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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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giovedì 17 marzo 2005
ore 18:10 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Butterfly Dicon che oltre mare se cade in man dell'uom, ogni farfalla da uno spillo è trafitta ed in travola infitta!
Pinkerton Un po' di vero c'è. E tu lo sai perché? Perché non fugga più. Io t'ho ghermita Ti serro palpitante. Sei mia.
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mercoledì 16 marzo 2005
ore 14:31 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La tua anima è in alto, ma il tuo corpo è vicino! Con le mani brucianti stringerò i lembi d'oro del tuo manto stellato. La mia bocca fremente premerò su di te…
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I COMMENTI (2)
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lunedì 14 marzo 2005
ore 18:16 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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lunedì 14 marzo 2005
ore 18:09 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Nessun dorma! Nessun dorma! Tu pure, o Principessa, nella tua fredda stanza guardi le stelle che tremano d'amore e di speranza...
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I COMMENTI (2)
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lunedì 14 marzo 2005
ore 17:22 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Cina: legge autorizza guerra a Taiwan
PECHINO - Nuove tensioni tra Cina e Taiwan dopo che il Parlamento cinese ha approvato una legge che autorizza l'uso della forza contro Taipei nel caso in cui l'isola dichiari l'indipendenza. La legge approvata dal Congresso nazionale del popolo prevede che Pechino possa ricorrere a «mezzi non pacifici» in tre circostanze: l'invasione di Taiwan da parte di un altro Paese, una dichiarazione formale d'indipendenza da parte dell'isola, il rinvio indefinito del dialogo sulla riunificazione. In queste circostanze «lo Stato impiegherà mezzi non pacifici e altre misure necessarie per proteggere la sovranità e l'integrità territoriale cinese».
Il primo ministro cinese Wen Jiabao ha tenuto subito dopo una conferenza stampa in cui ha precisato che la legge punta «a una riunificazione pacifica. Non è diretta contro il popolo di Taiwan. Non è una legge di guerra». La legge, ha aggiunto, «si oppone alle forze indipendentiste di Taiwan e porterà alla pace e la stabilita nello stretto di Taiwan».
Il Parlamento ha approvato anche la legge di bilancio che prevede un aumento del 12,6% delle spese militari. Il premier ha affermato che ciò fa parte di una «politica difensiva» e non punta ad accrescere la capacità di attaccare altri Paesi. Taiwan è una questione interna alla Cina. Non vogliamo interferenze straniere, né ne abbiamo paura».
Immediate le reazioni a Taipei. Il presidente taiwanese, Chen Shui-bian, ha indetto una riunione d'emergenza per decidere le contromisure. «Tutti i taiwanesi si oppongono a tale legge e pensiamo che anche la comunità internazionale si opporrà», ha continuato il portavoce governativo Cho Jung-tai. Il ministro dell'Economia Ho Mei-yueh ha detto di non voler congelare i contatti commerciali con Pechino, ma che è possibile un rallentamento sia negli scambi che negli investimenti. Il Partito nazionalista cinese, favorevole alla futura riunificazione, ha esortato alla calma mentre la formazione indipendentista Unione di solidarietà di Taiwan ha esortato il presidente a indire un «referendum difensivo» sul futuro dell'isola.
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sabato 12 marzo 2005
ore 23:16 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Sgrena in tv: clemenza per Aubenas
Su rete francese un appello ai rapitori Giuliana Sgrena ha lanciato sulla rete televisiva francese di massimo ascolto, Tf1, un appello ai rapitori di Florence Aubenas, inviata di Liberation, chiedendo loro di avere "la stessa clemenza" che i suoi sequestratori hanno avuto con lei. "Mi rivolgo ai rapitori di Florence Aubenas - ha dichiarato parlando in francese la giornalista del Manifesto - vi prego, usate la stessa clemenza. Liberatela".
"I miei rapitori - ha proseguito la Sgrena - hanno sempre fatto appello al Corano che impone il rispetto della donna. Vi prego di rispettare l'islam e di liberare Florence Aubenas". Un messaggio di Giuliana è stato letto al Parc de la Villette di Parigi, per la giornata di solidarietà "1.000 fanfare per Florence e Hussein", con concerti in tutta la Francia.
Florence Aubenas è scomparsa a Baghdad il 5 gennaio di quest'anno assieme al suo interprete, Hussein Hanoun. L'1 marzo scorso era stato trasmesso un video in cui la giornalista francese, apparsa molto provata, chiedeva la mediazione del deputato Didier Julia per il suo rilascio.
