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![]() GreatFang, 29 anni spritzino di Mestre CHE FACCIO? cazzeggio,sbevacchio e rockeggio :D Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO STO ASCOLTANDO ABBIGLIAMENTO del GIORNO ORA VORREI TANTO... STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata |
giovedì 27 novembre 2008 - ore 10:05 CARVED IN STONE Ho un chiodo che passa da tempia a tempia. Non capitava da parecchio e adesso ho nuovamente ben presente perché evito di prendere certe stecche. Ma questa in fondo è solo la parte meno importante della storia. 3 è il numero perfetto ma 4 ieri sera sarebbe stato meglio. Dopo i soliti giri a vuoto, finalmente decidiamo dove andare a rifocillarci. Nemmeno questo è particolarmente importante. Non lo è nemmeno il numero di amari. Non è importante che facesse un freddo becco (che comunque alla fine non sentivamo nemmeno tanto...indovina perché...). Facile fare la sviolinata su "quant’è bello ritrovarsi! – oh, come siamo amici!". Eppure ci guardo da fuori: siamo tre persone così diverse! Al limite dell’incompatibilità talvolta. Eppure siamo qui. Stesso maledetto posto di...10, 15 anni fa? Stesso freddo cancaro, mani in tasca e pesta i piedi. Stesse battute, stesso modo di scherzare. Il tempo passa, la vita ti cambia. Ma è passato davvero tutto questo tempo? Siamo davvero cambiati poi? Perchè, forse che non l’abbiamo fatto? Abbiamo costruito qualcosa di duraturo. LEGGI I COMMENTI (12) - PERMALINK mercoledì 26 novembre 2008 - ore 09:42 C’è che la mattina finalmente mi alzo dopo una buona dormita ma c’è anche che il cielo è limpido e l’aria tersa. C’è quel freddo che ti scende nei polmoni, ti sveglia dentro e tutto sembra fresco e pulito, pulito dentro, e buono e giusto. E c’è che poi alzo lo sguardo e vedo i monti, azzurri e bianchi che sembrano di zucchero, che pare quasi siano così vicini che basterebbe allungare la mano per assaggiare la neve. C’è che...non lo so bene, mi si allarga il cuore e mi pare di respirare meglio. LEGGI I COMMENTI (8) - PERMALINK lunedì 24 novembre 2008 - ore 09:44 VIENI A FARE QUATTRO PASSI CON ME Troppa fretta questa mattina. Il caldo delle coperte, i suoni attutiti che arrivano da fuori. Alzarsi è una bestemmia, un sacrilegio farlo per andare a lavoro. Troppa fretta mentre le macchine scorrono lente. Qualcuno imprecherà a denti stretti. Passo tra quattro campi, la terra scura rivoltata dal vomere tratteggiata in bianco. Sono piccoli monoliti, seri e compatti. Troppa fretta. Vorrei fermarmi a bordo strada ed osservare un ramo intirizzito. Vorrei scendere dalla macchina, mettere delle scarpe pesanti e camminare in mezzo ai campi, lontano dal rumore. 8.30 – timbrare il cartellino. Cielo grigio e compatto, una tela che annulla la profondità, azzera la prospettiva. Fretta, troppa fretta. C’è qualcosa di terribilmente sbagliato nell’avere fretta in giorni come questo. ![]() LEGGI I COMMENTI (8) - PERMALINK venerdì 21 novembre 2008 - ore 15:43 Oggi va così. Un po’ nera. O forse solo un po’ grigia. Come questo cielo. Oggi non mi sa di niente. ![]() Oggi non mi dice niente. È un silenzio che non canta. LEGGI I COMMENTI (7) - PERMALINK giovedì 13 novembre 2008 - ore 12:05 PAOLO BERTORELLE Sotto la pioggia mi dirigo alle prove e mentre sono per strada non posso fare a meno di pensare che sono parecchio arrugginito. Il massimo della forma, musicalmente parlando, lo raggiunsi diversi anni fa, quando andavo a lezione. L’ironia della vita volle che in quel periodo non avessi uno straccio di gruppo. Paolo Bertorelle: la mia personale rivoluzione. Trovare un buon maestro non è una cosa facile, tutt’altro: molti batteristi (e musicisti in genere, ben inteso) di discreta capacità si inventano maestri, spesso senza averne l’attitudine e, cosa peggiore, le capacità. Spesso mancano di metodo d’insegnamento e, ad essere fortunati, solo di quello. In definitiva possono fare bei danni ad un allievo in erba: per esperienza personale posso dire che è di gran lunga più duro smontare cattive abitudini, impostazioni sbagliate e concetti appresi in maniera errata che far tabula rasa e riprendere da zero. Questo è quello che Paolino fece con me. Ricordo la prima lezione: mi fece sedere alla batteria e mi disse - ok, fammi sentire qualcosa!