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ORA VORREI TANTO...

eh, cazzo, sì.

STO STUDIANDO...

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OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare
2) veder morire la goliardia
3) Essere beccati dall'autovelox due volte nella stessa sera!!!
4) i siti ottimizzati per explorer

MERAVIGLIE


1) insegnare
2) ...Trovare il semaforo verde alla Stanga
3) Svegliarsi con la convinzione che sia ora di alzarsi, guardare la sveglia ed accorgersi che invece mancano due ore...
4) la sicurezza che c'è qualcuno sempre disposto a ascoltarti e crederti.
5) vedere attorno a te le persone a cui vuoi bene che ti guardano con ammirazione... e sapere di aver fatto tutto quello che potevi per meritartela



(Thanks Sanja, anche se lo preferirei senza "d" eufonica)

Mi piace che il mio blog sia un porto franco,
riposo per il navigante stanco,
finestra da cliccare rilassati
e a volte, forse, un po’ disimpegnati;

se pure qualche giorno resta in bianco,
non sono io che della voglia manco:
viviamo infatti in tempi concitati,
non sempre si può stare collegati.

Ma in quello che ci scrivo, sono vero:
scrivo di getto, scrivo senza ingegno
sia ai nomi noti, sia agli sconosciuti;

se mi si lascerà, passando, un segno,
che il commento lasciato sia sincero,
amici e ospiti: siete i benvenuti.




Le mie rubriche:


Sono benvenuti suggerimenti, segnalazioni, insulti gratuiti.
E, se non fosse che le musichine di sottofondo dei blog mi danno l’orticaria, qui ci sarebbe questa.





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mercoledì 16 febbraio 2011 - ore 12:39


Madonna, quant’è vero! (vicies quinquies)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Un popolo di ingrati non può che vivere servo, perché non ha le energie morali necessarie per difendere o per riconquistare la libertà.

Maurizio Viroli (Il Fatto Quotidiano, 10/1/2001)


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sabato 5 febbraio 2011 - ore 17:22


Disappunto e bamboccioni
(categoria: " Pensieri ")


Da qualche giorno covavo il post che avrei scritto per il blog. Il succo e la forma erano più o meno: "Era probabilmente il suo destino e alla fine si è compiuto: gli ultimi dieci post non hanno ricevuto nemmeno un commento. Direi che questo ha una sola possibile interpretazione: non sono più interessante (se mai lo sono stato). E’ perciò il caso..." ... di chiudere definitivamente questo blog, saluti, baci, ce lo siamo visti e tutta questa specie di cose.

Ebbene: ieri (in uno dei pochi istanti di respiro che ho avuto in una giornata altrimenti piuttosto densa) mi collego proprio per perfezionare il post qui sopra. Controllo, più per scrupolo che per dubbio e... stupore e disappunto! Stellarosa ha commentato il mio post su Padoa Schioppa. Be’ la chiusura del blog è evidentemente rimandata (ma non di tanto, direi, se continua così). Di più, visto che il tema mi sta particolarmente a cuore, mi sembra giusto dedicargli la parte rimanente di questo post "di rinascita".

Spieghiamola, dunque, questa uscita sui "bamboccioni". La dichiarazione con un po’ più di respiro suonava così:
Incentiviamo a uscire di casa i giovani che restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi. È un’idea importante: mandiamo i bamboccioni fuori di casa.
Ma ancora non basta a capire, probabilmente. Sarebbe stato necessario ascoltare tutta la dichiarazione di TPS e, soprattutto, leggere la Finanziaria che stava presentando nell’occasione e con il discorso da cui è stata estrapolata quella famosa frase.

Non era una finanziaria qualunque: era una finanziaria da lacrime e sangue. La presssione fiscale veniva portata al 43,3%, nel diluvio di critiche dell’opposizione liberista (quelli che in seguito, per dire, l’hanno portata al 43,5% dov’è attualmente). Si tagliava senza pietà su quasi tutti i capitoli di spesa, portando infatti in un solo anno di governo a un avanzo primario del 3,5% (ho scritto giusto: non a una "riduzione del disavanzo", proprio a un avanzo; sotto Tommaso Padoa Schioppa, lo Stato si è trovato in attivo).

Orbene: in questa strage generalizzata di spese, TPS decide di inasprire ancora di più i tagli per finanziare un capitolo di spesa, l’unico che sia stato non semplicemente aumentato, ma creato dal nulla. A che cosa serve questo capitolo di spesa? A due cose. La prima era rendere detraibile una buona fetta delle spese di affitto per i giovani tra i venti e i trent’anni (si parlava di una cifra variabile dai cinquanta ai cento euro il mese a seconda del reddito). La seconda era incentivare la costruzione di case popolari da affittare a "canoni sociali", cioè, per capirci, tra il 40% e il 60% del prezzo medio di mercato, con l’intesa che comunque non si sarebbe potuto in nessun caso superare il 35% del reddito della famiglia. Un giornalista liberista gli chiese perché avesse deciso di creare questo fondo invece di tenere una mano un po’ più leggera sui tagli: TPS rispose come sopra.

