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lunedì 28 settembre 2009 - ore 17:49


Ikea..mon amour....è l’ora diandarci
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Anch’io voglio una cosa cosi in camera....



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sabato 26 settembre 2009 - ore 12:36


Lettera aperta al ministro Maroni:
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ill.mo Ministro degli Interni

p.c. Presidente della Repubblica
p.c. Presidente del Consiglio
p.c. Ministro di Giustizia
p.c. Sindaco di Brescia
p.c. Prefetto di Brescia
p.c. Questore di Brescia
p.c. Sindaco di Verona
p.c. giornali e tv

scrivo questa lettera alla vigilia dell’anniversario di una data che mi ha cambiato la vita: il 24 settembre del 2005.
Mi presento: sono Paolo Scaroni, abito a Castenedolo, piccolo paese della provincia di Brescia.
Ero un allevatore di tori.
Ero un ragazzo normale, con amicizie, una ragazza, passioni, sani valori -anche sportivi- e la giusta curiosità. Facevo infatti molto sport e viaggiavo quando potevo.
Ero soprattutto un grande tifoso del Brescia.
Una persona normale, come tante, direbbe Lei.

Oggi non lo sono più (per la verità tifoso del Brescia lo sono rimasto, sebbene non possa più vivere la partita allo stadio com’ero solito fare: cantando, saltando, godendo oppure soffrendo).

Tutto è cambiato il 24 settembre del 2005, nella stazione di Porta Nuova a Verona.
Quel giorno, alla pari di migliaia di tifosi bresciani -fra i quali molte famiglie e bambini- avevo deciso di seguire la Leonessa a Verona con le migliori intenzioni, per quella che si preannunciava una sfida decisiva per il nostro campionato di serie B. Finita la partita, siamo stati scortati in stazione dalla polizia senza nessun intoppo o tensione. Dopo essermi recato al bar sottostante la stazione, stavo tornando con molta serenità al treno riservato a noi tifosi portando dell’acqua al resto della compagnia (era stata una giornata molto calda ed eravamo quasi tutti disidratati). Tutti gli altri tifosi erano già pronti sui vagoni per fare velocemente ritorno a Brescia. Mancavano pochi minuti ed i binari della stazione erano completamente deserti. Cosa alquanto strana visto il periodo, l’orario e soprattutto la città in cui eravamo, centro nevralgico per il passaggio dei treni.
Improvvisamente, senza alcun preavviso o motivo apparente, sono stato travolto da una carica di “alleggerimento” del reparto celere in servizio quel giorno per mantenere l’ordine pubblico e picchiato a sangue, senza avere nemmeno la possibilità di ripararmi. Sottratto al pestaggio dagli amici (colpiti loro stessi dalla furia delle manganellate), sono entrato in coma nel giro di pochissimo e quasi morto.
Dopo circa venti minuti dall’aver perso conoscenza sono stato caricato su un’ambulanza -osteggiata, più o meno velatamente, dallo stesso reparto che mi aveva aggredito- e trasportato all’ospedale di Borgo Trento a Verona. Lì sono stato operato d’urgenza. Lì sono stato salvato. Lì sono tornato dal coma dopo molte settimane. Lì ho passato alcuni mesi della mia nuova vita. Una vita d’inferno.
Nel frattempo la mia famiglia, in uno stato d’animo che fatico ad immaginare, subiva pressioni e minacce affinché la mia vicenda mantenesse un basso profilo.
Ai miei amici non andava certo meglio, nonostante tutti gli sforzi per far uscire la verità.