- Non bastò il sorriso allegro e bonario, quello di chi non giudica ma è solo curioso di vedere cosa c’è di nuovo a questo mondo, a mettermi a mio agio. Inanellai, nonostante tutta la buona volontà di fare bella figura, una serie di porcherie da antologia, una più scombinata dell’altra: tempo in altalena, accenti a caso, groove inesistente, fill-in pietosi e così via … Non fece una smorfia. Mi guardò con attenzione per tutto il tempo, come se stesse prendendo appunti, e alla fine disse con un gran sorriso: - bene! vedo che abbiamo diverso materiale su cui poter lavorare! …e cominciammo da come si tiene in mano una bacchetta. Avevo 23 anni e suonavo da quando ne avevo 14. È dura trovare un buon maestro. Io nella stessa persona trovai anche un amico e un mentore. Alle volte mi sembra impossibile quante cose ho imparato su me stesso suonando la batteria sotto la guida di Paolino. Come il fatto che non riuscissi a eseguire un certo fraseggio dipendesse dal mio pormi da solo sempre sotto esame, dal non essere rilassato perché sempre convinto di dover dimostrare qualcosa a chi mi sta davanti;come dovessi, prima ancora di suonare, ascoltare e come questo avesse i suoi riflessi sulla vita di tutti i giorni. Osservare il mio approccio alla batteria di colpo mi fece capire qual’era il mio approccio alle persone, ai problemi di tutti i giorni. Ora tutto questo pare quasi scontato ma quando lo realizzi con le bacchette in mano, seduto davanti alle pelli, acquista una chiarezza disarmante. Ti rendi conto di come certe cose permeino in profondità ogni aspetto del tuo vivere. Dire quanto Paolo mi ha insegnato a livello musicale forse sarebbe superfluo e troppo lungo ma è stato tanto, davvero tanto, a sufficienza perché, dopo pochi mesi di lezione, facendo una session con amici che non sentivo da un po’, mi sentissi dire - Complimenti! Sei migliorato parecchio! Soprattutto il suono! Tuttavia le lezioni più importanti me le ha date a bacchette ferme, discutendo su cosa sia la musica, su chi siamo e cosa siamo mentre suoniamo, su quali siano i veri obiettivi da raggiungere e su come questo si rifletta nella vita di tutti i giorni. Suonare con Paolino non è stato semplicemente migliorare come musicista, è stata una questione di crescita personale, in tutti i sensi. Quando suoniamo, suoniamo ciò che siamo. – tu sei tu e anche se ti pare poco, nessuno suonerà mai come te, per quanto bravo sia, perché tu sei unico! Allora stai rilassato e divertiti!– ![]() LEGGI I COMMENTI (12) - PERMALINK lunedì 10 novembre 2008 - ore 11:10 8.45. Dopo una settimana eufemisticamente di merda, un weekend che mi fa tirare un sospiro di sollievo. Ovviamente prematuro. 34 anni persi “pa’l caigo”, espressione dialettale che calza alla perfezione in una giornata come quella di oggi. 34 anni, professionista e professionale, convinta sostenitrice del “io dico tutto in faccia”. Spiegami com’è che ti abbassi a punzecchiature del cazzo. Di lunedì. Alle 8.45. Come ti permetti di girarmi addosso dei termini che in un altro contesto sono scherzosi ma rivoltati da te diventano chiaramente offensivi? Con quale senso di necessità metti bocca in questioni che non ti riguardano? Dov’è la tua tanto vantata capacità di essere diretta? E l’intelligenza che ti dovrebbe permettere di dare l’opportunità all’altro di esprimere la sua opinione, la presunta saggezza che dovrebbe consentirti di ascoltare le altre persone disposta a cambiare la tua posizione? In aggiunta: Persone che non si rendono conto di quanto siano intrattabili, inavvicinabili e fastidiose quando hanno una giornata storta. Le stesse persone che, se avvertite gentilmente di prenderti con le pinze perché non è giornata, ti si girano contro accusandoti di essere sgarbato e acido. Bene. Un fantastico lunedì. Direi che comincio a essere stanco di parecchie persone. Di quelle che mi dovrebbero conoscere e dimostrano il contrario. Di chi pretende di conoscermi o di aver capito determinate cose di me, piuttosto fallacemente direi. Di chi non mi conosce per niente e per questo motivo dovrebbe avere l’accortezza, il buon senso e l’educazione di farsi i cazzi suoi e limitare il più possibile i contatti con me. Dopo questo sfogo post-adolescenziale indosso una maschera angelica e mi preparo ad azzannare chiunque oggi. LEGGI I COMMENTI (9) - PERMALINK venerdì 7 novembre 2008 - ore 13:20 BRUTTE ABITUDINI …tante, troppe, controproducenti. Pensa e ripensa. Ascolta quello che le persone dicono. Rifletti sulle loro parole. Interessante… Strane, sgradevoli impressioni. Stressato, stizzito, irritabilissimo. Guarda sorrisi a mezza bocca. Tutti bravi, eh? Permaloso, questione di genetica. Esplico: per quanto potenzialmente sbagliato, pongo consapevolmente dei limiti a ciò che potrei fare, disfare, dire. Viaggio con la sicura inserita. Sono parecchie le persone che dovrebbero ringraziarmi. Purtroppo non se ne rendono conto. Purtroppo qualcuno che non ha colpa alle volte ne fa le spese. Mea culpa. Mea GRANDISSIMA culpa. Settimana in chiusura. Alleluja. APPUNTI: - “Questo non è il mio pollaio” - Cominciare a cercare un altro gruppo - Lasciali pensare ciò che vogliono, se vorranno ricredersi lo faranno da soli. Non è un tuo problema. - Corruttibile, troppo corruttibile… ![]() LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK