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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )


domenica 6 marzo 2005
ore 11:06
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Una pioggia di fuoco e proiettili"
Sgrena, la sua verità sul Manifesto

ROMA - "Sto ancora nel buio. E' stata quella di venerdì la giornata più drammatica della mia vita". Comincia con queste parole un articolo di Giuliana Sgrena in prima pagina sul Manifesto oggi in edicola. "Erano tanti i giorni che ero stata sequestrata" scrive la giornalista. "Avevo parlato poco con i miei rapitori, da giorni dicevano che mi avrebbero liberata. (...) A conferma che qualcosa di nuovo stava avvenendo a un certo punto sono venuti tutti e due nella mia stanza come a confortarmi e a scherzare: 'Complimenti - mi hanno detto - stai partendo per Roma'. Per Roma, hanno detto proprio così (...)".

"Mi sono cambiata d'abito. Loro sono tornati: 'Ti accompagniamo noi, e non dare segnali della tua presenza insieme a noi sennò gli americani possono intervenire'. Era la conferma che non avrei voluto sentire. Era il momento più felice e insieme il più pericoloso. Se incontravano qualcuno, vale a dire i soldati americani, ci sarebbe stato uno scontro a fuoco, i miei rapitori erano pronti e avrebbero risposto. Dovevo avere gli occhi coperti (...)".

"La macchina camminava sicura in una zona di pantani. (...) Un elicottero sorvolava a bassa quota proprio la zona dove noi ci eravamo fermati. (...) Poi sono scesi. Sono rimasta in quella condizione di immobilità e cecità. (...) Ho appena accennato mentalmente a una conta che mi è arrivata subito una voce amica alle orecchie: 'Giuliana, Giuliana sono Nicola, non ti preoccupare ho parlato con Gabriele Polo, stai tranquilla, sei libera'. Mi ha fatto togliere la benda di cotone e gli occhiali neri. Ho provato sollievo, non per quello che accadeva e che non capivo, ma per le parole di questo 'Nicola'. Parlava, parlava, era incontenibile, una valanga di frasi amiche, di battute (...)".

"La macchina - scrive sempre Sgrena - continuava la sua strada attraversando un sottopassaggio pieno di pozzanghere. (...) Nicola Calipari si è seduto al mio fianco. L'autista aveva per due volte comunicato in ambasciata e in Italia che noi eravamo diretti verso l'aeroporto che io sapevo supercontrollato dalle truppe americane, mancava meno di un chilometro mi hanno detto... quando... io ricordo sono fuoco. A quel punto una pioggia di fuoco e proiettili si è abbattuta su di noi zittendo per sempre le voci divertite di pochi minuti prima. L'autista ha cominciato a gridare che eravamo italiani, 'siamo italiani, siamo italiani'. Nicola Calipari si è buttato su di me per proteggermi, e subito, ripeto subito, ho sentito l'ultimo respiro di lui che mi moriva addosso (...)".

"La mia mente è andata subito alla parole che i miei rapitori mi avevano detto. Loro dichiaravano di sentirsi fino in fondo impegnati a liberarmi, però dovevo stare attenta 'perché ci sono gli americani che non vogliono che tu torni'. Allora, quando me l'avevano detto, avevo giudicato quella parole come superflue e ideologiche. In quel momento per me rischiavano di acquistare il sapore della più amara verità. Il resto non lo posso ancora raccontare (...)".


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domenica 6 marzo 2005
ore 10:49
(categoria: "Vita Quotidiana")



