|



NICK:
ecce_
SESSO:
m
ETA': 33
CITTA': padova
COSA COMBINO:
STATUS: single
[ SONO OFFLINE ]
[PROFILONE
COMPLETO]
[
SCRIVIMI
]

STO LEGGENDO
HO VISTO

STO ASCOLTANDO
ABBIGLIAMENTO
del GIORNO
ORA VORREI TANTO...
IN QS PERIODO STO STUDIANDO...
OGGI IL MIO UMORE E'...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...

PARANOIE
Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE
Nessuna scelta effettuata
|

Chi son? Sono un poeta. Che cosa faccio? Scrivo. E come vivo? Vivo. In povertà mia lieta scialo da gran signore rime ed inni d’amore. Per sogni, per chimere e per castelli in aria l’anima ho milionaria. Talor dal mio forziere ruban tutti i gioielli due ladri: gli occhi belli. V’entrar con voi pur ora ed i miei sogni usati e i bei sogni miei tosto son dileguati. Ma il furto non m’accora, poiché vi ha preso stanza la dolce speranza!
Or che mi conoscete, parlate voi. Chi siete? Via piaccia dir?

Scrivo un diario inutile. senza note, senza parole, senza frasi. Solo pagine vuote, bianche. Riempite dalla fluttuazione del nulla quotidiano. (Alessandro Sebastiano Morandi)
|
(questo BLOG è stato visitato 27387 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ospite,
ULTIMI
10 messaggi
(per leggere i precedenti naviga attraverso
il calendarietto qui a destra:
i giorni linkati sono quelli che contengono interventi )
|
venerdì 9 marzo 2007
ore 11:35 (categoria:
"Vita Quotidiana")
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
venerdì 9 marzo 2007
ore 10:15 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Lavoro, corsa a ostacoli per le laureate: meno occupate, meno pagate e più precarie
ROMA- Le donne, anche se laureate, continuano ad avere grosse difficoltà con il mondo del lavoro. Secondo il IX rapporto di AlmaLaurea sulle condizioni occupazionali dei laureati italiani, le laureate sono molto penalizzate rispetto ai colleghi maschi. Sono infatti meno occupate, più precarie e meno pagate degli uomini.
A un anno dalla laurea. Lo studio è stato condotto su 89.000 laureati di 40 università italiane, tra cui 53.287 donne. A un anno dalla laurea, le differenze fra uomini e donne in termini occupazionali sono di ben 8 punti percentuali. Uno scarto significativo che corrisponde a 49 donne che lavorano su cento, rispetto a 57 uomini. E il divario è cresciuto negli ultimi anni. Fra i laureati del 99 il differenziale era pari a 3 punti percentuali, fra quelli del 2000 pari a 5 punti. "Ciò conferma che nelle fasi di espansione delloccupazione le differenze di genere tendono a ridursi, mentre laffacciarsi di difficoltà occupazionali si trasferisce, prima di tutto, sulla componente femminile" commenta Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea.
Cinque anni dopo la laurea. A cinque anni dal conseguimento dello stesso titolo accademico lo svantaggio femminile rimane tale, anzi: si acuisce leggermente. Analizzando la generazione dei laureati del 2001 la distanza tra uomo e donna sfiora i 9 punti percentuali. Dunque lavorano 90 uomini contro 81 donne.
Modalità e tempi di ingresso. E anche lanalisi dei meccanismi daccesso al mondo del lavoro evidenzia delle differenze. Gli uomini più delle donne, infatti, trovano un impiego grazie alla chiamata diretta del datore di lavoro e agli annunci su bacheche e giornali, mentre le donne partecipano in misura maggiore a concorsi, fanno e proseguono stage o altre attività di formazione. Per quanto riguarda i tempi, le donne impiegano in media 6 mesi per trovare lavoro, mentre gli uomini solo 5 mesi.
Più precarietà. La stabilità riguarda in misura più consistente gli uomini che le loro colleghe: a un anno dalla tesi sono stabili 65 laureate su cento contro 78 laureati su cento. Così il lavoro atipico riguarda in proporzione più donne che uomini e ciò è dovuto in particolare alla diffusione del contratto a tempo determinato (verosimilmente legato allinsegnamento): a cinque anni dalla laurea il lavoro precario riguarda 32 laureate su cento contro 20 laureati su cento.
