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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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giovedì 10 febbraio 2005
ore 11:18
(categoria: "Vita Quotidiana")



Leone d'oro al papà di Heidi. Ai cartoon di Miyazaki il premio alla carriera

Il film d’animazione, quello che chiamiamo cartone animato, non è soltanto roba per bambini. Lo ha capito da qualche anno l’America che ormai dedica una sezione speciale ai film d’animazione durante la notte degli Oscar. Ma meglio ha fatto l’Europa, precisamente Berlino, che durante l'edizione 2002 del festival del cinema, ha assegnato l’Orso d’oro, il più altro riconoscimento, ad una cartoon. Si trattava del film «La Principessa Mononoke». Autore, Hayao Miyazaki, lo stesso che nella sua carriera aveva firmato cosette come Heidi (per cui andò a studiare le Alpi in svizzera), ma anche Lupin III, Sherlock Holmes, Conan il ragazzo del futuro e Anna dai capelli rossi. Mercoledì anche Venezia si è mossa: il Cda della Biennale lagunare, presieduto da Davide Croff, ha accolto la proposta del Direttore Marco Müller di attribuire al regista Hayao Miyazaki, il Leone d'oro alla carriera della 62. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, in programma dal 31 agosto al 10 settembre 2005. È il primo Leone alla carriera attribuito a un regista di film d'animazione.

«Hayao Miyazaki - ha dichiarato Marco Müller - è il gigante che ha fatto saltare le pareti dentro le quali si era voluto incasellare il cinema giapponese d'animazione. Troppo frettolosamente, infatti, lo si è tradotto come il Disney giapponese, riducendo a parametri per noi consueti un'energia creativa, una visione assolutamente fuori dell'ordinario. La filosofia di Miyazaki unisce romanticismo e umanesimo a un piglio epico, una cifra di fantastico visionario che lascia sbalorditi. Il senso di meraviglia che i suoi film trasmettono risveglia il fanciullo addormentato che è in noi».

Hayao Miyazaki è uno dei più grandi registi del cinema giapponese e un maestro del cinema d'animazione. Nato a Tokyo nel 1941, ha creato numerosi lungometraggi “anime” (come vengono chiamati in Giappone i film d'animazione) amatissimi dai fan di tutto il mondo. È anche produttore, sceneggiatore e uno dei più noti disegnatori di fumetti manga. I suoi film in Giappone sono quasi senza eccezione enormi successi di critica e al box-office gareggiano tranquillamente con i super colossal alla Titanic. Il suo primo lungometraggio, Nausicaa, risale al 1984, ed è diventato un cult. Poi tanti successi da Kiki a Porco Rosso. La sua fama internazionale, già esplosa con il successo di «Il mio vicino Totoro» del 1988, si è consolidata nel 1997 con «La principessa Mononoke», distribuito in tutto il mondo, lotta epica tra gli dèi animali che governano la foresta, e gli umani che vorrebbero sfruttarla per le industrie. Ma il successo è sancito da «La città incantata», considerato un classico del cinema fantastico, che nel 2002 l'Orso d'oro al Festival di Berlino e l'Oscar come miglior film d'animazione nel 2003.

Già durante la scorsa edizione, la Mostra di Venezia aveva mostrato in anteprima mondiale, la sua ultima fatica, «Il castello errante di Howl», in cui Miyazaki ha riversato tutta la sua repulsione per la guerra, di cui ha vissuto l'esperienza da bambino.


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giovedì 10 febbraio 2005
ore 10:50
(categoria: "Vita Quotidiana")


ah, ben!

Il missile in giardino: in Italia 90 atomiche Usa

In Italia ci sono 90 bombe nucleari americane. La loro presenza ha un'importanza militare limitata per gli Stati Uniti, ma risponde anche ad esigenze politiche del governo italiano, che vuole avere voce in capitolo nella Nato. Lo ha rivelato all'Unità Hans Kristensen, uno specialista del Natural Resources Defense Council (NRDC), autore di un rapporto sulle armi atomiche in Europa che sarà pubblicato tra qualche giorno.

Secondo il rapporto nelle basi americane in Europa ci sono ben 481 bombe nucleari, dislocate in Germania, Gran Bretagna, Italia, Belgio, Olanda e Turchia. In Italia ve ne sono 50 nella base di Aviano e altre 40 in quella di Ghedi Torre, in provincia di Brescia. Sono tutte del tipo indicato dal Pentagono come B 61, che non si presta ad essere montato su missili ma può essere sganciato da cacciabombardieri.

