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Emiglino, 33 anni
spritzino di Montegrotto Terme
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Mauro Corona, Niccolò Ammaniti, Enrico Brizzi, Charles Bukowski

HO VISTO

- Il Salento...



- I mercatini di Natale e le terme di Merano...



- la Sicilia!



- Kastoria, città nel nord della Grecia...



- I migliori musicisti reggae del mondo che suonavano al Rototom Sunsplash di Osoppo (UD)



- "Starsky&Hutch"... film molto divertente!



- "Hero", l’ultimo film di Zhang Yimou




- "Shark Tale"... simpatico!




- "Fahrenheit 9/11" di Michael Moore



- "I diari della motocicletta" di Walter Salles



- "Le Crociate" di Ridley Scott




- "Ma quando arrivano le ragazze?" di Pupi Avati



- "Dodgeball" con Ben Stiller... fantastico!



- "Match Point" di Woody Allen... merita!



- "Tu la conosci Claudia?" con Aldo Giovanni & Giacomo



- "L’era glaciale 2"... da morire dal ridere!




- "Alexander" di Oliver Stone... bellissima scenografia & sceneggiatura



- "Volevo solo dormirle addosso" con Giorgio Pasotti e Cristiana Capotondi... film intelligente e sarcastico sul mondo del lavoro



- "Il mio miglior nemico" con Carlo Verdone e Silvio Muccino



- "Lost in translation" di Sofia Coppola con Bill Murray e Scarlett Johansson... film originale ma un po’ noiosetto



- "Hitch" con Will Smith ed Eva Mendes




- "Il diavolo veste Prada" con una grandiosa Meryl Streep



- "Lezioni di Piano", con la stupenda colonna sonora di Michael Nyman...



- "The Departed" di Martin Scorsese, vincitore di 4 Oscar



- "Blow" con Johnny Depp e Penelope Cruz, film tratto da una storia vera...



- "The Prestige" di Christopher Nolan



- "La ricerca della felicità" di Gabriele Muccino con Will Smith



- "La ragazza del lago", bel thriller con un bravo Tony Servillo



- "Gomorra", un capolavoro. Interamente in dialetto napoletano (per fortuna i sottotitoli aiutano la comprensione dei dialoghi), il film racconta in modo iperrealistico il rapporto tra la camorra e la vita quotidiana dei napoletani. Talmente verosimile da sembrare quasi un documentario.




- "Non è un paese per vecchi" dei fratelli Coen.



- "Kung fu Panda"... molto divertente!



- "Leoni per agnelli" con Tom Cruise, Meryl Streep e Robert Redford (che firma anche la regia). Atto di accusa contro l’amministrazione repubblicana e i suoi errori in politica estera. Film molto interessante.



STO ASCOLTANDO

- "Don’t believe the truth" degli Oasis



- "Push the button" dei Chemical Brothers... stupendo



- "We are the night" dei Chemical Brothers



- Sud Sound System, Africa Unite, Gentleman, Capleton, Alpha Blondie, Groundation...



ABBIGLIAMENTO del GIORNO

’nu jeans e ’na maglietta

ORA VORREI TANTO...

evitare di pagare le multe

STO STUDIANDO...

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OGGI IL MIO UMORE E'...

medio

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Scoprire un giorno, collegandosi al sito, che hanno messo un forum contro l'alcol all'interno di spritz.it. Teribbile!!!
2) accorgersi che d'un tratto è finita la birra
3) lei non sbaglia e se sbaglia è perdonata....E IO??!?!?!?!
4) Avere in testa una vecchia canzone che ci riporta alla mente bellissimi ricordi e non sapere nè il titolo nè l'interprete....quindi non poter ripescare l'mp3 su internet!
5) L'autografo di Martina Stella, realizzato sabato sul braccio destro, che implacabilmente si scioglie col sudore... ma almeno siete salvi xché avevo intenzione di non lavarmi x 3 mesi
6) Le persone che non riescono a farsi gli affari propri, che per forza devono sapere, farti sapere...CHE PALLE!
7) Gli eterni immaturi indecisi!

MERAVIGLIE


1) ...Trovare il semaforo verde alla Stanga
2) B A D O L E !


3) Il Milan che batte la Juve in finale di Champions..
4) il sesso
5) ...ballare ore e ore senza sosta fino a che non ti senti completamente esausto e fradicio di sudore... ma felice, eccome!
6) essere
7) Una abbondante mangiata in agriturismo, una sana bevuta, la compagnia degli amici più cari, una salutare fumata!



"SE"

Se lei ti morde un orecchio, ma quella "lei" è un rottweiler...

Se lei ti dice: "Lasciati andare", ma tu sei appeso al cornicione...

Se quando fai la barba la prima lama tira fuori il pelo, ma la seconda lo rimette a posto...

Se una mattina arrivi in anticipo al lavoro e pensi: "Che culo, non ho trovato traffico", ma poi ti accorgi che è domenica...

Se lei ha il reggiseno a balconcino, ma ha anche le mutande a saracinesca...

Se la fortuna è cieca, ma tu sulla fronte hai scritto: "Sono sfigato" in braille...

