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![]() kimpu, 20 anni spritzina di Padova CHE FACCIO? iuav, arti visive e dello spettacolo Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO HO VISTO Me stessa cambiare. Andy Warhol correre fuori dalla finestra dell’aula. Io e la sore in giro per il mondo. Occhi sbarluccicosi e trasognanti (i miei? i tuoi? tutti e quattro? )Alcune idee trasformarsi in concretezza, altre bramare di diventarlo. STO ASCOLTANDO il flusso di pensieri del mio cervello... ABBIGLIAMENTO del GIORNO a seconda dell’ispirazione! ORA VORREI TANTO... Capire sapere conoscere, Essere a mille miglia da qui. Comprendere il senso, la via, la ragion d’essere della mia artisticità, come esplicitarla. Forse dovrei scrivere un libro... Non aspettare. STO STUDIANDO... OGGI IL MIO UMORE E'... non oso darne definizioni x la sua infima e momentanea mutevolezza ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) pensare di non essere all'altezza delle persone che tieni in considerazione 2) Essere giudicato dalla gente MERAVIGLIE 1) rendersi conto di non essere un puntino insignificante del sistema; ma che siamo fondamentali per le persone che per noi contano veramente. 2) rimanere bambini nel cuore! sapersi stupire, avere un sorriso luminoso e due occhi cha parlano di tenerezza! 3) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase... 4) guardare una tela bianca..e riempirla di ciò ke si è in quel momento, sentimento, passione, rabbia, qualsiasi cosa attraverso il colore..e riconoscersi in questa.. 5) Mirare l'ignoto da un rupe...il vento che accarezza i capelli...le stelle che osservano..i brividi che attraversano il corpo. 6) guardare fuori dal finestrino e accorgersi di quanta bellezza c'è nel mondo 7) ..la musica..quando l'ascolti o la suoni e sei parte di essa..ti scorre nelle vene e senti i brividi lungo la schiena.. BLOG che SEGUO: *Lidia* (ciore) Gli uomini del teatro: Daffe megikh Jighen GreatFang lucenera Oli fotoartista: scheggia turkish joker79 skiz8 Telete Sbanzo shadow979 Ale79PD poly allanon violante The Bitch a9967 BOOKMARKS ipse dixit (da Musica / Cantanti e Musicisti ) UTENTI ONLINE: |
Kimpu’s power! ![]() ![]() ... And I don’t want the world to see me ’cause i don’t think that they’d understand... Le mie foto set us free to be just what we want to be venerdì 22 febbraio 2008 - ore 12:28 Non c’è solo Martina, ma una certa martinità ... credendo a tutta questa storia del colpo di fulmine, conservavo una forma di verginità. Una verginità nei gesti, nei sentimenti, nelle parole. Conservavo gelosamente uno scrigno pieno di parole mai pronunciate, gesti mai compiuti, sguardi e sentimenti mai vissuti, mondi mai visitati. Alla donna della mia vita, il giorno che l’avrei incontrata, avrei donato un campo di neve immacolato, intatto, mai calpestato prima, senza nemmeno il segno di una piccola impronta. E sarebbe stato solo suo, solamente per lei. E io, quel campo innevato, lo proteggevo. ... ... Con lui avevo pianto, e lo avevo visto piangere. Sapeva tutto della mia vita, e io della sua. Per me è sempre stato più che un fratello. Dovessimo anche separarci per sempre, non staremmo mai l’uno senza l’altro perchè Luca ce l’ho nella pelle, nel sangue, disegnato in fondo alle pupille. Per lui farei qualsiasi cosa. ... [ F. Volo, E’ una vita che ti aspetto] LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK martedì 19 febbraio 2008 - ore 20:29 Ed ecco che subito la gioia neonata venne turbata dal malvagio incubo. Dieci anni di timore, ed ora arriva così, dal nulla, senza preavviso alcuno. Forse il collegamento è che solitamente è una parola che alla gioia è legata strettamente. A pensarci a fondo non cè vero motivo di dolore, vero motivo di un così radicato rifiuto. Non motivo logico, ma naturale si. Ed è così dura da Scelte troppo grosse da fare ora. E io sono già stanca. O ancora stanca. Non lo so. E solo io devo darmi