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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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giovedì 6 ottobre 2005
ore 16:03
(categoria: "Vita Quotidiana")



Grillo: "Macché eroe cerco solo di resistere"
di CURZIO MALTESE

Soltanto due italiani si sono meritati la classifica degli "eroi europei del 2005" su Time. Una è poco conosciuta, Silvana Fucito, imprenditrice napoletana che guida l’associazione contro il racket della camorra. L’altro è famosissimo, nonostante ormai decenni di oscuramento televisivo, Beppe Grillo.

Come si sente un eroe del nostro tempo?
"Benino, grazie. Oddio, di fronte al coraggio di una donna che si batte contro il pizzo dopo che la camorra le ha bruciato la fabbrica, il mio coraggio sparisce. Ma insomma, fa piacere e anche un po’ di tenerezza".

Tenerezza per chi?
"Per gli americani. Attraversano un momento difficile e parlano spesso di noi europei. Non si capisce più se siamo noi a seguire loro o il contrario".

Gli americani di casa nostra, nella loro profonda intelligenza, saranno in lutto. Ma come, Time segnala proprio lei, un anti americano della prima ora, un no global avvelenato?
"Gli americani veri, per fortuna, conservano questa ingenuità. Sono sotto choc da tre anni, da quando Cnn venne a intervistarmi e io raccontai il crack Parmalat".

E’ un paese che ha bisogno di eroi.
"Si sono scoperti più deboli con l’uragano, hanno chiesto aiuto. Non l’avevano mai fatto, neppure in guerra. Fidel Castro era gasatissimo, pronto a mandare legioni di medici, aspettava questo momento da quarant’anni".

In comune con la signora Fucito avete il fatto che la televisione italiana vi ignora.
"Campo benissimo. Al principio mi hanno espulso ma ora sono io che non ci vado, le rare volte che me lo chiedono".

Per esempio?
"L’ultima con Celentano. Adriano è un amico, gli voglio bene. Ma preferisco girare l’Italia con lo spettacolo e stare a casa davanti al computer".

A proposito, come va il suo blog?
"Siamo al ventitreesimo posto nelle classifiche mondiali dei blog più frequentati. Ventitreesimo su diciotto milioni e mezzo di siti. L’unico italiano nei primi cento".

Un successo impressionante, ancora più della classifica di Time. Come lo spiega?
"La gente si fida, tutto qui. Nella vita ho sempre tenuto a quella che una volta si chiamava reputazione. E poi la gente si fida di un comico perché non si fida più di politici, manager, scienziati, giornalisti. Sente che è tutto morto, finito, la politica, il giornalismo...".

Non vorrei fare una difesa di categoria ma della morte del giornalismo si dibatte dalla fine del Settecento, molto prima di Internet, e di quella della politica da secoli.
"Questa però è una rivoluzione vera. Si saltano le mediazioni, si va alla fonte della notizia. Del resto, anche nei giornali che cosa fate? Se arriva lo tsunami o l’uragano su New Orleans, oppure scoppia una bomba a Bali, correte su Internet a informarvi".

Certo, in Italia si fa di tutto per limitare la diffusione di Internet.
"Noi siamo ancora qui a parlare di digitale terrestre, una tecnologia defunta, per prendere per il culo i cittadini, scippare un po’ di soldi alle famiglie".

E devolvere i soldi destinati ai computer nelle scuole al finanziamento dei decoder prodotti da soci della famiglia Berlusconi.
"Raccontando balle gigantesche, tipo che se non hai il digitale non puoi vedere il calcio, quando basta collegarsi al sito giusto e ti vedi tutti i campionati del mondo. Gratis".

Vogliamo dare l’indirizzo esatto?
"Si capisce: coolstreaming.it. Si paga soltanto la connessione, altro che digitale terrestre. Nel mio blog ci sono tutti gli indirizzi utili e legali per scaricare calcio, musica, cinema, buona informazione".

