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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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domenica 24 luglio 2005
ore 10:40
(categoria: "Vita Quotidiana")



Effetti collaterali: «Dopo gli ultimi attentati la gente comincia a guardarmi in modo strano quando sono sull’autobus o in metropolitana. Sono nero, musulmano e ho uno zainetto. Nessuno mi ha minacciato ma mi sento a disagio. Mi chiedo: che colpa ho?»

Reimi Abdaramum, 35 anni, algerino di Londra, «La Stampa», 23 luglio


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venerdì 22 luglio 2005
ore 19:34
(categoria: "Vita Quotidiana")



Bulli minorenni si sfidavano sul web
nel mirino consolati e aziende
La GdiF: "Pensavamo di trovare ricattatori adulti. Invece..."

MILANO - La sfida era tra la banda degli Staralo e quella dello Scurippio. Gareggiavano su internet; vinceva chi era capace a danneggiare più siti in minor tempo. I leader delle due bande hanno 13 e 16 anni; insieme a una decina di "bulli informatici" sono stati denunciati dalla Guardia di Finanza di Milano. Sono colpevoli di aver assaltato i centri d'elaborazione dati di centinaia di società, consolati e aziende costruttrici di automobili. Le loro imprese erano note anche negli Stati Uniti, dove i nomi delle due bande compaiono sul sito americano Hackerjournal.

La Guardia di Finanza li ha segnalati alla magistratura minorile per "accesso abusivo a sistemi informatici, violazione di corrispondenza e impedimentio illecito di comunicazioni". Il più giovane tra i due capibanda, appena tredicenne, ha appena concluso la seconda
media. Il rivale, di tre anni più grande, frequenta l'istituto di ragioneria con indirizzo informatico ed ha ovviamente i voti migliori in informatica.

L'indagine è partita la primavera scorsa quando il legale rappresentante della Microsoft ha presentato un esposto alle Fiamme Gialle di Milano segnalando l'invasione di pirati informatici.

Gli Staralo erano specializzati ad inibire l'accesso alla caselle di posta elettronica. Riuscivano a modificare la password e la parola chiave ai proprietari di account e-mail e quando gli utenti, ignari, provavano a cambiare le parole di accesso, si accorgevano che il loro profilo era stato irrimediabilmente compromesso e, in luogo della schermata tipica, apparivano scritte beffarde.

La frangia degli Scurippio era specializzata invece nel "defacciamento": attraverso accessi informatici abusivi sostituivano l'homepage degli utenti con un'altra prima pagina sulla quale campeggiava il simbolo della banda.

Una gara senza quartiere finita sul forum on line di una rivista specializzata dove le due bande si vantavano delle incursioni e lanciavano nuove sfide.

"Si sentivano imprendibili", spiega il tenente Piccinni del nucleo operativo del comando provinciale della Guardia di Finanza. "Quando siamo entrati nelle loro case, siamo rimasti molto stupiti: quasi non ci credevamo che i responsabili di tutti quei danni erano due minorenni. Ci aspettavamo qualche adulto che oscurava i siti internet per ricattare le aziende. Invece..." Anche i genitori dei minori, prosegue Piccinni, "inizialmente hanno reagito dicendo che chi commetteva reati simili non poteva essere un loro figlio, ma una volta spiegato l'accaduto, si dispiacevano per averlo lasciato troppo tempo davanti al computer".


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giovedì 21 luglio 2005
ore 09:52
(categoria: "Vita Quotidiana")


clap clap clap!

Non si muove e non parla. Prende 27 al primo esame
Il rettore Paolo Vigo: "E' un'emozione grandissima"

Un incidente lo ha costretto per sempre a letto togliendogli la facoltà di muoversi e di parlare. Ma la mente e la voglia di vivere di Toni - così lo chiameremo - sono intatte, tanto da portarlo a iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza di Cassino. E ieri ha sostenuto il suo primo esame, aggiudicandosi un bel ventisette.

"Quando, tra settembre e ottobre scorso, i medici della casa di cura dove si trova, ci informarono della sua volontà di immatricolarsi siamo rimasti sorpresi, ma con molto impegno ce l'abbiamo fatta - racconta il preside di Giurisprudenza, Francesco Salerno - E' emozionante vedere la lucidità e la voglia di dare un senso alla propria esistenza di questo ragazzo".

"Ragazzo", anche se Toni ha circa 40 anni, "perché l'età è irrilevante, l'entusiamo è quello", aggiunge la professoressa Elisabetta De Vito, responsabile del centro disabili universitario.