Se pesti una merda e dici: "Porta fortuna!", ma cazzo... in salotto!

Se sei sano come un pesce, ma ti fanno male le branchie...

Se ti sei montato la testa, ma non hai seguito le istruzioni...

Se la vita è una ruota, ma sulla tua gira un criceto...

Se la prima volta che hai fatto l’amore è stata un’esperienza unica, ma purtroppo è rimasta un’esperienza unica...

Se giochi a nascondino, ma nessuno ti viene a cercare...

Se lei ha il viso d’angelo, ma, cazzo! Angelo è tuo fratello...

Se hai un sogno nel cassetto, ma ti hanno fottuto la scrivania...

Se tu rincorri il mito del fallo, ma lei rincorre il fallo del mito...

Se una sera decidi di fargliela pesare... e scopri che sono due chili!

Se hai vinto una vacanza a Capri, ma ci abiti da trent’anni...

Se dal tuo viso sprigiona una luce, ma è solo perché hai le dita nella presa...

Se ti domandi come mai Padre Pio assomigli così tanto a Obi-Wan Kenobi...

Se il mattino ha l’oro in bocca, ma tu hai un termometro nel culo...

Se parli sette lingue, ma tutte in italiano...

Se lei ti tiene sulla corda, ma dà anche un calcio allo sgabello...

Se quando il gioco si fa duro, lei è già andata via...

Se non ti entra la retro, ma nel retro ti entra...

Se a Capodanno hai trombato, ma poi hai capito che i proverbi sono solo una gran presa per il culo...

Se, messo di fronte ad un sacchetto di tisana, ci metti solo due minuti per fumarla tutta...

Se hai preso il coraggio a due mani ma poi guardi bene, non è il coraggio, e forse non servivano nemmeno due mani...

Se il paese va a puttane e sono tutti a casa tua...

Se succede tutto questo e tu riesci a mantenere la calma mentre tutti attorno a te hanno perso la testa...

Forse non hai capito bene che cazzo sta succedendo!


Flavio Oreglio




Cronaca della vacanza a CORFU’

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giovedì 8 dicembre 2005 - ore 15:47



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Da "La Masseria delle Allodole" di Antonia Arslan


