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MERAVIGLIE

Nessuna scelta effettuata








Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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ULTIMI 10 messaggi
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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


lunedì 18 luglio 2005
ore 15:04
(categoria: "Vita Quotidiana")


.......

Sme, processo a Berlusconi
rinviato a "data da destinarsi"

MILANO - Rinviato "a data da destinarsi" il processo stralcio a carico di Silvio Berlusconi per la vicenda Sme. La decisione dei giudici della seconda sezione della Corte d'Appello di Milano è motivata dal fatto che il Tribunale non ha ancora trasmesso gli atti del processo.


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lunedì 18 luglio 2005
ore 12:12
(categoria: "Vita Quotidiana")



Cellulari, è boom fra i bambini
Oltre il 50 per cento ne possiede uno

Per mamma e papà è uno strumento di controllo, seppur virtuale, dei propri figli, per questi ultimi è un po' un gioco, un po' un accessorio che fa sentire parte del gruppo, i sociologi ne denunciano i rischi legati contatto diretto con i coetanei, le associazioni dei consumatori allertano sui pericoli per la salute. Sta di fatto che bambini e adolescenti italiani dimostrano una grande passione per il telefono cellulare.

Nel nostro Paese (primo in Europa per possessori di telefonini), secondo il quinto "Rapporto nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza", presentato nel 2004 da Telefono Azzurro, sono soprattutto i giovanissimi a subirne il fascino. Il 51,6 per cento dei bambini tra i 7 e gli 11 anni ne possiede uno. Nel 36,2 per cento dei casi, viene usato per parlare con gli amici, per il 30,7 per cento con i genitori. Al terzo posto l'uso di sms (12,8 per cento), mentre un 10,1 per cento lo utilizza solo per ricevere telefonate.

Una tendenza in aumento, che cresce in proporzione all'età: circa tre minori su dieci, di età compresa tra i 5 e i 13 anni, possiedono un cellulare. Il desiderio di avere un proprio cellulare - secondo le stime di Telefono Azzurro - si afferma prevalentemente intorno alla prima liceo. Ed è quasi sempre un regalo ricevuto dai genitori, nelle occasioni più disparate, dal Natale a una buona pagella.

A creare un telefonino pensato proprio per bambini fra i quattro e gli otto anni ci aveva provato una società inglese. Che aveva dato vita a MyMo ("My Mobile"), due versioni in colori diversi per bambino e bambina, laccio per attaccarlo al polso, scocca rinforzata in gomma. Semplice e ma tecnologico: dual band Gsm, un piccolo display Lcd, tre tasti e la possibilità di memorizzare 5 numeri.

Circa cento euro il costo dell'oggettino, acquistabile online sul sito dell'azienda che lo produceva, la Communic8. Fino a qualche mese fa. Quando, cioè, ne sospese la vendita dopo la pubblicazione di uno studio dell'ente del governo inglese "National radiological protection board", sui rischi per la salute degli utenti di telefonia mobile. Il Nrpb - nonostante non sia dimostrato che i cellulari siano dannosi - raccomanda cautela nei soggetti sotto gli 8 anni di età, poiché i bambini sono più vulnerabili ai possibili effetti delle onde elettromagnetiche.

A conferma della passione dei giovanissimi italiani, anche un'altra ricerca, del 2003, coordinata dal docente di Teoria e tecniche delle comunicazioni di massa dell'Università di Trieste, Francesco Pira, su 129 ragazzini delle elementari: il 56 per cento degli intervistati possiede un telefonino, e solo il 32 per cento lo spegne prima di andare a dormire.

Chi paga le bollette o le ricariche? Ovvio, mamma e papà. Almeno per il 42 per cento dei casi. Anche perché sono loro i principali destinatari delle chiamate. Al 5 per cento lo pagano i nonni, mentre un 19 per cento sostiene di pagarselo da sé, ovviamente con la paghetta settimanale.

Un trend che non piace a psicologi e sociologi. Franco Ferrarotti sostiene che l'uso del cellulare fra i bambini rischia di bloccare lo sviluppo dell'autonomia, oltre che privare i soggetti molto giovani del confronto diretto con l'altro, di cui invece hanno bisogno per svilupparsi". E c'è chi, come Marisa D'Alessio, docente di psicologia dell'età evolutiva a La Sapienza di Roma, parla del rischio di impoverimento del linguaggio, che potrebbero provocare gli sms e le videochiamate.