le risposte. Ancora una volta. Mi ha illuminato la giornata di lunedì. Oh, quanto amo le favole. [ma questa favola poi, favola lo è davvero?] LUSIGNOLO E LA ROSA, Oscar Wilde "Ha detto che ballerà con me se le porto rose rosse esclamò il giovane studente, - ma in tutto il mio giardino non cè nemmeno una rosa rossa". Dal suo nido nel folto della quercia lUsignolo lo sentì e guardò attraverso le foglie e si stupì. "Nemmeno una rosa rossa nel mio giardino! - ripeté e i suoi begli occhi si riempirono di lacrime. - Oh! Da che misere cose dipende la felicità! Ho letto tutto quello che i saggi hanno scritto, e possiedo ogni segreto della filosofia; ma ora, poiché mi manca una rosa rossa, la mia vita è rovinata." "Ecco, dunque, un vero innamorato! - disse lUsignolo. - Notte dopo notte ho cantato per lui, anche se non lo conoscevo: notte dopo notte ho raccontato la sua storia alle stelle e, finalmente, lo vedo. I suoi capelli sono scuri come il bulbo del giacinto, e le sue labbra sono rosse come la rosa che bramerebbe avere; ma la passione ha reso il suo viso pallido come avorio e il dolore ha impresso il suo sigillo sulla sua fronte". "Il Principe darà un ballo domani sera - mormorò il giovane studente, - e il mio amore ci andrà. Se le porterò una rosa rossa, lei danzerà con me fino allalba. Se le porterò una rosa rossa, la potrò tenere tra le mie braccia e lei appoggerà il suo capo sulla mia spalla e la sua mano stringerà la mia. Ma non cè nemmeno una rosa rossa nel mio giardino, cosicché io siederò da solo e lei mi passerà vicino. Non si curerà di me e il mio cuore sarà spezzato". "Ecco, dunque, un vero innamorato! - disse lUsignolo. - Per ciò di cui io canto, lui soffre: ciò che è gioia per me, per lui è sofferenza. Certamente lamore è una cosa meravigliosa. E più prezioso di uno smeraldo e più raro del più splendido opale. Le perle e i granati non riescono a comprarlo, e nemmeno si riesce a trovarlo al mercato. Non può essere acquistato dai mercanti, né può essere pesato su un bilancino per loro". "Lorchestra siederà sul palco - disse il giovane studente, - e suonerà, e il mio amore ballerà al ritmo dellarpa e del violino. Danzerà con leggerezza, senza nemmeno toccare il pavimento e i cortigiani si affolleranno nei loro vestiti variopinti attorno a lei. Ma con me non ballerà: non ho una rosa rossa da donarle". Detto questo si gettò sullerba e si coprì il volto con le mani e pianse. "Perché sta piangendo?" chiese una piccola lucertola verde, correndo accanto a lui agitando la coda in aria. "Perché, insomma?" chiese una farfalla, mentre volava in un raggio di sole. "Perché, insomma?" sussurrò una margherita alla sua vicina con voce bassa e sottile. "Sta piangendo per una rosa rossa" rispose lUsignolo. "Per una rosa rossa! - esclamarono. - Che cosa ridicola!" E la piccola lucertola, davvero cinica, gli rise in faccia. Ma lUsignolo capì il segreto dispiacere dello studente e rimase silenzioso, appollaiato su un ramo della quercia, pensando al mistero dellamore. Improvvisamente, aprì le sue ali marroni e si librò nellaria. Passò attraverso il boschetto come unombra, e come unombra volò attraverso il giardino. Al centro di unaiuola cresceva un bellissimo cespuglio di rose, e quando lo vide gli volò sopra, posandosi su di un piccolo ramo. "Dammi una rosa rossa - esclamò, - e ti canterò la mia canzone più dolce". Ma il cespuglio scrollò il capo. "Le mie rose sono bianche - rispose, - bianche come la schiuma del mare, e più bianche della neve sulle montagne. Ma vai da mio fratello che cresce vicino alla vecchia meridiana, e forse lui ti darà quello che desideri". Così lUsignolo volò sopra il cespuglio di rose che cresceva vicino alla vecchia meridiana. "Dammi una rosa rossa - esclamò, - e ti canterò la mia canzone più dolce". Ma il cespuglio scosse la testa. "Le mie rose sono gialle - rispose, - gialle come il capelli della ninfa marina che siede vicino al