Litri su litri tra Mala Strana e Stare Mesto. E gli occhi della mia ragazza dietro al bicchiere
L’oceano seicento metri sotto di me alle Slieve League I riflessi ambra scuro della black stuff L’oro Bulmers Un manto di stelle alle Aran
e molte altre magie...
Combinata nordica Salto Hockey femminile Fondo 4x5 staffetta Free Style Curling Biathlon Casa Russia Casa Olanda Casa Sassonia Casa Turingia Casa Canada Casa Italia Casa Svizzera Hockey Land
insomma, the OLYMPIC WINTER GAMES OF TURIN 2006 The PARALYMPIC WINTER GAMES!
Easy Rider (sempre)
Braveheart (sempre)
tanti western
Il capitan Jack Sparrow torna sempre!!!
Il pianeta che cerca di ribellarsi
Una serie di infami menzogne sulla Tav. Sarà dura!
La magia di Parigi, le prospettive del Marais. Un po’ di tramonti a nordest L. Draghi sulle alpi
Dei docenti universitari farmi i complimenti e farmi dottore!
Gli occhi di G. nella notte, salutarmi, con una promessa. Un abbraccio e una promessa mantenuta
Il cherokee infangatissimo affondato nella neve uscire da lì rombando! (in realtà non l’ho visto, io lo guidavo)
La Val Varacho sota la fioca. Ombra mordicchiare correre e abbaiare
Zente speciale a una cena speciale
Vasco
Lou Reed, bevendo sambuca del discount
Bruce Springsteen
STO ASCOLTANDO
Metal, country, blues, folk soprattutto
AC DC Accept Aeroplanicadono Agalloch Allman Brothers Band Amaral Amon Amarth Ana Johnsson Angelic Upstart Antichrisis Arab Strap Arbe Garbe Assalti Frontali Attila Avantasia The Metal Opera Babazula Bad Manners Bad Religion Balentes Banda Bassotti Barbara Morgenstern Bathory Bauhaus Bierpatrioten Bit-Nik Black Sabbath Blind Guardian Blonde RedHead Blue Vomit Bob Seeger Brooks & Dunn Bruce Springsteen Bud Tribe Cappanera Catharral Noise CCCP Ceca Charlie Mingus Cher Children of Bodom Clash Claudio Bisio Cock Sparrer Coro Bajolese Corvus Corax Cradle of Filth Crazy Etilic Band Creedence Clearwater Revival Cruachan Crucified Barbara DAF Dario Zampa Dark Lunacy Dark Tranquillity Davide Van De Sfroos Death In June Die Apokalyptischen Reiter Dioxina Dire Straits Dixie Chicks Doro Pesch Dubliners e Zezi Gruppo Operaio di Pomigliano d’Arco Eddie Vedder Edguy Einstürzende Neubauten Eluveitie Elvenking’s Enslaved Eric Clapton Estorio Drolo Fabrizio De Andrè Fahrenheit 451 Falco Farinei d’la Brigna Fiamma Fumana Finntroll Frankie Hi NRG mc Franti Fred Buscaglione Frontiera Gaznevada Gemelli Diversi Giorgio Gaber Giorno di Paga Gipo Farassino Giuliano Palma & The Bluebeaters Gli Atroci Goran Bregovic Haggard Hammerfall Hank Williams Hank Williams Jr Herbie Hanckock Heretika Herman Medrano I Corvi I Delfini il Brusco In Extremo In Flames Jan Garbarek Jethro Tull John Lee Hooker Johnny Cash Joy Division Khaled Kid Rock Kina Kirsty MacColl Klasse Kriminale Klaxon Korpiklaani La Oreja de Van Gogh La Piva dal Carnér Lacrimosa LeAnn Rimes Lene Marlin Leonard Cohen Les Negresses Vertes Litfiba Los Fatidios Lou Dalfin Lou Quinze Lou Troubaires de Coumboscuro Luciano Ligabue Lynyrd Skynyrd Madness Magnifiko Mago de Oz Mano Negra Marco Masini Marko Perkovic Thompson Matrioska Mau Mau Mauro Repetto Max Gazzè Mel Tillis Merle Haggard Metallica Michel Petrucciani Mirafiori Kidz Modena City Ramblers Morgenstern Motley Crue Mötörhead Muddy Waters Nabat Negazione Nena Nerorgasmo Nick Cave Nightwish Nina Hagen Nitzer Ebb Notorius B.I.G. Odjila Otyg Pam Tillis Pantera Paolo Conte Pearl Jam Persiana Jones Pitura Freska Pogo Prozac + Ramones Rappresaglia Redbone Righeira Robbie Robertson Rough Sawyer Brown Scorpions Sefarad Selecter Sentenced Sepultura Sheryl Crow Siouxsie and the Banshees Sirenia Sir Oliver Skardy Ska-j Skyclad Slayer Snoop Dogg Soerba Sonny Stitt Spetsnaz Spliff Statuto Steppenwolf Steven Seagal Strana Officina Subway to Sally Sun Ra System Of A Down Tazenda Ted Nugent The Bodysnatchers The Cranberries The Lambrettas The Pogues The Smiths The Specials The Tractors Totenmond Trace Adkins Tristania Truzzi Broders Tupac Shakur Tyr U.D.O. Vandals Vasco Rossi VillaAdaPosse Vintersorg Warlock Willie Nelson Woptime Wu Tang Clan XMal Deutschland Youngang ZZ Top etc...