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lunedì 18 luglio 2005
ore 10:45
(categoria: "Vita Quotidiana")



chiedilo alla porta
alla guardarobiera nera
e al suo romanzo rosa
che sfoglia senza posa
al saluto riverente
del peruviano dondolante
che china il capo al lustro
della settima Polàr


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lunedì 18 luglio 2005
ore 10:23
(categoria: "Vita Quotidiana")



Consorte, il Cuccia delle coop
all'assalto dell'establishment
di GIUSEPPE TURANI

QUELLI che lo conoscono usano due soli aggettivi per descriverlo: pericoloso e molto determinato. Pericoloso perché non è uno che si ferma davanti a molte cose. Entrato anni fa (ne è presidente e amministratore delegato dal 1996) in una delle province tranquille del mondo "rosso", e cioè la Unipol della Lega delle cooperative, nel giro di pochissimi anni ha trasformato la vecchia società assicurativa in una forza finanziaria.
Che aspira a avere il controllo di tutta la finanza rossa, o a esserne, comunque, il soggetto largamente più importante.

Giovanni Consorte, nato a Chieti, ma bolognese di adozione, 57 anni, ingegnere chimico, degli ingegneri ha conservato un tratto caratteriale preciso: gli piace comandare e non tollera molto i pareri contrari.

E poi è molto determinato. Sono più di dieci anni che conta di trasformare la piccola Unipol in uno strumento finanziario importante e si è mosso secondo linee nette, come un consumato stratega sul campo di battaglia. Per prima cosa ha infilato i suoi uomini ovunque nella grande galassia delle cooperative. Spesso ha usato la liquidità dell'Unipol per aiutare le coop in difficoltà, riuscendo alla fine a metterle sotto la guida di suoi fedeli. Al punto che oggi è certamente il re indiscusso del mondo cooperativo "rosso".

Poi ha fatto crescere la Unipol comprando compagnie a destra e a sinistra, senza curarsi molto del prezzo e dei risultati. L'importante era crescere e raggiungere una certa dimensione, in modo da avere i numeri per tentare giochi più grandi. Nel 1989, grazie a un accordo con Mediobanca, la Unipol riesce a aumentare il proprio capitale e a quotarsi in Borsa. Ma questo è solo l'antipasto. Dieci anni dopo, nel 1999, la Unipol viene chiamata (probabilmente da Mediobanca, che un anno dopo gli farà acquistare la quota Generali della Bnl Vita)) a fare parte dell'armata della "razza padana" che dà l'assalto, sotto la guida di Colaninno, alla Telecom. In realtà, la scalata si risolve in un grosso affare per gli scalatori, che due anni dopo vendono tutto alla Pirelli, guadagnando molti soldi. Si dice che la Unipol abbia fatto una plusvalenza di 100 milioni di euro.

Ma questo, se si vuole, è quasi solo un dettaglio. In quell'occasione, infatti, fa amicizia con gli uomini della razza padana, e in particolar con Chicco Gnutti e Fiorani della Popolare di Lodi (oggi Popolare Italiana). Fra tutti questi soggetti nascono incroci azionari molto complicati, e l'amicizia è cementata anche da vacanze fatte insieme in barca. In sostanza, Consorte raccoglie intorno a sé quella finanza emergente che è in giro per far soldi e che non è accettata nei salotti buoni. Avendo ormai del tutto conquistata la galassia delle cooperative, si pone come punto di raccolta dei vari Gnutti, Lonati, e compagni. Tutta gente con moltissimi soldi e con tanta voglia di fare affari e così di guadagnarne molti altri.

Non si sa se in questo veda anche qualcosa "di sinistra" (gli emergenti contro l'establishment), ma è probabile che Consorte non abbia assolutamente nulla di sinistra. E' solo un finanziere che ha visto nell'area delle coop e della finanza rossa un luogo poco presidiato e dove era facile fare carriera e accumulare potere.

Con qualche piccolo errore di percorso, se è vero che lui e il suo vice, Ivano Sacchetti, sono indagati a Milano per insider trading su certe azioni dell'Unipol. Poi c'è anche un'inchiesta per manipolazione dei corsi delle azioni Unipol. E, infine, sempre Milano sta indagando sul via vai di azioni e di soldi che c'è stato intorno alla scalata della Popolare di Lodi all'Antonveneta.

