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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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ULTIMI 10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


giovedì 3 novembre 2005
ore 11:07
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Farsi cremare non e’ da cristiani"
Il vescovo di Trento contro la Chiesa

Il 7,5% degli italiani, oltre la metà dei milanesi, sceglie di farsi cremare. La pratica, consentita dalla Chiesa, è in crescita nel nostro Paese. Ma l’arcivescovo di Trento, Luigi Bressan, vi si oppone:"La cremazione non appartiene alla tradizione cristiana. Così come la dispersione delle ceneri o la loro conservazione in casa. I cristiani, fin dalle origini, preferiscono l’inumazione nei cimiteri".

In Italia il fenomeno è in crescita come in tutt’Europa, ma a ritmo molto più rallentato. E la pratica, che vede ai primi posti la Repubblica Ceca con il 76,5% delle persone che la scelgono, la Svizzera (76,2%, la Danimarca (72,6%, la Gran Bretagna (72,3% e la Svezia (72,1%, ci colloca in penultima posizione (al 7,5% prima dell’Irlanda (6,8% e dopo la Francia (al 21%. Da noi, se nel 1988 le persone che venivano cremate erano 3.650, nel 2004 sono state 43.858.

Preoccupato forse per questa tendenza, l’arcivescovo di Trento ha colto l’occasione della giornata dei Defunti per un affondo: "I cristiani fin dagli inizi hanno decisamente scelto, tra le due forme di seppellire i morti, usate dai romani, non la cremazione, ma l’inumazione, per fare come il Signore che era stato sepolto nella terra e con la sua presenza l’ha santificata".

Intanto la richiesta di cremare i propri cari aumenta. Ma più al Nord che al Sud. Dei 39 templi crematori, 28 sono attivi in regioni settentrionali, 10 nella sola Lombardia. A Milano la pratica ha già superato quella dell’inumazione, mentre a Roma è attorno al 6% e nel Meridione più tradizionalista resta al 2-3%. La pratica ha costi molto ridotti, in media 25 euro, e viene vista di buon occhio dalle amministrazioni locali alle prese con problemi di spazio nei cimiteri. Così, a Venezia il 10 novembre verrà inaugurato un forno crematorio nel cimitero dell’isola di San Michele.

E mentre, sempre più italiani chiedono di poter tenere in salotto l’urna con i resti dei propri familiari, che fanno crescere imprese specializzate nel trattamento delle spoglie umane, nascono ditte che si occupano della dispersione delle ceneri in mare. A Sanremo è sorto l’Istituto per la cremazione, una società privata che mette a disposizione dei defunti due battelli. I parenti salgono con l’urna biodegradabile che viene "filata" in acqua (nel linguaggio dei marinai) tra petali di fiori e foglie per l’estremo saluto. C’è poi chi sceglie il Mar Ligure, il Golfo di La Spezia, l’Adriatico o lo Jonio; e chi si affida all’aria dell’Alta Valsesia, della Val di Funes, dei colli della Brianza; o chi ai fiumi (Ticino, Olona, Nure); chi a un lago o a un santuario.


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giovedì 3 novembre 2005
ore 10:44
(categoria: "Vita Quotidiana")



La banlieue parigina in fiamme
di TAHAR BEN JELLOUN

NON È la prima volta che dei giovani delle periferie francesi si rivoltano. Non si tratta di "ribelli senza causa": reagiscono di fronte a un dramma o a un’ingiustizia macroscopica come quella che si è verificata a Clichy il 27 ottobre, quando due giovani minorenni inseguiti dalla polizia sono morti folgorati. Certo, si è trattato di un incidente, ma se gli agenti della polizia non si fossero lanciati all’inseguimento non sarebbe successo. Questo tragico avvenimento è stato il detonatore di una rivolta che ha le sue radici in una storia che la Francia fatica a scrivere, a riconoscere e a inserire nell’immaginario collettivo.

Questa volta sono esplose le tensioni politiche e sociali, e non solo a Clichy-sous-Bois. Nel giro di qualche giorno sono state incendiate un centinaio di automobili, una settantina delle quali nel dipartimento della Seine-Saint-Denis, che non era direttamente coinvolto dal dramma del 27 ottobre. Ci sono stati feriti in entrambi i campi, sono state pronunciate condanne nei confronti di tre giovani e altri aspettano in prigione di essere giudicati.

