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![]() Madda, 20 anni spritzino di Vigonza (PD) CHE FACCIO? lavoro Sono single [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO TAZ ![]() HO VISTO Dogma, l’erba proibita, warriors ![]() STO ASCOLTANDO Ska-P, Peterepunk, Moravagine, Assalti frontali, 99 posse, MCR, ffd, punkreas, CCCP, los fastidios, banda bassotti, paolino paperino band,Vasco, doors, system, metallica, etc... ABBIGLIAMENTO del GIORNO ![]() ![]() ![]() ORA VORREI TANTO... Essere a letto invece ke a lavoro...oppure a far festa!!! KE FINISSERO LE GUERRE...TUTTE... Che ognuno di noi trovasse il suo posto in questo mondo... STO STUDIANDO... Si dovrebbe imparare qualcosa ogni minuto della nostra vita...da ogni persona che incontriamo...da ogni situazione...da ogni lettura...purtroppo tanti non l’hanno ancora capito... OGGI IL MIO UMORE E'... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE 1) scoprire di appartenere,seppur alla lontana,alla famiglia berlusconi....oh my god....sudo freddo al solo pensiero. MERAVIGLIE 1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase... 2) fare in ogni momento ciò ke veramente ci si sente di fare senza pentirsene mai.. |
As much as I can, I do!!!! Stop war - yankee go home!!!! Fuck the system!!!! Don’t want to be controlled!!!! Born to be FREE!!!! Questo l’unico divieto ke vige in questo blog... ![]() Vorrei gridare al mondo il mio disprezzo ma so già ke il mondo non sentirebbe...allora lo tengo dentro di me...fa parte di me...e mi ricorda ogni giorno ke il mondo è diviso in due...
lunedì 14 giugno 2004 - ore 10:42 Brain Il cervello di ki ha votato B...beh devo dirvelo...???? LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK lunedì 14 giugno 2004 - ore 09:32 Fuck FI... Il popolo dopo aver saputo ke Berlusconi ha perso... Ora ci starebbe bene... Dai non piangere.... LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK lunedì 14 giugno 2004 - ore 09:22 Finalmente il crollo...grazie Italia... ![]() LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK venerdì 11 giugno 2004 - ore 16:59 Revolucion LEGGI I COMMENTI (1) - PERMALINK venerdì 11 giugno 2004 - ore 16:54 Bastaaaaaaaaaa........ Manka poko...manka poco...e finirà anke questa settimana lavorativa...è venerdì...c'è il sole...pure troppo e tra quasi un'ora sarò di nuovo libero...almeno fino a lunedì...sperando ke domani e domenica non piova come previsto...xkè stò tempo del cazzo ha veramente rotto!!!!! COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 11 giugno 2004 - ore 15:34 ASSALTI FRONTALI BAGHDAD 1.9.9.1. Orribile notte la bandiera a stelle e strisce è in volo ha i colori della morte nella notte senza luna il suo rumore senza più nessuna esitazione per colpire e non vedere nient'altro che se stessa scoperta nel deserto la bandiera della guerra su Baghdad 1.9.9.1. Bush chiamalo col suo nome è un boia è un boia non posso credere nei media e non è per un consiglio "sarà una guerra lampo" e già dal 16 gennaio che come uno spettacolo va avanti l'evento invocato tanto atteso davanti ai teleschermi l'attacco il fuoco dei bombardamenti la C come conflitto che fa volare in alto N il numero dell'indice di ascolto N e non è il numero dei morti ai media non ci credo non credo alla Cnn fermi yankees fottetevi a vicenda coi sionisti credete di ubriacarci con i media state attenti stronzi yankees 30.000 tonnellate di tritolo in una notte state fermi servi dei servi La Malfa Andreotti Gava siete esperti assassini per le leggi bianco rosso verdi basta basta bastardi fermi yankees bastardi stannu fiacche le cose stannu fiacche eppure ae tant'anni ca le guerre se facenno e sempre addrai iti ca tornamu e nun sapimu quiddro ca facenu e na guerra a quai na guerra addrai ncete a ci ni paice cumbina guai dove sono oggi i Mohawk dove i Navaho i Sioux gli Apaches i Mohicani come neve al sole d'estate sotto la mano bianca della civiltà occhi hanno dovuto vedere teneri cuori nel sonno massacrati la folle vendetta del denaro sulla pelle lo sguardo della luna indignata ribelle meglio rosso che morto mi ripeto morire combattendo