Sono circa un centinaio gli studenti che fanno capo al centro, previsto per legge in ogni ateneo, ma il caso di Toni ha comportato per l'università di Cassino strumenti logistici e didattici inediti. Per lui, infatti, è stato creato un piano di studio apposito e una ricercatrice gli ha fatto da tutor a domicilio, recandosi nella casa di cura un giorno a settimana per quattro mesi.

Toni ha sostenuto l'esame di "Istituzioni di diritto romano", rispondendo a cinquanta domande chiuse, attraverso il comunicatore computerizzato con cui dialoga con il mondo esterno. "Ha dimostrato di aver compreso e non solo memorizzato la materia", ha sottolineato il professor Salerno, nella commissione d'esame in trasferta nella casa di cura.

"E' una soddisfazione grandissima come rettore e come padre - ha detto Paolo Vigo commentando il risultato del primo esame di Toni - E' una soddisfazione anche come padre, perché mi sono immedesimato nei genitori di questo giovane, nella loro voglia di aiutare il figlio a dare un senso alla sua vita spezzata".


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giovedì 21 luglio 2005
ore 09:52
(categoria: "Vita Quotidiana")



Non si muove e non parla. Prende 27 al primo esame
Il rettore Paolo Vigo: "E' un'emozione grandissima"

Un incidente lo ha costretto per sempre a letto togliendogli la facoltà di muoversi e di parlare. Ma la mente e la voglia di vivere di Toni - così lo chiameremo - sono intatte, tanto da portarlo a iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza di Cassino. E ieri ha sostenuto il suo primo esame, aggiudicandosi un bel ventisette.

"Quando, tra settembre e ottobre scorso, i medici della casa di cura dove si trova, ci informarono della sua volontà di immatricolarsi siamo rimasti sorpresi, ma con molto impegno ce l'abbiamo fatta - racconta il preside di Giurisprudenza, Francesco Salerno - E' emozionante vedere la lucidità e la voglia di dare un senso alla propria esistenza di questo ragazzo".

"Ragazzo", anche se Toni ha circa 40 anni, "perché l'età è irrilevante, l'entusiamo è quello", aggiunge la professoressa Elisabetta De Vito, responsabile del centro disabili universitario.

Sono circa un centinaio gli studenti che fanno capo al centro, previsto per legge in ogni ateneo, ma il caso di Toni ha comportato per l'università di Cassino strumenti logistici e didattici inediti. Per lui, infatti, è stato creato un piano di studio apposito e una ricercatrice gli ha fatto da tutor a domicilio, recandosi nella casa di cura un giorno a settimana per quattro mesi.

Toni ha sostenuto l'esame di "Istituzioni di diritto romano", rispondendo a cinquanta domande chiuse, attraverso il comunicatore computerizzato con cui dialoga con il mondo esterno. "Ha dimostrato di aver compreso e non solo memorizzato la materia", ha sottolineato il professor Salerno, nella commissione d'esame in trasferta nella casa di cura.

"E' una soddisfazione grandissima come rettore e come padre - ha detto Paolo Vigo commentando il risultato del primo esame di Toni - E' una soddisfazione anche come padre, perché mi sono immedesimato nei genitori di questo giovane, nella loro voglia di aiutare il figlio a dare un senso alla sua vita spezzata".


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mercoledì 20 luglio 2005
ore 16:19
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il G8 di Genova 4 anni dopo, il processo che non c'è mai stato e quelli in corso
di Beatrice Montini

Il 19 luglio del 2001 mentre Genova attende i capi di stato e di governo degli otto Paesi più industrializzati del mondo, circa 50mila persone “invadono” e colorano le vie del capoluogo ligure al motto “Voi G8 noi 6miliardi”. Una manifestazione imponente e allegra fatta di «palloncini colorati, trombe e tamburi, bandiere, striscioni, slogan, travestimenti buffi e ironici, canti e balli» come ancora si può leggere on line in una delle cronologie che ripercorre quei giorni. Dall’altro lato tombini sigillati, una «zona rossa» fatta di cancelli e grate di ferro (interdetta anche agli abitanti che per entrare doveva mostrare un pass), controlli, perquisizioni a tappeto e migliaia di uomini delle forze dell’ordine, polizia, carabinieri, guardia di finanza dotati di caschi integrali, fondine ad estrazione rapida, manganelli, lacrimogeni, idranti, blindati, carri armati.

A quattro anni di distanza da quelle giornate di luglio quasi più nessuno si ricorda né i palloncini della pacifica e colorata manifestazione del 19 luglio né le decisioni prese dagli “otto grandi” ma vetrine rotte, sangue, pestaggi per strada, macchine rovesciate, black bloc. E soprattutto un ragazzo ucciso da un colpo di pistola sparato da un carabiniere, 93 persone inermi picchiate mentre dormivano alla scuola Diaz, centinaia di manifestanti che dopo essere stati “prelevati” dalle forze dell’ordine nelle strade di Genova vennero segregati e torturati a Bolzaneto.