Al centro di questa rivolta, la rabbia di una gioventù francese figlia dell’immigrazione. Una gioventù povera, mal considerata e tenuta sotto sorveglianza dalla polizia. Infatti il ministro degli interni Nicolas Sarkozy tiene a dimostrare ai Francesi di essere lui a garantire la loro sicurezza. È lui a dar prova di fermezza e qualche volta si spinge anche oltre, con minacce dirette ai giovani. Ed è sempre lui che ha usato l’espressione "pulire col Karcher" (una marca di idropulitrici professionali, ndt) il rione di Courneuve, un sobborgo difficile. Subito prima del dramma di Cliché, la notte del 25 ottobre Sarkozy era andato ad Argenteuil e aveva chiamato "plebaglia" i giovani in agitazione.

Questo modo di fare e soprattutto le parole che usa provano che Sarkozy non sa dominarsi o che vuole lanciare dei messaggi agli elettori dell’estrema destra in prospettiva delle elezioni presidenziali del 2007. Come gli piace affermare: "Io non faccio discorsi: io agisco e vado sul campo".

Questo ha fatto dire ad Azouz Begag, ministro delegato alle pari opportunità: "non è privo di interesse osservare che due ministri non hanno la stessa Francia nel mirino". Azouz Begag si è opposto ai metodi e al linguaggio di Sarkozy senza che il primo ministro trovasse da ridire. Semplicemente perché Azouz Begag conosce perfettamente i giovani dei sobborghi: è nato nella zona di Lione e sa di che cosa soffrono quei giovani che la Francia non ha saputo vedere né riconoscere. Ogni volta che si esprimono, gli mandano contro la polizia. Quei giovani non sono degli stranieri, non sono degli immigrati, sono Francesi declassati, con il destino minato dalla povertà, da un habitat malsano e da una storia che è diventata un handicap. Sono Francesi di seconda categoria perché nati da genitori immigrati, perché non sono proprio bianchi di pelle e non vanno bene a scuola.

Appena il 5% dei figli di immigrati riescono ad arrivare all’università. Gli altri vengono scoraggiati dalla nascita; alcuni se la cavano, altri si lasciano tentare dalla deriva della delinquenza. Sanno di non essere accettati, sanno che il colore della loro pelle, le loro origini, la loro condizione non gli permetteranno di accedere alle scuole migliori o di avere una carriera professionale normale.

Il 26 ottobre, Nicolas Sarkozy ha organizzato al ministero un convegno sulla "discriminazione positiva alla francese" per lottare contro il razzismo nelle assunzioni o semplicemente nelle scuole. Mi ha chiesto di fare il discorso d’apertura del convegno. Io non sono d’accordo con la discriminazione, sia essa positiva o negativa; ho sostenuto l’idea che bisogna lavorare sull’opinione pubblica perché i Francesi accettino questa nuova realtà: la Francia è un paese il cui panorama umano è cambiato, il suo avvenire sarà nella mescolanza di diversi colori, di diversi sapori e di spezie diverse. Ho dimostrato che non è necessario ricorrere ai curricula anonimi. Al contrario, il funzionario dello Stato francese deve sapere che la persona che si è presentata da lui per ottenere un lavoro si chiama Mohamed, è francese e va considerata solo per le sue capacità. Altrimenti si farebbe una concessione al razzismo.

Ma il ministro ha fretta; vuole lanciare delle formule e andare sul campo per impressionare i Francesi, perché sta già facendo la sua campagna elettorale.
La repressione non risolve il problema di questi giovani, anzi, li provoca e li spinge verso una rivolta più grande. Occorre una nuova politica, una politica che riconosca la realtà e si impegni a integrare questa popolazione nell’avvenire del paese, perché questi giovani lo proclamano e lo reclamano: il loro paese è la Francia. Ma non sempre la Francia li ascolta.


