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i soliti finto artisti pervertiti del cazzo.






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Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.





ORA VORREI TANTO...

Espatriare.

STO STUDIANDO...

Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:



OGGI IL MIO UMORE E'...

non proprio la comune tristezza
più una lieve malinconia
...ma di altre sensazioni
la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato,
io ho sempre tentato... "



















ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...


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martedì 22 settembre 2009 - ore 13:44


Someday we’ll find a home
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Someday we’ll find a home,
someday we’ll find a lonely lonely home
where we’ll pass time where we’ll bring change,
where we’ll bring change
(i found the way out, but if i told you you’d be down)
Lips likely loose and pouring out film lines

A roaring flow abounds a warmth and joy that holds you
open and apart in steps that never move

So children come in
find a seat we made your room/you’re sure to use
Hello. You missed the sparrows mark...
A breath of rockets shone like torches.
Boss we got a problem the people will not listen
their ears are full of cranks, bells, pully’s, wheels, and bolts
Automated fiction with film on the eyes and the doctors claim
they’ll never form, you’ll never see again

lengths of snakes match each silent syllable
Hello. You missed the sparrows mark...
A breath of rockets shone like torches.
(I found the way out)

So children come in
find a seat we made your room/you’re sure to use

A roaring flow abounds a warmth and joy that holds you
open and apart in steps that never move.

Portugal The Man



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domenica 20 settembre 2009 - ore 19:44


Un giorno...
(categoria: " Vita Quotidiana ")





Un giorno un ministro mi ha detto che dovevo andare fuori di casa; era ora che alzassi i tacchi, non potevo restare con papà e nonna a oltranza.


di Gianfranco Franchi *

"Quel ministro mi ha anche offerto degli incentivi: delle favolose detrazioni fiscali sugli affitti. Io non ho saputo resistere, ho deciso di accettare una delle settantadue offerte che ricevo ogni giorno - noi laureati in Lettere moderne siamo richiestissimi; figuriamoci quelli del vecchio ordinamento, come me, allora ho preso e sono uscito di casa. Ho detto "Ciao papà! E grazie", e ho preso l’uscio, con un trolley che mi faceva pensare ai libri di Labranca e una sacca piena di romanzi. Senza curarmi troppo di problemi grotteschi come le radici familiari, l’appartenenza al territorio o a un tessuto sociale, avevo pensato di accettare l’offerta di una buona azienda di una città in cui non conoscevo proprio nessuno. Così sarei diventato un uomo e il ministro avrebbe smesso di insultarmi. Stavo così comodo a casa, a spedire curricula a vuoto. Alla fine ti stanchi, servono stimoli nuovi, ha ragione lui. E così, raggiunsi la ridente città di Novara, dove non vedevano l’ora di ospitare un romano di ventisei anni: da più parti, in città, sentivo parlare i proprietari dei ristoranti della necessità di tenerli aperti sino a mezzanotte, per venire incontro alle mie abitudini. Il mio locatario era un cinghiale sicuro di sé che non la smetteva di ringraziarmi per essermene andato da casa mia. "Così si fa", ripeteva, dandomi clamorose manate sulle spalle. "Firma!". E io firmai, versai la caparra (papà mi dava molte paghette) ed entrai nella mia nuova vita. Come usciere, a Novara, avevo un avvenire garantito: mi sarei sfiancato a fare amicizie e a sedurre donne nuove, nel dopocena, non c’era rischio che mi pentissi. Del resto, l’importante - diceva il ministro - era uscire di casa. Ammetto di avere avuto qualche imprevisto problema economico; il costo delle telefonate, con i telefonini, si faceva pesante. Chiamavano parenti (pochi, ma ciarlieri) e amici, vecchi creditori (questioni da poco) e potenziali clienti (ma ora sì che avevo un lavoro!). Niente in confronto all’emozione di farmi una lavatrice, di scottarmi con l’acqua calda della pasta, di bruciarmi l’unica fetta di carne rimasta. Tutte le volte pensavo al ministro e dicevo: "Ti frego". Quando mi hanno licenziato perché c’era un amico etiope che costava duecento euro di meno io non mi sono lamentato mica. Sono andato all’agenzia interinale sotto casa e ho ricominciato a cercare lavoro. "Laureato in Lettere?", m’hanno chiesto. "Sì", ho risposto, e già gongolavo. "Esplosivo! Che ne pensi di fare il facchino? È un’esperienza!". "E andiamo!", esclamai. E poi feci uno squillo a casa, così papà mi richiamava e potevo parlargli, ché avevo finito il credito. Sarebbe stato orgoglioso di me, il suo coraggioso bamboccione: io ero uno che lavoravo fuori Roma giusto per pagarmi l’affitto."


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venerdì 18 settembre 2009 - ore 09:43



(categoria: " Vita Quotidiana ")




Il silenzio in casa stamattina. Sono tutte le cose che mi aspettano. Il solito ronzio di fondo del come sarebbe stato se e solo se...condizione necessaria ma non sufficiente. Se e solo se mio fratello fosse rimasto qui a studiare. I miei genitori a qualche chilometro di distanza e la Fra al liceo qui vicino casa. Condizioni improbabili e soprattutto biliardi di permutazioni di combinazioni possibili, come al superenalotto. Una cosa che c’è, esiste, ma non ti riguartda mai. C.v.d.


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martedì 15 settembre 2009 - ore 21:52



(categoria: " Vita Quotidiana ")



(Stufa. Mi verrebbe voglia di mollare tutto.)