Posizione. Lo svantaggio femminile non può che rimanere pesante anche riguardo al livello delle occupazioni e alla loro retribuzione. I laureati infatti trovano da subito lavori più prestigiosi e di più alto livello: più maschi sono liberi professionisti (10 contro 3%tra le donne), lavorano in proprio (6 contro 3), e sono dirigenti (5 % contro 3). Le donne sono invece più spesso sono collaboratrici (25% contro 21), insegnanti (15 contro 2) e impiegate esecutive (10 donne per 7 uomini). Queste differenze tendono inoltre ad accentuarsi dopo cinque anni. In tutti i tipi di lavoro, le donne senza contratto sono sempre di più degli uomini.
Retribuzione. Gap consistente anche nei guadagni. A un anno dalla laurea gli uomini guadagnano più delle loro colleghe: 1.184 euro netti mensili per gli uomini contro 926 per le donne nel 2006. Ciò è almeno in parte dovuto al diverso numero di ore lavorate, mediamente pari a 39 ore settimanali per gli uomini e a 33 per le donne. A 5 anni dalla tesi il divario si accentua ulteriormente: il differenziale, pari al 30%, equivale a 1.503 euro per gli uomini e 1.156 euro per le donne.
Una situazione dunque per niente facile per il mondo femminile, soprattutto nel confronto internazionale. Su 58 paesi del mondo analizzati, le italiane sono al quarantottesimo posto per quanto riguarda il livello di partecipazione alle istituzioni, e al cinquantunesimo per quanto riguarda la generale partecipazione al mercato del lavoro. Una simile penalizzazione permane anche restringendo lanalisi allambito europeo: il tasso di occupazione delle italiane, pari al 45 %, è tra i più bassi dellUnione a 25 stati.
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
venerdì 9 marzo 2007
ore 09:31 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Condannato per turismo sessuale: 14 anni di carcere a un veronese
MILANO - Giorgio Sampec, 56enne veronese, per due mesi allanno lavorava come guardiano di un campeggio sul lago di Garda. Il resto del tempo lo trascorreva facendo turismo sessuale, principalmente in Thailandia. Oggi, però, il tribunale di Milano lo ha condannato a 14 anni di reclusione e a 65mila euro di multa per pedofilia e diffusione di materiale pedopornografico. E il primo italiano a essere condannato per reati sessuali compiuti allestero. Oltre alla pena di reclusione e la multa, gli è stato anche "perennemente interdetto laccesso" a luoghi "istituzionalmente frequentati da minorenni".
Luomo è stato incastrato grazie a delle intercettazioni telefoniche, partite nel giugno del 2004, quando un suo conoscente registrò e consegnò in Procura due chiamate in cui Sampec raccontava alcune delle sue prodezze con i bambini. Nelle registrazioni, luomo si vantava di avere avuto, tra il 2001 e il 2005, rapporti sessuali con almeno 400-500 ragazzini di età compresa fra i 7 e i 15 anni. Nel suo computer, poi, la Polizia Postale ha trovato un archivio di 65mila fotografie pedopornografiche in cui lui stesso compariva in pose inequivocabili.
Per laccusa era un vero esperto nelladescare i minori, tanto da essere in grado di fornire consigli sul modo migliore per scoprire "i luoghi della prostituzione minorile del posto, i luoghi dove andare per i rapporti" come si legge nellavviso di chiusura delle indagini.
Ma Sampec ha sempre proclamato la sua innocenza., sostenendo di non aver mai avuto rapporti sessuali con minori. E adesso il suo legale, lavvocato Davide Adami, annuncia battaglia. "Mi metterò immediatamente al lavoro per lappello - ha spiegato - Un processo si conclude al termine dei tre gradi di giudizio".
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
giovedì 8 marzo 2007
ore 18:37 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Scuola, insegnare logora: "I prof sono ad alto rischio" di ANNA GRITTANI
Il disagio si allarga tra le cattedre, ma nessuno sembra accorgersene, mentre le pagine di cronaca si riempiono dei reati che altro non sono, in parecchi dei casi, se non il sintomo della malattia vera: il disagio mentale professionale. Che la dimensione del fenomeno stesse assumendo livelli preoccupanti si poteva immaginare, ma che addirittura il 67 per cento dei dirigenti scolastici di alcune regioni del Nord Italia abbia affrontato almeno una volta in prima persona un insegnante con forti segni di disagio o di squilibrio era al di là di ogni previsione. Se poi il dirigente è in servizio da più di dieci anni, la percentuale sale addirittura al 71 per cento.
A rivelarlo è una ricerca condotta da Fondazione Iard di Milano su un campione di 265 dirigenti scolastici di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia, che hanno risposto ad un questionario sui disagi professionali degli insegnanti. Ne emerge un quadro tanto inquietante quanto ignorato. Insegnanti con "disturbi" mentali e persino a rischio di cancro, senza che nessuno se ne renda conto sia a scuola, sia tra i medici: tantè che meno della metà dei dirigenti scolastici chiederebbe cure per un insegnante con patologie mentali. Persino nella letteratura psicologica internazionale, la relazione tra malattia psichiatrica e professione docente resta inesplorata.