per quello che ora vedo è rossa la mia pelle e il mio cuore respira respira con la Terra Terra calpestata rubata svuotata violata foresta di smeraldo la neve è insanguinata ascolta bene yankee un vento rosso torna questa è la sua impronta porta alla rivolta my name is Cocciolone my name is Cocciolone my name is Cocciolone pilota d 'aviazione dall'Italia son partito deciso e orgoglioso in difesa del petrolio io son coraggioso sopra il mio aereo carico di bombe preparo agli irakeni un campo di tombe Cocciolon... gran pilota d'aviazion Cocciolon... voleva annà a fa er coattò Cocciolon... esempio per la diserzion Cocciolon... Cocciolon son partito deciso orgoglioso e convinto ma gli irakeni per terra mi han spinto ed ora mi ritrovo in televisione e tutte le mamme parlano di Cocciolone ho visto Manca alla tv verde d'invidia dice: il controllo dei media è in mano Usa" spera che con l'Europa unita anche la Rai sia pronta per la prossima occasione una guerra da mandare in onda R reporter che fra maschere e microfoni A annunciano: 4 o 4000 sono gli uomini I irakeni uccisi o presi prigionieri i dati sono differenti solo per una questione di zeri e ora solo 15 giorni dopo dall'inizio della guerra l'indice d'ascolto è in calo come fosse un fatto normale quotidiano lontano vicino e poi così lontano finché i morti saranno solo i "loro" morti quattro parole: due pesi due misure per un'unica morale da rispettare e non è un caso che un valore può non avere valore finché un giorno in suo nome tolgono la vita a una popolazione finché un giorno in suo nome chiedono la vita a una generazione no no tre volte no e capisci cosa dico tu sai quello che io so quando un genocidio è chiamato "giusta causa" è perché occorre un alibi a chi compie mille e mille volte un omicidio inseguendo solamente indici di Borsa in un'orribile notte anche a Baghdad 1.9.9.1. ...E PURTROPPO 13 ANNI DOPO IL MEDESIMO CONFLITTO FA TORNARE GLI ASSALTI FRONTALI SUL MEDESIMO ARGOMENTO... IL MIGLIORE INGANNO (BAGHDAD BAGHDAD) La guerra è proprio la fuori la guerra è buona a Marzo perché il mondo è pazzo qui comando io vedrai quanti ne ammazzo andrà bene lo sai bene sarà un mattanza di terroristi ne ho prodotti in abbondanza terroristi negli aerei terroristi nei vagoni terroristi nella metro e dentro gli ascensori sono sui tetti sono sotto i vostri letti se ti serve ne ho nascosti pure un paio nei cassetti hanno barba baffi hanno volti scuri quando è sera fanno ombre orrende lungo i muri hanno occhiali micidiali non li puoi capire né pensare non mangiano mai carne di maiale di terrorista ce n'ho sempre uno da piazzare il terrorista in apertura del telegiornale tu non sei amico loro esci fuori allo scoperto la corda è lunga e il processo sempre aperto la guerra è proprio la' fuori la guerra no guerra no guerra la' fuori la guerra è proprio la' fuori guerra no guerra no la guerra è proprio la' fuori la guerra no guerra no guerra la' fuori la guerra è proprio la' fuori guerra no guerra no la guerra è buona Aprile il mondo è diventato ostile non ha capito bene dove il mio cortile Baghdad Baghdad è il mio spazio vitale Baghdad Baghdad è il mio spazio vitale Baghdad Baghdad è il mio spazio vitale Washington Gerusalemme è il mio corridoio al mare devi farti coraggio molto più coraggio la mia violenza è buona è giusto è pronta anche a Maggio noi non siamo pazzi ci servono quei pozzi ho un deserto da occupare o il mio sistema cade a pezzi è un sistema semplice papà me l'ha insegnato io vado prendo il petrolio e non lo pago perché voi siete miei siete tutti miei clienti poi guarderemo la partita insieme belli e contenti potrei dare scuole a tutti potrei dare ospedali ma spendo i vostri soldi per riempire i miei arsenali la guerra è santa è necessaria il mio miglior inganno non è che io la voglio ne ho bisogno tutto l'anno la guerra è proprio la fuori la guerra è buona a Giugno oggi all'impegno generale dalla collina lui fa il tiro a segno sotto non c'è nessuno e se c'è non c'è salvezza sono bombardamenti per la sicurezza devi essere ottimista molto più ottimista con il carrello del supermercato