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Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto son dileguati.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!

Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Via piaccia dir?



Scrivo un diario inutile.
senza note, senza parole, senza frasi.
Solo pagine vuote, bianche.
Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano.
(Alessandro Sebastiano Morandi) ”

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mercoledì 5 settembre 2007
ore 15:33
(categoria: "Vita Quotidiana")



I segreti delle reliquie di San Francesco: "Il saio di Santa Croce è un falso"

FIRENZE - Quello tra fede e ragione è un conflitto di vecchia data, e stavolta è la scienza a stabilire la verità su due preziose reliquie della tradizione cattolica: le tonache del santo dei santi, San Francesco. La verità scientifica è questa: il saio custodito nella chiesa di Santa Croce, a Firenze, non può essere il suo perché incompatibile col periodo in cui il santo è vissuto, essendo successivo alla sua morte. Altre due reliquie - la tonaca e il cuscino conservati nella chiesa di San Francesco, a Cortona - possono invece appartenere al patrono d’Italia.

La scoperta è il risultato di uno studio realizzato dal laboratorio di tecniche nucleari per i beni culturali (Labec) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Gli scienziati hanno utilizzato una metodologia particolare, la spettrometria di massa con acceleratore (Ams), che ha il grande vantaggio di consentire l’analisi di oggetti estremamente piccoli. La ricerca è stata presentata oggi a Firenze nel corso della "Conferenza internazionale sulle applicazioni degli acceleratori di particelle" (ECAART) e sarà pubblicata nel volume "L’eredità del Padre: le reliquie di San Francesco a Cortona".

Il sistema utilizzato, quello del radiocarbonio, è semplice. Gli scienziati hanno prelevato piccolissimi campioni delle tonache conservate a Santa Croce e a Cortona. Si è scelto di analizzare più pezzettini, di dimensione inferiore a un centimetro quadrato e con un peso di circa 10 milligrammi ciascuno, proprio per evitare dubbi e ambiguità (dovuti ad esempio alla presenza di rattoppi successivi) e dunque aumentare la validità dello studio. Ogni campione è stato poi bruciato per estrarne il solo carbonio. Tra i vari tipi di carbonio, è l’isotopo 14 che consente di datare l’età del reperto. Nel caso della tonaca di Santa Croce, le analisi hanno individuato, come intervallo a cui è possibile farla risalire, un periodo compreso tra la fine del 1200 e quella del 1300. Il tessuto è dunque posteriore di almeno 80 anni alla morte di San Francesco, avvenuta nel 1226. Al contrario, la datazione di tutti i frammenti prelevati dal saio della chiesa di Cortona è compatibile col periodo storico in cui è vissuto il patrono d’Italia. Il risultato medio, infatti, fornisce un intervallo fra il 1155 e il 1225. Un esito identico ha avuto l’analisi di un cuscino appartenente allo stesso reliquiario.

Insomma, d’ora in poi chi andrà a Cortona saprà di trovarsi di fronte al Francesco autentico, mentre chi entra a Santa Croce penserà di trovarsi di fronte a un gigantesco falso. Questa la verità scientifica, ma è probabile che i fedeli continueranno a pensarla diversamente.


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mercoledì 5 settembre 2007
ore 12:17
(categoria: "Vita Quotidiana")



Vaticano, un bosco anti-inquinamento: quindici ettari per compensare le emissioni
di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - Ha percorso la via del cuore e delle donazioni più che quella della tecnologia, ma alla fine ha raggiunto l’obiettivo. Il Vaticano chiuderà i conti ecologici del 2007 in pareggio per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica legate alle sue principali attività. E conquisterà così lo scettro di primo Stato a impatto serra zero, un primato in linea con i richiami sempre più pressanti del papa a un maggiore rispetto degli equilibri ambientali.

Il progetto, partito questa estate, è stato definito nei giorni scorsi. Due aziende, la statunitense Planktos Inc. e l’ungherese Klimafa, hanno deciso di regalare alla Santa Sede un bosco per espiare le emissioni di anidride carbonica prodotte dal più piccolo Stato del mondo (44 ettari con 780 abitanti, di cui solo un terzo residenti). In Ungheria verrà piantata una foresta che sarà calibrata in modo da assorbire, nel corso della sua crescita secolare, i gas serra emessi dal Vaticano nel 2007. Dopo aver fatto i conti, le due aziende, specializzate nella costruzione di case ecologiche e nel meccanismo di compravendita dei crediti ambientali creato dal protocollo di Kyoto, hanno stabilito le dimensioni del bosco che cancellerà i peccati serra della Santa Sede: 15 ettari.