Gli autori dellindagine, Vittorio Lodolo DOria, Renato Pocaterra e Stefania Pozzi, lanciano lallarme. "È come se il disagio mentale si arrestasse al burnout, cioè allo stato di logoramento psicofisico. Invece spesso scivola, irreversibilmente, nella patologia mentale conclamata". Così, scorrendo i dati dellinchiesta, si scopre che meno di un dirigente scolastico su cinque è a conoscenza dei rischi di salute di natura professionalei. E, nel momento in cui si trova di fronte il professore che accusa questo genere di problemi, non è in grado di gestire la situazione. "In questi casi", spiega Vittorio Lodolo DOria, il medico responsabile della ricerca (che rappresenta le Casse Pensioni Inpdap nel Collegio medico della Asl di Milano per il riconoscimento dellinabilità al lavoro), la prima cosa da fare è mandare il docente ad una visita medica collegiale, trasmettendo una relazione sintetica, completa di documentazione e testimonianze. Sarebbe opportuno anche fare prevenzione chiedendo aiuto e parlando dellargomento".
Su queste procedure i dirigenti sanno poco e niente, infatti rispondono correttamente a meno della metà delle domande, anzi lopzione più condivisa del questionario (30% delle preferenze) è quella di suggerire al docente "di prendersi le ferie". Ma il risultato più inquietante dellindagine riguarda i dirigenti che non hanno mai affrontato in prima persona casi del genere. Molti sottovalutano i rischi di incolumità degli alunni, tantè che il 60,8 per cento di loro ritiene che il disagio mentale professionale degli insegnanti possa portare solamente a disservizi. I colleghi che invece hanno sperimentato la problematica, non si ritengono appoggiati né dai Centri servizi amministrativi (gli ex Provveditorati), né dalle Direzioni scolastiche regionali.
Se ne lamentano due dirigenti su tre. Scarseggia per più della metà dei presidi anche la fiducia nel Collegio medico incaricato di verificare i casi, specie se il docente colpito da disturbi è stato riammesso al lavoro. Tutti daccordo invece sulla necessità di una formazione specifica dei dirigenti e sullistituzione di corsi rivolti agli stessi docenti per favorire la prevenzione del rischio. Lignoranza unanime riguarda poi un altro aspetto del problema: il rischio di ammalarsi di cancro. Gli stati di ansia e depressione provocano infatti un abbassamento delle difese immunitarie alla base delle patologie tumorali. Nessun dirigente lo sa. Lodolo DOria adesso confida nel ministro dellIstruzione: "La speranza è che Giuseppe Fioroni, che è un medico, predisponga azioni efficaci, affrontando adeguatamente un tema che, se ignorato, tenderà sempre più ad avere ricadute negative sui docenti e soprattutto sugli alunni".
LEGGI
I COMMENTI (3)
- SEGNALA questo BLOG
mercoledì 7 marzo 2007
ore 14:53 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Giocattoli erotici, li usano 2 italiane su 10 «Il 3% li utilizza da sola, il 19% li usa in coppia. Per ora li acquistano soprattutto le donne tra i 30 e i 40 anni»
MILANO - Si vendono in farmacia, nei supermercati, nelle boutique di lusso. Sono i sex toys, i giocattoli erotici, e il 67% delle donne italiane sa che cosa sono e a cosa servono. Tra di loro, il 3% li usa da sola, il 19% li usa in coppia, mentre il 35% non li ha mai usati e il 10% delle donne che non li ha mai provati lo vorrebbe fare. Lo rivela un sondaggio del settimanale «Donna Moderna».
DUE SU DIECI - «In Italia sono ancora un tabù, eppure insegnano a conoscere meglio il proprio corpo e i segreti delleccitazione sessuale», spiega Rossella Nappi, ginecologa delluniversità di Pavia e presidente della Società mondiale per la sessuologia femminile. «Per ora li acquistano soprattutto le donne tra i 30 e i 40 anni», osserva Laura Testa, sessuologa di Loveline, il programma di Mtv, intervistata da «Donna Moderna». «Le giovanissime sono ancora troppo prese dalla scoperta del sesso per esplorare nuove frontiere». Dal sondaggio emerge anche che il 45% delle donne intervistate ha usato i giocattoli erotici per aumentare il proprio piacere sessuale, il 42% per ravvivare il rapporto col partner e il 13% perchè era alla ricerca di qualcosa di nuovo. Inoltre, il 46% preferisce gli anelli stimolatori, il 39% classici vibratori e il 15% massaggiatori piccoli e discreti.