sempre in vista quattro milioni di bambini sono sulle mine ma non fai niente cerca un po' di essere civile volevi o no i milioni così per incanto giocavi o no in borsa per il super dividendo ma il tuo fondo pensione l'ho giocato io alla mia lezione tu pensa al terrore io nascondo le prove la guerra è proprio la' fuori la guerra no guerra no guerra la' fuori la guerra è proprio la' fuori guerra no guerra no la guerra è proprio la' fuori la guerra no guerra no guerra la' fuori la guerra è proprio la' fuori guerra no guerra no COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 11 giugno 2004 - ore 11:43 I mercenari del nuovo millennio Mercenari, Private Military Companies e Contractors Globale/Approfondimenti Scritto da Aldo Pigoli Dall’organizzazione di colpi di Stato alla gestione pre e post-bellica in Iraq, mercenari e consulenti privati della sicurezza sono sempre più presenti ed attivi, in un panorama internazionale che fatica a riconoscerne l’esistenza ed a inquadrarne le attività. Introduzione Il 7 marzo 2004, le autorità di sicurezza dell’aeroporto di Harare, in Zimbabwe, hanno sequestrato un Boeing 727. L’aereo trasportava, oltre a diverso materiale bellico, 65 mercenari di varia provenienza, che avrebbe dovuto raggiungere un altro commando già presente in Guinea Equatoriale, per prendere possesso del palazzo presidenziale di Malabo (la capitale del Paese) e spodestare il presidente guineano Theodore Obiang Nguema, sostituendogli il leader dell’opposizione in esilio. Responsabile dell’operazione Nick Dutoit, un sudafricano di 48 anni, trafficante di armi e di diamanti. Lo stesso giorno, le autorità dello Zimbabwe hanno arrestato Simon Mann, un ex membro delle forze speciali inglesi Sas, è uno dei massimi dirigenti della Executive Outcomes (Eo), la più importante società di mercenari conosciuta al mondo anche se non più attiva da anni, nonché fondatore assieme a Anthony Buckingham di Sandline International, società britannica sorta dalle ceneri di Eo, e famosa per il suo intervento nella guerra civile in Sierra Leone, a fianco delle truppe governative, nel 1997. Il 31 marzo, nella città irachena di Fallujah, 4 operatori di sicurezza della società statunitense Blackwater Security Consulting (BSC) sono stati trucidati dalla folla mentre a bordo dei loro fuoristrada percorrevano il famigerato “triangolo sunnita”. Questi due episodi ravvicinati hanno portato nuovamente alla ribalta una questione spesso sottovalutata o addirittura sconosciuta: la presenza privata nei conflitti contemporanei. Da un lato, infatti, sebbene apparentemente appartenenti ad un passato che la maggior parte dell’opinione pubblica considera remoto, i mercenari sono invece una costante in molte delle recenti guerre, in Africa come nel resto del mondo. Dall’altro, essi, non rappresentano che un aspetto, benché importante e peculiare, di un fenomeno molto più complesso delle odierne relazioni internazionali: la privatizzazione della guerra e della sicurezza, che vede nel conflitto iracheno il suo massimo esempio. L’orribile massacro di Fallujah ha così attirato l'attenzione sulla componente privata presente in Iraq, dove i "consulenti di sicurezza" sostituiscono i militari regolari in molti dei loro compiti. Mentre l’attenzione generale è attratta dai cosiddetti conflitti asimmetrici (come quello iracheno) e dal fallimento del sistema collettivo di tutela della pace e della sicurezza internazionale delle Nazioni Unite, dietro le quinte si assiste alla lenta ma incessante espansione dell’intervento privato nella gestione della sicurezza e dei conflitti a livello globale (del quale i mercenari tout court garantiscono il continuum, costituendone allo stesso tempo la genesi e le espressioni più estreme ed incontrollate!). Questo intervento è sempre più ramificato e tentacolare e interessa quasi ogni aspetto collegato con le attività collegate alla sicurezza di Stati, multinazionali, Istituzioni Internazionali ed Organizzazioni non Governative. Lo studio dell’attività mercenaria, passata e presente, mette in evidenza non solo l’evoluzione di questo fenomeno, ma