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franz79, 27 anni spritzino di Prov. Rovigo CHE FACCIO? Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO vasco rossi ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Scritture miste... mercoledì 21 settembre 2005 - ore 19:18 Non so quanti hanno letto questa notizia qualche giorno fa; in effetti è stato difficile rintracciarla. Le perdite militari americane in Iraq hanno superato le 1.860 dopo la morte, oggi, di un agente della polizia militare ucciso a Baghdad. Anche in Afghanistan, le perdite, nelle ultime 24 ore, sono aumentate con la morte di un marine in combattimento, nell'Est del Paese. Altri due caduti erano stati segnalati venerdi'. Secondo i dati del Pentagono piu' recenti, le perdite in Iraq sono almeno 1.861 (i media calcolano almeno 1.865), quelle in Afghanistan almeno 224 COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 21 settembre 2005 - ore 18:37 ![]() Che raporto c'è tra questi 2 personaggi? Uno dice una cosa, e, poco tempo dopo, interviene l'altro a contraddirlo. Il Biancofiore (Ccd-Cdu) nel 2001 racimola il 3,2%; alle Europee dell'anno scorso ha avuto il 5.9 %, risultato confermato alle recenti regionali nonostante la sconfitta della coalizione. Follini è quindi riuscito a ottenere le dimissioni del Governo e ora sta ottenendo la riforma della legge elettorale in senso proporzionale. «Definire metastasi i propri alleati è una frase che non aiuta né il buon governo né l'alleanza e che amareggia prima di indignare. Si tratta di argomenti che non dovrebbero essere usati mai» Quotidiana punzecchiatura al premier-alleato. La Lega chiede a Berlusconi la devolution? Follini ritiene «non prioritaria» nell'agenda politica la devolution e indica legge elettorale ed economia come argomenti da affrontare «con una discussione profonda e senza il coltello fra i denti». "Ricandidarmi? E' un enorme sacrificio. Perché tutto in me, dal punto di vista personale e privato, mi spingerebbe a dire: Si accomodi un altro». (disse Berlusconi). "Questo sacrificio non glielo sta chiedendo nessuno. Noi abbiamo posto un problema politico già al congresso, ma non abbiamo ottenuto nessuna risposta». (risposta dall'udc) COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 21 settembre 2005 - ore 16:32 Come Mai Le notti non finiscono all'alba nella via le porto a casa insieme a me, ne faccio melodia e poi mi trovo a scrivere chilometri di lettere sperando di vederti ancora qui. Inutile parlarne sai, non capiresti mai seguirti fino all'alba e poi, vedere dove vai mi sento un po' bambino ma, lo so con te non finirà il sogno di sentirsi dentro un film. E poi all'improvviso, sei arrivata tu non so chi l'ha deciso, m'hai preso sempre più la quotidiana guerra con la razionalità vada bene pur che serva, per farmi uscire Come mai, ma chi sarai, per fare questo a me notti intere ad aspettarti, ad aspettare te. Dimmi come mai, ma chi sarai, per farmi stare qui qui seduto in una stanza, pregando per un si. Gli amici se sapessero, che sono proprio io pensare che credevano, che fossi quasi un Dio perché non mi fermavo mai nessuna storia inutile uccidersi d'amore ma per chi. Lo sai all'improvviso, sei arrivata tu non so chi l'ha deciso, m'hai preso sempre più una quotidiana guerra, con la razionalità ma va bene pur che serva, per farmi uscire Come mai, chi sarai, per fare questo a me notti intere ad aspettarti, ad aspettare te dimmi come mai, ma chi sarai, per farmi stare qui qui seduto in una stanza pregando per un si. Dimmi come mai, ma chi sarai per fare questo a me notti intere ad aspettarti, ad aspettare te dimmi come mai, ma chi sarai, per farmi stare qui qui seduto in una stanza pregando per un si'. Nessun Rimpianto Tutti mi dicevano vedrai è successo a tutti però poi ti alzi un giorno e non ci pensi più la scorderai, ti scorderai di lei. Solo che non va proprio così ore spese a guardare gli ultimi attimi in cui tu eri qui con me dove ho sbagliato e perché ma poi mi son risposto che non ho nessun rimpianto nessun rimorso soltanto certe volte capita che appena prima di dormire mi sembra di sentire il tuo ricordo che mi bussa e mi fa male un po' Come dicon tutti il tempo è l'unica cura possibile solo l'orgoglio ci mette un po' un po' di più per ritirarsi su però mi ha aiutato a chiedermi s'era giusto essere trattato così da una persona che diceva di amarmi e proteggermi prima di abbandonarmi qui non ho nessun rimpianto nessun rimorso soltanto certe volte capita che appena prima di dormire mi sembra di sentire il tuo ricordo che mi bussa ma io non aprirò Come Deve Andare Erano le vacanze di natale dell’anno di quel freddo micidiale il mio peugeot col gelo arrancava tossiva un po’ partiva e si fermava mi superò uno col fifty nero lo vidi che rideva son sicuro dall’alto del suo fifty sia di me che del peugeot così tornai a casa un po’ umiliato col ghiaccio che dal chiodo era entrato in profondità nel mio orgoglio ferito è allora che al volo ho realizzato il rischio di passare la mia vita sopra a un peugeot che arrancava in salita mentre uno con il fifty ti sorpassa ride e va e tutto va come deve andare o per lo meno così dicono e tutto va come deve andare o per lo meno me lo auguro se ne andò il tempo delle mele e arrivò l’inferno delle pere amici che non avrei + rivisto sbattuti la scaraventati in pasto a una realtà che qualche anno dopo avrebbe già riscosso il suo tributo da sola o con le quattro letterine magiche e c’erano quelli già sistemati in società temuti e rispettati guardavano con schifo malcelato persone con cui avevano vissuto non era + il tempo di parlare con gente che era così inferiore ridendo di un peugeot in salita che non ce la fa e tutto va come deve andare o per lo meno così dicono e tutto va come deve andare o per lo meno me lo auguro e siamo qui ai piedi in una strada che sale su ripida e dissestata la chiamano età della ragione ci passano miliardi di persone io spero di poterla fare tutta guardare giù quando arriverò in vetta anche arrancando come quel vecchissimo peugeot e tutto va come deve andare o per lo meno così dicono e tutto va come deve andare o per lo meno me lo auguro e tutto va come deve andare o per lo meno così dicono e tutto va come deve andare o per lo meno me lo auguro COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 21 settembre 2005 - ore 12:09 883, perchè no? I loro testi si memorizzano facilmente, però un ripassino non fa male: Rotta Per Casa Di Dio Si era detto otto e mezzo puntuali al bar però lo sapevamo già che tra una cazzata e l'altra c'è Cisco che passa in bagno un'eternità tutti in macchina la festa è lontana e poi là le tipe ci aspettano oh ragazzi, "tranqui", questa è una botta sicura basta che non ci perdiamo Rotta per casa di Dio stiamo volando alla festa Rotta per casa di Dio e siamo già là con la testa E le troveremo già sulla porta e poi con il tacco alto e la gonna corta e noi con il groppo in gola e il cuore che batte le faremo ballare per tutta la notte Cisco addocchia la cartina poi dice "No! Stiamo andando fanculo!" Te l'ho detto dovevamo girare là guarda sono sicuro lo sapevo che sarebbe finita così siamo teste di cazzo noi! Basta uscire più di dieci chilometri che noi stronzi ci perdiamo. Rotta per casa di Dio ci stiam perdendo la festa Rotta per casa di Dio e stiamo uscendo di testa non le troveremo più sulla porta e poi niente tacco alto né gonna corta e noi con il groppo in gola e il cuore che batte ci faremo menate per tutta la notte. Con le facce tese tutti incazzati neri e con le pive nel sacco persi in queste strade che sembrano sentieri stanotte niente di fatto avvistiamo da lontano un cavalcavia ci sarà un'autostrada là appena entrati dal casello come per magia ecco appare un autogrill. Rotta per casa di Dio ci siam fottuti la festa Rotta per casa di Dio però che notte diversa tutti con in mano birra e Camogli noi senza fidanzate troie né mogli quattro deficienti a fare cazzate come non succedeva da un pacco di tempo. Rotta per casa di Dio ma chi la caga la festa Rotta per casa di Dio stanotte non l'abbiam persa tutti con in mano birra e camogli noi senza fidanzate troie né mogli quattro deficienti a fare cazzate come non succedeva da un pacco di tempo Sei Un Mito Tappetini nuovi Arbre Magique deodorante appena preso che fa molto chic appuntamento alle nove e mezza ma io per non fare tardi forse ho cannato da Dio alle nove sono già sotto casa tua tu che scendi bella come non mai sono anni che sognavo 'sta storia lo sai sento il cuore che mi rimbalza in bocca e tu con un body a balconcino che ti tiene su un seno che così non si era mai visto prima sei un mito sei un mito per me sono anni che ti vedo così irraggiungibile sei un mito sei un mito per me tu per tutti noi sei la più bella ma impossibile ancora adesso non capisco perchè hai accettato il mio invito ad uscire con me forse perchè tu non sei quel freddo robot che noi tutti pensavamo tu fossi però l'importante è che adesso siamo qui insieme appoggiati al tavolino di un bar scopro che oltretutto sei anche simpatica nonostante tu sia la più eccitante che abbia visto in giro sono a mio agio con te ordiniamo un altro cocktail poi si va via sei un mito sei un mito per me sono anni che ti vedo così irraggiungibile sei un mito sei un mito per me tu per tutti noi sei la più bella ma impossibile quasi esplodo quando mi dici " Dai, vieni su da me che tanto non ci sono i miei" io mi fermo a prendere una bottiglia perché voglio festeggiare questa figata con te anche se forse non mi sembra neanche vero E' incredibile abbracciati noi due un ragazzo e una ragazza senza paranoie senza dirci " io ti amo" o "io ti sposerei" solo con la voglia di stare bene tra noi anche se soltanto per una sera appena sei un mito sei un mito per me perché vivi e non racconti in giro favole sei un mito sei un mito per me non prometti e non pretendi si prometta a te sei un mito sei un mito per me perché vivi e non racconti in giro favole sei un mito sei un mito per me La Dura Legge Del Gol Chi le ha inventate le fotografie chi mi ha convinto a portar qui le mie che poi lo sappiamo scattan le paranoie Le facce nella foto