OGNI GIOVEDI 15-1630 SU RADIO SHERWOOD

5 GIUGNO DJSET @ MAGNOLIA - MI AMI FESTIVAL (MI)
DAL 18 GIUGNO AL 17 LUGLIO SHERWOOD FESTIVAL
19 GIUGNO DJSET @ BIG BOY
25 GIUGNO DJSET @ BANALE
26 GIUGNO DJSET @ WHATEVER (TRIESTE)
3 LUGLIO DJSET CON DENTE @ SHERWOOD FESTIVAL
DAL 25 MAGGIO, OGNI MARTEDI E VENERDI
@ BANALE COLONIA ESTIVA - PADOVA
RESIDENT @ NEW AGE, BANALE, WAH WAH CLUB, SHERWOOD
ESTRAGON AFRAID EVENTS
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[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
lunedì 29 maggio 2006 - ore 17:56
I miei scheletri nellarmadio fanno il cambio di stagione
(categoria: " Erasmus ")
Ore ed ore in macchina, eppure leffetto strano te lo da quel cartello "uscita 500 metri" che ti fa capire che anche lautostrada, ormai, è lontana, e solo una rotonda ti separa da casa. A Genova vedevi altre cose, ad esempio un carrello per barche un poparticolare: un carrello per barchetta. Provate voi a dire al negoziante "voglio un carrello per barchetta". Vi riderà in faccia, ma potrete mostragli fieri ed in fìeri questa foto, per poi beffarvi di lui.

E, salutando Genova, ci si dirigeva verso la Francia. Ah, quelli erano bei tempi.

Attendendo che due hostess mi accompagnassero in garage.

Perché a me Nizza fa paura, ma non per quellidea di troppa libertà, ma per il nizzese medio. Ovverosia un robottone di bottiglie di pet vestito. Una brutta cosa blu a zonzo per la città, insomma.

Ma la notte vista dalla promenade è unaltra cosa, decisamente, anche quando cè Sebastian che spacca i coglioni.

E Nizza resta bella nonostante un negozio un pokitsch chiamato "La Bibbia" (ebbene sì, ormai so tradurre termini e locuzioni difficilissimi)

E laria di casa si fa sentire con un sentito omaggio al mio amico Stefano, un intero viale a lui dedicato ma soprattutto questo Palazzo (e il Santo Niente)

Ma loro, i nizzesi, Padova ce lhanno nel sangue, anzi, nel DNA

E mangiano un formaggio fondente che sa di sifilide o silfide. Invitante, devo ammettere. Sta per uscire quello con gonorrea, mi dicono dalla regia.

Credevo, poi che a Nizza le risse fossero autorizzate. Ma mi sono, in parte, dovuto ricredere, forse anche per alcune scritte consigliere

Che Seth Cohen non può certamente ignorare. Le Leile anche. Sì sì, ne siamo convinti, specie al legislaThor.

Alla fine, only music survives.

Lo sanno bene gli amici cari, ritrovati ieri sera a casaquellaltra (il Greenwich, insomma). Quando una serata inizia con te che dici "stasera bevo al massimo un paio di birre e un chupito", ma non lo pensi più quando alle quattro del mattino ti alzi a fatica dalla panca delle meraviglie, dove fradei, compari, donne, staff, bicchieri della staffa passano ore a parlare, straparlare, trangugiare, svuotare e riempire. Notte memorabile, giusto per non pensare troppo appena ripreso contatto con unaltra realtà, quella che eri riuscito ad accantonare per qualche giorno, quella che accantonerai ancora, anche se solo nella testa, il nascondiglio più maltrattato che conosci.

