo paese, parlare di insegnare alle aziende la vie di internet, la diffusione molecolare dell’informazione attraverso un rapporto diretto con la gente che si fa media, che assume su di sé la titolarità delle proprie decisioni e del proprio informarsi. Qualche fanatico del web 2.0 deve aver "hackerato" l’impostazione culturale di Eurisko, o forse il tentativo (lodevole) di Edmondo Lucchi è stato solo quello di far capire alle aziende, e non ai media che già lo sanno, che hanno nelle mani uno strumento potente che può metterle a contatto col pubblico, rivelando loro vie sconosciute per creare valore.

Di certo qualche tormentone ha prodotto più di un equivoco, ma l’idea che a comunicare, ad essere trasparenti, ad accettare le critiche si può guadagnare, è un buon messaggio da inviare alle aziende italiane. Utilizzare le vie di internet per raggiungere i nuovi "punti di contatto" con un pubblico che sembra impzzito, che nessuno sa dove stia andando - gli adolescenti, ad esempio, cosa pensano e dove vivono? - è quello che tentano dovunque da Singapore a Parigi.

Che queste vie del nuovo pubblico possano avere molti nomi - blog, motori di ricerca, newsletter, comunità di utenti, uso dell’aggregazione informativa attraverso gli RSS - , ma le aziende italiane si limitano per ora a partecipare molto intensamente (1500 persone) ai convegni sulla nuova ondata di internet, però restano ben attaccate alle certezze antiche (la televisione), quando si tratta di maneggiare la tecnologia della conoscenza. E ora di televisione risentono parlare anche su internet. Dev’essere il destino.


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giovedì 3 novembre 2005
ore 18:27
(categoria: "Vita Quotidiana")



Berlusconi: "In pensione più tardi"
Ma dai sindacati è un coro di no

La riforma delle pensioni continua a far discutere. Ad accedere il dibattito sono le parole di Silvio Berlusconi che, sull’esempio della Germania, considera "un orizzonte che non dobbiamo precluderci, l’innalzamento dell’età pensionabile a 68 anni". "Non si tratta solo di lavoro in più - dice il premier - ma anche di vitalità e giovinezza. Credo che sia un orizzonte da non precluderci, ma al quale guardare per migliorare la condizione generale di benessere".

Gelida la reazione dei sindacati. In casa Cgil la proposta viene bollata con un secco "no comment" del segretario Guglielmo Epifani. Netta la contrarietà della Uil: "Non c’è bisogno di innalzare l’età pensionabile - dice il segretario Luigi Angeletti. Che aggiunge: "L’idea di fissare un tetto di età pensionabile per tutti era una stupidaggine ieri, lo è oggi e lo sarà sempre più domani. Il sistema previdenziale deve essere abbastanza flessibile da andare incontro alle aspettative delle persone, consentire loro di fare le scelte. E la collettività deve solo favorire scelte positive".

Secondo il leader della Uil "questa politica che si sta applicando ha dato risultati positivi. Le pensioni di anzianità sono inferiori a quelle di vecchiaia. La gente non corre più verso la pensione. Va bene così".

E stessi toni arrivano anche dalla Cisl che si dice contraria a "qualsiasi aumento dell’età pensionabile". "In questo momento - spiega Savino Pezzotta - ben altri sono i problemi che dovrebbero interessare il Paese, a partire dallo sviluppo e dal miglioramento dei redditi di lavoratori e pensionati".


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giovedì 3 novembre 2005
ore 18:04
(categoria: "Vita Quotidiana")



Processo Sme, Stefania Ariosto assolta dall’accusa di calunnia

Furono le sue dichiarazioni, nel ’95, a dare il via ai processi sulle cosiddette “Toghe sporche” romane. Ma poi era finita lei stessa dietro al banco degli imputati per calunnia. Adesso la sentenza del tribunale di Milano la assolve in toto: Stefania Ariosto non è colpevole perché il fatto non costituisce reato.

Ma andiamo con ordine. Il mese scorso la procura generale di Milano aveva chiesto la condanna della Ariosto a un anno e quattro mesi, con l’accusa di calunnia nei confronti dell’ex giudice istruttore romano Rosario Priore. La Ariosto, nota anche come «Teste Omega», aveva indicato dieci anni fa il giudice Priore come uno dei magistrati romani «a libro paga» dell’avvocato e deputato di Forza Italia Cesare Previti. In un’udienza successiva la stessa Ariosto aveva poi ritrattato le dichiarazioni rese nel ’95 ai pm milanesi nell’ambito dell’inchiesta che si tradusse poi nei noti processi Imi-Sir/Lodo Mondadori e Sme, in cui è stato imputato anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Previti, condannato in primo grado per Sme e in secondo grado per Imi-Sir, si era costituito parte civile in questo processo per calunnia contro la Ariosto.