accanto a noi entrate nelle nostre vite e poi scappate di corsa per non tornare mai Quanti in questi anni ci han deluso quanti col sorriso dopo l'uso ci hanno buttato Si alza dalla sedia del bar chiuso lentamente Cisco e all'improvviso dice "Voi non capite un c... è un po' come nel calcio" È la dura legge del gol fai un gran bel gioco però se non hai difesa gli altri segnano e poi vincono Loro stanno chiusi ma alla prima opportunità salgon subito e la buttan dentro a noi la buttan dentro a noi Da queste foto io non lo direi che di tutta sta gente solo noi siam rimasti uniti senza fotterci mai Sull'amicizia e sulla lealtà ci abbiam puntato pure l'anima per noi che l'ha fatto chi per noi lo farà Quanti in questi anni ci han deluso quanti col sorriso dopo l'uso ci hanno buttato Si alza dalla sedia del bar chiuso lentamente Cisco e all'improvviso dice: "Voi non capite un c... è un pò come nel calcio" È la dura legge del gol... Il tipo con il cappellino blu dei New York Yankees quello lì sei tu mi sa che anche al cesso te lo tenevi su E quella nella foto accanto a te non è il fenomeno della tua ex quella che diceva: "Scegli o loro o me" Quante in questi anni ci han deluso quante ci hanno preso e poi di peso ci hanno buttato Si alza dalla sedia del bar chiuso lentamente Cisco fa un sorriso e dice: "Noi abbiam capito tutto è un pò come nel calcio" È la dura legge del gol gli altri segneranno però che spettacolo quando giochiamo noi non molliamo mai Loro stanno chiusi ma cosa importa chi vincerà perché in fondo lo squadrone siamo noi lo squadrone siamo noi COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK mercoledì 21 settembre 2005 - ore 11:37 "Oggi, sempre più spesso, sui banchi accanto a voi siedono giovani i cui genitori, fuggendo da condizioni di miseria o in cerca di libertà, sono qui giunti da Paesi stranieri. Anche tanti dei nostri padri furono emigranti, in cerca di migliori fortune. Affrontarono e superarono aspre difficoltà, paure, diffidenze. E oggi i loro discendenti sono parte viva della vita e della cultura di molte Nazioni. Non dimenticate mai quelle pagine della nostra storia. Tendete la mano ai giovani stranieri che vivono in mezzo a noi: la Scuola, anche col vostro aiuto, contribuirà a renderli cittadini responsabili della Repubblica. Essi sono venuti per ricevere, ma anche per dare. Conosciamo i pericoli e le tragedie che l'intolleranza porta sempre con sé. Conosciamo anche i benefici dell'incontro di culture diverse. Ognuno di noi ha l'occasione di dare il proprio contributo alla comprensione e al rispetto reciproci. Fate che la fiducia sia più forte della paura, il dialogo più forte dei timori che nascono dalle diversità." Tratto dal discorso del Presidente Ciampi in occasione dell'inaugurazione dell'anno scolastico COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 20 settembre 2005 - ore 12:11 ![]() Cardinale Ruini, c'è qualcosa che non capisco. Lei sostiene che la convivenza non è famiglia. Ma la famosa legge 40, da lei difesa all'epoca del referendum, consente di avere figli, tramite procreazione assistita, anche alle coppie semplicemente conviventi. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK martedì 20 settembre 2005 - ore 11:57 «Tendete la mano ai giovani stranieri che vivono in mezzo a noi: la scuola, anche con il vostro aiuto, contribuirà a renderli cittadini responsabili della Repubblica. Essi sono venuti per ricevere ma anche per dare». Grazie Presidente Ciampi, l'Italia ha ancora bisogno di persone come lei. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 19 settembre 2005 - ore 17:38 Elezioni in Germania. Chi sarà il prossimo Bundeskanzler (ovvero Cancelliere)? Cdu-Csu al 35,2%, Spd al 34,3%, liberali 9,8%, verdi 8,1%, sinistra 8,7%. Rispetto a 3 anni fa hanno guadagnato voti i liberali e la sinistra radicale. Le 2 alleanze tradizionali ( spd + verdi ; cdu + liberali ) non hanno la possibilità di formare una maggioranza parlamentare. Dal momento che la sinistra radicale esclude ogni accordo con il partito socialdemocratico (spd), l'unica via d'uscita appare la grande alleanza tra cdu e spd. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 17 settembre 2005 - ore 14:30 Programma di Romano Prodi Care Italiane e Cari Italiani, il 16 ottobre si svolgono le elezioni primarie per scegliere il candidato dell'Unione alla guida del Paese. E' un momento importante, di partecipazione e di democrazia, una sede di confronto serio e leale tra persone e, soprattutto, tra programmi. Se avrete la pazienza di leggerle, nelle pagine che seguono troverete esposte quelle che io ritengo debbano essere le linee guida del nostro programma. In questa lettera voglio dirvi, col massimo della semplicità, poche cose soltanto. Poche, ma per me le più importanti. L'Italia ha bisogno di ritrovare coesione e slancio, ha bisogno di etica, di equità e di responsabilità. Senza questo non troveremo le energie per far ripartire l'Italia e per dare risposte adeguate ai tanti problemi della nostra società, per ritrovare serenità e sicurezza per il nostro futuro. Tutti insieme, vogliamo e possiamo far ripartire l'Italia, per creare di nuovo occupazione e benessere, per offrire tranquillità e sicurezza alle famiglie, per dare un lavoro vero ai giovani, per permettere alle nostre imprese e ai prodotti italiani di affermarsi nel mondo. Tutti insieme, ce la possiamo fare. Tutti insieme vogliamo e possiamo tornare a vincere. Ho detto tutti insieme. Un paese spaccato dalle diseguaglianze è un paese cattivo, che non ha futuro. E' finito il tempo per i condoni, per i facili arricchimenti, per l'evasione fiscale. E' tornato il tempo della giustizia, della solidarietà, dello stare insieme. E' tornato il tempo del rispetto per il lavoro e per lo studio. Non vi chiedo sacrifici impossibili. E non vi prometto cose fuori dalla realtà. Dobbiamo guardare al futuro, non al passato. Dobbiamo tirarci su le maniche ed essere seri, tutti. A partire da noi politici che abbiamo il dovere di dare il buon esempio. Vi aspetto tutti il 16 ottobre Romano Prodi Ci sono anche gli altri La più grande novità dei nostri tempi è la globalizzazione che, in parole molto semplici, vuol dire che ci sono anche gli altri. Eravamo abituati a un mondo più piccolo, nel quale un gruppo di paesi più ricchi, tra i quali a pieno titolo l'Italia, si divideva la torta delle risorse finanziarie, energetiche e naturali, e in cui quello stesso drappello di paesi competeva per collocare le proprie merci sui mercati. Alla fine degli anni '80, con la fine della guerra fredda, le politiche di apertura avviate da molti paesi, la liberalizzazione dei flussi finanziari e la diffusione delle tecnologie della comunicazione e dell'informazione, questo mondo piccolo è diventato grande. 'Ci sono anche gli altri' vuol dire che si gioca in un campo aperto, in cui non sono più solo in pochi a competere per le risorse, gli investimenti, la conquista di mercati, che da locali si sono fatti planetari. Da questo mondo più grande e più aperto non ci si può tirare fuori, perchè chiudere le porte e le finestre significa rinunciare alla pace, alla democrazia, all'integrazione e allo sviluppo. Esserci quindi non è una scelta, ma un fatto, e l'Italia, paese avanzato e democratico, intende esserci da protagonista, adeguando le sue capacità di competere, assumendosi appieno le responsabilità proprie di un grande paese, affermando con vigore i suoi valori. Tuttavia non tutti hanno accettato questo processo, vivendolo come una forzata imposizione dei costumi, dei valori e del modello sociale occidentali. Da questo rifiuto nasce il terrorismo internazionale che sta così drammaticamente segnando questi primi anni del terzo millennio. E' una sfida che va affrontata con determinazione, con una lotta senza quartiere alla violenza, ma anche con grande sensibilità politica, fatta di rispetto, di convivenza tra le diversità e di superamento definitivo delle logiche del secolo scorso che vedevano gli interessi di alcuni calpestare i diritti e le aspettative di altri. Ci sono popoli che al processo di globalizzazione e alle straordinarie opportunità che apre, possono partecipare solo da spettatori lontani perché bloccati dalla povertà, dall'ignoranza e dalle malattie. Quei popoli avranno il nostro sostegno, diretto e attraverso politiche multilaterali, perché possano anch'essi costruirsi un futuro non più salendo su precari barconi in cerca di lidi migliori, ma a casa propria, lì dove sono i loro affetti e le loro radici. Europa: la nostra casa Il progetto di integrazione europea è nato per costruire una pace duratura nel nostro continente dopo secoli di guerre. L'Europa deve consolidare e ampliare il suo ruolo contribuendo al governo del mondo per garantire pace e sviluppo a livello globale. Lo deve fare partecipando da protagonista a un governo multilaterale del pianeta affermando i suoi valori fondanti, che sono il riconoscimento delle diversità, l'affermazione dei diritti e la pace. Non pensiamo a un'Europa che imponga il suo modello ma che diffonda i suoi valori attraverso la piena assunzione delle proprie responsabilità e con una politica attiva per il rafforzamento delle istituzioni multilaterali, nella convinzione che la partecipazione di tutti e la convivenza di modelli diversi non sia solo garanzia di pace ma anche motore di uno sviluppo stabile, sostenibile e diffuso. Il ruolo dell'Europa sulla scena mondiale parte da un rapporto privilegiato e paritetico con gli Stati Uniti, che passa anche attraverso una maggiore capacità di impegno sul versante della difesa e della cooperazione. Il processo di allargamento dell'Unione Europea è stato un grande successo al quale deve seguire un impegno di attenzione e collaborazione con gli stati confinanti e l'intera area del Mediterraneo. Nello stesso tempo l'Unione Europea deve dispiegare appieno le sue potenzialità di sviluppo all'interno cancellando le residue barriere, rendendo più snella ed efficace la sua azione regolamentare e la sua burocrazia e promuovendo, in una più fluida collaborazione con gli stati nazionali, politiche appropriate per la crescita. Di questa Europa l'Italia