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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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martedì 11 settembre 2007
ore 13:29
(categoria: "Vita Quotidiana")



Don Gelmini, 50 le denunce per abusi
di Fiorenza Sarzanini

ROMA — È come se avessero preso coraggio all’improvviso, trovando la forza di rivelare segreti fino ad allora apparsi inconfessabili. Sono una cinquantina le persone che durante l’estate hanno presentato formale denuncia contro don Pierino Gelmini. Si sono unite al coro di chi lo accusa di averli molestati, insidiati, a volte violentati.

La maggior parte si è presentata spontaneamente davanti al pubblico ministero di Terni. Ha ripercorso episodi di tanti anni fa che, hanno detto in molti, «mi hanno cambiato la vita». Due di loro hanno raccontato di aver subito abusi dal fondatore della comunità «Incontro» — che assiste i tossicodipendenti in programmi di recupero — quando erano minorenni. Non c’è ancora una nuova contestazione formale, ma se queste dichiarazioni trovassero conferma, la posizione del prete già indagato per violenza sessuale, potrebbe aggravarsi. Perché si tratterebbe di episodi di pedofilia e dunque un reato diverso da quello finora ipotizzato nei suoi confronti.

LE INDAGINI — I magistrati procedono con cautela, sanno bene che in casi del genere ci può essere una sorta di suggestione, talvolta anche un desiderio di rivalsa. Ma sanno anche che i collaboratori più stretti di don Gelmini si sono attivati per convincere alcuni giovani a ritrattare. In almeno due casi avrebbero cercato di incontrare chi aveva presentato la denuncia, avrebbero offerto soldi e favori per tentare di mettere tutto a tacere. E questo ha naturalmente contribuito a confermare il quadro accusatorio già delineato dai pubblici ministeri. Al fascicolo gli investigatori della squadra mobile di Terni hanno allegato decine e decine di intercettazioni telefoniche che mostrerebbero questa volontà di alcuni operatori della comunità di favorire don Gelmini. La voce del prete si sente raramente nei colloqui. Ad ascoltare le registrazioni sembra che ad occuparsi della vicenda siano i responsabili della sua segreteria. Sono loro a tenere i contatti con chi accusa, a tentare di far cambiare idea a chi ha fatto riaffiorare i ricordi. I magistrati hanno già verificato una trasferta a Torino di uno di loro che sarebbe stata organizzata per incontrare in carcere due giovani detenuti che erano stati tra i primi a presentare denuncia. Ora si va avanti. Il primo accertamento da svolgere per verificare i nuovi verbali riempiti nelle ultime settimane riguarda il periodo di permanenza di ogni giovane all’interno della comunità. Poi bisogna verificare che tipo di legami avessero con il fondatore, se ci siano stati problemi, quali siano stati i rapporti successivi. Sembra che in alcuni casi gli episodi raccontati siano molto circostanziati, che alcuni abbiano anche indicato testimoni in grado di confermare le proprie dichiarazioni. Soltanto al termine dei nuovi controlli, il magistrato deciderà eventuali provvedimenti. A metà agosto era circolata voce che potesse essere richiesta al giudice per le indagini preliminari una misura interdettiva per impedire un eventuale inquinamento delle prove. In realtà erano in corso altri riscontri e proprio in questi giorni si starebbe rivalutando la possibilità di sollecitare un pronunciamento del gip.

LA DIFESA — Inizialmente erano sei le persone che avevano raccontato le violenze. Uno ha narrato fatti risalenti al 1993, ha detto di essersi anche confidato con don Mazzi quando si è trasferito nella sua comunità. Il sacerdote ha confermato di aver ricevuto quelle confidenze, di aver consigliato al giovane di rivolgersi ad uno psicologo, di aver continuato ad aiutarlo prima di perdere le sue tracce. «Mi accusano — si era difeso don Gelmini — perché li ho allontanati dalla comunità. Alcuni di loro erano stati scoperti a compiere reati e sono stati cacciati. È la loro vendetta. Sono innocente e dunque resto assolutamente tranquillo. Porto la croce e prego per loro». Aveva anche attaccato la lobby ebraica e la massoneria come ispiratrici «di questa campagna diffamatoria contro di me» e ciò aveva spinto il suo avvocato Franco Coppi ad abbandonare la difesa. Ma poi la lista si è allungata, altri tre ragazzi sono usciti allo scoperto dopo aver saputo che era stata avviata un’inchiesta. E con il trascorrere delle settimane le denunce sono diventate decine. Adesso è possibile che don Gelmini decida di farsi nuovamente interrogare per continuare a respingere quelle che ha sempre definito «fantasie».