[...] Il drappello di cavalieri si arresta davanti alla Masseria. Il cancello è aperto. Per un attimo luci, suoni, colori li bloccano, e un disagio imprevisto li prende. "Domani, domani" bofonchia uno dei due soldati che hanno denunciato il passaggio delle carrozze, e si strofina le mani sui pantaloni, incerto e intimidito.
Ma l’ufficiale sceglie un opportuno furore: "Fanno festa, i cani, sulle nostre sconfitte" esclama. "Aspettano i russi..." E poi, ecco, nel crepuscolo che si sta infittendo, compare la stella della sera. E allora, mentre il profumo delle rose rosse e dei gelsomini rampicanti si diffonde nell’aria con inebriante malinconia, si sente Hrant che accorda il
duduk sul piccolo palco per i suonatori, sotto i tre grandi platani al bordo del prato, e prova una nota lunga, prolungata, tenerissima.
Ma la nota si spegne con un sordo singhiozzo. Silenziosi, gli uomini si sono sparpagliati all’interno, nel giardino: e un coltello ben maneggiato ha tagliato la gola di Hrant da un orecchio all’altro. Levon Yakovlian, l’ispettore-postino, che sta preparando la sua macchina per una foto-ricordo, a giusta distanza dalla tavola, fa la stessa fine, e si accascia senza una parola, con i miti occhi rovesciati, bianchi sull’erba che si inzuppa pian piano di sangue.
Come avviene una strage? Quale liquore diventa il sangue, come sale alla testa? Come si diventa assetati di sangue? Chi lo gusta, si dice, non lo dimentica. In pochi istanti, il gruppo si è trasformato in una banda da preda, e con felina scioltezza si è avvicinato a tutte le porte: la porta grande di ingresso, quella della cucina sul retro, le due porte-finestre del salotto, col bovindo e i nuovi vetri a piombo inglesi. La casa si offre all’ospite, senza difese, innocente come Sempad, il suo padrone.
Sempad e Shushanig sono ancora in cucina. Lei è seduta, lui è in piedi dietro di lei. In quel momento, tutti si accorgono di tutto: i soldati con le lame scintillanti compaiono su tutte le porte come demoni troppo reali; il tenente dietro di loro entra in casa, attraversa la porta del salotto, si fa sulla porta della cucina, guarda in giro con un odio così netto che tutti lo sentono come uno schiaffo, e ordina:
"Voi traditori, cani, rinnegati. Avete disubbidito all’ordine del
kaymakam, ma io vi ho trovato, e ora sarete puniti". Sempad lo guarda, e non capisce; Shushanig capisce morte, e strage. Tenta di alzarsi, per fare un gesto di ospitalità che disarmi l’ufficiale; non sa ancora che Hrant e il fotografo sono già morti, fuori.
Ma Ismail l’ufficiale non la guarda neppure. Secco, riprende, rivolto ai suoi: "Prendete tutti i maschi, e portateli nell’altra stanza".
Come pesci nella rete, incapaci di uscirne, Sempad e l’attonito Krikor (che grida invano: "Sono medico, e il dottore qui è farmacista, non potete toccarci...") vengono spinti in salotto, con i gemelli carpentieri, Isacco il prete greco e tutti gli altri. Suren, che era al piano superiore, malinconico, a contemplare il tramonto, sente il baccano e scende, composto, silenzioso. Si mette al fianco del padre e attende. Anche gli altri bambini maschi, Leslie, Garo, James figlio di Vartan il sagrestano, Rupen il figlio del giardiniere, vengono condotti nel salotto, allineati in piedi sotto la festosa decorazione della tappezzeria a motivi floreali appena completata.
Le donne, e le bambine, vengono spinte brutalmente a ridosso della parete di fronte. Shushanig è immobile, e guarda i suoi cari. I suoi occhi dilatati non esprimono niente, le mani sono sprofondate nelle tasche e tengono stretto il piccolo tesoro. Veron e Azniv le stanno a fianco, stringendo forte le bambine e appoggiandosi a lei in un gruppo apparentemente composto. Niente gesti eccessivi, o lamenti. Si direbbe che le donne cercano di scomparire nella tappezzeria.
Solo Nevart, accasciata in un angolo, sola, si lamenta sommessamente; e stringe Nubar, vezzoso nella sua vestina rosa.
E così si compì il destino di Sempad e dei suoi. Lame balenarono, urla si alzarono, sangue scoppiò dappertutto, un fiore rosso sulla gonna di Shushanig; è la testa del marito, decapitata, che le viene lanciata in grembo.
Nella sua gonna, sotto il grembiule da cucina a crocette con i motivi pasquali di cui Shushanig è assurdamente orgogliosa, si nasconde Henriette, che solo da qualche mese ha cominciato a parlare veramente, e chiacchiera sempre, raccontandosi storie e nascondendosi dappertutto, come un topolino canoro. Ora un getto di sangue caldo schizzato fuori dalla testa del padre la bagna tutta, attraverso il grembiule, inondando la calda oscurità del rifugio materno. Un odore fortissimo cancella tutti gli altri, la bocca aperta della piccola si riempie di liquido, più caldo della mamma, come un fiume orrendo che circonda nero il suo piccolo cuore, e lo travolge.
Henriette non parlerà mai più la sua lingua materna, e in ogni altra lingua, come in ogni paese del mondo, si sentirà per sempre straniera: qualcuno che ruba il pane, fuori posto dovunque, senza famiglia, invidiando i figli degli altri. Arrotolata su se stessa nel buio, piangerà ogni notte, ogni notte, sopravvivendo: finché si rifugerà in una quieta ebetudine, tronco vivente che attende passivo il ritorno della patria perduta, con la luce di Dio e lo sguardo innocente del padre.
Garo giace composto col suo bel sorriso, tenendosi con le manine il ventre squarciato. Leslie, a quattro zampe, velocissimo, cerca di rifugiarsi sotto la credenza scintillante di cristallerie, ma viene tirato fuori per i piedi e scagliato contro il muro, dove la sua testolina rotonda si schiaccia come un cocomero maturo, spargendo sangue e cervello sui delicati motivi floreali. Così nascono i fiori di sangue del calvario armeno.
Suren, ferito a morte anche lui, non ha che un’idea nel cuore: coprire la vergogna del padre decapitato, che continua a fiottare sangue dal tronco scivolato contro il muro. Quanto sangue c’è in un essere umano... Le piccole mani operose, assurdamente bianche, del farmacista giacciono a palme in su, come in una Deposizione, chiedendo invano pietà, pietà di essere esistite. Ma il ragazzo riesce infine ad avvicinarsi al padre e a ripiegarsi su di lui per morire, coprendo col suo corpo il tronco decapitato, quasi a domandargli perdono.
Krikor il medico, che ha tentato di protestare, viene lasciato per ultimo. C’è una logica nei carnefici. Così egli riesce a dire anche, indicando Isacco: "Lui non c’entra. Non è armeno". (Ormai tutti hanno capito che non si tratta di una banda di predoni, che alla gente alla prefettura non andrà meglio, che è proprio per gli armeni che Dio si è velato e le nubi sanguigne galoppano per il cielo.)
E infatti il tenente, che in mezzo al carnaio che si sta compiendo continua, lucidissimo ed esaltato, a dare ordini e ad indicare con la punta della sciabola le vittime, lo tira fuori dall’angolo in cui si era cacciato e con un calcio lo spedisce fuori, incolume. Ogni giorno della sua vita Isacco chiederà perdono di non aver condiviso la sorte dei suo amici armeni, di non essersi almeno fermato a benedirli, com’era suo dovere; e le sue preghiere ogni giorno saliranno al trono di Dio per questo, finché nel 1923, nell’incendio di Smirne, sarà il suo destino a compiersi, con onore, insieme a quello di Ismene.
Spogliato, a Krikor vengono tagliati i testicoli, con grande divertimento. "Era il tuo amante?" irride il tenente quando Shushanig e le altre donne lanciano un grido; ma l’urlo di agonia di Krikor si interrompe bruscamente quando glieli ficcano in bocca. Quegli occhi un tempo così ironici e saggi ora si dilatano spaventosamente, e Shushanig nella sua concentrata agonia pensa che vorrebbe avere uno spillone per ucciderlo pietosamente.
Ma Krikor – vivo! – e i morti vengono trascinati fuori e gettati nella buca scavata per il tennis, fresca e odorosa di terra appena smossa. Anche le donne vengono spinte all’esterno, perché assistano. Il tenente sorridendo dice: "Fate sedere la signora della casa, e toglietele quella testa dal grembiule". (Lei nel frattempo ha chiuso delicatamente gli innocenti occhi spalancati di Sempad.) "Non siamo selvaggi, le abbiamo liberate. Ora ci sbarazziamo dei corpi e poi potremo cenare. I maschi della vostra infame razza sono colpevoli e vanno eliminati perché, se ne sopravvivesse anche uno solo, poi potrebbe vendicarsi. Ma voi siete donne..."
Sotto, giace Sempad, con la testa malamente riaccostata al corpo, premuta a faccia in giù nella terra. Sopra, con gli occhi invetriati di un gelo di morte, giacciono uno sull’altro i due gemelli, che non vedranno mai l’America dei loro sogni; e il padre per anni scriverà a tutti i sopravvissuti, sperando, paziente, perché nessuno li ha visti morire. Con gli occhi chiusi giace Garo il grande, abbracciato a Garo il piccolo che non è riuscito a proteggere, stringendolo in una morsa disperata con le forti braccia inutili, che la morte non ha dissuggellato. Sopra di lui nella buca viene gettato Vartan il sagrestano cattolico, e con lui, col petto squarciato, il figlio, che il nome esotico – patetico scongiuro alla sorte – non ha preservato.
Febbrilmente, ma con ordine, vengono accatastati i cadaveri; e lavorando, uno dei soldati osserva – ma è l’impressione di tutti, compreso il tenente: "Però, si trattano bene, questi infedeli!". Il suo compagno replica, ridendo forte: "Si trattavano, grazie a noi; e ora, le loro donne profumate sono tutte nostre".
La banda pregusta la violenza che seguirà, occhieggia imparzialmente donne, ragazze e bambine, pensando che ce n’è per tutti. E poi, le butteranno via, alla fine. La notte è lunga. Intanto, cominciano con lo sfasciare imparzialmente i vetri del bovindo e le cristallerie.
Invano il Cavaliere e la Dama dalle vetrate diffondono esotica bellezza: sono presi di mira con odio, sfregiati a sassate. E i delicati fiori inglesi dei finestrini laterali vengono perforati con le sciabole, sistematicamente, oppure colpiti a pistolettate, in una gara improvvisa, che scoppia in mezzo a un tripudio di chiassosi rumori.
[...]