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
grezzo!
ORA VORREI TANTO...
l’Harley sotto il culo
STO STUDIANDO...
il manuale d’uso della Stihl
il regolamento dei Timbergames
robe native
OGGI IL MIO UMORE E'...
Guardo in faccia al vento, e resisto
FEDERALISMO!
PIEMONT LIBER!
FRIUL LIBER!
Ottimo! Grazie a chi mi ha scritto: "Per quanto può valere l’opinione di una micro-bionda, sappi che sei il giusto connubio tra palle, cervello e sensibilità."
e anche grazie alla magica Laura, che mi scrive "e ti stavo scrivendo che a te vorrei solo raccontare di colori, di profumi, di fiori, di treni e di e di autobus in partenza, di cose belle" una delle più belle cose che mi siano state dette
boicotta la festa in discoteca sostieni la sagra comitati combattenti di base per la vittoria finale di coste e vin rosso
Al Grezzo importa:
della fratellanza, della lealtà dell’onestà (verso se stessi e verso altri esseri umani che lo meritano) della coerenza del vedere i miei amici felici del far star bene le donne che stanno con me (il Grezzo ama molto le donne) dell’ambiente violentato della Juventus del mangiare e bere bene del far palestra la mattina poco dopo sveglio dell’imparare più cose possibili della bella musica che merita, crederci e diffonderla delle bionde, le rosse, le more, le verdi all’occorrenza di viaggiare di molte altre cose
Il Grezzo detesta (ed essendo animale istintuale attacca):
radical chic di varia sorta chi picchia donne, bimbi, animali che non possano difendersi (perché certe donne e certe bestie si sanno difendere eccome!) la finanza (gdf) l’aumento dei prezzi (in specie del gasolio) Fiorentina, Milan, Torino, Inter chi non ha firmato il protocollo di Kyoto chi mantiene il sistema clientelare ovunque chi potendo installare su casa un impianto a celle non lo fa la programmazione della tv italiana i registi di film intellettuali (con riserve) le forme di prevaricazione molte altre cose
Ma il Grezzo non brilla per lungimiranza, quindi forse sbaglia molte cose
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
MERAVIGLIE
1) il sesso 2) svegliarsi accanto alla persona che si ama
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martedì 26 febbraio 2008 - ore 12:11
Di ombre e pensieri
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Hrad sky
Buongiorno miei cari! Com’è che va il mondo? A puttane, allegramente! Anzi, a tratti mestamente, comunque sempre a puttane. Solo che gli si fonde il motorino (si, perché va a puttane in motorino), ed è costretto a tornare a casa, allora sì mestamente! E poi ovvio che il motorino fonde, il mondo pesa troppo anche per un bravo piaggio (non nel senso di bravo piaggio! Ma Bravo della Piaggio, cioè non uno di nome Bravo che lavora alla Piaggio, ma il Bravo della Piaggio come motorino). Ci son tanti troppi assurdi. Per fortuna ci sono le ombre. Che mondo sarebbe senza le ombre? Gentilini come li pescherebbe i voti? Posto che Gentilini è un uomo da apprezzare. Si discuteva di politica ieri, con davanti jägermeister sambuca moretti moskovskaya amaretto (armamentario minimo per giungere alla politica), e mi son reso conto che non riesco a collocarmi, non capisco cosa penso, per questo domando aiuto, ditemi cosa penso, ve ne sarò grato, vi ricorderò nei miei brindisi. Allora, cerco di condensare i pensieri miei, saranno disordinati, ma la colf costa troppo per il cervello, mi ha detto che non vuole lavorare in zone pericolose, e anche e l’ho convinta che è abbastanza un deserto, ha comunque paura dei serpenti velenosi. Io penso: che bisognerebbe sciogliere no le camere, ma l’Italia, e fare un bel federalismo, e una