ne fa emergere i principali attori. Così, al fianco dei mercenari tradizionali, a livello internazionale operano società private e vere e proprie multinazionali della sicurezza, che sono destinate, nel giro di pochi anni a detenere un vero e proprio monopolio nella fornitura di alcuni servizi militari e di sicurezza, un tempo di esclusiva competenza degli Stati. Si tratta delle Società Private Militari e di Sicurezza, meglio conosciute come Private Military and Security Companies (comunemente definite PMC) e dei Military and Security Contractors (MSC, più generalmente chiamati Contractors), giganti economici statunitensi che assistono la grande macchina bellica di Washington fornendogli ogni tipo di servizio di supporto: logistica, Intelligence, manutenzione dell’arsenale bellico, etc... Questi soggetti, spesso collegati tra loro, sebbene con origini diverse, sfuggono ai numerosi tentativi di classificazione ed è difficile delimitare i confini delle loro attività, definendone le caratteristiche peculiari che li distinguono. Tuttavia, rappresentano ciò che potrebbe tranquillamente venire definita come una “rivoluzione nella gestione della sicurezza internazionale”. In un mondo che fatica a rispondere alle molteplici sfide e minacce alla pace ed alla stabilità, mercenari, PMC e Contractors si candidano, ognuno a suo modo e con scopi spesso assai differenti, a gestire la sicurezza a livello internazionale. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK venerdì 11 giugno 2004 - ore 11:03 IL MANIFESTO (4 GIUGNO 2004) COME SI METTE IN PIEDI UN RAVE E COSA ANIMA IL POPOLO KE VI PARTECIPA CHE INIZI LA FESTA IL RAVE E' TORNATO Una vecchia fabbrica abbandonata, teatro d'elezione per un evento che si costruisce da sè, dal basso, e che rappresenta la forma più radicale dell'essere «contro», anche se solo per una notte. L'epopea della Fintech, e i nuovi scenari delineati dal governo della destra, con la legge sulle droghe e quella sull'orario delle discoteche Sotto i piedi vetri rotti e vecchi tubi, pezzi di polistirolo e cartelli di ferro arrugginiti, fango ed erba. Intorno vecchie macchine e nuovi Sound System, bus a due piani che fanno da bar e furgoni dei servizi sociali, mole incrostate vibrano in mezzo all'erbaccia. Gruppi elettrogeni puzzano e scaldano l'ambiente. E persone, a centinaia, schegge che escono dal buio di un ex capannone industriale iniziato e mai finito, enorme coperchio sopra un vulcano di suoni alla periferia di Roma, zona Tor Cervara. Che brulica di formiche chimiche che si muovono ai ritmi veloci del rave, e saettano insieme al laser. Gli occhi vedono poco, le orecchie sentono troppo, il cuore batte su un tempo accelerato che non è il suo. Nell'aria polvere, sporco e l'odore di tutto quello che può accadere. Un rave è un po' questo: eccitazione consapevole in salsa di libertà. Antiautoritario, rabbioso e contro. «Rave è bisogno di ribellione» dice Fabio, 23enne raver romano. Media altezza, rasato, asciutto, grossi piercing e scarpe da ginnastica che hanno pestato un po' tutta l'Europa - e si vede. «Contro tutto. Le guardie, il governo, tutto. Il popolo dei rave non contesta singole leggi, ma tutto il sistema». Un esercito di irregolari, cani sciolti senza stendardo. «Nei rave illegali non ci sono bandiere. Possono entrare anche i nazi, basta che lascino la svastica fuori dalla festa, e con la svastica un certo abito mentale. I raver rispettano chi li rispetta». Blume si definisce una «zia raver». Ha 32 anni, una bella carriera, e ha frequentato gli illegali per anni nel periodo d'oro, i primi anni novanta. Anche lei è stata parte dell'esercito di liberazione che credeva e lottava in una Bolivia di ferro e mattoni per una techno-rivoluzione mai arrivata. REGOLE DA SOGNO «All'epoca era un movimento rivoluzionario. Entravi in un'unità spazio-temporale retta da regole che i militanti di sinistra si sognavano, libertà e partecipazione. Era antiautoritario, ma difficile da gestire». E alla fine si piega sotto il suo stesso peso. «Per qualunque movimento la trasmissione del sapere è fondamentale. Noi non abbiamo trasmesso