Ma il flower power stravince, in una notte di cavalli (14, credo) più numerosi di quelli delle Padovanelle, passata a far dannare David, Daniele, Silvia, Giovanna e Sara fino allo sfinimento. Dei fegati.
Cose semplici e banali per riconciliarmi con gli anni sprecati
Come un mantra.
YOURE ALL I HAVE - SNOW PATROL
Strain this chaos turn it into light
Ive got to see you one last night
Before the lions take their share
Leave us in pieces, scattered everywhere
Just give me a chance to hold on
Give me a chance to hold on
Give me a chance to hold on
Just give me something to hold onto
Its so clear now that you are all that I have
I have no fear cos you are all that I have
Its so clear now that you are all that I have
I have no fear cos you are all that I have
Youre cinematic razor sharp
A welcome arrow through the heart
Under your skin feels like home
Electric shocks on aching bones
Give me a chance to hold on
Give me a chance to hold on
Give me a chance to hold on
Just give me something to hold onto
Its so clear now that you are all that I have
I have no fear cos you are all that I have
Its so clear now that you are all that I have
I have no fear cos you are all that I have
There is a darkness deep in you
A frightening magic I cling to
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sabato 27 maggio 2006 - ore 16:17
Al-Thor-ho-seduto (il secondo giorno è sempre il più difficile)
(categoria: " Erasmus ")
Lo shopping a Nizza è una delle cose più belle pe’l momo. Tra la promenade e Prenatal c’è un po’di tutto, sgabuzzini o grandi magazzini per grandi e per piccini, in ognuno dei quali vorresti strisciare almeno una volta la Visa, se non ci fosse quell’angioletto dispettoso che ti dice "non farlo, risparmia". Ed è proprio un angelo da allucinazione, non un angelo caduto dal cielo, non un angelo blu che se fischio torna giù, non Gianfranco d’Angelo, non l’Angelo Raffaele di Al Bano e nemmeno l’angelica Francilla in versione shoppingmate, mentre Leila è in fase di studio con Angelina Jolie. Iniziano a chiamarmi Seth Cohen, ma è solo un errore, ne sono convinto. Io non ho i capelli come lui, quindi c’è qualcosa che non va. Ma non in questo cielo, che mi fa star bene. Un po’come un’altra Royale with cheese di pomeriggio, alla faccia del mio bassista che rosica. O un piatto di orecchiette pomodorini e peperoncino che non hanno ucciso nessuno, nonostante stessi cucinando pur io.
Nizza strapiena, *forse* perché oltre ad essere arrivato un altro weekend (uo-oh oh oh oh) c’è il Gran Premio di Montecarlo in vista, anche se questa volta non lo seguirò, anzi, tenterò di essere più veloce delle macchine, non le monoposto, bensì quelle dei fan del Cavallino (famoso paese vicino a Jesolo) accorsi a Monaco, che invaderanno le autostrade per render tutti gli automobilisti autentici autonomamente strozzati inghiottiti come olive ascolane, spiedini di carne in fila sulle autostrade, come dice la mia top 1 italiana.
Epperò il parcheggio si trova. Epperò già presumo che il ritorno a casa Erasmus sarà più difficile dell’andata. Epperò infatti so che stiamo andando al fantomatico Thor, posto di cui sento parlare da mesi e che avevo solo annusato da fuori nella 1st coming.
Thor unico posto aperto fino a tardi dove una pinta di bionda viene tre euro e mezzo, Thor dove gli shot sono di casa e si ciulano le provette stile "Dracula" alla barista compiacente, vista la mancia. Thor dove un tavolino da due diventa una tavolata da venti in "minchia!" non si dica.
Thor dove una francese molestamente sbronza amica di amici di amici si rende molestamente stronza, ciulando a sua volta il Leilafono. Leilafono che non perdo di vista e viene rimesso sul tavolo dal moroso di codesta stronza che inizia, interrogato in seguito, ad affermare che lui don’t like italian people.
Va in figa de to mare, è il pensiero comune tra veneti, piemontesi, valdesi, Paolo Vallesi, valligiani, valigie, Cesare Ragazzi. E rischiamo la rissa, ahimè non compiuta, fatta eccezione per posaceneri vuotati addosso alla ladronza e calci volanti alla Chuck Norris, colui che dona il suo patrocinio solo alle risse migliori. Rissa evitata, viaggio di ritorno con ospiti. Notte molesta, bibita elevata, coma che mi spinge in branda anzitempo. Parole, forse musica, forse, pensieri, bicchieri, velieri e bottiglie che si svuotano come le mie tasche da H&M. E svegliarsi la mattina con ancora i vestiti addosso e andare a fottere il sole in spiaggia non ha prezzo. Nizzailoviu. Anche se oggi, forse, finalmente Canne. S.
CALIFORNIA - PHANTOM PLANET
We’ve been on the run
Driving in the sun
Looking out for #1
California here we come
Right back where we started from
Hustlers grab your guns
Your shadow weighs a ton
Driving down the 101
California here we come
Right back where we started from
California!
Here we come!
On the stereo
Listen as we go
Nothing’s gonna stop me now
California here we come
Right back where we started from
Pedal to the floor
Thinkin’ of the roar
Gotta get us to the show
California here we come
Right back where we started from
California!
Here we come!
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venerdì 26 maggio 2006 - ore 14:18
Brut il Sebastian (do you remember the first day?)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Nizza è più calda. La varicella non esiste più (nn - nn, dice qualcuna). Le cameriere del Mc Donald’s mi danno la Royale with cheese senza adrenalina, e il Mc Toast si chiama "Le Croque Mc Do". Della serie, ora che hai pronunciato il nome del toast per intero te lo sei già fumato, visto che, a differenza del Cucciolone, dura tre morsi. Ho scoperto di non avere un accento, e lo ha scoperto anche Francilla, malgrado le Big Mac freddopatocco che si è costretta a mangiare.

