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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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mercoledì 13 luglio 2005
ore 10:01
(categoria: "Vita Quotidiana")



Quattordici Regioni contro i Cpt per i diritti dei migranti
di Valentina Petrini

«Se pure fuggissero soltanto dalle proprie inquietudini, dalla loro personale storia di vita, io credo ne avrebbero diritto». Niki Vendola da il benvenuto alla platea e ringrazia le regioni che hanno appoggiato questo Forum Mare Aperto, idee per aprire le frontiere e chiudere i Cpt. Sceglie un linguaggio chiaro e diretto per spazzar via le polemiche politiche che hanno accompagnato la preparazione di questo Forum. Ha vinto Vendola che è riuscito a portare lunedì a Bari 13 regioni pronte a sottoscrivere un documento programmatico con il quale i governatori si impegnano ad avviare un confronto politico istituzionale per cambiare la legge sull’immigrazione, chiudere i Cpt, dar vita finalmente ad una legge organica sul diritto d’asilo, proporre un modello alternativo a quello della detenzione amministrativa di accoglienza.

Abruzzo, Basilicata e Calabria le regioni rappresentate direttamente dai loro presidenti (Del Turco, De Filippo e Loiero). Per l’Emilia Romagna, presente il vicepresidente (assessore Del Bono). Le altre realtà (…) erano invece rappresentate da assessori incaricati direttamente dai Governatori a partecipare al Forum in qualità di portavoce.

«Avremmo gradito anche la presenza di Pisanu se avesse avuto a cuore di ascoltare il nostro punto di vista, così predominante e condiviso nell’Italia di questo momento». Il sindaco di Bari Emiliano scherza perché guardando la platea capisce che l’operazione è riuscita. Fa gli onori di casa e spiega subito la posizione della Giunta barese sulla questione Cpt. «Non li vogliamo e ci siamo opposti in ogni modo all’apertura del nuovo centro di Bari San Paolo. Abbiamo scritto anche al ministro degli Interni che, però, ovviamente non ci ha risposto». E guardando Vendola: «Credo però che ora sarà costretto a prenderci sul serio –dice- davanti ad una nuova realtà istituzionale come quella del tavolo di discussione tra 13 regioni italiane che nasce oggi in questo angolo di Mediterraneo».

Vendola fa leva ancora una volta sulle sue capacità oratorie per esprimere il suo pensiero e quello della giunta pugliese. Si rivolge direttamente alle istituzioni “alte”. «Mi è stato consigliato di soprassedere nel fare questo Forum per rispetto al sangue di Londra. Eppure io sono convinto che quel sangue è figlio dell’epoca in cui viviamo». La platea ascolta il suo intervento e applaude. Finalmente dopo settimane di mera polemica, botta e risposta tra Pisanu e i presidenti dissidenti, inviti alla cautela di Napolitano e della Turco, genitori della legge 40/98 che istituì i Cpt sette anni fa, il Forum si esprime e mette in campo le proprie opinioni e proposte.

«Oggi a noi tocca essere lungimiranti –dice il governatore della Puglia- Il Mediterraneo è un mare in cui galleggiano troppi corpi di sventurati alla ricerca di fortuna». Poi concedendosi una battuta: «Il santo patrono della città di Bari, San Nicola, se avesse avuto la sfortuna di vivere in quest’epoca sarebbe finito i un Cpt per il colore della sua pelle».


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mercoledì 13 luglio 2005
ore 09:56
(categoria: "Vita Quotidiana")



Come ai tempi delle Brigate rosse
di GIUSEPPE D'AVANZO

"IL TERRORISMO bussa alla nostra porta", avverte il ministro dell'Interno. L'Italia ha la concreta possibilità di essere colpita come la Spagna e il Regno Unito. A ben vedere, in Parlamento va in scena, nonostante gli applausi che buona parte dell'opposizione gli riserva, il dramma di Giuseppe Pisanu. Il ministro ha cultura democristiana e sa che, in momenti così tragici, il Paese deve essere politicamente unito, istituzionalmente coeso, capace di politiche razionali che isolino il nemico. Quel che tocca con mano, disintegra lo schema. Pisanu vede la minaccia vicina; le debolezze e le divisioni del governo; i conflitti aperti tra poteri dello Stato; la diffidenza dell'opposizione per la maggioranza e della maggioranza per l'opposizione.

