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Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
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venerdì 10 dicembre 2004
ore 16:56 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Iraq, Croce rossa: centinaia di cadaveri in un deposito
Centinaia di cadaveri sarebbero ammassati in un deposito di Falluja, a ovest di Baghdad. La macabra notizia è stata fornita dall'esercito Usa al Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) che ieri ha potuto recarsi a Falluja per la prima volta dall'inizio dell'offensiva delle forze americane ed irachene nella città sunnita ribelle. "L'esercito americano ci ha riferito che alcune centinaia di corpi si trovano in un deposito frigorifero", ha detto il portavoce del Cicr Florian Westhphal dalla sede generale di Ginevra. Il Cicr non ha potuto verificare l'informazione e non dispone per ora di ulteriore dettagli.
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venerdì 10 dicembre 2004
ore 15:17 (categoria:
"Vita Quotidiana")
E lucevan le stelle... ed olezzava la terra... stridea l'uscio dell'orto... e un passo sfiorava la rena... Entrava ella, fragrante, mi cadea fra le braccia... Oh! dolci baci, o languide carezze, mentr'io fremente le belle forme disciogliea dai veli! Svanì per sempre il sogno mio d'amore... L'ora è fuggita... E muoio disperato! E non ho amato mai tanto la vita!...
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venerdì 10 dicembre 2004
ore 10:14 (categoria:
"Vita Quotidiana")
L'arbitro rivoluzionario di CURZIO MALTESE
Alla vigilia della sentenza per corruzione di magistrati, l'imputato Berlusconi si è nominato giudice supremo della democrazia in Italia, arbitro dei destini d'Europa e patrono d'America, guida rivoluzionaria e signore delle regole televisive ed elettorali. Non è soltanto il classico delirio di onnipotenza che coglie il premier alla vista di Bruno Vespa, del quale presentava un libro. È l'annuncio della lunga, costosa e spregiudicata campagna elettorale che ci attende nel prossimo anno. O forse nei prossimi mesi. Se è vero, come sostengono in molti, che il premier paventa una frana dei conti pubblici per il 2005.
Che si voti in primavera o nel 2006, Berlusconi è pronto. Per prima cosa, come sempre, ha segnato il campo dei nemici.
Sono Prodi, la sinistra, l'Europa, il trattato di Maastricht più i giudici e in genere tutto quanto gli ricordi l'esistenza di leggi e regole. Nell'elenco è comparsa da tempo la par condicio, legge "liberticida" chè gli impedisce d'invadere le televisioni di spot e di farsi pagare dagli avversari come proprietario di Mediaset.
La novità è che non va bene neppure più la legge elettorale. Sarà modificata a colpi di maggioranza, annuncia Berlusconi all'ammirato Vespa, senza discutere con l'opposizione e neppure con gli alleati. Nessuna correzione proporzionale e tantomeno in senso maggioritario. Soltanto alcune modifiche complesse da spiegare il cui risultato concreto è favorire al massimo il leader di Forza Italia, e tanto basta. L'idea che cambiare il gioco elettorale a senso unico e alla vigilia del voto sia un po' una mascalzonata naturalmente non viene presa in considerazione. Nell'urgenza decisionista Berlusconi ha anche assicurato che otterrà la revisione di Maastricht, (soprattutto nell'odioso limite al rapporto debito/Pil ma non solo) e la rivalutazione del dollaro, che chiederà di persona all'amico George W. Bush.
Va da sè che i tagli fiscali di quest'anno, dallo stesso premier definiti "simbolici", saranno almeno raddoppiati l'anno venturo e così via. Fino al completamento della "rivoluzione liberale" promessa nel celebre contratto con gli italiani e finora purtroppo rinviata di anno in anno per una serie incredibile e jellatissima di circostanze sfavorevoli. In chiusura il premier, con largo anticipo sulle lungaggini della magistratura milanese, ha emesso un verdetto di piena assoluzione nei confronti di sè stesso per il processo Mondadori.