"Il Vaticano vuole fare la sua piccola parte per eliminare le emissioni di anidride carbonica", ha commentato Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio della cultura. "Quando l’uomo si dimentica di essere il servitore della Terra e ne diviene il padrone, la Terra stessa sembra ribellarsi contro l’uomo e invece di un luogo di accoglienza diviene un deserto che minaccia la sopravvivenza della creazione".

La mossa del Vaticano, che fa seguito alla decisione di coprire di pannelli solari l’Aula Nervi dove vengono tenute le udienze generali del papa, rappresenta un contributo modesto dal punto di vista dei gas serra evitati ma carico di un forte valore simbolico, e appare destinata a rilanciare un fenomeno che sta assumendo le caratteristiche di una moda ecologica. A Londra si moltiplicano i taxi carbon free. La Provincia di Siena ha presentato un progetto per diventare il primo ente pubblico a emissioni zero. Il mondo dello spettacolo è mobilitato e molti tour, da quelli di Vasco Rossi a quelli di Gianna Nannini, sono climaticamente innocenti. Proprio ieri Eco-Way, una società di consulenza nel settore del climate change, ha comunicato di aver compensato le emissioni dei due concerti dell’Mtv Day 2997 in programma il 15 settembre a Roma: ha calcolato il consumo di elettricità, la carta utilizzata, i trasporti, i rifiuti prodotti e, per bilanciare le 13 tonnellate di anidride carbonica emesse, pianterà 1.500 alberi in due ettari di terra, in provincia di Pavia.

"I 15 ettari della Vatican Climate Forest assorbiranno, nell’arco di cento anni, 7.500 tonnellate di anidride carbonica", calcola Mario Gamberale, amministratore delegato di AzzeroCo2, la società nata da Legambiente e dal Kyoto Club per le valutazioni sulla compensazione delle emissioni serra. "La cattura del carbonio in nuovi boschi va considerata una soluzione ponte, una parte di un pacchetto di misure che ha al suo centro l’aumento dell’efficienza energetica, le fonti rinnovabili e il risparmio di materie prime. Le foreste infatti intrappolano il carbonio solo temporaneamente e sono adatte a piccoli quantitativi. Ad esempio volendo compensare solo con gli alberi i 470 milioni di tonnellate di anidride carbonica emessi in Italia si dovrebbe piantare ogni anno quasi un milione di ettari di bosco, una superficie equivalente a quella delle Marche".


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martedì 4 settembre 2007
ore 15:20
(categoria: "Vita Quotidiana")



Lauree facili, la Procura apre un’inchiesta
"Offrono più crediti di quelli consentiti"

ROMA - La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta sulle lauree facili. Alcuni atenei privati concederebbero un numero più alto di crediti per attività extrauniversitarie. Per il momento non è stata fatta alcuna ipotesi di reato, ma potrebbe configursi l’abuso d’ufficio.

Il sasso contro le lauree facili l’aveva lanciato il ministro dell’Università quattro giorni fa dalle telecamere del Tg1: "Se c’è qualche ateneo che concede agli studenti più dei 60 crediti autorizzati per legge - disse Fabio Mussi - quell’ateneo infrange la legge".

Nel servizio mandato in onda giovedì scorso, un’inviata del telegionale si è finta studentessa e in due università non statali ha registrato il presunto abuso. "Nel servizio - commentò il ministro dell’Università - sembra che alcuni atenei continuano a concedere un numero di crediti più alto di quello sabilito dalla legge. E’ del tutto evidente come i limiti sono stati imposti per salvaguardare la serietà degli studi universitari e il valore della laurea nonchè, non da ultimo, stabilire condizioni di eguaglianza con quegli studenti che ,con sacrifico, affrontano il cursus degli studi universitari".

I crediti riconoscibili a fronte di esperienze professionali era stato fissato da una legge, ritoccata sei anni, a quota 180. Le università hanno siglato accordi con decine di ordini professionali al fine di permettere agli studenti il riconoscimento di nuovi crediti. Agenti delle forze dell’ordine, ragionieri, consulenti del lavoro, anche giornalisti: molti si sono convezionati pur di aumentare il numero degli iscritti. Recentemente però l’esecutivo ha mutato indirizzo e per arginare il fenomeno del "dottore a tempo di record", il ministero ha ridotto il numero dei crediti esigibili da 180 a 60.


