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PARANOIE


1) girare il mondo e vedere ogni giorno un posto nuovo... tornare a casa per ritrovare i vecchi sapori e i vecchi colori e capire che ormai sei un'estraneo, che ormai anche lì sei un'ombra di passaggio...
2) arrivarea pub preferito e scoprire che e' finita la Guinness
3) perdere l'istinto creatore

MERAVIGLIE


1) "Cado lungo disteso dentro tutta la vita e urlo in me la mia ferociadi vivere...non ci sono gesti di piacere nel mondo che valgano la gioia stupenda di chi non ha altro modo di esprimerla se non rotolarsi per terra fra erbe e margherite e mescolarsi con la terra fino a sporcarsi il vestitoe i capellii" [Fernando Pessoa]


Science is like sex: sometimes something useful comes out, but that is not the reason we are doing it
(Richard Feynman)



(Patagonia dreamin’)




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giovedì 6 aprile 2006 - ore 16:58


Ghost in space... 2
(categoria: " Riflessioni ")



Adesso va ben tutto...ma mi devo relazionare con due entità

Tu

e

il
muratore

che sei sempre tu...



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giovedì 6 aprile 2006 - ore 16:55


Ghost in space...
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Coraggio, ancora pochi giorni e anche questo romanzo sarà finito. La realtà proporrà altri romanzi non potendo più proporre se stessa. E noi non siamo qui per leggere, ma per trovare un posto nella trama. A ciascuno la sua scena. Berlusconi sulle tv e i giornali, io qui su spritz.

Ognuno cerca di spargere il suo seme, di impressionarsi nella mente degli altri partendo dal fatto che nessuno è impressionato abbastanza da se stesso. La politica e la letteratura non sono mai state discipline così contigue anche se i politici ignorano i letterati e i letterati disprezzano i politici. I politici non pensano a quello che devono fare ma a quello che devono dire. Gli scrittori non pensano a quello che devono scrivere ma pensano a quello che hanno scritto. Il tutto ha una scadenza breve, venti, trenta ore. E così dopo l’articolo sulla “roba” io sono qui a scriverne un altro, a cercare altra attenzione.

Lo stesso accade a Casini o a Rutelli. Dopo una dichiarazione devono farne un’altra, altrimenti è come se non avessero fatto niente. Perché il “collega” Biondillo ha messo la sua foto su questo sito? Forse perché è un narcisista come me, come Berlusconi. Forse perché vuole diffondersi, perché stare nel proprio corpo, nella propria vita non interessa più a nessuno. Quello che conta è smentire per qualche attimo il sospetto che non ci siamo, che non c’è più niente. È chiaro che il narcisismo di Berlusconi è più pericoloso di quello di Rutelli e che il narcisismo dei politici è più pericoloso di quello degli scrittori, ma non si può non vedere che agli occhi degli altri siamo avvolti dallo stesso lenzuolo, il lenzuolo che avvolge i fantasmi.



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giovedì 6 aprile 2006 - ore 16:50


Orgogliona...
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Ieri, un’amica mi ha detto che sono “un po’ stronza”. Nel pomeriggio, il presidente del consiglio mi aveva fatto sapere che sono una cogliona. Ieri non è stata una gran bella giornata.

C’è una differenza, però: potenza dei media. Un’amica ti ferisce in privato e ti senti sola. Un presidente del consiglio ti offende in pubblico e ti senti parte di un tutto, più vasto, orgoglioso e indignato.

Io, in definitiva, di quell’uscita gliene sono pure grata, anche e soprattutto per ragioni politiche. Voglio dire: era appena reduce da un successo in termini di comunicazione e di marketing sul suo avversario (che deve fargli - in queste ore - proprio tanta paura). Lui aveva tirato fuori dalla manica - sfrontato, anche lui solo, sul timone di una nave che sembrava fino a quel punto aver perso la rotta - dico, tutto insieme tira fuori l’asso dell’Ici e riesce a monopolizzare gli ultimi giorni di questa orrenda campagna elettorale. Solo lui, e meno male che l’ha fatto, poteva dare un po’ d’ossigeno alla sinistra nel tunnel in cui l’aveva ricacciata, guadagnando altri titoli e altro spazio di segno contrario sui media con quella scartina che gli deve esser scivolata dalla manica quando ha allentato le difese e rilassato le braccia.