bella federazione alpina, democratica dal basso, con le piccole comunità che si risolvono i loro problemi. E sarebbe bellissimo. Belluno potrebbe esser capitale. Lo stato deve intervenire minimamente sull’economia, con una bassa tassazione solo per garantire servizi come scuola e sanità. Tutto il resto privato, treni, aerei, bus, energia. Che le leggi dovrebbero obbligare a installare impianti fotovoltaici, usare meno i combustibili fossili (solo per le Harley e le vecchie Jeep dovrebbe essere concesso), fare politiche ambientali serie, e non cazzate insensate. Tagliare la gola a chi taglia la foresta. Taglio per taglio, mi pare corretto. Poi, saltando alle pene: lavori forzati ma di quelli belli pesanti, no carcere che non serve. E per chi violenta bimbi o donne, castrazione meccanica, no chimica, torture, e lavori forzati sino a che non muore. E se uno ruba in casa mia e io gli sparo in testa mentre minacciava la mia compagna, beh, ho ragione io e lui è il criminale ed è stato punito. E via così. Se uno ruba perché ha fame, non punirlo, ma dargli da mangiare. Se uno ruba per farsi la bmw, no dargli la bmw, ma i lavori forzati. E via così. Mi pare semplice. Saltando su un altro settore: se una comunità ha un problema, se lo risolve da sola, meglio per lo stato, ha meno da fare. Se sei bravo che tu sia rosso verde nero maròn va bene lo stesso, e chi dice il contrario è un idiota. Ma se fai il cattivo, lavori forzati, tiè. E no esercito che costa un sacco di soldi e missioni all’estero, bella neutralità e tutti ogni anno una settimana di addestramento, che se succedesse mai qualcosa non ti trovi spaesato. E no nepotismo, favoritismo e cazzate così: meritocrazia. Che chi si fa il culo ed è bravo vada avanti, non la testa di cazzo. E basta coi politici che sono politici puri, che se hai cominciato a fare il politico a scuola, non hai mai lavorato e non sai nulla. Lavori forzati anche a te. E va beh, ci voleva, ora ditemi un po’ che ne pensate, e cosa ne penso. Ve ne ringrazio.
Gli sguardi di Praga, li vedi alla sera correre a casa, stretti in sciarpe e cappelli, li vedi chiedere qualcosa, li vedi guardare con sospetto gli sguardi dietro gli obiettivi di migliaia e migliaia di fotografi occasionali. Gli sguardi di Praga li vedi al Tesco davanti al banco dei salumi pretagliati, a scegliere con quale uccidersi le arterie. Gli sguardi di Praga li vedi vispi e azzurri nei bimbi sull’isola Kampa. Gli sguardi di Praga li vedi altezzosi dietro occhiali fumè dentro Lamborghini dorate. Lo sguardo di Praga, quello vero, è quello d’una vecchia, i suoi occhi azzurri in metropolitana che ti guardano e parlano. Parlano dei carri armati e di una città sempre capitale. Parlano delle elemosine e degli ortaggi poveri. Parlano, molto più delle pietre antiche. Praga è birra a poco prezzo e freddo, trappole per turisti e ottimi ristoranti defilati. Praga è la Bentley in Hradçany e la vecchia Skoda in Vinohrady. Praga è aprire gli occhi incantati su certe vedute, e abbracciarsi per il freddo e per quanto quella città porti ad abbracciarsi, a stringersi il più possibile. Praga è qualcosa di incantevole e impalpabile che sa di carbone e cipolla. Praga è un grande set per film americani. Praga è un piccolo set per piccoli film del tutto personali. Praga è il ragazzo del castello che parla bene dell’Italia del Nord, che ama il lago di Garda e Venezia, e odia il sud, popolato da bestie (riporto le sue parole). Praga è qualcosa di difficile da scrivere e allora lascio parlare le immagini. Ma tirano su un po’ sul muto. Eddie Vedder come colonna sonora, e Trace Adkins, consiglio del Grezzo. Prosit!