LEGGI
I COMMENTI (3)
- SEGNALA questo BLOG
mercoledì 7 marzo 2007
ore 11:23 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Addio a Jean Baudrillard, lintellettuale degli scandali di FRANCO VOLPI
Era uno degli ultimi maîtres-à-penser ancora lucidi e attivi della generazione intellettuale postsartriana, pronto a intervenire nelle questioni più scottanti dellattualità. In presenza di un fenomeno nuovo da interpretare, quando scoppiava un caso, se sopraggiungeva qualcosa di straordinario, un fatto o un evento di fronte a cui lintelligibilità assicurata dalle normali categorie dellanalisi sociale vacillava, Baudrillard era tra i primi a prendere la parola e ad arrischiare una lettura, unipotesi, uninterpretazione. Germanista di formazione, aveva trascorso qualche anno in Germania dedicando tra laltro alla traduzione in francese di testi di Hölderlin, Peter Weiss e Bertold Brecht. Tornato in Francia, nel 1966 era stato chiamato da Henri Lefebvre come suo assistente alluniversità di Paris-Nanterre, avvolta in clima surriscaldato per il montare della protesta studentesca e laffermarsi della rivoluzione sessantottina. La sua tesi di dottorato, Le système des objets, è lavoro sociologico a suo modo geniale e innovativo, ma eccentrico rispetto ai canoni della disciplina e insufficiente ad aprirgli la carriera universitaria.
Dopo un periodo passato a insegnare tedesco nelle scuole, Baudrillard fu nominato docente di sociologia, acquistando carisma e autorevolezza, ed essendo invitato a tenere lezioni e conferenze nelle principali università europee e americane. Ma dovettero trascorrere ben due decenni prima che nel 1987 la sua thèse détat, con cui divenne professore a pieno titolo, fosse accettata e presentata da Georges Balandier alla Sorbona. Fu un riconoscimento tardivo, che non gli fornì il motivo per impegnarsi nella vita accademica bensì il pretesto per allontanarsene definitivamente e dedicarsi alla propria attività di libero scrittore e analista, dirigendo tra laltro la rivista Traverse.
I suoi saggi - incisivi e strutturati i primi, poi sempre più fulminanti e istantanei, ma di corto respiro e a volte di una dogmatica vaghezza - hanno comunque segnato in modo profondo la vita intellettuale contemporanea e la rappresentazione culturale del nostro tempo. Penso per esempio a Léchange symbolique et la mort, uscito nel 1976, che analizza il sistema dei segni, la loro funzione sociale, il loro inesausto e infinito richiamarsi in un vuoto e inane rispecchiamento di valori simbolici che risucchiano e consumano le cose. Con la nascita dellillusione di uno scambio simbolico infinito, in cui i segni fagocitano e dissolvono le realtà significate, ormai incapaci di resistere allurto dellonda irreale. E in cui il discorso diventa, anziché la tematizzazione di un referente oggettivo, un satellite dellimmaginario.
Passando in rassegna fenomeni che si impongono con "oscena evidenza", come la moda o lo sfruttamento dei corpi nella pubblicità, Baudrillard si erge a lungimirante analista di un mondo, quello postmoderno, o "post-istorico" come preferiva dire (Lillusion de la fin, 1992), che presto sarebbe stato permeato dal virtuale, e in cui già lui vedeva prevalere e dominare lirrealtà sulla realtà, cioè la parvenza e i simulacri sulle cose. Solo la morte - sosteneva allora - potrebbe offrire un arresto alla espropriazione e alla perdita di senso che ha luogo nella circolazione dellirreale senza senso, duplicabile, riproducibile ed espandibile allinfinito.
Questo spiraglio di senso, che sarebbe stata la morte, veniva definitivamente chiuso in un altro suo celebre lavoro: Les stratégies fatales, apparso nel 1983. Laccelerazione dei processi sociali di scambio e di circolazione dellirreale è qui dichiarata ormai un processo inarrestabile, ingovernabile, fatale. Alimentata dai meccanismi del desiderio, della seduzione e del consumo, in cui i soggetti diventano pedine impotenti di un gioco sistemico che non solo non riescono più a governare, ma da cui sono inesorabilmente governati, lirrealtà, cioè la virtualità, dilaga in modo incontenibile e incontrollabile. Senza la possibilità di congetturare né un happy end né qualcosa come un buco nero sociale in cui lordine attuale imploda.