Qui si mangia un po’di tutto, comprese le pastiglie. Que
sta infatti è una compromettente foto di Momo che cala (contenta, Moby Dick?) una pericolosissima Tic-Tac, mentre Leiladà lo ’nvidia (ma anche Ati) tanterrimo.

Eppoi mio fratello SoundPark va a vedersi da solo i Belle and Sebastian al Vox, dalla mia cassiera preferita, ma noi sappiamo che, in realtà, è qui, a Pizza. Le foto ed i fatti lo cosano.

Purtroppo si è tenuto le Belle e ci ha lasciato il Sebastian.

Che è quello vestito più di chiaro (che non è Gianluca - il - dj).
Sebastian ha vinto i campionati internazionali di spaccacoglioni.
Egli si manifesta inizialmente come avventore di una non riuscita festa notturna sulla spiaggia. Tenta inizialmente un approccio amicale. Ebbene sì: quel timido camiciato che vedete un po’in imbarazzo nella solitudine più molesta tra i suoi non-amici di ogni nazionalità, etnia, religione, Gigi d’Alessio, colore di caccole, Desperate Housewives e ricco premio.. si avvicina. Innanzitutto propone una classica domanda politically correct, per agganciare le vittime, della serie machisiete cosafate sieteamici studiofaiunlavorointeressanteunico?
Ma iononvogliopiùsprecareunaparola, e fingo di non capire un emerito stracazzo di ciò che dice, ruotando il mio capo (anche se sono un libero professionista) alternatamente verso il mare, Francilla, un piccolo saltimbanco, un mimo americano ed un levriero afgano che cammina sull’acqua con sole due zampe su quattro.
Sebastian tenta poi l’aggancio con donna1. Fallisce. Tenta allora l’aggancio con uomo2, amichevole, ma arriva donna2 e le fa un’offerta che non può rifiutare: una birra in bottiglia. Donna2 inizia con lui a discutere, parlarono per ore di canzoni e psichiatria, Melarancia poi gli disse HAIFANTASIA. E ci dirigemmo verso un pub dove la birra più piccola costa un rene e mezzo, anzi, visto che siamo in Francia, un René e mezzo. Funesto fu quel locale: un mese fa mi buttarono a terra, ieri buttammo del denaro, poiché il nostro Sebastian inizia a parlare, seguendo pedissequamente il senso orario, con gli avventori ad uno ad uno.
Puoi non conoscere il francese, il n’y a pas probleme, Sticazzi abla tu idioma. Parla indifferentemente di serate nizzesi, campionati DMC, capretti imbalsamati prima della sodomia, vaccinazioni di bambini africani, bukkake e democrazia cristiana, salvo poi parlare di Berlusconi cercando consensi.
Sebastian però non capisce un cazzo: sta rompendo i coglioni a donna1, donna2, uomo1, uomo2 e pure al giocatore di biliardo (probabilmente amico di Angelo Branduardi) behind him che ad ogni sospiro di capra tenta di infilargli la stecca in qualsiasi orifizio. Sì, anche in quello. Terminano i nostri drink, la musica finisce ed esultiamo per uscire. Ma LUI ha un’arma segreta! Gli amici comuni (e comunisti) giungono cuncti al locale quando meno te l’aspetti (comeunabomba). E via un altro giro di ordinazione, mentre il nostro Sebastian parla di qualsiasi argomento meglio di un PR e di una PRostituta messa insieme. I nostri coglioni e le loro ovaie