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PARANOIE


1) girare il mondo e vedere ogni giorno un posto nuovo... tornare a casa per ritrovare i vecchi sapori e i vecchi colori e capire che ormai sei un'estraneo, che ormai anche lì sei un'ombra di passaggio...
2) arrivarea pub preferito e scoprire che e' finita la Guinness
3) perdere l'istinto creatore

MERAVIGLIE


1) "Cado lungo disteso dentro tutta la vita e urlo in me la mia ferociadi vivere...non ci sono gesti di piacere nel mondo che valgano la gioia stupenda di chi non ha altro modo di esprimerla se non rotolarsi per terra fra erbe e margherite e mescolarsi con la terra fino a sporcarsi il vestitoe i capellii" [Fernando Pessoa]


Science is like sex: sometimes something useful comes out, but that is not the reason we are doing it
(Richard Feynman)



(Patagonia dreamin’)




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lunedì 14 febbraio 2005 - ore 17:52


X Massi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Grazie di avermi permesso di scrivere il diario di te, lasciando che scoprissi come sei.

Se solo potessi vederti attraverso i miei occhi ti renderesti conto.
Riusciresti a capire che, in fondo, è molto più semplice di come credi. Che sai già tutto.


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lunedì 14 febbraio 2005 - ore 17:49


#3
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ci sono più cose in cielo in terra che nella tua filosofia, Iago.

I costrutti di realtà rigidi della psicologia o della filosofia rivelano dal loro stesso nome ciò che sono: costrutti, costruzioni, artefatti dell’uomo per costruire e dare un senso alla realtà. Per dire che esiste un prima ed un dopo. Per ridurre l’esistenza stessa a una narrazione
Sono convenzioni dire che nel 1492 è stata scoperta l’America o che nel 1917 c’è stata la rivoluzione russa.
Pure convenzioni.
La lingua, per non dire della scrittura, sono pure convenzioni. Sono pure traduzioni convenzionali di stati e di emozioni. Tradurre ha la stesa radice di tradire.
Se solo riuscissi a passare, a oltrepassare, queste convenzioni, queste traduzioni che sono nelle parole, se solo tu potessi vederti attraverso i miei occhi…
Capiresti il diario di te.
Il diario di te che scrivo guardandoti.

Riesci a renderti conto?

Se tu ti vedessi attraverso i miei occhi capiresti. Capiresti che sei unico e importante per me, che le cose che tu mi fai vivere non le ho mai vissute con nessun altro. Mi piacciono le cose che dici, mi piace la tua ingenuità, la tua sincerità e il tuo ardore nel difendere le cose in cui credi, che per te sono vere. Mi piace il tuo punto di vista. Adoro come riesci a farmi cambiare idea, la passione che ci metti nel convincermi. Come ristrutturi con una parola la mia realtà.
E mi manca.
Mi manca il nostro conoscere il modo insieme costruendo vicendevolmente i nostri punti di vista, mi manca il conoscerci per conoscere il mondo. Per costruirlo intersoggettivamente.
Mi manca il diario di te.
Mi manchi tu.

Quando parliamo succede che le tue parole mi diano le vertigini, facendomi riconsiderare gli oggetti del mondo, me li fai scoprire, vedere.
Questo considero importante.
Non l’ansia del divenire, di essere da un’altra parte, ma riuscire a godermi il qui e ora…forse questo è il sollievo fisico e mentale che cerchi.

E lo sai anche tu, e mi hai riconosciuta, non al primo sguardo ma te ne sei reso conto, piano. Ci siamo sempre conosciuti e ci siamo ritrovati. Sappiamo entrambi del dolore dell’esistere, che ci fa sentire qui, lo abbiamo visto nell’altro. Siamo simili e diversissimi.
La capacità di vedere.
Se tu potessi vederti attraverso i miei occhi
capiresti.

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lunedì 14 febbraio 2005 - ore 17:48


#2
(categoria: " Pensieri ")


I neurologi, gli anatomopatologhi, i neuropsicologi, gli psicologi, gli psichiatri e i neuropsichiatri, i biologi, gli etologi…..