Tanto più sorprendente è stato perciò il suo instancabile stare a ridosso del Nuovo che emergeva, offrendo scorci, spunti, intuizioni e analisi, che solo in apparenza si presentavano come disparate o perfino svogliate, ma che in realtà testimoniano di un impegno costante, diventato uno stile di vita e di pensiero. Ma che fare? Anzi, che dire? Quale prassi e quale teoria sono praticabili di fronte allodierno spettacolo della società globalizzata e informatizzata? Di fronte allevaporare e al dissolversi sempre più evidenti del reale nel virtuale? Negli ultimi tempi - diciamo a partire dal brevissimo ma folgorante Amérique (1986) per arrivare alla sequela delle Cool Memories (I-V, 1980-2005) - Baudrillard aveva preferito come strategia di analisi il diario, il racconto del proprio transitare di esperienza in esperienza, di osservazione in osservazione. Forse per un vezzo letterario, in cui il rigore dellanalisi inclina e si piega allestetica della scrittura. O forse perché lunico modo per attraversare la nostra realtà ormai refrattaria a ogni tentativo di trasformazione consapevole e guidata, e perfino a ogni speranza di senso e di intelligibilità, è il "puro viaggiare". Il semplice stare a guardare e scrutare, senza pretendere di giudicare e tanto meno di discriminare il Bene dal Male, come Baudrillard scrisse con coraggio dopo l11 settembre (Lesprit du terrorisme, 2002). Il puro osservare, il semplice posarsi dellocchio sulle cose, per prendere parte al Nuovo e fruirne. Senza nostalgie né rimpianti per il passato lasciato alle spalle e definitivamente trascorso, senza speranze per il futuro che incombe.
Cè qualcosa che possiamo dire di avere imparato da tale controverso maestro cui è stato dedicato perfino un Cahier de lHerme (2005), tanto intuitivo e preveggente quanto vago e volatile? Certo, almeno questo: che quando le cose sono soltanto quello che sembrano, presto ci sembreranno essere ancor meno. E che in un mondo del genere non ci rimane che essere indifferenti senza cinismo e appassionati senza entusiasmo.
LEGGI
I COMMENTI (1)
- SEGNALA questo BLOG
mercoledì 7 marzo 2007
ore 11:18 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Curriculum, il nemico è la grammatica: congiuntivi sbagliati e ingenuità di MICHELE SMARGIASSI
QUELLI che indicano come "prima lingua" l’inglese, come se non sapessero l’italiano. Quelli che si vergognano delle bocciature scolastiche. Quelli che barano sugli anni di università. Quelli ke scrivono come x mandare un sms. Quelli che vantano come esperienza formativa un corso di tennis. E soprattutto quelli, tantissimi, circa la metà, che inciampano su congiuntivi e ortografia. Ci sono mille modi di sbagliare una domanda di lavoro, tutti disastrosi. Eppure da quel paio di paginette dipende il successo di una carriera, la serenità di una vita. Ma prenderci è difficilissimo, perché quella del curriculum è più arte che scienza, non ha regole codificate, è un miracolo di equilibrismi tra il troppo e il poco, il necessario e il superfluo, la sbruffoneria e la prudenza.
Ci sono manuali pratici ad uso di chi cerca lavoro, pieni di modulari, di facsimili, di esempi per stilare come si deve una presentazione, per non sballare quel primo contatto da cui dipende tutto: ma nessuno può mettere in conto quel che passerà nella testa del direttore del personale che prenderà in mano il tuo passato e il tuo futuro in ottanta righe. Nessuno, tranne loro stessi. Insomma il miglior manuale per non sbagliare un curriculum sta forse nelle 124 risposte al questionario su "Gli errori del candidato" che il Gidp, l’associazione dei responsabili delle risorse umane della grandi aziende (quelle con più di 250 addetti: quelle che assumono) ha condotto tra i suoi associati, i potentissimi capi del personale, i depositari delle chiavi del paradiso del lavoro a tempo indeterminato, i lettori professionali di quel genere letterario misconosciuto che è l’autobiografia in pillole. Recensori severi.
Spesso disgustati. Giudizio desolante: i curriculum degli italiani in cerca di lavoro generalmente fanno pietà. Il 91 per cento degli intervistati li trova infarciti di errori, di ingenuità, di mancanze, di ridondanze. Spadroneggia soprattutto la castroneria grammaticale, lo scivolone ortografico o lessicale, che solo il 15 per cento riesce a schivare. Gli strafalcioni colpiscono soprattutto le domande di lavoro degli under-25 (come denuncia il 45 per cento), ma non spuntano solo nei curriculum degli aspiranti a un posto dequalificato (49 per cento dei casi) bensì sorprendentemente anche in quelli che puntano ad una scrivania (35) e perfino a livelli di alta responsabilità (5 per cento). È l’effetto e-mail, spiegano al Gidp: sono un’esigua minoranza ormai stila curriculum cartacei, quasi tutti usano il computer e poi la posta elettronica, sistema più rapido però più vulnerabile alle sviste.