Quella scartina non ha fatto altro che mettere in pubblico la parte peggiore del presidente, qualcosa che pensava e teneva sepolto e che gli deve esser scappato in un ambiente che in quel frangente deve essergli sembrato rassicurante, accogliente. Familiare. È come se si fosse steso sulla poltrona del suo soggiorno in ciabatte, con una ricca cena nello stomaco e una giornata pesante sulle spalle e, finalmente, nel chiuso di casa, avesse potuto dare libero sfogo a quel genere di pensieri che, in un modo o nell’altro, un po’ tutti facciamo e in altri contesti ci teniamo per noi. Per ragioni di opportunità, di interesse. Di educazione. Quelle stesse che a casa si possono dire, perché i segreti della pentola li sa il coperchio e sotto il coperchio tutti quanti borbottiamo. Continuamente.

Ieri, il presidente del consiglio non era nel soggiorno di casa sua (lì, qualcuno, magari uno dei suoi tanti figli, vedendola scivolare sul pavimento dalla manica dell’uomo - almeno in casa non più presidente e infiacchito come tutti dalla digestione - avrebbe raccolto la scartina e gli avrebbe detto, “fai attenzione, finché non si va al voto, meglio se la lasci qui, al sicuro, dovesse caderti da qualche parte”…).

E così tutti quanti - del resto non era la prima volta - abbiamo potuto buttare l’occhio oltre il coperchio, nella pentola e nel suo volgare borbottio.

Difficile credere che in questa mossa ci sia dietro una strategia. Tutto può essere, conoscendo l’esperienza del presidente in fatto di comunicazione. Ma tenderei a credere che quella stessa esperienza, per una volta (e benedico il tempismo), gli si sia rivoltata contro.

Parlo dell’esperienza delle sue televisioni, quelle in cui pubblico e privato tendono a confondersi da tempo. In senso negativo. Perché in senso positivo questo fenomeno era già sorto. Ci tengo a dire che Mediaset, a questo proposito, non ha inventato nulla. Non vorrei attribuire alle sue televisioni (che non demonizzo e che spesso frequento) questo merito.

Le televisioni di Mediaset (e poi la Rai a ricalco) hanno solo innescato un meccanismo di degenerazione di qualcosa che già c’era e che in tempi di par condicio blob sta montando - come fare di un problema, tanto fastidioso quanto necessario, una bella risorsa - in meravigliosi pezzi che ci raccontano l’Italia di qualche caimano fa. Un paese nel quale c’era una distinzione netta, riconoscibile, fra pubblico e privato. E il pubblico (le istituzioni) poteva qualche volta venire in soccorso del privato (il cittadino), così come il privato poteva permettere - e nei montaggi di blob questo si staglia con nitore cristallino - ad altri nella stessa condizione (l’operaio, l’emigrante, la segretaria, la studentessa di provincia e via via le varie categorie rappresentate dalle persone intervistate) di riconoscersi e di capire meglio sé stessi e il proprio paese, con tutte le sue varietà sociali e linguistiche.

Tutto questo nella stessa epoca in cui - contraltare mediatico - ciò che è privato (una lite tra condomini, tra moglie e marito, tra due amiche - sic!), tutto questo, viene esibito in pubblico, in modo spudorato e - questo ben più colpevolmente - generico. Il più piccolo, ombelicale, nevrotico borbottio del singolo dato in pasto alla pubblica piazza senza che la piazza, attraverso un qualunque elemento circostanziato di inveramento, possa capire qualcosa in più di sé e del proprio paese.

Che facevano i tronisti della De Filippi prima di dar letteralmente corpo alla risemantizzazione del termine in epoca repubblicana? Da quali famiglie vengono, che mangiano, qual è la loro realtà? Il paese dov’è? La casa da comprare, l’affitto che costa troppo, la squadra di calcio che oggi ha una finale o quella che lotta per la retrocessione; il brutto voto preso proprio questa mattina all’esame, o quello buono che così la laurea si avvicina e magari trovo lavoro, magari a tempo determinato, magari un giorno sì e due no, ma sempre lavoro è?