Fin qui il Silvio-pensiero, che può sembrare la solita tracimante berlusconata con la complicità di Vespa, magari più ridondante nella versione pacco natalizio. E in buona parte lo è. Ma oltre a questo, l'uscita del premier disegna una nuova strategia. La fase di governo è finita, con l'ultimo rimpasto e una Finanziaria blindata dai voti di fiducia. È andata male, inutile negarlo oltre. Il premier ha provato a vendere agli italiani l'azione di governo come "miracolo compiuto": non ha funzionato. Torna allora a indossare i panni che meglio gli si addicono, l'uomo dei sogni e della promessa, l'eroe di un'ottimismo della volontà non temperato da alcun pessimismo della ragione. Con la veste del cavaliere senza macchia, lucidata ogni giorno dai servitori dei telegiornali, Berlusconi porterà la seconda sfida a Romano Prodi che oggi lo supera nei sondaggi. Al punto da convincerlo, per ora, ad accettare un eventuale duello televisivo. Accuserà il rivale di aver governato male in questi anni dall'alto della presidenza europea, gli addosserà la responsabilità d'aver fatto fallire la "rivoluzione liberale", le riforme, i tagli fiscali, le grandi opere pubbliche. Si comporterà insomma come se a governare (e a deludere) fosse stato l'altro.
Si tratta di un rovesciamento di ruoli spericolato e magari grottesco, ma considerato il controllo totale dell'informazione può riuscire. La crocefissione del Professore su stampa e tv per la battuta sui mercenari di Forza Italia, pure largamente fondata, ha funzionato da prova generale. Con l'abolizione della par condicio e la possibilità d'invadere l'etere con spot miliardari si possono fare miracoli. O almeno spostare quel due o tre per cento di voti che in tutte le democrazie ormai fanno la differenza fra il trionfo e una catastrofe.
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martedì 7 dicembre 2004
ore 17:47 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Metà dei lavoratori nel mondo con meno di due dollari al giorno
Circa un miliardo e mezzo di lavoratori, la metà del numero totale nel mondo, guadagna meno di due dollari al giorno. Peggio ancora: mezzo miliardo di questi non supera un solo dollaro al giorno. Il dato sconcertante, indice della povertà nel mondo, è contenuto in uno studio dell'Ufficio Internazionale del Lavoro, l'Ilo, l'agenzia specializzata delle nazioni Unite con sede a Ginevra, il cui compito è di promuovere la giustizia sociale e i diritti dei lavoratori.
L'Ilo, insieme con queste cifre allarmanti, lancia un messaggio di speranza: le cose potrebbero cambiare se le politiche lavorative dei governi si concentrassero sul miglioramento della produttività del lavoro e la creazione di occupazione. E' una possibilità, ostacolata dal fatto che ci vorrebbe una crescita media del prodotto interno lordo pari al 4,7 per cento, cosa che difficilmente potrà avvenire prima del 2015.
2,8 miliardi con un lavoro. Il ''Rapporto mondiale sull'occupazione 2004-2005'' dell'Ilo evidenzia inoltre che i 185,9 milioni di disoccupati registrati nel 2003 rappresentano solo la ''punta dell'iceberg'' della mancanza di lavoro dignitoso, dal momento che le persone occupate, ma che vivono in povertà, sono ben sette volte tanto. Secondo il rapporto, nel 2003 nel mondo erano circa 2,8 miliardi le persone con un lavoro, una cifra senza precedenti. Tuttavia, di questi, quasi la metà - il numero più alto mai registrato - vivono con meno di 2 dollari al giorno e circa 550 milioni sopravvivono al di sotto della soglia di povertà di un dollaro al giorno.
Nel 1990 le persone che vivevano con meno di 2 dollari al giorno o un dollaro al giorno erano oltre il 50 per cento in più. Inoltre i tassi di crescita globali previsti dovrebbero consentire di dimezzare il numero dei lavoratori poveri in alcune aree del mondo entro il 2015.
Con le sue analisi sui legami tra occupazione, produttività e riduzione della povertà il Rapporto mondiale sull'occupazione 2004-2005 apre nuove prospettive. Il Rapporto rileva che a beneficiare dell'aumento della produttività sono in primo luogo le imprese con costi di produzione più bassi e aumento dei profitti e della competitivita', in secondo luogo i lavoratori, con redditi più elevati e riduzione dell'orario di lavoro. In ultima analisi, questi benefici avranno conseguenze a livello macro economico grazie alla riduzione dei prezzi, all'aumento dei consumi e dell'occupazione.
L'aumento della produttività porta spesso a ridimensionare alcuni settori, mentre l'occupazione aumenta in altri settori. Per affrontare questa sfida, ''le istituzioni dovrebbero garantire ai lavoratori sicurezza e formazione per prepararli meglio ai cambiamenti del mercato del lavoro.''
