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piovono cani
siam tre piccoli porcellin
tanto c’’ho la lupara!
a che zampa portano l’’orologio
Corazzon non l’’ha detto quindi non può essere
tu si che sei spiritoso

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lunedì 14 settembre 2009 - ore 21:05


Voi che dite?
(categoria: " Vita Quotidiana ")






VS






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domenica 13 settembre 2009 - ore 17:51


Aspettando il 23 Settembre,perdete 5 minuti per leggere due righe
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ebbene sì, lo confessiamo: ieri abbiamo organizzato un forum in redazione con scrittori, giornalisti, artisti e intellettuali per presentare il Fatto Quotidiano a un gruppo di persone che stimiamo, apprezziamo e speriamo di avere come collaboratori.

Fra queste, ci hanno fatto l’onore di essere presenti anche due magistrati antimafia, Roberto Scarpinato e Antonio Ingroia, della cui amicizia personalmente mi vanto: sono due dei migliori eredi del pool di Falcone e Borsellino, in prima linea nel pool di Gian Carlo Caselli, fra i protagonisti delle stagioni più luminose della lotta alla mafia. Se vorranno, scriveranno sul Fatto in materia di giustizia e di mafia, insieme a giuristi, costituzionalisti, esperti di diritto, partecipando al dibattito sulla legalità che in Italia è ormai riservato ai delinquenti e ai loro onorevoli avvocati.

Lo faceva Giovanni Falcone, editorialista de La Stampa e collaboratore di un programma di Rai2 sulla mafia. Lo faceva Piercamillo Davigo su La Voce di Montanelli. L’ha fatto, negli ultimi mesi, lo stesso Scarpinato sul Corriere. Lo fa continuamente Gian Carlo Caselli sui giornali che ospitano i suoi scritti. L’ha fatto Carlo Nordio su quotidiani vicini al centrodestra, anche mentre indagava sul Pci-Pds, e nessuno ha avuto nulla da obiettare: giustamente, perché in una democrazia tutti hanno il diritto, e in certi casi il dovere, di manifestare il proprio pensiero. E perché, come è giusto e interessante dare spazio ai medici nel dibattito sulla sanità e agli attori e ai registi nel dibattito sul cinema, è giusto e interessante dare spazio ai magistrati (così come agli avvocati e ai docenti universitari) nel dibattito sulla giustizia.

Non la pensa così Il Giornale della famiglia Berlusconi, diretto da Vittorio Feltri, che della democrazia ha un concetto, diciamo così, un po’ originale. Oggi ha sbattuto in prima pagina, come una notizia scandalosa, la partecipazione (peraltro silente, in veste di semplici osservatori) di Ingroia e Scarpinato al nostro forum. Titolo: “Due giudici antipremier in redazione. Nel nuovo giornale di Travaglio & C. Ingroia e Scarpinato tengono a battesimo Il Fatto, un quotidiano che fa dell’antiberlusconismo la propria linea editoriale. E poi pretendono che crediamo alla favoletta dell’imparzialità dei giudici”. Nell’articolo di Antonio Signorini, si legge una carrettata di balle: tipo che Il Fatto sarebbe “il giornale dei dipietristi”, “dichiaratamente giustizialista”, “un soggetto tutto politico emanazione di un pezzo di sinistra, quella giustizialista, che si riconosce nell’Italia dei valori”, “il nascente quotidiano vicino al movimento di Antonio Di Pietro”, “all’assemblea del quotidiano vicino a Idv, i magistrati Ingroia e Scarpinato lanciano l’allarme democratico”.

Il poveretto non sa che i due magistrati si sono limitati ad assistere a una parte del forum, senz’aprire bocca. Ma, soprattutto, non sa o finge di non sapere che il Fatto Quotidiano, come ha ribadito il direttore Antonio Padellaro ieri, “ha una sola linea politica: la Costituzione della Repubblica Italiana”. E’ comprensibile che due magistrati nella redazione di un quotidiano che si ispira alla Costituzione sgomentino certa brava gente. Stiamo parlando del Giornale di proprietà di Paolo Berlusconi, noto pregiudicato per corruzione e altri reati, e diretto da un tizio, Feltri, che ha difeso amici della mafia come Andreotti, Contrada, Dell’Utri e così via. Ma soprattutto ha fatto o fa scrivere sui suoi giornali noti pregiudicati per reati gravi, come Vittorio Sgarbi (sei mesi per truffa allo stato), Paolo Cirino Pomicino (corruzione e finanziamento illecito), Gianni De Michelis (corruzione e finanziamento illecito), Francesco de Lorenzo (associazione per delinquere e corruzione), Gianstefano Frigerio (corruzione, concussione, finanziamento illecito), Renato Farina (ha patteggiato 6 mesi per favoreggiamento nel sequestro Abu Omar ed è stato espulso dall’Ordine dei giornalisti perché a libro paga dei servizi segreti). E personaggi come Luciano Moggi (5 anni di interdizione dalla giustizia sportiva, 1 anno e 6 mesi in primo grado per violenza privata e minacce, imputato al Tribunale di Napoli per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva). L’altro giorno, per dire, Il Giornale ha affidato il ricordo di Mike Bongiorno a Fedele Confalonieri (rinviato a giudizio per frode fiscale nel processo sui diritti Mediaset e di nuovo indagato a Milano nell’inchiesta Mediatrade prossima alla conclusione).