Ma attenzione, perché la regola è questa: gli errori non sono uguali per tutti. Spiega Paolo Citterio, presidente del Gidp, 23 anni di direzione del personale in un’azienda leader dell’impiantistica, oggi "cacciatore di teste", cioè selezionatore professionale conto terzi: "Un laureato che inciampa sui verbi lo scarto subito, anche se dovrà occuparsi solo di numeri, perché è immaturo, dimostra di non aver messo a frutto il suo percorso scolastico. Ma se un tornitore con la licenza media mi spiega di cosa è capace sbagliando tutte le coniugazioni, al diavolo la grammatica". La verità è che non esiste il curriculum perfetto: esiste solo quello adeguato al suo scopo. Questo spiega perché il 31 per cento dei direttori del personale segnalano l’eccesso di informazioni inutili sulle competenze acquisite fuori dalla scuola, e il 29 per cento al contrario ne lamentano la carenza. Non c’è contraddizione, dice Citterio: "Se cerco un buon addetto al marketing non mi interessa se ha fatto la scuola di soccorso alpino, ma può dirmi qualcosa che abbia venduto libri usati davanti alla scuola". Regole fluttuanti.
Un selezionatore di personale su quattro si dice infastidito da chi si dilunga a spiegare nel dettaglio i propri desideri e le proprie ambizioni di carriera. Ma questo vale più che altro per la prima assunzione, là dove il desiderio legittimo è trovare un lavoro, e il resto sono sogni prematuri. Ma quando si tratta di un cambio di lavoro "a me interessa sapere perché lascia il suo vecchio impiego, cosa cerca, cosa immagina di trovare venendo da me".
Un bel labirinto. Gli stessi selezionatori non sembrano d’accordo tra loro sull’ipotetico manuale del buon curricolista. Esempio: allegare la propria fotografia è utile o controproducente? Su questo le opinioni divergono radicalmente, poco più della metà dei direttori (51,2 per cento) vogliono vedere il ritrattino, poco meno (44,8) lo ritengono inopportuno. Su una cosa, invece, sono abbastanza d’accordo, ed è la sete di date. I selezionatori vogliono misurare, calcolare, quasi cronometrare la carriera dei loro possibili dipendenti. Al punto che il voto di laurea viene considerato decisamente meno importante del tempo di laurea: "Non cerchiamo secchioni che ci mettono otto anni a prendere 110 e lode, ma pragmatici che sanno come si raggiunge un obiettivo nel tempo giusto".
Anche questa regola, però, ha le sue eccezioni. Non bisogna vergognarsi di una vecchia bocciatura, meno che mai cercare di nasconderla barando sulle date. Magari proprio lo sforzo di volontà fatto per recuperare un collasso scolastico diventa un punto a favore. Citterio ricorda ancora quel candidato a un posto di dirigente che avvampò quando, smascherato, dovette ammettere di aver ripetuto due volte la seconda media. "Nulla di male, anch’io fui bocciato in prima. Avrei voluto spiegargli che il mio era solo uno scrupolo di precisione, ma lui balbettò qualcosa, si alzò e corse fuori dall’ufficio prima che riuscissi a trattenerlo. Peccato, aveva numeri interessanti, forse l’avrei assunto". Ma per il panico da curriculum nessuno ha ancora trovato l’antidoto.
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
martedì 6 marzo 2007
ore 17:15 (categoria:
"Vita Quotidiana")
Da Lindbergh a «LUrlo», i crimini del secolo di Francesco Tortora NEW YORK - Nel corso del Novecento ci sono state vicende criminose che non solo hanno sconvolto lopinione pubblica mondiale, ma sono rimasti fermi nella memoria collettiva. La rivista americana Time, dopo un attento sondaggio tra studiosi di storia e crimilogi, ha stabilito quali siano i 25 crimini più importanti degli ultimi cento anni.
AMERICA E EUROPA - La maggior parte di questi crimini sono stati commessi in America, ma non mancano celebri delitti e furti singolari avvenuti in Europa. Tra i primi crimini ricordati dalla rivista vi è il rapimento nel lontano febbraio del 1932 del figlio dellaviatore Charles Lindbergh di appena 20 mesi. LAmerica per circa due mesi e mezzo si appassionò alle notizie che riguardavano la ricerca estenuante del piccolo Charles. Il corpo del bambino fu ritrovato a maggio mutilato e senza vita vicino alla casa del popolare aviatore. Si scoprì che era stato ucciso poco dopo essere stato rapito.
