|



NICK:
ecce_
SESSO:
m
ETA': 33
CITTA': padova
COSA COMBINO:
STATUS: single
[ SONO OFFLINE ]
[PROFILONE
COMPLETO]
[
SCRIVIMI
]

STO LEGGENDO
HO VISTO

STO ASCOLTANDO
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
ORA VORREI TANTO...
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
OGGI IL MIO UMORE E'...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE
Nessuna scelta effettuata
|

Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
|
(questo BLOG è stato visitato 27389 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ULTIMI
10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso
il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )
|
mercoledì 23 marzo 2005
ore 14:21 (categoria:
"Vita Quotidiana")
orrori in tempo d'elezioni - 4
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
mercoledì 23 marzo 2005
ore 14:18 (categoria:
"Vita Quotidiana")
orrori in tempo d'elezioni - 3
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
mercoledì 23 marzo 2005
ore 14:17 (categoria:
"Vita Quotidiana")
orrori in tempo d'elezioni - 2
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
mercoledì 23 marzo 2005
ore 14:15 (categoria:
"Vita Quotidiana")
orrori in tempo d'elezioni - 1
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
martedì 22 marzo 2005
ore 11:32 (categoria:
"Vita Quotidiana")

COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
martedì 22 marzo 2005
ore 11:22 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sul caso Terri Schiavo
Ma l'eutanasia è un'altra cosa Per la scienza è un caso limite di UMBERTO VERONESI
MILANO - Tutto il mondo guarda alla storia di Terri Schiavo con trepidazione e commozione e la maggior parte la vive come un nuovo, clamoroso, esempio di eutanasia: un'altra occasione dunque per scatenare il dibattito etico, filosofico, giuridico, e ora anche politico, sulla questione se sia giusto o no appoggiare il principio della buona morte.
Ma sul piano della scienza e della medicina c'è un equivoco che mi vedo costretto a sottolineare, nonostante segua anch'io con grande angoscia la vicenda americana. Quello di Terri non è un caso di eutanasia. Sull'onda emotiva, sollevata dal fatto di cronaca ma anche dal rincorrersi delle dichiarazioni dei "grandi della terra", pochi hanno pensato di ascoltare e riportare attentamente la voce della scienza. E la scienza ci dice che eutanasia significa assecondare la libera volontà espressa da un malato di porre fine alla sua esistenza quando si verifichino alcune condizioni che la rendono insopportabile.
Si tratta dunque della massima espressione del diritto dell'individuo all'autodeterminazione e alla libertà di pensiero circa la propria vita e la propria morte. E' ovvio che nel caso di Terri questo diritto non può purtroppo essere esercitato. E dunque la questione si deve spostare dall'eutanasia a quella, forse ancor più complessa, della fine della vita. Dal punto di vista scientifico oggi c'è accordo nel decretare che la morte di una persona avviene quando, le sue funzioni cerebrali sono irreversibilmente compromesse. Tant'è che in questo caso è consentito il prelievo degli organi dalla legislazione italiana.
Esistono però delle situazioni intermedie fra la vita e la morte, come quella dello stato vegetativo permanente di Terri, in cui sono compromesse solo le funzioni superiori che consentono la vita di relazione. Il problema diventa pertanto quello di decidere fino a che punto le terapie messe in atto per mantenere questo stato di vita puramente vegetativa, sono da considerarsi una forma di accanimento terapeutico o no. È una problematica complessa e delicata che, quand'ero ministro della Sanità, ho affidato al parere di una commissione di esperti, medici e giuristi che preparò nel 2001 un documento che ha fornito conclusioni molto significative.
