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e non voglio dimenticare.

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ORA VORREI TANTO...

eh, cazzo, sì.

STO STUDIANDO...

Appunti per lezioni, libri adottati e collaterali, e-mail di allievi e di colleghi, regolamenti di condominio e estratti conto.

OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Dimenticare
2) veder morire la goliardia
3) Essere beccati dall'autovelox due volte nella stessa sera!!!
4) i siti ottimizzati per explorer

MERAVIGLIE


1) insegnare
2) ...Trovare il semaforo verde alla Stanga
3) Svegliarsi con la convinzione che sia ora di alzarsi, guardare la sveglia ed accorgersi che invece mancano due ore...
4) la sicurezza che c'è qualcuno sempre disposto a ascoltarti e crederti.
5) vedere attorno a te le persone a cui vuoi bene che ti guardano con ammirazione... e sapere di aver fatto tutto quello che potevi per meritartela



(Thanks Sanja, anche se lo preferirei senza "d" eufonica)

Mi piace che il mio blog sia un porto franco,
riposo per il navigante stanco,
finestra da cliccare rilassati
e a volte, forse, un po’ disimpegnati;

se pure qualche giorno resta in bianco,
non sono io che della voglia manco:
viviamo infatti in tempi concitati,
non sempre si può stare collegati.

Ma in quello che ci scrivo, sono vero:
scrivo di getto, scrivo senza ingegno
sia ai nomi noti, sia agli sconosciuti;

se mi si lascerà, passando, un segno,
che il commento lasciato sia sincero,
amici e ospiti: siete i benvenuti.




Le mie rubriche:


Sono benvenuti suggerimenti, segnalazioni, insulti gratuiti.
E, se non fosse che le musichine di sottofondo dei blog mi danno l’orticaria, qui ci sarebbe questa.





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sabato 7 ottobre 2006 - ore 18:10


Il problema del bivio
(categoria: " Poesia ")


(Liberamente, molto liberamente, tratto dal #327 dell’"Order of the Stick", tanto per ricordare che, come diceva il capitano Kirk, esistono sempre alternative. Thanks Goku e buona giornata a tutti, .G)



Dramma in scena unica

Personaggi:
  • Il Sire
  • Roy, fedele cavaliere del Sire
  • La saggia consigliera del Sire
  • La pragmatica esploratrice
  • La guardia rossa
  • La guardia verde


Il sipario si apre su un bivio sorvegliato da due guardie, una rossa, una verde. Piena luce. I quattro viaggiatori entrano in scena.

Il cavaliere: Hmmm, sembra una biforcazione...

Il sire: ... sempre meglio di una birastrellazione o una bizappazione, ah ah ah!

Il cavaliere: (al sire) Affé mia, il tuo raffinato ingegno è assolutamente ineguagliato. Spesso superato, ma mai eguagliato. (alle guardie) Salute, messeri rosso e verde! Siamo diretti all’Oracolo: quali di queste strade ci condurrà da lui?

La guardia rossa: Quella a sinistra.

La guardia verde: No, quella a destra.

La guardia rossa: No, quella a destra non porta all’Oracolo!

La guardia verde: Sei il solito bugiardo!

La guardia rossa: No, tu sei quello bugiardo, qui!

(Le guardie continuano a litigare fra loro, insultandosi sempre più pesantemente. Nel frattempo, il Sire nota un cartello.)

Il Sire: Ehi, Roy, da’ un po’ un’occhiata a questo cartello!

Il cavaliere: (legge il cartello a voce alta) "Una delle strade che si partono da qui conduce all’Oracolo; l’altra porta alla morte certa. Le guardie conoscono quale delle due strade è la giusta, ma attenzione! Una guardia è sempre veritiera, mentre l’altra mente sempre". (guarda i tre compagni di viaggio) Bene: con questo direi che possiamo mettere definitivamente una pietra sopra la speranza di venire sottoposti a qualche prova anche solo remotamente originale...

La consigliera: (interrompendolo) Con permesso, Sire. Questo enigma pone un dilemma logico, la soluzione del quale non è immediata a un primo esame. Perciò, naturalmente cade su di me il compito di dedurre una risposta per questa situazione.

(L’esploratrice inizia a mostrare segni di insofferenza.)