LOUVRE - Un altro dei crimini ricordati per primi è il furto della Gioconda, avvenuto al Louvre il 20 agosto del 1911: il furto sconvolse la Francia tanto che furono chiusi i confini del paese, alcuni poeti avanguardisti come Apollinaire furono arrestati e del furto fu sospettato anche Picasso. Solo più tardi in Italia fu arrestato Vincenzo Perugia, che era colui che aveva rubato il quadro per rivenderlo in Italia, perché secondo Perugia il legittimo proprietario era lo Stato italiano. Il 4 gennaio del 1914 lItalia restituì il quadro al Louvre, mentre per il suo «furto patriottico» Perugia fu condannato a pochi anni di carcere in Italia.
UOMO-SCIMMIA E LO SCANDALO DI HOLLYWOOD - Segue la storia del «Piltdown Man», i resti fossili trovati da un paleontologo dilettante Charles Dawson che che si credeva appartenessero a un uomo vissuto in Inghilterra circa trecentosettamila anni fa, che furono presto ribattezzati i resti delluomo scimmia. Su questi reperti furono fatti numerosi studi e dottorati, i resti furono esposti al British Museum come «i reperti del primo uomo inglese». Solo nel 1953 si scoprì che questi reperti appartenevano a un orangotan vissuto solo pochi anni prima e il termine «Piltdown» divenne sinonimo di «fasullo» e questo crimine può essere ricordato come un «delitto contro la conoscenza». Un altro crimine ricordato è quello rimasto nella memoria collettiva con il nome di «scandalo Fatty Arbuckle»: nel 1921 lattrice Virginia Rappe fu colta da un malore nel mezzo di party organizzato dal regista Roscoe «Fatty» Arbuckle a San Francisco. Il medico che la visitò diagnosticò un’intossicazione da miscuglio alcolico e stupefacente. Tre giorni dopo la donna morì e la stampa costruì uno scandalo sulla lussuriosa vita hollywoodiana. Arbuckle fu incriminato di omicidio e di tentato stupro e dopo ben tre lunghi processi fu riconosciuta linnocenza di Arbuckle, che però ebbe la sua carriera distrutta.
CRIMINI E MISFATTI - Tra gli altri appassionanti crimini sono ricordati lomicidio nel 1947 di Elizabeth Short, nota anche come «The Black Dahlia», la rapina nelledificio della Brink a Boston il 17 gennaio 1950 e quella dell8 agosto del 1963 al treno Glasgow-Londra nella quale furono portati via in 15 minuti 7 milioni di sterline, storia conosciuta come «The Great Train Robbery» e lomicidio del gangster Johnny Stompanato, compagno dellattrice Lana Turner, ucciso dalla figlia di questultima Cheryl, per legittima difesa. Non mancano le storie dei serial killer, come quella di Richard Franklin Spek, condannato a più ergastoli per l’omicidio di otto allieve infermiere, e quella di Charles Manson e della sua banda criminale, «The Family», che uccise anche la moglie di Roman Polanski, Sharon Tate, incinta di otto mesi a «Cielo Drive», un ricco quartiere di Los Angeles.
RAPIMENTI E SERIAL KILLER - Ma i crimini non finiscono qui. Non poteva mancare il rapimento della ricca ereditiera Patty Hearst, nipote del magnate William Randolph Hearst, che dopo essere stata fatta prigioniera dal «Symbionese Liberation Army» nel febbraio del 1974, prese parte a una rapina in banca insieme a due dei suoi rapitori due mesi dopo. Tra i serial killer ricordati in classifica ci sono David Berkowitz, conosciuto come «Son of Sam» che terrorizzò New York tra il 1976 e il 1977; John Wayne Gacy, condannato in America per 33 omicidi e conosciuto come il «killer che si vestiva da clown»; Ted Bundy, cittadino della Florida, uomo con la faccia da bravo ragazzo, ma con alle spalle più di 100 omicidi; Jeffrey Dahmer, conosciuto come il «Cannibale di Milwaukee», che uccise 17 persone e il celebre Unabomber, alias Ted Kaczynski, che prima della cattura, avvenuta nel 1996, uccise tre persone e ne ferì ventidue. Tra i celebri delitti non potevano mancare quello di Nicole Brown, moglie del famoso giocatore di football O.J.Simpson, e del suo amante Ron Goldman, quindi lomicidio della bellissima bambina JonBenet Ramsey, conosciuta come la «Barbie dei sogni americani» uccisa nel 1996 e luccisione a Miami di Gianni Versace nel 1997 da parte di Andrew Cunanan.
