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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


venerdì 15 aprile 2005
ore 17:44
(categoria: "Vita Quotidiana")



E' ufficiale: la Tata fa l'auto da 1600 euro

Ora è ufficiale: la Tata Motors Limited (India) ha confermato l'avanzamento del progetto di produzione di una autovettura da 1.600 euro. Dopo il Mac da 415 euro e altri prodotti tecnologici a bassissimo costo ora tocca all'auto vestire i panni di oggetto assolutamente minimalista. Così l'annuncio della Tata assume il carattere di sfida vista che l'ormai famosa Dacia Logan da 5000 euro in confronto sembra una Rolls...

E' stato lo stesso presidente Ratan Tata a comunicare che si tratterà di una utilitaria da quattro a cinque posti, molto semplice e spartana, pensata per dare anche ai meno abbienti la possibilità di possedere una autovettura. La previsione di vendita In India è di circa 500.000 unità in due anni.

Un bel business, ammantato anche da una missione sociale: da sempre il Gruppo Tata, conglomerato costituito da 92 società operanti nei più svariati settori, è conosciuto e stimato in India per la responsabilità sociale. Per statuto, infatti, ogni anno evolve parte del proprio fatturato in favore di opere di beneficenza e carità. Il progetto di motorizzare il Paese è stato, quindi, accolto con grande fiducia ed entusiasmo da parte del popolo indiano, che vede così aprirsi le porte verso la mobilità moderna.

Attualmente, il mercato domestico è in gran parte composto da veicoli a due o tre ruote, ma il numero di coloro che passano dal motociclo all'automobile è in costante aumento.

Il progetto di commercializzazione si estende anche ad altri Paesi asiatici. Allo stato attuale, non è prevista la distribuzione in Europa, in quanto standard e caratteristiche non corrispondono alla richiesta ed alle normative vigenti. Oltre a veicoli commerciali pesanti e leggeri, Tata produce fuoristrada ed una gamma di veicoli passeggeri, vendute in Italia e su altri mercati europei. A Tata Motors va il merito di aver dato all'India la prima automobile prodotta interamente nel Paese - Tata Indica - che ha riscosso da subito un grande successo sia interno che sui mercati esteri. Nel 2004, le vendite dei veicoli commerciali e passeggeri hanno subito un incremento del 28%, trend di crescita che si conferma anche nel 2005.


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venerdì 8 aprile 2005
ore 17:27
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 7 aprile 2005
ore 15:31
(categoria: "Vita Quotidiana")



«La legislatura è finita con le regionali. Questo governo minoritario nel Paese è ormai un’offesa alla sovranità popolare, il premier è un abusivo a Palazzo Chigi».

Gianfranco Fini, nell'aprile 2000, dopo la sconfitta del centrosinistra. D'Alema si dimise


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lunedì 4 aprile 2005
ore 10:29
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il dolore unico della retorica
senza spazio per altre culture
di MICHELE SERRA

DIRE che il lutto e il rispetto, in questi giorni, sono unanimi forse non basta, se questa unanimità non ha saputo trovare, sui media e specie in televisione, gli accenti verosimili, e sinceri, delle diverse opinioni e delle diverse culture. La sensazione di telecamera unica, di un unico sguardo e di un unico linguaggio, ha pervaso molti italiani mano a mano che l'accanimento mediatico finiva nell'imbuto asfissiante della retorica. E poiché la retorica scava dall'interno le parole e le emozioni, le svuota, le rende inespressive, viene da chiedersi se davvero il silenzio (come sottolinea, tra i pochi altri, Rossana Rossanda) non sarebbe stato il necessario rimedio al progressivo ingorgo di parole sempre uguali che hanno generosamente, ma spesso maldestramente, accompagnato l'agonia e la morte del Papa.

L'accanimento mediatico, come quello terapeutico, spesso (non sempre) è animato dalle migliori intenzioni. Quelle peggiori si sono avvertite nell'ansia leggermente scostumata con la quale le diverse reti si accalcavano attorno all'evento nella speranza di dare "per primi" la notizia della fine, come se pochi secondi facessero una differenza, e segnassero qualche merito.

Ma anche restando alla necessità, in un momento così pubblico, di informare e magari di aiutare ad esprimere il lutto della comunità dei credenti, e il lutto differente ma ugualmente sentito (anche se quasi ignorato dalla televisione) degli italiani non credenti, ci si chiede se questa necessità dovesse obbligatoriamente portare alla ripetizione agghiacciata, e spesso agghiacciante, delle stesse parole e delle stesse immagini su tutte le reti, per ore, per giorni, fino a dare la sgradevole impressione che la fine dell'agonia potesse essere un sollievo non solo per la sofferenza del Papa, ma anche per quella dei responsabili dei palinsesti che non sapevano più come ingannare l'attesa...