Im drivin my truck, drivin my good ol truck
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Fog on Bled
Siamo davvero convinti di essere nel giusto? Che sia giusta quest’aria grigia che taglia la pelle, che sia giusto il calore dell’asfalto che s’attacca alle suole, che sia giusto mangiare insalata che arriva dal Sudamerica per nave la lavano ad Amsterdam la controllano a Zurigo e poi la vendono qua? Ho come l’idea di no. Ieri, in città, l’aria puzzava, nonostante ci fosse del vento, nonostante ci fosse il primo caldo. L’aria puzzava, puzzava di errori, di errori imperdonabili e devastanti. Errori che si chiamano industrializzazione selvaggia, spreco, edificazione estesa. Con questo non voglio pormi contro il progresso, anzi! Ma questo, il punto in cui siamo, non è progresso. Progresso è un’industria di eccellenza ecompatibile, è la ricerca agroforestale, è un’edilizia sostenibile, una logica dei trasporti non tirata allo stremo. Domenica vado a Praga, giovedì torno, metterò delle foto. Anche li annuserò l’aria. Avvenimenti importanti di questo periodo…mmmh...visto Into the Wild, finita al massimo sessione di esami, un po’ di lavori che partono. Importanti, insomma, a parte il film. Che dire, una magia. Anche se lui poteva non bruciare il denaro, anche se poteva restare coi cowboy. Cazzo guidare mietitrebbie è il sogno di tutti! Va bene guidar tutto. Nella testa Harley Davidson e John Deer. Anche Massey Ferguson all’occorrenza. E che differenze lessicali, che robe assurde chiamare il motocoltivatore biciesse! Si chiama ‘l kultivatur. Ah si, ci son le elezioni, me ne frega un cazzo, per me possono impiccarsi tutti con le loro viscere. Io voglio l’indipendenza alpina, con le lingue locali, gli usi e costumi, e un bel summit delle sagre. Voglio anche essere personalmente annesso come 51° stato dell’Unione. Federal Republic of Grezzo. E tra l’altro 51 è anche la marca di una cachaça. E’ buona la cachaça, ma anche molto la grappa. Anzi io sono per la grappa. Quella nostra. Il distillato di vinaccia. Non invecchiato barricato balle varie. Grappa. Quella bianca nel bicchiere spesso. Grappa. Invece del Monte Grappa dovevano fare il lago Grappa, con gli argini di vetro spesso. Sto scrivendo dei pezzi country, uno ha titolo Baby please let me put my truck in your garage (but the door is too small). Solo che non trovo nessuno che voglia suonare country, e cantare e suonare assieme armonica e basso è un casino. E io so suonare (male) solo armonica e basso, ma sono un virtuoso della motosega. Solo che non posso suonare country con la motosega. Anche se è davvero country la motosega. Se dovete comprare una motosega, non abbiate dubbi, comprate Stihl. E visitate anche il sito, è bellissimo. Lo so, ognuno ha le sue passioni. Stihl la Ferrari delle motoseghe, come sostiene il ragazzo del castorama. Se si facessero le Alpi libere lui dovrebbe avere un qualche posto, è saggio. Siate felici, e in alto sempre i bicchieri! (non la motosega che può essere pericolosa). Un bicchiere di grappa (di quella casalinga e buona, nelle Alpi libere distillazione libera) al Noel e alla Ika che mi hanno fatto il poster BarSport! Grassie! E un bicchiere di grappa anche a chi in qualche modo mi vuole bene, e a cui io, in qualche modo, ne voglio. Viva la Jeep, viva l’Harley, viva la Stihl. E viva anche il Cabernet e mia morosa (prima la morosa del cabernet). E viva le montagne, e viva le sagre. E viva, soprattutto, le sagre in montagna!
Just another roll of dice
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Im a redneck inside
Dicono che sia un gioco, un grande gioco di cui solo qualcuno conosce le regole, o forse nessuno, chi lo può sapere. Per qualcuno è monopoli, per altri poker, per altri un tiro di biglie a correr sulla sabbia, e alcune vincono, e altre si fermano, e molte perdono, rimanendo indietro, rallentate da troppa, troppa sabbia. E’ un gioco, per alcuni è svegliarsi il mattino alle sei montare in macchina corriera moto andare al lavoro traffico ufficio officina fabbrica otto ore macchina corriera moto traffico casa. Così, un gioco da quaranta ore a settimana ferie pagate mutua. Per altri è giocarsi un appuntamento importante, sbarbarsi bene, vestirsi al meglio, sorridere. E a volte poi sorridi, a volte ti ritrovi in un bar, a chiedere un bicchiere di bianco, e guardare fuori. E sorridi lo stesso, che domani sarà un altro tiro di dadi. C’è chi ha scelto di giocare in giacca e cravatta, chi preferisce canotta e catena d’oro, chi un paio di jeans e una camicia a quadri, un po’ cowboy, un po’ più pro loco da sagra. C’è chi insulta gli altri per sentirsi meglio, chi disprezza per sentirsi più unico, più in alto. Più. C’è che agli altri decide di sorridere e tendere una mano. E non è buonismo: la mano tesa fa presto a prendere e a girarti, attento, in un men che non si dica ti ritrovi con la faccia a terra, ad assaggiare il fango. E’ un gioco pericoloso e divertente, che tutti giocano, qualcuno più a lungo, qualcuno meno, qualcuno con tanti punti in meno in partenza, qualcuno con tanti punti in più. Che prima di lui quel gioco l’han giocato altri, e gli danno una bella spinta. C’è chi ha scelto che questo gioco lo vuole vedere tutto, vuole vederne ogni anfratto, ogni colonna, ogni personaggio, vuole mordere e gustare fino in fondo l’aria la vita l’asfalto. E qui, su una panca di legno di questa campagna che si risveglia, ne bevo uno alla vostra salute, alla salute della mia donna che è sempre più con me. Alla salute di Laura, Marzia, Ime, Luca, Fra, Fra, Giovanni, di quelli che bevono con me, di quelli che ridono con me, di quelli che sorridono davvero, e davvero giocano. Alla salute! E tiro sempre ancora i dadi.