Tutto senza pagare diritti d’autore a nessuno, lei compreso.
"Me compreso e ne sono contento".

A parte questo, perché centomila persone al giorno visitano il suo blog?
"Facciamo mille cose. Le dico due o tre di queste settimane. Abbiamo bloccato la costruzione di un palazzo della Regione Lombardia al posto di un parco in via Melchiorre Gioia, dando voce a ventimila milanesi furiosi che non avevano mai avuto risposte dagli amministratori. Poi abbiamo comprato una pagina di Repubblica per la pubblicità: Fazio vattene".

Circola anche un suo manifesto molto carino, con la scritta: Io voglio essere intercettato.
"Massì, nello scandalo gigantesco di Bankitalia, che ci ha coperto di ridicolo e discredito nel pianeta, l’unica risposta della politica è un decreto contro le intercettazioni. Ma non si vergognano proprio mai?".

Aveva previsto anche lo scandalo Fazio?
"Sono dieci anni che ne parlo nei miei spettacoli. C’è ormai questo capitalismo senza capitali, queste grandi imprese di nome, come Telecom, Benetton, Fiat, che sono al settanta per cento in mano alle banche. E su tutto governa il totem di Bankitalia, intoccabile perché va bene a tutti, destra e sinistra. Altrimenti le pare che Fazio troverebbe il coraggio di non dimettersi?".

Fazio sì che è un eroe dei nostri tempi. Si può fare altro con la rete, per esempio le primarie?
"Le stiamo già facendo. Ma sugli obiettivi, non sui nomi. Non c’è bisogno di leader ma di risultati. Il politico deve tornare a essere un dipendente dei cittadini. Quindi noi facciamo votare un programma energetico, per dire, e poi chiamiamo il politico e gli diciamo: ti diamo i soldi, l’obiettivo e un tempo per realizzarlo. Se non avrà raggiunto il risultato, verrà licenziato. Come si fa con i co. co. co.".

Bella idea, ne ha parlato a D’Alema?
"Cosa vuole che parli con uno che fa lo speaker della vela e dichiara di detestare i computer".

In un quadro pur fosco, non pensa che la fine del berlusconismo potrebbe recare un piccolo giovamento?
"Berlusconi è già finito, stracotto, siamo alle pacche sulle spalle, ormai parla soltanto di sé in terza persona".

Forse anche lui vuol prendere le distanze.
"E’ finito e lascerà danni pesanti. Però non è tutta colpa sua. Berlusconi ci credeva, alla storia di un paese da gestire come un’azienda. Guardi, le stesse cose le diceva negli anni Venti e Trenta l’industriale Gillette, quello delle lame. S’era messo in testa il modello aziendale per la politica. E’ andato da Roosevelt che ancora camminava ed è stato cacciato a pedate. Poi è andato da Ford e quello l’ha buttato fuori. Tornato in Francia, l’hanno interdetto dall’azienda. Insomma hanno capito che si trattava di un disturbato mentale e hanno agito di conseguenza. Noi invece, eccoci qua".


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giovedì 6 ottobre 2005
ore 15:49
(categoria: "Vita Quotidiana")



Arrestato professore di chimica
Coca nel laboratorio della scuola

Di giorno professore, padre e marito integerrimo. Di notte chimico per una banda di narcotrafficanti. L’insospettabile (e incensurato) docente usava alambicchi e provette dei laboratori dell’istituto tecnico in cui insegnava, per analizzare la purezza della cocaina da immettere sul mercato milanese. Senza però aver mai spacciato la droga tra gli studenti dell’istituto. Ora è agli arresti domiciliari.

La droga arrivava dalla ex Jugoslavia, passava dall’Olanda per essere poi venduta sul mercato lombardo. A scoprirne il percorso sono stati i carabinieri di Milano, con un’indagine iniziata nel 2003. L’operazione "Paar’s", che in olandese significa coppia, si è conclusa con l’ordinanza di custodia cautelare per 6 degli 8 membri di una banda di trafficanti. Il gruppo è composto da 8 persone, 7 italiani e 1 serbo croato, ma due di loro sono ancora latitanti.

