Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.
ORA VORREI TANTO...
Espatriare.
STO STUDIANDO...
Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:
OGGI IL MIO UMORE E'...
non proprio la comune tristezza più una lieve malinconia ...ma di altre sensazioni la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato, io ho sempre tentato... "
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...
spazio di infiniti ritotni e slanci caratteriali e impressionistici...tutto il più eternamente coplicato che c’è "NON MI CONFONDERE CON NIENTE E NESSUNO E VEDRAI CHE NIENTE E NESSUNO TI CONFONDERA’"
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ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
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Non c’è proprio niente da fare. Non ho imparato niente con gli anni. Le esperienze. Niente. Ingurgitata, fagocitata l’esperienza possibile e la ragione. Sono ritornata quell’animale femmina con un cervello senza scatola cranica disperso nel corpo. Ci si perde dopo tutto.
Si fa poco, meno di nulla. Però allappello milioni di "artisti" sotto la cupola del santo. Quasi sei anni fa, quando approdai qui mi sembrava tutto abbastanza ridicolo, questa città era il regno delle associazioni, dei musicisti, degli artisti, e dei dj...o di chi si definiva tale senza poi fare nulla. Dopo i suddetti anni di permesso di soggiorno la mia idea non è cambiata, i musicisti e i dj e gli artisti sono come i funghi. Qualcuno buono cè. E succede ogni tanto anche qualcosa, di piccolo per carità, ma succede. Una domenica, la prima, al mese in Piazza Capitaniato. Ieri ho scoperto lei. Mi piace. Fungo buono direi.
Lo continuavo a chiamare "sopravvivenza", sopravvivenza degli stati mentali. Il paragrafo mi si è sempre imposto così con buona pace dellautore. Sono mattine primitive, con la luce fioca di una tristezza tra le righe, inespressa ma presente allappello come la prima della classe. Aspetto giugno come fosse natale. Intanto fuori le incomprensioni sbocciano ed è inevitabile leggere sopravvivenza. E invece il titolo di quel saggio è SOPRAVVENIENZA: uno stato mentale sopravviene ad un evento fisico, non sopravvive, almeno non sopravvive e basta. "Concetto introdotto da Edward Moore nellambito delletica, utilizzato successivamente da Donald Davidson e da Jaegwon Kim per render conto della relazione tra mente e fenomeni nervosi. Secondo tale concetto non può aversi una modificazione di una data proprietà (X) nei fenomeni di livello superiore (A) senza che ci sia anche una modificazione in una qualche proprietà (Y) nei fenomeni di livello inferiore (B). Secondo i sostenitori della sopravvenienza, le proprietà mentali sopravvengono su quelle fisiche: due persone diverse (che hanno menti differenti) devono avere cervelli diversi; ma anche a due diversi stati mentali (in uno stesso individuo) devono corrispondere processi differneti a livello nervoso." Così mi ritrovo a studiare cose intangibili e alienanti, cerco appiglio e immagino che ad alcune persone non sopravviene nulla alle volte, mi riesce difficile pensare che allevento fisico del pdl ci sia la sopravvenienza di uno stato mentale...vabbè...quanto vorrei essere lontana anni luce da qui, giù nella casa con le porte celesti con la sopravvenienza dellodore del caffè quarta.
Prima del mare, della terra e del cielo, che tutto copre, unico era il volto della natura in tutto luniverso, quello che è detto Caos, mole informe e confusa, non più che materia inerte, una congerie di germi differenti di cose mal combinate fra loro. ... E per quanto lì ci fossero terra, mare ed aria, malferma era la prima, non navigabile londa, laria priva di luce: niente aveva forma stabile, ogni cosa sopponeva allaltra, perché in un corpo solo il freddo lottava col caldo, lumido col secco, il molle col duro, il peso con lassenza di peso.
Libro Primo, Le metamorfosi di Ovidio
Teatro Verdi Giovedì 30 aprile, uno spettacolo di Frédéric Flamand per la compagnia di danza francese di Marsiglia.
Per chi aveva scambiato codesto blog per un salottino dove combinare appuntamenti, per chi leggendolo avvertiva un senso irresistibile di liberazione delle proprie frustrazioni, per chi se ne sta accucciato da ospite a leggere personali coglionate per poi spiattellarmele via messaggio, per chi ha la presunzione di capire sempre e comunque tutto... Ecco cosa intendo con questo piccolo spazio:
"Qui i paesani mi hanno accolto umanamente, spiegandomi che, del resto, si tratta di una loro tradizione e che fanno così con tutti. Il giorno lo passo "dando volta", leggicchio, ristudio per la terza volta il greco, fumo la pipa, faccio venir notte; ogni volta indignandomi che, con tante invenzioni solenni, il genio italico non abbia ancora escogitato una droga che propini il letargo a volontà, nel mio caso per tre anni. Per tre anni! Studiare è una parola; non si può niente che valga in questa incertezza di vita, se non assaporare in tutte le sue qualità e quantità più luride la noia, il tedio, la seccaggine, la sgonfia, lo spleen e il mal di pancia. Esercito il più squallido dei passatempi. Acchiappo le mosche, traduco dal greco, mi astengo dal guardare il mare, giro i campi, fumo, tengo lo zibaldone" C. P.
(niente supporti visivi oggi) (non ho tempo per rielaborare, virgoletto e basta, ahimé)
..."ma soprattutto perché questa volta vorrei invitarvi a progredire all’indietro. Quindi l’idea che io non sappia cosa dire deve assolutamente prendere possesso delle vostre menti. E allora, mentre voi pensate male di me, io penserò un po’ al gambero. Il gambero, infatti, va avanti all’indietro. Non ho mai saputo perché, ma ho scoperto che in rete molte persone se lo sono chiesto. Ecco alcune risposte piuttosto interessanti. Il gambero cammina all’indietro…
• Perché si chiama Pietro •Perché così nessuno può dirgli • “Vieni avanti, cretino”. •Perché no? •Siamo una società libera. • Non discriminiamo il gambero. •Perché gli ho tirato un cartone.
Ebbene, come le seppie e i polipi, il gambero si muove in virtù di una propulsione ad acqua, che pompa grazie a valvole poste sul ventre: più brevemente, siccome spinge dalla pancia, procede a ritroso. Il punto però è un altro: come la vede il gambero? Sente di retrocedere oppure no? Io direi di no, perché mica se ne sta con la testa girata, come quando si parcheggia. Il problema del gambero è solo un nostro problema. Ma chi decide qual è il dietro e quale il davanti? Del gambero viola, ad esempio, si dice che abbia gli occhi sulla “corazza”. Ma allora questa corazza sta davanti o dietro? Davvero le opzioni si escludono a vicenda, al punto che una cosa o è davanti o è dietro? Che tedio, che tedio. E tutto per un gambero. È difficile capire perché a questa nostra civiltà siano sempre piaciuti i giochi a somma zero, che non dicono nulla di quel che realmente ci accade. ... Sulla necessità di ...Degredire, o progredire all’indietro, ma come fanno i gamberi, che non sono in retromarcia, perché non girano mai la testa.