La piazza reale, San Pietro visitata dai fedeli come l'immenso atrio della casa di Dio, figurava più composta e più imperscrutabile della piazza mediatica, più misteriosa e riflessiva dell'immagine trasmessa in tutto il globo. Tentando di amplificare la lunga, lunghissima veglia funebre, di trasformare in "evento" la fede e la preghiera, le dirette hanno ingigantito fino allo sfinimento il delicato stillicidio dell'attesa. Ne è sortita una specie di giaculatoria giornalistica che non aveva, non poteva avere la grazia della preghiera, e tanto meno assistere l'interesse e le emozioni di quella parte del pubblico che, su questo Papa e sulla Chiesa in questo delicato passaggio, avrebbe voluto davvero "informazione", non solo commemorazione rituale e cordoglio ostentato.

Curioso che proprio lo zelo di un giornalismo compattamente "fedele", almeno nelle partecipazioni funebri, abbia avuto così poco da dire sulla ricchezza e sulla complicazione di un mondo, quello cattolico e quello cristiano, che non finisce con questo Papa, e già discute (con ovvie e vitali divisioni) sulla sua successione, ed è diviso anche su alcuni aspetti di questo pontificato.

Non era facile informare su un avvenimento storico così importante, sulla fine di un capo spirituale così determinante. Ci si è rifugiati, nella quasi totalità dei casi, nell'ovvia espressione di un dolore costernato, già impostato, incapace di parole differenti e spaventatissimo dall'idea che eventuali zone di silenzio, oppure scelte di palinsesto meno grevemente immobili, potessero essere confuse per anticonformismo, o mancanza di rispetto.

Ma un rispetto troppo facile, così corale da sembrare intimorito, non aggiunge nulla alla preghiera dei credenti, e nulla alle preoccupazioni, alla curiosità culturale, alle emozioni dei non credenti. Molti dei quali, in questi giorni, si sono sentiti per niente rappresentati dalla piazza mediatica italiana, non convocati, assenti.


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venerdì 1 aprile 2005
ore 11:30
(categoria: "Vita Quotidiana")





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venerdì 1 aprile 2005
ore 11:11
(categoria: "Vita Quotidiana")



Quelle luci a San Pietro
di EDMONDO BERSELLI

Quelle luci accese, nell'appartamento del Papa, dicono che ciò che sta avvenendo si può soltanto immaginare. Per una volta si capisce che la luce che brilla in Vaticano è il segno di un dramma. La vita di Giovanni Paolo II comincia a spegnersi, come si temeva, come si sapeva, come si negava. Anche se invece non si spezza la sua storia: la lunghissima sofferenza del pontefice è la sofferenza di Karol Wojtyla, il suo dolore umano e personale, la sua volontà di non celare se stesso al popolo della chiesa e al mondo intero.

Ma in un momento così teso, così partecipato, tanto drammatico e coinvolgente, sembra addirittura che la vicenda del pontefice di un protagonista del mondo contemporaneo, non riesca o non possa neppure interrompersi, come chiedono le preghiere della folla che si è radunata in piazza San Pietro. Questi momenti sembrano quasi sintetizzare, nella frenesia delle notizie e nell'improvvisa angoscia di tutti, credenti e non credenti, l'intera traiettoria ecclesiale e politica del pontefice, ma anche la luminosità emessa dal suo carisma e dalla sua potenza mediatica. C'è un prima, un tempo in cui tutta l'energia di un uomo, diciamo pure di un leader, si sprigionava da san Pietro e si irradiava nel mondo. E c'è un adesso, l'ora dell'inquietudine, in cui quell'energia, scemando, si concentra di nuovo su un uomo, e lo ritrova senza più difese, senza forza, abbattuto dall'età e dalla malattia.

La traiettoria esistenziale di Karol Wojtyla sembra esaurirsi nello stesso modo in cui il Papa è vissuto, richiamando su di sé un'attenzione estrema. Alcuni atti "impossibili" hanno segnato gli ultimi giorni. Nel momento della crisi fisica più grave, nell'impotenza più spaventosa, quando l'organismo mortificato non ce la faceva più, è riuscito a offrire un saluto ai fedeli raccoltisi in san Pietro, alle persone che invocavano un suo gesto. Era un saluto desiderato, voluto con una determinazione a cui nessuno è stato capace di opporsi, perché forse "lui" intuiva che poteva essere l'ultimo, un addio. Il pontefice della forza e della volontà si allontana dal panorama del mondo, dal secolo appena cominciato a cui ha accompagnato il secolo precedente, circondato da una specie di vibrazione globale.

Quella luce nella notte di Roma sembra una fiaccola in un mondo improvvisamente più buio. Si spegneranno quelle luci che fanno compagnia a Karol; non si attenuerà il chiarore emanato dalla figura di Giovanni Paolo, uomo di Dio, uomo fra gli uomini.


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mercoledì 23 marzo 2005
ore 21:43
(categoria: "Vita Quotidiana")


orrori in tempo d'elezioni - 8



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mercoledì 23 marzo 2005
ore 17:02
(categoria: "Vita Quotidiana")


orrori in tempo d'elezioni - 7


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mercoledì 23 marzo 2005
ore 16:19
(categoria: "Vita Quotidiana")


orrori in tempo d'elezioni -6


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mercoledì 23 marzo 2005
ore 14:22
(categoria: "Vita Quotidiana")


orrori in tempo d'elezioni - 5



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