Quel che tocca e vede fa del ministro dell'Interno, l'autorità politica della sicurezza nazionale, un uomo inquieto. Pisanu lascia intendere quel che noi tutti dobbiamo presto attenderci. Sceglie con cura le parole, evita le formule dell'allarme che terrorizza. Sottolinea, scandendo con precisione le frasi, che non c'è nessuna notizia che annunci un pericolo imminente. Dice però, con cautela responsabile, che siamo già in pericolo. Che il pericolo non è lontano da noi. È accanto a noi. Questa convinzione politica e "tecnica" dovrebbe indurre il ministro a illustrare provvedimenti razionali, iniziative lucide e politiche coerenti per prevenire un colpo che, come dimostrano la Madrid dell'11 marzo e la Londra del 7 luglio, è arduo da avvistare e anticipare. Non può farlo.

È la seconda inquietudine che affiora sul volto contratto di Giuseppe Pisanu. Il ministro sa di dover combattere con un braccio legato dietro la schiena. Dice e annuncia quel che può dire e annunciare. Nessuna legge speciale o eccezionale, naturalmente. Convinto che il terrorismo si possa (debba) sconfiggere, senza comprimere le libertà, il sistema di garanzie e di diritti individuali, annuncia il potenziamento di quel che è già scritto nelle leggi, di quel che è già prassi per gli uomini della sicurezza. Con la certezza che le opposizioni ex-comuniste ne avrebbero sentita l'eco, ripropone la filosofia degli interventi che la Democrazia cristiana, con il consenso del Pci, varò dopo il rapimento di Aldo Moro, marzo 1978. Come allora, aumento dei poteri degli organi di polizia. Provvedimenti che accrescono la possibilità di effettuare perquisizioni e intercettazioni telefoniche. Polizie autorizzate a raccogliere informazioni sugli indiziati attraverso interrogatori (anche in carcere) svolti senza la presenza del difensore. Fermo preventivo applicabile dalle forze di polizia contro coloro che non hanno commesso reati, ma sono sospettati di poterne commettere. Lo schema, che fu vincente per la lotta al terrorismo nazionale, è rammodernato inasprendolo sui cronici punti di debolezza dei sospetti islamici. Permessi di soggiorno. Documenti falsi. Potranno essere premio di collaborazione, i primi. Motivo di arresto e condanna, i secondi. Pisanu non può far altro che convergere contro il terrorismo islamico istituti, misure e regole già presenti nel nostro ordinamento per contrastare le mafie. Chiede risorse finanziarie. Promette di cancellare le scorte inutili e di destinare a compiti istituzionali i 5000 poliziotti e carabinieri che oggi sono incastrati in lavori burocratici o nelle notifiche giudiziarie. Si impegna a dare maggiore coordinamento e unità alle forze dell'ordine e all'intelligence soprattutto per tenere sotto controllo "il territorio", le infrastrutture e i 13mila "obiettivi sensibili".

Pisanu deve fermarsi su questo ciglio. Non può andare oltre. È la terza inquietudine che si può scorgere sul suo volto. Il ministro sa che una maggiore razionalità nell'uso degli strumenti esistenti è necessaria, ma non sufficiente. È consapevole che, nella battaglia di lungo periodo con il moderno Islam radicale, oltre alle polizie, occorrono politiche pubbliche e coesione istituzionale. È questo il braccio che deve tenere legato dietro la schiena per evitare di mettere in tensione l'unità e la tenuta della maggioranza. In un dibattito parlamentare molto corretto (per una volta), quel che salta agli occhi è soprattutto la debolezza del governo in questo passaggio essenziale della nostra vita collettiva. Pisanu è costretto a tenerne dolorosamente conto. Accanto a lui, non c'è il ministro della Giustizia. Non si sa che cosa pensi Castelli di un maggior coordinamento delle inchieste anti-terrorismo. Si sa che cosa pensava una volta. Dopo l'11 settembre annunciò (1 ottobre 2001) l'imminente istituzione d'una "struttura nazionale antiterrorismo". Oggi, alle prese con un incarognito e inutile parapiglia punitivo contro la magistratura, ci ha ripensato. È sostenuto, a quanto pare, da Berlusconi che, nel rafforzamento dell'intervento penale, paventa l'uscita dall'angolo di giudici e pubblici ministeri; la rivitalizzazione della magistratura come potere forte, autonomo, circondato dal consenso e, dunque, assai pericoloso. La diffidenza di un potere dello Stato (governo) per un altro (l'ordine giudiziario) indebolisce necessariamente la risposta al terrorismo, e il ministro non lo ignora. Ancora più fragile è la risposta politica. Da anni, Pisanu è consapevole che l'unica via per assicurare al Paese un futuro privo di paura e di incertezza è il dialogo con l'Islam moderato italiano. Soltanto questo dialogo può isolare e arrestare la diffusione della visione distorta del mondo dei militanti; bloccare la proliferazione di nuovi volontari radicali che non vengono più dalle roccaforti del qaedismo ma, come a Londra, nascono qui, vivono tra noi. Pisanu accenna all'obbligo (anche strategico) del dialogo. Viene apprezzato dall'opposizione, quasi zittito da settori della maggioranza. L'idea stessa dell'esistenza di un Islam moderato viene contestata al ministro dalla Lega, e con toni diversi da An: negano che esistano moderati o moderatismi in un Islam che leggono come religione d'odio e cultura di morte.