Il testo finale di quel documento afferma che lo stato vegetativo permanente deve essere accertato da una commissione medica, sulla base di una osservazione prolungata, per il tempo necessario secondo gli standard scientifici riconosciuti a livello internazionale. L'idratazione e la nutrizione artificiali degli individui in stato vegetativo permanente possono essere interrotte solo dopo che la commissione medica abbia accertato la condizione di irreversibilità. Su ogni proposta di sospensione dell'idratazione e della nutrizione artificiali degli individui in stato vegetativo permanente la commissione medica deve esprimere il suo parere: deve essere infine rispettata la procedura di autorizzazione del tutore secondo le norme vigenti per gli atti di straordinaria amministrazione.
Il valore del documento non è solo tecnico. È un esempio concreto di come, al di là della comprensibile emozione, e soprattutto al di là della babilonia comunicativa e della sua facile strumentalizzazione, il rigore del pensiero razionale scientifico può, e io credo deve, indicare dei percorsi, chiarire il significato delle parole e aiutare la società a capire ed affrontare le situazioni anche più drammatiche come la fine della vita. Anche quella di Terri Schiavo.
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
martedì 22 marzo 2005
ore 02:39 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Avec la garde montante nous arrivons, nous voilà! Sonne, trompette éclatante!
LEGGI
I COMMENTI (1)
- SEGNALA questo BLOG
lunedì 21 marzo 2005
ore 12:23 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Dolci amanti, avanti, avanti! Quando rangola il gong gongola il boia. Vano è l'amore se non c'è fortuna. Gli enigmi sono tre, la morte è una! La morte è una! Ungi, arrota!
LEGGI
I COMMENTI (1)
- SEGNALA questo BLOG
domenica 20 marzo 2005
ore 10:53 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Vivere a due anni dietro le sbarre ecco l'asilo dei piccoli carcerati
"Apri" dice Ivan alla guardia, "apri" ripete, anche se la "r" si inceppa nella lingua e "apri" diventa "api", ma non importa, perché Ivan ha due anni, vive in un carcere e sa che oltre quella parola c'è il sole, il giardino, il muro di cinta, il cortile d'asfalto. Lì il suo orizzonte si interrompe, la linea si spezza, anche l'immaginazione fatica a nascere, e il mondo sembra una scatola a sbarre piena di regole e di divieti, dove è meglio piangere piano, correre piano, strillare piano. Gli educatori raccontano che i bambini detenuti con le madri nelle sezioni "nido" dei penitenziari femminili tra le prime parole che imparano a pronunciare c'è anche il lessico del carcere: "Mamma" "pappa" e poi "apri", "chiavi", "guardia", "aria". Bambini dietro le sbarre. Bimbi che crescono in luoghi dove le porte restano sempre chiuse, le finestre hanno le sbarre, gli adulti portano la divisa e la pistola. In tutta Italia sono settanta i baby carcerati da zero a tre anni che trascorrono i loro primi mille giorni di vita (i giorni più preziosi, dicono gli esperti dell'infanzia) in una cella, nonostante una legge del 2001 che porta la firma della parlamentare Ds Anna Finocchiaro preveda per le madri detenute arresti domiciliari, pene alternative al carcere o reclusione in strutture protette sul modello delle case famiglia. Piccoli "colpevoli nati", così li ha definiti l'Associazione Antigone, e che oggi scenderanno in piazza insieme ai nonni per chiedere che "nessun bambino varchi più la soglia di un carcere", in una manifestazione organizzata dall'associazione "A Roma Insieme". Rebibbia, carcere femminile di Roma. Anna, Jania e le altre fanno passeggiare i figli nel piccolo giardino già tiepido di sole davanti alla sezione nido, oggi in ristrutturazione, ma che diventerà in pochi mesi abitabile e funzionale. Ci sono Ivan, Mirko, Margherita: tre dei 22 bambini da zero a tre anni ospitati nel grande penitenziario insieme alle loro madri, alcune italiane, in gran parte nomadi, tutte dentro per furto e spaccio, donne ultime tra le ultime che fuori non saprebbero a chi lasciare i loro bambini. "Quando la sera chiudono le celle Ivan inizia a dare calci alla porta - racconta Anna, 22 anni, altri due figli a casa, un cumulo di furti da scontare fino al 2008 - e corre sempre dietro agli educatori perché ha capito che loro possono uscire, e cento volte al giorno mi prende la mano e mi dice mamma aria, vuol dire andiamo fuori, vuol dire che non ce la fa più a correre tra la cella e i corridoi, ogni volta che ci sente litigare si nasconde e poi non parla più, la notte si sveglia e grida, ogni rumore lo fa tremare". Tra un anno Ivan, così dice la legge, dovrà lasciare il carcere, mentre Anna resterà dentro, e la mente e il cuore di Ivan, raccontano gli operatori, che di queste scene ne hanno viste tante, "resteranno segnati per sempre da questo distacco, così come la sua vita è stata già segnata dai mille giorni trascorsi in prigione". Già, perché come può un bimbo crescere se i suoi occhi sbattono tutti i giorni contro un muro e il suo sguardo confina fin dalla nascita con un orizzonte che non può valicare un muro di cinta?