Io all’epoca, pur vivendo con i miei, avevo già qualche anno oltre i trenta, per cui non sarei stato in grado di giovarmi della detrazione all’affitto e immaginavo che sarei probabilmente riuscito a comprare casa ben prima di quando sarebbe finita la costruzione delle case popolari (che, naturalmente, essendo cambiato il governo poi non sono neanche state iniziate; d’altra parte, anche la detrazione degli affitti è stata cancellata dal "milleproroghe"). Ricordo però di aver pensato che, dal momento che l’uomo mi stava mettendo nella condizione di potermi permettere di uscire di casa con il mio stipendio, questo gli avrebbe dato tutto il diritto di chiamarmi bamboccione qualora non me ne fossi approfittato.

Ecco, Stellarosa, o unica lettrice commentante del mio blog. Spero di aver risposto al tuo commento e di averti spiegato perché sono fiero di ritenere TPS uno dei migliori ministri dell’Economia della storia patria, nonché uno dei migliori uomini che abbiano calpestato il vituperato suolo italico.

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mercoledì 2 febbraio 2011 - ore 09:01


Madonna, quant’è vero! (vicies quater)
(categoria: " Pensieri ")


La politica è l’arte di impedire alla gente di impicciarsi di ciò che li riguarda.

[La politique est l’art d’empêcher les gens de se mêler de ce qui les regarde.]

(Paul Valéry, libera traduzione mia)

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sabato 8 gennaio 2011 - ore 10:24


Tommaso Padoa-Schioppa
(categoria: " Pensieri ")


Tre settimane fa moriva Tommaso Padoa Schioppa, economista del ’Gruppo dei 30’, già presidente della CONSOB e ministro dell’Economia (contemporaneamente uno dei più capaci e dei più fraintesi: quasi tutti ricordano la sua frase sulle tasse e quella sui bamboccioni, ma quasi nessuno di quelli che le ricordano le hanno capite).

Per capire quanto quest’uomo fosse straordinario e diverso dalla marea montante di imbecilli strombettanti che siamo abituati a sentire sbertucciare in TV, basta leggere il testo della prolusione con cui inaugurò l’Anno Accademico 2005-2006 alla Bocconi di Milano. E’ lungo, per carità, ma è eccezionale, soprattutto se si pensa che è stato scritto prima della crisi dei mutui subprime e prima che TPS diventasse ministro dell’economia.

Si intitola L’Europa della malinconia e si trova qui (UniBocconi > Ateneo > Iniziative > Giornata Bocconiana > Inaugurazione A.A. 2005-06). Forse spiega anche perché consideravo TPS una delle poche speranze per far uscire l’Italia dal pantano in cui l’hanno sprofondata anni di clientelarismo e miopia gestionale (e in effetti stava ottenendo grandi risultati, non fosse stato per Mastella e per i coglioni che ci si sono alleati).

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mercoledì 29 dicembre 2010 - ore 19:08


Mani pulite, 10 anni di storia
(categoria: " Cinema ")


Sono entrato in contatto con questo film, punta di diamante delle capacità giornalistiche di Andrea Pamparana, per puro caso (mi era stato spacciato per un lavoro di Travaglio e Gomez). Una volta chiarito il malinteso, comunque, ho voluto vederlo lo stesso per capire che cosa ne avrebbe detto l’uomo.

Apriamo una parentesi: probabilmente tutti voi conoscete Andrea Pamparana come "l’indignato speciale" e attualmente vicedirettore del TG5. Meno noto ai più (in quanto meno facile da ricordare) è che l’uomo era caporedattore dello stesso TG5 ai tempi della direzione Mentana e che fu lui a dare la notizia che la procura aveva richiesto al GIP un ordine di custodia cautelare per Dell’Utri. Forse non avete capito: la notizia era che la procura aveva richiesto un ordine di custodia cautelare, il che può avvenire solo se si teme (la reiterazione del reato, che non era il caso, oppure) il rischio di distruzione di prove da parte dell’arrestando. Orbene: il giorno dopo la notizia, Dell’Utri si presentò in procura fresco come un quarto di pollo e con la sicurezza dell’uomo che ha avuto tutto il tempo necessario a fare scomparire eventuali prove fastidiose. Ma non lo dico io: lo dice lo stesso Dell’Utri, che ebbe a dichiarare: "Devo ancora ringraziare il TG5 se non sono andato in carcere". Chiusa la parentesi.