La consigliera: (proseguendo) Se chiediamo alla guardia che dice solo il falso, dobbiamo naturalmente rigettare qualsiasi risposta egli ci dia. Ma, non avendo modi semplici di stabilire quale guardia è quella menzognera, non ci resta che impiegare tutto il nostro acume per...

(L’esploratrice incocca l’arco e, da distanza ravvicinata, pianta una freccia nel piede sinistro della guardia rossa.)

La guardia rossa: AAARGH! Cazzo! Che male! Mi ha colpito! Quella pazza di una puttana maledetta mi ha bucato il piede con una cazzo di freccia! Non riesco a credere che quella troia mi abbia colpito!

La guardia verde: Non ti ha assolutamente colpito; oltretutto, me l’aspettavo!

Il cavaliere: Bene, direi che la guardia rossa è quella veritiera. Andiamo a sinistra.

(I quattro si allontanano, mentre la consigliera brontola contro l’esploratrice.)

La guardia verde: (alla guardia rossa): Uau, non hai per niente sputtanato tutto!

La guardia rossa: Taci, cazzone maledetto, e aiutami!

La guardia verde: Non ti meriti affatto che ti lasci con il piede infilzato fino a domani...

(Le luci calano, mentre i due continuano a litigare.)

Sipario

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mercoledì 4 ottobre 2006 - ore 14:43


Il diavolo in cattedra
(categoria: " Vita Quotidiana ")


In questo libro, Piergiorgio Odifreddi racconta la storia della logica in particolare e della logica matematica in generale: ne espone i fondamenti, ne tratteggia l’evoluzione, ne spiega le ramificazioni, accenna ai possibili sviluppi futuri e chiosa che la Chiesa Cattolica è una merda. Il nesso tra gli argomenti trattati è esattamente lo stesso che si può dedurre da questo mio succinto riassunto.

Il materiale a disposizione è indubbiamente tanta roba. Lo scopo che pareva di intuire nelle prime pagine -- quello di divulgare il Teorema di Goedel e permettere di capirne le conseguenze più eclatanti -- era abbastanza significativo da far sì che il libro potesse veramente diventare un’opera cardine per gli amanti del pensiero astratto.

Purtroppo, ormai inizio a sospettare che Odifreddi non riesca a evitare di essere spocchioso e supponente nei confronti di tutto e di tutti. Lo stesso aspetto divulgativo è discutibile, dato che l’uomo si fa spesso troppo prolisso dove si sarebbe potuto permettere di essere un po’ più preciso e troppo tecnico e ripetitivo dove invece si sarebbe dovuto permettere di essere un po’ più loquace. Sono mirabili alcune esibizioni quasi fiere di opere di "copia e incolla" di intere pagine con minime modifiche, tali da far rizzare i capelli in testa a qualunque didatta.

Insomma, nonostante la mia passione per la matematica e la mia forte curiosità verso la logica matematica (nella quale, visto che lo stile dell’autore è tristemente condiviso da molti suoi colleghi, ammetto di non essere mai andato troppo a fondo) non sono riuscito a apprezzare più di tanto questo libro. Perfino lo sfogo finale contro la Chiesa Cattolica e la sua storica ostilità nei confronti del pensiero razionale (sebbene io sia in linea di massima piuttosto solidale a Odifreddi sull’argomento) mi è sembrato troppo gratuito e tirato per i capelli per essere apprezzabile. Pazienza, Piergiorgio. Resti pur sempre una persona non banale, better luck next time.

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venerdì 29 settembre 2006 - ore 13:00


Quattro per quattro
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Per quattro giorni consecutivi ho dormito meno di quattro ore per notte. Ho fatto tardi quattro sere di seguito, ognuna per discutere con quattro persone (una per sera), tutte importantissime per me, anche se ognuna in modo diverso. Per quattro ragioni differenti c’erano delle difficoltà da affrontare, più o meno grandi, ma potenzialmente, se lasciate a se stesse, tutte ugualmente pericolose per la serenità dei nostri quattro rapporti di amicizia.

Ora, dopo le quattro chiacchierate, tutto è rientrato o sta rientrando e posso dire di avere ancora (almeno) quattro amici meravigliosi. Ciò vale molto di più della perdita di qualche ora di sonno.

Però, domani non svegliatemi prima delle undici.

Buona giornata a tutti.