L'archiviazione
Mentre Mario Placanica, il carabiniere che il 20 luglio di quattro anni fa in piazza Alimonda sparò e uccise Carlo Giuliani, non dovrà mai rispondere dell’omicidio in un aula di tribunale (il caso è stato archiviato dal gup nel maggio del 2003 per «legittima difesa» nonostante restino aperti mille ed inquietanti interrogativi sulla ricostruzione di quello che realmente accadde, come dimostra anche la minuziosa controinchiesta pubblicata sul sito www.piazzacarlogiuliani.org/pillolarossa) Diaz, Bolzaneto e «fatti di strada» sono invece i tre filoni dei processi che tentano di ricostruire quanto accaduto durante quelle giornate che hanno segnato un vero e proprio punto di svolta nella storia come nella memoria collettiva degli italiani. Da un lato dunque i processi contro le forze dell’ordine, quelli che in teoria avrebbero dovuto garantire l’incolumità e la sicurezza dei cittadini e dei manifestanti durante il G8 e che invece sono finiti alla sbarra per imputazioni che vanno dall’abuso di potere alle lesioni, dalla perquisizione arbitraria ai trattamenti inumani e degradanti. Dall’altro le accuse a carico di 25 manifestanti, per lo più riconosciuti attraverso video e foto, sui quali grava la pesantissima accusa di aver «devastato e saccheggiato» l’intera città fra il 20 e il 21 luglio. Un processo difficile e spinoso che però ha portato in aula il dibattimento negato per l'omicidio di Carlo attraverso la ricostruzione di quello che è avvenuto in piazza Alimonda il 20 luglio di quattro anni fa.

L'irruzione alla Diaz
Per l’irruzione e i pestaggi alla scuola Diaz nella notte tra il 21 e il 22 luglio (ma anche per la “perquisizione” non autorizzata nella scuola Pascoli, sede del centro stampa e degli avvocati del Genoa Social Forum) sono stati rinviati a giudizio 28 funzionari della polizia. Tra questi anche alcuni “big” delle forze dell’ordine come Francesco Gratteri, ex direttore dell’anti terrorismo e dello Sco e Vincenzo Canterini, ex comandante del reparto celere di Roma, che, nonostante siano sotto processo, sono stati recentemente promossi. Tutti e 28 sono accusati, a vario titolo, di falsità ideologica, calunnia, lesioni gravi, violenza privata, danneggiamenti, perquisizione arbitraria, percosse. Nonché di aver orchestrato il ritrovamento nella scuola adibita a dormitorio di due bombe molotov e di aver “preconfezionato” l’accoltellamento di un’agente. Il tutto allo scopo di giustificare in qualche modo il blitz e la mattanza che ne è seguita.

Sono 97 invece le “parti lese”: ossia 93 persone picchiate e arrestate mentre stavano per lo più dormendo nella scuola e i quattro feriti fuori dall'edificio e nella Pascoli. Per il momento il dibattimento è arrivato solo alla 4 udienza (riprenderà il 14 ottobre). Ci sono voluti quasi otto mesi solo per avere la nomina definitiva di un collegio giudicante dato che il presidente del primo collegio assegnato, la terza sezione del tribunale, era in fase di trasferimento mentre il giudice a latere stava andando in pensione. Nonostante le opposizioni della difesa è stata accolta la richiesta di costituirsi parte civile per «violazione della libertà di stampa» della Fnsi (il sindacato dei giornalisti) e del Genoa Social Forum (gli organizzatori delle giornate anti-g8). Per il processo sono previsti tempi lunghissimi visto che sono oltre 300 i testi che fra accusa e difesa saranno sentiti in aula in almeno 200 udienze.

I torturatori di Bolzaneto
Calci, pugni, sputi, minacce e «trattamenti inumani e degradanti» di ogni tipo vanno invece in scena nel processo per le violenze e gli abusi di Bolzaneto. Ma dato che in Italia non esiste ancora una legge contro la tortura i 45 rinviati a giudizio (poliziotti, carabinieri, agenti della polizia penitenziaria e medici) dovranno rispondere di abuso d'ufficio, violenza privata, falso ideologico, abuso di autorità contro detenuti o arrestati, violazione dell'ordinamento penitenziario e anche dell’articolo 3 della convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Parti lese 255 manifestanti che nella famigerata caserma furono portati per essere “interrogati” dopo essere stati prelevati durante le manifestazioni o, in alcuni casi, mentre si trovavano all’ospedale. Il dibattimento, a distanza di quattro anni, ancora non è iniziato. La prima udienza sarà il prossimo 12 ottobre. Così come per la Diaz anche questo processo sarà dunque una vera e propria lotta contro il tempo dato che la prescrizione per quasi tutti i reati contestati scatta nel 2008 (ad esempio per lesioni la prescrizione è dopo 7 anni e mezzo). Il che significa che entro quel termine bisognerà arrivare almeno alle condanne di primo grado.