deve essere uno dei protagonisti, recuperando il suo storico ruolo di grande motore dei processi di integrazione, capace di fare la sua parte nel pieno rispetto dei principi della Costituzione e dei trattati internazionali. Solo l'appartenenza all'Europa può darci la forza di partecipare al governo mondiale secondo le nostre legittime aspirazioni, per affermare i valori di equità e giustizia che sono alla base della nostra visione del mondo. E' per questi valori e questa visione del mondo che, così come in alcuni casi abbiamo ritenuto legittima e doverosa la partecipazione militare dell'Italia a importanti missioni di pace, delle quali andiamo orgogliosi, non abbiamo invece condiviso la guerra in Iraq e la partecipazione italiana e per questo riteniamo indispensabile la fine della nostra presenza militare in quel paese. Oggi l'Iraq ha urgente bisogno di sostegno per la sua ricostruzione civile ed economica, da avviare sotto l'egida e la direzione delle Nazioni Unite, e in questo caso l'Italia dovrà fare la sua parte. SERENITÀ E SICUREZZA La nostra società è sempre più attraversata da ansie e insicurezze, rese più acute e diffuse dall'esplosione del terrorismo internazionale e dalla presenza della guerra come elemento della nostra vita. Dal Kosovo, passando per l'Afghanistan e per l'Iraq, sono ormai sette anni che la guerra è entrata nella nostra quotidianità e nell'esperienza delle giovani generazioni. E dall'11 settembre del 2001 ci sentiamo, in quanto Occidente, sotto l'attacco del terrorismo. Ma non sono solo la contiguità con la guerra e la permanente minaccia del terrorismo a minare le nostre sicurezze. Nel giro di pochi anni l'Italia si è aperta e oggi milioni di stranieri vivono nel nostro Paese, portando la diversità delle loro culture con le quali spesso non eravamo abituati a confrontarci e, talvolta, portando anche un aumento del tasso di illegalità. Sul terreno dell'economia l'arrivo di nuovi soggetti con una forte capacità competitiva, come la Cina e l'India, ha determinato in molti la convinzione di non poter reggere l'aumento della concorrenza e, quindi, che il futuro potrebbe riservarci una diminuzione del nostro livello di benessere. Anche il mondo del lavoro è diventato più competitivo e le certezze che hanno caratterizzato la generazione passata lasciano il campo a una sensazione di precarietà crescente. Infine c'è il timore che i sistemi di tutela legati allo stato sociale possano non essere sostenibili e quindi che i livelli attuali potrebbero non essere garantiti per il futuro. La cura dall'ansia non può essere l'angoscia dei diritti limitati, ma l'equilibrio tra il massimo impegno normativo, di polizia, dei servizi di informazione e la massima cura nel preservare i fattori qualitativi più alti di una società libera e democratica. La sicurezza si costruisce quotidianamente con una politica non solo di contrasto ma con un impegno di lungo periodo per rimuovere gli squilibri, allargare l'area dei diritti e della democrazia e favorire una gestione multilaterale delle tensioni e dei grandi problemi del pianeta. Il nostro impegno è fare di un senso collettivo della legalità la condizione normale di vita nel nostro Paese. Questo comporta una lotta senza quartiere alla criminalità organizzata che mina la convivenza civile e le potenzialità di sviluppo di grandi aree del paese, ma comporta anche una nuova sensibilità di fronte a tutte le forme di illegalità. Solo in un ambiente ispirato alla cultura della legalità cresce la qualità della cittadinanza, è tutelata la dignità delle persone, è favorita l'attività economica. In questo quadro, la strada per ridurre il rapporto tra l'immigrazione e l'illegalità implica la lotta all'immigrazione clandestina e al lavoro nero e richiede una politica capace di coniugare la garanzia dei diritti con l'obbligo di un puntuale rispetto delle regole e delle norme della nostra società. Per affrontare le sue insicurezze l'Italia ha bisogno di ritrovare fiducia in se stessa, di ripartire puntando sulle sue grandi potenzialità, di ritrovare il gusto della vittoria. La politica e le istituzioni devono fare la loro parte ma ce la possiamo fare solo tutti insieme. La nuova competizione internazionale, la precarietà del mercato del lavoro e la preoccupazione sulla tenuta dello stato sociale vanno affrontate ridando qualità allo sviluppo, trasparenza e credibilità ai conti pubblici e modernizzando lo stato sociale. Siamo impegnati a dare a tutti accesso alla salute, a una buona scuola, a un lavoro di qualità, a una vecchiaia dignitosa. Tutto questo lo possiamo fare solo se il Paese ritornerà a crescere, sul serio. FAR RIPARTIRE L'ITALIA Sono ormai 25 anni che il tasso di crescita dell'Italia è in diminuzione: siamo passati dal 3,6 per cento medio degli anni '70 al 2,4 degli anni '80, all'1,7 dei '90 fino allo 0,7 per cento del periodo 2001-2005 e alla recessione dell'inizio di quest'anno. A partire dal 2001 inoltre è avvenuta una forte redistribuzione della ricchezza che ha penalizzato larghe fasce della popolazione che hanno visto progressivamente peggiorare le proprie condizioni economiche. La nostra priorità è invertire questa tendenza per tornare a crescere in maniera sostenuta. Solo con un elevato tasso di sviluppo potremo dare risposta ai bisogni di una popolazione che invecchia e alle speranze di affermazione di tanti giovani e donne. Dobbiamo anzitutto liberare il campo da una mistificazione: colpa dell'euro. Quando ci siamo impegnati perché l'Italia entrasse nella moneta unica, eravamo consapevoli che si doveva compiere uno sforzo per aumentare l'efficienza del sistema produttivo. Il continuo ricorso alle svalutazioni aveva minato la capacità competitiva di medio periodo e l'euro imponeva di avviare l'ammodernamento troppo a lungo rinviato del nostro Paese. Quello sforzo non c'è stato e il forte calo dei tassi di interesse e la stabilizzazione valutaria, non hanno potuto dispiegare i loro benefici effetti sull'intera società. E' così avvenuto quel trasferimento di ricchezza che ha avvantaggiato alcune fasce sociali impoverendone altre, senza un impulso allo sviluppo complessivo. L'esito di questo processo è che non solo siamo gli ultimi in Europa in termini di crescita ma siamo anche il paese con il quadro economico più squilibrato. Resta la certezza che l'euro ha consentito all'Italia di reggere in questi anni difficili di turbolenze nei mercati finanziari, valutari e delle materie prime. Il nostro impegno è rimuovere le distorsioni provocate dall'assenza di adeguati controlli, tornando a un più corretto e sostenibile equilibrio tra i prezzi e i redditi delle famiglie. Ridurre i costi delle attività economiche Sulle imprese italiane gravano costi superiori a quelli sostenuti dalle imprese di altri paesi. Tali costi danneggiano la competitività internazionale dei nostri prodotti e peggiorano le condizioni di vita dei nostri cittadini aumentando i prezzi di beni e servizi. I maggiori costi di cui parliamo sono quelli che dipendono specificamente dalle inefficienze e sperequazioni del 'sistema paese'. Noi ci impegniamo a rimuoverle. La prima ragione dei costi più elevati è l'inefficienza dei mercati, che va corretta rilanciando le liberalizzazioni in tutti i settori, favorendo piene possibilità di accesso a nuovi soggetti e assicurando a produttori, consumatori e risparmiatori un più efficiente funzionamento dei mercati. Occorre perciò una revisione del sistema di regole e una riorganizzazione delle autorità di garanzia. Tra i maggiori costi vistoso è il divario di quello dell'energia in Italia rispetto alla media europea. Per rimuoverlo avvieremo una politica che prevederà la piena liberazione del mercato, una politica di risparmio energetico, un grande programma di ricerca finalizzato sia al contenimento dei consumi che allo sviluppo di nuove tecnologie. Dobbiamo aumentare la qualità della nostra capacità produttiva utilizzando tutte le fonti, rinnovabili e non, allo scopo di soddisfare una domanda crescente e ridurre la dipendenza dal petrolio. Una grande debolezza del sistema Italia è il peso della burocrazia sulle attività economiche. Questo peso non è più sostenibile. Tra i punti centrali della nostra azione ci sarà la riduzione dei tempi della burocrazia, la revisione del sistema di regole per diminuirne il numero e aumentarne la trasparenza e la trasformazione della cultura delle strutture pubbliche. La pubblica amministrazione deve essere sempre di più un fattore di sviluppo e non un controllore sospettoso e a volte ostile all'iniziativa economica. Insieme alla burocrazia l'altro vincolo storico allo sviluppo sono le infrastrutture ormai da decenni inadeguate. Questo ostacolo va rimosso con strumenti normativi efficaci, una chiara definizione delle priorità e aprendo il settore in maniera effettiva alla partecipazione finanziaria dei privati. Ci assumiamo l'impegno a sviluppare sistemi di trasporto nuovi per il Paese: cabotaggio, navigabilità e alta velocità ferroviaria. Ci impegniamo anche a rimuovere le strozzature più gravi del sistema stradale e ferroviario, a riorganizzare il sistema aeroportuale e a completare la rete telematica per rendere accessibile a tutti la banda larga, indispensabile per l'efficienza delle imprese, le attività di comunicazione e lo sviluppo della conoscenza. Ultimo, ma non in ordine di importanza, è il trattamento fiscale e contributivo del lavoro, assai più oneroso rispetto a quello delle attività finanziarie e delle rendite. Su questo terreno si impongono due linee di intervento. La prima è il riequilibrio del trattamento fiscale, che è una delle ragioni per le quali in questi anni l'investimento in attività puramente finanziarie e speculative si è fortemente accresciuto rispetto agli investimenti produttivi. La seconda è la sostanziale riduzione della differenza tra il costo del lavoro e il salario, dovuta a un ammontare eccessivo di contributi previdenziali e assicurativi, da cui trarranno beneficio imprese e famiglie. Rimodellare il sistema delle imprese Ridotti i costi delle attività economiche, dovremo però affrontare con decisione il problema della struttura del nostro