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martedì 11 settembre 2007
ore 10:14
(categoria: "Vita Quotidiana")



"Manifesto" contro il rumore: "Sta uccidendo il pensiero"
di ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA - Il silenzio è d’oro, ammonisce il proverbio, ma allora è meglio non chiedersi di quale materia è composto il baccano in cui viviamo. Fate una prova, chiamate qualcuno nella stanza accanto: probabilmente non vi sentirà, e non per sua colpa. La colpa è della fitta coltre di rumore che ricopre tutto ciò che facciamo, diciamo, pensiamo.

Le sirene di ambulanze, polizia, pompieri; il ronzio di aerei, treni, automobili, motociclette; il trapano dei martelli pneumatici, il brontolio dei bulldozer, lo stantuffo di fabbriche e cantieri.

E poi i rumori provocati dai singoli: il televisore del vicino, lo stereo dei figli, il cinguettio irritante dei telefonini, il pianto disperato di un neonato in carrozzina. A proposito: l’esercito americano ha appena messo a punto un arsenale di "proiettili sonori". Sono registrazioni di bambini che piangono, sparate a 140 decibel. Un suono a 45 decibel, per intendersi, impedisce il sonno. Il rumore del traffico, sentito da un passante sul marciapiede, raggiunge i 70 decibel. A quota 85 decibel, si verifica un danno all’udito. A 120 decibel si sente un dolore acuto alle orecchie. Possiamo immaginarci cosa succede a 140.
La cacofonia di suoni che ci circonda, avvertono studi scientifici a regolari intervalli, mette in pericolo la nostra salute: è causa di aggressività, ipertensione, stress, disturbi cardiaci. Ma non sembra essere questa l’unica conseguenza nefasta del "noise pollution", l’inquinamento sonoro, come lo chiamano gli esperti internazionali: se l’uomo moderno non ritrova al più presto un po’ di silenziosa quiete, rischierà di perdere, insieme all’udito, anche la consapevolezza di sé. In "Manifesto for silence" (Manifesto per il silenzio), un libro pubblicato in questi giorni in Gran Bretagna e anticipato ieri dal Financial Times, il professor Stuart Sim, docente di critica teorica alla University of Sunderland, sostiene infatti che il rumore è un elemento della guerra condotta dalle forze del progresso economico contro l’individuo. Religione, filosofia, arte, letteratura, musica, - secondo la sua tesi - dimostrano che il silenzio non contraddistingue l’assenza di qualcosa, bensì rappresenta un bene di importanza cruciale per la nostra civiltà: è il fiume in cui naviga il pensiero umano. Un fiume che ora rischia di prosciugarsi del tutto.

Cantieri che lavorano 24 ore su 24, come a Shanghai, a Mosca e a New York, sempre più automobili ed aerei, sempre più gente con sempre più telefonini accesi, creano un rumore di fondo - scrive l’autore - che demolisce gradualmente la capacità umana di ragionare, esprimersi, esistere: "Cogito, ergo sum", non si può pensare in un fracasso spaventoso. Ed ecco allora questo "manifesto per il silenzio", l’invito a insorgere in difesa della quiete, citando la tradizione religiosa di buddisti, quaccheri, monaci trappisti, per i quali il silenzio rappresenta la forma più assoluta di coscienza, ma citando pure la scrittrice americana Susan Sontag ("il silenzio è una forma di discorso") e il compositore John Cage ("non esiste silenzio che non sia carico di suono"). Naturalmente non bisogna esagerare col silenzio, anche perché può essere equivocato: non dire niente, talvolta, significa soltanto non avere niente da dire. "Ma non è forse vero che tutti i momenti più belli ci lasciano senza parole?", domandava uno che di silenzio se ne intende, il grande mimo francese Marcel Marceau.

Dunque cerchiamo di stare, almeno ogni tanto, col cellulare spento, lontani dal traffico e con la bocca chiusa. Magari riusciremo a sentire noi stessi, come l’astronauta di Odissea nello spazio, chiuso in una capsula sperduta nel buio cosmico, quasi assordato dal proprio respiro: l’unico rumore percepibile nell’universo, il misterioso soffio della vita.