Bene: la visione del film è riuscita a farmi sentire sporco. Ero totalmente a disagio nel sentire frasi agghiaccianti pronunciate con un soavità perfino elegante, come definire "una delle pagine più brutte e squallide della storia italiana" la folla radunata all’uscita del Raphaël per far piovere monetine sulla pelata di Craxi. Ma capite? Il più brutto e squallido momento della storia italiana non è l’incapacità di trovare un colpevole per la strage di Piazza Fontana, non è il volo di Pinelli dalla finestra della questura di Milano, non è il commento di Calabresi su quel volo, non è l’omicidio di Calabresi, non è il rapimento e omicidio di Moro, non sono gli attentati contro Falcone e Borsellino (solo per limitarci agli ultimi venti anni, eh!). No, no, signore e signori benpensanti: il momento più brutto della storia italiana è quello in cui un popolo inferocito per essere stato inqlato da tutte le parti per anni e anni si è spontaneamente e trasversalmente riunito per manifestare la sua legittima inca22atura al più rappresentativo di quelli che si stavano rivelando per ladroni patentati (tanto rappresentativo da aver scelto, lo ricordiamo, di morire in latitanza: attenzione, non esilio, come qualcuno millanta attualmente: no, no, proprio latitanza, fuggito all’estero per non venire incarcerato come sarebbe dovuto accadere).

Non parliamo nemmeno, naturalmente, delle tesi a proposito del pool di Mani pulite "pilotato" da qualche parte politica (ma quale, visto che sono finiti in carcere dirigenti di tutti i partiti nessuno escluso?), o della responsabilità dei magistrati a riguardo dei suicidi dei corrotti o concussi arrestati, o dell’enorme numero di prescrizioni come conferma della falsità dell’impianto accusatorio, o dell’alto numero di patteggiamenti come indice delle "intimidazioni" dei magistrati nei confronti degli indagati. Non parliamone perché ne parla già abbastanza Pamparana, che non se ne perde una e, in aggiunta, riesce (onore al merito) a farle perfino sembrare plausibili.

Per fortuna, almeno in minima parte, la storia si fa arbitro e fa in modo che le cose si riequilibrino un po’. Uno degli intervistati del film è nientemeno che Cesare Previti, condannato in via definitiva per corruzione nell’ambito del processo IMI-SIR e del "Lodo Mondadori" e, di conseguenza, attualmente interdetto perpetuamente dai pubblici uffici. Ebbene: credo che sentire un individuo di tale risma definire con sicumera Craxi "un grande statista" sia già sufficiente a dare un bel quadro di ciò di cui si parla.

Bah. Meno male che c’è Travaglio.

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martedì 28 dicembre 2010 - ore 14:51


In Good Company e Rapunzel
(categoria: " Cinema ")


Visione di ieri pomeriggio: In Good Company, simpatico filmetto del 2004 di Paul Weitz (forse più noto come produttore che come regista), con Dennis Quaid e Scarlett Johansson (non ancora scoperta da Woody Allen, anche se per poco). In realtà, l’abbiamo affrontato sull’onda della curiosità per Marg Helgenberger, apprezzatissima quale topona coprotagonista della serie CSI (l’originale, la vera, quella a Las Vegas, per capirci) e della quale volevamo vedere le qualità come attrice in qualche altro ruolo.

Le buone notizie: nonostante una parte piuttosto piccola, la Helgenberger se la cava decisamente bene. Mi ricorda tanto la Hepburn: attrice non eccelsa ma apprezzabilmente solida, donna non beliissima ma a sicuro effetto istantaneo (nel senso che la vedi e istantaneamente ti viene voglia di saltarle addosso). Il film in sé e per sé non è malaccio, anche se il tema (importante e serio, cioè la tendenza delle multinazionali a accorpare compagnie e gestirle solo secondo la logica del profitto, millantando "sinergie" e mille altri discorsi privi di significato ma buoni per fingersi grandi manager) è stato forse buttato un po’ in vacca. Insomma, il 6.8 che riporta IMDB mi sembra forse un po’ generoso.


La sera, invece, siamo andati (dopo anni!) al cinema a vedere Rapunzel, insieme con la piccola. E qui c’è poco da dire: è semplicemente perfetto. La "computer-graphic" è curatissima, non ho mai visto personaggi in CGI così espressivi. Le trovate umoristiche sono degne della migliore Dreamworks (ma con più stile). La storia è una rivisitazione interessante e originale al livello della Principessa e il ranocchio. I battibecchi fra Rapunzel e il bricconcello Flynn sono perfino realistici. Certo, alcune trovate sono forse un po’ deboli o non troppo originali (Flynn assomiglia un po’ troppo a Naveen della Principessa e il ranocchio, e lo stesso cavallo Maximus ricorda un po’ Sansone della Bella addormentata nel bosco, un po’ Achille del Gobbo di Notre Dame e un po’ Scooby Doo, ma, nonostante tutto, fa abbastanza ridere), ma ha tutto ciò che può servire per piacere a tutte le categorie di spettatori. Nel complesso, insomma, un film a cui il voto 8.2 di IMDB sta persino un po’ stretto; confido che salirà un po’ con il tempo e, soprattutto, che resterà nella "top 250" per un bel po.