sistema produttivo, concentrato in settori a basso valore aggiunto, con una dimensione delle imprese troppo piccola e un tasso di internazionalizzazione troppo basso. Ci concentreremo su quattro elementi: il trasferimento tecnologico per aumentare il tasso di innovazione delle produzioni; la crescita dimensionale delle imprese con interventi fiscali e normativi che favoriscano le fusioni, le acquisizioni, la nascita di gruppi e il consolidamento delle filiere; l'internazionalizzazione con sostegni concreti alle imprese che esportano e che affrontano nuovi mercati e con una politica attiva per favorire gli investimenti delle imprese italiane all'estero e delle imprese estere in Italia; la nascita e lo sviluppo di imprese in nuovi settori, anche con grandi progetti di ricerca cofinanziati dal settore pubblico. Uno dei perni della nuova politica industriale è il rilancio del ruolo dei territori nella formazione di economie e di risorse fondamentali per la produzione, con la riorganizzazione dei distretti e la costruzione di reti di servizi avanzati per le imprese. Ci impegneremo perché il settore dei servizi alle imprese e alle persone faccia un salto di qualità. La coesione sociale fattore di sviluppo La coesione sociale è un elemento fondante della qualità civile di una società, un patrimonio che era stato faticosamente costruito e che negli ultimi anni è stato in parte dilapidato. Noi dobbiamo ricostruirlo, ma in un'ottica nuova. L'insieme dei servizi sociali, la sanità, la scuola, la previdenza, la stessa distribuzione dei redditi non sono, nella nuova ottica, solo il risultato di politiche di redistribuzione, ma parte integrante di un progetto di sviluppo civile, sociale ed economico del paese. Non possiamo pensare di competere riducendo il livello delle tutele e dei servizi sociali né aumentando gli squilibri nei redditi, ma al contrario, dobbiamo valorizzare i fattori di equilibrio e coesione della nostra società per favorirne la crescita. I due settori più importanti sono la sanità e la scuola. La sanità non è solo un costo: è un grande settore che occupa centinaia di migliaia di persone qualificate, che produce tecnologia e innovazione. Finché continueremo a considerarlo un costo, l'ottica dominante resterà quella dei tagli. Se invece lo percepiremo come un settore importante della nostra società, fermo restando l'impegno ad un razionale ed efficiente impiego delle risorse, potremo dedicare la nostra attenzione allo sviluppo e alla valorizzazione delle competenze e delle grandi potenzialità. Per il futuro dell'Italia e per il suo sviluppo l'elemento principale è l'istruzione, fattore essenziale per la crescita civile e, nell'età della conoscenza, elemento fondamentale per lo sviluppo del Paese. Dobbiamo investire in conoscenza diffusa, in qualità ed efficacia dei percorsi formativi, cominciando dalle scuole per l'infanzia fino ai livelli più alti, restituendo valore e dignità ai percorsi formativi tecnici e creando centri di eccellenza. Siamo consapevoli che la scuola è una macchina complessa che ha bisogno di un progetto condiviso e di lungo periodo per dispiegare l'efficacia della sua azione educativa. Dopo dieci anni di riforme e controriforme è giunto il momento di mettere ordine e dare stabilità, valorizzando appieno l'autonomia degli istituti e il ruolo degli insegnanti. Nell'economia della conoscenza l'università ha un posto centrale sia per la didattica che per la ricerca. La competizione tra atenei è positiva, ma la concorrenza deve essere basata sulla qualità della didattica e della ricerca, e su un più moderno e costruttivo rapporto tra gli atenei e il mondo delle imprese, delle professioni e del lavoro. Liberare energie e risorse La società e l'economia italiane sono in declino anche perché non valorizzano appieno le risorse umane - giovani, donne, immigrati - ambientali e territoriali di cui il Paese è ricco. In Italia i giovani giungono più tardi dei loro coetanei europei sul mercato del lavoro, sono costretti a una lunga fase di precarietà che per molti rischia di trasformarsi in una condizione permanente. Questi fattori negativi vanno rimossi. I giovani devono accedere al lavoro con anticipo rispetto ad oggi, avendo completato il ciclo di studi in tempi più brevi. La flessibilità è stata interpretata come precarizzazione che non ha aumentato la capacità competitiva del sistema ma lo ha anzi impoverito. Dobbiamo rivedere le leggi esistenti e i sistemi contributivi e rendere più conveniente alle imprese investire sulla professionalità dei giovani. Allo stesso tempo dobbiamo riproporre forme di flessibilità legate ai bisogni organizzativi e all'aumento della produttività più che alla riduzione dei costi. La società italiana ha bisogno di minore precarietà ai livelli medio bassi di impiego, mentre necessita di una cospicua iniezione di competizione ai livelli medio alti. Una competizione che premi il talento individuale e la capacità di lavoro, la creatività e la capacità di leadership. Una competizione orientata a ristabilire il principio di responsabilità. Le donne in Italia partecipano al mercato del lavoro in misura molto minore rispetto agli altri paesi industrializzati, sono penalizzate nei salari e nelle carriere e poco rappresentate nelle istituzioni e nelle sedi decisionali, nonostante il loro livello di scolarità sia in linea con le medie europee. Questa discriminazione priva il Paese di una grande ricchezza. I punti chiave da risolvere sono l'accesso, la permanenza nel mondo del lavoro dopo la maternità e le prospettive di carriera e di realizzazione professionale. Va affrontato in maniera decisa il rapporto tra impegno familiare e lavoro, rimuovendo uno degli ostacoli alla natalità e garantendo alle donne e alle imprese una permanente rete di servizi e di normative per sostenere la conciliabilità delle funzioni familiari e lavorative. Anche l'immigrazione è una risorsa non pienamente utilizzata. Interi settori dell'economia italiana - agricoltura, alcuni comparti dell'industria, turismo, edilizia e ristorazione - sarebbero già paralizzati senza il contributo di lavoratori stranieri. I timori degli italiani per la competizione sul lavoro e nell'accesso ai servizi sociali non possono essere ignorati, ma possono essere superati con un'immigrazione ordinata e controllata numericamente che non leda i diritti di nessuno. Gli assurdi sistemi di accesso e il non governo della qualità dell'immigrazione favoriscono la clandestinità e impediscono la stabilizzazione e l'inserimento degli immigrati nella nostra società. Il tetto numerico va mantenuto perchè il processo va governato, ma dobbiamo rivedere la politica delle quote per un'immigrazione di qualità che accolga senza creare clandestinità. Insieme alla selezione dei flussi occorre promuovere e favorire la piena integrazione fino alla cittadinanza. Risorse importantissime sono l'ambiente, il territorio e il patrimonio culturale del Paese. L'Italia ha una serie di caratteristiche distintive, non ripetibili né esposte - per la loro unicità - alla competizione globalizzata. Queste caratteristiche rappresentano un patrimonio importantissimo da tutelare e valorizzare. Ogni linea di sviluppo deve perciò partire dalla riqualificazione dell'ambiente e dalle risorse dei territori, dell'agricoltura di qualità e del turismo. Proponiamo quindi un grande piano per l'ambiente, progetti di recupero delle grandi vie storiche, piani per la navigabilità del Po, recupero della montagna e dei borghi. Fra le risorse del territorio ricchissima quella rappresentata dai beni culturali. Essi hanno bisogno di politiche innovative per la loro tutela e valorizzazione. Il Mezzogiorno ha oggi nuove opportunità per colmare i suoi ritardi. La prima opportunità ci è offerta dal cambiamento dei flussi delle merci a livello mondiale e dalla nuova centralità del Mediterraneo. Non perdiamo questa ultima grande occasione: il Mezzogiorno può diventare la piattaforma di interconnessione tra Asia ed Europa, agganciando i programmi di investimento all'estero delle economie asiatiche e puntando non solo sui porti e sui trasporti ma anche sulla logistica, l'assemblaggio e il terziario. La seconda opportunità data dal cambiamento delle logiche di investimento, per le quali il maggiore fattore di attrazione la presenza di capitale umano qualificato. Dobbiamo investire in formazione e puntare con decisione, anche con incentivi mirati, su iniziative innovative e di alta qualità. Risanare i conti pubblici Una crescita sana e stabile non è perseguibile se i conti pubblici non sono in ordine. I parametri europei sono importanti perché indicano un percorso comune, ma per ciascun paese un bilancio pubblico in ordine vuol dire stabilità, tassi di interesse più bassi, credibilità internazionale e, soprattutto, vuol dire uno Stato che non sottrae risorse all'attività economica. Questo vale per tutti ma in particolare per l'Italia, che ha accumulato un debito pesantissimo, e deve impegnarsi a non scaricare sulle prossime generazioni un onere che rischia di incidere in maniera determinante sullo sviluppo dei prossimi decenni. La prima cosa di cui i cittadini, le imprese e i mercati hanno bisogno è l'assoluta trasparenza: la chiarezza dei conti e delle prospettive è un elemento fondamentale per le scelte di risparmio, di consumo e di investimento. Trasparenza e risanamento sono un imperativo, ma dopo cinque anni di stagnazione il Paese non è in grado di reggere un risanamento non accompagnato da politiche di sviluppo. Per avviarle subito dovremo affrontare con determinazione assoluta l'evasione fiscale e contributiva. Un paese che ha un sommerso vicino a un terzo della sua economia, oltre all'iniquità e alla distorsione dei meccanismi della concorrenza, si priva di una quantità importante di risorse che da sole consentirebbero di avviare una consistente riduzione del debito, di finanziare riforme e politiche infrastrutturali e di rilancio, senza gravare sulle tasche dei cittadini e delle imprese che contribuiscono onestamente. ETICA, EQUITÀ E RESPONSABILITÀ La costruzione dell'Italia che noi vogliamo richiede una politica di ampio respiro che vada a