Il rapporto richiama in particolare ad una maggiore attenzione all'aumento della produttività e dei redditi nel settore dell'agricoltura, che impiega oltre il 40 per cento dei lavoratori dei paesi in via di sviluppo e contribuisce ad oltre il 20 per cento del loro prodotto interno lordo.
Il Rapporto mondiale sull'occupazione 2004-2005 si occupa anche dei problemi della globalizzazione, raccomandando politiche per migliorare l'integrazione delle piccole imprese all'interno della più ampia economia, per ridurre il divario di produttività con aziende più grandi. Le imprese più piccole rappresentano una parte significativa del mercato del lavoro, sia nei paesi industrializzati, sia in quelli in via di sviluppo, ma il loro contributo alla riduzione della povertà è limitato se la loro produttività è bassa.
Le speranze dalla Cina. Previsioni di crescita del Pil e consigli per la produttività si scontrano tuttavia con realtà nelle quali la speranza di un mutamento a breve termine è labile. Solo l'Asia orientale ha una reale probabilità di raggiungere gli obiettivi di crescita del Pil entro il 2015, qualche chance anche per i paesi del Medio Oriente e del Nordafrica, potrebbero farcela l'America latina e i Caraibi, mentre sono molto lontani dal traguardo i paesi dell'Africa sub-sahariana.
Il Rapporto sostiene, in conclusione, che nel mondo permane un ampio e persistente deficit del lavoro dignitoso e ''questo pone una grande sfida nella lotta alla poverta'''.
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lunedì 6 dicembre 2004
ore 10:04 (categoria:
"Vita Quotidiana")
La metamorfosi del Professore da Bruxelles al ring col Cavaliere di ALESSANDRA LONGO
Alle spalle un Ulivo che sembra una sequoia, sguardo aggressivo, voce tagliente. E' Romano Prodi, liberato dal "gesso" istituzionale europeo, di nuovo capo popolo del centrosinistra, sacerdote officiante della Fed e della Gad. Altro che bonario parroco di campagna, come qualcuno ancora si ostina a vederlo, altro che sereno ciclista del weekend. Prodi è partito con la sua sfida, esibisce un linguaggio duro, ha l'aria di uno che non teme il frontale, chiama "mercenari" i Berlusconi boys e poi non si pente, anzi, conferma che non gli è sfuggito, che voleva proprio dire quello. Sono finiti subito i propositi del 21 novembre scorso quando, lasciata definitivamente Bruxelles, aveva detto: "Non vorrei perdermi dietro al giorno per giorno polemico, non vorrei che l'agenda la dettassero altri".
E invece, appena arrivato, ecco questa storia della riduzione delle tasse, ecco Berlusconi decantare "il momento storico dell'Italia", "la prima volta" che un premier alleggerisce le gabelle invece di appesantirle. Il Professore capisce che bisogna passare subito all'attacco, sgonfiare l'immagine di un'Italia che non c'è: "La situazione dei conti pubblici è disastrosa... Non si possono barattare sanità, scuola e assistenza con meno tasse". E' l'inizio di uno scambio a distanza, l'avvio di un duello senza esclusioni di colpi. Il 30 novembre, quando Prodi viene ricevuto da Ciampi, gli confessa le sue preoccupazioni per le voci di una modifica imminente della par condicio e della legge elettorale. Berlusconi apprende dell'incontro in Spagna. Commenta acido: "Cosa penso delle critiche di Prodi? Tutto il male possibile. E poi non si va a spiattellare alle agenzie il contenuto di certe conversazioni. Se l'avessi fatto io, apriti cielo".
I due non si sono mai piaciuti, si sono sopportati negli anni scorsi, costretti a frequentarsi per dovere di ruolo. Prodi, presidente della Commissione europea, Berlusconi, primo ministro italiano. Il 28 ottobre scorso, per la firma a Roma della Costituzione Europea, hanno fatto l'ultimo sforzo. Seduti fianco a fianco, lo sguardo voltato dall'altra parte, la stretta della mano formale. "Quando l'ho incontrato - racconta Prodi - mi ha detto a bruciapelo: "Sappi che cambierò la legge elettorale"".