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mercoledì 27 settembre 2006 - ore 11:33


El vintisette de ogni mese...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Oggi è il ventisette e sono commosso. Non so se mi ci abituerò, ma francamente spero di no.

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domenica 24 settembre 2006 - ore 11:03


Mancòcci Abbado
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Grazie all’incredibile Chrisrubio, sempre attento a ciò che di interessante càpita in questa città, ieri sera abbiamo barattato dieci euri con un posto nella piccionaia del Verdi per assistere a un concerto nientemeno che dell’Orchestra Mozart diretta dal suo fondatore e direttore Claudio Abbado. Si tratta nella quasi totalità di giovani musicisti (tra i 18 e i 26 anni) che Abbado seleziona personalmente, mettendoli in condizione di fare esperienza orchestrale, in alcuni casi usufruendo di borse di studio del Fondo Sociale Europeo e della Regione Emilia Romagna.

Il programma era decisamente particolare: le due sole opere erano la Sinfonia concertante Hob. 1 n. 105 di Haydn e la Sinfonia n. 29 K 201 di Mozart. In entrambi i casi, si tratta di composizioni tendenzialmente note agli "appassionati", ma tutt’altro che "famose"; ciononostante, il Verdi era lo stesso abbastanza pieno, anche se non totalmente esaurito (in galleria c’erano diversi posti vuoti e anche in platea si vedeva qualche "buco" qua e là).

Bisgnerebbe, a questo punto, dire due parole sull’esecuzione, ma qualsiasi parola io concepisca mi sembra inadatta a rendere l’idea. Se forse si potrebbe muovere qualche appunto alla Sinfonia concertante (l’Allegro con spirito finale è stato forse affrontato un po’ troppo "allegro"), la Sinfonia n. 29 ha semplicemente tolto il fiato. Il momento di "canone" nel primo movimento è stato un vero e proprio rimpiattino tra le due metà sinistra e destra dell’orchestra, il rondò finale (ancora Allegro con spirito) è stato un’autentica perla di straordinaria tecnica (tutti gli orchestrali, nessuno escluso, non hanno sbavato una singola nota) messa al servizio di una sensibilità superiore (le scalette che punteggiano qua e là il movimento entravano direttamente nel cuore e scuotevano l’anima come una cornice di separazione). La parte di "pianissimo" nell’Andante, eseguita con una sintonia che sembra quasi impossibile ottenere in un’orchestra, mi ha direttamente fatto salire le lacrime agli occhi.

Il pubblico si è letteralmente spellato le mani dopo ognuno dei due pezzi e dopo entrambi i bis (il primo concesso dal quartetto "solista" subito dopo la Sinfonia concertante, il secondo eccezionalmente concesso dall’intera orchestra), ma ancora era poco. L’emozione suscitata dal concerto è stata qualcosa per cui è difficile trovare un paragone nell’ambito della legalità. Abbado ci era decisamente mancato; speriamo che questo grande evento non sia isolato e che non dobbiamo aspettare, che so io, il terzo centenario della nascita di Mozart o il restauro degli affreschi del Palazzo della Ragione.

Brillava per la sua assenza, come sempre, il nostro ottimo ed abbondante sindaco. D’altra parte, dato che la sua presenza avrebbe probabilmente comportato un discorso come quello che ha tenuto in occasione della visita di Stephen Hawking, forse è stato meglio così.

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venerdì 22 settembre 2006 - ore 10:29


Senso di opportunità
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Da "Metro" di oggi, edizione di Milano:

Nell’articolo "Crollo di Milano, ipotesi di suicidio" pubblicato su Metro viene riportata l’ipotesi di suicidio di una delle vittime e si legge: "la donna, psicologa...". Si comunica che la signora non è psicologa e non risulta iscritta all’Ordine degli Psicologi.

Il Presidente dell’Ordine
degli Psicologi della Lombardia
Enrico Molinari


Come si dice: chapeau. Credo che sia un po’ come diceva Manzoni del coraggio: lo stile uno non se lo può dare.

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giovedì 21 settembre 2006 - ore 11:35


Il dado è tratto v. 1.5
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri ho messo la seconda firma importante di quest’anno. Si tratta di una firma che mi indebita cospicuamente nei confronti di una banca (il che, in sé, non è proprio benissimo) ma mi mette in condizione di mettere la terza e ultima firma importante di quest’anno (il che, per contro, è molto bene).