Ecco, è normale che il Giornale degli imputati e dei pregiudicati trovi anormale un giornale che, invece, ospita incensurati e addirittura magistrati. Ciascuno si accompagna con i propri simili. Infatti l’assenza di pregiudicati e la presenza di magistrati e incensurati al nostro forum viene definito dal Giornale “una nuova anomalia italiana”. Questi squadristi della penna tirano addirittura in ballo “la separazione dei poteri” e chiedono all’Associazione nazionale magistrati di “riprendere i due iscritti che hanno partecipato a un forum che più di parte, e politico, non si può”. Denunciano come un crimine il fatto che “i magistrati palermitani hanno una qualche idea politica” (avete capito bene: ora è vietato avere idee politiche). E auspicano – da parte nostra o da parte loro – “una qualche precisazione o smentita”.

Se questi picchiatori maccartisti sperano di costringerci a scusarci, a giustificarci, a nasconderci nelle catacombe, hanno sbagliato i loro conti. Noi siamo orgogliosi di stare dalla parte dell’antimafia e di essere amici di servitori dello Stato come Scarpinato e Ingroia, mentre il capo del governo attacca come “follia” e “cospirazione” le indagini sulle trattative fra Stato e mafia e sui mandanti occulti delle stragi del 1992-’93 e il presidente Giorgio Ponzio Napolitano tenta di frenare il Csm nella doverosa difesa dei magistrati attaccati. E saremmo ancor più orgogliosi se magistrati come loro collaborassero al Fatto Quotidiano. Vorrà dire che, per la gioia di Littorio e i suoi compari, il prossimo forum del Fatto Quotidiano lo organizzeremo in un teatro o in una piazza, e di magistrati come Ingroia e Scarpinato ne inviteremo molti altri.

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domenica 13 settembre 2009 - ore 14:52



(categoria: " Vita Quotidiana ")


















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domenica 13 settembre 2009 - ore 14:10


Non si finisce mai di imparare
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le montagne russe nascono effettivamente in Russia, all’incirca nel XVII secolo. Dal momento che sempre più persone erano attratte, si intuì presto il business che poteva portare questa attrazione.
Infatti oggi vengono continuamente progettate nuovi modelli, in una continua evoluzione che sembra non avere fine!
Ma come funzionano le montagne russe? In un modo veramente semplice: sfruttano la forza di gravità! Le salite e le discese sono accuratamente studiate per permettere ai vagoni di avere abbastanza energia cinetica, e quindi velocità, per affrontare tutto il percorso senza l’ausilio di motori. Solo inizialmente infatti i vagoni vengono trascinati nel punto più alto del percorso.
Ovviamente la costante perdita di velocità dovuta all’attrito obbliga i progettisti a costruire percorsi che prevedono salite sempre più corte!
Un’altra curiosità: i vagoni non hanno freni! I freni meccanici o elettromagnetici sono solo posti alla fine del percorso.
Le misure di sicurezza sono alte, i vagoni e le persone viaggiano spesso a più di cento Km orari e sono sottoposti a una forza G che può superare il valore 4 (cioè 4 volte il proprio peso).

Un’ultima chicca: in Russia le montagne russe si chiamano amerikanskie gory, cioè montagne americane!

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venerdì 11 settembre 2009 - ore 16:32


Non si può commettere due volte lo stesso errore
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Non ho più tempo,voglia, e lo ammetto, pazienza per occuparmi di ciò che non è necessario.