Adesso è l'ora dei fuochi d'artificio. Il sogno berlusconiano? Meglio chiamarlo incubo, accusa il Professore. I giovani pagati da Forza Italia? "Noi abbiamo i volontari, loro i mercenari". Palazzo Chigi reagisce indispettito e sorpreso: "Ci preoccupa la ricerca dello scontro", dice il portavoce Paolo Bonaiuti. Un ritorno così sul palcoscenico della politica non era nelle previsioni. Alessandro Amadori, massimo esperto del linguaggio del Cavaliere, non crede che dietro il linguaggio di Prodi ci sia una strategia, uno spin doctor che ha suggerito l'abbandono dei toni moderati. Amadori pensa piuttosto ad una "durezza nata nei cinque anni di Siberia belga". La "rottura dell'argine", dice, nasce da lì, da Bruxelles, da un'esperienza complessa "che ha forgiato la natura combattente di Prodi". Il linguaggio crudo è una scelta, non un incidente. Dice il Professore: "Sono convinto che dobbiamo dire la verità. Più siamo sinceri, più riusciamo a individuare una via d'uscita".
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lunedì 6 dicembre 2004
ore 10:00 (categoria:
"Vita Quotidiana")
"Noi non possiamo arruolare mille mercenari. Per questo ad ogni mercenario dovremo far fronte con mille volontari"
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giovedì 2 dicembre 2004
ore 09:38 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Picchia il figlio: niente amici gay
Milano, a giudizio padre sudamericano Voleva frequentare gli amici omosessuali, il padre non approvava e lo ha picchiato. E' accaduto a Milano dove un 15enne sudamericano nato in Italia è stato preso a botte dal padre, un 39enne intransigente che delle amicizie gay del figlio non ne voleva sapere. L'uomo è stato citato a giudizio dalla procura del capoluogo lombardo e a inizio anno dovrà rispondere di "abuso dei mezzi di correzione".
“Percosse violente” si legge nel capo d’imputazione, guaribili in 8 giorni. Niente di grave, ma tanto è bastato a far scattare la citazione in tribunale. Ora il padre-padrone dovrà spiegare perché ha usato le maniere forti nei confronti del figlio, che aveva semplicemente chiesto in due occasioni di poter uscire con gli amici omosessuali.
Il primo episodio si era verificato in occasione di San Valentino, quando il 15enne aveva chiesto al padre di poter partecipare a una serata tra amici gay. La seconda volta, tre mesi più tardi, come racconta il Corriere della Sera. Il papà non poteva accettare le amicizie omosex del figlio e così gli aveva impedito di frequentarle.
Nel processo che si svolgerà all’inizio del prossimo anno, forse, l’Arcigay si costituirà parte civile. “Stiamo valutando tutta la situazione per decidere il da farsi” hanno spiegato dall’associazione. Non è escluso che dopo i numerosi casi di scandali legati alle amicizie gay, l’associazione decida di presentarsi in tribunale.
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mercoledì 1 dicembre 2004
ore 16:08 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Aids, l'allarme dell'Onu: "Pericoloso come il terrorismo"
L'Aids rappresenta per l'umanità una minaccia globale paragonabile a quella del terrorismo nucleare. L'allarme arriva dall'Onu che nella giornata mondiale contro l'Hiv ha diffuso il contenuto di un rapporto sui rischi legati alla diffondersi della malattia commissionato dal segretario generale Kofi Annan.
Il rapporto Il propagarsi delle infezioni virali legate all'Aids è in grado di fare decine di milioni di morti in pochi mesi. E' questo uno dei punti più allarmanti sottolineati dal documento redatto dall'Onu. Davanti a questo pericolo, denuncia il rapporto, i paesi ricchi, in un'epoca di spostamenti di massa e di globalizzazione, continuano a ignorare la minaccia rappresentata dall'Aids e dalle altre malattie infettive. Un giudizio condiviso dal ministro italiano della Salute Girolamo Sirchia che parlando dalla platea di un congresso in corso a Genova ha ricordato come "è la sottovalutazione oggi il nemico numero uno nella lotta all'Aids". "La comunicazione - ha aggiunto - non ha ancora trovato lo strumento per perforare la corazza dell'indifferenza".
Il fatto che la malattia al giorno d'oggi colpisce soprattutto i popoli dell'Africa subsahariana, ricorda ancora il documento Onu, non mette l'Occidente al riparo. "Dato che i tempi dei trasferimenti internazionali sono inferiori al periodo di incubazione di molte malattie infettive - si legge nel rapporto delle Nazioni Unite - ciascuno dei 700 milioni di passeggeri che ogni anno transitano per gli scali internazionali può essere a sua insaputa un portatore di malattie su scala globale".