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sabato 12 marzo 2005
ore 10:52 (categoria:
"Vita Quotidiana")
mattinata relax. e in tv:

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sabato 12 marzo 2005
ore 10:28 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Strip in classe,"Solo un malinteso" Como, ispettore "assolve" l'insegnante
Altro che seno nudo in classe. Quello che è accaduto alla scuola media "Pellegrino Tibaldi" di Cantù, in provincia di Como, è stato solo un malinteso. Questa la conclusione alla quale è giunto l'ispettore ministeriale che in queste settimane ha preso in esame il caso dell'insegnante di 45 anni accusata di aver mostrato il seno ai suoi alunni.
L'ispettore è rimasto nella scuola per circa un mese, in cui ha interrogato gli insegnanti, gli studenti e anche i loro genitori. Poi, dopo aver esaminato le dichiarazioni rese da tutti i colleghi della donna, dal preside e anche dai due ragazzini che con la loro segnalazione hanno fatto scoppiare il caso, ha tratto le sue conclusioni: è stato tutto uno spiacevole malinteso.
L'insegnante era stata denunciata anche ai carabinieri ed è tutt'ora in corso un'inchiesta della procura di Como. Probabilmente il pm Daniela Meliota, che indaga sul caso, non appena riceverà la relazione dell'ispettore chiuderà a sua volta con un nulla di fatto il fascicolo.
Assistita dall'avvocato Paolo Borsani, l'insegnante ha sempre respinto le accuse parlando di "mere fantasie adolescenziali", ma ha anche accusato i colleghi di essere una "banda di invidiosi". Su di lei c'è sempre stato il dito puntato anche per l'abbigliamento ritenuto poco consono all'ambiente scolastico. Al di là dell'esito degli accertamenti dell'ispettore, i rapporti tra l'insegnante, i colleghi e il preside, Carlo Mitrone, sarebbero comunque incrinati. Si attende ora di sapere se i due provvedimenti disciplinari adottati nelle scorse settimane saranno o meno revocati. L'episodio contestato sarebbe avvenuto ai primi di novembre dello scorso.
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martedì 8 marzo 2005
ore 19:23 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Marchiata con T, razzismo in ateneo Bologna,le appendono cartello "terrona"
Una "T" come terrona attaccata sul camice per scherzo. E una studentessa di Bologna ha scritto una lettera a un giornale per denunciare di essere vittima di "scherzi razzisti". Proprio così: ad Alessandra Manca, 26 anni, pugliese, il gesto del suo collega di facoltà non è piaciuto affatto, come non ha gradito l'indifferenza dei compagni di laboratorio, che hanno assistito alla scena senza reagire o ridendo.
"Ah, come gli ebrei!", avrebbe sghignazzato un collega della ragazza appena vista la "T" applicatale sul camice a sua insaputa. Un gesto che ha offeso terribilmente la studentessa, originaria di Martinafranca, che si è detta umiliata per quanto accadutole e per il fatto che tutto questo sia avvenuto in una facoltà, quella di Chimica industriale, di una delle più importanti università del Nord Italia, quella di Bologna.
Ancora sotto choc per l'avvenuto, Alessandra Manca ha preso carta e penna e ha scritto alla rubrica delle lettere di Corrado Augias su Repubblica.
"Il mio collega non si rende conto della gravità del gesto che ha fatto e che è arrivato dopo molto battute sul mio essere meridionale, a cui io ho sempre risposto a tono - racconta Alessandra, che sta lavorando alla tesi -. Forse per superficialità si è voluto conquistare così un momento di "gloria", ma dagli altri mi aspettavo una parola di condanna che invece non è venuta, anzi, c'è stato il commento sugli ebrei seguito da molte risate".
I genitori della studentessa sono così infuriati che stanno valutando la possibilità di denunciare il giovane dottorando, un ragazzo imolese dallo spiccato accento romagnolo che ancora non si capacita di come il suo "semplice scherzo" fra ragazzi che si vedono tutti i giorni possa essere stato scambiato per un gesto di stampo razzista.
Ma Alessandra dice: "Una denuncia mi pare difficile, perché non credo che i presenti possano testimoniare a mio favore, ma ho intenzione di segnalare questo episodio al preside della facoltà". Non ce ne sarà bisogno: appena saputa la notizia, il professor Ferruccio Trifirò ha scritto una lettera di scuse alla studentessa a nome della facoltà e una di biasimo al giovane ricercatore che, ancora incredulo per il putiferio scatenato, si è subito scusato anche lui: "Faccio battute e prendo in giro tutti su tante cose, ma se l'ho offesa mi scuso".
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lunedì 7 marzo 2005
ore 18:59 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Un italiano nel deserto etiopico Scriverà la costituzione dei Nomadi di IAIA PEDEMONTE Una piccola carovana di tre cammelli raggiungerà nei prossimi giorni l'altopiano intorno al fiume Wabe Shebele, una terra di nessuno zeppa di magri cespugli, tende, capre, dromedari e bambini, nella semiarida regione Somala dell'Etiopia, un "buco nero" sulle carte geografiche, quasi inesplorato e abitato presumibilmente da 80.000 pastori nomadi. Alla testa del gruppo c'è Alberto Salza, antropologo "specializzato in nomadi" che collabora con ONG, associazioni e Università di Torino, accompagnato da un socio-antropologo etiope e un interprete locale.