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lunedì 3 settembre 2007
ore 11:54
(categoria: "Vita Quotidiana")



Rapporto Greenpeace, nel 2030 energia solare per mezzo mondo
di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA - Cresce da dieci anni a un tasso tre volte superiore rispetto all’incontenibile boom cinese. Catturerà 14 miliardi di euro di investimenti entro il 2010. Arriverà a 300 miliardi di fatturato e a 6,5 milioni di posti di lavoro entro il 2030. È questa la fotografia del fotovoltaico scattata dal Solar Generation 2007, il rapporto di Greenpeace e dell’Epia (l’associazione dell’industria fotovoltaica europea) che verrà presentato domani alla Fiera di Milano.
Partito con tutta calma, come applicazione di lusso per le prime imprese spaziali, il fotovoltaico è sceso nell’arena industriale solo negli anni Novanta, quando le preoccupazioni per il cambiamento climatico hanno cominciato ad assumere concretezza drammatica. Secondo previsioni condivise da importanti compagnie petrolifere, arriverà all’appuntamento con il dimezzamento delle emissioni serra fissato per il 2050 presentandosi come uno dei protagonisti della riconversione energetica: da oggi al 2030, grazie alla trasformazione diretta dell’energia solare in elettricità, si eviterà di sparare in cielo 6,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, quello che emette la Cina in un anno.

Il timone di quest’industria nascente resterà nelle mani dei paesi di vecchia e nuova industrializzazione, ma una quota importante di clienti del fotovoltaico sarà localizzata nei paesi più poveri. Nello scenario al 2030, 2,9 miliardi di persone nei paesi in via di sviluppo useranno l’energia solare, saltando così l’ostacolo prodotto dalla mancanza di una rete elettrica capillare.

"Purtroppo l’Italia ha pensato bene di uscire da questo mercato proprio nel momento in cui stava decollando", ricorda Giuseppe Onufrio, responsabile delle campagne di Greenpeace. "Nel 1996 eravamo al quarto posto mondiale. Quando è stata inaugurata la centrale di Serre Persano, all’epoca la più grande del mondo, il 70 per cento dei pannelli erano tecnologia italiana e il restante 30 per cento rappresentava un campionario della concorrenza che doveva servire a progredire ancora. Invece è arrivato improvviso l’alt: abbiamo smantellato l’industria fotovoltaica e quella eolica proprio quando partiva il business".

Con gli incentivi per il fotovoltaico e il solare obbligatorio nelle nuove case, nei mesi scorsi il vento è cambiato e l’Italia prova a tornare in pista come attore industriale sulla scena delle fonti rinnovabili. Recuperare il distacco rispetto alla volata giapponese, tedesca, californiana, non sarà facile, ma il boom del mercato sta creando spazi sempre più ampi.

Nel 2006 la potenza fotovoltaica installata nel mondo ha raggiunto i 6.500 megawatt, ancora una goccia nel mare del fabbisogno elettrico, ma comunque oltre cinque volte più dei 1.200 megawatt installati nel 2000. Nel 2030 questo incremento progressivo farà sì che il 9,4 per cento della richiesta elettrica globale sia soddisfatta grazie ai pannelli fotovoltaici.

I prezzi infatti scendono rapidamente: tra il 2005 e il 2007 i costi dell’elettricità nell’Europa dei 27 sono aumentati del 16 per cento mentre i prezzi del fotovoltaico continuavano la corsa verso il dimezzamento previsto per il 2020. E la crescente incertezza dello scenario energetico incoraggia l’uso di una tecnologia che diminuisce la dipendenza dall’estero, è estremamente flessibile, ha bisogno di scarsa manutenzione ed evita le incognite legate alla costruzione dei grandi impianti.


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giovedì 30 agosto 2007
ore 13:39
(categoria: "Vita Quotidiana")



Trucchi di testo. «La nuova edizione è solo un lavoro di editing: prendi un libro e inverti l’ordine dei capitoli. In certe materie è semplicissimo. Nella matematica ad esempio. Basta frazionare e alternare i capitoli. Lo studente rimane un po’ disorientato, ma alla fine si abitua. E intanto l’editore ha venduto un nuovo testo scolastico».
Intervista a un autore di manuali di geografia per le Superiori che ha chiesto di rimanere anonimo,
la Stampa 29 agosto


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giovedì 30 agosto 2007
ore 10:53
(categoria: "Vita Quotidiana")