Adesso Consorte è arrivato alla sua partita più grossa: la conquista della Bnl. Una partita per la quale il movimento cooperativo non ha i soldi e probabilmente nemmeno interesse, ma che a Consorte interessa moltissimo perché significa l'ingresso ufficiale nel gotha della finanza italiana. Un ingresso che, ovviamente, è visto come un tappa verso altre e più lucrose operazioni, sempre possibili in un capitalismo come quello italiano dalle proprietà così fragili e pericolanti.

Sempre nella categoria incidenti di percorso, ha dovuto incassare il no secco del Monte dei Paschi di Siena (tradizionale e aristocratica roccaforte della finanza rossa) a partecipare con lui all'assalto della Bnl, ma non se ne è mostrato molto preoccupato. Probabilmente pensa di regolare più tardi i conti con i senesi. Per ora va avanti nell'assalto alla Bnl con i suoi amici della razza padana e con un pugno di banche di provincia e di banche estere. Fra l'altro è misteriosamente riuscito a portare dalla sua parte, oltre a Massimo D'Alema che gli è sempre stato solidale, anche Piero Fassino, che invece in un primo tempo non vedeva di buon occhio l'operazione Bnl.

A sinistra, comunque, Consorte comincia a fare un po' paura perché, se da un lato sta dando testa e gambe a una struttura di "finanza rossa" (che può sempre essere utile), dall'altro cresce il numero di quelli che pensano che Consorte stia diventando troppo potente e troppo incontrollabile. La galassia delle cooperative, come si diceva, è tutta piena di suoi fedelissimi e quindi Consorte è uno che si controlla da sé. E domani Consorte invece di aiutare il partito, cioè, i Ds, potrebbe anche mettersi in testa di dare ordini al partito. Insomma, le coop hanno partorito il loro piccolo Cuccia. Solo che adesso Cuccia guarda lontano e più che servire vuole servirsi della politica.


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venerdì 15 luglio 2005
ore 10:00
(categoria: "Vita Quotidiana")



Allarme da una ricerca italiana
"L'aspartame è cancerogeno

Si trova in migliaia di prodotti dietetici, ed è la base di quelle pasticchine che molti usano al posto dello zucchero. Ma l'aspartame, il dolcificante artificiale, sarebbe cancerogeno. Lo dice uno studio condotto da un'equipe del Centro di ricerca sul cancro della Fondazione europea di oncologia e scienze ambientali "B. Ramazzini" di Bologna. I primi risultati dell'indagine, su un campione di 1.800 ratti, saranno pubblicati sul Giornale europeo di oncologia, e sono stati comunicati al ministero della Salute e all'Istituto superiore di sanità in aprile e, a giugno, presentati all'Agenzia europea per la sicurezza alimentare e al National Cancer Institute del governo americano. La replica dei produttori: "Gli studi effettuati da organismi indipendenti e massimi esperti internazionali nella valutazione del rischio, concludono che l'aspartame è un ingrediente alimentare sicuro".

I test. I primi risultati dello studio "dimostrano che l'aspartame somministrato ai ratti per tutta la vita, induce un aumento dell'incidenza di linfomi e leucemie". Due i dati: "Provoca un aumento dese-correlato, statisticamente significativo, dell'incidenza di linfomi e leucemie nelle femmine", aumento riscontrato anche con dosi inferiori a quelle ammesse per l'uomo dalla normativa vigente. Inoltre, "l'aggiunta di aspartame al cibo induce una diminuzione dell'assunzione di cibo, correlata con la dose del composto, senza però determinare una differenza del peso corporeo tra gli animali trattati e non trattati".

Dove si trova. Morando Soffritti, direttore scientifico dell'Istituto Ramazzini, ricorda che l'aspartame è utilizzato in oltre seimila prodotti: bevande, gomme da masticare, dolciumi, caramelle, yogurt, farmaci, soprattutto sciroppi e antibiotici per bambini. E sottolinea che "la Coca-Cola, tra le prime a lanciare la versione light della bevanda, in America sta già cominciando una campagna promozionale del nuovo dolcificante artificiale, splenda, utilizzato per sostituire l'aspartame".