Eppure Rebibbia è un caso a parte. Perché qui la sezione nido esiste davvero, è piena di giocattoli e di murales colorati, i bambini vengono portati ogni giorno all'asilo comunale, e diverse puericultrici si danno il cambio per assistere mamme che allattano e mini-detenuti che giocano. Non così in altre carceri femminili. "La storia di Anna- spiega Leda Colombini, un lungo passato di militanza politica e femminista, oggi anima infaticabile di "A Roma Insieme", associazione che dal 1994 ogni sabato porta in libera uscita i bimbi di Rebibbia - è esemplare del dramma delle detenute madri, in particolare delle straniere. Si portano i figli in carcere perché non possono lasciarli a nessuno, qui dentro vivono in simbiosi con i bambini, i quali a tre anni però devono uscire. Giusto, è assurdo che crescano in cella, ma nello stesso tempo è una tragedia. Per due motivi. Perché il distacco è insopportabile per entrambi, e perché il futuro di questi bambini, che comunque in carcere sono protetti e curati, diventa ancor più incerto. Tornano infatti in nuclei familiari che non conoscono, in situazioni di forte degrado. Quando li rivediamo, di solito hanno subito una regressione fortissima. Raramente riusciamo a convincere le madri a darli in affido". Per questo era nata, nel 2001, la legge Finocchiaro. "La gran parte delle detenute madri è dentro per piccoli reati e potrebbero essere ospitate in case famiglia protette, dove scontare la pena senza doversi separare dai figli a tre anni e farli crescere in luoghi più umani. I giudici sono però assai restii nel concedere arresti domiciliari, in particolare alle nomadi, vista loro recidività, e soprattutto le strutture alternative non esistono".
E allora? Ivan, che alla fine ti regala anche un sorriso e trova un sasso da tirare, e gli altri 22 piccoli ospiti di Rebibbia sono davvero "colpevoli nati"? Anna Finocchiaro, autrice della legge, dice semplicemente: "La verità è che costa troppo occuparsi di settanta bambini e costruire per loro strutture dove possano vivere con le madri detenute. A quanti importa sapere che i piccoli che crescono in cella soffrono la reclusione assai più che gli adulti? Mi risulta però che fino ad ora soltanto il comune di Roma abbia costruito alcune case protette. Il clima politico non è favorevole, ma in nome di questi bambini ci vorrebbe uno sforzo di civiltà e di fiducia nel ruolo rieducativo e non solo punitivo del carcere".
LEGGI
I COMMENTI (1)
- SEGNALA questo BLOG
venerdì 18 marzo 2005
ore 10:07 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Parla il marito della Schiavo "La lascerò morire, glielo devo" di CHRIS BURY
Michael Schiavo ha vinto una serie di battaglie legali in tribunale per avere il diritto di far sì che la moglie Terri, gravemente disabile dal 1990, sia staccata oggi dalle macchine che la tengono in vita. La storia è rimasta però in bilico fino all'ultimo minuto. La camera dell'assemblea della Florida ha infatti votato in serata una legge che potrebbe fermare tutto e nella notte al senato si è dibattuto a lungo se approvare o fermare il provvedimento.