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venerdì 11 settembre 2009 - ore 13:33



(categoria: " Pensieri ")




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giovedì 10 settembre 2009 - ore 00:47


Dio mio
(categoria: " Vita Quotidiana ")










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mercoledì 9 settembre 2009 - ore 18:27


Io penso di essere cattivo,voi? E se avesse ragione Vasco?
(categoria: " Vita Quotidiana ")


L’uomo nasce buono o cattivo?

La domanda se l’uomo nasca buono o cattivo è biologicamente assurda. L’uomo non nasce né buono né cattivo: nasce con dei bisogni impellenti e ineludibili (imperativi biologici!) da soddisfare. La bontà e la cattiveria sono categorie estranee alla biologicità. L’uomo primitivo è del tutto simile all’animale. La specie umana è l’unica che si "compie" attraverso una sorta di gestazione storica: questo vuol dire che l’uomo "è quello che diventa". L’esperienza si sedimenta nel contesto del DNA e si trasmette come "attitudini innate".
L’uomo non nasce tabula rasa, ma con delle attitudini, che la prima educazione ha il potere di esaltare o di reprimere. Segue il potere dell’ambiente globale e delle vicende vissute dal singolo soggetto. E’ ovvio che il soggetto sia naturalmente egoista, il suo primo imperativo biologico essendo quello di "esistere": vedi la potenza della fame che ha indotto degli uomini anche civili a darsi all’antropofagia in certe circostanze in preda ad una specie di "follia della fame". Quanto agli imperativi biologici l’uomo è sempre uguale a se stesso: è un animale che deve rispondere a quegli imperativi che sono altrettanti propellenti per "emergere" (ex-sistere) e per progredire verso l’autocompimento. Le "risposte" ai quegli imperativi sono le "varianti" che fanno gli uomini diversi l’uno dagli altri ed anche buoni o cattivi, ma sempre tenendo presente che bontà e cattiveria sono configurazioni umane, non categorie biologiche.
Non solo la "fame" spinge il soggetto ad atti di violenza. Come si dice giustamente "l’uomo non vive di solo pane". Si considerino i crimini commessi "per amore". L’uomo risponde ad altri propellenti come il bisogno di essere rassicurato (contro la paura, l’ignoto, la morte e così via), quello di crearsi dei valori (ragioni di vita), di proiettarsi (sia pure nella memoria dei propri eredi), infine di farsi un’identità. In psichiatria si sa cosa possa significare "crisi d’identità, che porta all’alienazione e quindi al crimine essa stessa.
Da secoli si accumula una letteratura senza fine sull’egoismo, che non è sinonimo di cattiveria. E’ la naturale "autotropia" di ogni soggetto vivente: dal vegetale all’uomo. L’amicizia, l’amore, la solidarietà et similia sono rapporti di mutualità, attiva e/o passiva. La madre difende la propria creatura così difendendo se stessa, perché la sua creatura è appunto una parte del suo organismo biosomatico. Il soggetto è inconcepibile come a sé stante, avulso dal tutto, ma è parte di un tessuto bio-organico. Si dà sempre per avere e questo non è cattiveria ma normale "metabolismo sociale". Bisogna avere sempre presente il senso della vita o della biosfera al cui interno non ci sono soluzioni di continuità. Il discorso sarebbe lungo e rischia di risultare tortuoso. Perciò mi fermo sperando di avere dato una pallida idea del concetto di egoismo alla luce della realtà biologica, teorizzata dalla biologia del sociale.






sembra che non sia possibile dimenticarsi di sè
e giudicandoci ognuno diversi
convincersi che
se non lo sai

buoni o cattivi
non è la fine
prima c’è il giusto o sbagliato
da sopportare...

... che di per sè è maledetto
perchè divide
mentre qui tutto
dovrebbe solo unire


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mercoledì 9 settembre 2009 - ore 01:48



(categoria: " Vita Quotidiana ")






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martedì 8 settembre 2009 - ore 15:32


Sei stato condannato alla pena di vivere. La domanda di grazia, respinta.
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Uno si costruisce grandi storie, questo il fatto, e può andare avanti anni a crederci, non importa quanto pazze sono, e inverosimili, se le porta addosso, e basta. Si è anche felici, di cose del genere. Felici. E potrebbe non finire mai. Poi, un giorno, succede che si rompe qualcosa, nel cuore del gran marchingegno fantastico, tac, senza nessuna ragione, si rompe d’improvviso e tu rimani lì, senza capire come mai tutta quella favolosa storia non ce l’hai più addosso, ma davanti, come fosse la follia di un altro, e quell’altro sei tu. Tac. Alle volte basta un niente. Anche solo una domanda che affiora. Basta quello.

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