Tutti questi espertoni dicono che il cervello è diviso a metà. Che il cervello è composto di due emisferi: quello sinistro, deputato al pensiero razionale, alla logica, è lo scienziato che è in noi. Quello destro è il centro delle emozioni, della creatività, è l’artista che è in noi.
Da piccola sono stata corretta.
Sono mancina, e quindi governata dal sensibile emisfero destro, ma poi per stupide credenze popolari sono stata corretta dovevo scrivere con la mano destra, la sinistra è del diavolo!
Non so se questo mi ha creato traumi o meno. So solo che da quando riesco a ricordare ho sempre impugnato una penna. Quel gesto mi dava un piacere così profondo…
e tracciare i miei pensieri sotto forma di grafici ascendenti e discendenti, di spirali continue e volute mi gratificava così tanto…
Così comunque mi sono lasciata convincere a farmi governare, pur parzialmente, dal razionale emisfero sinistro. Forse questo dualismo emisferico mi ha segnato, chissà.
Magari potevo essere una bambina normale come tutte le altre…

Invece il dualismo emisferico ha scaturito prodotti incredibili, forse mostruosi: i due emisferi sono entrati in contatto facendo di me una persona che pensa in maniera non convenzionale che ragiona con il sentimento ed emoziona la ragione…che traduce in numeri sentimenti ed emozioni e che con sentimento ed emozione piega la propria razionalità.

Riesci a renderti conto?

Siamo come ciechi in una caverna. Vediamo solo quello che la nostra mente ci fa vedere.
I nostri poveri occhi ci permettono solo di vedere le ombre nella caverna, ombre che spesso sono le nostre stesse ombre. L’amore che proviamo è solo il riflesso dell’amore che sta nei nostri occhi.

È il diario di te.
Le rughe che ti si formano intorno agli occhi quando sorridi, quelle sulla fronte mentre sei corrucciato in disaccordo con i miei sproloqui, la forma della tua testa, il mento prominente. Quel triangolo di collo e di petto che si disvela dalla tua camicia slacciata ricoperto di peli inaspettatamente scuri. I radi peletti sulla schiena, che sembrano la peluria di due ali che spunteranno a breve. Tutto il testosterone che ti gira in corpo. Una ragazza, obbedendo alla biologia, non può rimanere indifferente a tutto quel testosterone. La tua voce bassa e dominante…una ragazza in cerca di protezione non può non esserne attratta!
Tutto questo è il diario di te.
Vedo scritte sulla tua pelle tutte queste cose. Il tuo corpo mi parla continuamente di te. Esprime cose che la tua voce non avrà mai il coraggio di dire, pensieri che la tua mente non formulerà mai.
La piega dolorosa delle tue labbra, la scalanatura della tua schiena, le mani delicate, parlano di un uomo dolce, sensibile. Parlano di sofferenza, di emozioni trattenute, parlano di grandi odi e di amori sconfinati. Parlano di passione.
Parla di mancanza di accettazione la curvatura delle spalle, mentre l’andatura saltellante, buffa dice di spavalderia, grida al mondo “hei guardatemi.sono qui!” .

Il diario di te.
In ogni singola cellula del tuo corpo stanno scritte miliardi di informazioni, ben più numerose di quelle che riuscirai mai a dire o a comprendere.



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lunedì 14 febbraio 2005 - ore 17:45


#1
(categoria: " Pensieri ")


M’importa di te.

M’importa di te perché mi hai fatto riscoprire il piacere di scrivere, la bellezza e la bontà della scrittura.
Quand’ero bambina adoravo scrivere. Scrivevo storie di avventure fantastiche per il mio fratellino, poesie d’amore per le mie amiche. Piccoli tormenti dell’animo di una bambina di nove, dieci, undici anni.
Poi niente più. Avevo il talento, nel senso etimologico del termine, ma mi mancava la cultura. Le parole che uscivano mi sembravano stupide e stupite, stolide. Non avevo i mezzi per esprimermi.
Poi i mezzi sono arrivati: sono cresciuta in età e sapienza ma avevo perso il contatto più profondo con me stessa; avevo perduto la ricchezza di ciò che provavo, il contatto con emozioni e sentimenti, la capacità do stupirmi di fronte a ciò che creavo. L’ansia di divenire, di essere, non mi permetteva di soffermarmi a vedere al momento, perché fermarsi equivaleva a perdere tempo, tempo che serviva a raggiungere invece quegli obiettivi primari che mi ero prefissa.
Non avevo più tempo per vedere.