Michael, lei finora ha avuto poco da dire sull'intera questione. Perché ha deciso di farsi avanti adesso? "Volevo proteggere la privacy di mia moglie. Oggi mi sono deciso a farmi avanti per la proposta di legge in esame, veramente oltraggiosa. È inconcepibile che una questione privata di famiglia, dopo aver seguito l'iter giudiziario previsto fino alla Corte Suprema, debba coinvolgere un governatore che si immischia del caso senza averlo studiato, in sostanza scavalcando la decisione della Corte Suprema".
La proposta di legge imporrebbe che per staccare i tubi sia necessario che chi si trova in stato vegetativo abbia lasciato disposizioni scritte in precedenza. Sua moglie ha mai lasciato disposizioni scritte di questo tipo? "Non ha lasciato nulla di scritto, ma ha manifestato a voce questo suo desiderio a me e ad altre persone. Lo ha fatto mentre guardavamo un programma in tv, facendo riferimento a un suo zio gravemente ammalato. Parlo di due o tre anni prima che le accadesse l'incidente".
La famiglia di sua moglie dichiara che lei sta cercando di ottenere per sua moglie una condanna a morte per fame. Come si difende? "Terri non morirà di fame. Le verrà tolto il nutrimento e l'idratazione. La morte che sopraggiunge è del tutto priva di dolore, ed è stato il tribunale ad affermarlo più di una volta. Sono venuti dei medici a testimoniarlo. Terri non ha corteccia cerebrale. Ciò che accadrà sarà una lenta diminuzione del suo potassio e dei suoi elettroliti. Piano piano scivolerà nel sonno e alla fine morirà e si ritroverà accanto a Dio".
Secondo il padre, Terri potrebbe riprendersi. Abbiamo sentito dire che risponde alla madre e che reagisce con movimenti oculari. Che cosa ha visto accadere in questi 15 anni? "Terri non risponde a nessuno. Emette suoni, gemiti. Ha fatto soltanto questo negli ultimi 15 anni. I suoi genitori hanno dei certificati firmati da alcuni medici guardando una fotografia. Deducono le informazioni da una fotografia! Bella diagnosi". I genitori di Terri sostengono altresì che lei si è rifatto una vita, che ha dei figli da un'altra donna e che potrebbe divorziare da Terri e affidare a loro la sua custodia. Perché non lo fa? "Ho ancora un impegno preciso nei confronti di Terri. Le feci una promessa. Nel 2000 il signor Schindler dichiarò che per tenere in vita Terri sarebbe disposto a tutto, anche a tagliarle braccia e gambe e attaccarla a un respiratore. Perché dovrei permettere una cosa simile?". Mi risulta che alcune persone hanno offerto delle cifre di denaro purché lei lasci Terri attaccata ai tubi. Qualcuno ha offerto un milione di dollari per ottenere che lei ne ceda la custodia ai suoi genitori. "Sì, mi è stata fatta questa proposta. E due settimane prima un legale di Boca Raton mi aveva offerto dieci milioni di dollari. Ma non è questione di soldi. Questa faccenda riguarda Terri, non gli Schindler, non i legislatori, e neppure me. È soltanto quello che Terri Schiavo voleva". (Copyright Abc - Traduzione di Anna Bissanti)
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
> > > MESSAGGI PRECEDENTI
|
|
MAGGIO 2026
<--Prec.
Succ.--> |
| Do |
Lu |
Ma |
Me |
Gi |
Ve |
Sa |
| |
|
|
|
|
1
|
2
|
|
3
|
4
|
5
|
6
|
7
|
8
|
9
|
|
10
|
11
|
12
|
13
|
14
|
15
|
16
|
|
17
|
18
|
19
|
20
|
21
|
22
|
23
|
|
24
|
25
|
26
|
27
|
28
|
29
|
30
|
|
31
|

|