Frak e pantofole, con calzino turchese, ovviamente.
ORA VORREI TANTO...
Espatriare.
STO STUDIANDO...
Sostengo (nonché ne sono parte attiva) il comitato:
OGGI IL MIO UMORE E'...
non proprio la comune tristezza più una lieve malinconia ...ma di altre sensazioni la paura e il coraggio di dire: " io ho sempre tentato, io ho sempre tentato... "
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) Prediligere il parallelismo tra spigoli di oggetti vicini: es. libro vicino a bordo del tavolo, matita vicino a libro, scarpe appaiate e parallele (anche se é improprio)...
spazio di infiniti ritotni e slanci caratteriali e impressionistici...tutto il più eternamente coplicato che c’è "NON MI CONFONDERE CON NIENTE E NESSUNO E VEDRAI CHE NIENTE E NESSUNO TI CONFONDERA’"
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venerdì 19 settembre 2008 - ore 09:32
I pranzi di Gianni
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Essere ospiti già ha in sé uno strano gusto di rituali arcani, di anni addietro dove le accoglienze in casa erano scandite dai preparativi per il letto dell’ospite ed il trucco sofisticato della padrona di casa sull’inscindibile cadenza ritmica dei classici tra giorni tassativi offerti all’ospitato prima d’incorrere in fastidiosi odori di cattivo gusto. Dicevo l’ospitalità. E’ insita nella trama del film, parlavo del Pranzo, quello di Ferragosto, ma ancor più nelle movenze dell’attore regista e delle sue attrici. Ti ospita nelle camere di quelli che sono stati i suoi ricordi, parte del cast infatti e stato prelevato tra i suoi stessi amici, e da quelle che sono state le personali vicende nonché sfumatura caratteriali che specificatamente gli appartengono. L’attore non deve fingere, dev’essere il più verosimile al personaggio, deve poter sentirsi addosso quell’indole così da poter essere completamente libero dagli stereotipi degli schemi narrativi. Un film veloce, con qualche sbavatura registico tecnica. Le critiche porterebbero a strizzare l’occhio alla tematica e al giro dei film che devono necessariamente esser premiati per perbenismo e quieto vivere comune, ma stamattina non sono polemica. Un film d’altri tempi per come la forma del lavoro e della sceneggiatura è stata vissuta in maniera corale, come ai tempi in cui Fellini metteva in piazza i suoi sogni e la troupe ne disponeva con libero piacimento interpretativo. Scena cult…la donna che si trucca, l’azzardo di un primo piano.
Def: Appartamenti pieni di persone...occupare troppo spazio significa essere contraddittori, sentirmi consapevolmente contraddittoria: "Il suo disgusto per la borghesia era tanto più forte in quanto si sentiva borghese fino allosso, con tutto il suo amore per lordine, la comodità e la gerarchia. Condannava ogni governo, ma non sopportava gli eccessi della plebaglia quando osava sfidare i governi... Nemico giurato dei preti, era attratto dai problemi religiosi. Ossessionato dal fascino femminile, rifiutava di legarsi a qualunque donna. Rivoluzionario in arte, era conservatore nella vita di tutti i giorni. Desideroso di amicizia, viveva per la maggior parte del tempo lontano dai suoi simili..." (da una biografia)..."che cosa mi sta succedendo?"
This is a crisis I knew had to come, Destroying the balance Id kept. Doubting, unsettling and turning around, Wondering what will come next. Is this the role that you wanted to live? I was foolish to ask for so much. Without the protection and infancys guard, It all falls apart at first touch.
Watching the reel as it comes to a close, Brutally taking its time, People who change for no reason at all, Its happening all of the time. Can I go on with this train of events? Disturbing and purging my mind, Back out of my duties, when alls said and done, I know that Ill lose every time.