Pisanu non accenna nemmeno a una questione, la riforma dei servizi segreti, che potrebbe risvegliare nell'opposizione una diffidenza che oggi è messa in un canto. Che i servizi nazionali d'intelligence debbano essere riunificati per superare ambiti e competenze nati durante la Guerra fredda lo ha detto e ripetuto a ogni occasione. Ma Pisanu intuisce che una sola intelligence, e i maggiori poteri che produce, riattiverebbero in forme nuove quel forte senso delle "appartenenze separate" che ha accompagnato la storia della Prima Repubblica. Lascia perdere: una riforma così delicata, incagliata negli ultimi quattro anni, è impossibile che si faccia nell'ultimo anno elettorale. L'Italia vista ieri in Parlamento, con gli occhi del ministro degli Interni, è un Paese fragile, con politica e istituzioni deboli. Speriamo che abbia polizie fortunate.


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martedì 12 luglio 2005
ore 19:58
(categoria: "Vita Quotidiana")



umana pietà, ma resta il disgusto, anche post mortem

SUICIDA A ROMA ANTROPOLOGA CECILIA GATTO TROCCHI

Si e' tolta la vita, la scorsa notte a Roma, l'antropologa Cecilia Gatto Trocchi, nota per le battaglie contro le sette sataniche e l'occultismo, piu' volte ospite di trasmissioni televisive di Rai e Mediaset. La professoressa Gatto Trocchi si e' suicidata lanciandosi nel vuoto da una finestra del pianerottolo al quinto piano della palazzina di Via Eusebio Chini, al civico 69, dove abitava. Sul suo cadavere verra' compiuta l'autopsia. Da qualche tempo aveva manifestato sintomi di depressione. ()


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martedì 12 luglio 2005
ore 19:19
(categoria: "Vita Quotidiana")



Tornano gli zombi di Romero
creature voraci e rivoluzionarie
di RITA CELI

"UN COMBATTIMENTO me l'aspettavo, ma questo è un massacro" esclama all'inizio uno dei protagonisti dell'atteso film di George A. Romero La terra dei morti viventi, da venerdì nelle sale in 150 copie distribuite da Uip. Dopo aver circondato una fattoria isolata nel capostipite in bianco e nero La notte dei morti viventi (1968), un centro commerciale nel successivo Zombi (1978) e invaso il pianeta nel terzo capitolo della trilogia Il giorno degli Zombi (1985), i morti viventi tornano dopo vent'anni pieni di cattive intenzioni.

Romero fa rivivere le sue creature sul grande schermo per la quarta volta in quello che definisce il "primo episodio di una nuova trilogia", precisando però: "Dipenderà dall'esito al botteghino". I suoi morti che resuscitano e si nutrono di vivi hanno anche in questo caso una connotazione storica e sociale ben precisa.

In questo quarto episodio gli zombi hanno preso il sopravvento su un vasto territorio costringendo quel che resta dell'umanità a sopravvivere all'interno di una città-fortezza. Un gruppo di crudeli opportunisti, guidato da Kaufman (Dennis Hopper), gestisce soldi e potere nell'esclusivo grattacielo per ricchi, e si occupa dei bassifondi fornendo droga, prostituzione e gioco d'azzardo per consolare e distrarre i diseredati. All'esterno quello che è ormai diventato un esercito di morti viventi si evolve, comincia a organizzarsi, puntando a sfondare i confini della città.