Riesci a renderti conto?

Stupirsi di fronte agli oggetti conosciuti e visti mille volte non è altro che guardare gli stessi oggetti con occhi nuovi. Con occhi diversi.
Prendi l’oggetto più banale, che hai lì, davanti a te senza che tu la degni di uno sguardo. La cosa che dai più per scontata, la più stupida.
E un giorno qualsiasi, senza nessuna ragione, la guardi, la vedi. La sensazione che ti dà vedere la cosa è un po’ da vertigine. Chiudi un attimo gli occhi.

Ripigliati.

Riaprendoli la cosa che sta davanti a te sarà la stessa e non lo sarà. Ti appariranno dettagli, contorni, confini nuovi ed inaspettati. Ma forse non sono tanto nuovi ed inaspettati. In questo processo di scoperta questa cosa nuova è emersa dalla vecchia. Quei confini, contorni e dettagli li avevi sempre visti. Erano lì davanti a te, aspettavano solo di essere riconosciuti ed emergere.
Ecco, hai avuto un’epifania. Quella cosa si è manifestata a te.



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lunedì 13 settembre 2004 - ore 13:52



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ah, il piacere barbarico di appiccicare caccole sulle rilegature dorate dei testi!


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lunedì 13 settembre 2004 - ore 13:36


Eterni ritorni...
(categoria: " Pensieri ")


X un amico

BEH CHE DIRE!
E' vero che esistono gli eterni ritorni...la storia stessa ne è un esempio. Ma non solo la Storia con la esse maiuscola ma anche la storia, la storia personale, LA STORIA DI OGNUNO DI NOI, la quale contribuisce in maniera fondamentale alla Storia, come ogni singolo rivolo contribuisce fondamentalmente a formare un grande fiume.


L'AVEVO, OVVIAMENTE, MESSO IN CONTO, SAI?
Ovviamente, conscia che come la Storia, anche la storia è fatta di eterni ritorni, fin dalla prima frazione di secondo avevo messo in conto che quei baci, per niente appassionati, dati in punta di labbra, adolescenziali, tra noi, erano solo dovuti a una forte emozione, al sentirsi sovrastati dalla natura e dall'universo...solo un modo per consolarci vicendevolmente delle nostra reciproca pochezza di fronte a ciò che ci sovrasta e non riusciamo a governare: il fato, il destino, il caso, il caos (guarda che strano: caos è l'anagramma di caso, e viceversa, ma i loro significati etimologici non sono esattamente gli stessi...).
Ma avevo comunque sperato di essere riuscita con la mia forza interiore, mostrandomi profondamente per quello che sono forse per la prima volta e mettendomi in gioco, ad abbattere una barriera, seppur invisibile, tra di noi.
Ma evidentemente non andata così


E SAPEVO, COME SO ADESSO, CHE PER TE NON SONO IMPORTANTE.
Certo è dura rendersene conto, di non essere speciali per le persone che sono speciali per te. Certo, egoisticamente, è dura sapere di dare tanto e ricevere in cambio "così poco", subdorare che probabilmente saresti stata solo un modo per tamponare una ferita, una mancanza, per cercare di arginare il tuo caos interiore.

Ho fatto quel che potevo per governare le cose...ma le cose, a volte, non possono e non vogliono essere governate. Non è cosa da poco aver avuto il privilegio di avere provato tante e così tante profonde emozioni, essendone consapevole e riuscendo a metterle sulla carta, a scriverle nero su bianco o a dirle apertamente, ritrovando il mio dono, il mio talento di saper esprimere disegnando con le parole il mondo.
Mi ha fatto crescere molto. Ha migliorato i miei rapporti con tutte le persone, perchè ho imparato a non aver paura a dire ciò che provo e di essere giudicata debole o stupida o pazza.