«Le ragioni di un arsenale nucleare così grande in Italia - ha spiegato Kristensen all'Unità - sono nebulose e la stessa Nato non ha una strategia chiara. Le atomiche continuano a svolgere il tradizionale ruolo dissuasivo nei confronti della Russia, e in parte servono per eventuali obiettivi in Medio Oriente, come l'Iran. Un'altra ragione è di tipo politico istituzionale. Per l'Italia è importante continuare a fare parte degli organi di pianificazione nucleare della Nato, per non essere isolata in Europa. Altri paesi come la Germania hanno lo stesso atteggiamento».

Le anticipazioni sul rapporto di 102 pagine del NRDC coincidono con la riunione della Nato a Nizza, dove il ministro della Difesa americano Donald Rumsfeld sta cercando di ottenere dai colleghi europei maggiori aiuti in Iraq. Per alcuni paesi la pubblicazione delle cifre è imbarazzante. Secondo il New York Times il comandante della Nato, generale James Jones, ha confidato ai collaboratori di essere favorevole all'eliminazione completa delle bombe nucleari in Europa, ma di aver trovato resistenza da parte di alcuni governi europei. Gli Stati Uniti sono in grado di colpire con missili lanciati dal loro territorio tutti gli obiettivi nel raggio di azione dei bombardieri in Europa. I paesi europei, e in particolare l'Italia, tuttavia insistono per avere un ombrello nucleare.

Il regolamento del Pentagono vieta espressamente di divulgare notizie sugli arsenali nucleari all'estero. Tuttavia un alto ufficiale ha ufficiosamente sostenuto che alla fine della guerra fredda molte bombe sono state ritirate dall'Europa e oggi ne rimangono circa 200. Krinsensten ha ribadito le indicazioni del rapporto. «Al Pentagono - ha dichiarato - non tutti conoscono il quadro completo della situazione. Il numero sarebbe inferiore alle nostre indicazioni soltanto se il presidente Bush avesse ordinato il ritiro di gran parte delle armi nucleari dopo l'attacco dell'11 settembre , ma non ci risulta che questo sia avvenuto».

Tra Italia e Stati Uniti esiste un accordo segreto per la difesa nucleare, rinnovato dopo il 2001. William Arkin, un esperto dell'associazione degli scienziati nucleari, ne ha rivelato recentemente il nome in codice: Stone Ax (Ascia di Pietra). Nel settembre 1991, dopo il crollo del muro di Berlino, il presidente George Bush padre aveva annunciato il ritiro di tutte le testate nucleari montate su missili o su mezzi navali. In Europa erano rimaste 1400 bombe atomiche in dotazione all'aviazione. In dieci anni il numero si è ridotto di circa due terzi. Le bombe nucleari in Italia sono di tre modelli: B 61 -3, B 61 - 4 e B61 - 10. Il primo ha una potenza massima di 107 kiloton, dieci volte superiore all'atomica di Hiroshima, è può essere regolato fino a un minimo di 0,3 kiloton. Il secondo modello ha una potenza massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton. Il governo di George Bush ha ribadito molte volte di non escludere l'opzione nucleare per rispondere ad attacchi con armi biologiche o chimiche. È stata abbandonata la strategia della distruzione reciproca assicurata, che prevedeva armi nucleari sempre più potenti con uno scopo esclusivamente dissuasivo. Ora gli Stati Uniti vogliono produrre bombe atomiche tattiche di potenza limitata, e non escludono di servirsene contro i paesi che considerano terroristi. Almeno due di questi paesi, Siria e Iran, si trovano nel raggio dei bombardieri in Italia.


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giovedì 10 febbraio 2005
ore 10:27
(categoria: "Vita Quotidiana")


Ce l'abbiamo solo noi!
«Il magistrato deve sentenziare secondo il comune sentire del popolo e ciò significa saper interpretare quel che, in un dato momento storico, è il sentimento popolare».