Solo un gruppo di mercenari tenta di fermare l'avanzata. Tra questi, Riley (interpretato dall'australiano Simon Baker), Cholo (John Leguizamo, già drag queen in A Wong Foo e tra gli interpreti del recente remake di Distretto 13), Charlie (Robert Joy) e Slack (Asia Argento). "La conosco da quando non aveva un tatuaggio. Suo papà, Dario, aveva anche finanziato il mio Zombi. E' una donna forte, era perfetta per il ruolo e ho sempre voluto lavorare con lei", afferma Romero. "Sono cresciuta con i suoi film e hanno significato molto per me. Avendo fatto esperienza della paura sin da piccola, sono diventata più coraggiosa", ricambia l'attrice.

Tra sanguinolente abbuffate e ossa sgranocchiate, realizzate senza un eccessivo uso di effetti speciali, nella Terra dei morti viventi non mancano i riferimenti all'attualità. Il film si schiera apertamente contro la politica di Bush, con continui riferimenti al terrorismo e alla fobia degli americani per il terrorismo, più pericolosa dei terroristi. Come quando Kaufman, il leader della fortezza, dichiara che lui "a patti con i terroristi non scende". Oppure quando Riley osserva l'avanzata degli zombie: "Le barriere che abbiamo costruito per difenderci ci uccideranno".

"Non ho voluto calcare troppo la mano" ha commentato l'autore, "ma è evidente che ci sia anche una lettura politica". "La terra dei morti viventi si svolge in un mondo devastato" spiega ancora il regista. "La gente cerca di vivere normalmente e commette l'errore fatale di ignorare il terrorismo e gli altri problemi sociali solo perché sono al di là della porta di casa".

Per tutta la durata del film Romero cerca in tutti i modi di portare lo spettatore a tifare per le sue creature. "Penso a loro come a una forza esterna, un gruppo rivoluzionario, vedono le cose in modo diverso dai vivi" aggiunge. "E se devo cercare qualcosa che li possa rappresentare mi vengono in mente gli afgani, gli iracheni. Come in quella scena dove c'è il camion corazzato che entra nel villaggio e fa una strage di zombie. E poi ci chiediamo: 'come mai non gli andiamo a genio?'. Se ce l'hanno così tanto con noi, qualcosa gli avremo fatto, no? Ormai distinguere un terrorista da un rivoluzionario o da un patriota è diventato quasi impossibile".


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martedì 12 luglio 2005
ore 18:43
(categoria: "Vita Quotidiana")



Scientology vuole la casa del Papa
All'asta abitazione natale di Ratzinger

Un'asta per mettere in vendita la casa natale di Papa Ratzinger al modico prezzo di oltre un milione di euro. Fra i compratori che si contendono lo storico edificio anche la Chiesa di Scientology. La casa è un' ex dogana del Settecento e si trova nella piazza del mercato di Marktl am Inn.

Realizzata su due piani è un tipico esempio dello stile architettonico sudbavarese: tetto in legno, facciata bianca e gialla con molte finestre e tanti fiori sui davanzali. Ai ati della casa ci sono due lapidi a testimonianza delle personalità nate in quel luogo: Johann Georg Lankensperger, nel 1779, che per primo intui' il principio della ruota sterzante e naturlamente papa Ratzinger, nato in quella casa il 16 aprile 1927.

Ma sull'edificio è in croso una 'guerra' tra Comune e privati. Il problema del borgomastro bavarese restano i soldi, troppi per il comune di Marktl am Inn che ha a disposizione per il momento solo 300 mila euro. La salvezza potrebbe arrivare solo da un contributo del Land o della Chiesa Cattolica bavarese a cui Gschwentner ha già fatto appello.


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mercoledì 6 luglio 2005
ore 11:36
(categoria: "Vita Quotidiana")



Recondita armonia
di bellezze diverse!...
È bruna Floria,
l'ardente amante mia...
E te, beltade ignota,
cinta di chiome bionde!
Tu azzurro hai l'occhio,
Tosca ha l'occhio nero!
L'arte nel suo mistero
le diverse bellezze insiem confonde;
ma nel ritrar costei
il mio solo pensiero, Tosca, sei tu!


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martedì 5 luglio 2005
ore 18:13
(categoria: "Vita Quotidiana")



Pedofilia, sacerdote in manette
Adescava i ragazzini con un gelato

MONDOVI' (Cuneo) - Li comprava con un gelato. Ragazzini di 13, 17 anni, soprattuto extracomunitari. Dopo il cinema, li accompagnava a casa sua, in parrocchia. Don Renato Giaccardi è agli arresti domiciliari: la procura di Mondovì lo accusa di induzione alla prostituzione, favoreggiamento e sfruttamento di minorenni. Lui ha ammesso solo il rapporto con un ragazzo di sedici anni ma la Questura di Cuneo sospetta che il giro coinvolgesse ben più di un ragazzino: almeno una trentina, italiani e stranieri.