Ovviamente, alcune cose di cui sopra le ho sapute molto tempo dopo la mia aggressione. Il resto l’ho scoperto grazie al lavoro del mio avvocato.
Dalla ricostruzione dei fatti e tramite le tante testimonianze, emerge un quadro inquietante, quasi da non credere; ma proprio per questo da rendere pubblico.
In seguito alle gravissime lesioni subite, presso la Procura della Repubblica di Verona è iniziato un procedimento a carico di alcuni poliziotti e funzionari identificati quali autori delle lesioni da me subite. Nonostante il Giudice per le Indagini Preliminari abbia respinto due volte la richiesta d’archiviazione, il Pubblico Ministero non ha ancora esercitato l’azione penale contro gli indagati.
Mi domando per quale ragione ciò avvenga e perché mi sia negata giustizia.
Oggi, dopo avere perso quasi tutto, rimango perciò nell’attesa di un processo, nemmeno tanto scontato, considerati i precedenti ed i tentativi di screditarmi. Oltretutto i poliziotti erano tutti a volto coperto, quindi non identificabili (com’è possibile tutto questo?), sebbene a comandarli ci fosse una persona riconoscibilissima.
Dopo le tante bugie e cattiverie uscite in modo strumentale sul mio conto a seguito della vicenda, aspetto soprattutto che mi venga restituita la dignità.
Ill.mo Ministro degli Interni, sebbene la mia vicenda non abbia destato lo stesso scalpore, ricorda un po’ le tragedie di Gabriele Sandri, di Carlo Giuliani, ed in particolare di Federico Aldrovandi (accaduta a poche ore di distanza dalla mia), con una piccola, grande differenza: io la mia storia la posso ancora raccontare, nonostante tutto.
Le dinamiche delle vicende sopra citate forse non saranno identiche, ma la volontà di uccidere sì, è stata la medesima. Altrimenti non si spiega l’accanimento di queste persone nei miei confronti, soprattutto se si considera che non vi era una reale situazione di pericolo: era tutto tranquillo; ero caduto a terra; ero completamente inerme. Ma le manganellate, come descrive il referto medico, non si sono più fermate.
Forse, ho pensato, oltre alla vita volevano togliermi anche l’anima.
Per farla breve, in pochi secondi ho perso quasi tutto quello per cui avevo vissuto -per questo mi sento ogni giorno più vicino a Federico- e senza un motivo apparente. Sempre ovviamente che esista una giustificazione per scatenare tanta crudeltà ed efficienza.
Le mie funzioni fisiche sono state ridotte notevolmente, e nonostante la lunga riabilitazione a cui mi sottopongo da anni con molta tenacia non avrò molti margini di miglioramento. Questo lo so quasi con certezza: l’unica cosa funzionante come prima nel mio corpo infatti è il cervello, attivo come non mai. Dopo quattro anni non ho ancora stabilito se questa sia stata una fortuna.
Ho perso il lavoro, sebbene abbia un padre caparbio che insiste nel mandare avanti la mia ditta, sottraendo tempo e valore ai suoi impegni.
Ho perso la ragazza.
Ho perso il gusto del viaggiare (il più delle volte quelli che erano itinerari di piacere si sono trasformati in veri e propri calvari a causa delle mie condizioni fisiche), nonostante mi spinga ancora molto lontano.
Ho perso soprattutto molte certezze, relative alla Libertà, al Rispetto, alla Dignità, alla Giustizia e soprattutto alla Sicurezza.
Quella sicurezza che Lei invoca ogni giorno, e tenta d’imporre sommando nuove leggi e nuove norme a quelle già esistenti (fino a ieri molto efficaci, almeno per l’opinione pubblica).
Peccato però che queste leggi non abbiano saputo difendere me, Federico, Carlo e Gabriele dagli eccessi di coloro che rappresentavano, in quel momento, le istituzioni.
Ill.mo Ministro degli Interni, alcune cose mi martellano più di tutto: ogni giorno mi domando infatti cosa possa spingere degli uomini a tanto. Non ho la risposta.
Ogni giorno mi domando se qualcuna di queste tragedie potesse essere evitata. La risposta è sempre quella: sì.
A mio modesto parere, ciò che ha permesso a queste persone di liberare la parte peggiore di sé è stata la sicurezza di farla franca.
Sembra un paradosso, ma in un Paese come il nostro in cui si parla tanto di “certezza della pena”, di “responsabilità” e di “omertà”, proprio coloro che dovrebbero dare l’esempio agiscono impuniti infrangendo ogni legge scritta e non, disonorano razionalmente la divisa e l’istituzione rappresentata, difendono chi fra loro sbaglia impunemente.
Ill.mo Ministro degli Interni, dopo tante elucubrazioni, sono giunto ad una conclusione: se queste persone fossero state immediatamente riconoscibili, responsabili perciò delle loro azioni, non si sarebbero comportate in quella maniera ed io non avrei perso tanto.
Le chiedo quindi: com’è possibile che in Italia i poliziotti non portino un segno di riconoscimento immediato come accade nella maggior parte delle Nazioni europee?
Ill.mo Ministro degli Interni, io non cerco vendetta, semmai Giustizia.
Mi appello a Lei ed a tutte le persone di buon senso affinché questi uomini vengano fermati ed impossibilitati nello svolgere ancora il loro “dovere”.
Chiedo quindi che si faccia il processo e nulla sia insabbiato.
Cordiali saluti.
Paolo Scaroni, vittima di uno Stato distratto.






Se avete lasciato fare ai professionisti dei manganelli per liberarvi di noi canaglie,di noi teppisti, di noi ribelli lasciandoci in buona fede sanguinare sui marciapiedi, anche se ora ve ne fregate, voi quella note voi c’eravate

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venerdì 25 settembre 2009 - ore 16:12


Santilichieri, batti chel marteo!!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Ste aste su ebay me cava ea vita, sempre qualche mona che me fa perdere ea roba all’ultimo.....

No ma digo, rilancia de 10-50-100 euro cussi almaco mando tutto a fancuo, e invese no 50 centesimi alla volta cussi te te consumi parsin e cartiagini dei dei a forma de rilanciare...

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mercoledì 23 settembre 2009 - ore 20:34


Somers Town
(categoria: " Vita Quotidiana ")


ECCO ALTRO FILM CHE IN ITALIA SI STA BEN ATTENTI A NON MOSTRARE....