Roberto Castelli, ministro della Giustizia, 8 febbraio


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giovedì 10 febbraio 2005
ore 10:18
(categoria: "Vita Quotidiana")



Guardiani della barbarie
PACO IGNACIO TAIBO II

I guardiani della barbarie sono persone che portano sopra le loro spalle delicate l'enorme peso di raccontare storie che quasi nessuno vuole ascoltare, che molti preferiscono ignorare e che alcuni cercano gelosamente di occultare. Non è un lavoro divertente. La barbarie in prima linea, vista da vicino, non è bella come la violenza di un western di Peckinpah e se è commovente non è come il buon Cyrano che regala a un altro le parole d'amore per la donna di cui è innamorato. La barbarie non è carica di amore come gli sguardi umidi di Sofia Loren trent'anni fa e, se si avvicina al sesso, lo fa in quel modo terribile che lo trasforma in potere, abuso e violenza.

La barbarie è confusa, caotica, bugiarda, escludente, tirannica. Veste in doppiopetto e cravatta bianca, o adotta l'uniforme del fondamentalismo islamico. Si maschera in discorsi che generalmente fanno appello a qualche dio, uno qualsiasi, tanto il tal dio non è qui per smentire i suoi presunti portavoce.

Portavoce che fanno venire voglia di ignorare la verità. Se non fosse che la verità si presenta sopra la tua casa come un elicottero blindato che sfonda le finestre, distrugge i giocattoli dei tuoi figli e anche i tuoi figli, e se ne torna indietro volando allegramente.

Se non fosse che in nome di dio si presenta alla porta del tuo ufficio e ti spruzza acido in faccia perché portavi una minigonna.

Se non fosse che elegge presidenti che mentono a ripetizione da 25 stazioni televisive.

Se non fosse che vuole diventare padrona del mondo e dalla Casa bianca, dalla moschea, dal palazzo del governo di una splendida città latino-americana pervertita dal potere e dall'abuso, ti chiama, ci chiama, a noi che guardiamo dall'altra parte. A noi che siamo cittadini collaterali.

Per questo i guardiani della barbarie vanno in giro, raccontandola, documentandola, narrando l'orrore.

Il mio amico Justo Vasco mi ricordava l'altro giorno una frase di Andreiev che diceva: «Il peggio dell'orrore è quando non c'è orrore». Cioè quando l'orrore si esercita ma, nella consuetudine, diventa oblio.

Scrivo io questa nota perché chi che dovrebbe scriverla, Giuliana Sgrena, è stata sequestrata. Per aver esercitato per tutti noi il mestiere di giornalista, di guardiana della barbarie, di narratrice. Il minimo che le devo è sostituirla temporaneamente in attesa della felice conclusione di questa vicenda.

Ps. Quando Giuliana leggerà quest'articolo e uscirà bene dal sequestro - perché ne uscirà bene, non possiamo mica perdere sempre - il manifesto dovrebbe dirle di venire qualche giorno a Città del Messico a raccontare storie di bambini che giocano, di parchi pubblici e del meraviglioso sole di fine inverno. Prima che torni al suo dovere, quello di documentare la barbarie.


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giovedì 10 febbraio 2005
ore 10:03
(categoria: "Vita Quotidiana")



La Corea del Nord ammette
"Abbiamo armi atomiche"

La Corea del Nord ha ammesso oggi per la prima volta di possedere armi atomiche. Annunciando l'uscita dai negoziati a sei sul nucleare, il ministero degli Esteri di Pyongyang ha detto di aver costruito armi atomiche per difendersi dai tentativi statunitensi di isolare il paese.

"Abbiamo deciso di uscire dal Trattato di non proliferazione nucleare", ha dichiarato il ministero degli Esteri in una nota, "e abbiamo costruito armi atomiche per autodifesa contro i tentativi dell'amministrazione Bush di isolare e soffocare la Repubblica democratica popolare di Corea".

L'annuncio arriva a poca distanza dalla decisione di Pyongyang di sospendere a "tempo indeterminato" la propria partecipazione ai negoziati a sei sul nucleare promossi dagli Stati Uniti. "Abbiamo voluto i colloqui a sei, ma siamo costretti a sospendere la nostra partecipazione a tempo indefinito, finché non ci sarà assicurato che la nostra presenza è giustificata e che ci sono le condizioni e l'atmosfera giusta per ottenere risultati positivi", ha dichiarato un portavoce del ministero all'agenzia ufficiala Kcna.