Nella lunga dichiarazione spontanea di mercoledì davanti al giudice Oscar Magi, l’Ariosto aveva in sostanza ribaltato la prospettiva con cui guardare alle sue dichiarazioni sul giro di soldi versati ai giudici romani da Cesare Previti per aggiustare sentenze: «Chi ha denunciato è stato l’avvocato Dotti», suo ex compagno, ai tempi capogruppo di Forza Italia alla Camera. Fu lui in sostanza a parlare, «io mi limitai a dire quanto mi aveva riferito. Non avevo alcun interesse a dire il
falso».

«Sono contenta come una pazza», è stata la prima reazione dell’Ariosto dopo la lettura della sentenza. Per lei il sostituto procuratore generale Gaetano Santamaria Amato aveva chiesto una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione. «Sono stata assolta con la formula piena - ha aggiunto - ed è la formula che mi meritavo e che ho chiesto nelle dichiarazioni spontanee di questa mattina». La teste Omega ha comunque voluto puntualizzare che si tratta del giudizio di primo grado e quindi di attendersi un ricorso contro la sentenza.

Per la teste Omega tuttavia i guai non sembrano finire qui. Perchè alle sue dichiarazioni di mercoledì ha subito replicato Vittorio Dotti, che a sua volta potrebbe citarla in giudizio per calunnia: «È una balla colossale, smentisco le dichiarazioni di Stefania Ariosto, che mi lasciano sconcertato perché arrivano dieci anni dopo». L’ex capogruppo di Forza Italia alla Camera pensa quindi di rivolgersi alle sedi competenti «perché questo fatto ha attentato alla mia onorabilità sia umana sia professionale».


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giovedì 3 novembre 2005
ore 17:53
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 3 novembre 2005
ore 17:51
(categoria: "Vita Quotidiana")



Pacco Bomba a Cofferati: «Poteva esplodere»
di red

C’era della polvere pirica e il plico era potenzialmente offensivo. Secondo le prime indiscrezioni il pacco recapitato nel primo pomeriggio a palazzo d’Accursio, sede del Comune di Bologna, e indirizzato al sindaco Sergio Cofferati era un «ordigno rudimentale» ma potenzialmente pericoloso.

La busta (disinnescata nel cortile del palazzo dopo che era stato proclamato l’allarme bomba) conteneva una videocassetta con una spoletta, fili elettrici legati con del nastro adesivo e una rivendicazione scritta col normografo a firma «Cooperativa Artigiana Fuoco e Affini - Fai». Ossia il gruppo dei cosiddetti anarco-insurrezionalisti che aveva firmato gli ordigni esplosivi partiti dall’estate del 2001, indirizzati fra gli altri all’allora presidente della Commissione Ue Romano Prodi.

Sul luogo è intervenuta la Digos della Questura di Bologna e sulla vicenda ha aperto un’inchiesta la pm Morena Plazzi, membro del pool antiterrorismo della procura bolognese. Dopo l’allarme bomba, il prefetto di Bologna Vincenzo Grimaldi ha convocato una riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica che si dovrebbe svolgere attorno alle 20. Saranno presenti, con i vertici bolognesi delle forze dell’ordine, il sindaco Sergio Cofferati e il Procuratore capo Enrico Di Nicola.
«Nessun commento da parte di nessuno - ha detto lo stesso Di Nicola - fino a quando non ci sarà la riunione dal Prefetto».

Immediata la solidarietà al sindaco di Bologna da vari esponenti politici. «Quale che sia la natura offensiva che ha provocato l’allarme bomba nei confronti del sindaco di Bologna - ha dichiarato il segretario del Prc Fausto Bertinotti - va immediatamente denunciata con la più grande forza la sua pericolosità e gravità». Piena solidarietà a Cofferati anche da parte di Ermete Realacci, della Margherita: «La manifestazione del dissenso è un fattore centrale della democrazia, ma quello che è avvenuto oggi è in ogni caso criminale e inaccettabile».

Il sindaco Cofferati è da alcune settimane al centro di aspre critiche per la sua politica di legalità applicata anche alle abitazioni abusive, che ha condotto a diversi sgomberi nel capoluogo emiliano.


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giovedì 3 novembre 2005
ore 14:51
(categoria: "Vita Quotidiana")



dal blog di beppe grillo
Stefano Benni mi ha mandato queste sue riflessioni.