Moving along in our God given ways, Safety is sat by the fire, Sanctuary from these feverish smiles, Left with a mark on the door, Is this the gift that I wanted to give? Forgive and forgets what they teach, Or pass through the deserts and wastelands once more, And watch as they drop by the beach.
This is the crisis I knew had to come, Destroying the balance Id kept, Turning around to the next set of lives, Wondering what will come next.
In una realtà di ecoballe (dove balle sono quelle che di spazzatura hanno solo le parole) la logica della sopravvivenza prevede uno smaltimento veloce.
"L’essenziale, nella vita, è dare giudizi a priori su tutto. In effetti, sembra che le masse stiano sempre dalla parte del torto, e che gli individui abbiano sempre ragione. Bisogna tuttavia stare attenti a non dedurre nessuna regola di condotta da questa constatazione: certe regole non hanno bisogno di essere formulate per essere eseguite."...sono innate come la tendenza alle ecoballe.
Drogami e prenditi cura di me
(categoria: " Vita Quotidiana ")
All’ordine del giorno l’emergenza droga, una delle tante emergenze Italia per fissarne meglio il paraocchi all’anacronistica logica dell’occultamento informativo.
Qualche sera fa un ministro, scandalizzato dall’abuso di droghe testimoniato e avallato anche dal nuovo espediente tecnologico per il controllo antidroga testato proprio in veneto, simpaticamente allarmato ha definito sfigate tutte le persone che ricorrono all’uso di sostanze stupefacenti. Aristotele sarebbe contento, tutti gli sfigati sono drogati, Uto è sfigato, pertanto Uto è un drogato...divertente anche perchè reversibile. Fantastica realtà del giornalismo ritornata al sillogismo. L’altra parte dell’informazione meno retorica la trovate in una formidabile inchiesta fotografica su al Nono Piano di Jessica Dimmock.
"Il nono piano è un piano come un altro di un palazzo di Mahattan. Ma in questo caso è l’appartamento dove un gruppo di eroinomani si ritrova, compra e vende droga, dorme, litiga, fa l’amore, vive. Dietro la porta c’è un mondo sconcertante dove vigono altre regole e dove le emozioni e gli affetti hanno eccessi e vuoti impensabili. Per oltre due anni Jessica ha seguito le “storie” del nono piano e dei suoi protagonisti. In molti hanno fotografato il dramma della droga, ma la forza delle immagini di Jessica Dimmock compongono un racconto nuovo e straordinario, intimo e partecipe." Forma_Milano
...si corre senza motivazioni metaboliche, da smaltire fianchi di prese di posizioni arrocate da troppo su una stessa città e la pancia delle aspettative mancate...
Il film è Run Lola Run di Tom Tykwer
i never do look back i never turn my head i never raze my past i never stop my march
come! no night too dark, no road too long run! no rain too hard, no wind too strong pray! no blood too red, no cut too deep stay! no pain too bad, no track too steep
all i want is to fullfill praise my mission, bless my will if you kill me, break my neck seven times i’ll resurrect
all i want is to fullfill praise my mission, bless my will if you kill me, break my neck because seven times i’ll resurrect
come! no night too dark, no road too long run! no rain too hard, no wind too strong pray! no blood too red, no cut too deep stay! no paint too bad, no track too steep faith! i’m bound to live my destiny hail! my longing for eternity
forever seek my dream days and nights and endless stream come with me my march goes on today i’m here tomorrow gone