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lunedì 14 settembre 2009 - ore 17:40



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Credit photo Fabio Cussigh
(Grazie Ale.)

+

++

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lunedì 14 settembre 2009 - ore 13:36



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Ieri.
Avrei dovuto immaginarlo e sapere che l’aiuto non richiesto equivale alla cattiveria gratuita.
Padova. Poco prima delle mura c’era una vecchietta, pardon un’anziana signora, sulle strisce pedonali. Un classico insomma.
La vedo sin dall’inizio della strada che sto percorrendo a piedi. Vedo che nessuno si ferma per farla passare dall’altro lato, nessuno. Allora il boyscout che è in me va a nozze man mano che mi avvicino alle vecchina con la mia trionfante intenzione di aiutarla ad attraversare. Ha un bastone nella mano destra. Finalmente la raggiungo, accelerando prontamente negli ultimi metri prima che qualcun’altro in auto mandasse in frantumi i miei intenti fermandosi e lasciandola passare. C’era solo una vecchietta, la prima della mia vita sulle strisce pedonali, e doveva essere mia. Ci sono, Sono accanto a lei, mi guarda con fare guardingo, ma la buona azione che sto pre compiere non mi fa notare nulla se non la meta: l’altro lato della strada. Si alza il vento Non fanno passare nemmeno me, sicchè decido di buttarmi per strada rischiando di farmi investire visto che un tipo non accenna a decelerare, anzi accelera e mi schiva. Ma non sento paura. Mi fermo in mezzo alla strada sulle strisce pedonali blocco il traffico e finalmente corono il mio sogno: mi giro verso la vecchietta e la invito a trapassare...si trapassare come Caronte, perchè così m’ha guardata. Come se fossi stata un’eretica, mancava solo che mi desse il bastone in testa. Ha attraversato alla fine, con calma. Poi mi sono assicurata varie volte voltandomi che non stesse ritornarndo indietro al posto di partenza.


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sabato 12 settembre 2009 - ore 10:24


Ho fatto un brutto sogno.
(categoria: " Vita Quotidiana ")




" You’re optimistic about the future?

There will be shifts in our lives… But that doesn’t answer the question whether New York is a good place to be. I don’t know… it’s difficult to say. Cause I don’t really agree with the politics here, I don’t agree with the politicians, and I don’t want to be involved with it. But I am interested in having a point of view, but it’s a self-point, trying to find another way, but that way is something that we all have access to, which is getting rid of all the the ways that we’ve been told to. And life in Tulúm, or anywhere else, could be a dream. I’m not sure if North America will exist in the future, some countries will disappear and fade away. This is not a country that set by any standards a good example to the rest of the world. So this will disappear or will turn into something else."

Credit photo&words: Mark B.




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giovedì 10 settembre 2009 - ore 19:12



(categoria: " Vita Quotidiana ")




(Prestatemi un ago. E mi tolgo dai piedi con tutti i cattivi pensieri). -Magari rinsavisco-

I’ve been asking ’round if you were there
Asking, but I’m always scared
Asking ’cause I want to care again
Come on life
I’m almost ready
Not right
I’m almost ready

Can you see me there?
’cause I’m not sure
See me, ’cause I lost my nerve
See me there, ’cause I feel worse again
Come on life
I’m almost ready
Not right
I’m almost ready

ready...go!

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mercoledì 9 settembre 2009 - ore 15:49


"Allegriaaaaaaaaaaa!"
(categoria: " Vita Quotidiana ")




Luna storta. Si suol dire. E ci si capisce in fretta.
Significa che oggi è grigio ovunque, che mi dai fastidio anche solo a pensarti vivere fuori dal mio grigiore, che mi do fastidio da sola, con le scale senza perchè che arrivano ad un cattivo umore che neanche il personaggio più cattivo che vi viene in mente può competere. Avere le palle girate è un eufemismo. Mi sento meglio solo a pensare all’arrivismo da internet, alla pseudo cultura musicale, che mi vien da ridere. Grazie a chi sgranocchia qua e la citzioni, rapisce foto orfane e si rifà un bagaglio di seconda mano. Se non ci foste voi sentirei la mia testa troppo pesante.


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lunedì 7 settembre 2009 - ore 20:18



(categoria: " Vita Quotidiana ")



Jurgen Teller

Il tuo viso esiste fresco
mentre una sera scende dolce
sul porto.
Tu mi manchi molto,
ogni ora di più.
La tua assenza è un assedio
ma ti chiedo una tregua
prima dell’attacco finale
perchè un cuore giace inerte
rossastro sulla strada
e un gatto se lo mangia
tra gente indifferente
ma non sono io,
sono gli altri.
E così…

Vuoi stare vicina? nooo?
Ma vaffanculo. Ma vaffanculo.
Sono quarant’anni che ti voglio dire… ma vaffanculo.
Ma vaffanculo te e tutti i tuoi cari. Ma vaffanculo.

Ma come? Ma sono secoli che ti amo, cinquemila anni, e
tu mi dici di no? Ma vaffanculo. Sai che cosa ti dico? va-ffan-culo. Te,
gli intellettuali e i pirati. Vaffanculo. Vaffanculo .
Non ho altro da dirti. Sai che bel vaffanculo che ti porti nella tomba?
Perché io sono bello, sono bellissimo, e dove vai? Ma vaffanculo. E
non ridere, non conosci l’educazione, eh? Portami
una sedia, e vattene.

+



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