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giovedì 3 novembre 2005
ore 10:27
(categoria: "Vita Quotidiana")



Nokia lancia la sua tv mobile

Nokia si butta sulla tv mobile. E annuncia che il suo nuovo servizio sarà disponibile sui suoi apparecchi a partire dalla metà dell’anno prossimo. In pratica, tutti i proprietari di videofonini del gigante finlandese della telefonia mobile potranno vedere sullo schermo del loro portatile i programmi tv in diretta.

Il sistema, Digital Video Broadcast-Handheld, è stato testato su circa 40 progetti pilota nel mondo e Anssi Vanjoki di Nokia ha detto di prevedere che il servizio sarà attivo dalla prima metà del 2006.

"Questo in teoria, ovviamente, dato che ci sono anche alcuni aspetti normativi", ha detto nel corso di una conferenza in Spagna Vanjoki, direttore generale della divisione Multimedia di Nokia.

I vertici della società di telefonia hanno poi annunciato che renderanno disponibile questa tecnologia sui propri telefoni multimediali per permettere agli utenti di vedere i programmi direttamente, senza che vengano ritrasmessi dalle società televisive.

Gli operatori di telefonia mobile e le emittenti televisive sperano con i servizi a prezzo fisso o le trasmissioni in pay-per-view di attirare quelle persone che non possono perdersi un goal o l’ultimo episodio della telenovela preferita quando sono fuori casa.

Molte società di telefonia hanno offerto ai loro clienti programmi tv selezionati attraverso le reti esistenti di terza generazione (3G), ma gli analisti del settore sostengono che ci vorrà del tempo prima che si diffonda la trasmissione diretta sui cellulari e gli accordi sui diritti di licenza.

Uno degli obiettivi degli operatori è il campionato mondiale di calcio che inizierà a giugno in Germania. La Corea ha già sviluppato la trasmissione della tv su telefonini grazie a u no standard tecnologico concorrente creato nel paese, Digital Media Broadcast (Dmb), in uso sugli apparecchi di Samsung Electronics, il terzo produttore mondiale di cellulari.

Vanjoki si aspetta che Svizzera, Indonesia, Thailandia, Germania e Russia sa ranno tra i primi a usare la rete mobile tv Dvb-H. Telecom Italia Mobile e Mediaset hanno annunciato il mese scorso di voler dare il via alla tv mobile in diretta l’anno prossimo con lo standard Dvb-H. Nokia intanto ha anche presentato un nuovo telefonino N92, pensato per le trasmissioni tv, che sarà nei negozi il prossimo anno.


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giovedì 3 novembre 2005
ore 10:17
(categoria: "Vita Quotidiana")



Vecchia enciclopedia, addio: le ricerche si fanno sul web
di FEDERICA CRAVERO

Fa discutere la proposta di Jimmy Wales, inventore di Wikipedia, di stampare su carta o portare su cd la più famosa enciclopedia gratuita che si trovi su internet. "È un errore gravissimo - commenta Giacomo Goldkorn Cimetta, direttore del giornale on line Equilibri.net ed esperto di web - perché in questo modo viene a mancare il controllo della rete su se stessa. Wikipedia è una buona idea, perché si basa sul principio che ciascuno scriva della sua materia e a sua volta controlli quanto scritto da altri. Nella versione stampata questo è impossibile". Dello stesso parere anche Ugo Volli, docente di semiotica all’università di Torino: "Stampare Wikipedia significa trasformarla in un’enciclopedia come le altre. Non dico che è sbagliato, ma sarà la sua fotografia in un dato momento. Avrà solo il vantaggio di costare poco perché è scritta dalla gente".
Ma questo controllo della rete sulla rete, alla fine, non sempre è riuscito a proteggere i navigatori dalla presenza di strafalcioni. "In verità non funziona molto bene - continua Goldkorn -. Ma non bisogna demonizzare internet: errori grossolani se ne trovano anche nei libri e nei giornali. Per questo, fin dall’infanzia, bisogna insegnare ai ragazzi a difendersi, instillando in loro il dubbio e invitandoli al confronto delle fonti".