Unico bagaglio: carta e penna. Li accoglieranno i Capi Clan, che li metteranno in contatto con i responsabili delle famiglie, a gruppi intorno ai pozzi o nei pascoli. Questo è il mondo degli abitanti del deserto in cui Salza, con l'ONG Comitato di Collaborazione Medica, prepara da anni un'incursione storica: definire i diritti dei pastori nomadi. "Come un polmone che respirando si allarga e si restringe, il ciclo della transumanza ha bisogno dell'erba come dell'aria: persone e animali si disperdono sui pianori nella stagione delle piogge e si raggruppano sui canali vicino ai villaggi rivieraschi nel jiilal, la stagione secca, in un equilibrio secolare di fusione e scissione. Ora la stagione è secca e mi sarà più facile trovarli- racconta Salza, che ha già lavorato con i Tuareg nel Sahara - Ma con i Tuareg era più semplice: si incontrano sulle vie carovaniere e si parla di prezzi e carichi di fieno o datteri. Qui invece vivremo con la popolazione locale per definire un gruppo comune di valori, qui si va a scavare in un modello di pensiero".
Soprattutto, Salza è uno che non si arrende: in anni di deserto questo sessantenne atletico non ha imparato solo vari idiomi arabi, ma anche che in zone di conflitti sociali gli operatori umanitari corrono molti rischi (quindi niente particolari sui suoi spostamenti) e che c'è poco da riflettere, ma molto da agire (quindi niente umanitarismo fondamentalista). In due parole: "questa è una questione di giustizia".
Perché se si fermassero i nomadi che vivono dalla Mongolia all'Iran, dal Corno d'Africa al Sahel (circa 25 milioni solo in Africa), sarebbe una catastrofe umanitaria: non solo scomparirebbe la cultura millenaria di questi guardiani della biodiversità, ma le città del sud e del nord del mondo sarebbero soffocate da una massa di accattoni e migranti.
Se ne sono resi conto il governo etiope e l'Unione Europea, che hanno deciso di avviare il progetto "Human Rights amongst the Nomadic Pastoralists" per scrivere, per la prima volta nella storia, i Diritti degli ultimi viandanti, mille volte accennati, sempre inevasi.
Lo scopo è aiutare persone che nessuno ha mai contato, "che non sono neanche un numero", a continuare la loro storia, incrementare la produttività, vivere meglio, non solo usando pastorizia e terra, ma anche grazie ad assistenza medica, partecipazione alla vita sociale, accesso ad un credito, ricorso non ad aiuti umanitari ma a dovuti sostegni economici: insomma, aiutarli a partecipare a modo loro alla vita moderna, da cui comunque ormai non sono più isolati.
"Oggi è inevitabile che tutti entrino in contatto con la "civiltà eurocentrica" - spiega Salza- e non resta che venire a patti. Ma poiché non esistono né Cultura Universale né Legge Universale, scriveremo la Carta dei Diritti dei Nomadi confrontandone i bisogni, non insegnando ma imparando da loro, perché i diritti umani si costruiscono dall'interno. Prima di tutto il diritto di esistere: saranno loro stessi a dirmi chi è un nomade, quale è la vita che vuole fare, quali diritti tutelano la sua sopravvivenza, per esempio quello di muoversi.".
Così, per sei mesi, Salza lavorerà come "neutro ascoltatore e traduttore del pensiero occidentale", andrà in giro in jeans, camicia e mantella di lana, dormendo nelle tende, mangiando polenta e latte di cammella. Ad ogni tappa si sgozzerà per lui una capra, secondo la forte tradizione dell'ospitalità, mentre lui continuerà il suo lavoro di "mediazione", perché "non è vero che con la barbarie non si viene a patti, ma si discute", mangiando poco, "perché così non ho mai preso neanche un mal di pancia", mentre un interprete trascriverà fedelmente discussioni e conclusioni in lingua somala: "Sotto le povere tende degli abitanti dell'Ogaden prende il via un lungo processo: scrivere una Costituzione per gruppi finalmente registrati e riconosciuti legalmente; incrociare i dati con Governo e Dichiarazione Universale dell'ONU; studiare regole su misura, che serviranno alle stesse minoranze del mondo, dai Masai ai Mongoli".
Un esempio? La scuola potrebbe spostarsi con i bambini, i maestri essere nomadi con conoscenza del territorio, le vacanze, ovviamente, prima delle piogge.
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