Una volta che anche quel dado sarà tratto, potrò dire di aver sostanzialmente realizzato (o quanto meno di essere sulla strada ottima per realizzare) due delle tre cose più importanti che volevo nella mia vita.

Mi sembra un buon motivo per essere felice.

Buona giornata a tutti.

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domenica 17 settembre 2006 - ore 15:44


Amarcord
(categoria: " Pensieri ")


Un Romeo innamorato canta una serenata alle strade, stendendoli tutti con una canzone d’amore scritta da lui. Trova un lampione, fa un passo fuori dall’ombra e dice qualcosa tipo: "Tu e io, bimba, che ne pensi?". Giulietta dice "Ehi, è Romeo! Mi farai prendere un colpo...". Lui è sotto la finestra, lei canta "Ehilà, il mio ragazzo è tornato! Non dovresti venire da queste parti e cantare davanti alla gente così, ma comunque, che cosa ci vuoi fare?".

Giulietta, i dadi erano carichi fin dall’inizio e io ho scommesso e mi sei esplosa nel cuore. Dimentico, dimentico la canzone del film... Quando ti renderai conto che era soltanto il momento sbagliato, Giulietta?

Venuti da strade diverse, erano entrambe strade di vergogna, entrambe sporche, entrambe crudeli, e il sogno era proprio lo stesso; e io sogno il tuo sogno per te, e ora il tuo sogno è realtà... Come puoi guardarmi come se fossi soltanto un altro dei tuoi affari? Puoi innamorarti di catene d’argento, puoi innamorarti di catene d’oro, puoi innamorarti di affascinanti sconosciuti e delle promesse che hanno pronunciato. Mi hai promesso tutto, mi hai promesso mari e monti e ora dici "Ah, già, Romeo, una volta recitavo con lui..."

Giulietta, quando facevamo l’amore piangevi; dicevi "Ti amo come le stelle lassù, ti amerò finché muoio" e c’è un posto per noi: hai presente la canzone del film? Quando capirai che era soltanto il momento sbagliato, Giulietta?

Non so fare i discorsi come li fanno in televisione, e non so fare una canzone d’amore come si deve; non so fare tutto, ma farei qualsiasi cosa per te: non so fare niente, tranne essere innamorato di te. E tutto ciò che faccio è sentire la tua mancanza, e del modo in cui stavamo assieme, e tutto ciò che faccio è tenere il ritmo e le cattive compagnie; e tutto ciò che faccio è baciarti attraverso le sbarre di una rima, Giulietta, quando potrei toccare le stelle con te in qualsiasi momento...

Giulietta, quando facevamo l’amore piangevi; dicevi "Ti amo come le stelle lassù, ti amerò finché muoio" e c’è un posto per noi: hai presente la canzone del film? Quando capirai che era soltanto il momento sbagliato, Giulietta?

E un Romeo innamorato canta una serenata alle strade, stendendoli tutti con una canzone d’amore scritta da lui. Trova un lampione comodo, fa un passo fuori dall’ombra e dice qualcosa tipo: "Tu e io, bimba, che ne pensi?".


Un anno è andato via della mia vita,
già vedo danzar l’altro che passerà.
Cantare il tempo andato sarà il mio tema,
perché negli anni uguale sempre è il problema.

E dirò sempre le stesse cose
viste sotto mille angoli diversi;
cercherò i minuti, le ore, i giorni,
i mesi, gli anni, i visi che si sono persi;
canterò soltanto il tempo.

E via, e via, e via: parole vane
che scivolano piane dalle chitarre.
E se ne vanno e vibrano, non resta niente:
un suono che si sente e poi scompare.

E sono qui sempre le stesse cose
viste sotto mille angoli diversi;
e cercherò i minuti, le ore, i giorni,
i mesi, gli anni, i visi che si sono persi,
e canterò soltanto il tempo.



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sabato 16 settembre 2006 - ore 16:25


Piacevoli sorprese
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Incontrare una conoscente di lunga data alla quale si aveva la fondata impressione di stare tendenzialmente sulle palle (essenzialmente a causa del ruolo attivo di un’amica comune, vera maestra nello sputtanare le esistenze altrui oltre alla sua) e vederla frenare la bicicletta per fare due chiacchiere non può che essere definita una piacevole sorpresa.