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venerdì 2 dicembre 2005 - ore 17:43



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Martedì e mercoledì sono andato in Umbria con mio padre... purtroppo non si trattava di un viaggio di piacere (dovevamo partecipare a un convegno sulle nuove tecnologie nella diagnostica medica), ma siamo ugualmente riusciti a passare x Perugia e Todi. Il tempo non era eccezionale, ma i luoghi meritavano senza dubbio una visita... ecco le foto!




Piazza IV novembre, Perugia




Panorama di Perugia




Classica foto da turista




Santa Maria della Consolazione, Todi




Palazzo del Popolo, Todi




Duomo di Todi




Particolare del rosone sulla facciata




Altra foto da turista


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lunedì 28 novembre 2005 - ore 12:46



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non riesco a togliermi dalla testa la canzone "Push the button" delle Sugababes... sarà commerciale quanto vuoi, il titolo sarà anche copiato dall’ultimo album dei Chemical Brothers, ma ogni volta che la sento mi torna il buonumore...




Push the button


Push the button [x4]

I’m busy throwing hints that he keeps missing
Don’t have to think about it
I Wanna kiss and
Everything around it but he’s too distant
I wanna feel his body
I can’t resist it

I know my hidden looks can be deceiving
How obvious should a girl be?
I was taken by the early conversation piece
And I really like the way that he respect me

I’ve been waiting patiently for him to come and get it
I wonder if he knows that he can say it and I’m with it
I knew I had my mind made up from the very beginning
Catch this opportunity so you and me could feel it ’cos

If you’re ready for me boy
You’d better push the button and let me know
Before I get the wrong idea and go
You’re gonna miss the freak that I control

I’m busy showing him what he’s been missing
I’m kind of showing off for his full attention
My sexy ass has got him in the new dimension
I’m ready to do something to relieve this mission

After waiting patiently for him to come and get it
He came on through and asked me if I wanted to get with him
I knew I had my mind made up from the very beginning
Won’t miss this opportunity so you and me could feel it ’cos

If you’re ready for me boy
You’d better push the button and let me know
Before I get the wrong idea and go
You’re gonna miss the freak that I control

If you’re ready for me boy
You’d better push the button and let me know
Before I get the wrong idea and go
You’re gonna miss the freak that I control

I’ve been dropping so many hints
You’re still not getting it
Now that you’ve heard everything I have to say
Where we gonna go from here?