Per molti ragazzi, nelle ricerche scolastiche, internet ha sostituito l’enciclopedia di casa o i libri presi in prestito dalla biblioteca. E il comodo sistema del "copia e incolla" ha permesso di produrre relazioni voluminose, ma prive di indagine personale. "Fatte in questo modo, le ricerche non consentono ai ragazzi di sviluppare le capacità logiche che dovrebbero invece portarli ad incrociare le informazioni per produrre analisi originali e nuova informazione. E, soprattutto, non interiorizzano la materia, perché non la studiano", denuncia Paola Mastrocola, scrittrice e insegnante di lettere in un liceo torinese. Senza contare che tagliare e incollare da internet è un reato non solo per la scuola, ma anche per la legge. "Negli atenei italiani - polemizza il direttore di Equilibri.net - manca quel sano terrorismo contro il plagio, che invece vige nelle università britanniche, dove addirittura si arriva all’espulsione, se si copia un testo altrui. Ma nelle nostre scuole quest’etica non viene insegnata e i professori per primi non fanno i dovuti controlli quando un ragazzo presenta una ricerca, anche se ci sono siti che consentono di verificare se e come un testo è stato copiato".

"Anche le ricerche della vecchia generazione di liceali non erano roba loro - spiega Volli - Il problema, d’altro canto, non è tanto quello del reperimento delle informazioni, ma di come vengono messe insieme, altrimenti si rischia di fare un vestito da Arlecchino, fatto solo di toppe. Questo discorso andrebbe affrontato alle superiori, ma anche all’università: spesso si insegnano tecniche di ricerca più sofisticate che inserire una parola su Google, ma poi non si insegna come unire logicamente i concetti".

Un’agguerrita difesa della rete arriva da Mario Morcellini, preside della facoltà di Scienze della Comunicazione a La Sapienza di Roma: "Internet sta diventando quella che Umberto Eco ha chiamato la nuova Biblioteca di Alessandria, non solo per i letterati, ma per tutti. I giovani ne sono la dimostrazione: vi si rivolgono per fugare ogni dubbio, per cercare ogni approfondimento. Non si devono criminalizzare se vi si avvicinano come un modo per scansare la fatica: l’offerta di internet è talmente vasta rispetto alla domanda che invoglia ad altra cultura". E la scuola, ne è consapevole? "È indietro - conclude Morcellini - ma ha capito che può essere uno strumento utile anche per l’autodidattica. Non per le università telematiche, però. Quelle sono anti università, perché il confronto fra studenti e fra studenti e insegnanti, non si può fare solo su un computer".


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giovedì 3 novembre 2005
ore 10:06
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Trascurare Darwin è un errore"
e il documento dei Nobel scompare

Il caso della "cancellazione" di Darwin dai programmi della scuola italiana diventa un giallo, che svela un intervento censorio all’interno del ministero dell’Istruzione. La decisione, due anni fa, scatenò le proteste della comunità scientifica fino alla decisione del ministro Moratti di istituire una commissione al massimo livello per "dare indicazioni". Della commissione facevano parte due Nobel - Rita Levi Montalcini che la presiede e Carlo Rubbia - e altri autorevoli scienziati.

Il 23 febbraio scorso il rapporto è pronto e viene consegnato al ministro che ne dà subito notizia e informa di averlo già trasmesso alla struttura amministrativa "affinché provveda ad integrare i piani di studio della scuola primaria e secondaria di primo grado in base alle riflessioni fornite".

Da questo momento, come testimonia la ricostruzione di Micromega, le tracce si perdono, nessuno riesce più avere notizie, fino alla scoperta della rivista: il documento esiste, ma è stato modificato. Anzi, per la precisione, ne è stata fatta una seconda versione. Tagliata, o - suggerisce Micromega - di fatto censurata in alcune parti significative. Come quella che dice:
"Trascurare l’insegnamento dell’evoluzione, in favore della quale esistono oggi molti fatti incontrovertibili e teorie molte chiare, probabilmente ignorati dagli estensori delle nuove norme ministeriali, sarebbe un errore intollerabile in una società che si ritiene civile". Pubblichiamo i due documenti a confronto, tratti dall’ultimo numero di Micromega con un articolo introduttivo che ricostruisce la vicenda.