IL SACRIFICIO DI UN GIUSTO

Massimo Gramellini

NESSUNO mai ci dirà cos'abbia pensato il dottor Nicola Calipari mentre offriva il proprio corpo ai proiettili degli «amici» americani per proteggere quello di una giornalista che nei suoi articoli non era stata certo tenera con gli 007 al soldo dell'imperialismo occidentale. Chissà se avrà colto per un attimo la tragica ironia della sorte che stava facendo di lui un potenziale eroe dei pacifisti e una prova della brutalità della guerra agli occhi dei sostenitori dell'intervento armato.
Ci piace immaginare che nel suo istinto di protezione verso la donna che aveva appena sottratto ai rapitori ci fosse un riflesso del sentimento per la famiglia e la patria lontane. Ma senza retorica, con la semplice inesorabilità che certi gesti assumono quando a compierli è un uomo giusto.
I giusti sono più grandi degli eroi.
Spesso fanno lavori antipatici e oscuri, aggirandosi fra le ambiguità della vita come Schindler, Perlasca o il capitano Ultimo. Non agiscono in nome di un'ideologia e neppure sulla spinta di un coraggio tanto estremo da rasentare il fanatismo. I giusti obbediscono soltanto alla legge naturale che nel momento della scelta grida loro di comportarsi da essere umani.
Al dottor Calipari si dedicheranno aggettivi e piazze, ma il monumento più luminoso sarebbe la riconoscenza delle migliaia di persone che sfilarono un paio di settimane fa per le strade di Roma senza una sola bandiera italiana fra le mani per chiedere che Giuliana Sgrena ritornasse a casa viva.
Essi non lo sapevano, e neppure lui,ma è stato proprio un funzionario di quello Stato da cui non si sentivano rappresentati a raccogliere le loro parole e a tramutarle in gesto.
Forse i gesti dei giusti non rivoluzioneranno il mondo, intanto però un poco alla volta lo migliorano. Ieri per un attimo l'Italia è sembrata una nazione. Un patriottismo sobrio si leggeva persino sui volti internazionalisti dei colleghi del «manifesto» e su quello solitamente in maschera del primo ministro, ispirandogli parole non servili all'indirizzo degli americani. I quali, bontà loro, hanno espresso rammarico. Ma non ci si rammarica mai abbastanza per la morte di un giusto. Qualcuno dovrà pur rendersene, e renderne, conto.


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venerdì 4 marzo 2005
ore 19:36
(categoria: "Vita Quotidiana")



La mobilitazione del movimento pacifista che è sceso in piazza per la liberazione di Giuliana Sgrena non deve fermarsi ma deve impegnarsi per riportare a casa Florence Aubenas e ridare la pace al popolo iracheno. Questo il messaggio lanciato da Luciana Castellina che ha parlato dal palco congressuale del Prc a nome del collettivo del Manifesto. La liberazione della Sgrena "è una notizia meravigliosa che ci riempie di gioia - ha affermato - ma ricordiamo che, purtroppo, Florence Aubenas non è ancora libera e neanche il popolo iracheno".

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venerdì 4 marzo 2005
ore 19:28
(categoria: "Vita Quotidiana")


MA COMPLIMENTI! ... coglione..

"Noto quante incredibili coincidenze hanno preceduto questa liberazione". Lo afferma il ministro della Lega Nord Roberto Calderoli. "Mi ricordo che quando il padre fece un appello perchè arrivasse un segnale che lei fosse ancora in vita, il giorno dopo è arrivato il filmato. Poi Bertinotti che aveva auspicato la liberazione della giornalista nel corso del congresso del Prc e, infine oggi, il padre che aveva sognato la figlia libera e il giorno dopo ciò accade". "Finito il periodo del dramma - conclude Calderoli - chiederò consigli al papà e a Bertinotti per fare la schedina...".


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venerdì 4 marzo 2005
ore 19:25
(categoria: "Vita Quotidiana")



Giuliana Sgrena, un sequestro
lungo un mese: la cronologia

ROMA - E' passato un mese dal 4 febbraio, quando l'inviata del Manifesto Giuliana Sgrena è stata rapita a Bagdad. Il padre della giornalista ha espresso oggi ottimismo e ha detto di averne sognato la liberazione. Ecco una cronologia del sequestro e degli eventi più importanti che ne sono seguiti.

4 Febbraio - Un gruppo di uomini armati rapisce la giornalista del quotidiano 'Il Manifesto' Giuliana Sgrena, dopo aver bloccato l'auto con a bordo la giornalista, il suo interprete e l'autista all'uscita dell'università 'An-Nahrein' di Bagdad. Giuliana Sgrena nelle quattro ore precedenti l'agguato aveva incontrato nella moschea sunnita al Kastal, posta all'interno dell'università, alcuni sfollati di Falluja. Poche ore dopo il sequestro, il gruppo l'Organizzazione per la Jihad islamica, rivendica via Internet il sequestro della giornalista e intima all'Italia di ritirare le sue forze dall'Iraq entro 72 ore.