L’attività dei carabinieri di Milano è iniziata nel 2003 quando, in Olanda, erano stati fermati due corrieri slavi, che viaggiavano su un’auto con il doppio fondo, utilizzato per nascondere la cocaina. La polizia olandese ha iniziato così a ripercorrere i movimenti dei trafficanti fino ad arrivare a scoprire che la destinazione della droga era Milano.

La polvere bianca arrivava in pacchetti da 5 chili per volta, ma non è stato possibile quantificare quanto sia stato il giro effettivo sul mercato, anche perchè, spiegano i carabinieri, dipendeva dalle richieste dei clienti. Per portare la coca in Italia la tecnica era sempre la stessa: veniva nascosta nel doppio fondo delle auto o nel vano dell’airbag.


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mercoledì 5 ottobre 2005
ore 15:13
(categoria: "Vita Quotidiana")



SESSO IN CAMBIO PERMESSI SOGGIORNO: 25 INDAGATI A BERGAMO

Tangenti e prestazioni sessuali in cambio di permessi di soggiorno: con questa accusa e’ stato chiesto il rinvio a giudizio per 25 persone, tra cui 6 poliziotti, 2 carabinieri e un dipendente della Regione. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di corruzione, reati in materia di immigrazione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Il pm Enrico Pavone ha deciso di accorpare due inchieste per fatti avvenuti tra il 2002 e il 2004, che hanno coinvolto dipendenti ed ex vertici della polizia (l’allora vicequestore e l’allora comandante della Polstrada di Bergamo), carabinieri, imprenditori, la coppia di titolari di un night club di Vertova e quattro loro collaboratori (alcuni di loro sono indagati per entrambi i casi). Le indagini, della Digos sulla prima inchiesta e della Squadra mobile sulla seconda, hanno portato alla luce irregolarita’ nella gestione dell’ufficio immigrazioni della questura dell’epoca. Nel primo caso, secondo l’accusa, alcuni immigrati incontravano dei dipendenti dell’ufficio stranieri e fornivano loro la documentazione, falsa, necessaria per avviare le pratiche. In cambio i poliziotti avrebbero chiesto regali come telefoni cellulari e giubbotti, ma anche prestazioni sessuali. Nel secondo caso i poliziotti e i due carabinieri coprivano un giro di prostituzione in un night club di Vertova.


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mercoledì 5 ottobre 2005
ore 12:44
(categoria: "Vita Quotidiana")



Mucca pazza, torna la fiorentina
l’Unione Europea annulla il divieto

BRUXELLES - La fiorentina torna sulle tavole degli italiani e degli europei. Il Comitato veterinario dell’Ue ha posto fine al bando che da quattro anni e mezzo vieta il consumo della bistecca con l’osso a causa del morbo della mucca pazza. Tra due mesi attesa la decisione ufficiale Commissione europea. Lo hanno detto all’Ansa fonti comunitarie a Bruxelles.


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mercoledì 5 ottobre 2005
ore 10:16
(categoria: "Vita Quotidiana")



«Anch’io voterò contro la ex-Cirielli. Il mio sarà un voto contrario perché la prescrizione e la recidiva non c’entrano: hanno attaccato al treno della mia legge un vagone che non c’entrava»
La Stampa, 4 ottobre
Edmondo Cirielli, deputato di An, ha legato il suo nome alla legge usata per salvare Previti e adesso è costretto a rinnegarla


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mercoledì 5 ottobre 2005
ore 10:13
(categoria: "Vita Quotidiana")



Katrina, quel rap contro Bush è il nuovo fenomeno online

A infierire su George W. Bush e la sua gestione dell’emergenza scaturita dall’uragano Katrina che ha devastato New Orleans, ci pensa ora una canzone che è già diventata un fenomeno su internet. Più di un milione di persone hanno infatti già scaricato dalla Rete il brano rap che ironizza sul presidente americano e sui ritardi dei soccorsi nelle zone del disatro.