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giovedì 3 novembre 2005
ore 09:30
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Ponte sullo Stretto: Vincerà Impregilo"
di LUCA FAZZO e FERRUCCIO SANSA

"La gara per il ponte sullo Stretto la vincerà Impregilo". Quando i pm di Monza hanno letto i brogliacci delle intercettazioni telefoniche sono rimasti colpiti. Il colloquio intercettato infatti si svolge tra Paolo Savona - al momento dell’intercettazione presidente di Impregilo, una delle due cordate in gara per il ponte - e Carlo Pelanda, economista e amico di Savona. Una frase che ha sollevato l’attenzione degli inquirenti anche perché al telefono Pelanda sostiene di avere saputo da Marcello Dell’Utri del probabile esito della gara per l’appalto più costoso mai assegnato in Italia. Sarebbe stato il senatore di Forza Italia a dare assicurazioni in tal senso. In effetti, il 13 ottobre la gara è stata vinta da Impregilo.

La frase di Pelanda a Savona viene captata per caso. I microfoni degli investigatori stavano registrando le conversazioni telefoniche dei vertici di Impregilo (oggi rinnovati) nell’ambito di un’inchiesta per falso in bilancio e false comunicazioni sociali che si trascina da tempo, e nella quale sono indagati a vario titolo Paolo Savona e Pier Giorgio Romiti, figlio dell’ex presidente di Fiat. Il sostituto procuratore Walter Mapelli e il suo capo, il procuratore di Monza Antonio Pizzi, al ponte non ci pensano nemmeno. Ma, a partire dalla fine dell’estate, molte delle comunicazioni registrate iniziano a riguardare proprio la gara: sono le settimane decisive, è in gioco l’appalto del secolo, un’opera da 3,88 miliardi di euro. In lizza sono rimasti soltanto due concorrenti, dopo il ritiro delle cordate straniere: Impregilo e Astaldi.

Per entrambi i concorrenti è una partita decisiva. L’affare è colossale sia che il ponte venga costruito, ma anche (o soprattutto, come sostengono in molti) che resti sulla carta, visto che il contratto prevede una penale stratosferica in caso di recesso da parte dello Stato (il 10 per cento dell’importo totale, cioè 388 milioni, più le spese già affrontate dal general contractor) dopo la definitiva approvazione dell’opera prevista per il 2006. Così le telefonate, i contatti a tutti i livelli sono incessanti. Nulla, però, di penalmente rilevante.

Poi arriva quella telefonata che gli investigatori ascoltano e riascoltano. Che passano ai pubblici ministeri. Pizzi e Mapelli si consultano a lungo sul da farsi. E alla fine, nel corso di un interrogatorio di Paolo Savona, gli domandano: "Il professor Pelanda le ha detto che voi avreste vinto la gara per il ponte. Come faceva a saperlo? E Marcello Dell’Utri che cosa c’entra?". Savona risponde: "Era una legittima previsione: Pelanda mi stava spiegando che noi eravamo obiettivamente il concorrente più forte". I pm di Monza, tuttavia, sono convinti di avere in mano altri elementi per nutrire qualche dubbio sulla gara di aggiudicazione.

Paolo Savona e Carlo Pelanda (economista ed editorialista del Foglio e del Giornale) si conoscono da anni, hanno scritto libri insieme, niente di strano che si sentano e che parlino anche del Ponte. Ma Pelanda chiama in causa il suo amico Marcello Dell’Utri, senatore di Forza Italia, stretto collaboratore di Berlusconi. Anche Pelanda e Dell’Utri si conoscono: Pelanda è stato presidente dell’associazione "Il Buongoverno", fondata proprio dal senatore.

In Procura c’è molta cautela: non si vuole danneggiare Impregilo, la più grande impresa della zona, soprattutto adesso che i vertici coinvolti nell’inchiesta sono cambiati. Ma da quelle parole e dagli altri elementi raccolti, il procuratore Antonio Pizzi (già noto per essersi occupato delle inchieste sul Banco Ambrosiano e le Bestie di Satana) potrebbe decidere di avviare un’inchiesta per turbativa d’asta. E se questa inchiesta venisse aperta nel fascicolo potrebbe comparire anche un altro nome importante: quello dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che figura nei brogliacci delle intercettazioni per alcuni contatti con Pelanda. L’ex presidente e l’economista sono infatti in buoni rapporti. Pelanda è stato consigliere della Presidenza della Repubblica (mentre oggi risulta consulente del ministro della Difesa Antonio Martino).