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lunedì 27 dicembre 2010 - ore 11:50


Anagrammi di "Silvio Berlusconi"
(categoria: " Poesia ")


L’unico boss virile?
Noi si scrive: "bullo".
Un bellicoso visir
(vile broncio, lussi)
volle incubi rossi.
Lui, con servi bolsi,
vinse; ci rubò il sol.
(Svelo i bruscolini:
uscivi, Borsellino.)
Scivolone su libri:
“Bollivo, si censuri!”
Bovino sulle crisi,
urlò:”Scelsi bovini!”
Sicur vinse l’oblio
(“Vinsi su libercolo!
Si sobillino curve!
Vi brucino il lesso!”)
e subivi scrolloni.
Scollinò su verbi:
”Bossi ci volle unir,
vinsi sul bicolore.
Il Bossi vince?" urlò
"V’inculerò il Bossi!”
Solvibile in rusco,
insolvibile, scuro,
il burlesco inviso
(“In lessico vi burlo”)
si svelò con i rubli.
"Si voli su Cernobil!"
sibilò sul Cervino.
Sul libico, nevrosi
-- belìn, scolorivi, su!--
“Inserisco voli blu.”
Curvo se sibillìno,
il boss curvilineo
orsù, svincoli bile:
riscivoli nel buso
o brucino vessilli.
Rovelli subsonici:
vibri in culo lesso,
ricino sul bel viso,
lo svisceri bulino.
Scivolosi reni blu:
si risolve, l’incubo?

(Peppe Di Nunzio, www.luttazzi.it)

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sabato 18 dicembre 2010 - ore 11:21


Lettera a Bersani
(categoria: " Riflessioni ")


Caro Pierluigi,

sono Xxxx Yyyyyy, 36 anni, vivo a Due Carrare (PD) e sono un Democratico. Capisco che non sto seguendo una procedura ortodossa e capisco pure che ci sono ben poche probabilità che tu legga questa mia (e ancora meno che tu la prenda in considerazione). Credi però, per favore, che scrivertela risponde a un assoluto bisogno.

Ci sono tante cose che ti vorrei dire, ma tutte puntano verso una direzione: per favore, non lasciare che il nostro partito punti verso il "grande centro". Ma chi potrebbe volerci votare, noi nati dalla sinistra e poi omologati a un improbabile centro, quando avrebbe la possibilità di votare il centro "originale"?

Nasciamo come forza progressista. Tu stesso hai letto in TV un elenco dei "valori della sinistra". Davvero pensi che potremmo riuscire a portare questi valori in una coalizione a base di Dio, patria e famiglia e Ratzinger, condita da persone che in cuor loro da sempre aspirano a abolire la legge 194?

Dopo anni di titubanza e di simpatie ondivaghe tra le molte (troppe!) forze di sinistra, ho deciso di entrare nel PD e darmi da fare attivamente nel mio piccolo comune per una sola ragione: credo nel bipolarismo. L’unica valenza politica del "grande centro", invece, è sperare di essere l’ago della bilancia per vendersi al miglior offerente dopo le prossime elezioni e, per me, la vendita delle persone si può chiamare soltanto prostituzione.

Per favore, Pierluigi, ascolta Di Pietro e Vendola. Creiamo un’alleanza solida di sinistra senza paura di essere di sinistra, iniziamo una campagna elettorale e di immagine fiera dei nostri valori (e pronta a sbugiardare senza remore l’aspirazione alla prostituzione dei centristi). Sono certo che saremo premiati.

Come ho detto, vorrei dirti tante altre cose, ma se sei arrivato fin qui ho già usato troppo del tuo tempo. Perciò mi fermo, restando a disposizione tua e di tutta la Direzione.

Cordialmente, progressistamente e democraticamente,

Xxxx Yyyyyy

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mercoledì 15 dicembre 2010 - ore 13:19


Post 14 dicembre
(categoria: " Pensieri ")


(... dove "post" va inteso nel senso di "dopo", beninteso)

Ieri sera, finito il telegiornale, guardavo insieme con mia moglie i nostri figli che giocavano in sala. La considerazione è venuta spontanea: "Siamo davvero una bellissima famiglia... che cosa ne dici di trasferirla in Canada?"

Buona giornata e buone feste, soprattutto a quanti di voi pensano di poter essere contenti e soddisfatti.



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giovedì 18 novembre 2010 - ore 12:33


Un’ipotesi di lavoro
(categoria: " Riflessioni ")


Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata.

Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.

L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.

Piero Calamandrei
Discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950

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