Don Renato, 42 anni, aveva preso i voti nel '96. Il vescovo l'aveva incaricato di mantenere i contatti tra la curia e gli istituti religiosi della diocesi di Imperia e Albenga. Ma agli amici si presentava come affiliato all'associazione che voleva il riconoscimento dell'omessualità come terzo sesso.

Due suoi complici adescavano i minorenni nei giardinetti di Cuneo, indagavano la loro disponibilità e se superavano l'esame, li accompagnavano a casa del sacerdote. Don Renato era sempre cordiale e generoso con le sue vittime e, se gli presentavano un altro amichetto, li compensava con un biglietto da 10 euro.

I complici del prete, G.C.C., 41 anni di Mondovì e F.B., 25 anni di Cuneo, sono stati denunciati a piede libero. Don Renato resta invece agli arresti domiciliari.

Il losco giro del sacerdote è stato svelato grazie alla segnalazione di una famiglia: i genitori di un ragazzino si erano insospettiti perché gli amici del figlio giravano con troppi soldi in tasca. Le intercettazioni telefoniche e ambientali della squadra mobile hanno confermato i sospetti.

La Curia tace: nessun provvedimento è stato ancora preso dalla Curia vescovile. "Attendiamo l'esito dell'indagnie dell'Autorità giudiziaria", a detto il vicario generale di Albenga. "In seguito, valuteremo l'opportunità di intraprendere scelte di tipo canonico. Per ora, Don Giaccardi è sospeso dall'esercizio dell'ufficio sacerdole".


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martedì 5 luglio 2005
ore 17:21
(categoria: "Vita Quotidiana")



Pizza e birra a sette euro
Dai locali sì alla proposta Billè

Pizza e birra a soli 7 euro. Non è un'offerta speciale nè un prezzo politico, ma una iniziativa nazionale, da nord a sud, firmata da Sergio Billè, il presidente della Fipe-Confcommercio. L'annuncio è stato dato durante la 60esima Assemblea della Federazione italiana pubblici esercizi, in corso a Saint Vincent.

Fino alla fine dell'anno, in almeno 177 pizzerie, si potrà consumare seduti al tavolo, una pizza e una birra o un'altra bevanda, ad un prezzo massimo di 7 euro. L'offerta, limitata ad una sola serata a settimana, prevede anche un prezzo alternativo di 7,50 euro per l'aggiunta di un caffè.

La proposta era stata fatta da Billè, nelle scorse settimane durante una puntata della trasmissione condotta da Bruno Vespa, 'Porta a Porta'. "Sono contento di aver mantenuto il patto - ha commentato Billè - Abbiamo chiesto uno sforzo ad una categoria già sotto stress, in una stagione estiva che non sembra straordinaria. Sicuramente a settembre, quando il reclutamento sarà riaperto, le adesioni raddoppieranno o triplicheranno".

Il presidente di Fipe-Confcommercio, infine, ha spiegato che "per quelle pizzerie che proponevano prezzi già inferiori a 7,50 euro è prevista un'ulteriore flessione della tariffa". E per stimolare ulteriormente la categoria e i clienti, Billè ha annunciato che "alla fine dell'anno, si farà un campionato della migliore pizza tra gli esercenti che hanno aderito al 'patto della pizza'".

L'elenco dei locali che aderiscono si trova sul sito www.ilpattodellapizza.it.


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lunedì 4 luglio 2005
ore 18:00
(categoria: "Vita Quotidiana")



Carmensita: - Ma tu perché sei andato via, non hai telefonato, niente!

Conte: - Carmensita, amore mio, sono un uomo d'affari, blinda la supercazzola prematurata, una cosa d'assegni, tarapia tapioca, tapioca torapia, dollari, sterline, allaccia scarpa, scarpallaccia, dico d'albergo, ma tu?


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lunedì 4 luglio 2005
ore 16:10
(categoria: "Vita Quotidiana")



Direttrice: - Per gli ospiti c'è un apposito telefono a gettone nell'atrio.
Conte: - Sì, ma la sbiriguda della sbrindolona come se fosse Antani come facevo?
Direttrice: - Prego?
Conte: - Ho provato con la supercazzola con scappellamento paraplegico a sinistra, ma non funzionava, faceva tu-tu.
Direttrice: - In che senso?
Conte: - Nel senso anafestico. Eh, sì; come farà di capo d'altitudine, no?


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