Is a country state of mind
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Li vedi affrettarsi sulla strada, con borse ombrelli facce tirate facce tristi facce allegre. Hanno trovato qualcosa nei saldi, hanno ricevuto un messaggio giusto hanno avuto un aumento al lavoro. E vivono comprano consumano corrono prendono autobus treni tram aerei. Sei in mezzo a loro e sei lontano, sei su una strada con l’asfalto un po’ andato a male, con i cartelli tra i campi di mais, col sole che barcolla i suoi ultimi raggi. Vecchie chevy ti passano a fianco, e tu apri il gas e senti il bicilindrico ruggire, ruggire come un mostro d’altri tempi, come un demonio del passato che secoli di inquisizione non hanno potuto sopire. E i tuoi occhi sono fiamme, i capelli vento, i muscoli acciaio e terra. Dietro di te la strada, avanti solo l’orizzonte. Bevi una birra stretto nella giacca a vento masticando quasi il toscano. Con addosso il tuo unico acquisto dei saldi, il bianco cappello da cowboy sul capo. E sorridi perché tutto intorno è la tua terra, è la tua aria. E forse non è molto, forse non è ville con piscine, auto di lusso, jet privati. Non è feste luccicanti, white limo e suite a new york. E’ bar coi tavoli vecchi, banconi rigati, baristi altrettanto, vecchi e rigati. Sono sere a ridere e bere e sentirsi un po’ vivi. E’ essere felici per svegliarsi vicini sotto il piumone e fare colazione con le frittelle. E’ guidare la tua jeep e sentirti bene. Siate felici, e bevetene uno alla mia salute. Prosit
Del tutto fuori norma
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Kamnik. Slovenia. 2007
E anche quest’anno, come ogni anno, le strade si riempion di gente frettolosa che cerca qualcosa da regalare, che si deve, da non far brutta figura, e nasce, come sempre, questa piccola fiera dell’ipocrisia che si consuma lentamente. Ma va bene lo stesso, che le ferite si sanano a forza di leccarle, e si è forti più o meno, si è marci più o meno, si è molto reali. E’ di questi giorni la notizia che i Lakotah Sioux hanno dichiarato l’indipendenza dagli States, hanno deciso di non rispettare i trattai firmati. E non è un tradimento: i Lakotah li hanno sempre rispettati, i bianchi sempre traditi. Io sto con i Lakotah. Io sto con l’America dei Lakotah e dei bikers, con l’America del blues e delle muscle cars, con l’America del sogno. Sto leggendo un libro di Terzani, “La porta proibita”, leggo e mi documento. E penso: dovremmo boicottare la Cina per ciò che ha fatto. Chiunque veda qualcosa di positivo nella Cina attuale, nel comunismo cinese, in quell’assassino marcio, distruttore e ignorante di MaoZeDong, non merita alcun rispetto. La Cina del passato, beh, è tutt’altra cosa: è cultura, è meraviglia. Tutto distrutto. Dall’ignoranza come valore. Dal ’49 a oggi etnie antichissime sono state spazzate via, templi, mura, strade, distrutte. E sopra ogni cosa, sopra ogni gravità, han cercato di distruggere la spiritualità. Credo che dovremmo fare il possibile (so che è difficile) per non acquistare nulla che provenga dalla Cina, per non investire in Cina, per non diventare pedina di quel meccanismo infernale omologante. Io son della mia terra, delle mie valli, della mia gente di qui e della mia gente lontana, e ho il coltello pronto e il tomahawk sulle spalle, e ho gli spiriti con me e la voglia di andare avanti, di non smettere mai. Con la mia gente, la mia donna. Non voglio l’omologazione, non voglio il marchio ce (finto). Non sono a norma, e ne son fiero. Qualche giorno fa guardavo la neve scendere sul mio tiglio, ebbene, so che vi potrà sembrare strano, ma nei disegni dei fiocchi che cadevano, c’erano disegni bellissimi, c’era un intero mondo, e basta chiudere gli occhi, e ci si può entrare, e ci rimprovera, con stanca rassegnazione, perché stiamo distruggendo tutto. A voi che passate di qua, che leggete i miei post sempre più incazzati, auguro un buon primo giorno d’inverno per domani, e un buon Natale per quando verrà. Siate felici, siate reali.