Ieri, quando sono andata al letto, non ci pensavo più alla cogliona che mi ero presa, al presidente del consiglio e alla campagna elettorale. Mi sono addormentata col pensiero all’amica che mi ha detto che sono “un po’ stronza”. Un tarlo. Un borbottio continuo, pervasivo e totalizzante. Pensavo a quello che era successo tra noi. Riconoscevo gli aspetti su cui aveva ragione lei; e quelli, invece, in cui mi sentivo di rimanere ferma nelle mie convinzioni. Un andirivieni di torti e di ragioni, come se le pareti della mia testa assumessero il rosso del confessionale di Mediaset. E ho capito una cosa. Si possono avere giudizi diversi sul Caimano, ma su un punto Moretti ha ragione: comunque vadano le elezioni, il presidente ha già vinto.

Perché siamo tutti un po’ coglioni.


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venerdì 24 marzo 2006 - ore 13:12


La storia non si ripete mai in dramma, ma in farsa
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Che situazione piena di merda!!!!!


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martedì 21 marzo 2006 - ore 13:18


Sanatorio-Italia
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Sembra di stare in un incubo.
Ci muoviamo nella scontentezza che ci gira in testa e in quella che vediamo intorno a noi. Sembra un sanatorio. Adesso si è ammalato anche quello che ostentava felicità e ottimismo. Ha preso a zoppicare, male momentaneo, ha preso il nervosismo, male nazionale. Il guaio è che molti hanno un nervosismo inerme, rassegnato.

Mi viene da pensare che viviamo in una piega della storia purulenta. Piaghe da decubito. La società basata sul binomio produzione-consumo nessuno la mette in discussione e questo impedisce di pensare altri modi di stare al mondo e ci fa sentire prigionieri in un mondo che marcisce.
La campagna elettorale di questi giorni è veramente una spaventosa esibizione di miserie. La compagine che ha governato il paese negli ultimi cinque anni ormai è un campionario di casi clinici. Ed è incredibile che i sondaggi diano solo un lieve vantaggio per l’Unione di centrosinistra.

È incredibile che la partita non sia già chiusa.

E c’è la sensazione che l’incubo non cesserà neppure quando arriverà il responso delle urne. Il Parlamento sarà meno indecente del precedente, ma l’Italia sembra destinata a rimanere la stessa. Per l’Italia i palazzi della politica ormai hanno la stessa pericolosità di una centrale nucleare guasta. Ci vorrà una profonda opera di decontaminazione. Altro che rallegrarsi dei cento euro in più o preoccuparsi dei cento euro in meno nel portafoglio. Vorrei sentire qualcuno dell’Unione che queste cose le dicesse già adesso.

Vorrei sentire che qualcuno la smettesse di dire che Mediaset è un patrimonio della nazione. L’Italia della televisione e dei telefonini deve essere letteralmente sfasciata, fatta a pezzi in un impeto rivoluzionario che sia allo stesso tempo furente e tranquillo. Chi non avverte questa cappa insopportabile, chi pensa che basta semplicemente rimettere in gioco la vecchia politica al posto dell’incidente Berlusconi fa un grave errore e ci lascia sostanzialmente nel posto in cui siamo.



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giovedì 9 marzo 2006 - ore 11:26


Leggere uccide.
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Non solo leggere uccide, ma leggere assassina, elimina, massacra, mette fuori uso, azzoppa, liquida, strangola, lincia, decima.

Leggere rovina, sfianca, neutralizza. Leggere non fa bene alla salute- il problema è che ci ho messo ventotto anni ad accorgermene. Avrei dovuto dar retta a mia nonna: non avevo ancora dieci anni che già mi diceva di non stare tanto tempo a leggere che mi si rovinava la vista. Oggi, a trentatrè anni come sempre non porto gli occhiali, ma mi sono definitivamente rovinato il cervello; leggere mi ha reso pazzo, degenerato.
Leggere ha fatto di me un uomo finito, del tutto inadatto ad una vita sociale e sessuale normale.
Leggere mi ha reso altezzoso, disperato, disorientato, dissociato, cupo, maniaco-depressivo, solitario.
Molto solitario: la persona a cui parlo di più è il mio gatto Aristotele.