I negoziati a sei sul nucleare, ai quali oltre alle due Coree partecipano Usa, Giappone e Cina, erano stati recentemente rilanciati da Washington. Ma Pyongyang accusa proprio l'amministrazione Bush di aver definito la Corea del Nord "un avamposto della tirannia", mostrando una politica ostile e rifiutando il dialogo.

Ciò nonostante, il ministero degli Esteri nordcoreano ha dichiarato di voler risolvere la questione nucleare con i colloqui. "Il nostro obiettivo ultimo, la denuclearizzazione della penisola coreana, rimane invariato", ha dichiarato.


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mercoledì 9 febbraio 2005
ore 17:50
(categoria: "Vita Quotidiana")



Vissi d'arte, vissi d'amore,
non feci mai male ad anima viva!...
Con man furtiva
quante miserie conobbi, aiutai...
Sempre con fe' sincera,
la mia preghiera
ai santi tabernacoli salì.
Sempre con fe' sincera
diedi fiori agli altar.
Nell'ora del dolore
perché, perché Signore,
perché me ne rimuneri così?
Diedi gioielli
della Madonna al manto,
e diedi il canto
agli astri, al ciel, che ne ridean più belli.
Nell'ora del dolore,
perché, perché Signore,
perché me ne rimuneri così?


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mercoledì 9 febbraio 2005
ore 13:52
(categoria: "Vita Quotidiana")


bello bello, da vedere!



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mercoledì 9 febbraio 2005
ore 13:39
(categoria: "Vita Quotidiana")



Amaro sol per te m'era morire,
da te la vita prende ogni splendore,
all'esser mio la gioia ed il desire
nascon di te, come di fiamma ardore.
Io folgorare i cieli e scolorire
vedrò nell'occhio tuo rivelatore,
e la beltà delle cose più mire
avrà sol da te voce e colore.


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mercoledì 9 febbraio 2005
ore 13:29
(categoria: "Vita Quotidiana")



Lo scandalo 'Oil for food' in Iraq:
l'Onu indaga su Formigoni

La commissione speciale dell'Onu che sta indagando sulle degenerazioni del programma 'Oil for food' ritiene che nella vicenda sia coinvolto anche il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. E' quanto si apprende da un'inchiesta condotta dai quotidiani Il Sole-24 ore e Financial Times. Secondo quanto riporta oggi il giornale italiano, Formigoni risulta il maggiore beneficiario tra tutti i politici occidentali delle assegnazioni petrolifere segrete a prezzi di favore in cambio del supporto nella campagna contro le sanzioni Onu.

L'elenco dei possibili beneficiari comprende 270 persone di 52 Paesi. E' stato redatto dal ministero del Petrolio di Bagdad e pubblicato nel gennaio dello scorso anno dal giornale iracheno Al Mada. Il Sole-24 ore riferisce di aver contattato Formigoni, che però non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Il governatore della Lombardia, si legge nell'elenco, ha ottenuto dal regime iracheno 'buoni' per 24 milioni di barili. I 'buoni' erano semplici comunicazioni telefoniche o via fax, con le quali gli assegnatari comunicavano alla Somo, la società petrolifera di stato irachena, a quale azienda intendevano trasferirli. A quel punto si creava un documento ufficiale, che veniva inviato all'Onu.

Il programma 'Oil for food' fu creato il 14 aprile 1995, quando il Consiglio di sicurezza approvò la risoluzione 986, con la quale permetteva all'Iraq di vendere petrolio sotto la stretta supervisione Onu. L'obiettivo era fare in modo che gli introiti delle vendite di petrolio venissero utilizzate per l'acquisto di derrate alimentari, medicinali e beni di prima necessità. Invece il governo di Saddam Hussein trovò il modo di aggirare i divieti, e di vendere sottobanco il petrolio a prezzi di estremo favore creando dei fondi neri, che vennero utilizzati in un primo momento per 'ricompensare' politici e opinion-maker di tutto il mondo disposti ad attivarsi in una campagna contro le sanzioni all'Iraq, e in un secondo momento per l'acquisto di armi e comunque per la costituzione di fondi neri a disposizione del regime. A un certo punto Saddam impose su tutti i prodotti esportati in Iraq e sugli acquisti di petrolio una 'tassa' del 10 per cento. Le maggiori società petrolifere rifiutarono di pagarla bollandola come una tangente, ma alcune compagnie più piccole accettarono il ricatto, traendone grandi vantaggi economici.