La sorpresa diventa ancora maggiore quando la si sente dire cose di una profondità incredibile con una disinvoltura assolutamente rara. Non posso onestamente dire di essere stato stupito dai concetti in sé (essendo io un onanista mentale olimpionico, càpita spesso che io abbia già pensato fra me e me a diverse cose): senza dubbio, però, è stata quasi incredibile la densità con la quale questi concetti sono stati sparati, uno dietro l’altro. Non solo, ma in gran parte si trattava di cose che stavo iniziando a pensare sbagliate, rassegnandomi a crederle frutto di mie riflessioni malfatte: sentirle dire da una persona con la quale praticamente non ho mai parlato, quindi, mi ha molto rincuorato sullo stato di funzionamento del mio cervello. Per capirci, in meno di mezz’ora sono venute fuori cose del tipo di:

  • non riesco a capire come ragionano molti dei nostri coetanei

  • quando dai troppo alle persone, a volte si allontanano per paura che tu un giorno possa presentargli il conto

  • credo che molte delle persone che conosco (forse me inclusa) scelgano sulla base di falsi bisogni

  • non è facile accettare che non sempre vuoi quello che credi di volere

Chapeau, quindi. Un incontro del genere è capace di illuminare una giornata. Buona giornata a tutti: la mia lo è già.

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giovedì 14 settembre 2006 - ore 11:16


Lettera aperta
(categoria: " Vita Quotidiana ")


al genio che ieri pomeriggio
guidava la mercedes BR 600 BP
con scritta "www.bocondivino.com"


Caro il mio,

mi rendo conto che possa averla spaventata un po’ vedere un motociclista vestito di colori strani che l’ha seguita per i suoi tre o quattro giri di circuito nell’alta padovana (tra l’altro, detto fra noi, ha scelto proprio un giro infelice, ma non poteva saperlo). Forse temeva che la volessi picchiare o chissà che cos’altro: ebbene, ci tengo a rassicurarla che non si trattava di nulla di tutto questo, come ho cercato disperatamente di comunicarle con il linguaggio dei gesti.

La ragione per cui ho iniziato a seguirla era semplicemente il desiderio di scoprire se sua moglie stava per partorire oppure per morire. Di fatto, non vedo altre ragioni che possano spingere una persona a tentare di superare i centosessanta kilometri l’ora nel tratto di statale della Valsugana che va da Facca a San Giorgio in Bosco. La mia idea era quella di accompagnarla fino all’ospedale verso il quale lei stava affrettandosi e porgerle rapidamente le mie congratulazioni, nel primo caso, o le mie sentite condoglianze, nel secondo.

Quando però mi sono reso conto che lei non stava poi andando tanto di fretta e che, anzi, aveva tutto il tempo sufficiente per farmi da guida turistica tra mille strade, stradine e rotondine improbabili, beh, allora il mio scopo è cambiato. Da quel momento in poi, l’ho seguita sperando di poterla guardare negli occhi e chiederle se si è reso conto di che cosa vuol dire viaggiare a centoventi chilometri l’ora a venti centimetri dal codone di una moto. Si rende conto che non dico frenare ma anche soltanto rallentare per qualsiasi ragione (qualsiasi: un gatto bianco che mi attraversa la strada, un cedimento del mio generosissimo ma pur sempre ventenne motore, una vespa che mi si spiaccica sulla visiera del casco) sarebbe stata quasi certamente l’ultima cosa che avrei fatto? Capisce che per la sua intenzione di fare i centosessanta in statale della Valsugana lei ha messo seriamente (glielo ripeto: seriamente) in pericolo la mia vita?

Quello che volevo era tutto qui: assicurarmi che se ne fosse reso conto. Per la verità, la mia natura mi spingerebbe anche a desiderare di chiederle perché l’abbia fatto, ma la mia esperienza m’insegna che chiederglielo sarebbe molto probabilmente una sconfortante perdita di tempo.

Ciò detto, le porgo i miei migliori auguri per i suoi prossimi viaggi e per la sua attività di ristorazione: se gli altri avranno per lei la stessa considerazione che lei ieri ha avuto per la mia vita, ne avrà bisogno. Cordiali saluti,

.G

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