Il peggio è che quando vado a lavorare non smetto di leggere: sono un editore. Insomma leggere è diventato per me una droga. Leggo ovunque. In ogni momento mi capita di prendere al volo un libro per verificare qualcosa o- più spesso- perché non sopporto i tempi morti: leggo a colazione, in metropolitana, in ascensore, al cinema (all’ultima fila con una pila tascabile), nei bagni dei locali notturni.

I tempi morti mi sono insopportabili. Ho della noia una paura metafisica, e quando leggo, mi calmo. Resta il fatto che la lettura se mi salva dall‚angoscia, sta distruggendo la mia vita. Tanti libri, invece, avrebbero potuto rendermi saggio- è successo proprio il contrario. Infatti a forza di leggere non si diventa più intelligenti, ma al contrario meno sicuri di sé e pieni di dubbi. Si diventa velleitari, fiacchi, evanescenti, vaghi, deboli, volubili, codardi, incapaci di avere un‚opinione personale
- Personale? Questa parola non vuol dire più niente per me, ormai ho mille identità, quei giorni che credo nelle identità, e gli altri giorni sono un caos di pensieri contradditori che riposano tutti sul principio filosofico di turno, sulle righe di un autore eminente o maledetto. Malraux diceva che il secolo a venire sarà spirituale o non sarà. Per me, non sarà.
Prima leggere era una gioia, i primi anni, quando ancora credevo che la saggezza fosse nei libri. Oggi, tutto quello che so è che se non ho con me, costantemente, qualcosa da leggere (sia pure il retro di una schedina del lotto) sono preda di vertigini e quasi svengo. Tutto ciò avrebbe davvero preso una brutta piega se non avessi scoperto, da qualche giorno, per caso, che un‚altra attività può calmare la mia angoscia:
l’assassinio del lettore.


di
Luis de Miranda
(trad. di Irene Stelli)

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mercoledì 8 marzo 2006 - ore 15:11


Favoletta morale X
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Una Zecca e una Piattola si incontrarono sul pube liscio di una Donna Moderna. La Piattola si lamentò: "Dove mai attaccherò le mie uova? Questa nostra ospite è glabra!".

"La punirò io per la sua scarsa ospitalità", disse mordendo feroce la Zecca.

Ma il sangue della Donna Moderna fu fatale per entrambe: ella infatti era equipaggiata di sangue sintetico per motivi cosmetici.



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lunedì 6 marzo 2006 - ore 17:19


Te me ga convinto!
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Bush lo incensa, il Congresso lo celebra, ma lo spottone Stars & Stripes pro Berlusconi non ha coinvolto il pubblico televisivo italiano. La gran caciara sulla diretta del discorso al Congresso USA fatta dal Tg5, ha partorito un topolino che ha portato solo il 12,6% di share all’Ammiraglia Mediaset. Diciamolo senza fronzoli: lo speciale dedicato al discorso del Premier è stato un autentico flop. Se lo compariamo alla media di Verissimo (il rotocalco che mercoledì pomeriggio è stato cancellato per mettere in onda lo speech "storico" del Cav.) quest’anno (18,9% ), si prenderà atto che il teatrino "Berlusconi for president" ha fatto scendere di quasi sei punti e mezzo (-6,3% ) lo share di Canale5. A scappare dal "momento storico" e’ stato pressocché il pubblico femminile (-9,8% ) mentre quello maschile è rimasto quasi tutto davanti al video (-0,9 % ). Sono soprattutto i giovani ad aver cambiato canale: -16,3% dai 15 ai 24 anni, -13,3% dai 25 ai 34 anni. Si tratta di un pubblico colto (-7,7% dei laureati), sia benestante (-9% alta economica e sociale) che di basso livello economico (-11,6% ). Lo "zoccolo duro" belusconiano che ha fatto il pieno di cotanta reto-storica è stato invece quello anziano (-2% dai 65 anni in su), benestante ma di basso livello culturale (-2% ). Sono loro che non hanno mollato di fronte alla noia di un discorso ufficiale che, per sua naturale staticità e retorica, non poteva di certo essere un successone d’ascolti. Berlusconi "buca il video" quando attacca, scherza, racconta barzellette, s’infuria... E’ lì che puo’ scatenare la sua straordinaria verve di Grande Comunicatore, non certo quando si trova ingessato, e visibilmente emozionato, a parlare con la "Storia". E’ per questo che il cosiddetto "pubblico pubblicitario" (25-54 anni) se l’è data a gambe (-10,7% ). Ma Publitalia è talmente satolla di sghei che si puo’ permettere questi "regalini", mostrando tutto il discorso (durato un’ora e passa) senza nemmeno un’interruzione pubblicitaria... Intanto anche la Agcom assolve il Tg5. Per l’Autorità delle Comunicazioni è tutto regolare "trattandosi di cronaca di un evento di eccezionale rilevanza istituzionale, rispondente a primarie esigenze di informazione". Much Ado about Nothing, direbbe il vecchio Gugliemo Shakespeare. Si tratta di un’altra giornata di ordinaria italica follia