Grezzo boscaiolo. Stihl professional is good. December 2007
Mia pipa bavarese. Qualche giorno addietro.
Qui ho bevuto una birra, sotto il terzo ombrellone. Kamnik. 2007
Per rilanciare la sua immagine di città industriale e capitale del gusto la città di Torino propone un nuovo piatto: operai al forno. Sembra sia stato apprezzato, l’hanno reclamato in molti in piazza, addirittura al governo, e superaddirittura, in televisione. I camionisti si fermano, gli scaffali si svuotano (non è vero), alcuni speculano. I tg gridano, disperati. Tanto come sempre finisce tutto bene. Cioè, tutto come prima, quindi tutto abbastanza male. Ma (come quando eravamo piccoli) facciamo che male è bene. E allora tutto abbastanza bene. Abbastanza. Che brutta parola. Camminando nei boschi si fanno strani incontri, di questo periodo cacciatori perlopiù, che vanno dall’armato M16 al boomerang alla balestra. E muratori che scaricano macerie. E meccanici che scaricano olio. Ecco. Voglio una grande vasca di olio esausto e annegarci gli inquinatori. E i simpatizzanti degli inquinatori, e i corruttori degli inquinatori, e i legiferatori degli inquinatori. Insomma, a macchia d’olio. Moltitudini s’agitano per la mancanza di carburante. Comprensibile, ovvio. Ma pensiamo che potrebbe essere una situazione costante tra non troppo poco tempo…bisogna invertire la tendenza, ne sono profondamente convinto: puntare sul solare e sui bassi consumi, su una decrescita che porti la crescita, perché forse è questo l’errore che la nostra società ha fatto, crescere indiscriminatamente, velocemente, senza fermarsi mai a guardare dove si trovava. Al mercato compriamo cipolle che arrivano dall’Angola, è logico? Prima o poi si dovrà ricominciare, e gli uomini torneranno ad unirsi in piccole comunità, a cuocere il pane nel forno comune, a tagliare la legna e tenere il bosco (non a percorrerlo travestiti da rambo), si alzeranno i fumi dei camini nella notte, riluceranno gli impianti fotovoltaici sui tetti. Sarebbe bello, sarebbe vivere più in comunione con questa natura che violentiamo e maltrattiamo, che ogni giorno cerchiamo di piegare al nostro interesse. Al vostro interesse. Ma non vi rendete conto? Non vi rendete conto che uccidete chi verrà dopo di voi? Dopo di noi. Dopo di me. Fatevi un cicchetto di olio esausto. Magari condito con acqua di Marghera, o con i pesticidi della Val di Non, a vostra scelta. Non serve andar lontano, i bastardi son anche qua da noi, e quanti sono. Travestiti in giacca e cravatta, seduti su poltrone di pelle, a comandare, a decidere, a firmare carte che sono omicidi, a sorridere su ogni morto, su ogni albero abbattuto, su ogni tratto asfaltato. E hanno nomi di grandi compagnie, di banche, di governi. E sono lì, e le foreste bruciano. E sono lì, e la gente s’ammala. O in alternativa brucia. E sono lì, e tutto resta fermo. Chiedo agli spiriti che cambi qualcosa, e loro piangono, che si sta distruggendo la loro casa, la nostra casa. Lentamente, velenosamente. Prima o poi si vendicheranno.
my little fotovoltaico
prima delluomo le felci già cerano. Valchiusella 2007
Mescolato non shakerato. Tetti, vita, rame.