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lunedì 10 settembre 2007
ore 17:21
(categoria: "Vita Quotidiana")



Università Bari, truffa nei test di ammissione
Da 8000 a 30.000 euro per un "aiuto esterno"

BARI - Ci sono sette indagati, dalla Procura della Repubblica di Bari, nell’ambito delle indagini (iniziate nel giugno del 2006) condotte dalla Guardia di finanza del capoluogo pugliese sui test di ingresso alle facoltà di Medicina e Odontoiatria delle Università di Bari, Chieti e Ancona. Nei giorni scorsi le Fiamme gialle hanno eseguito una serie di perquisizioni e sequestri presso gli atenei delle tre città e nei confronti degli indagati per i quali si ipotizzano i reati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla truffa ai danni dello Stato. Un’organizzazione collegata con personale interno, amministrativo e docente delle università coinvolte, che garantiva "aiuti esterni" agli studenti per superare il test. Una cinquantina gli studenti coinvolti che, nel corso delle prove del 4 e 5 settembre scorsi, avrebbero ricevuto "aiuti esterni".

Il prezzo dell’"assistenza". Agli studenti venivano chiesti fino a 8000 euro per frequentare un corso di preparazione con la garanzia di "assistenza" durante la prova, e fino a 30.000 euro se poi l’esame veniva superato.

Mussi, "Un altro caso" a Catanzaro. Il ministro dell’Università Fabio Mussi aveva segnalato un altro caso di "buste aperte prima di un concorso". Si tratta dell’università Magna Grecia di Catanzaro, in cui ci sarebbe stata una sottrazione di modelli dai plichi inviati all’ateneo per i test di ammissione a Medicina. Sulla vicenda indaga il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Salvatore Curcio. Proprio nell’ateneo ci sarebbero stati quattro casi di massimo dei voti sui sette registrati in tutta Italia: una percentuale che fa ipotizzare presunte irregolarità. L’inchiesta è stata avviata sulla base di un esposto presentato dal rettore Francesco Saverio Costanzo, e dal preside di Medicina, Giovanbattista De Sarro. Dagli accertamenti è emerso che il numero di modelli sarebbe inferiore a quello previsto e dichiarato nel verbale di consegna.

La dinamica. L’organizzazione aveva provveduto a iscrivere, per ogni studente, almeno un’altra o più persone incaricate di aiutare direttamente l’interessato o di comunicare all’esterno il contenuto del questionario. A comunicazione avvenuta, l’organizzazione, dislocata in due "sale operative", provvedeva all’invio delle risposte agli studenti con sms o telefonate.

Le "staffette". In alternativa, c’erano degli "accompagnatori" incaricati di portare all’esterno delle aule i questionari e di consegnarli a "staffette" munite di scooter che a loro volta avrebbero recapitato i documenti presso le "sale operative".

La composizione delle aule. Negli atenei coinvolti ci sarebbe stato anche un tentativo di concordare la composizione delle aule, al fine di agevolare gli studenti che dovevano assolutamente superare la prove. Nell’ateneo di Bari, tuttavia, il tentativo è fallito: alla vigilia del concorso il rettore ha ricollocato gli studenti secondo l’età anagrafica evitando così che persone non interessate alla prova, come genitori e accompagnatori, potessero interferire.

L’inchiesta. L’attività illecita è stata monitorata dalle Fiamme gialle baresi sia attraverso intercettazioni telefoniche (e degli sms) sia con pedinamenti, appostamenti, riprese video e foto.


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lunedì 10 settembre 2007
ore 11:33
(categoria: "Vita Quotidiana")



Nell’hotel dei Carmelitani: charme, prezzi bassi e niente Ici
di ALESSANDRA LONGO

ROMA - Sono le 23 e sto sorseggiando un whisky al bar della Domus Carmelitana, "casa per ferie" a 500 metri da San Pietro e 100 metri da Castel Sant’Angelo. I titolari sono i Fratelli Carmelitani. Hanno ridotto il loro spazio di meditazione e preghiera e, in occasione del Giubileo, hanno deciso di investire sull’impresa hotelière, forse anche incoraggiati dal regime fiscale accordato dallo Stato italiano agli enti religiosi. E’ nata così, "come segno di accoglienza per i pellegrini che giungono a Roma", la Domus Carmelitana Sant’Alberto Patriarca di Gerusalemme.