George Bush doesn’t care about black people (A George Bush non interessano i neri) è il titolo del brano realizzato nelle settimane scorse da due musicisti di Houston, Damien Randle e Micah Nickerson. Il sito del duo, che si fa chiamare The Legendary K.O., è stato preso d’assalto da utenti di Internet che hanno scaricato la canzone.

Il titolo si ispira a una frase del rapper Kanye West contro Bush, e la musica è quella presa in prestito da un altro brano di West. Pochi giorni dopo le devastazioni dell’uragano a New Orleans, il cantante ha partecipato a un concerto di beneficenza della Nbc per le vittime di Katrina. In quell’occasione il rapper di colore ha detto che il presidente "non si preoccupa dei neri".

"Non lo facciamo per soldi, quindi nessuno ci ha detto niente a proposito di problemi di copyright", ha spiegato uno dei due autori del brano al Chicago Tribune.


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mercoledì 5 ottobre 2005
ore 09:34
(categoria: "Vita Quotidiana")



Time, Grillo fra gli "eroi d’Europa"
"Illumina, persevera e provoca"

SONO le sfide, a fare la differenza. Quelle lanciate e affrontate, poco importa se vinte, comunque coraggiose. Le sfide che danno valore alle persone, per l’esattezza a quelle trentasette che Time ha messo in fila sotto il titolo "Gli eroi europei del 2005", una lista che la rivista stila ogni anno. Persone "straordinarie che illuminano e ispirano, perseverano e provocano. Affrontano sfide che gli altri spesso preferiscono evitare, ricordando a tutti quanto una sola persona, persino di fronte alle avversità, possa fare". Fra gli eroi d’Europa, due soli sono gli italiani: la presidente dell’Associazione antiracket San Giovanni per la legalità a Napoli, Silvana Fucito. L’altro, un po’ sorprende: è Beppe Grillo.

"Forse avrebbe dovuto essere un revisore dei conti statali, più che un comico" esordisce Time nell’articolo dedicato al cinquantasettenne genovese, che - si legge - "mescola la fisicità di John Belushi con la coscienza sociale di José Bovè", il leader dei no-global francesi ed è "uno di quei rari buffoni della classe che, però, fanno i compiti".

Nella lista, personaggi celebri come Bob Geldof (per l’organizzazione del Live8) e Placido Domingo (per le iniziative benefiche alle quali si dedica da anni) ma anche meno noti, come il conducente del metrò londinese, Jeff Porter, che portò i suoi passeggeri in salvo quando, il 7 luglio, i terroristi colpirono il sistema dei trasporti della capitale. O i fratelli Jake e Aleksis Zarin, che hanno aiutato a ricostruire un villaggio dello Sri Lanka devastato dallo tsunami.

Ad accomunare gli "eroi", scrive la rivista, "è la loro infaticabile volontà di fare pressione sui leader politici ed economici mondiali, per trasformare in realtà la loro retorica sul commercio libero, la cancellazione del debito e gli aiuti". In questo senso, Grillo è un eroe "seriously funny" ("seriamente divertente") per il modo in cui ha usato lo humour pungente per denunciare, negli anni, mali della società che la classe politica ed il gotha finanziario non vedevano e non toccavano.

Time ricorda che, quando nel dicembre del 2003 l’Italia fu scossa dallo scandalo Parmalat, erano già due anni che lui, nei suoi spettacoli, faceva battute sui poco trasparenti bilanci della società parmigiana. O come fu "bandito" dal piccolo schermo quando, durante un programma Rai nel 1987, mise in dubbio l’onestà dell’allora premier Bettino Craxi.