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Tetti di Atene. 2006
Ed è arrivato anche dicembre, mese contrastante, di freddo accogliente e luci angoscianti. Operai s’affollano sulle strade a montare stelle alberi babbi siluri costellazioni installazioni. Operai montano, auto sbandano, carrozzieri ridono. E’ quella festa lì che sta arrivando che ci rende tutti più buoni. Specialmente i carrozzieri. O i carrozzoggi. Oggi. Memorabili giornate patavine. Memorabili risate, parole, tutto. Perché laggiù c’è gente speciale. E loro lo sanno, voi lo sapete. Non ho parole da usare, perché a volte le parole non hanno quella forza necessaria, la forza che c’è nell’alzare assieme i bicchieri, nello stringersi al freddo e sentirsi parte di un insieme scollegato chissà come che si sta ritrovando. Ho eletto a mio bar (nel mio carnet di bar personali) il bar del mercato coperto vicino alla piazza. Giovedì sera ho avuto la prima uscita come Personal Chef e, fuori dai denti, un gran successo. Speriamo in bene. Presto sarà attivo un sito internet…Paolo Valperga Eventi & Convivi. Personal Chef and Food & Beverages Personal Shopper. Fatemi un grande in bocca al lupo che mi serve. E’ la vita che voglio scegliere, perché ho delle mete da raggiungere. E sono felice sempre, o almeno cerco di esserlo, mete o no. Ma le voglio raggiungere. Amo creare in cucina, son di quelli che fanno tutto partendo dalle materie prime, in ogni cosa. Mi sto segando un sacco di legna a mano per averlo fatto io. All’occorrenza tiro su muri e intonaco. E lo sa bene chi ormai s’è abituato: la mia pasta è sempre fatta da al massimo un due ore, con uovo fresco, farina di qualità, sale, semola e acqua. Il pane parte sempre dalla farina, non da un sacchetto maron del panettiere. La birra nasce dal cereale maltato, sempre. Non so, mi piace il percorso completo, mi piace saper che tutto è fatto per il meglio, o almeno si è provato a farlo. E se tutto andrà bene…voglio un’harley night train, una casa immersa nel bosco, tanti lupi cecoslovacchi. Viaggiare sempre. Essere quello del Biker’s bar. E chissà. Per ora ci lavoro e mi impegno. Con la persona splendida che mi sta al fianco. Per tutto, adesso, la strada è sempre sconnessa, ha sempre tanti bivi, ma non ci son più tante incertezze, e il manubrio gira da solo. Son sempre più innamorato di Venezia. Di tutto quel grandguignol. Caldamente consiglio: Osteria Agli Osti. Molto caldamente, ma dovete sentirvi lagunari dentro. Ah, i personal chef possono anche spostarsi, se avete bisogno, o conoscete chi ha bisogno, in qualsiasi parte del globo terracqueo, il grezzo parte, e col suo grembiale della guinness e la coltelleria professionale di design (ebbene sì, non resisto quando vado a Solingen) e le pentole di rame, voilà, son qui per voi. Fatemi ancora l’in bocca al lupo che mi serve. E voi gente speciale, non tiratevi indietro dai miei pensieri, mai.
Tetti di Padova. 2007
Niente come gli utensili Beta! Reading at HJF 2007. Mestre.
Dicono che arrivi il freddo, quello ciuso, quello che ti fa sbattere i denti, quello siberiano. Siberia lontana e sconosciuta, che evoca nomadi tatuati e gulag spazzati dal vento. E chissà cos’è in realtà. Magari villaggi a tema per ricchi oligarchi dissidenti. Magari un tetro deserto un po’ radioattivo, ogni tanto intervallato da un triste agglomerato urbano, nessun albero, e rari uomini dagli occhi a mandorla che la percorrono in lungo e in largo seguiti dai loro cani. Come da millenni, ma ora è diverso, ora non riconoscono più tutto intorno. Ma lo spirito è forte e li guida, lo spirito li porta sulle antiche correnti magnetiche che percorrono la terra. Deve arrivare il freddo, ma io l’ho già sentito ieri quando il meccanico mi ha detto che forse c’è la pompa del gasolio andata (e la marmitta e degli altri pezzi). Freddo cane. Fortuna che c’era una stella con me. La prossima settimana vengo a fare un giro nelle lande patavine, così, così per fare un giro. Pensiero molto australiano, molto aborigeno. In giro, così. Ho finito il periodo di lavoro in libreria, bella esperienza. Ho conosciuto bene gli avventori del bar vicino. Ho scoperto che i libri aumentano (costo) a una velocità impressionante, e che la maggiorparte son puttanate. Puttanate che abbattono foreste vergini. Mi piacerebbe che qualcuno aderisse, che si decidesse di acquistare libri e giornali solo in carta riciclata. Si piega un sistema. Come si piega un foglio di carta. E si fa un aeroplanino, si bagna la punta e lo si fa volare. Giù. E poi si