"Adesso devo parlare da reduce. La mia guerra è stata durissima, l’ho combattuta tra i sei e i sette anni e non solo sul mio campetto in via Monte Cengio, ma anche su altre cime, via Adamello, via Porgora, via Pasubio, via Redipuglia…anche via Caporetto dove ne abbiamo prese un fracco… I nemici venivano da via Lanceri di Novara, avevano le bici da omo e quindi si chiamavano i bersaglieri ciclisti. Una volta ero in esplorazione con la pattuglia, io e Piero Mato, lo chiamavamo così perché non veniva a scuola con noialtri, portava le braghe longhe, metteva le dita nel naso…non c’era il politically correct. Piero Mato era un mondo a parte , terribile, specialmente quando giocando a balon lui correva lento con la destra flessa all’altezza del ginocchio, pronto a colpire la caviglia, perché il pallone gli passava davanti e lui tirava uguale; ti prendeva la caviglia e tu sentivi che il dolore c’era già, ma pareva ancora di non sentirlo e intanto si parlava con l’erba… Quella volta abbiamo trovato ‘sto nemico…noi avevamo archi, frecce, cerbottane… lui era tecnologico, aveva un fucile Oklaoma a piumini. Chi ha quaranta e passa sa che l’Oklaoma è un’arma micidiale perché i piumini in realtà son piombi, ma il fatto è che dopo la confezione inclusa nell’acquisto, siccome costavano, difficilmente ti compravano il ricambio, per cui lo tenevi d’occhio e sapevi che dopo sessanta colpi sparati difficilmente ne aveva altri. Così abbiam rischiato, è andata bene, l’abbiamo preso prigioniero e lo abbiamo portato in capanna per interrogarlo. Era più grande di noi: otto anni almeno. Lui si chiamava Bruno, era in classe col fratello grande di Ennio Mosca, uno di noi; si chiamava Bruno,però lo chiamavano Seghe, era precoce: era sempre il primo sulle gare che facevano dietro il ponte della ferrovia. Lo portiamo in capanna per interrogarlo, lo leghiamo all’albero e Oscar, che era il capo perché il pallone era suo quindi non c’era da discutere, gli fa - È meglio che parli Seghe e che confessi tutto se vuoi tornare a casa vivo, - È meglio che vi arrendete voi altri piccoli e che andate tutti a casa prima che arrivino i rinforzi, Cesarino, cocco della maestra, voleva arrendersi al prigioniero e tornare a casa a finire le divisioni con due decimali. - E allora torturatelo! - Chi? Cesarino? - No, il prigioniero! - Io lo torturo…io lo torturo…Gli do un fracco di gnocche, - Piero quello si chiama massacro, no tortura, - Perché non lo buttiamo in mezzo alle ortiche?, - Lasciamolo tutto il pomeriggio legato al palo senza mangiare, - Ciccio, quella è una dieta, non una tortura, Alla fine… - Io ho un’altra idea. Gli caviamo le scarpe, gli caviamo le braghe, gli caviamo le mutande …..e gli tagliamo il ciccio. - Dai, dai.. - No dai…no.. dove mi portate…no…no… Alla fine abbiam deciso che era inutile torturarlo, era meglio ucciderlo. Oscar è andato da lui e gli ha detto - Seghe, adesso noi ti uccidiamo, se prometti che stai morto, ti lasciamo tornare a casa in via Lanceri, E Seghe ha giurato, ma in quel momento sulla nostra strada è passata la mamma di Seghe che tornava dal mercato con le borse della spesa sulla bici e Seghe ha tradito. - Mamma Aiuto! Mamma Aiuto! La signora Seghe ha sentito il richiamo del sangue, ha mollato le borse in strada, è corsa fin dentro la capanna, ha mollato due schiaffi al primo che capitava. Era Cesarino… - Io ho gli occhiali…, Siamo scappati, tutti fuori, tutti fuori, e Seghe ancora legato, con le braghe giù - Grazie mamma! - Con te facciamo i conti dopo, porco. Però se l’è cercata Seghe. Se restava con noi lo uccidevamo e basta, invece così ha preso una lezion che non se la dimentica più finchè campa… E da quel giorno sua mamma non lo fa più partecipare alle gare dietro il ponte della ferrovia, così lui partecipa da casa, dalla finestra del bagno,…però fuori concorso. Anche noi abbiamo avuto una lezione: da quella volta non giochiamo più a guerra coi nemici di cui non conosciamo prima la famiglia."