trono dambra, e più gialle dellasfodelo che spunta nel prato prima che il giardiniere giunga con la sua falce. Ma vai da mio fratello che cresce vicino alla finestra dello studente, e forse lui ti darà quello che desideri". Così lUsignolo volò sopra il cespuglio di rose che cresceva vicino alla finestra dello studente. "Dammi una rosa rossa - esclamò, - e ti canterò la mia canzone più dolce". Ma il cespuglio scosse la testa. "Le mie rose sono rosse - rispose, - rosse come le zampe della colomba e più rosse dei grandi ventagli di corallo che ondeggiano nelle caverne delloceano. Ma linverno ha gelato le mie vene, e il gelo ha fatto cadere i miei germogli, e la tempesta ha spezzato i miei rami, e io non avrò più rose per questanno". "Una sola rosa rossa mi basta - insistette lUsignolo, - solo una rosa rossa! Non cè nessun modo per averla?" "Cè un modo - disse il cespuglio, - ma è così terribile che non oso parlartene..." "Dimmelo - replicò lUsignolo, - non ho paura!" "Se vuoi una rosa rossa - proseguì il cespuglio, devi costruirtela con il tuo canto alla luce della luna, e colorarla col sangue del tuo cuore. Devi cantare per me con il petto squarciato da una spina. Devi cantare tutta la notte e la spina deve straziare il tuo cuore e il tuo sangue, il tuo fluido vitale, deve scorrere nelle mie vene, diventando il mio". "La morte è un caro prezzo da pagare per una rosa rossa - si lamentò lUsignolo, - e la vita è cara a tutti. E bello stare nel folto degli alberi e seguire il corso del sole sul suo carro dorato e della luna sul suo cocchio di perle. Dolce è il profumo del biancospino e dolci sono le campanule che si nascondono nella valle e lerica che cresce sulla collina. Però lamore è più bello della vita, e cosè il cuore di un piccolo uccellino paragonato al cuore di un uomo?" Così lusignolo distese le sue alucce marroni per il volo e sinnalzò in aria. Passò il giardino sfiorandolo come unombra e come unombra volò dentro il folto del boschetto. Il giovane studente stava ancora disteso sullerba, come lo aveva lasciato, e le lacrime non si erano ancora asciugate nei suoi splendidi occhi. "Stai allegro - disse lUsignolo, - stai allegro: avrai la tua rosa rossa. Te la costruirò con il mio canto alla luce della luna e la colorerò con il sangue del mio cuore. Tutto quello che ti chiedo in cambio è che tu sia un buon innamorato poiché lamore è più saggio della filosofia, benché essa sia saggia e più forte della stessa forza, la quale è tuttavia potente. Le ali dellamore sono colore di fiamma e colore di fiamma è il suo corpo. Le sue labbra sono dolci come il miele e il suo alito è profumato come lincenso". Lo studente alzò la testa dallerba per ascoltare, ma non poté capire quello che lUsignolo gli stava dicendo dato che conosceva solo le cose che sono scritte nei libri. Ma la quercia comprese e si sentì triste, perché che amava molto il piccolo Usignolo che aveva costruito il suo nido nel folto dei suoi rami. "Cantami unultima canzone - sussurrò, - mi sentirò molto triste quando tu non ci sarai più". Così lUsignolo cantò per la quercia e la voce gli uscì dalla gola come acqua che sgorga da un vaso dargento. Quando concluse il suo canto lo studente si alzò e tirò fuori di tasca un quaderno e una matita. "E bella - disse a se stesso, mentre usciva dal folto del boschetto - e questo non si può negarlo; ma avrà del sentimento? Ho paura di no. In effetti è come la maggior parte degli artisti: è solo apparenza, apparenza senza sincerità. Non si sacrificherebbe per gli altri. Lei pensa solo alla musica e tutti sanno che le arti sono egoiste. Però bisogna ammettere che ha una bella voce. Che peccato che tutto questo non significhi niente o, comunque, non porti nessun beneficio pratico". Si diresse, dunque, verso la sua stanza. Si gettò sul suo lettuccio e cominciò a pensare al suo amore; dopo poco si addormentò. E quando la luna iniziò a splendere in cielo, lUsignolo