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TU PAGARE, IO DARE CAMMELLO



Per una persona ottimista, il bicchiere e’ pieno a metà.
Per una persona pessimista, e’ vuoto a metà.
Per l’ingegnere, e’ due volte più grande del necessario.

Autocritica: "Grana hai rotto il ca22o co’ tutte ’ste menate. Smettila di spurgare odio nei post."

BRATTY = Describes a child(alwayas an adult n.d.emmegi.75) who is spoiled, whiny, throws tantrums, and always wants things his way.




Se tu e io ci scambiamo un dollaro, restiamo sempre con un dollaro ciascuno.

Se invece ci scambiamo le idee, dopo tu ne hai due e io pure.



Lo volevate? Ecco, per chi me lo ha chiesto, è giunto il momento di soddisfare quel trepidante e rischioso desiderio di leggere ciò che scriverò.
Commentate, lamentatevi, ma io avevo avvisato via speedy...








Le immagini sono prese dal web e saranno subito rimosse se chi, avendone il copyright, lo chiederà.

emmegi.75@sudinoinemmenounanuvola.it







SONDAGGIO: QUINDI...




Era ora
Ma anche no

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domenica 2 agosto 2015 - ore 22:12


Porno
(categoria: " Vita Quotidiana ")




LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK



sabato 1 agosto 2015 - ore 10:04



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Fonte:

http://www.uncommons.it/village/litalia-e-malata-di-mente-427

ANDREA PURGATORI

Intervista con Vittorino Andreoli


«L’Italia è un paziente malato di mente. Malato grave. Dal punto di vista psichiatrico, direi che è da ricovero. Però non ci sono più i manicomi”. Il professor Vittorino Andreoli, uno dei massimi esponenti della psichiatria contemporanea, ex direttore del Dipartimento di psichiatria di Verona, membro della New York Academy of Sciences e presidente del Section Committee on Psychopathology of Expression della World Psychiatric Association ha messo idealmente sul lettino questo Paese che si dibatte tra crisi economica e caos politico e si è fatto un’idea precisa del malessere del suo popolo. Un’idea drammatica. Con una premessa: “Che io vedo gli italiani da italiano, in questo momento particolare. Quindi, sia chiaro che questa è una visione degli altri e nello stesso tempo di me. Come in uno specchio».

Quali sono i sintomi della malattia mentale dell’Italia, professor Andreoli?
“Ne ho individuati quattro. Il primo lo definirei “masochismo nascosto”. Il piacere di trattarsi male e quasi goderne. Però, dietro la maschera dell’esibizionismo”.

Mi faccia capire questa storia della maschera.
“Beh, basta ascoltare gli italiani e i racconti meravigliosi delle loro vacanze, della loro famiglia. Ho fatto questo, ho fatto quello. Sono stato in quel ristorante, il più caro naturalmente. Mio figlio è straordinario, quello piccolo poi…”.

Esibizionisti.
“Ma certo, è questa la maschera che nasconde il masochismo. E poi tenga presente che generalmente l’esibizionismo è un disturbo della sessualità. Mostrare il proprio organo, ma non perché sia potente. Per compensare l’impotenza”.

Viene da pensare a certi politici. Anzi, a un politico in particolare.
“Pensi pure quello che vuole. Io faccio lo psichiatra e le parlo di questo sintomo degli italiani, di noi italiani. Del masochismo mascherato dall’esibizionismo. Tipo: non ho una lira ma mostro il portafoglio, anche se dentro non c’è niente. Oppure: sono vecchio, però metto un paio di jeans per sembrare più giovane e una conchiglia nel punto dove lei sa, così sembra che lì ci sia qualcosa e invece non c’è niente”.

Secondo sintomo.
“L’individualismo spietato. E badi che ci tengo a questo aggettivo. Perché un certo individualismo è normale, uno deve avere la sua identità a cui si attacca la stima. Ma quando diventa spietato…”.