ricostruire, e in alcuni casi a costruire, una nuova e più moderna cittadinanza basata sull'etica singola e collettiva, sull'equità e sulla responsabilità. Questo a partire dalla fedeltà ai principi fondamentali della nostra Costituzione che intendiamo difendere ma anche aggiornare e rendere più adatta ai cambiamenti del nostro tempo. Serve una politica che si fondi sulla chiarezza e sulla trasparenza di alleanze stabili e unite per dare al Paese un governo autorevole e duraturo, capace di decidere, di affrontare e risolvere i problemi, un Parlamento efficiente e più snello al passo coi cambiamenti sociali e istituzioni di garanzia davvero indipendenti con poteri di controllo effettivi. L'Italia ha bisogno di certezze e di sapere chi è responsabile di cosa, nelle istituzioni come nella società. In questo paese non c'è più spazio per l'evasione e l'elusione fiscale e contributiva, non c'è più spazio per i condoni, né per l'abusivismo. Costruiremo regole chiare, credibili e soprattutto applicabili. Il nostro obiettivo è una legalità sostenibile, che vuol dire meno divieti, spesso impossibili da far rispettare, una normativa più semplice e chiara, costruita non per essere aggirata o elusa ma per essere rispettata da tutti, deboli e forti, potenti e non. Non più divieti seguiti da abusi e poi da condoni, ma regole che tutelino l'interesse collettivo senza mortificare gli interessi privati. Una legalità sostenibile richiede una giustizia certa nei tempi e nelle pene. Regole applicabili e rispettate e una giustizia certa nel campo civile, penale ed amministrativo, sono i pilastri di un nuovo rapporto tra le istituzioni, l'amministrazione e i cittadini. E' un processo che comincia con l'azione di governo, con l'attività del Parlamento e di tutte le istituzioni centrali e locali, ma che deve permeare l'intera società a cominciare dalla scuola. E' anche venuto il momento di proporre a tutti i cittadini italiani, perché ne discutano in modo approfondito, l'ipotesi di istituire un periodo di servizio civile per i ragazzi e le ragazze, integrabile con la parte finale del ciclo di studi o con l'avvio all'attività lavorativa. Parte integrante di una nuova etica della responsabilità è anche la revisione dei costi della politica e delle istituzioni, un grande rigore nel rapporto fra il mondo della politica e il mondo degli affari, una decisa lotta alla corruzione. Tutto ciò è urgente e indispensabile ma non ancora sufficiente. Un profondo e sentito rispetto reciproco tra Stato e cittadini si costruisce anche con una società più equa, nella quale il carico fiscale sia ripartito con maggiore equilibrio e adeguata progressività, nella quale non si premino le rendite ma innanzitutto il lavoro e l'impresa, dove ci sia un accesso alle opportunità aperto e corretto, con il superamento delle barriere di entrata alle professioni, l'eliminazione di posizioni di monopolio, la riforma dell'intero sistema delle autorità di controllo, la garanzia di accesso per tutti all'informazione. Il nostro Paese può fare conto su una generosa tradizione di strutture di volontariato che vanno valorizzate pienamente. PER UN'ITALIA CHE GUARDI AL FUTURO Questi sono i punti che qualificano il mio impegno in queste primarie per l'Unione. Siamo chiamati ad un impegno straordinario. L'Italia non ha più tempo da perdere. 1. La Costituzione Difendere i valori della Costituzione per unire il Paese, il senso della legge contro la cultura dei condoni e contro l'uso privato delle leggi; il pieno dispiegamento della libertà religiosa per la pace e il dialogo delle culture contro i nuovi razzismi e i fondamentalismi, il concreto riconoscimento dell'autonomia della magistratura, contro ogni tentativo di indebolirla e catturarla. 2. Sviluppo e Mezzogiorno Ridurre le tasse sul lavoro, equilibrare i trattamenti fiscali della produzione e delle rendite, riorganizzare l'amministrazione per garantire una efficiente e permanente lotta all'evasione con la fine di ogni condono. Aprire alla concorrenza il mercato delle professioni per aumentare l'efficienza del sistema e offrire nuove opportunità di lavoro, e il settore dei servizi, dell'energia e della distribuzione per permettere di contenere il costo della vita. Investire sulle opportunità dell’economia del Sud per rilanciarne lo sviluppo. 3. I giovani e le donne al centro dell'economia e della società Mettere i giovani al centro del rilancio dell'economia, restituendo dignità all'istruzione professionale, incentivando l'accesso alle facoltà scientifiche, promuovendo le esperienze all'estero per chi studia e chi lavora, riformando le leggi sul lavoro per impedire che la necessaria flessibilità si tramuti in precarietà. Mettere i giovani al centro della società progettando un nuovo servizio civile che li metta in rapporto con le grandi questioni dell'Italia e dell'Europa. Promuovere la presenza delle donne nell'economia, nella politica e nelle istituzioni, sostenere l'occupazione femminile e la maternità, lanciare, in accordo con comuni e regioni, un piano per offrire un posto in un asilo nido almeno alla metà di tutti i bambini. 4. Il sostegno alla famiglia e alla vita dei più deboli Impostare una politica fiscale e di accesso ai servizi in funzione del sostegno alle famiglie e alle estreme povertà (assegni familiari, trattamento fiscale, servizi per l'infanzia, per gli anziani, per i non autosufficienti, per i disabili). 5. Scuola, ricerca e innovazione Dare ordine e stabilità alla scuola, valorizzare a pieno l'autonomia degli istituti e il ruolo degli insegnanti, sostenere l'innovazione con un programma di ricerca nazionale sulle nuove tecnologie e i nuovi materiali, l'energia e l'ambiente. 6. Le infrastrutture per un nuovo paese Completare le infrastrutture in corso, accelerare quelle già programmate, approvare un piano per la trasformazione e la riqualificazione delle città, per i porti, in particolare nel Mezzogiorno, per il cabotaggio, per la navigabilità del Po. 7. Le nuove regole dell'economia e della finanza Riformare il sistema delle autorità indipendenti per garantire la trasparenza e la stabilità dei mercati finanziari, la tutela del risparmio, la concorrenza e il pluralismo dell'informazione. 8. La giustizia per i cittadini Avviare un programma coerente per ridurre i tempi della giustizia a partire dalla giustizia civile, approvare una nuova e severa regolamentazione sul conflitto d'interessi, cancellare le leggi ad personam. 9. L'amministrazione pubblica come risorsa Lanciare un grande piano di modernizzazione, innovazione e rinnovamento del sistema delle amministrazioni pubbliche statali, regionali e locali, per migliorare la qualità dei servizi e delle prestazioni, per creare un ambiente più favorevole alla crescita, per semplificare la vita dei cittadini, per ridurre i costi. 10. I beni culturali e le radici del paese Lanciare un piano di recupero e di valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e naturale attraverso il quale si è espressa l'identità nazionale (le grandi vie dei pellegrini, le abbazie, i castelli, i piccoli comuni e i borghi). 11. Immigrati e nuova cittadinanza La presenza degli immigrati nel nostro paese e' una risorsa per l' economia ed e' una sfida per la nostra cultura. Nell'obbedienza alla Costituzione e alle leggi si devono costruire nuove regole per l'immigrazione e nuove forme di cittadinanza che ne permettano la piena integrazione e al tempo stesso ne rispettino le culture e le tradizioni. 12. La sicurezza, un bene primario Garantire la sicurezza dei cittadini con un nuovo impegno per la difesa del territorio, un'azione esterna coordinata in ambito europeo, una riforma dei servizi di intelligence, la costituzione di un Consiglio per la Sicurezza Nazionale. 13. Nel cuore dell'Europa e per la pace nel mondo Ricollocare l'Italia tra i paesi guida dell'Europa, riaffermare e riequilibrare i rapporti transatlantici per contribuire alla sicurezza internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite, sostenere una più efficace politica dello sviluppo internazionale, istituire nel bilancio dello Stato un fondo speciale per il finanziamento delle missioni all'estero decise, nel rispetto e sulla base della nostra Costituzione, per contribuire ad assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni. Approvare un calendario per il rientro del contingente militare in Iraq e la sua sostituzione con forze impegnate nel consolidamento dell'economia, delle istituzioni e delle capacità operative dello Stato iracheno. 14. Una politica meno costosa C'è un ultimo punto, senza il quale tutto il resto è più fragile, ed è il buon esempio che deve venire da chi ha e chiede responsabilità di governo. Ridurre il costo della politica, accorpando in due soli turni le elezioni italiane, mettendo un limite vero alle spese per le campagne elettorali, adottando vincoli pluriennali per ridurre il costo delle istituzioni e le indennità di coloro che sono eletti e nominati a livello nazionale, regionale e locale. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 17 settembre 2005 - ore 14:23 Programma di Antonio Di Pietro Care amiche e cari amici, Il 16 ottobre 2005 si terranno le elezioni primarie dell’Unione, alle quali sono candidato anch’io. Vorrei spiegarne le ragioni. Come sapete, l’anno prossimo si terranno le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento Italiano, che determineranno anche il nuovo governo del paese. Alle elezioni si confronteranno due coalizioni: quella di centrodestra (Casa delle libertà) e quella di centrosinistra (l’Unione), cui anch’io ho aderito con convinzione, fin dalla sua costituzione, a nome del partito che rappresento, l’Italia dei Valori. Tutti noi dell’Unione crediamo sia necessario ed urgente cambiare la maggioranza parlamentare ed il Governo del paese, convinti come siamo che l’attuale Governo Berlusconi abbia provocato enormi danni al paese sia sotto l’aspetto economico che della credibilità delle nostre istituzioni. L’Italia ha bisogno, allo stesso tempo, di una rinascita economica e civile, e per ottenere questo obiettivo dobbiamo anzitutto ritrovare la fiducia in noi stessi e nel nostro futuro, con una nuova politica, fatta di responsabilità, etica, trasparenza e solidarietà a favore dei più deboli. Occorre che al Governo ed in Parlamento vi sia una classe dirigente credibile ed affidabile, interessata ed impegnata a risolvere i problemi concreti di tutti (e non più solo i “propri” e quelli dei propri amici). Tutti noi dell’Unione abbiamo pensato perciò di coinvolgere i cittadini sia per individuare le priorità programmatiche che per scegliere il leader che può meglio rappresentare e realizzare gli interessi dell’intera collettività. Vogliamo ridare credibilità all’Italia, creare nuova e stabile occupazione, un benessere diffuso, un futuro migliore per i giovani, serenità e prosperità alle famiglie. Dobbiamo consentire al sistema economico di recuperare competitività sui mercati internazionali, anche attraverso politiche di sostegno dell’innovazione e della concorrenza. Per raggiungere questi obiettivi abbiamo pensato alle elezioni primarie coinvolgendo per la prima volta i cittadini nella scelta del candidato Premier e del programma di coalizione. La mia candidatura, quindi, non è, né vuole essere, una candidatura “contro” qualcuno, poiché ho il massimo rispetto verso tutti gli altri candidati, ma una candidatura “per” fare in modo che la coalizione dell’Unione inserisca nel proprio programma alcune priorità finora troppo spesso disattese e che ritengo fondamentali per ridare credibilità alla politica. Il punto qualificante del mio impegno è il rilancio della “Questione Morale”, vale a dire la realizzazione di una politica che sia innanzi tutto servizio verso i cittadini e non più occasione di profitti personali. Per tale ragione ho presentato il “Patto Etico”, che unitamente all’intero mio Programma di Governo potete visionare visitando il sito www.antoniodipietro.it . Le linee essenziali del mio programma sono la lotta all’evasione fiscale, la trasparenza e la legalità degli atti e dei comportamenti dei politici e dei pubblici amministratori, la riduzione dei costi della politica, la tutela dei diritti dei consumatori e dei piccoli risparmiatori, l’eliminazione di ogni conflitto di interesse, la realizzazione di una corretta e più indipendente informazione, il ripristino della legalità nelle attività economiche e d’impresa, la realizzazione di infrastrutture ambientalmente sostenibili, una giustizia che funzioni davvero per tutti, una tutela più efficace del diritto al lavoro ed in definitiva un rilancio della competitività al sistema paese. So bene che in vista delle elezioni queste sono le promesse di tanti. Ma Voi conoscete bene la mia storia personale e professionale. Potete, quindi, valutare con serenità ed obiettività la credibilità del mio impegno politico e la mia determinazione personale. Antonio Di Pietro 1 – PREMESSA La mia proposta vuole collocarsi all’interno delle moderne culture del Novecento: quella liberale dell’economia di mercato, della libertà personale e del buon governo; quella cattolica delle solidarietà familiari e collettive; quella socialista del lavoro e della giustizia sociale, attraversate dai grandi temi dei diritti civili, della questione morale e dei nuovi diritti di cittadinanza, ai quali i movimenti ambientalisti, dei giovani e delle donne hanno dato contributi essenziali. Con le elettori e gli elettori assumo gli impegni solenni contenuti nel Manifesto dell’Unione, ed in particolare le seguenti priorità programmatiche: a. La Costituzione: va difesa nei suoi valori fondamentali per attuare pienamente i diritti e i doveri in essa contenuti. b. L' Europa: é una scelta irreversibile. Per l’Italia, interesse nazionale ed interesse europeo coincidono. Per questo, mi impegno con l’Unione a promuovere ed a sostenere una forte integrazione economica, sociale e territoriale dell’Europa, garantita da istituzioni comuni al fine di far crescere l’occupazione e migliorare la qualità della vita dei cittadini. c. Pace, giustizia e libertà: il mio punto di riferimento é l'articolo 11 della Costituzione: "L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Le Nazioni Unite, che é impegno dell’Unione sostenere nel loro sforzo di rinnovamento, sono la fonte della legittimità internazionale. Vogliamo rilanciare le politiche di cooperazione allo sviluppo quali componenti fondamentali per un più equo e sostenibile rapporto tra Nord e Sud del Mondo. d. Legalità, sicurezza, democrazia e lotta al terrorismo: bisogna garantire la sicurezza individuale e collettiva dei cittadini: la lotta al terrorismo e ad ogni forma di criminalità ed illegalità, ma mai in contrapposizione con i valori fondamentali della democrazia. Libertà, rispetto della dignità delle persone, giustizia sociale, sono a fondamento della nostra convivenza civile. e. Economia, ambiente e nuova società: per reagire alla grave crisi in cui ci troviamo, tutti noi che ci riconosciamo nell’Unione vogliamo attuare politiche fiscali volte all'equità e alla progressività, al sostegno del reddito, alla lotta all'evasione e al sommerso e promuovere politiche industriali che favoriscano la formazione, la ricerca e l'innovazione tecnologica. Ci impegniamo inoltre a contrastare i privilegi legati alle rendite di posizione e le distorsioni derivanti dai monopoli pubblici e privati. Vogliamo tutelare e conservare l'ambiente ed il territorio con politiche di innovazione produttiva (a partire dall'agricoltura), di uso razionale dell'energia, di riqualificazione urbana, di valorizzazione del territorio e delle risorse culturali ed ambientali. Dobbiamo far crescere l'occupazione e ridurre la precarietà, sostenere la professionalità, mobilitando risorse a favore delle famiglie, dei giovani e delle donne con politiche di promozione, di tutela sociale e servizi di supporto. f. Mezzogiorno: Mi impegno per politiche di riequilibrio economico e occupazionale per il Sud e soprattutto per i suoi giovani. Legalità e lotta contro ogni forma di criminalità organizzata, sono per me condizione essenziale per il rilancio del Mezzogiorno e per la tutela del suo territorio e ambiente. Vorrei: · dare voce a chi non ne ha; · restituire dignità a coloro a cui è stata tolta con la violenza, con la potenza del denaro, con l’inganno dell’informazione, con l’abuso del potere; · battermi con tutte le mie forze perché i valori della vita, della legalità, della solidarietà, della giustizia, dell’eguaglianza, della responsabilità, della sussidiarietà e dell’autogoverno diventino il lievito della politica e il fondamento della gestione della cosa pubblica; · mettere al centro dell’azione politica la questione morale; Vorrei contribuire con tutte le mie forze affinché l’Unione possa progettare e realizzare un nuovo paese: · che conservi il meglio della propria tradizione ma sappia innovare e che dia spazio ai più meritevoli, senza abbandonare i più deboli ed indifesi che vanno posti in condizione di effettiva uguaglianza con gli altri; · dove le opportunità di lavoro e di produzione della ricchezza siano stimolate, favorendo l’imprenditorialità in contesti chiari, efficienti, certi; · dove le forze dell’ordine, la magistratura, gli apparati burocratici siano vicini ai cittadini titolari della sovranità, che hanno diritto ad essere trattati con rispetto e considerazione; · dove la legge sia veramente uguale per tutti ed i corrotti e i criminali siano puniti e scontino le pene; · dove siano tutelate e valorizzate le risorse fondamentali come l’ambiente, il patrimonio artistico, il capitale umano, la creatività dei singoli e dei gruppi; · dove i malati, gli emarginati, i deboli, avvertano il calore della solidarietà e non il freddo della solitudine; · dove l’età non sia motivo di emarginazione; · dove i giovani abbiano la gioia di vivere perché sono consapevoli che il futuro sarà loro; · dove i bambini e gli adolescenti siano protetti e difesi da ogni forma di violenza e possano crescere sani e sereni. Insomma voglio lavorare per realizzare, insieme a tutti coloro che si riconoscono nell’Unione, un paese funzionante ed efficiente, nel quale scuole, ospedali, treni, poste, carceri, tribunali, banche, informazione, fisco, imprese, siano al servizio dei cittadini. 2 – RIDURRE I COSTI DELLA POLITICA Negli ultimi anni ci sono solo alcuni bilanci che sono stati in crescita e che non hanno subito tagli mentre le tasche degli italiani si svuotavano soprattutto per l’aumento del carico tributario allargato (tassazione diretta e indiretta e contribuzione anche a livello locale): si tratta dei bilanci di funzionamento delle istituzioni politiche, e cioè Presidenza del Consiglio, Ministeri, Camera, Senato, Presidenza della Repubblica, Giunte Regionali, Consigli Regionali. Non può essere che si chiedano sacrifici ai cittadini senza che vi sia l’esempio che proviene dall’alto e cioè da chi amministra. Non si tratta di misure demagogiche, pur nella consapevolezza che non possano essere la soluzione ai problemi della finanza pubblica. Bisogna però cominciare a dare il “buon esempio”, giacché non si può continuare a chiedere ai cittadini di rispettare regole e leggi che, poi, chi le fa per primo le viola. Per cominciare, si dovrebbe prevedere una riduzione di almeno il 20% dei bilanci per il funzionamento delle istituzioni politiche (Parlamento, Presidenza del Consiglio e della Repubblica, Consigli Regionali) adottando come provvedimento immediato, una uguale riduzione degli stipendi di ministri, deputati, consiglieri regionali. Il numero dei parlamentari deve essere ridotto (per esempio di almeno il 30%, giacchè attualmente l’Italia pur essendo molto più piccola degli Stati Uniti ha quasi il doppio di parlamentari). Parimenti, il numero dei consiglieri regionali deve essere anch’esso complessivamente ridotto e deve essere quantificato in modo oggettivo con legge nazionale, proporzionalmente agli abitanti di ciascuna regione. Le leggi elettorali per le elezioni regionali devono essere emanate con legge dello Stato e non da ogni singola regione (per evitare, come è accaduto finora, che i singoli Consiglieri Regionali adottino scelte per favorire se stessi più che per fare l’interesse pubblico). I candidati nei collegi maggioritari devono