After waiting patiently for him to come and get it
He came on through and asked me if I wanted to get with him
I knew I had my mind made up from the very beginning
Won’t miss this opportunity so you and me could feel it ’cos

If you’re ready for me boy
You’d better push the button and let me know
Before I get the wrong idea and go
You’re gonna miss the freak that I control

If you’re ready for me boy
You’d better push the button and let me know
Before I get the wrong idea and go
You’re gonna miss the freak that I control
(I control)

If you’re ready for me boy
(For me boy)
You’d better push the button and let me know
Before I get the wrong idea and go
You’re gonna miss the freak that I control



E del video ne vogliamo parlare? Vorrei essere uno dei 3 tosi, magari quello "malmenato" dalla bionda... mmm

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venerdì 25 novembre 2005 - ore 14:27



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Una volta pensavo che il cinismo fosse l’atteggiamento peggiore che un essere umano potesse avere, insieme con l’ipocrisia. L’atteggiamento degli stronzi, di chi se ne frega, di chi ferisce senza provare rimorso. "Homo homini lupus", sostiene Hobbes, tutto il contrario di quella frase di Terenzio che ho sempre adottato come ideale di vita: "Homo sum, humani nihil a me alienum puto". Ora mi sto ricredendo. Naturalmente, non parlo di cinismo nei confronti delle popolazioni svantaggiate del mondo, o dell’indifferenza verso le tragedie quotidiane di cui veniamo a conoscenza tramite i mezzi di informazione. Sto parlando di un cinismo ben + circoscritto, cioè del cinismo nei confronti delle persone che conosciamo, delle persone con cui ci relazioniamo abitualmente.
"Tu sei troppo buono", mi sono sentito dire un’infinità di volte. "Ti fai troppe pare, pensi troppo agli altri, dovresti concentrarti più su te stesso". Non sto certo qui a compatirmi, è vero che tendo a dire "scusa scusa" x delle cagate, forse x insicurezza o x una mia cronica instabilità emotiva.
Ma ciò che mi è accaduto negli ultimi mesi mi ha insegnato qualcosa, x fortuna. Prima l’unico principio che cercavo di tenere a mente è: "Se devi cadere, cerca di cadere sempre in piedi", ora sto cercando di non cadere +, per non soffrire ancora, per evitare altri schiaffi, altre umiliazioni. In questo il cinismo è un valido alleato.
Godo delle situazioni belle che mi capitano nella vita, di un buon risultato nello studio o nel lavoro, mi piace circondarmi di amici con cui ridere, scherzare, bere, divertirmi, ma anche riflettere, parlare con sincerità, a cuore aperto. Cerco di vivere positivamente, ma so che una qualunque variabile nel sistema può cambiare tutto in un istante e rovinare il mio francobollo di felicità così faticosamente raggiunto. E non voglio che questo accada.
Guardo la neve che scende e imbianca gli steli d’erba, le strade, i tetti. E penso a questi splendidi versi di Montale:


Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede, teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto del bambino
a cui fugge il pallone tra le case.


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giovedì 24 novembre 2005 - ore 17:08



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ci sono emozioni che non hanno prezzo...


Sheva: "Puntiamo al 1° posto" (fonte: gazzetta.it)

L’ucraino è euforico dopo il poker di Istanbul: "Essere accostato ad un mito come van Basten è straordinario. Ma se ho segnato quattro gol lo devo ai miei compagni. Adesso dobbiamo vincere il girone"