AMARE SE STESSI, AMARE GLI ALTRI, ACCETTARE SE STESSI, ACCETTARE GLI ALTRI,
ma, sopra ogni cosa,
PERDONARE SE STESSI, PERDONARE GLI ALTRI...
Quando riuscirai a perdonarti per essere diverso dagli altri, quando maturerai il giusto distacco da te, quando capirai che ridere delle proprie debolezze è un atto eroico, allora sarai diventato un grande uomo, e potrai camminare sulla terra a testa alta, senza timore, perchè saprai fare delle tue debolezze virtù, e sarai consapevole che il caos esiste, ma saprai anche che, in qualche misura, potrai governare gli eventi, perchè avrai la capacità di alzare lo sguardo dal basso della corporeità e delle cose terrene e saprai guardare in alto alle stelle, lontane, ma calde, che ti inviano la loro energia, e desiderose solo che tu ti accorga che per la prima volta, non ti accontenti di guardarle ma le vedi.
Ma prima di tutto dovrai scontrarti e incontrarti con il mondo terreno, con il corpo, conoscerlo, scendere a patti con lui, con la tua lingua che tritura le parole e le fa uscire sconnesse, tagliuzzate in una miriade di suoni ripetuti, prolungati all'eccesso, o che ti blocca ogni possibilità di pronunciarti, facendo uscire da te solo il silenzio.
Solo quando imparerai a volerti bene per quello che sei potrai veramente voler bene a qualcuno.
Allora avrai fatto chiarezza in te stesso.

ANCHE I LUNGHI VIAGGI INIZIANO CON UN PASSO (proverbio cinese)



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lunedì 13 settembre 2004 - ore 13:33


Perchè un blog?
(categoria: " Riflessioni ")


Perchè un blog?
L'idea e il problema non mi aveva minimamente sfiorato fino a che non mi sono casualmente (o causalmente forse è più adatto...) in questo scritto di Tiziano Scarpa che sotto vi riporto:


"Miei cari blogger, datevi una scossa. E’ arrivato il momento di fare un salto di qualità, di intensità. Perché non mi raccontate qualcosa che vi costi vergogna, e dolore? Perché vi fermate sempre sulla soglia della camera da letto, come Liala? Sulla soglia del salotto, del bagno, della cucina, sulla soglia dell’aria aperta. Vi fermate sempre sulla soglia di qualcosa! Perché non mi raccontate i vostri conflitti duri, sul lavoro, in famiglia, a scuola?

E non sto parlando della solita questione dell’ombelico. Mi va benissimo l’ombelico. Sono un fan dell’ombelico in letteratura. E’ un argomento interessantissimo: ma perché quando parlate dell’ombelico non descrivete anche le pallottole di pelo e sporco che vi si raggomitolano dentro? Ci vuole ardimento, a raccontare davvero il proprio ombelico, cosa credete!

Che cosa state combinando? Devo pensare che il blog sia l’ennesima falsificazione? Che sia l’ennesimo meccanismo di rimozione collettiva dei traumi individuali?

Non voglio essere paternalistico con voi. Non voglio essere ruffiano. Vi dico quello che penso.

In un primo tempo ho pensato che il lavoro sporco dell’io era una Zona (che fu) Temporaneamente Autonoma ormai perduta per gli scrittori. Niente dura in eterno: e anche il ruolo dello scrittore come rappresentante dell’io, la sua “funzione io”, era storicamente finita a causa dei blog.

(...)
Per esempio la zona dell’Egologia Estrema.
Raccontare veramente che cosa ci succede, con coraggio, senza perbenismi, senza censure : come hanno fatto Catullo, Agostino, Montaigne, Proust, Céline, Henry Miller, Anais Nin, Paul Léautaud…"


Ebbene cercherò di raccontare esattamente quel che mi succede, o meglio, quello che è successo nel mio ultimo anno di vita...
Ma andiamo con ordine...
Cominciamo dalla fine.




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