Grillo commenta la sua presenza nella lista con poche parole: "E’ una cosa che fa piacere...". Lontano, per scelta, dai riflettori, il comico attualmente è un mattatore del web, ha scelto di comunicare con il pubblico senza alcuna forma di mediazione, attraverso il suo blog, "del resto - sostiene - non mi sembra che di questi tempi il mondo dell’informazione goda di ottima salute, soprattutto in Italia. Basta pensare ai giornali, agli editori, o alle televisioni in mano agli sponsor".

Meglio allora una "informazione interpersonale" che attraversa la rete e coinvolge direttamente le persone. Ma, avverte, "la può sostenere solo chi ha una buona reputazione". Infatti, sottolinea Grillo, "nessun politico ha mai fatto blog, evidentemente non hanno le carte in regola".

Lui, comunque, non sembra interessato a trovare uno spazio in televisione, "non mi attrae più come mezzo, anche perché si ha l’impressione di essere informati per la pioggia di notizie che ci riversano addosso, ma è soltanto un’impressione".

E cita l’esempio della censura: "Qualche paletto serve, guai se ci fosse la libertà totale. Non fa brillare... In Russia, quando c’era Breznev, si leggeva il Washington Post. In Italia però, ed è questo il vero problema, si fa finta che la censura non esista affatto".

Il blog di Grillo è al trentatreesimo posto fra quelli più frequentati del mondo: "Segno che la gente guarda, osserva, non ci ha perso di vista". L’ultimo bersaglio, è il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio. E, scrive il Time, "a volte, quando il corpo politico è malato, una risata è la miglior medicina".


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martedì 4 ottobre 2005
ore 11:29
(categoria: "Vita Quotidiana")



Assegnati i ’tre bicchieri’

E’ sempre il barolo il re dei vini italiani, è sempre il rosso ad essere più apprezzato. E sono sempre Piemonte e Toscana le regioni che conquistano in totale più riconoscimenti dalla guida "Vini d’Italia", un classico per gli amanti del buon bere, edita da Slow Food e Gambero Rosso. Quest’anno gli ambiti ’Tre bicchieri’ sono andati a 246 vini italiani.

Per la guida, che sarà presentata ufficialmente a fine ottobre al Salone del Vino di Torino, sono stati selezionati oltre 15 mila campioni in tutta Italia, sottoposti all’esame di una quindicina di commissioni. Il 70 per cento dei ’Tre bicchieri’, l’eccellenza, è rappresentato da vini rossi, il 20 per cento sono delle novità. Il barolo è la denominazione più premiata, conferma per l’eccezionalità dell’annata 2001.

Pur se Piemonte e Toscana sono ancora ai vertici della lista dei produttori, entrambe perdono consistenza: il primo è passato da 61 a 56 etichette, la seconda da 58 a 32. In crescita Lombardia (da 11 a 12 vini), Alto Adige (da 18 a 19), Veneto (da 20 a 21), Umbria (da 5 a 7), Campania (da 7 a 10). Fanno la loro ricomparsa nella guida, che sarà in vendita dal 29 ottobre, un vino laziale e uno ligure.

Il riconoscimento di "Cantina dell’anno" è andato a quella di Arnaldo Caprai di Montefalco, in Umbria, alla quale si deve la rivalutazione del Sagrantino, vitigno autoctono umbro oggi ai vertici del panorama vitivinicolo nazionale e internazionale. I migliori vini dell’anno sono Franciacorta Gran Cuvée pas operé 2000 Bellavista per la categoria "Bollicine", Collio Bianco Fosarin ’04 Ronco dei Tassi per i bianchi,
Taurasi Vigna Cinque Querce ’01 Molettieri per i rossi,
Moscato Passito di Pantelleria Creato ’76 Murana per i passiti.

Enologo dell’anno è Gianno Menotti, cantina emergente Pacherhof. Il vino più conveniente è il Dolcetto di Dogliani Papà Celso ’04 Marziano Abbona. Viticoltore dell’anno è Romano Dal Forno.