SCANDALI E FURTI DARTE - Tra gli scandali finanziari è ricordato il collasso della Barink Bank, che nel 1995 fallì dopo 233 anni di attività, mentre tra i crimini contro i minori è ricordata la storia di Mary Kay Letourneau, insegnante che sinnamorò e restò incinta del suo alunno dodicenne Vili Fualaau. Oltre a quello della Gioconda, Time ricorda tra i 25 crimini più efferati della storia altri due famosi furti di opere darte: quello avvenuto a Boston nel 1990 nellex casa di Isabella Stewart Gardner, divenuto un museo, dove furono rubate opere darte per un valore di 300 milioni di dollari e quello avvenuto ad Oslo nel 2006 dove tra laltro fu rubato il celebre dipinto «LUrlo» di Munch. Gli ultimi due crimini più celebri nella storia sono la strage di Columbine dove due ragazzi uccisero nella loro scuola 12 compagni e un insegnante ferendo altre ventiquattro persone e la storia della madre assassina Andrea Yates, donna depressa che in America uccise i suoi cinque figli affogandoli nella vasca da bagno.
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
martedì 6 marzo 2007
ore 16:10 (categoria:
"Vita Quotidiana")
In Spagna soldi pubblici per film porno di Francesco Tortora BARCELLONA - Lo scopo è promuovere la lingua catalana, ma non si sa se alla fine le pellicole realmente faranno apprezzare l’originalità della lingua regionale spagnola. E’ la bizzarra storia che vede come protagonista un regista di film pornografici spagnolo, Conrad Son, che ha ricevuto un finanziamento pubblico dalla regione catalana per produrre una serie di film a luci rosse nella lingua locale
AUTORITA’ - Le autorità Catalane, la regione nel nord-est della Spagna che ha come obiettivo ultimo la separazione dalla penisola spagnola, hanno approvato il finanziamento come parte del progetto che ha come scopo quello di promuovere la storia e la lingua catalana «con qualsiasi mezzo di comunicazione». Essi hanno offerto a Conrad Son più di 10.000 euro per produrre un film a luci rosse e altri 5.000 per girare un altro breve film erotico da mostrare al pubblico di Barcellona durante la rassegna cinematografica che si terrà il prossimo anno.
TRAME - La trama del primo film che s’intitola «Il mare non è più blu» narra la relazione sessuale di una coppia che vive vicino al Mar Mediterraneo. Il secondo invece, che s’intitola «Il ricordo del pesce», narra le avventure sessuali di un amministratore sposato. Tutte le vicende accadono in Catalogna. Il regista Son, ha spiegato al «Sunday Telegraph» che i fondi sono offerti legittimamente alla sua arte cinematografica. «Non si tratta di classici film pornografici» afferma il regista. «Nei miei film ci sono storie e trame. Sono film erotici e non pornografici».
CRITICHE - Naturalmente la decisione non ha trovato tutti d’accordo: molti cittadini spagnoli hanno severamente criticato la scelta affermando che questa è l’ennesima dimostrazione di sperpero di denaro pubblico e dell’incapacità di gestire le risorse regionali da parte del governo nazionalista catalano. In un editoriale il quotidiano spagnolo Abc ha scritto: «Dare fondi pubblici per produrre film pornografici, quando in Catalogna, come nel resto della Spagna, ci sono persone che vivono in terribili condizioni, è un errore molto simile all’appropriazione indebita di denaro statale». Tante sono state le critiche arrivate anche dalla stessa regione autonoma: «Non penso che sia giusto donare soldi pubblici per pagare film pornografici» dice Carlos Losafa, commentatore della radio locale Cadena Cope. «Non importa se lo scopo è promuovere la lingua regionale. E’ comunque una degradazione degli aiuti economici del paese».
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
martedì 6 marzo 2007
ore 12:59 (categoria:
"Vita Quotidiana")
COMMENTA
(0 commenti presenti)
- SEGNALA questo BLOG
> > > MESSAGGI PRECEDENTI
|
|
APRILE 2026
<--Prec.
Succ.--> |
| Do |
Lu |
Ma |
Me |
Gi |
Ve |
Sa |
| |
|
|
1
|
2
|
3
|
4
|
|
5
|
6
|
7
|
8
|
9
|
10
|
11
|
|
12
|
13
|
14
|
15
|
16
|
17
|
18
|
|
19
|
20
|
21
|
22
|
23
|
24
|
25
|
|
26
|
27
|
28
|
29
|
30
|

|