schianta in una pozzanghera, e un camion passa e via. Niente più sistema. Semplice messa così. Domani sono a Milano per un catering maratona cinque di mattina otto di sera. Voglio i miei primi clienti. Posso essere il vostro Grezzo Personal Chef. Haute cuisine o sagra cuisine, come da vostri desideri. Servizio impeccabile ed elegante o, like usually, da sagra. E lascio la cucina perfetta, e vi faccio stare bene. E non faccio rumore, a parte un po’ di musica cucinando, che serve. Che se vuoi un piatto che sia forte, allegro, contagioso…ska! Se lo vuoi pensoso, complicato, sublime, Garbarek, se è un piatto continentale, morna se è uno di mare, d’oceano. Metallo epico per il cavolo rosso e lo stinco al forno. Nerorgasmo per qualcosa di creativo con colori scuri. Kina e Mirafiori Kidz per una cena semplice, sincera. Di quelle che il bicchiere si riempie all’orlo. Di quelle che non vorresti finissero mai. E allora il bicchiere lo alzo anch’io. E dico seriamente, sono a vostra disposizione. Questo è il mio primo atto ufficiale della nuova attività. Un We’ll never Walk Alone a Cervello Stanco e compagna! Uno forte e urlato e accompagnato da very cockney cabernet al Noel. Un bacio al cioccolato e pesche a Sweetwine. Uno alla triplo malto a Mao. Un bentornata e un abbraccio a Marzietta. Un pugno pronto a colpire e denti digrignati e un sidro assieme all’Incazzosa. E anche voialtri! Un bel brindisi di quelli da cartolina. Ma cartolina in 16:9. Siamo il ritmo che comincia a salire, il basso che comincia a vibrare…
Stella del Mattino
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sangue nella testa sangue sopra agli occhi. Tra le mani di una donna, nell’acqua del ruscello. Sangue sulle pelli stese al sole. Ero lontano, sulle piste della caccia, ma l’ho sentito come una freccia scagliata dal ragazzo dell’alba. L’ho sentito quando è arrivato con la stella del mattino. E non bastava correre e non bastava andare e non bastava. Il sangue traccia disegni sulla terra e nel cielo dei miei pensieri. Racconta una storia sempre uguale di denti coltelli follia realtà. Il codardo colpisce quando il forte è girato, lontano, assente. Mi segno il viso col sangue di una donna della mia gente, e sarà ricordo e sangue. E sarà il forte a colpire. Sangue chiama sempre sangue. Perché? Ci impastate il pane col sangue? Ve ne nutrite? Fa da cemento per le vostre case sconfinate? Per me è solo qualcosa di rosso che impiastra la terra e si secca al sole, pulsando ancora di vita chiedendo vendetta. Avete ucciso la mia gente, e per mille notti le grida non mi hanno fatto dormire. Avete ucciso la mia gente e vi pascete su poltrone rosse. Avete ucciso mio figlio e con lui me mio padre mio nonno suo padre e tutti i miei sino al giorno in cui l’uomo comparve sulla terra. Per prendere la terra. Ma la terra c’era prima, non è tua, non è di nessuno. La terra è appoggio dei tuoi piedi della corsa dei giochi di bimbi della lotta di due uomini. E di terra non ti sazi, come avessi un ventre sconfinato da riempire che chiama chiama chiama terra! E la buchi la copri la riempi di odori e strane sostanze. E sono qui e ti guardo, anche se son morto un giorno lontano col cuore spaccato dalla furia e dal dolore. E son qui e ti guardo dal mio rifugio sulla montagna e tu non mi vedi, ti acceca il riflesso dell’acciaio. Non hai vinto. Mangi cibo avvelenato e respiri aria che ti uccide. Ma l’hai costruito tu tutto questo. Hai abbattuto i peschi, i bisonti, i popoli. Per allungare la ferrovia i pozzi le baracche i grattacieli le sale da gioco. Non capisci, non lo puoi fare. La mattina appena sveglio non hai nessuno che ti saluti. La mia gente a mattino viene baciata dal ragazzo dell’alba, per sempre e ovunque. Basta crescere, andiamo in una direzione sbagliata. Questo non è crescere.
So ancora guardare in alto e perdermi nel cielo Mentre vibro assieme ad un torrente ...e penso all’acciaio che ci stringe. Questi anni stan correndo via Come macchine impazzite li senti arrivare Ti volti e son già lontani Ti chiedi cosa é successo La rabbia di quei giorni brucia ancora dentro Ma forse tanto veleno Poi é tornato dentro di noi Gli altri stanno ancora ridendo... E noi qui a guardarci dentro No son sempre io Non mi cambierete quel che ho dentro Forse un’altra faccia Ho più cicatrici di prima Sorrido un po’ meno Forse penso di più Non mi chiedere se ho vinto o se ho perso. Quel che é intorno é una sconfitta per tutti No non sono io il fallito Voi tutti avete perso un po’ di vita Voi tutti meno umani