Tra queste l'italiana Cogep (Costieri Genovesi Petroliferi), "una piccola azienda di prodotti petroliferi raffinati" divenuta dal '98 "interlocutore privilegiato" della società petrolifera di Stato irachena Somo. Come? Il Sole-24 ore e Financial Times sono entrati in possesso di un fax spedito l'8 giugno 1998 da Formigoni all'ex vicepresidente iracheno Tarek Aziz, nel quale si legge: "Eccellenza, in seguito al nostro incontro a Roma, del quale le sono grato, poiché so che Somo sta firmando i nuovi contratti, mi lasci ricordarle i nomi delle società petrolifere italiane che le ho segnalato: una è la Cogep e l'altra la Nrg Oil. Molte grazie per quello che sarà in grado di fare. Cordiali saluti, Roberto Formigoni". Da due note scritte a mano in arabo risulta che il fax è stato tradotto al ministro del Petrolio e al direttore esecutivo della Somo.

Il titolare della Cogep, Natalio Catanese, ha negato tuttavia che i contratti ottenuti dalla Somo fossero collegati all'intervento di Formigoni. Ma i due quotidiani finanziari sostengono che il primo contratto della Cogep con la Somo non sia stato firmato da un rappresentante della società, ma da un consulente di Formigoni, Marco De Petro, ex onorevole democristiano ed ex sindaco di Chiavari. Anche De Petro nega tuttavia la circostanza. Il governatore della Lombardia si è limitato ad affermare qualche tempo fa di "aver aiutato aziende italiane a fare affari con l'Iraq nell'ambito del programma Oil for food".

Formigoni, appura ancora l'inchiesta, continuò a ricevere "buoni" di petrolio dall'Iraq anche dopo il 2000, quando la Somo offrì petrolio solo a chi era disposto a pagare una 'sovrattassa' del 10 per cento al regime. La natura illegale di questo pagamento risultava dal fatto che tutti i versamenti vennero effettuati su uno speciale conto aperto presso la banca UBS a Lugano, non quello della Paribas a Ginevra autorizzato dal programma 'Oil for food' dell'Onu. Gli incassi del 10 per cento sono serviti a costituire cospicui fondi neri del regime.

Nell'aprile 2004, conclude l'articolo del Sole-24 ore, in una mozione presentata dall'opposizione nel consiglio della Giunta regionale lombarda fu chiesto al presidente Formigoni di rassicurare i cittadini lombardi di non aver fatto "opera di intermediazione petrolifera. Perché ogni opera di intermediazione politica porta con sé vantaggi economici". Formigoni non ha mai risposto. Dopo la pubblicazione dell'articolo odierno, la richiesta di riferire in aula sulla questione è stata ripetuta dal capogruppo Ds in Consiglio regionale, Pierangelo Ferrari


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mercoledì 9 febbraio 2005
ore 11:22
(categoria: "Vita Quotidiana")


Passa la notte con 3 squillo, morto
Si era recato in un appartamento di Milano per passare una serata con tre prostitute, ma è stato colto da malore ed è morto senza che nessuno potesse far nulla per salvarlo. Le tre donne sono state denunciate per omissione di soccorso dalla polizia perché avrebbero tentato di caricare in auto il corpo semincosciente dell'uomo senza avvertire subito il 118. Il loro comportamento potrebbe non aver favorito il soccorso del cliente.

E' accaduto in una zona non lontana dalla stazione Centrale, poco dopo mezzanotte: un automobilista ha notato tre donne trasportare di peso il corpo di un uomo, per strada. Quando il passante si è avvicinato per vedere cosa stava succedendo le tre hanno chiesto aiuto dicendo che l'uomo si era sentito male. Il passante ha avvertito il 118, ma all'arrivo dell'ambulanza per il 66enne milanese non c'era più nulla da fare.

Le tre squillo si sono dileguate prima dell'arrivo della polizia, ma gli agenti le hanno rintracciate in un appartamento poco lontano. Si tratta di tre sudamericane di 20, 32 e 34 anni, che utilizzavano quell'abitazione per prostituirsi. Le tre sono state identificate e denunciate.



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