volò dal cespuglio di rose e gettò il suo petto contro una spina. Tutta la notte cantò con il petto contro la spina e la fredda, pallida luna si sporse ad ascoltare il suo canto. Tutta la notte cantò, e la spina penetrò sempre più profondamente nel suo petto, e il suo sangue, il suo fluido vitale, fuggì da lui. Dapprima cantò della nascita dellamore nel cuore di un ragazzo e una ragazza. E sul ramo più alto del cespuglio di rose spuntò un fiore meraviglioso, petalo dopo petalo, man mano che una canzone seguiva laltra. Era pallido, allinizio, come la bruma che cala sulla riva del fiume nel primo mattino, e colore dellargento, come le ali dellaurora. Come lombra di una rosa in uno specchio dargento, come lombra di una rosa in uno stagno, così si colorò il fiore che cresceva sul ramo più alto del cespuglio. Ma il cespuglio disse allUsignolo di premere più forte contro la spina che gli trafiggeva il petto. "Premi più forte, piccolo Usignolo! - incitò il cespuglio. - O il giorno si alzerà prima che la rosa sia spuntata". Così lUsignolo premette più forte e sempre più alta salì la sua canzone mentre cantava della nascita della passione nellanimo di un uomo e una donna. E un delicato flusso di colore tinse i petali del fiore, simile al rossore che coglie il volto del fidanzato mentre bacia la sua promessa. Ma la spina non aveva ancora raggiunto il suo cuore e per questo motivo il centro dei petali rimaneva bianco: solo il sangue del cuore di un Usignolo può arrossare il cuore di una rosa. E ancora il cespuglio disse allUsignolo di premere più forte contro la spina. "Premi più forte, piccolo Usignolo! - incitò il cespuglio. - O il giorno si alzerà prima che la rosa sia spuntata". Così lUsignolo premette più forte e la spina trafisse il suo cuore: sentì una fitta dolorosa. Amaro, amaro fu il dolore e la sua canzone salì sempre più forte: cantava dellamore che è reso perfetto dalla morte, dellamore che non può morire in una tomba. E la meravigliosa rosa divenne cremisi, il colore del cielo ad oriente. Cremisi la ghirlanda dei petali e rosso rubino il cuore del fiore. Ma la voce dellUsignolo divenne più debole e le sue piccole ali cominciarono a sbattere: un velo gli annebbiò la vista. Sempre più debole saliva la sua canzone e cominciò a sentire qualcosa che gli soffocava la voce in gola. Quindi cantò unultima volta. La luna bianca lascoltò e si dimenticò dellalba incombente, indugiando in cielo. La rosa rossa lascoltò e fu scossa da una specie di estasi, aprendo i suoi petali alla fresca brezza del mattino. Leco portò il suo canto alla sua caverna purpurea sulle colline e svegliò i pastori dai loro sogni. Il suo canto galleggiò attraverso i canneti del fiume e arrivò fino al mare. "Guarda, guarda! - esclamò il cespuglio. - La rosa ora è spuntata". Ma lUsignolo non rispose perché giaceva morto nellerba alta, con una spina piantata nel petto. E a mezzogiorno lo studente aprì la sua finestra e guardò fuori. "Che fortuna incredibile! - esclamò. - Ecco una rosa rossa! Non ne ho mai vista una uguale in tutta la mia vita. E così bella che sono sicuro che deve avere un lungo nome latino". Si sporse e la colse. Si mise quindi il cappello e andò alla casa del professore con la rosa in una mano. La figlia del professore era seduta sulla soglia di casa ed era intenta a dipanare dallarcolaio una matassa di seta azzurra. Il suo cagnolino era accoccolato ai suoi piedi. "Hai detto che avresti danzato con me se ti avessi portato una rosa rossa - cominciò lo studente. - Eccoti la rosa più rossa del mondo. Lappunterai vicino al tuo cuore stasera e mentre balleremo ti dirà quanto ti amo". Ma la ragazza aggrottò le ciglia. "Ho paura che non si adatti al mio vestito rispose, - e, inoltre il nipote del ciambellano mi ha mandato dei veri gioielli e tutti sanno che i gioielli valgono molto di più dei fiori". "Ebbene, parola mia, sei proprio ingrata" replicò lo studente