Cattivo.
“Sì, ma spietato è ancora di più. Immagini dieci persone su una scialuppa, col mare agitato e il rischio di andare sotto. Ecco, invece di dire “cosa possiamo fare insieme noi dieci per salvarci?”, scatta l’io. Io faccio così, io posso nuotare, io me la cavo in questo modo… individualismo spietato, che al massimo si estende a un piccolissimo clan. Magari alla ragazza che sta insieme a te sulla scialuppa. All’amante più che alla moglie, forse a un amico. Quindi, quando parliamo di gruppo, in realtà parliamo di individualismo allargato”.

Terzo sintomo della malattia mentale degli italiani?
“La recita”.

La recita?
“Aaaahhh, proprio così… noi non esistiamo se non parliamo. Noi esistiamo per quello che diciamo, non per quello che abbiamo fatto. Ecco la patologia della recita: l’italiano indossa la maschera e non sa più qual è il suo volto. Guarda uno spettacolo a teatro o un film, ma non gli basta. No, sta bene solo se recita, se diventa lui l’attore. Guarda il film e parla. Ah, che meraviglia: sto parlando, tutti mi dovete ascoltare. Ma li ha visti gli inglesi?”.

Che fanno gli inglesi?
“Non parlano mai. Invece noi parliamo anche quando ascoltiamo la musica, quando leggiamo il giornale. Mi permetta di ricordare uno che aveva capito benissimo gli italiani, che era Luigi Pirandello. Aveva capito la follia perché aveva una moglie malata di mente. Uno nessuno e centomila è una delle più grandi opere mai scritte ed è perfetta per comprendere la nostra malattia mentale”.

Torniamo ai sintomi, professore.
“No, no. Rimaniamo alla maschera. Pensi a quelli che vanno in vacanza. Dicono che sono stati fuori quindici giorni e invece è una settimana. Oppure raccontano che hanno una terrazza stupenda e invece vivono in un monolocale con un’unica finestra e un vaso di fiori secchi sul davanzale. Non è magnifico? E a forza di raccontarlo, quando vanno a casa si convincono di avere sul serio una terrazza piena di piante. E poi c’è il quarto sintomo, importantissimo. Riguarda la fede…”.




Ecco invece i miei sintomi tristi, evidenziati in blu:


Con la fede non si scherza.
“Mica quella in dio, lasciamo perdere. Io parlo del credere. Pensare che domani, alle otto del mattino ci sarà il miracolo. Poi se li fa dio, San Gennaro o chiunque altro poco importa. Insomma, per capirci, noi viviamo in un disastro, in una cloaca ma crediamo che domattina alle otto ci sarà il miracolo che ci cambia la vita. Aspettiamo Godot, che non c’è. Ma vai a spiegarlo agli italiani. Che cazzo vuoi, ti rispondono. Domattina alle otto arriva Godot. Quindi, non vale la pena di fare niente. E’ una fede incredibile, anche se detta così sembra un paradosso. Chi se ne importa se ci governa uno o l’altro, se viene il padre eterno o Berlusconi, chi se ne importa dei conti e della Corte dei conti, tanto domattina alle otto c’è il miracolo”.


Masochismo nascosto, individualismo spietato, recita, fede nel miracolo. Siamo messi malissimo, professor Andreoli.
“Proprio così. Nessuno psichiatra può salvare questo paziente che è l’Italia. Non posso nemmeno toglierti questi sintomi, perché senza ti sentiresti morto. Se ti togliessi la maschera ti vergogneresti, perché abbiamo perso la faccia dappertutto. Se ti togliessi la fede, ti vedresti meschino. Insomma, se trattassimo questo paziente secondo la ragione, secondo la psichiatria, lo metteremmo in una condizione che lo aggraverebbe. In conclusione, senza questi sintomi il popolo italiano non potrebbe che andare verso un suicidio di massa”.

E allora?
“Allora ci vorrebbe il manicomio. Ma siccome siamo tanti, l’unica considerazione è che il manicomio è l’Italia. E l’unico sano, che potrebbe essere lo psichiatra, visto da tutti questi malati è considerato matto”.