5 Febbraio - In un secondo comunicato di rivendicazione sul rapimento diffuso via Internet, un gruppo che si firma Organizzazione della Jihad nel paese di Rafidain (Mesopotamia) minaccia di eseguire il "verdetto divino" contro Giuliana Sgrena se entro 48 ore "non ci sarà un annuncio del governo italiano, il cui capo è il criminale Berlusconi, del ritiro dall'Iraq". In serata i rapitori diffondono un nuovo comunicato, annunciato come "l'ultimo", in attesa che la "commissione giuridica" dell'Organizzazione della Jihad nel paese di Rafidain adotti la sua "decisione nel futuro imminente".

6 Febbraio - Da Bagdad il Consiglio degli Ulema sunniti lancia un appello per il rilascio di Giuliana Sgrena e definisce "irragionevoli" le condizioni poste dai suoi rapitori per il rilascio dell'inviata del Manifesto.

7 Febbraio - Il gruppo di Abu Musab al-Zarqawi nega qualsiasi coinvolgimento nel rapimento. Lo rende noto Al Jazeera, citando un comunicato dell'organizzazione. Con un comunicato sul sito "AlMassada.net", l'Organizzazione della Jihad islamica annuncia che la giornalista non è una spia e sarà rilasciata.

8 Febbraio - Su un sito islamico presunti mujaheddin annunciano l'uccisione di Giuliana Sgrena. "Le Brigate dei Mujaheddin in Iraq hanno annunciato di aver giustiziato - si legge nel sito - la giornalista italiana Giuliana Sgrena dopo essersi assicurati che spiava i mujaheddin a vantaggio delle forze crociate americane". Al Jazira trasmette la versione in arabo del video realizzato dalla redazione del Manifesto per illustrare il lavoro della sua inviata e perorarne la liberazione.

10 Febbraio - L'Organizzazione della Jihad islamica diffonde via internet un nuovo comunicato: "Diamo al governo italiano 48 ore per annunciare un ritiro dall' Iraq, è la nostra condizione per dare informazioni sulla sorte della giornalista italiana Giuliana Sgrena".

15 Febbraio - Il padre della giornalista rapita, Franco Sgrena, lancia un appello: "Siamo preoccupati, sono passati 12 giorni e non sappiamo se Giuliana sia viva". "Non abbiamo nè foto, nè immagini di lei e non abbiamo notizie sulle trattative".

16 Febbraio - La tv di Dubai 'Al Arabiya' trasmette un video in cui Giuliana Sgrena, in lacrime, le mani giunte in preghiera, si rivolge in italiano e in francese al suo compagno, Pier Scolari, e a tutti gli italiani: "Aiutatemi, aiutatemi, la mia vita dipende da voi, fate pressioni sul governo italiano perchè ritiri le truppe". Nel video, fatto recapitare dai suoi sequestratori alla tv dell'agenzia Associated Press, Giuliana Sgrena indossa una casacca verde, sullo sfondo c'è una parete bianca, in sovraimpressione la scritta "Mujaheddin senza confini", una sigla sino a quel giorno sconosciuta.

19 Febbraio - il telegiornale della tv del Qatar Al Jazira mostra quattro foto delle sofferenze del popolo iracheno scattate da Giuliana Sgrena, raccolte in un video da Pier Scolari, e diffuse dal 'Manifesto'. Per chiedere "Liberate Giuliana" e per dire "Stop the war" a Roma sfila un corteo che raduna 500 mila persone secondo gli organizzatori, 200 mila secondo le forze dell'ordine.

23 Febbraio - il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi riceve al Quirinale Franco e Antonietta Sgrena, genitori di Giuliana, e Pier Scolari. "Liberatela! Liberatela!" è l'appello del Capo dello Stato.

1 Marzo - il ministro dell' Interno dell'Iraq Falah Al-Naqib dichiara che Giuliana Sgrena "è viva". Intervistato da una Tv satellitare araba, Al-Naqib aggiunge:"Speriamo presto di avere buone notizie".