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giovedì 2 marzo 2006 - ore 12:43


ALLOW ME TO CONCLUDE...
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Bush è finalmente riuscito a sdebitarsi con Berlusconi, regalandogli uno spot elettorale lungo due giorni, tra conferenze stampa, dichiarazioni di apprezzamento, cerimoniali e la possibilità di parlare al Congresso degli Stati Uniti. Si, a ringraziarlo, per aver mandato i soldati in Iraq, per non aver insistito troppo sul caso Calipari, per aver contribuito a rendere piu’ divisa l’Europa sulla guerra.

Berlusconi dice anche un sacco di cose condivisibili, come quando afferma, ad esempio, che "La lotta contro la povertà è un nostro dovere morale, ma è anche un nostro interesse vitale". Peccato che negli ultimi 5 anni, l’aiuto allo sviluppo dei Paesi poveri da parte del governo italiano non abbia fatto altro che diminuire. Oggi, l’Italia destina solo lo 0,15% del PIL alla cooperazione coi Paesi in Via di Sviluppo. Tanto per fare un confronto, ecco una carrellata delle percentuali di qualche altro Paese: Lussemburgo 0,85%, Svezia 0,77%, Olanda 0,74%, Francia 0,42%, Belgio 0,41%, Germania 0,28%, Stati Uniti 0,16%. Forse è per questo che anche sulla lotta alla povertà Berlusconi e Bush si intendono cosi’ bene: 0,15% e 0,16% del PIL, ovvero tante belle parole, ma ben pochi fatti.


Poi il solito ringraziamento "agli Stati Uniti per aver salvato il mio paese dal fascismo e dal nazismo al costo di così tante giovani vite americane" e "per aver difeso l’Europa dalla minaccia sovietica nei lunghi decenni della guerra fredda". Un po’ paradossale, visto il recente accordo della CDL con i vari movimenti neo-fascisti che hanno presentato le loro liste per le prossime Politiche.


Quel "Allow me to conclude", pronunciato da Berlusconi alla fine del suo discorso al Congresso è una perla che difficilmente noi, e soprattutto i senatori americani riusciranno a dimenticare. Non si puo’ non riconoscere a Berlusconi un innato senso dell’umorismo (non si sa quanto volontario).

Ma il punto è un altro: questa teatrale esibizione d’amicizia, questo contributo di Bush alla campagna elettorale del centrodestra servirà davvero ad aumentare le possibilità di Berlusconi di vincere le elezioni del prossimo aprile?

La popolarità di Bush negli States rischia di scivolare sotto la soglia del 30%. Non so se mai un Presidente sia stato cosi’ impopolare pochi mesi dopo una rielezione. La politica di Bush è avversata anche da una larghissima maggioranza di italiani, senza grandi distinzioni tra elettorato di centrodestra e di centrosinistra.

Sul piano della comunicazione è una mossa vincente, o un’arma a doppio taglio?



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venerdì 17 febbraio 2006 - ore 14:40



(categoria: " Vita Quotidiana ")




"Se io, per miracolo, posso esserti
Fedele in questo istante lungo una vita,
È tutto ciò che il cielo può concedere"



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