Oggi, mette ancora in guardia il documento, un virus analogo all'epidemia di influenza del 1919, "sarebbe in grado di uccidere decine di milioni di persone in una frazione del tempo occorso allora". Sulla scorta di questo timore il rapporto esorta il consiglio di sicurezza dell'Onu a indire una sessione straordinaria sull'Aids, che costituisce "una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale" al pari della proliferazione nucleare, del terrorismo e dei conflitti fra stati. I finanziamenti per combattere la malattia, rileva ancora il documento, sono passati dai 250 milioni di dollari del 1996 ai due miliardi 800 milioni del 2002, ma si è trattato di uno sforzo ancora largamente insufficiente e la diffusione dell'Aids resta "galoppante".
Allarme in Cina La conferma che la situazione sia grave è arrivata dalla Cina, il paese più popoloso del Pianeta. Il primo ministro Wen Jiabao ha lanciato un appello a compiere "costanti sforzi" nella lotta all'Aids, riconoscendo che la situazione della Cina a proposito dell'epidemia del virus è "critica". Wen ha chiesto quindi a tutti i settori del governo di "dare la priorità" alla lotta all'Hiv "utilizzando qualunque risorsa e mettendo in atto coscienziosamente tutte le misure di controllo e prevenzione". Le cifre ufficiali fornite da Pechino nel 2003 parlano di 840 mila sieropositivi, ma secondo molti esperti la realtà potrebbe essere molto più grave.
Immigrati a rischio La diffusione dell'Aids tra la popolazione immigrata in Italia è in costante aumento. Il dato è stato fornito durante i lavori del convegno sulla malattia in corso a Genova. Dal 3% dei casi nel periodo 1983-93 si è passati al 14,8% nel 2003. "Il dato - spiega Issa El Hamad, dirigente del Dipartimento malattie infettive dell'ospedale di Brescia - può riflettere semplicemente difficoltà di accesso alla terapia. Dopo l'introduzione di nuovi metodi di cura l'evoluzione della malattia in Aids è più difficile. Chi accede alla terapia oggi è colpito più tardivamente dall'Aids. Fino al '98 la normativa non permetteva agli immigrati di accedere alle strutture sanitarie, si è avuto quindi un effetto serbatoio".
Il vaccino della speranza "Siamo molto soddisfatti ed è andato tutto molto bene. Abbiamo chiuso gli arruolamenti per la fase I di sperimentazione del vaccino e il numero di volontari è sufficiente per l'analisi futura di questi dati". Barbara Ensoli, direttrice del laboratorio di virologia dell'Istituto Superiore di Sanità, parlando ad un convegno a Roma, ha lasciato trapelare il suo ottimismo per il procedere della sperimentazione del vaccino 'italiano' anti-Aids basato sulla proteina Tat. Ma per essere certi che la ricerca sia in grado di compiere ulteriori passi avanti sarà necessario ancora del tempo. "Dobbiamo ancora attendere l'apertura dei codici e dei protocolli degli ultimi arruolati - ha ricordato la Ensoli - ci vorranno quindi ancora vari mesi prima dell'analisi finale e della preparazione dei protocolli per l'avvio della fase II di sperimentazione". A gettare ulteriore acqua sul fuoco ci ha pensato poi il ministro Sirchia: "E' ora di finirla con i falsi scoop della stampa e anche di certi medici. Il vaccino contro l' Aids non è dietro l'angolo. E' una speranza, non una realtà. Ed è ottimistico pensare di averlo prima di 5-6 anni".
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mercoledì 1 dicembre 2004
ore 09:24 (categoria:
"Vita Quotidiana")
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mercoledì 1 dicembre 2004
ore 09:22 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Salva un bambino! -Bastano 9 Euro per fare il test dell'HIV alla mamma prima del parto e al bambino al 18° mese di vita; -Con 21 Euro somministriamo nevirapina a 10 mamme sieropositive e a 10 neonati a rischio di contagio -Con 68 Euro forniamo a 10 mamme sieropositive un trattamento di profilassi preventiva e supporto psicologico -Con 91 EUR nutriamo un bambino fino al 12° mese di vita -130 EUR sono sufficienti per un trattamento completo di cura, compresi gli alimenti, per salvare un neonato dall'AIDS.
PASSAPAROLA "FERMIAMO L'AIDS SUL NASCERE" BASTANO 130 euro PER SALVARE UN NEONATO IN ZIMBABWE SOSTENIAMO L'INIZIATIVA CESVI
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