Insulti al Cristianesimo o creazioni artistiche che invitano a riflettere sulla realtà? E’ polemica in Australia per due opere presentate al Premio Blake per l’arte religiosa. Luke Sullivan ha partecipato con una statua della Vergine che indossa un burqa, mentre Priscilla Bracks ha proposto un quadro che, a seconda della posizione dell’osservatore, mostra il volto di Gesù o quello di Osama Bin Laden. Nel dibattito, che sta coinvolgendo molti religiosi e politici, è intervenuto persino il primo ministro John Howard, secondo il quale la scelta di queste opere è "gratuitamente offensiva per le credenze religiose di numerosi australiani". (Foto Ivan Buljan - Sydney Morning Herald)


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giovedì 30 agosto 2007
ore 10:23
(categoria: "Vita Quotidiana")



Il mondo rischia di finire il cibo
Troppi campi dedicati al biofuel
di ENRICO FRANCESCHINI

LONDRA - Da anni viviamo con l’incubo del riscaldamento globale. Ma un’altra minaccia, ancora più immediata, potrebbe essere la fame globale: sempre meno prodotti alimentari disponibili, sempre più cari, contesi da una popolazione terrestre sempre più grande, in un periodo già reso critico da risorse idriche sempre più scarse e da un clima sempre più imprevedibile. "La fine del cibo", riassume il titolo del Guardian di Londra, puntando il dito contro un fenomeno che sta accelerando il deficit alimentare: sempre più terre, in America e in Occidente ma anche nel resto del pianeta, finora utilizzate per coltivare prodotti agricoli, adesso vengono adibite alla coltivazione di biocarburi, come l’etanolo e altri carburanti "puliti", sia per ridurre l’inquinamento atmosferico, sia per ridurre la dipendenza dall’energia petrolifera di un esplosivo e instabile Medio Oriente. E’ questo, sostengono gli esperti, il fattore scatenante dell’aumento dei prezzi del cibo. Aggiungendovi il declino delle acque, i disastri naturali e la crescita della popolazione, ammonisce il quotidiano londinese, si arriva a "una ricetta per il disastro".

Lester Brown, presidente della think-tank Worldwatch Institute e autore del best-seller "Chi sfamerà la Cina?", presenta così la questione: "Siamo di fronte a un’epica competizione per le granaglie tra gli 800 milioni di automobilisti del pianeta e i due miliardi di poveri della terra". Come in quasi tutte le sfide tra ricchi e poveri, non è difficile immaginare chi la stia vincendo.

Esortati dal presidente Bush a produrre entro dieci anni un quarto dei carburanti non fossili di cui necessitano gli Stati Uniti, migliaia di agricoltori americani stanno trasformando il "granaio d’America" in una immensa tanica di biocarburi. L’anno scorso già il 20 per cento del raccolto di granoturco Usa è stato usato per la produzione di etanolo, i cui stabilimenti raddoppiano di anno in anno. Una politica analoga è in corso un po’ ovunque, dall’Europa all’India, dal Sud Africa al Brasile. Diminuendo la terra destinata alla coltivazione di grano, il prezzo del frumento è aumentato del 100 per cento dal 2006, e ciò sta portando ad aumenti da record dei prezzi dei generi di prima necessità: pane, pollo, uova, latte, carne.

Ad accrescere le preoccupazioni del dottor Brown c’è il boom demografico ed economico di Cina e India, i due giganti in cui vive il 40 per cento della popolazione mondiale: anche perché cinesi ed indiani stanno abbandonando la loro tradizionale dieta ricca di verdure a favore di un’alimentazione più "americana", che contiene più carne e latticini. Non tutti condividono gli scenari catastrofici. "Il Brasile ha 3 milioni di chilometri quadrati di terra arabile, di cui solo un quinto è attualmente coltivato e di cui solo il 4 per cento produce etanolo", dice il presidente brasiliano Lula. Ma le Nazioni Unite calcolano che la richiesta di biocarburi aumenterà del 170 per cento solo nei prossimi tre anni. Ci sarà abbastanza cibo per tutti? O presto verrà il giorno in cui dovremo scegliere tra una pagnotta e un pieno di biocarburi per la nostra auto?


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mercoledì 29 agosto 2007
ore 15:32
(categoria: "Vita Quotidiana")



La Cassazione: il mobbing non è reato
Possibile solo il risarcimento

ROMA - Il mobbing non è un reato previsto dal nostro codice penale. Dunque chi malauguratamente incappa in vessazioni sul luogo di lavoro, può soltanto intraprendere una causa civile e chiedere il risarcimento del danno.