giovedì 6 novembre 2008 - ore 12:03 CI PENSO UN PO SU... “Pensa in fretta e parla lentamente” è un buon insegnamento, tra i tanti che non sono mai riuscito a mettere in pratica. Penso lentamente, analizzo, valuto e alla fine credo di produrre una posizione letteralmente inattaccabile o per lo meno dalla quale non è possibile smuovermi facilmente. Non che mi sprechi spesso in quest’attività, beninteso… Divago, questo si, in misura allarmante, tuttavia mi chiedo se certe persone si siano mai poste il problema di quanto pensante, ingombrante, irritante e prevaricante sia talvolta il loro umorismo, il loro carattere, la loro figura. Niente da dire se la natura li ha dotati di acume e lingua tagliente, di dialettica, di un’innata predisposizione alla leadership e allo stare al centro dell’attenzione: non si può accusare una persona per le sue doti, al massimo per l’uso che ne fa. Qui sta il punto. Mi chiedo se queste persone si siano mai messe nei panni delle loro “amichevoli vittime”, di coloro che si prestano pazientemente, o per lo meno dovrebbero, a far da bersaglio, una sera, due, un mese, degli anni. Mi interrogo sulla loro reale necessità di aver sempre l’ultima parola, di fare ogni volta una battuta più pesante dell’altra, di sfornare risposte sempre più taglienti, soprattutto se ribattute a tono, come niente fosse, salvo poi stupirsi e magari irritarsi davanti ad una brusca reazione da parte di una “spalla” poco accondiscendente. Fatico a capire come persone decisamente intelligenti cadano dalle nuvole se queste cose vengono fatte notare loro, come possano risolvere tutto con un “potevi dirmelo se ti dava fastidio!”, quasi la colpa, se di colpa si vuole parlare, sia di chi dovrebbe essere inteso a permette loro di far bella mostra delle succitate doti, come non fossero in grado di capire da soli di aver abbondantemente passato il limite. È davvero così difficile notare che un sorriso è tirato e tutt’altro che divertito? È difficile rendersi conto che il vecchio adagio “il gioco è bello finché dura poco” è tutt’altro che desueto e fuori luogo? Possibile non notare quando l’autoironia di chi “s’immola”, perché “si presta” in taluni contesti non rende bene l’idea, è finita da un pezzo e la capacità di sopportazione è anch’essa agli sgoccioli? Ci si può davvero giustificare con la lunga e reciproca conoscenza tra chi fa sfoggio di sé e chi lo deve subire, barricarsi infantilmente dietro frasi del tipo “dopo tutto il tempo che ci conosciamo non hai ancora capito che scherzo” ? Sto vittimizzando persone e colpevolizzandone altre? Per conto mio una certa “esperienza”, più in una veste che nell’altra, mi ha insegnato a non passare il segno e, per quanto possibile, anche a tenermene alla larga. ![]() LEGGI I COMMENTI (4) - PERMALINK martedì 4 novembre 2008 - ore 17:15 And I stare at your photo Where are you know? Is it just a weird dream? Tell me please, is it so? And I stay like frozen for a while Everything inside of me Suddenly become so cold Is this the way it was meant to be? I can’t believe, I won’t believe Sometimes I feel like I can’t hold on The pain inside is just too strong Where are you now? Where are your laughs now? Traces on the pathway You always followed me And now I’m so scared To be here alone Traces on the doorway You always taken care of me And now I’m alone I can’t believe you’re gone Dust lay down on memories I try to wipe it out I’m so scared to forget Slowly everything is changing I’m not the brave man I’d like to be I guess If I ever deserved you I don’t know if there’s a god I just look to the sky above And every night I pray Just to keep your memory alive The pain inside is just too strong Where are you now? Where are your laughs now? Traces on the pathway You always followed me And now I’m so scared To be here alone Traces on the doorway You always taken care of me And now I’m alone I can’t believe you’re gone And now I stand here Hearing a distant motor running Maybe I just pretend I can see you in my rev-mirror Still I try to catch your light Still I struggle to accept the truth Traces on the pathway You always followed me And now I’m so scared To be here alone Traces on the doorway You always taken care of me And now I’m alone I can’t believe you’re gone COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 3 novembre 2008 - ore 11:46 L’ALMANACCO DI UN GIORNO A CASO ![]() Se lo dico io è probabile che non sia vero almeno quanto che non sia io a dirlo La vita è una roulette russa, lo sappiamo, ma fare certe stronzate è come infilare un colpo in più nel caricatore proprio quando tocca a te. Dedicata al Vecchio e lui sa perchè... LEGGI I COMMENTI (6) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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