I «fatti di strada»: il processo ai 25
L’unico dei tre grandi processi collegati ai fatti genovesi per il quale il rischio prescrizione non c’è è quello che ha come imputati non le forze dell’ordine ma i manifestanti. È il processo contro i 25 accusati di «devastazione e saccheggio». Insomma: il processo "ai cattivi", il primo processo ad essere iniziato (nel marzo del 2004 anche perchè i pm che lo seguono sono stati esonerati da tutti gli altri impegni) tanto che proprio mentre Genova si appresta per la quarta volta a ricordare Carlo , si chiude la 56ma udienza, l’ultima prima dell’estate. Il reato contestato ai 25 (due arrestati in flagranza gli altri riconosciuti attraverso video e foto) è appunto di aver "devastato e saccheggiato" la città. Un’imputazione per cui si rischiano fra gli 8 e i 15 anni di galera. «Un reato introdotto nel ‘44 che negli ultimi 50 anni è stato usato al massimo 5 volte soprattutto per episodi di vandalismo negli stadi» come ci spiega Emanuele Tambuscio, del Legal Forum, avvocato di uno dei 25 . Un processo molto complesso e difficile. Innanzitutto perché sono stati messe insieme sia gli episodi legati agli scontri avvenuti dopo la carica da parte dei carabinieri del corteo autorizzato delle Tute Bianche (via Tolemaide e piazza Alimonda: a processo ci anche sono tre ragazzi che erano insieme a Carlo Giuliani quando è stato ucciso) sia gli episodi della mattina del venerdì in piazza Manin e al carcere di Marrassi. Insomma, semplificando, i 25 vengono accusati sia di aver resistito alla carica dei carabinieri tirando sassi, costruendo barricate, incendiando cassonetti sia dei danneggiamenti fini a se stessi compiuti dal cosiddetto “blocco nero”. Ma anche in questo caso i fatti somigliano più a «danneggiamenti più o meno aggravati» per i quali è prevista una pena massima di tre anni.

Qualcosa di positivo in tutto questo però c’è, come sottolinea ancora Tambuscio: «La nostra tesi difensiva è che c’è stata una carica folle e ingiustificata da parte delle forze dell’ordine in via Tolemaide e proprio quella carica ha scatenato gli scontri successivi sfociati nell’uccisione di Carlo in piazza Alimonda. In aula quindi si sta ricostruendo nei minimi dettagli quello che è accaduto sia il 20 luglio che il 21. E attraverso le registrazioni delle comunicazioni via radio delle forze dell’ordine è stato accertato ad esempio che la carica al corteo dei disobbedienti in via Tolemaide non era autorizzata mentre alcuni ufficiali dell’Arma hanno dovuto ammettere (davanti all’evidenza delle foto) che un certo numero di carabinieri aveva con se “attrezzatura fuori ordinanza” (ovvero tubi di ferro). Inoltre è accertato che in previsione del G8 erano state create 5 compagnie di carabinieri ad hoc denominate Compagnie di Contenimento e intervento risolutivo (una di queste era quella di Placanica) che, come si capisce dal nome, non dovevano gestire l’ordine pubblico ma, un po’ sullo stile americano, risolvere in maniera energica la situazione. Tant’è che erano tutte comandate da ufficiali paracadutisti del Tuscania che normalmente vengono impiegati nelle missioni all’estro. In parole povere, e per loro stessa ammissione, più abituati a fare la guerra che a trattare con i manifestanti».

Inoltre, proprio per riuscire a ricostruire i «fatti di strada» di quelle giornate di luglio di quattro anni fa, è atteso in aula a a testimoniare anche Mario Placanica, il carabiniere che sparo à Carlo in piazza Alimonda. «Sentiremo cosa dirà in aula - spiega Tambuscio - i suoi colleghi Raffone e Cavataio che hanno già testimoniato si sono contraddetti e confusi più volte. Ma anche se la pseranza c'è, purtroppo ci sono pochissime possibilità che il processo per l'uccisione di Carlo sia riaperto».