La storia di due sedicenni e della loro amicizia sullo sfondo della periferia londinese. Tomo fugge da Nottingham e non ha né soldi né casa mentre Marek si è trasferito dalla Polonia per seguire il padre operaio. I ragazzi trovano un po’ di conforto l’uno nell’altro e nell’ amore per la bella Maria.



Recensione:
A causa del ritardato arrivo della pellicola, Somers Town è l’ultimo film fuori concorso passato in extremis sugli schermi del Torino Film Festival. Bello e gonfio di malinconia questo nuovo lavoro di Shane Meadows in cui due ragazzi soli e con una vita non facile trovano un po’ di conforto nell’amicizia. Nel ruolo di Tomo ritroviamo Thomas Turgoose, l’ex-bambino che due anni fa fu protagonista di un altro bel film di Meadows, This is England. Un giorno Tomo prende un treno e arriva a Londra con qualche spicciolo in tasca, senza sapere dove dormirà e come potrà occupare il suo tempo. Fugge da Nottingham e tanto basta per convincerlo a trascinare il suo fagotto per le strade della capitale. Ben presto capisce la situazione pericolosa in cui si è cacciato ed è allora che per caso fa conoscenza con Marek. Quest’ultimo è un giovane polacco appena arrivato in Gran Bretagna con il padre che è operaio delle ferrovie.

I due formano da subito una strana coppia: lo sbandatello di provincia e il forestiero con la macchina fotografica sempre al collo. Sfaccendato l’uno, sfaccendato l’altro i due diventano amici e passano insieme intere giornate tra assurdi lavoretti per un vicino di casa trafficone, qualche furto fallimentare e frequentando il bar dove lavora la cameriera francese Maria di cui sono entrambi innamorati. Somers Town è un film pieno di grazia ma non certo inconsistente. La regia di Meadows dimostra un senso del ritmo e un’asciuttezza capaci di comunicare allo spettatore una visione della realtà di rara chiarezza e lucidità. Nell’arco di poco più di un’ora di film si ride di cuore (una scena strepitosa) ma si partecipa anche della disperazione sempre latente di questa umanità in bilico tra la speranza e il fallimento.
Il titolo del film si riferisce al quartiere a Nord della città in cui si svolgono le vicende. È lì che si trova la stazione di St. Pancras dove approda Tomo fresco fresco dalle Midlands e nei dintorni della quale vive Marek. In una scena, la stazione compare vista dal tetto di un condominio proprio come nella scena finale di High Hopes (1988) di Mike Leigh (ri)visto come Somers Town in occasione del Torino Film Festival. Come Leigh, Shane Meadows ha la sensibilità e il desiderio di mostrare al cinema la vita quotidiana di chi è nato senza particolari fortune né privilegi. Girato in un pallido bianco e nero, Somers Town è come uno schizzo a carboncino. La sua poetica sta nel tratteggiare i contorni di un frammento di vita evitando svolte tragiche e colpi di scena. Rispetto per esempio al precedente A Room for Romeo Brass (2000), anch’esso storia di un’amicizia, quest’ultimo film rappresenta un’imprevista svolta minimalista. Forse perché come Tomo e Marek anche Shane Meadows sogna Parigi e con questo lavoro rende quello che può sembrare un omaggio alla Nouvelle Vague.





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martedì 22 settembre 2009 - ore 17:32


beo beo
(categoria: " Vita Quotidiana ")






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lunedì 21 settembre 2009 - ore 20:34


MUSEEEEEE iuuuuu...avete l’ics factor!!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


godetevi i Muse che a Quelli che il calcio decidono di invertirsi i ruoli visto che li fanno cantare in playback.... da notare come il cantante suona la batteria ajhhahahah.... in efetti la simona aveva ragione:"il gruppo più eccletico e coraggioso...." e che te ghe fatto x-factorr....

COPATE E SECCHE COA MANARA!!!!!!








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domenica 20 settembre 2009 - ore 15:59


Breakfast on Pluto
(categoria: " Vita Quotidiana ")






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venerdì 18 settembre 2009 - ore 17:19


Ignoranza la seguito...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Riporto il dialogo tra me e un collega alla fine di una settimana lavorativa per augurarci un buon week end:

Lui: "dai andiamo via che entro le 17.30 devo già avere più di 0.5 nel sangue" (riferito all alcool)

Io:" che ghe ne sia talmente tanto de alcool nel sangue che tua madre si vergogni di te quando torni...."

Lui: "Si, adesso vado a casa e dico a mia mamma -"mamma quando torno ti vergognerai di me"-"

Io:" insomma domattina sarai ancora pieno di alcool che aprirai gli occhi nello stesso modo in cui si stappa una bottiglia di birra..."

Lui:"ormai mi è rimasto solo quello..."

Io:" ma no dai ci siamo sempre noi,..."

Lui:" E’ PER QESTO CHE BEVO!!!..."





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giovedì 17 settembre 2009 - ore 17:40


HElp!!
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Qualcuno sa dirmi negozi di Padova o provincia dove posso trovare Vinili (i dischi per intenderci)??





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mercoledì 16 settembre 2009 - ore 17:49


Trova la differenza...
(categoria: " Vita Quotidiana ")






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