Cautela dall'Efsa. L'Efsa, l'Autorità europea per la
sicurezza alimentare, al momento "non dispone di una base scientifica per raccomandare variazioni nella dieta dei consumatori per quel che riguarda l'aspartame". La questione "verrà tuttavia completamente riconsiderata nella valutazione del rischio che verrà intrapresa".

La replica dei produttori. L'aspartame è "uno degli ingredienti meglio e più diffusamente studiati al mondo", ma soprattutto non fa male alla salute. Lo affermano Federchimica, la Federazione nazionale dell'industria chimica in rappresentanza dei produttori di additivi alimentari, e Aiipa, l'Associazione italiana industrie prodotti alimentari. "Tutti gli studi effettuati da organismi indipendenti e da massimi esperti internazionali nella valutazione del rischio, concludono che l'aspartame è un ingrediente alimentare sicuro", ribatte Ferderchimica, che cita alcuni importanti organismi internazionali a supporto della sua posizione.


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giovedì 14 luglio 2005
ore 14:33
(categoria: "Vita Quotidiana")



La morte, un messaggio sul blog
Delitti spiegati nei diari virtuali

C’è una sottile linea che unisce il delitto nella facoltà di matematica di Bologna con il rapimento di una bambina di otto anni e il massacro della sua famiglia nell’Idaho, negli Stati Uniti. Quella sottile linea non è rossa bensì virtuale. Anziché da punti la linea è formata dai post, ossia dai messaggi pubblicati sui blog. Domenico Bottari, l’uomo che, vistosi rifiutato, ha sparato sette colpi di pistola contro un studente di Bologna, curava un blog. Joseph Edward Duncan, il pedofilo che nei giorni scorsi ha rapito Shasta Groene e picchiato a morte i suoi familiari curava maniacalmente un suo blog LINK.

E si tratta degli ultimi casi di una lunga serie di blogger-killer o di suicide-blogger.
Basta lettere scritte a mano
Infatti anche gli assassini si tengono al passo con i tempi. E’ destinata a tramontare l’epoca dei delitti le cui motivazioni sono scritte da una mano tremolante per la tensione dell’immagine gesto. Del resto Internet ha una serie di vantaggi indiscutibili.

I “pizzini” per dirla nel gergo mafioso, si deteriorano col tempo e sono destinati a finire il resto della loro missione compressi in qualche fascicolo d’inchiesta, a sua volta impilato negli scaffali di chissà quale polveroso archivio di tribunale. La Rete non passa di moda e praticamente il diritto all’oblio virtuale emette in questi anni i suoi primi vagiti. Il pezzo di carta, se nascosto bene, può restare inosservato al questurino o al carabiniere di turno. Il blog no: gli spider degli aggregatori o il grande-fratello-google tutto vedono e tutto rilanciano a comando.

E, particolare non indifferente nella psicologia criminale, il post di un blog può venire letto da milioni di persone nei cinque continenti quando invece la lettera può finire al massimo per un giorno su carta stampata e tv.

Un fenomeno da studiare
In questi mesi i delitti o i suicidi legati al mondo dei blog si sono moltiplicati a velocità impressionante. Il 42enne Duncan, con alle spalle 14 anni di galera per aver violentato un adolescente, ha postato sul suo blog di “essere in preda ai demoni. Ho pregato Dio per tutta la notte ma non ho avuto risposta ai miei dubbi religiosi”. Poi ha raggiunto l’abitazione dei Mc Kenzie, ha picchiato a morte Mark, Brenda e Slade fuggendo con la piccola Shasta. I due sono stati riconosciuti in un bar poco distante qualche giorno dopo. “Nonostante le mie azioni, io non sono una persona cattiva – ha lasciato per i posteri Duncan – ho solo contratto una brutta malattia dalla società. E la cosa mi da molto fastidio”.

Di quanto accaduto a Bologna si sa molto grazie a quanto l’omicida ha scritto sul blog, dove ha pubblicato anche la foto della vittima.

A Bleriot-Sangatte, in Francia, due minorenni si sono ammazzati gettandosi nel vuoto da una rocca. Ma prima hanno lasciato un messaggio sul blog. Lo hanno fatto all'improvviso. senza cenni di squilibrio. Senza sos da intercettare. La polizia ha preferito non divulgare i nomi veri dei due (solo i nick Ange de Tristesse e Noemi), così come sono stati immediatamente messi a tacere i rispettivi blog per evitare funeste imitazioni. Nel post del 20 gennaio, Ange de Tristesse scrisse: "Nessuno mi obbliga a suicidarmi, voglio solo lasciare questo mondo così vuoto, questo mondo che non merita rispetto. Nonostante tutti quelli che ho amato dal profondo del mio cuore". Accanto alle parole fotografe di sangue, donne in lacrime e un crocifisso.