quanto stavamo apprendendo. E un movimento che non riesce a trasmettere, non capitalizza». L'idea dei rave come Taz, ad esempio. Cioè temporary autonome zone, zone temporaneamente autonome, sezioni di realtà temporaneamente sottratte alle logiche spazio-temporali, teorizzate da Hakim Bey, figura semimitica di maestro di sufi, poeta e guru espulso dall'India per motivi politici. Le sue idee hanno influenzato profondamente la scena rave. Ma quella che per Blume è un'occasione persa, per Fabio è una possibilità, diversa ma attuale. «I Rave sono comunque una forma di protesta. C'è il rifiuto del capitalismo e della sua logica. Nessuno impone paletti, tipo i diritti d'autore sulla musica, o un biglietto di ingresso». Tra Blume e Fabio, il periodo della Fintech, punto più alto e insieme inizio della fine di un'epoca. Due palazzine, una di uffici e l'altra per la mensa degli operai, sei capannoni (il più grande ribattezzato «la cattedrale»): alla Fintech, dal `93 in abbandono, si costruivano prefabbricati. Le case del «serpentone», mostro edilizio in zona Corviale, alla periferia di Roma, vengono da lì. Occupata il 4 novembre del 1997, nei suoi enormi spazi hanno suonato i migliori gruppi europei. La tragica morte di Selene Carotenuto, fulminata in una cabina elettrica nei dintorni della Fintech il 21 marzo 1998, segna la fine dell'idillio. L'ultimo rave è del 1999. A distanza di qualche anno ci ha pensato l'attività di governo a riaccendere il fuoco di un fenomeno che stava vivendo un periodo di stanca. Un movimento esplosivo e radicale ha trovato bersagli particolari da abbattere. Al popolo dei ravers che spara la sua rabbia psichedelica in ondate da 50.000 watt non piace la legge firmata dal vicepresidente del consiglio Gianfranco Fini (An), in materia di tossicodipendenza. Al disegno di legge era già stata dedicata la street parade antiproibizionista di Bologna dell'anno scorso, la sesta; alla legge sarà dedicata la prossima, il 3 luglio. In mezzo quella di Roma del 21 febbraio scorso. Una ventina di carri allegorici e tanti sound, la maggior parte dei centri sociali: Forte Prenestino, Astra, Corto Circuito. Dopo, festa a Tor Cervara. L'ENNESIMO CONTROSENSO Non piace neppure un disegno di legge che pure tocca poco i raver, quello sulla chiusura anticipata delle discoteche, firmato da Carlo Giovanardi, Udc, ministro per i rapporti col parlamento. «Noi tutti lo abbiamo avvertito come l'ennesimo controsenso del governo Berlusconi. E' la cosa peggiore che potessero fare. Arrivi in discoteca alle 11 e ti cali, ti fanno uscire alle 3 che sei ancora sotto botta. E allora che fai? Vai a fare danni in giro». Fabio non parla da interessato. Per lui e per il movimento di cui è parte una discoteca è «divertimentificio», establishment del divertimento. Salati biglietti di ingresso, consumazioni alcoliche in bicchiere di plastica, poco spazio e una gerarchia di persone che ci guadagnano imprigionano, chiudono in gabbia energie che un raver vuole tirare fuori per esprimere e creare qualcosa di unico. Vivere l'attimo, fenice dai mille colori che nasce dalle ceneri di una realtà grigia, che prima si sgretola e poi avvampa e brucia. Se un rave è la fusione di tante, diverse individualità in una sola esperienza collettiva, il suo popolo è un unico corpo, ferito e martoriato. Che urla forte e vomita dolore. «Sentiamo disagio. Siamo una generazione emarginata e la nostra emarginazione ci spinge a auto-organizzare eventi di controcultura». Giorni, settimane, mesi. la gestazione di un rave è lunga. Il volo libero della farfalla ha alle spalle il lungo strisciare del bruco. «La prima cosa che fai è andare a vedere il posto. Poi verifichi la sicurezza e vedi se è abbandonato. Fai ricerche, ti metti a chiedere in giro». Passo primo, lo spazio. Passo secondo, il tempo. «Una volta che decidi la data, fai i flyer. Li mandi ai siti - tanti, colorati e collegati tra loro, da kyuzz a ordanomade - e fai un botto di fotocopie che ti metti a distribuire». Passo terzo, gli altri. «A questo punto l'unica cosa che ti può fermare è una festa forte lo stesso giorno della