Bar aperto 24 ore su 24, sugli scaffali quel che ci si aspetta da un simil quattro stelle: vodka, gin, cognac, il mio whisky, anche champagne per chi vuole. Loro, i Carmelitani, in comunione con la Chiesa da circa otto secoli, sono giustamente fieri di questo discreto rifugio per credenti. 68 camere, (alcune con vista su Castel Sant’Angelo) tutte dotate di servizi privati, telefono, tivù satellitare, aria condizionata, asciugacapelli e frigobar.

Ho avuto fortuna a trovare un posto perché l’albergo è pieno. Non di fedeli conclamati, rosario tra le dita, libro delle preghiere a portata di mano - questo fa parte di un immaginario un po’ banale - ma di turisti innamorati della città d’arte come, ufficialmente, sono io. Coppie di inglesi, americani, canadesi.

Alla reception, un via vai continuo. Dietro il banco, personale gentilissimo che offre ai neofiti mappe stradali, suggerisce la vicina via Cola di Rienzo per lo shopping, consiglia i migliori ristoranti della zona (quello interno, specializzato in "gastronomia locale", apre solo per gruppi organizzati), chiede, a voce bassa, ai proprietari di "spostare la Mercedes" messa male al parcheggio.

Dove sta la differenza con un albergo "laico"? Se si dovesse giudicare dall’accoglienza, dal bar ben fornito, dall’"ambiente sobrio ed elegante", come si legge nel depliant, i bei tappeti all’ingresso, le piante, curate, nei cachepot di ottone, davvero non c’è, la differenza. Ma questa è pur sempre un’attività "non esclusivamente commerciale", gestita da un ente religioso e perciò esentata, per legge, dall’Ici. Qui si può alternare il profano al sacro, calarsi in una dimensione mistica.

A pochi metri dalla sala, dove la mattina viene offerto il ricco buffet della colazione (latte, caffè, tè, croissant caldi, cornflakes, muesli, frutta fresca, formaggi e salumi), si apre un piccolo spazio dedicato "al dialogo interreligioso". Luci basse, cinque poltroncine per parete, un tavolo-altare con il candelabro ebraico e la Torah da una parte e il Corano, aperto sulla "Sura della mattina avanzata", dall’altra.

I Carmelitani sono nati in Palestina, sul Monte Carmelo, e vogliono che questo efficientissimo resort faccia da "luogo di incontro tra Oriente e Occidente, tra ebrei, cristiani e musulmani, promuovendo il dialogo tra i popoli e la pace". Nella hall lunga e stretta c’è, su un leggio, la Bibbia. Dai Salmi, capitolo 77: "Le nubi versarono diluvi d’acqua, i cieli tuonarono e le tue saette guizzarono".

Capita di esserci in un momento tranquillo. Nessuno si ferma a pregare, né con la luce del pomeriggio, né con il buio della notte. Forse lo fanno nelle loro stanze, forse i turisti di questo fresco giorno di settembre privilegiano la città, San Pietro, le mostre. Di sicuro i quattro clienti che, alle venti, sostavano all’ingresso, in attesa di andare a cena, non sembravano intimoriti né dal mosaico con l’effigie di Sant’Alberto, né dalle stampe con i volti di uomini di Chiesa come Carolus Cornaccioli, Antonius Gallus, Jacopus Cavina, Gaspar Pizzolanti, tanto per citarne alcuni.

Atmosfera rilassata, scherzosa: "Ehi, hai visto che ti sta spuntando l’aureola?". E ancora: "La volete vedere la mia cella al terzo piano?". In realtà, quelle della Domus non sono affatto celle ma stanze con arredo minimalista e funzionale. Una doppia uso singola costa 107 euro a notte, colazione compresa. Siamo in una posizione strategica, "centrale e prestigiosa", recita il depliant. Dal bellissimo roof garden, al quarto piano, si vede il Cupolone. Gli altri alberghi della zona, intorno a piazza Adriana, sono più cari. La stessa camera in un tre stelle (laico) di via Cicerone, arriva a 140 euro. In un quattro stelle, 210 euro. Poco più in là, in via Dionigi, un albergo senza vista offre la doppia uso singola, a 170 euro. I Fratelli Carmelitani si rivelano dunque altamente competitivi.

Dalla Domus si entra e si esce quando si vuole, non è un convento. Si prega se si vuol pregare e sennò si guardano, in camera, i programmi tv. L’altra sera c’era il canale KTO che dava i Vespri da Notre Dame e una rete privata che sponsorizzava il Vibropower per rinforzare i glutei. Sacro e profano. Chi vuol far pulire a secco l’abito da sera spende 25 euro, chi vuol comprare una croce del Giubileo la trova, per 19 euro, in una teca allestita a fianco del bar.