Virtuale anche il messaggio lasciato ai posteri Jeff Weise, il 17enne indiano del Minnesota che nel marzo scorso uccise i nonni poi andò a scuola, alla Red Lake High School. Lì ammazzò a bruciapelo una guardia, una professoressa e cinque compagni. Poi si tolse la vita. Strage predetta qua LINK prima che Yahoo rimuovesse il tutto.


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giovedì 14 luglio 2005
ore 14:03
(categoria: "Vita Quotidiana")



Vicenza: denunciato prof. pedofilo
Fotografava bimbi nudi all'estero

Dopo essere stato identificato all'estero perché sorpreso a fotografare in spiaggia bambini sotto le docce, un insegnante di una scuola media inferiore nella provincia di Vicenza è stato denunciato dalla squadra mobile vicentina per detenzione di materiale pedopornografico. Nella casa del 49enne gli agenti hanno trovato 150 videocassette pornografiche e centinaia di fotografie con protagonisti dei minori.


Nell'abitazione vicentina del docente sono stati inoltre sequestrati numerosi fogli stampati da siti internet pornografici, il computer dell'uomo e un quaderno che l'insegnante aveva trasformato nel suo diario personale sul quale annotava impressioni e commenti dettagliati relativamente a particolari fisici di bambini e adolescenti. La perquisizione, disposta dal pm berico Giorgio Falcone, è scattata dopo l'intervento dell'Interpol che aveva in precedenza ricevuto una segnalazione della polizia di un paese europeo. L'insegnante, infatti, era stato fermato in una spiaggia mentre stava fotografando bambini (anche nudi), soprattutto sotto la doccia. L'episodio è stato quindi oggetto di un fascicolo inviato agli organi della polizia italiana che ha avviato gli accertamenti del caso.

Nell'ambiente scolastico il professore non ha mai destato sospetti relativamente alla sua propensione alla pedofilia: celibe e convivente ancora con i genitori è stimato e considerato dai colleghi una persona serissima.



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giovedì 14 luglio 2005
ore 10:35
(categoria: "Vita Quotidiana")



Ratzinger contro Harry Potter
"Una saga che corrompe i giovani"
di MARCO POLITI

"È un bene che lei illumini la gente su Harry Potter, perché si tratta di subdole seduzioni, che agiscono inconsciamente distorcendo profondamente la cristianità nell'anima, prima che possa crescere propriamente". La "scomunica" è firmata da Josef Ratzinger. È il 7 marzo 2003 e l'allora cardinale, prefetto dell'ex Sant'Uffizio, scrive ad una studiosa tedesca autrice di un volumetto contrario alla saga di Harry Potter. La corrispondenza viene resa nota a 24 ore dall'uscita del sesto libro della storia del celebre maghetto.

Uno spettro si aggira per la Chiesa cattolica. Non ha il barbone di Marx, ma la faccia innocente del maghetto Harry Potter. Ratzinger non lo può vedere e lo considera un corruttore d'anime. Non è finito ancora sull'indice come il Codice da Vinci, ma non è detto che primo o poi non si accenda per lui un rogo simbolico.

Che Harry non è neanche uno stregone di quelli cattivi, un adepto della magia nera che butti topi, ranocchie, ossa di morto e urina d'impiccato in pentoloni maleodoranti per farne filtri malvagi. No, è un ragazzino inglese dalla faccia pulita con gli occhiali, con l'aria così tranquilla da essere servito persino da nomignolo al nostro politico Marco Follini. Però c'è la magia...

O, forse, più che la magia inquieta Santa Romana Chiesa la rappresentazione di un mondo fantastico dove realtà e iper-realtà si mescolano secondo una visione che non ubbidisce alle regole precise e ai canoni benedetti che stanno a cuore alla gerarchia ecclesiastica. Fatto sta che contro Harry Potter ha scagliato i suoi fulmini lo stesso Joseph Ratzinger. Quando non era ancora Papa. Ma non c'è dubbio che - come su tante altre cose che riguardano l'etica e la concezione del mondo - da pontefice non ha certamente cambiato idea.