tua. Se non c'è, parti e vai». Passo quarto, il giorno della festa, prima della festa. E' ancora il primo pomeriggio di un sabato come tanti quando la tribù techno-nomade decide di piantare l'accampamento a Tor Cervara. Cacciatori e guerrieri di suoni, prima della battaglia, sondano il terreno. Lo spazio è enorme, vuoto e sporco. Quattro capannoni come gusci di lamiera, teschi senza occhi/finestre né denti/porte, pieno solo di quello che lasciano le larve d'uomo che ci strisciano dentro. Da pulire, almeno sommariamente. PILIRE, PRIMA E DOPO «Molti di quelli che fanno le feste, tipo i Mainframe, vanno sul posto molto prima. Puliscono, fanno la festa, puliscono di nuovo e se ne vanno. Il rispetto dell'ambiente è fondamentale per chi fa i rave». Viene sgombrata una grossa area alla destra dell'ingresso principale, al centro della struttura. Il bus-bar rosso a due piani e il sound più potente, nero, vanno lì. Un generatore è la coda del drago di ferro e cavi che riposa dentro la cattedrale, mentre i guardiani officiano i riti che lo desteranno. File di pilastri paralleli e grigi in cemento corrono scarnificati dal portone al muro opposto, sfondato. A metà corsa due bagni, uno nel muro sinistro, l'altro al centro, dentro cui è meglio non guardare, pozzi neri di tutti i peccati del mondo. Poco più avanti il secondo sound, più piccolo. Poche automobili stanche si accucciano tra i pilastri. Cala la notte e i draghi, piano, aprono gli occhi. Saettano sguardi che tagliano il buio e spogliano il cuore di sacerdoti-adoratori coperti di grigio, mimetiche e metallo ma sempre più nudi davanti a un dio che dice ma non parla. I draghi alzano la voce, fuoco brucia anime che non consuma. Passano ore come minuti, la voce è tuono, piovono lacrime di amore e odio. Chimica di sostanze aiuta la fisica dei corpi che ballano. L'alba sorprende insieme chi ride alla vita, la luce scivola tenera su chi non ce l'ha fatta, faccia nel fango, mani per terra. Ma il drago non vede, Dio non parla e non provvede. Il mondo è tornato, la festa è finita. COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 10 giugno 2004 - ore 16:15 Psyconauti tribe (BO) ... un sorriso a tutta la ballotta ... oramai a ventitre giorni dall'evento più tekno, più chiassoso, più colorato, più dispersivo, più punkabbestia, più "acido", più esilarante, più pacifista, ci stiamo caricando .... ... la tossicodipendenza e' solo un problema sanitario, e va affrontato in quanto tale, per evitare che un problema di pochi continui ad essere il dramma di tutta la societa'... ... se qualcuno crede che lo spinello sia l'anticamera della tossicodipendenza, e' bene che faccia attenzione a non assaggiare del vino, perche' potrebbe essere l'anticamera dell'alcolismo... ... cercando di far capire che il metodo in uso per combattere le droghe si e' dimostrato inefficace e contribuisce solo a rendere piu' pericolose le citta'... ... percio' vorremmo provarne un altro, legalizzando cio' che oggi e' vietato... marijuana libera ... STREETRAVEPARADE BOLOGNA/ITALIA rispetto x livello57 ...........BENVENUTI................ Ricetta del giorno...... Eccovi una ricetta per 12 persone, Dall’ Epulario, Venezia, XVII secolo. 7 etti di semi di Canapa 7 etti di mandorle bianche 4 etti di zucchero Mollica di pane Brodo di carne o di pollo Zafferano Pulire i semi di Canapa e farli bollire in acqua finché non si cominciano ad aprire. Pulire e pestare le mandorle. Pestare ed amalgamare il tutto con la mollica di pane e il brodo. Setacciare l’impasto e poi cuocere a fuoco lento, mescolando continuamente, fino all’ebollizione. Aggiungere lo zucchero, lo zafferano e un po’ d’acqua. ... un sorriso COMMENTA (0 commenti presenti) - PERMALINK giovedì 10 giugno 2004 - ore 11:38 La storia insegna...ma non a tutti... 1990-91 ![]() 2003-04-? ![]() E ki paga sono sempre gli stessi... Ma continuate pure così...con le vostre armi, bombe e questi saranno anke i paesaggi del futuro oltre ke quelli del passato... STOP WAR...ALL WAR LEGGI I COMMENTI (2) - PERMALINK > > > MESSAGGI PRECEDENTI |
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