A questo si riferiva lo stesso Cossiga quando, durante la puntata di Porta a Porta del 5 ottobre, ha rivelato: "Sono stato intercettato da un pm mentre parlo con un mio amico che brigava per ottenere gli appalti del Ponte".


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giovedì 3 novembre 2005
ore 09:28
(categoria: "Vita Quotidiana")



Berlusconi: "Minaccia contro di me: Un kamikaze allo stadio"

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in un’intervista al quotidiano Libero ha raccontato di essere stato oggetto di un attacco kamikaze. "Ho ben altro in mente. Io sono oggetto di una minaccia diretta. Un kamikaze allo stadio contro di me", ha detto Berlusconi.

"Ma non è una questione di me - continua il presidente del Consiglio - Qui c’è di mezzo l’Italia. Come fate a non avere questa avvertenza? Siamo esposti ad attacchi micidiali del terrorismo. Io non rinnego nulla, espongo sempre la verità per togliere pretesti propagandistici a chi vuole organizzare stragi. Per questo evidenzio la mia assoluta disponibilità al dialogo con i Paesi islamici".

Berlusconi ha poi ripetuto di essere stato sempre contrario alla guerra in Iraq, e di aver cercato di dissuadere in tal senso il presidente americano George W. Bush: "Ho voluto dare l’intervista a La7 su questi temi - ha detto nel colloquio con Libero - perchè fosse amplificata da Al Jazeera e io potessi apparire per quel che sono: leader di un Paese che in ogni maniera ha cercato di tenere lontana la guerra. Che non ha attaccato nessuno e non è in guerra. Le nostre truppe in Iraq non sono di occupazione, sono forze di pace, sotto l’egida di una risoluzione dell’Onu. Siamo intervenuti soltanto allora".



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mercoledì 2 novembre 2005
ore 15:40
(categoria: "Vita Quotidiana")



Crolla la produzione di energia: la siccità lascia l’Albania al buio

La straordinaria siccità verificatasi nel corso dell’anno sta mettendo in ginocchio l’Albania. Il danno maggiore non è come si potrebbe pensare per l’agricoltura, ma per l’energia. La Kesh, la compagnia elettrica di Tirana, ha annunciato infatti oggi che dovrà avviare un drastico razionamento nell’erogazione della corrente con interruzioni del servizio comprese tra le 10 e le 13 ore al giorno.

"L’Albania si trova costretta ad adottare queste misure a causa della siccità che ha drasticamente ridotto la capacità delle centrali idroelettriche", spiega un comunicato dell’azienda. Il sistema elettrico albanese è rimasto infatti lo stesso dei tempi del regime socialista autarchico e nel paese non esistono forme di produzione diversa da quella con l’acqua dei fiumi, mentre le importazioni dalle vicine Grecia e Macedonia non vanno oltre i cinque milioni di kilowatt, del tutto insufficienti a soddisfare il fabbisogno nazionale.

Dai blackout programmati non verranno risparmiati neppure gli ospedali e i panifici industriali, che dovranno fare a meno della corrente per almeno cinque ore al giorno. I tagli alla luce avranno inoltre conseguenze anche sull’erogazione dell’acqua, che in buona parte viene portata nelle case attraverso pompe elettriche.


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mercoledì 2 novembre 2005
ore 15:04
(categoria: "Vita Quotidiana")



Letture e flash mob, sul Web le commemorazioni di Pasolini
di LUIGI BOLOGNINI

A DIRLA col nome in codice, Fmp6, sembrerebbe qualcosa da servizi segreti. Invece è l’iniziativa con cui il popolo dei "flash mob" questa sera ricorderà in varie piazze d’Italia Pier Paolo Pasolini, di cui oggi ricorrono i 30 anni esatti dalla morte.

Normalmente i flash mob, le aggregazioni improvvise e di brevissima durata in luoghi pubblici, servono soprattutto a fare un po’ di caciara, a spezzare per un momento la monotonia della metropoli vivendo assieme un’emozione. Quelli di stasera, organizzati come sempre su internet (www.bravuomo.it/wiki/PPPMob) e rilanciati col tam tam dei link e delle mailing list, invece vogliono provare a far pensare. A ricordare Pasolini leggendo suoi scritti, articoli e libri. Flash mob sono in programma a Torino, Roma, Lecce, Milano, Napoli, Fiano Romano, Bologna, Modena e Dueville, nel Vicentino, tra le 16 e le 21.30 di oggi.