Subdolo, tentatore e corrosivo della purezza dell'anima è il maghetto Harry Potter secondo il "guardiano della fede" divenuto Bendetto XVI. Il giudizio è saltato fuori dall'archivio personale di Ratzinger - grazie a una soffiata di Dagospia - ed è durissimo. I libri di J. K. Rowling, scrive l'allora cardinale ad una critica tedesca, rappresentano "subdole seduzioni" in grado di "distorcere" l'indole dei giovani lettori.

Le lettere risalgono a due anni fa. Gabriele Kuby, una critica letteraria tedesca, ha appena mandato al prefetto della Congregazione per la dottrina della fede un suo libro che s'intitola eloquentemente Harry Potter - Gut oder Boese?. Il maghetto, insomma, è "buono o cattivo?". Non è solo un attacco al bestseller inglese, l'opera della Kuby è tesa a sfatare il gossip britannico secondo cui le voci britanniche a papa Wojtyla Harry piace. No, spiega la Kuby, i libri di Rowling non sono un passatempo innocente, bensì corrompono l'anima dei teenager, offuscando in loro il chiaro confine tra il bene ed il male. Quindi? Quindi mettono in pericolo la loro relazione addirittura con Dio, e questo in una fase di delicato sviluppo del senso religioso.

Ben detto, replica Ratzinger, ringraziando il 7 marzo 2003 la Kuby per il pacchetto arrivato qualche settimana prima. "Informatissimo libro" è il suo giudizio. "E' un bene che lei, stimata e cara signora Kuby - scrive il porporato - illumini la gente su Harry Potter, perché si tratta di subdole seduzioni, che agiscono inconsciamente distorcendo profondamente la cristianità nell'anima, prima che possa crescere propriamente".

Posso far sapere in giro questo altissimo giudizio, chiede probabilmente Gabriele Kuby lusingata dopo aver ricevuto la missiva cardinalizia? Il 27 maggio il braccio destro di Giovanni Paolo II dà il suo placet. "Io posso darle con piacere il mio permesso di riferire il mio giudizio su Harry Potter". Firmato: "Cordiali saluti e benedizioni, Cardinale Joseph Ratzinger". Alla saggista sua compatriota viene anche dato il suggerimento di inviare una copia del libro anti-Potter ad uno degli esperti del Consiglio pontificio per la Cultura in modo da fugare ogni impressione che al Papa e al Vaticano garbi il mondo del maghetto.

Non farà piacere alla casa editrice, impegnata in questi giorni nel lancio del sesto capitolo della saga - Harry Potter e il Principe Mezzosangue - scoprire che l'attuale capo della Chiesa cattolica è un implacabile avversario di Harry, molto più del perfido Voldemort che insidia abitualmente il maghetto. Ma è così. Il nuovo pontefice non ne vuole sapere di calici di fuoco, scuole dove si insegnano stregonerie, olimpiadi di magia, scolari che vanno in giro su scope e gufi che recapitano la posta.

Il trend esoterico è il nuovo, grande nemico di Santa Romana Chiesa. Perché è con i maghi, i sortilegi reali o immaginari, il gusto del mistero, il profumo sottile e insidioso della Gnosi che la gerarchia si sente chiamata a battersi per la conquista delle anime. Non è più all'ombra del Capitale che si cela Satana né sono ritenuti temibili gli ultimi atei ancora in circolazione e nemmeno incutono spavento alle sacre gerarchie le roccaforti dei razionalisti, emuli di Voltaire.

No, il nemico del XXI secolo è il simpatico libraio che vende "libri avvelenati" come la saga del maghetto o il Codice da Vinci. Per un Coelho che si converte, abbandonando l'eresia New Age, altri scrittori sono in agguato. Il Mistero attira e il Demonio esoterico-libresco fa breccia continuamente. Si tratti di scope volanti, coppe del Graal o guerrieri della luce.

D'altronde, se il trenta per cento degli italiani si rivolge in un momento o l'altro della propria vita ad astrologhi e maghi, se solo il quindici per cento dei giovani va a messa la domenica, significa che Harry Potter è più attraente del parroco nell'oratorio accanto. Perciò l'allarme. Nessun "dibbattito" di venerata memoria, nessuna conferenza stampa, nessun referendum mette maggiormente in allarme il Pulpito di un volumetto o volumone esoterico che scala inesorabilmente la vetta della hit parade delle vendite.