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mercoledì 20 luglio 2005
ore 14:57
(categoria: "Vita Quotidiana")


preti - 3
Incidenti montagna, morto parroco
Durante escursione in grotta Cuneo

Tragedia della montagna nella grotta di Rio Martino, a Crissolo nel Cuneese. Un parroco di 31 anni, Luca Gamba, nato a Torino, è morto durante un'escursione solitaria. Il sacerdote era in soggiorno con una colonia di giovani e si è allontanato per una passeggiata nella grotta. Poi sembra essere caduto nel tentativo di risalire una piccola cascata, attrezzata con corde.


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mercoledì 20 luglio 2005
ore 14:49
(categoria: "Vita Quotidiana")


preti - 2
Prete si inventa il suo matrimonio
Foligno: spedite anche partecipazioni

Per movimentare la sua comunità un sacerdote di Foligno, don Gianfranco Sebastiani, si è inventato il suo matrimonio con tanto di partecipazioni spedite agli amici. Un gesto goliardico organizzato con l'aiuto di un negozio specializzato in liste di nozze dove sono stati selezionati solo oggetti di poco valore. "Un modo per giocare un po' - ha dichiarato - anche il vescovo sa tutto e ci abbiamo scherzato sopra".


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mercoledì 20 luglio 2005
ore 14:47
(categoria: "Vita Quotidiana")


preti - 1
Convive con sposato: niente funerale
Catanzaro,parroco: "Era una peccatrice"

Da anni conviveva con un uomo sposato nonostante le prediche del prete del paese, che dal pulpito continuava a ripetere che "il matrimonio è sacro e convivere è peccato". Così, quando lei è morta, lui ha rifiutato di celebrare il funerale. E' avvenuto a Marcellinara, vicino a Catanzaro. "Ho rispettato le norme della chiesa - ha detto il prete -. Chi convive è un peccatore. Così non ho celebrato la messa".



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mercoledì 20 luglio 2005
ore 14:40
(categoria: "Vita Quotidiana")



Russia, storie dell'orrore
uccisi e divorati dagli assassini

Due barboni che assaltano e uccidono uno sconosciuto, mangiando il suo cadavere dopo averlo affumicato. Un giovane che confessa di aver ammazzato due ragazze in un appartamento, facendole a pezzi, dentro una vasca da bagno, e di averne poi divorato le parti più carnose. Non è la trama intricata di un film dell'orrore, ma la cronaca di fatti realmente accaduti in Russia, nella penisola di Kamchatka. E a riprova di quanto l'orribile pratica sia diffusa, esiste persino un sito internet in russo che suggerisce, tra le altre cose, alcune ricette su come cucinare al meglio la carne umana.

I barboni e l'uomo affumicato. "I due barboni hanno fatto il corpo a pezzi, l'hanno affumicato in un bosco e lo hanno consumato", racconta il procuratore di Petropavlosk-Kamchatski al quotidiano moscovita Trud. I due "cannibali" senza-tetto erano probabilmente sotto l'effetto di alcool quando hanno organizzato il banchetto, a base di carne di un proprio simile. Ubriachi, forse, ma abbastanza lucidi da guadagnare anche qualche rublo dalla vendita degli abiti della vittima in un mercatino dell'usato. I due si trovano ora in carcere, in attesa di un processo che potrebbe concludersi con un doppio ergastolo.

Le donne fatte a pezzi. Una vendetta: sarebbe questo il movente che, qualche anno fa, ha portato due ragazzi a uccidere altrettante donne, facendole a pezzi per mangiare poi le parti più carnose. La colpa di una delle ragazze sarebbe stata quella di aver attacato, a uno dei due, una malattia venerea. L'accaduto è stato raccontato solo ora da uno dei giovani che, arrestato per furto, ha colto l'occasione per confessare tutto. "Mi sono pentito", avrebbe detto. La testimonianza corrisponde al vero: la polizia è riuscita a localizzare i resti delle due ragazze, sepolti con cura in una cantina.

Gli altri cannibali. Ma le storie di questo tipo, che arrivano dalla Russia, non finiscono qui. A febbraio, vicino a Irkutsk, è stato arrestato un uomo che dissotterrava cadaveri freschi nei cimiteri e li divorava. La sua spiegazione: "Sento delle voci che mi promettono la vita eterna se mangio carne e cervello di uomo". E ancora: cinque anni fa, nei pressi di Mosca, un folle in preda all'alcol ha ucciso la vecchia mamma e ne ha mangiato il fegato alla griglia.


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mercoledì 20 luglio 2005
ore 13:33
(categoria: "Vita Quotidiana")





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