A Torino il ritrovo è in piazza Castello, nei pressi dell’orologio olimpico alle 18.30. Si leggerà "Il romanzo delle stragi", dagli Scritti Corsari. A Milano, appuntamento alle 21.30 alla Loggia dei Mercanti, a pochi metri dal Duomo, e lettura alternata del coro delle Eumenidi dell’opera teatrale Pilade e di Che cos’è questo golpe?, il celebre editoriale che Pasolini scrisse nel 1974 sul Corriere della sera (quello che inizia con "Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe"). Chi vuole può assistere in silenzio, ma è invitato almeno a portare un paio di lumini di quelli da cimitero. Scelta perfetta per il giorno dei morti.

A Modena, l’incontro è in piazza Grande, sotto la "pietra ringadora", alle 18.30. Anche qui si leggerà ad alta voce Che cos’è questo golpe? A Bologna andrà in scena il flash mob più originale, alle 18.30 nei sottopassaggi di via Ugo Bassi. Fu lì che, il 31 maggio 1975, Pasolini fece proiettare il suo film Il vangelo secondo Matteo sul proprio corpo, usandolo come una sorta di schermo cinematografico. Stasera si replica, con una selezione di scene di un altro suo film, Comizi d’amore. Per questo ai partecipanti si chiede di indossare magliette e camicie bianche, perché le immagini si possano vedere meglio.

Nulla si sa, al momento (o meglio, nulla è stato pubblicizzato) su luoghi e orari dei flash mob di Roma e Lecce. Mentre a Fiano Romano l’appuntamento è per domenica alle 12: si occuperà simbolicamente il Municipio e si leggeranno brani con un megafono, con l’aiuto degli attori della compagnia teatrale locale. A chi partecipa si chiede, in omaggio agli Scritti corsari, di avere una benda nera sull’occhio destro, a mo’ di pirati.

Ma il primo flash mob che andrà in piazza sarà particolare. Perché sarà un flash mob individuale. Alle 16 in piazza Monza a Dueville, in provincia di Vicenza, un uomo si riprenderà mentre legge dei versi di Pasolini. E chiede di essere e restare solo: "Quel che vorrei riprendere con la videocamera è proprio l’assenza. La solitudine. Il nulla incancrenito nelle persone che non ricordano nemmeno cosa è stato Pier Paolo Pasolini".

Ma tutti i flash mob saranno filmati, nelle intenzioni degli organizzatori, che vogliono realizzare un filmato-blob da fare girare in rete. Perché la voce di Pasolini riecheggi ancora tramite mille altre voci.


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mercoledì 2 novembre 2005
ore 12:54
(categoria: "Vita Quotidiana")



IRAN: AHMANIJAD EPURA AMBASCIATORI RIFORMISTI
Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, ha dato il via un’epurazione senza precedenti nella diplomazia da quegli ambasciatori di lungo corso considerati troppo liberali per portare avanti la nuova linea radicale di Teheran. Stando a informazioni raccolte dal ’The Times’, di cui ha riferito nell’edizione ’online’, almeno venti diplomatici, tra capi legazione e altri gradi sono stati destituiti o costretti a dimettersi. Si tratta della piu’ grande purga anti-riformistsa dalle rivoluzione khomeinista del 1979. La maggior parte dei diplomatici interessati fu nominata durante il decennio di riavvicinamento dell’Iran all’Occidente, cui il nuovo presidente ha messo bruscamente fine. Questo drastico rimpasto diplomatico ha interessato anche l’Europa con gli ambasciatori di Londra, Parigi, Berlino e della sede di Ginevra delle Nazioni Unite. Fonti accreditate iraniane e occidentali hanno manifestato al ’The Times’ il timore che questa purga preluda a un’ulteriore accentuazione della retorica provocatoria adottata in politica estera da Ahmadinejad, che ha rimesso all’angolo l’Iran, soprattutto dopo le recenti affermazioni del presidente che ha auspicato la distruzione di Israele.



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