E’ quanto spiega la Cassazione (quinta sezione penale, sentenza n.33624) confermando la decisione del gup di Santa Maria Capua Vetere che aveva pronunciato il non luogo a procedere dei confronti di un preside.

Il dirigente scolastico era stato accusato da una docente di "lesioni personali volontarie gravi in ragione dell’indebolimento permanente dell’organo della funzione psichica", in sostanza mobbing.
Il giudice, però, aveva ritenuto "insostenibile" la tesi, espressa dall’accusa e dal consulente tecnico, rilevando che non era possibile individuare un atto a cui fossero riconducibili le cause della malattia della docente.

Contro tale sentenza, il pm e la parte offesa si erano rivolti alla Suprema Corte,la quale però ha rigettato i ricorsi. "Con la nozione di mobbing - spiegano i giudici della Cassazione - si individua la fattispecie relativa ad una condotta che si protragga nel tempo con le caratteristiche della persecuzione finalizzata all’emarginazione del lavoratore, onde considerare una vera e propria condotta persecutoria posta in essere dal preposto sul luogo di lavoro".

Difficile, però, inquadrare la fattispecie "in una precisa figura incriminatrice, mancando in seno al codice penale questa tipicizzazione". La figura di reato più vicina ai connotati caratterizzanti il mobbing, si spiega nella sentenza, "è quella descritta dall’articolo 572 c.p.
(maltrattamenti), commessa da persona dotata di autorità per l’esercizio di una professione".

Nel caso in questione, la Suprema Corte, ha dunque ritenuto corretta ed esaustiva la motivazione addotta dal gup, poichè "non è dato vedere - sottolineano i giudici - quale azione possa ritenersi illecita e causativa della malattia della docente".


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mercoledì 29 agosto 2007
ore 14:50
(categoria: "Vita Quotidiana")





UN ALTRO MITO CHE RISORGE? Dopo aver fatto rinascere la 500, la Fiat potrebbe rifare la Topolino (nella foto un modello del 1938), un’altra "micromacchina" che risponda alle esigenze di mobilità di base nelle città. Lo afferma il numero di settembre di Quattroruote, per il quale la nuova citycar potrebbe ospitare fino a quattro persone in meno di tre metri. Il mensile aggiunge che il progetto della piccola Fiat si preannuncia rivoluzionario, con trazione e motore posteriori rispetto alla tecnica impiegata comunemente di trazione e motore anteriori. Il propulsore dietro, aggiunge il giornale, è un vantaggio per la sicurezza poiché si elimina il rischio di intrusione nell’abitacolo in caso di incidente e perchè si tutela maggiormente l’incolumità dei pedoni. La Topolino, il cui vero nome commerciale è tutto da decidere, precisa Quattroruote, sarà un inedito bicilindrico a benzina di 900 cm3 turbo capace di sviluppare tra 90 e 110 cv. Sarà innovativo anche lo schermo interno con i due posti supplementari posteriori rialzati, sopra il motore, per guadagnare spazio longitudinalmente. La citycar dovrebbe essere pronta per affrontare l’esame del mercato prima del 2009, conclude il mensile, sempre che la Fiat dia il via libera definitivo al progetto sviluppato in tutta segretezza a Torino.


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mercoledì 29 agosto 2007
ore 10:42
(categoria: "Vita Quotidiana")



Cina, la rivolta degli intellettuali
L’appello: "Vogliamo democrazia"
di FEDERICO RAMPINI

PECHINO - La Cina democratica esiste e non ha paura di sfidare il regime autoritario. Ieri il movimento per i diritti civili è uscito allo scoperto con un’iniziativa clamorosa, lanciata non appena il partito comunista ha convocato il suo prossimo congresso nazionale. Subito dopo che l’agenzia stampa Nuova Cina ha divulgato la data del congresso (15 ottobre), più di mille personalità hanno reso nota una lettera aperta al presidente della Repubblica e segretario generale del partito, Hu Jintao. I firmatari chiedono la liberazione immediata dei prigionieri politici e la libertà di stampa, come condizione per "creare una nuova immagine del paese".