poter essere individuati a seguito di “primarie di collegio” (per evitare la spartizione lottizzatoria dei seggi fra le segreterie dei partiti, come spesso avviene ora). Parimenti (e per le stesse ragioni) i candidati sindaci ed i candidati Presidenti (del Consiglio, della Regione e delle Province) devono poter essere scelti attraverso le Primarie. Le nomine nei Consigli di Amministrazione degli Enti pubblici e delle società a prevalente partecipazione pubblica devono avvenire non più per spartizione politica (come avviene finora) ma su base professionale valutata previamente da apposite Authority indipendenti. Inoltre ritengo che: § I finanziamenti pubblici ai partiti devono essere se non abrogati, almeno ridotti del 50% (giacché i contributi che attualmente i partiti ricevono direttamente o indirettamente sono davvero troppo elevati, specie con gli ultimi discutibili interventi legislativi effettuati). § Le indennità di carica ed i gettoni di presenza nelle Amministrazioni statali, regionali e territoriali, negli enti pubblici e nelle società a prevalente capitale pubblico devono essere ridotte di almeno il 50%; § Deve essere scoraggiato il ricorso - da parte della Pubblica Amministrazione locale e centrale nonché agli Enti pubblici e delle società a prevalente capitale pubblico - a consulenze o incarichi esterni per l’espletamento delle attività di istituto, con conseguente obbligo di utilizzare prioritariamente le professionalità presenti fra i pubblici impiegati (onde evitare le tante consulenze di favore, con costi spropositati che si stanno facendo in questi periodo). § Tutti i benefit e gli extra non aventi diretta e comprovata attinenza con il ruolo e l’incarico svolto dai politici, amministratori e funzionari pubblici devono essere revocati (tessere autostradali, ingresso stadi e cinema, tessere telefoniche, indennità e gratifiche di varia natura, etc.). 3 - RIDARE COMPETITIVITÀ AL SISTEMA ECONOMICO Occorre innanzitutto la “certezza del diritto”: quindi divieto assoluto di procedere a nuovi indulti, amnistie, prescrizioni, condoni di varia natura, in modo che ognuno sappia che – se viola la legge – non può poi sperare di farla franca. Sul piano operativo, bisogna operare un forte impegno per risanare i conti pubblici (attraverso la riduzione degli sprechi, l’eliminazione di elargizioni di contributi clientelari sotto qualsiasi forma, la lotta all’evasione fiscale, la sburocratizzazione delle procedure). Sul piano legislativo, si deve provvedere ad un folto anche attuale attraverso l’adozione di “Codici di settore”, alla drastica riduzione delle oltre 150 mila leggi attualmente esistenti. Occorre rilanciare lo sviluppo del Mezzogiorno prevedendo, fra le altre cose: la lotta alla criminalità organizzata, la riduzione dei differenziali di costo per le imprese (tassi passivi bancari, energia, trasporti e logistica), il rinvio del progetto del Ponte di Messina a favore di opere infrastrutturali più urgenti (come lo sviluppo dei collegamenti con l’area mediterranea, balcanica e dell’Est europeo, il potenziamento delle reti ferroviarie e stradali specie nel Sud), lo sviluppo della filiera agroalimentare e dell’industria del turismo (con incentivi pubblici specifici per potenziare e migliorare i servizi, valorizzare il patrimonio culturale e ambientale, estendere la stagione di afflusso turistico, aumentare l’indotto dei servizi). Sul piano concreto, ritengo indispensabili quanto meno i seguenti interventi: 1. introdurre un nuovo credito di imposta a carattere permanente destinato alle imprese che investono in ricerca e sviluppo, prevedendo altresì un trattamento di imposta privilegiato per start up e alta tecnologia; 2. promuovere il lancio di un piano europeo per lo Sviluppo attraverso l’emissione di bond europei (Eurobond), sicuramente appetibili agli investitori internazionali anche grazie alla forza dell’euro sul dollaro, al fine di finanziare un preciso programma di investimenti europeo volto alla innovazione, alla ricerca, alla formazione permanente, alle grandi reti europee di comunicazione e alle infrastrutture per l’ambiente (Global coordinator del Piano dovrebbe essere la Banca Europea degli Investimenti); 3. ridurre la dipendenza dai combustibili solidi per l’approvvigionamento dell’energia attraverso il ricorso a fonti alternative (solare, eolica, biomassa), i veicoli alternativi (biocombustibile, idrogeno, elettrici) e lo sfruttamento energetico dei rifiuti non riciclabili; 4. un forte impegno politico di concerto con le associazioni di categoria per promuovere i prodotti tipici del Made in Italy (agroalimentare, impiantistica e meccanica strumentale); 5. detassare, al fine di sostenere le imprese, gli utili reinvestiti in attività che producono nuovi posti di lavoro, ed inoltre si deve maggiormente supportare le imprese che esportano nei mercati emergenti, agevolare fiscalmente chi investe in innovazione tecnologica; 6. l’azione di politica fiscale dovrà comprendere il sostegno alle fasce più deboli, la riduzione del cuneo fiscale, il riequilibrio tra tassazione dei redditi da lavoro e investimenti finanziari, la lotta all’evasione fiscale, la ridefinizione del sistema degli incentivi alle imprese a favore di meccanismi più qualitativamente selettivi; 7. rifinanziare il fondo antiracket ed antiusura per liberare le piccole e medie imprese specie del Meridione d’Italia, dallo strangolamento degli usurai e dal ricatto della criminalità organizzata; 8. i produttori, italiani ed esteri, e gli importatori devono indicare, oltre all’attuale etichettatura, l’origine dei principali materiali utilizzati e l’origine delle principali lavorazioni nonché la denominazione del produttore, distributore o importatore con relativa iscrizione alla Camera di Commercio anche attraverso codice a barre; 9. i produttori extra Comunità europea devono certificare, se vogliono importare i loro prodotti in Italia, il rispetto delle norme UE in materia ambientale, di tutela della salute, di sicurezza dei lavoratori con conseguenti sanzioni per gli inadempienti (divieto di commercio, sequestro dei beni, ritiro della licenza di importatore o distributore, multa alla società solidalmente con gli amministratori pari al valore delle merci importate); 10. deve essere istituito un Albo delle ditte che localizzano all’estero (con l’istituzione di un’Authority di controllo) per sanzionare – con multe e/o divieto di commercializzare i propri prodotti in Italia – coloro che sfruttano il personale nelle nazioni povere ovvero commettono altri abusi (quali la contraffazione, la concorrenza sleale o l’inquinamento ambientale); 11. la tassazione delle grandi rendite finanziarie deve essere perequata a quella sul lavoro (per evitare sperequazioni sul piano dell’equità e per rilanciare l’occupazione e le attività industriale); 12. nei settori di primaria importanza per l’economia del paese (es. Trasporti, Energia, Telecomunicazioni) bisogna indire gare periodiche e più aperte alla concorrenza per l’affidamento dei relativi servizi (per evitare il ritorno di fatto ai monopoli ed agli oligopoli che strozzano il libero e trasparente mercato); 13. è necessario aprire le banche al capitale straniero, concedendo l’autorizzazione alla fusione soltanto sulla base dell’impatto competitivo e dando l’esclusiva competenza all’Antitrust per le relative valutazioni, verifiche e controlli (per poter meglio competere sul mercato globale e per operare con maggiore trasparenza e rispetto delle regole di mercato). 14. bisogna limitare la concentrazione delle partecipazioni industriali nelle banche, imponendo altresì agli imprenditori con partecipazioni in istituti di credito di rivelare i prestiti ottenuti da questi. 4 – RIPORTARE LEGALITÀ NELLE ATTIVITÀ ECONOMICHE E D’IMPRESA L’economia liberale si fonda sul rispetto di regole condivise. In Italia mancano regole chiare e soprattutto la volontà di rispettarle e farle rispettare. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’economia del paese è in balia dei più furbi e prepotenti. Per ovviare alle conseguenti ingiustizie sociali ritengo necessario prevedere quanto meno le seguenti misure: - Interventi sulle società di revisione: deve essere vietato alle società di revisione di svolgere servizi di consulenza alle società sottoposte al loro controllo (per evitare commistioni fra controllati e controllori). Il mandato delle società di revisione deve essere a termine ed al massimo rinnovabile per una sola volta (per rompere l’attuale oligopolio detenuto da quattro-cinque società di revisione che impediscono l’allargamento di soggetti controllori).Le società di revisione devono essere pagate direttamente dalla Consob tramite un fondo creato ad hoc al quale concorrono le società quotate proporzionalmente al loro fatturato (per evitare che il controllore sia pagato dal controllato così finendo spesso a “libro paga”). L’individuazione della società di revisione per ciascuna società quotata in Borsa deve essere riservata alla Consob (per evitare che il controllato scelga il proprio controllore). - Interventi sui sindaci delle società di capitale: deve essere riservato alla Consob la nomina di un componente del collegio sindacale delle società quotate in borsa (per monitorare e riferire in tempo reale all’Autorità di controllo eventuali anomalie). I sindaci delle società di capitale devono essere nominati da una Autorità esterna (es. la CCIA) (sempre per impedire che gli amministratori si scelgano i loro controllori fra i propri amici o conniventi, cosa che oggi avviene quasi sempre). - Interventi sugli amministratori ed i manager: Coloro che sono stati condannati alla reclusione per reati dolosi con sentenza penale passata in giudicato vanno interdetti dall’esercizio di attività professionali per cui è richiesta la licenza o l’abilitazione, salvo i casi di intervenuta riabilitazione. Le imprese non possono farsi rappresentare nei rapporti e nella conduzione di qualsiasi attività o rapporto con la Pubblica Amministrazione da soggetti terzi o dipendenti quando, in base alle informazioni disponibili, si possa configurare un conflitto d’interessi. Deve essere vietato