Il cardinale Tarcisio Bertone di Genova, che ieri è venuto tra i monti della Val d'Aosta per discutere con papa Ratzinger sullo schema della sua prima enciclica, si è scagliato a marzo violentemente contro il Codice da Vinci di Dan Brown. "Non si fa un romanzo - ha tuonato - mistificando i dati storici, maldicendo, diffamando". Il libro - così ha denunciato il porporato - va a ruba nelle scuole, leggerlo è diventato un must e persino le librerie cattoliche (scandalo supremo) offrono copie su copie del libro "per motivi di lucro".

Dove c'è il demonio della mistificazione, non può mancare il complotto. "Credo che ci sia una strategia nella diffusione di questo castello di menzogne", ha commentato a suo tempo Bertone, aggiungendo: "Una strategia della persuasione, che uno non è cristiano adulto se non legge questo libro". L'appello cardinalizio a non leggere e men che mai a non comprare il volume non sembra aver sortito effetti a giudicare dalle vendite.

Dietro il gusto di massa per il mistero, le autorità ecclesiastiche intravedono (e temono) il grande pericolo di una religiosità fai da te e di uno spiritualismo necessariamente disincarnato dalla dottrina cristiana. "Quando la fede è scarsa - avverte il cardinale opusdeino Julian Herranz - la gente cerca appagamento nell'esoterismo". E si rivolge alla New Age, come sottolinea il cardinale Paul Poupard presidente del Consiglio pontificio per la Cultura (l'organismo a cui Ratzinger ha indirizzato il saggio anti-Potter), vista come "una falsa risposta ad una vera domanda di felicità". Tra i rimedi suggeriti, la diffusione del catechismo.

I librai sono avvisati. La gara è aperta. Il Piccolo Catechismo contro il Piccolo Mago Harry. E che vinca il migliore.


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giovedì 14 luglio 2005
ore 10:30
(categoria: "Vita Quotidiana")



La sfida delle conduttrici col velo
Egitto diviso, trema la televisione

Hanno vinto la loro personale battaglia le tre annunciatrici egiziane che, grazie alla sentenza della corte di Alessandria, potranno tornare a condurre il tg, questa volta con il viso coperto dal velo.

La decisione della Corte si oppone alla direttiva governativa che aveva ordinato l'espulsione delle conduttrici, colpevoli di aver chiesto di apparire di fronte alle telecamere con il viso coperto. La sentenza non ha però concesso loro il milione di lire egiziane (circa 140 mila euro) richieste come indennizzo.

"La decisione di indossarlo è nata dopo aver provato un desiderio insistente a portarlo'", risponde Rania Radwan, la più famosa fra le tre, a quanti credono che la richiesta del velo fosse frutto di pressioni da parte dell'ala radicale.

La vicenda ha subito scatenato un acceso dibattito in Egitto, quasi spaccando l'opinione pubblica del Paese. Ed è in atto uno scontro tra politici, docenti universitari ed esponenti del mondo intellettuale che intervengono, esprimendo il loro consenso o la loro avversione verso la sentenza.

"La corte ha corretto un'ingiustizia, il velo è parte del prestigio della donna e le musulmane devono indossarlo - sostiene Jihan Roshty, professoressa di scienze della comunicazione all'Università del Cairo -. Il governo ha paura che l'informazione, e in primo luogo la televisione, vengano sommerse dall'onda di idee radicali islamiche che stanno trasformando una società una volta sostanzialmente laica".

Il sistema televisivo potrebbe subire un importante contraccolpo: sono, infatti, più di quarantacinque le colleghe annunciatrici che hanno detto di voler seguire l'esempio delle tre "rivoluzionarie". "Trema sulle rive del Nilo il palazzo della televisione di stato" è questo il titolo eloquente apparso, oggi, sull' Egyptian Gazette, il quotidiano in inglese del governo.

E intanto la curiosità proviene dal mondo della moda che si prepara a trarre guadagni da questa vicenda. Il velo, infatti, in questo Paese, è colorato, sempre in tono con gli altri capi di abbigliamento. Secondo la stampa egiziana si prospettano nuove forme e modelli per tutti i gusti e tutte le tasche.


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mercoledì 13 luglio 2005
ore 15:15
(categoria: "Vita Quotidiana")





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