ISTANBUL (Turchia), 24 novembre 2005 - "Essere accostato ad un mito come van Basten è straordinario, sono entrato nella storia ed è davvero molto bello. Piano piano sto ritornando in forma, dopo un mese senza giocare non era facile. Spero di poter migliorare ancora. Due volte sono stato vicino a lasciare il campo perchè sentivo dolore al tallone, però quando giochi partite come questa trovi dentro di te la forza per andare avanti". Queste le prime parole di Shevchenko appena sbarcato a Malpensa dopo la notte magica di Istanbul in cui ha trascinato il Milan al successo sul Fenerbahce per 4-0 con una quadripletta.
Istanbul mon amour. Dall’inferno al paradiso. Da una notte grigia di maggio a una fredda e piovosa di novembre. Chiedetelo ad Andriy Shevchenko, che ha spazzato il Fenerbahce con un poker storico, per cancellare ricordi dolorosi: quella doppia, incredibile parata di Dudek a pochi secondi dalla fine della finale contro il Liverpool, e quel rigore sbagliato che consegnò la Coppa ai Reds. Quattro gol che sintetizzano tutto il repertorio dello spietato bomber rossonero. Impetuoso in contropiede, potente e preciso da fermo, puntuale e al posto giusto nel raccogliere gli assist dei compagni. Nella partita, di Simic, di Gilardino, di tutto il Milan, Sheva ha assestato un colpo magistrale che ha affascinato anche la turbolenta tifoseria turca.
Come accadde nella partita vinta dall’Ucraina a Istanbul contro la Turchia; come ieri sera dopo la terza rete. Una standing ovation da brividi come l’intera colonna sonora che ha accompagnato il Fenerbahce verso un’impossibile impresa. Tutti in piedi davanti allo Zar, in uno sportivo segno di resa, dopo la valanga di critiche seguite a Turchia-Svizzera. Sheva intanto compie un altro passo in direzione di Gunnar Nordahl, primo goleador rossonero con 221 reti. L’ucraino con la maglia del Milan ha toccato quota 156, a otto gol da Gianni Rivera. E ora Sheva come Marco Van Basten, che segnò quattro gol in Champions League contro il Goteborg (l’olandese fece un poker anche in coppa Campioni contro il Vitosha Sofia).
Un poker in Champions lo hanno messo a segno solo cinque giocatori: oltre ai due rossoneri, Simone Inzaghi, Dado Prso e Ruud Van Nistelrooy. L’olandese del Manchester United ci riuscì nel 4-1 contro lo Sparta Praga della stagione 2004/05. Prso, invece, con il Monaco nell’8-3 contro il Deportivo La Coruna della stagione 2003/04. Prima di loro Van Basten e Simone Inzaghi. Il "Cigno di Utrecht" fece poker nel 4-0 con cui il Milan sconfisse il Goteborg nella fase a gironi della stagione 1992/93; l’attaccante della Lazio ne rifilò quattro al Marsiglia che venne sconfitto 5-1 all’Olimpico nella Champions 1999/2000.
A un turno dal termine della fase a gironi, Andriy è anche il capocannoniere della competizione con 6 gol. Martedì 6 dicembre contro lo Schalke 04, sfida decisiva, potrebbe essere ancora lui il predatore. Partita da giocare senza calcoli. Al Milan basterebbe anche pareggiare 0-0, 1-1 o 2-2, ma con la posta in palio così alta i tedeschi giocheranno la partita della vita. Speculare potrebbe essere fatale. Lo stesso Sheva ne è cosciente: "A Istanbul abbiamo vinto grazie a una prova straordinaria e se ho segnato quattro gol lo devo ai miei compagni. Fra due settimane dobbiamo giocare ancora così, perché adesso dobbiamo vincere il girone".




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lunedì 21 novembre 2005 - ore 17:12



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Da "Pulp Fiction" di Quentin Tarantino


Brett: Ascolta, mi dispiace, io non ho capito il tuo nome, ho capito il tuo, Vincent, ma non ho capito il tuo...
Jules: Mi chiamo Jerda e non è con le chiacchere che uscirai da questa merda.
Brett: Voglio solo dire quanto ci dispiace che le cose siano andate a puttane tra noi e il signor Wallace, noi ci siamo messi in questo affare con le migliori intenzioni, davvero...
Jules: [sparando al ragazzo sdraiato sul divano] Oh, scusami, ho spezzato la tua concentrazione, non volevo farlo, per favore, continua! Dicevi qualcosa a proposito delle migliori intenzioni... ma che ti prende... avevi finito? Interessante, ma non mi hai convinto, sai? Dì un po’, Marcellus Wallace che aspetto ha?
Brett: Cosa?
Jules: [ribaltando il tavolo] Da che paese vieni?
Brett: Cosa?
Jules: Cosa è un paese che non ho mai sentito nominare... lì parlano la mia lingua?
Brett: Cosa?
Jules: La mia lingua, figlio di puttana, tu la sai parlare?
Brett: Sììì sììì...
Jules: Allora capisci quello che dico?
Brett: Sììì sì sì...
Jules: Descrivimi perciò Marcellus Wallace, che aspetto ha?
Brett: Cosa?
Jules: Dì cosa un’altra volta, dì cosa un’altra volta, ti sfido, due volte, ti sfido, figlio di puttana, dì cosa un’altra maledettissima volta...
Brett: E’ nero...
Jules: Vai avanti.
Brett: E’ senza capelli...
Jules: Secondo te sembra una puttana?
Brett: Cosa?
Jules: [sparando alla spalla del ragazzo] Secondo te, lui, ha l’aspetto d’una puttana?
Brett: Nooooo!
Jules: Perché allora hai cercato di fotterlo come una puttana?
Brett: Non l’ho fatto...
Jules: Sì tu l’hai fatto... sì tu l’hai fatto, Brett, hai cercato di fotterlo, ma a Marcellus Wallace non piace farsi fottere da anima viva tranne che dalla signora Wallace... leggi la Bibbia, Brett?
Brett: Sì.
Jules: E allora ascolta questo passo che conosco a memoria, è perfetto per l’occasione: Ezechiele 25:17... il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre perché egli è in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno, su coloro che proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te...