"Carissimi amici - si legge nella nota di benvenuto che ogni cliente trova nella sua stanza - questa casa, pur offrendo tutti i servizi alberghieri di un normale hotel desidera conservare il clima di una casa religiosa che accoglie chiunque bussa alla sua porta, senza distinzione di razza, nazione, religione, cultura". Contattare la Domus è facilissimo, si può fare anche per internet. Come in tutti gli hotel, il numero della carta di credito garantisce la prenotazione.


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lunedì 10 settembre 2007
ore 10:10
(categoria: "Vita Quotidiana")



Israele sotto shock, scoperti neonazisti
"Aggredivano ortodossi, gay e punk"

TEL AVIV - Israele sotto shock: arrestati dieci giovani di una cellula neo-nazista. L’inchiesta è durata un anno. I giovani, tutti immigrati negli ultimi anni dalla Russia, sono accusati di aver attaccato decine di persone e compiuto atti di vandalismo, fra cui la dissacrazione di una sinagoga.

Ora torna in discussione la cosiddetta Legge del Ritorno che permette anche a pronipoti di un ebreo di stabilirsi nel paese e ottenere la cittadinanza israeliana. I giovani vivevano tutti nella città di Petah Tikva, a est di Tel Aviv.

Durante la seduta di oggi dell’esecutivo israeliano, il ministro dell’industria e commercio Eli Ishai ha chiesto l’immediata revoca della cittadinanza e l’espulsione dal paese dei presunti criminali. Dal 1989 a oggi, grazie alla Legge del Ritorno, in Israele sono arrivate oltre un milione di persone dall’ex Unione Sovietica.

I giovani, tutti con un’età tra 16 e 21 anni, sono accusati di avere aggredito gay, lavoratori stranieri, ebrei ultraortodossi e ragazzi punk. Gli appartenenti al gruppo hanno anche incendiato alcune sinagoghe e sono stati autori di scritte filonaziste sui muri. A guidare la cellula sarebbe un giovane di 19 anni, Eli Boanitov.

La polizia ha sequestrato al gruppo anche un fucile delle forze armate israeliane, alcuni chilogrammi di esplosivo, dei filmati delle aggressioni e materiale di carattere neonazista.


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venerdì 7 settembre 2007
ore 16:24
(categoria: "Vita Quotidiana")





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venerdì 7 settembre 2007
ore 15:30
(categoria: "Vita Quotidiana")



Pavarotti, il "testamento"

«Spero di essere ricordato come cantante d’opera, ovvero come rappresentante di una forma d’arte che ha trovato la sua massima espressione nel mio Paese, e spero inoltre che l’amore per l’opera rimanga sempre di importanza centrale nella mia vita».

Così Luciano Pavarotti in una sorta di testamento artistico pubblicata parecchi mesi fa sul suo sito internet, all’epoca del "Farewell tour" poi interrotto per i problemi di salute, e tuttora presente sul web.

«Fortunatamente la vita ci presenta momenti assai diversi - scriveva il Maestro - E come tanti miei predecessori, compreso il grande Caruso, amo la diversità musicale dei brani scritti per voce di tenore. La letteratura per tenore è la più variegata di tutte. In qualsiasi lingua, e in confronto ad altri generi, contiene la gamma di emozioni più ampia».


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giovedì 6 settembre 2007
ore 14:38
(categoria: "Vita Quotidiana")





Recondita armonia
di bellezze diverse!...
È bruna Floria,
l’ardente amante mia...

(Sagrestano : Scherza coi fanti e lascia stare i santi!)

E te, beltade ignota,
cinta di chiome bionde!
Tu azzurro hai l’occhio,
Tosca ha l’occhio nero!

(Sagrestano : Scherza coi fanti e lascia stare i santi!)

L’arte nel suo mistero
le diverse bellezze insiem confonde;
ma nel ritrar costei
il mio solo pensiero, Tosca, sei tu!



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giovedì 6 settembre 2007
ore 10:54
(categoria: "Vita Quotidiana")





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giovedì 6 settembre 2007
ore 10:30
(categoria: "Vita Quotidiana")





Che gelida manina!
Se la lasci riscaldar.
Cercar che giova? Al buio non si trova.
Ma per fortuna è una notte di luna,
e qui la luna l’abbiamo vicina.
Aspetti, signorina,
le dirò con due parole
chi son, che faccio e come vivo. Vuole?


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