4 Marzo - Al Jazeera annuncia la liberazione di Giuliana Sgrena.


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venerdì 4 marzo 2005
ore 19:04
(categoria: "Vita Quotidiana")



Ivan Sgrena, il fratello di Giuliana, ha detto di aver saputo la notizia della liberazione della sorella da Sky. "Mi hanno telefonato, ha riferito, non so cosa dire". Emozionatissimo, Ivan Sgrena, raggiunto telefonicamente mentre era in auto e stava rientrando a casa, ha pregato di essere "richiamato più tardi".

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venerdì 4 marzo 2005
ore 18:51
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il quotidiano Il Manifesto ha confermato la notizia della liberazione dell'inviata Giuliana Sgrena data poco fa dalla tv araba Al Jazeera.

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venerdì 4 marzo 2005
ore 18:45
(categoria: "Vita Quotidiana")


AL JAZEERA: LIBERATA GIULIANA SGRENA


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venerdì 4 marzo 2005
ore 18:31
(categoria: "Vita Quotidiana")


la sinistra che non mi piace

Rifondazione, Gullotta contestato
"Con le foibe in fiction hai tradito"

Urla, grida e fischi. A una piccola ma rumorosa minoranza di delegati al congresso di Rifondazione comunista non è piaciuta affatto l'idea degli organizzatori di invitare Leo Gullotta a celebrare il Sessantesimo anniversario della Liberazione leggendo le lettere di alcuni partigiani.

Quando l'attore ha preso la parola, dalla platea è scattata subito la contestazione: "Venduto! Vergogna traditore! Fai i soldi e poi vieni a parlare di partigiani".
Gullotta è rimasto stupito prima ancora che seccato dalle urla. "Non so cosa vogliate dire, non so a
cosa vi riferite", è stata la sua prima reazione. A questo punto è iniziato un breve botta e risposta con i contestatori, che hanno spiegato il loro gesto con la recente partecipazione dell'attore alla fiction sulle foibe.

"Io sono limpido cristallino e se volete un dialogo con me vieni qui sul palco e confrontiamoci. Con quella fiction - ha replicato ancora Gullotta, mentre tutto il pubblico, compreso il segretario Fausto Bertinotti, si alzavano in piedi e applaudivano in sostegno all'attore - io ho contribuito a far conoscere a milioni di italiani che cosa sono state le foibe".

Per nulla intimorito, uno dei contestatori ha continuato ad urlare: "Venduto, venduto e ipocrita. Viva i partigiani". Dura l'ultima battuta di Gullotta: "Scommetto che tu ieri eri tra quelli che non hanno applaudito Ingrao. Io parlo di civiltà ".

La vicenda è durata pochi minuti in tutto, ma rischia di tenere banco a lungo. Sia per le amare dichiarazioni rilasciate subito dopo dal segretario Fausto Bertinotti, che ha parlato di un "insopportabile grado di intolleranza in questo partito", sia per le accuse lanciate dai contestatori.

"Eravamo pronti anche a replicare civilmente quando ce lo ha chiesto - ha raccontato poco dopo in sala stampa Susanna, delegata di una mozione di minoranza che ha dato vita alla protesta - ma il servizio d'ordine ce lo ha impedito e ci ha subito allontanato dalla sala. Non abbiamo fatto nemmeno in tempo ad alzarci che il servizio d'ordine ci ha impedito di parlare e ci ha portato fuori. Se questo non è stalinismo...".


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mercoledì 2 marzo 2005
ore 17:36
(categoria: "Vita Quotidiana")



IRAN: STORICO SORPASSO DELLE DONNE ALL'UNIVERSITA'

Le donne iraniane hanno realizzato uno storico sorpasso: secondo i dati diffusi dall'agenzia di stampa ufficiale Irna, le studentesse presenti nelle universita' per l'anno accademico 2003-2004 sono state piu' degli uomini: il 50,68%. Nel 1997, quando si insedio' per il suo primo mandato il presidente riformista Mohammad Khatami, le donne erano il 31,77%. Negli ultimi anni, le donne hanno dimostrato di essere molto piu' brave nei test di ammissione. Ma, una volta laureate, il mercato del lavoro le costringe a ritornare nelle quattro mura domestiche: le donne rappresentano solo il 10,5% dell'intera forza lavoro in Iran.


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