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venerdì 18 novembre 2005 - ore 13:04



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sto aspettando una mail dall’azienda dove ho svolto il tirocinio con informazioni importanti x la tesi... ma questi se la prendono comoda, accidenti... sto sclerando!
Nel frattempo colgo l’occasione x farvi conoscere un po’ meglio l’antibiotico su cui sto raccogliendo informazioni da 2 mesi a sta parte... ecco la molecola in tutta la sua sfolgorante bellezza (si fa x dire):




Si noti l’anello beta-lattamico condensato con un anello diidrotiazinico (a 6 atomi) invece che con uno tiazolidinico (a 5 atomi) come nelle penicilline.
La maggior parte delle cefalosporine sono instabili in soluzione acquosa e le loro preparazioni iniettabili devono essere conservate allo stato congelato. Essendo degli acidi carbossilici, le cefalosporine formano sali sodici solubili, mentre l’acido libero è poco solubile. Per garantire la solubilizzazione le forme iniettabili non salificate contengono quindi bicarbonato di sodio stechiometrico.
Il ceftriaxone (qui sopra) è utilizzato in alcuni casi di gravi infezioni e in particolare per il trattamento di alcune meningiti sostenute da Gram-(-). E’ sufficientemente stabile a molte beta-lattamasi, ma è sensibile ad alcuni enzimi inducibili cromosomicamente.

Eh già.

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giovedì 17 novembre 2005 - ore 11:49



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri notte, prima di addormentarmi, preso da un attacco di pessimismo ho letto questo...


Da "Bastogne" di Enrico Brizzi


L’altro giorno mi è salita in superficie una paranoia quasi impronunciabile, legata a certe mie insicurezze. Semplicemente, mi chiedevo se la gente si dispiacerà, il giorno che muoio.
Una determinata giovane attrice, appreso che Ermanno Claypool non è più, potrebbe addirittura andare a piangere in bagno. Qualche tennista con le chiavi d’una berlina targata Benessere, un adulto dal nome adeguato alla mattanza, un disperato in principe di galles chiamato Tancredi, potrebbe consolarla con frasi puntuali e sensibili, farla addirittura quasi innamorare, convincerla quasi a farsi riaccompagnare a casa, fotterla quasi con gesti studiati sui sedili ribaltabili della macchina, farla sentire quasi donna mentre seduta sul bidet, rientrata a casa, fa abbondante uso di detergente intimo prima di andare a riposare, ché l’indomani si deve studiare i dialoghi di
Windsurf il vento nelle mani.
"Oggi ho fatto à l’amore con Tancredi, ho sentito un tot ma non so ancora se lo amo", scriverebbe Biancalancia nel suo diario segreto.
E poi, come dubitarne, nel sogno lei si sveglierebbe carina, e con solo una felpa leggera addosso telefonerebbe, pazzamente glamour, alle amiche per chiedere consiglio.
Verrebbero mangiate delle fette biscottate, me lo sento. Il velo di burro e la marmellata dietetica, ineccepibili. Come il rassicurarsi tra amiche, come l’inesausto sorprendersi: del sesso si può fare a meno per mesi interi, ma quando succede ed è così bello, dopo ne hai sempre voglia, vero amiche? Proprio come quando c’era ancora Ermanno, lui sì che sapeva far godere una donna. Vero, vero, ma non devi mica sentirti in colpa, ché sono le cose belle della vita, godere è bello e naturale, e tra noi donne&amiche queste cose ce le possiamo dire. E invece la luogotenenza dell’impero, Ermanno, come ce l’aveva? Possente? O un caso sociale bisognoso di premure e di baci? Ti faceva toccare le forse ventinove delizie dell’estasi o era ingombrante e fastidioso come un topo vivo finito nello scarico del lavandino?
Di questo potrebbe conversare Biancalancia con le amiche.
E col disperato in principe di galles, l’horrido Tancredi, invece, sussurrerebbe tutt’altro.
Per esempio.
Amore... E’ meraviglioso, a pensarci, che l’uomo e la donna siano stati creati proprio così... Vedi, tu hai la cosina morbida e bagnata... E tu? Io ho tutto quello che ti serve per farti stare bene... Dài scemo... Sssì, per mangiarti meglio... Sei felice? Sì... E tu? Tanto... Ehi, lo so che non si dovrebbe chiedere ma... Ti è piaciuto? Sììì, direbbe a questo punto Biancalancia con sguardo liquido e inclinazione del capo da inconsolabile-consolabile...
Intervallo.
Quando mi accorgo che stai per venire, vado giù di testa... Dài, ti eccita? Sì, scusa se te lo dico, ma per me c’è una grande intesa sessuale... Tra noi due, dico... Dài, lo sai che mi vergogno... Comunque sì, Tancredi mio, è proprio vero... Sì, yesss.
E alla fine di tutto, questa giovane attrice che per un attimo si è dispiaciuta per me, si sente la pelle fresca e riposata, senza squamètte, senza effetto buccia d’arancia. E’ sempre lei, dinamica e studentessa d’arte, piena di amici e di interessi, dalla moda alle religioni orientali, dalla letteratura al sumo, scopabile, pronta al riciclaggio.
Queste riflessioni ti tolgono la voglia residua di parlare. E’ il solito cazzo di circolo vizioso, perché dopo inizio a chiedermi come mai mi è venuta in mente Biancalancia. Già, come mai?
Notate che mi trovo alla festa più brutta del mondo, tre o quattro grammi di zerozero in tasca e almeno altrettanti già fumati in serata. Va be’. Non è tanto il vecchio zerozero, il problema. Si capisce. Forse quei sette otto cuba libre non mi hanno fatto benissimo. [...]



Stamattina, invece, appena sveglio ho ascoltato questa bellissima canzone...