arrabbiato, gettando la rosa in strada. Il fiore cadde in un rigagnolo e la ruota di un carro la schiacciò. "Maleducato! - esclamò la ragazza. - Sei proprio maleducato. E dopo tutto chi sei? Solo uno studente. In verità non credo nemmeno tu abbia fibbie dargento alle scarpe come il nipote del ciambellano." Detto così, si alzò e rientrò in casa. "Che cosa sciocca è lamore! - esclamò lo studente. Non vale la metà della logica: non dimostra niente, fa sperare in eventi che non succedono mai e fa credere cose che non sono vere. In effetti è poco utile, mentre in questepoca tutto deve essere utile. Tornerò alla filosofia e studierò la metafisica". Così egli ritornò alla sua stanza, tirò fuori un vecchio libro polveroso e si mise a leggerlo. [oh, come errava...come errava] COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK domenica 17 febbraio 2008 - ore 16:16 Il vuoto più totale. Immaginazione, creatività, fantasia finite risucchiate in un gorgo senza fine. Pesante mancanza, dolore acuto. Fitte che si susseguono. Pulsione inespressa che non riesce ad uscire. Intrappolata, legata ed imbavagliata. Cerco la mia ispirazione in ogni dove. Niente si smuove, niente smuove. Il nulla. Più cerchi meno trovi, in tutto. Musica, vento, immagini, trip. Cazzo. Deve finire. Questo deve finire. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK domenica 10 febbraio 2008 - ore 16:00 leggiadro p.s. ![]() hihihi LEGGI I COMMENTI (5) - PERMALINK domenica 10 febbraio 2008 - ore 15:35 QUALE CONSAPEVOLEZZA Spensieratezza. Vogli di spensieratezza. Voglia di amore? Non lo so. Non so se lo voglio, o se lui vuole me. Voglia di volti illuminati, sorrisi pieni, risate leggere che riempiono l’atmosfera. Voglia di mani intrecciate, di corpi vicini sfiorantisi, di occhi che si penetrano, si fondono. Tepore, eterno tepore. Vederti sciogliere per me. "Io e te" Questa la mia canzone, sempre. So are you turning around your mind do you think the sun won’t shine this time are you breathing only half of the air are you giving only half of a chance don’t you wanna shake because you love cry because you care feel ’cause you’re alive sleep because you’re tired make heaven, heaven out of hell now ... are you locked up in you counting the days oh how long until you have your freedom just shake because you love cry because you care feel ’cause you’re alive sleep because you’re tired shake because you love bleed ’cause you got hurt die because you lived make heaven, heaven out of hell now ... are you still turning around the same things are you still trying that way are you still praying the same prayers are you still waiting for that same day to come climbing the same mountain you’re not getting higher you’re running after yourself can’t let go hiding in that place you don’t wanna be you push happiness so far away but it comes back to give you all that you’ve given before to love you the way that you do, like a mirror look in the air ’n catch that boomerang can’t fall anywhere else but in your own hand and make heaven heaven out of hell now make heaven heaven out of hell now... make heaven heaven out of hell now make heaven heaven out of hell now are you still waiting make heaven heaven out of hell now are you still praying make heaven heaven out of hell now are you still losing make heaven heaven out of hell now make heaven heaven out of hell now I wanna fly because I dream dream dream Paura. Comodo guscio. Trovami tu ora. Io credo di conoscerti. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 7 febbraio 2008 - ore 16:57 chi se non tu?! [Chi altro poteva essere il 4000esimo visitatore?! la sore, ovvio no!!!!! ahahah! dai, ti offro Silvio domani... ] LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK sabato 2 febbraio 2008 - ore 18:38 I’M BACK. AM I REALLY SURE OF IT? BACK. BUT WHERE? FROM WHERE? E ULISSE SA QUANDO SALPARE. Cè sempre un momento in cui è necessario andare. Bisogna coglierlo e partire. Consci che si stanno sfidando gli dei. ... E tipicamente contemporanea la necessità di valicare i confini, di superare le barriere, di essere tutto e tutto insieme, nellattimo, nellevento, per noi che non crediamo al dopo, per noi che crediamo che sia qui, che sia questa la nostra vera possibilità. ... [ E. Martines] Momenti di assoluta lucidità, certezza. Ti colgono così allimprovviso, partendo da un contesto così avulso dallilluminazione che portano che è davvero difficile sapere come reagire, capire come comportarsi. Eppure arrivano, lasciano il solco, scompaiono. E ormai il cambiamento è avvenuto Sono esile. LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK venerdì 25 gennaio 2008 - ore 22:24 Quando qualcuno inizia a sentirsi a casa anche se è in una città diversa dalla sua, allora sta iniziando a diventare cittadino del mondo. CITIZEN OF THE WORLD. Cambia la concezione di casa, si amplia, si allarga. Si slega da un luogo fisico preciso. Casa diventa una dimensione interiore. Casa sei tu, tu stesso e ciò che ti porti dentro. E puoi portarla in ogni dove. E puoi trovarla in ogni dove. E io inizio a sentirmi a casa. ![]() [ Questa non è di ieri, ma di ottobre; scattata dal finestrino del treno: a questo si deve il riflessuccio che si nota ; lo scenario non è particolarmente poetico, anche se quell’arco ha comunque una sua armonia, ma questo tramonto meritava. ]E i vuoti che si creano per la lontananza da tutto ciò che fisicamente e non "casa" comporta inaspettatamente, all’improvviso, li trovi riempiti. Magari per poco, magari solo fugace sensazione di completezza, ma è straordinaria. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK lunedì 21 gennaio 2008 - ore 21:05 Caro Babbo. Capirai mai? eri il mio gigante buono che giocava a nascondino mi batteva forte il cuore mentre stavo ad aspettare felice di nascondermi ma anche di farmi trovare. Ti sentivo forte e a volte mi facevi un po paura ma eri il mio cavallo docile e il tappeto la pianura e scendevo e camminavo nelle tue scarpe pesanti fra colline di poltrone coi miei passi da gigante. Era dolce era dolcissimo lo ricordo e te lo dico eri il mio più grande eroe eri il primo vero amico Sei però rimpicciolito i primi anni della scuola tornavi tardi a casa e la mamma sempre sola mi svegliavo dimprovviso e vi sentivo ancora urlare eri sempre più nervoso e non mi stavi ad ascoltare Altre volte mi picchiavi e le tue parole dure spalancavano soltanto una vita di paure. Eri assente irraggiungibile io ti odiavo e te lo dico eri in sogno luomo nero eri a un tratto il mio nemico. E ho portato come un lutto il tuo sangue nelle vene ma il mio cuore per dispetto ti voleva ancora bene e ora babbo te lo scrivo come quando ero bambino come quando per trovarci giocavamo a nascondino. E ora è freddo anzi freddissimo piango mentre te lo dico cosa aspetti ad arrivare babbo se mi sei amico Era dolce era dolcissimo lho capito e te lo scrivo quante volte io dovrò morire per sentirmi ancora vivo? (Marco Masini) Tanto non ascolti, non leggi tra le righe, ma nemmeno ciò che è chiaro, semplice. Non guardi. Grazie per le sparate a zero, mi hanno rinforzata dopo avermi atterrita. Questi sono tra i pochi anticorpi buoni che ho. Capisci, torna comeri. Chi sei ora? Basta una frase, due parole: solo noi. Mi manchi cazzo, mi manchi. Ma mi manca il mio papà, non il surrogato che ne è rimasto. Torna comeri. Scrivo qui, e so che scrivo per lennesima volta a me. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK sabato 19 gennaio 2008 - ore 20:35 Just another time ![]() photo by Niccolò Tosetto And for a minute there, I lost myself, I lost myself And for a minute there, I lost myself, I lost myself For a minute there, I lost myself, I lost myself (Radiohead, Karma police) LEGGI I COMMENTI (13) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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