compiere qualsiasi atto, simulato o fraudolento, diretto a influenzare la volontà dei componenti l’Assemblea dei soci per ottenere la irregolare formazione di una maggioranza e/o una deliberazione differente da quella che si sarebbe prodotta. Va punita la diffusione intenzionale di notizie false sia all’interno che all’esterno delle società, concernenti le società stesse, i suoi dipendenti, i collaboratori ed i terzi che per esso operano, con la piena consapevolezza e conoscenza della loro falsità. Gli organi della società, i loro membri ed i dipendenti, in occasione di verifiche e di ispezioni da parte delle Autorità pubbliche competenti, devono mantenere un atteggiamento di massima disponibilità e di collaborazione senza ostacolare in nessun modo le funzioni degli Organi ispettivi e di controllo. In caso di affermazioni false o di ingiustificate reticenze, essi devono poter essere chiamati a rispondere davanti all’Autorità giudiziaria. Chiunque investe in scalate e acquisti di azioni e titoli ha l’obbligo, se richiesto dalle Autorità di controllo, di dimostrare la provenienza lecita dei relativi fondi. In caso di inosservanza, i titoli possono essere sequestrati. - Interventi contro la criminalità finanziaria: Il fenomeno del terrorismo e della criminalità organizzata e mafiosa va combattuto soprattutto sul terreno finanziario prosciugandone le fonti illecito di denaro. In particolare i trasferimenti di denaro attraverso canali non bancari vanno regolamentati, le norme antiriciclaggio della UE vanno ampliate per intero, i beni immobiliari ed i capitali sospetti devono essere congelati, va introdotto un codice di condotta per sorvegliare le transazioni finanziarie dirette ad enti di beneficenza, va ampliata ed armonizzata meglio la capacità investigativa europea nel settore finanziario. Va abolito il segreto bancario su tutte le transazioni. 5 – GARANTIRE TRASPARENZA NEGLI ORGANI GIUDIZIARI E DI CONTROLLO a) L’individuazione e la nomina dei magistrati negli incarichi direttivi deve essere rimessa totalmente nelle mani dell’Organo di autogoverno della magistratura (C.S.M.), senza alcuna interferenza del Ministro della Giustizia (per evitare pressioni o dipendenze gerarchiche che minano l’indipendenza della magistratura) b) Deve essere completato il divieto totale - per tutti i magistrati in sevizio di qualsiasi grado e giurisdizione - di assumere incarichi fuori ruolo e di consulenza o arbitrati extragiudiziari di qualsiasi tipo. c) I magistrati in servizio non devono più poter essere candidati a cariche elettive nei luoghi dove esercitano la loro giurisdizione ed alla fine del loro mandato non devono poter tornare ad esercitare la giurisdizione negli stessi luoghi per un periodo di almeno 5 anni. d) La proprietà della Banca d’Italia è riservata allo Stato (per evitare che il controllore sia di proprietà dei controllati, come avviene finora). e) La nomina del Governatore della Banca d’Italia deve essere effettuata dal Parlamento e l’incarico deve essere limitato ad un tempo massimo di 7 anni e deve poter essere revocato con la stessa maggioranza parlamentare con cui è stato nominato; f) Le decisioni degli Organi di controllo (Banca d’Italia, Consob, etc) devono essere collegiali ad opera di un Consiglio direttivo ove tutti i consiglieri sono responsabili delle loro decisioni (per evitare poteri eccessivi in capo ad un solo soggetto, con il rischio di decisioni inopportune o pilotate); g) La tutela della concorrenza deve essere trasferita dalla Banca d’Italia all’Antitrust; h) Deve essere fatto divieto a tutti coloro che fanno parte di incarichi direttivi in enti di controllo (Consob, Banca d’Italia; Autorità di qualsiasi natura) di assumere direttamente o indirettamente per almeno 5 anni impieghi retribuiti dalle aziende già sottoposte al loro controllo. 6 – TUTELARE IL LAVORO E L’IMMIGRAZIONE REGOLARE L’istituto dell’apprendistato va modificato con la previsione, per le aziende (specie se artigiane) del pagamento da parte dello Stato dello stipendio dell’apprendista per i primi 12 mesi (anche sotto forma di sconto fiscale) a condizione che, alla fine dell’apprendistato, il lavoratore venga assunto regolarmente. Bisogna favorire la mobilità dei lavoratori dai settori in crisi a quelli in espansione, con una riforma dei sussidi di disoccupazione e dei regimi di protezione dell’impiego. E’ doveroso riconoscere agli stranieri extracomunitari residenti stabilmente sul territorio ed in regola con il permesso di soggiorno il diritto di voto alle elezioni amministrative. Gli attuali Centri di permanenza temporanei (CPT) riservati agli stranieri non in regola con il permesso di soggiorno vanno sostituiti con strutture di accoglienza non carcerarie, attuando una riduzione drastica dei tempi di permanenza provvedendo alla loro espulsione solo in caso di impossibilità ai addivenire alla loro regolarizzazione. Deve essere prevista l’erogazione di nuovi servizi alle fasce sociali più deboli, un nuovo sistema di ammortizzatori sociali ed una differenziazione delle tariffe in base al reddito. La precarietà va affrontata con un aumento delle indennità di disoccupazione, la trasformazione dei contratti di formazione lavoro in contratti a tempo indeterminato, l’incremento delle detrazioni per i figli a carico. 7 – DIFENDERE I DIRITTI DEI CONSUMATORI E DEI PICCOLI RISPARMIATORI Va istituito un’Authority nazionale per la tutela dei diritti del consumatore, del piccolo risparmiatore e del contribuente, con contemporanea previsione dell’istituto della “class action” per tutelare i loro diritti davanti ad ogni autorità, giudiziaria compresa (al fine di permettere la tutela dei diritti delle categorie più a rischio contro soprusi, truffe e ingiustizie). Ai rappresentanti di piccoli azionisti e dei risparmiatori deve essere riservato il diritto ad essere inseriti – quanto meno come osservatori - nei consigli di amministrazione e negli organi di controllo delle società quotate in borsa. L’emissione di bond deve essere riservato solo a società quotate in Borsa (per evitare di affidare i soldi dei piccoli risparmiatori ad affaristi senza scrupoli che poi non li possono restituire). Va migliorata la lotta al carovita, con la revisione dei panieri Istat e la loro differenziazione per fasce di reddito da determinare con sindacati e associazioni di consumatori (con uno specifico per gli ultra 65enni). 8 - RISOLVERE I CONFLITTI DI INTERESSE Chi esercita attività esecutive (es. Governo) o di controllo (es. Authority, magistrati di ogni giurisdizione) non può essere titolare di attività finanziarie o d’impresa, né esercitare direttamente o indirettamente atti di gestione delle stesse, pena la non eleggibilità o la decadenza dall’incarico (per evitare ogni conflitto di interesse). Chi esercita attività elettive (parlamentari, consiglieri, regionali, provinciali o comunali) non può esercitare attività economiche o svolgere affari con gli enti presso cui esercita il proprio mandato, né direttamente né indirettamente, pena la decadenza dall’incarico; I parlamentari non possono partecipare alle sedute né esercitare il diritto di voto con riferimento a richieste di autorizzazione a procedere o altri provvedimenti che interessano se stessi (per evidente conflitto di interesse). Gli eletti e gli amministratori pubblici devono astenersi dalle loro funzioni in ogni caso in cui sono o possono risultare in conflitto di interessi con il provvedimento da adottare, pena la decadenza dall’incarico. 9 – GARANTIRE UNA CORRETTA INFORMAZIONE Nel settore dell’informazione privata (specie quella a rilevanza e tiratura nazionale), bisogna contrastare il dominio oligopolistico di imprenditori che esplicano attività diverse da quelle proprie dell’editoria, quantomeno stabilendo il divieto in capo agli stessi di quote sociali maggioritarie o di controllo delle aziende editoriali (al fine di evitare i palesi conflitti di interessi che si verificano ora a causa di proprietari che svolgono anche altre attività interessate ad un certo tipo di informazione, anche quanto contrario alla verità). L’accesso all’informazione deve essere garantito a tutti in regime di reale e leale “par condicio”, sia nelle reti pubbliche che in quelle private a tiratura nazionale (come ha anche raccomandato – finora inutilmente - il Capo dello Stato nel suo messaggio alle Camere). La legge Gasparri va pertanto completamente modificata perchè essa si limita solo a legalizzare ciò che prima era illegale, e cioè il conflitto di interessi di taluni). 10 – PROMUOVERE AZIONI PER MORALIZZARE LA VITA PUBBLICA Va istituita l’Anagrafe patrimoniale dei Pubblici dipendenti e degli Amministratori pubblici, la cui gestione deve essere affidata ad un’apposita Agenzia indipendente, al fine di poter monitorare nel corso di tutta la loro carriera l’evoluzione patrimoniale diretta ed indiretta di coloro che operano per conto della Pubblica Amministrazione ed intervenire – anche con la risoluzione d’ufficio del rapporto di lavoro o d’impiego - nei casi in cui l’interessato non sappia o non voglia dare spiegazioni in ordine ai suoi guadagni ovvero nei casi in cui si riscontrino falsità nelle predette dichiarazioni. Coloro che sono stati condannati alla reclusione per reati dolosi con sentenza penale passata in giudicato fino ad eventuale sentenza di riabilitazione. non devono essere candidati alle assemblee elettive (Parlamento compreso) né devono poter assumere incarichi di governo locale o centrale, né devono poter assumere incarichi dirigenziali né di legale rappresentanza o di controllo né rapporti di consulenza negli enti pubblici e nelle società di gestione a prevalente partecipazione pubblica. La gestione operativa della Sanità va affidata a manager indipendenti e professionalmente preparati che non siano scelti dalla politica (come ora avviene con sfacciata lottizzazione e favoritismi). In particolare i Direttori generali delle ASL e degli ospedali vanno indicati dall’Ordine dei medici o da specifica Autorità in base alle specifiche competenze professionali. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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