I still haven’t found what I’m looking for (U2)


I have climbed highest mountain
I have run through the fields
Only to be with you
Only to be with you

I have run
I have crawled
I have scaled these city walls
These city walls
Only to be with you

But I still haven’t found what I’m looking for
But I still haven’t found what I’m looking for

I have kissed honey lips
Felt the healing in her fingertips
It burned like fire
This burning desire

I have spoke with the tongue of angels
I have held the hand of a devil
It was warm in the night
I was cold as a stone

But I still haven’t found what I’m looking for
But I still haven’t found what I’m looking for

I believe in the kingdom come
Then all the colors will bleed into one
Bleed into one
Well yes I’m still running

You broke the bonds and you
Loosed the chains
Carried the cross
Of my shame
Of my shame
You know I believed it

But I still haven’t found what I’m looking for
But I still haven’t found what I’m looking for
But I still haven’t found what I’m looking for
But I still haven’t found what I’m looking for...



e mi è tornato il buonumore.

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lunedì 14 novembre 2005 - ore 13:26



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sabato scorso è stato un giorno indimenticabile... tutto è iniziato con la festa delle matricole, sul liston. Dopo essermi ritrovato coi ragazzi della mia confraternita al Bo, ci siamo diretti al Pedrocchi dove era stato allestito il toro meccanico. Le persone che hanno tentato di cavalcarlo sono state molte... ma ancora di + quelle che hanno assistito alla corsa dei mezzi strani! Così vengono chiamati i carri, uno x ordine goliardico, che partecipano a una gara senza esclusione di colpi sul liston... il nostro mezzo è stato ricavato da un carrello della spesa, e dato che il tema della festa era il vecchio west, vestito da messicano in poncho e sombrero mi sono calato nel carrello. Quando il Tribuno ha dato il via alla corsa ne è seguita una mischia furibonda... molti hanno tentato di capovolgere il nostro mezzo ma siamo riusciti a resistere e a terminare la gara... l’Accademia del F.O.L.P.O. si è aggiudicata il primo posto, noi siamo arrivati terzi. Dopo la corsa ci siamo piazzati al Pedrocchi x offrire il vino alla cittadinanza, la festa è proseguita tra canti e balli fino a tarda serata, e ho pure avuto l’onore di suonare il piano in sala grande! Dopo aver salutato e ringraziato tutti sono andato al Pach, appena in tempo x sentire Samuel e Pisti in consolle... ho fatto gli auguri a Giò e a Licia x il loro compleanno, salutato la Cia che non vedevo da un sacco di tempo, ma poi anche cali, momo, ozzy, mazzimo, morgana, il guera, spanty, mamba, sofie, fantalaura, Diana, Paola, Mary... infine mi sono lanciato nelle danze. Buonissima la musica... e la compagnia. Mi spiace soltanto di aver deluso una persona a cui tengo molto. Sono tornato alle 7 di mattina, dopo aver fatto colazione con Ingrid.
Ieri ho poi avuto una piacevolissima sorpresa: a pagina 9 del Corriere del Veneto c’è un bell’articolo sulla festa delle matricole, correlato dalla foto qui sotto:




Sputtanato a livello regionale, insomma...

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giovedì 10 novembre 2005 - ore 02:34



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Sfumature - 99 Posse


I giorni scorrono veloci
più di quanto potessi desiderare
le notti sono assai più brevi
di quanto potessi temere
mi mancano già questi luoghi
mi mancano già i vostri nomi
l’essenziale è invisibile agli occhi
il cuore invece no non può ingannarti
no no no no, no no!
I pensieri scorrono più veloci della luce
i miei occhi parlano con un’altra voce
i pensieri scorrono più veloci della luce
e i miei occhi...

Impercettibili sfumature
così difficili da dimenticare
così decise da trasformare
sorrisi in lacrime
Impercettibili sfumature
così decise da trasformare
cieli grigi in giornate di sole
il coraggio in mille paure

C’è il bianco, il nero e mille sfumature
di colori in mezzo e lì in mezzo siamo noi
coi nostri mondi in testa tutti ostili
e pericolosamente confinanti siamo noi
un po’ paladini della giustizia
un po’ pure briganti, siamo noi
spaccati e disuguali, siamo noi
frammenti di colore, sfumature
dentro a un quadro da finire
Siamo noi, che non ci vogliono lasciar stare
siamo noi, che non vogliamo lasciarli stare
siamo noi, appena visibili sfumature
in grado di cambiare il mondo
in grado di far incontrare
il cielo e il mare in un tramonto
Siamo noi, frammenti di un insieme
ancora tutto da stabilire
e che dipende da noi
capire l’importanza di ogni singolo colore
dipende da noi saperlo collocare bene
ancora da noi, capire il senso nuovo
che può dare all’insieme
che dobbiamo immaginare
Solo noi, solo noi, solo noi...

Impercettibili sfumature
così difficili da dimenticare
così decise da trasformare
sorrisi in lacrime
Impercettibili sfumature
così decise da trasformare
cieli grigi in giornate di sole
il coraggio in mille paure

Attimi irripetibili
tutto finisce lo so
ma non voglio partire, no
ancora no, ancora no
ancora no, ancora no...


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