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martedì 4 ottobre 2005
ore 11:23
(categoria: "Vita Quotidiana")





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martedì 4 ottobre 2005
ore 11:22
(categoria: "Vita Quotidiana")



Sacerdoti sposati: il Sinodo si divide
di MARCO POLITI

Preti sposati? No, è opportuno lavorare per una "più adeguata distribuzione del clero nel mondo", sostiene il cardinale Scola. "Io da prete dovevo celebrare nove messe ogni domenica. Bisogna affrontare il problema delle comunità di fedeli, che sono quasi sempre senza sacerdote", ribatte il vescovo delle Filippine, monsignor Louis Tagle. Esplodono subito al Sinodo le questioni più scottanti: la comunione ai divorziati passati a nuove nozze e la possibilità di preti sposati.

Era da prevedere, ma nessuno poteva immaginare che già alla conferenza stampa ufficiale si manifestassero divergenze di approccio così nette. Resta ancorato alla linea tradizionale del Vaticano il patriarca di Venezia Angelo Scola, che ha introdotto il Sinodo con una relazione di cinquantadue pagine in latino, risultate incomprensibili alla stragrande maggioranza dei vescovi, aggrappati all’auricolare della traduzione simultanea per orientarsi. Relazione anche bella per la passione nell’illustrare i significati profondi dell’eucaristia. Ma - per molti presuli - poco anglosassone nel presentare i punti su cui i vescovi vogliono fare proposte concrete.

Dice Scola che l’eucaristia è un "dono, non un diritto" e quindi i divorziati risposati devono essere accompagnati e sostenuti nel praticare il "digiuno eucaristico". Insomma niente comunione. Non è ammessa neanche l’intercomunione con i fedeli di altre confessioni cristiane tranne in casi rari. Nessuna apertura nemmeno sull’eventualità di clero sposato.

Da decenni si parla nella Chiesa dei "viri probati": laici sposati di provata fede e di una certa età, che potrebbero essere ordinati sacerdoti. Scola ribadisce l’importanza del celibato e afferma che la "Chiesa non è un’azienda, bisognosa di una certa quota di quadri dirigenti". Meglio ridistribuire il clero esistente e invocare da Dio nuovi sacerdoti celibatari.

Ma il dibattito è partito. Il vescovo haitiano Pierre-Antoine Paulo sostiene davanti alla stampa internazionale la necessità di individuare i casi in cui "il sacramento più importante della Chiesa possa essere ricevuto anche dai divorziati risposati". Insiste ancora sulla carenza del clero il presule filippino Tagle: "Da noi i seminari sono pieni. Cresce il numero dei preti, ma cresce ancora di più il numero dei fedeli. In tantissimi quartieri e villaggi la gente anela all’eucaristia, dobbiamo mandare ostie consacrate, ma non è la stessa cosa".

Ora tutto è nelle mani di papa Ratzinger. Sta a lui far capire se è pronto a risolvere i problemi. Il vescovo Trautman, presidente della commissione liturgica dell’episcopato statunitense (riportato dall’agenzia Adista) accusa il documento preparatorio del Sinodo di una "visione ristretta, indegna di un incontro mondiale di vescovi". E sostiene che i diaconi permanenti, già oggi in attività, potrebbero essere ordinati preti "se adeguatamente formati e qualificati".

Papa Ratzinger ha incoraggiato l’assemblea a guardare a "lacune e difetti che noi stessi non vogliamo vedere" per una "correzione fraterna". Può voler dir molto o poco. Però intanto ha suggerito al cardinale Scola un’apertura importante. Potrebbe essere rivisto tutto il meccanismo degli annullamenti matrimoniali, per chi si è sposato in chiesa solo per "meccanica adesione alla tradizione". Poi il pontefice ha annunciato che andrà dal dentista. Annuncio fortunatamente meno drammatico di quelli che faceva papa Wojtyla.


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