"Il presidente Silvio non voleva la guerra in Iraq ma Bush non gli ha dato retta.
Il presidente Silvio voleva sollevare l’economia ma gli imprenditori non hanno avuto fiducia in lui.
Il presidente Silvio non voleva leggi ad personam ma qualcuno le ha fatte di nascosto.
Il presidente Silvio non voleva toccare l’unità d’Italia ma la Lega lo ha fregato.
Il presidente Silvio voleva un posto nel consiglio di sicurezza all’Onu ma il Giappone gli è passato davanti.
Il presidente Silvio voleva un’informazione democratica e invece la stampa e la televisione sono finite in mano ai comunisti.
Il presidente Silvio voleva eliminare la mafia ma la mafia è risorta.
Il presidente Silvio voleva creare un dialogo ma l’opposizione non ha voluto.
Il presidente Silvio non voleva più Tremonti ma Tremonti è tornato.
Il presidente Silvio voleva risollevare l’immagine dell’Italia nel mondo ma il mondo è cattivo e ci sputtana.
Il presidente Silvio non voleva evitare i processi ma i processi hanno evitato lui.
Il presidente Silvio voleva tagliare le rendite parassitarie ma a sua insaputa hanno tolto l’Ici al Vaticano.
Il presidente Silvio non voleva più comprare nessuna società ma il fratello e la figlia lo hanno fatto senza dirglielo.
Il presidente Silvio non voleva che Previti andasse a offrire soldi agli avvocati ma Previti c’è andato lo stesso.
Il presidente Silvio non voleva la guerra in Iraq ma i suoi agenti hanno inventato il Nigergate.
Il presidente Silvio non voleva la guerra in Iraq ma il suo benzinaio lo ha minacciato.
Il presidente Silvio non voleva ricandidarsi ma lo hanno obbligato.
Il presidente Silvio non voleva toccare le tasche degli italiani ma qualcuno di nascosto ha fatto tre finanziarie in un mese.

Il presidente del consiglio o è un ipocrita, o non conta un c…o."


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giovedì 3 novembre 2005
ore 14:43
(categoria: "Vita Quotidiana")



In India c’è una Mosca veterosovietica
abitata da tanti Lenin, e qualche Gagarin

Si chiama Mosca, ma si trova nello stato del Kerala, nel Sud dell’India. La temperatura raggiunge i 35°, è circondato da piantagioni di gomma, ma il collegamento con la Russia c’è eccome, dal momento che il nome del villaggio è un omaggio dei comunisti del posto all’ex repubblica sovietica.

Qui gli uomini si chiamano Lenin (ce ne sono sei), Stalin, Breznev, Gorbaciov. E le donne Natasha, Tereshkova e Anastasia.

"Sono orgoglioso di avere questo nome - dice uno dei Lenin, un venticinquenne che ha studiato legge e adesso sta per conseguire un master - Ho viaggiato in diverse parti dell’India, e non ho mai incontrato un altro Lenin". Naturalmente i genitori di Lenin sono comunisti.

Un insegnante, Gagarin, 45 anni, racconta di essere stato chiamato così in omaggio al primo uomo sullo spazio, Yuri Gagarin, dal momento che era nato nello stesso anno dello storico viaggio. Naturalmente dichiara di avere una passione per l’astronomia.

Più di 30 persone della Mosca indiana partecipano al meeting organizzato dal Centro culturale russo di Trivandrum, importante città del Kerala. Il direttore del centro, Ratheesh Nair, racconta di aver deciso di organizzare il meeting dopo che i suoi amici gli avevano raccontato del villaggio chiamato Mosca.

A Mosca c’è anche un Pushkin, che in realtà non ha le idee chiare sullo scrittore russo dal quale prende il nome, ma si dichiara felicissimo di averlo.

Il Kerala è uno dei due stati indiani a maggioranza comunista. E infatti è stato anche il primo stato indiano ad eleggere un governo comunista, negli anni ’50. E si ispira direttamente alla Russia sovietica.

Tuttavia il fascino dei nomi e della cultura russa in India è molto arretrato dopo il crollo del regime sovietico. Tra i nomi dei leader russi, è sicuramente ancora molto gettonato Lenin, ma Breznev, Stalin e Kruscev stanno cominciando a diventare una rarità.


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giovedì 3 novembre 2005
ore 12:25
(categoria: "Vita Quotidiana")



«Con la ex Cirielli andrà al macero tra il 42 e il 49% dei circa 28.000 processi pendenti in Cassazione. Ecco i numeri: corruzione in atti d’ufficio tra 81 e 89%, maltrattamenti in famiglia tra 35 e 67%, calunnia 67%, omicidio colposo tra 37 e 57%, truffa tra 53 e 65%, truffa aggravata 73%, usura 64%».

Centro elaborazione dati della Corte di Cassazione, Corriere della Sera, 6 ottobre


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giovedì 3 novembre 2005
ore 11:13
(categoria: "Vita Quotidiana")



Rockpolitik, il re degli ignoranti
ospita la poetessa del rock

Celentano, terzo round. Superate le polemiche con l’apprezzamento bipartisan per l’intervento di Roberto Benigni, l’attesa per la terza puntata di Rockpolitik è comunque tanta. Nuovo appuntamento con i monologhi del Molleggiato e pure con un’altra dose di risate, garantite dalla presenza di Teo Teocoli. A far riflettere ci pensa Patti Smith, ospite musicale e non solo. "Con Celentano non abbiamo fatto progetti - spiega l’artista - fa parte della nostra natura". Probabilmente, la "poetessa del rock" interverrà su temi d’attualità: alla vigilia dello show, ha parlato dell’amministrazione Bush "che ha reinterpretato la nostra Costituzione e la nostra religione, e i media sono stati manoipolati in un modo tale che la gente ha ormai idee confuse sulla libertà di parola e sui diritti che ha. Si vive in un’atmosfera di paura - ha detto l’artista - mentre il governo dovrebbe essere al servizio del popolo".


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