"Secondo la Costituzione della Repubblica popolare - si legge nell’appello pubblico - il partito comunista si è impegnato solennemente a governare il paese come uno Stato di diritto, rispettando i diritti umani. In realtà la polizia e la magistratura sotto il comando del partito hanno continuato ad arrestare e condannare scrittori, giornalisti, avvocati e militanti democratici negli ultimi tre anni, per reati d’opinione, di parola, e per l’espressione di idee politiche".

La lettera aperta naturalmente è stata censurata da tutti i mezzi d’informazione e la massa dei cittadini cinesi non ne verrà mai a conoscenza. Tuttavia l’ampiezza del numero dei firmatari è significativa. Era dai tempi del movimento di Piazza Tienanmen (primavera 1989) che non si manifestava un fronte così ampio per chiedere al regime le riforme politiche e le libertà individuali.

La coraggiosa iniziativa ha coinciso ieri con l’ultimo giorno della visita a Pechino del cancelliere tedesco, Angela Merkel. A differenza del suo predecessore Gerard Schroeder che coi cinesi parlava solo di affari, la Merkel ha dato alla sua visita una forte impronta di impegno sui diritti umani. Ha incontrato un gruppo di giornalisti dissidenti, tra cui il celebre Li Datong, che fu licenziato dalla direzione del Quotidiano della Gioventù per non essere abbastanza "in linea" con Hu Jintao.

In un discorso pubblico prima di partire la Merkel ha dichiarato che "in preparazione delle Olimpiadi di Pechino del 2008 il mondo guarda alla Cina con un’attenzione senza precedenti. Resta da verificare come la Cina si presenterà a quell’appuntamento, sul terreno della libertà di espressione e della libertà di stampa. I diritti umani sono cruciali per la percezione della Cina in Germania".

Gli oltre mille firmatari dell’appello a Hu Jintao hanno voluto sfruttare la "finestra di opportunità" dei Giochi. Con l’avvicinarsi delle Olimpiadi, che il regime ha inteso sfruttare per consacrare definitivamente la sua rispettabilità internazionale, i dissidenti sperano di ottenere più attenzione nel resto del mondo. I promotori della lettera aperta si augurano che al prossimo congresso possa emergere un’ala riformista del partito, quella componente democratica che prima del massacro di Piazza Tienanmen aveva autorevoli esponenti anche al vertice della nomenklatura.

Il 17esimo congresso sarà un evento cruciale per gli equilibri di potere interni al regime. Hu Jintao, insieme con il fedele premier Wen Jiabao, si è preparato con cura negli ultimi anni. Da una parte Hu ha consolidato l’influenza di una nuova generazione di cinquantenni nei ruoli chiave della nazione. Questa leva di dirigenti ha quasi sempre una formazione tecnocratica, talvolta cosmopolita. Non solo Hu e Wen sono ingegneri, ma nell’ultimo rimpasto di governo hanno cooptato un ministro degli Esteri che ha studiato alla London School of Economics, e un ministro della ricerca scientifica laureato in Germania e con una lunga carriera nel management tedesco della Audi.

Un’altra caratteristica che unisce molti dirigenti della nuova generazione è la provenienza dalle file della Gioventù comunista di cui Hu Jintao fu a lungo il segretario generale. D’altra parte il numero uno del regime non ha esitato a usare metodi molto antichi per rafforzarsi, come le inchieste giudiziarie sulla corruzione, che hanno sistematicamente epurato esponenti del vecchio clan legato al precedente presidente Jiang Zemin, come il sindaco di Shanghai arrestato l’anno scorso.

L’ideologia di questo gruppo dirigente è stata enunciata con chiarezza da Hu Jintao negli ultimi tre anni. Sul fronte politico, nessuna concessione alle "concezioni occidentali della democrazia". Sul fronte economico Pechino punta a una moderata svolta in senso "socialdemocratico", riequilibrando la crescita in favore dei ceti più poveri e delle campagne, e riducendo i costi ambientali dello sviluppo. Ma finora queste ambizioni sono irrealizzate.

Una delle ragioni è proprio il rifiuto di affrontare la questione della democrazia. Senza i contrappesi di uno Stato di diritto la corruzione dilaga e i clan di potere locali disattendono le direttive del governo. Sul fronte dell’informazione l’approssimarsi del Congresso e delle Olimpiadi ha segnato addirittura una stretta del controllo autoritario. Sono state inasprite le leggi sulla censura di Internet e proprio da ieri è entrata in funzione una nuova cyber-polizia: immagini animate di poliziotti in divisa appaiono all’improvviso sugli schermi dei computer, per ammonire gli utenti a non visitare siti proibiti.


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