Scherza o dice sul serio?
“Ho cercato di usare un tono realistico facendo dell’ironia, un tono italiano. Però adesso le dico che ogni criterio di buona economia o di buona politica su di noi non funziona, perché in questo momento la nostra malattia è vista come una salvezza. E’ come se dicessi a un credente che dio non esiste e che invece di pregare dovrebbe andare in piazza a fare la rivoluzione. Oppure, da psichiatra, dovrei dire a tutti quelli che stanno facendo le vacanze, ma in realtà non le fanno perché non hanno una lira, tornate a casa e andate in piazza, andate a votare, togliete il potere a quello che dice che bisogna abbattere la magistratura perché non fa quello che vuole lui. Ma non lo farebbero, perché si mettono la maschera e dicono che gli va tutto benissimo”.

Guardi, professore, che non sono tutti malati. Ci sono anche molti sani in circolazione. Secondo lei che fanno?
“Piangono, si lamentano. Ma non sono sani, sono malati anche loro. Sono vicini a una depressione che noi psichiatri chiamiamo anaclitica. Penso agli uomini di cultura, quelli veri. Che ormai leggono solo Ungaretti e magari quel verso stupendo che andrebbe benissimo per il paziente Italia che abbiamo visitato adesso e dice più o meno: l’uomo… attaccato nel vuoto al suo filo di ragno”.

E lei, perché non se ne va?
“Perché faccio lo psichiatra, e vedo persone molto più disperate di me”.

Grazie della seduta, professore.
“Prego”.



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venerdì 31 luglio 2015 - ore 17:53



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il comportamento è lo specchio in cui tutti mostrano la loro vera immagine.
- Goethe -

L’ha detto lui. Johann Wolfgang von Goethe.

Tana. (Sì, è quel termine che si usava quando si arrivava alla base del nascondino, qua mi serve a rafforzare il concetto di aver scritto una verità che mi farà fibrillare per 30 secondi).

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martedì 28 luglio 2015 - ore 11:47



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Cristallino direi.

Ho paura di vederti
bisogno di vederti
speranza di vederti
dispiacere di vederti

Ho voglia di trovarti
preoccupazione di trovarti
certezza di trovarti
miseri dubbi di trovarti

Ho urgenza d’ascoltarti
allegria di ascoltarti
fortuna di ascoltarti
e timore d’ascoltarti

cioè
riassumendo
sono fottuto
e raggiante
forse più la prima cosa
che la seconda
e anche
viceversa.

Mario Benedetti


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domenica 26 luglio 2015 - ore 12:06


e ancora..
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Brevetto di maledizione/sortilegio moderno: "ti auguro che tutte le le scarpe acquistate in passato e in futuro diventino delle Crocs appena le indossi. Quelle col pelo, ovvio. "





Stamattina catafalco di cazzate. Per fortuna a casa non c’è nessuno che può essere vittima delle mie idiozie.


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domenica 26 luglio 2015 - ore 10:24


Perversioni&Deliri Co. ( o S.p.A.)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quando lavoro, nello specifico quando scrivo relazioni di calcolo si materializzano dietro la mia sedia 5 figure, come incazzatissimi ectoplasmi.

Un ingegnere, nello specifico un CTU.(Consulente Tecnico di Ufficio, nominato dal Giudice)
Un altro ingegnere CTP. (Consulente Tecnico di Parte, nello specifico la CONTROparte che non mi vuole pagare, e che si è inventata il danno inesistente per non pagarmi).
Un avvocato, nello specifico quello della controparte.

Il Giudice, ovviamente.

Mia madre. (lei comunque ha sempre voce in capitolo assieme alla mia futura moglie, se ci sarà.)

Cos’hanno tutti in comune?
Mi vogliono

SODOMIZZARE


fisicamente e pure l’esistenza.
E hanno quasi nulle competenze su quello che faccio.

No, mia madre non fisicamente, per carità(amore di mamma, il massimo dell’atto deve averlo consumato quand’ero bambino con le supposte).

Che bel lavorare.




“I’m not going to kill you. I’m just going to hurt you really, really bad.”


C’ho la fissa per quel bell’omino di Jared utimamente.

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sabato 25 luglio 2015 - ore 06:45



(categoria: " Vita Quotidiana ")




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