ribollono più di una ribollita toscana, abbiamo istinti omicidi ed iniziamo a giocarlo parlando alla "Amici Miei", ma è già l’ora di andare. Usciamo e cerchiamo di seminarlo, ma lui vuole inseminare donna2 e ci segue. Con un escamotage degno di David Copperfield o, forse, di David Gnomo, sgattaioliamo via, ma una volta finiti sulla promenade incrociamo nuovamente il suo sguardo. E fuggimmo scappando a gambe levate. Non sapete che vi siete persi. Ed è meglio per voi, ma Nizza offre molto, molto di più. Ed ora continuerò a scoprirlo.
LAPIDIAMO SEBASTIAN
WILD BOYS - DURAN DURAN
The wild boys are calling
On their way back from the fire
In august moon’s surrender to
A dust cloud on the rise
Wild boys fallen far from glory
Reckless and so hungered
On the razors edge you trail
Because there’s murder by the roadside
In a sore afraid new world
They tried to break us,
Looks like they’ll try again
Wild boys never lose it
Wild boys never chose this way
Wild boys never close your eyes
Wild boys always shine
You got sirens for a welcome
There’s bloodstain for your pain
And your telephone been ringing while
You’re dancing in the rain
Wild boys wonder where is glory
Where is all you angels
Now the figureheads have fell
And lovers war with arrows over
Secrets they could tell
They tried to tame you
Looks like they’ll try again
Wild boys never lose it
Wild boys never chose this way
Wild boys never close your eyes
Wild boys always shine
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giovedì 25 maggio 2006 - ore 12:06
Common people
(categoria: " Viaggi ")
Cè chi si fa vivo solo quando serve. E se, bontà tua, rispondi, non sa nemmeno leggere ciò che hai scritto. Beh, che dire in questo post inutile..
Serata al Rickys pub dalla Paoletta, dj SoundPark (me fradeo) in consolle reduce da Torino. Le due amiche della Paola che mi guardano mentre lei mi serve la birra fanno sempre un certo effetto. Un pocome i successivi flair cocktails di David, visto in altre veci ad un altro Greenwich per cena di famiglia, senza fare cavalli a Silvia. E la cena con la "famigghia", invece, arriverà, forse, domenica, per il compleanno dello stesso David e linaugurazione dellestivo del Greenwich.
Lasciatemi prima il tempo di mangiare un boccone, mettere la valigia in macchina ed arrivare a Nizza. Buon viaggio, Momo. Grazie, altrettanto.
LAST NITE - THE STROKES
Last night, she said:
"Oh, baby, I feel so down.
Oh it turns me off,
When I feel left out"
So I walked out:
"Oh, baby, dont care no more
I know this for sure,
Im walkin out that door"
Well, Ive been in town for just about fifteen minutes now
And Baby, I feel so down
And I dont know why
I keep walkin for miles
See, people they dont understand
No, girlfriends, they cant understand
Your Grandsons, they wont understand
On top of this, I aint ever gonna understand...
Last night, she said:
"Oh, baby, dont feel so down.
Oh, it turns me off,
When I feel left out"
So I, I turn round:
"Oh, baby, gonna be alright"
It was a great big lie
Cause I left that night, yeah
Oh, people they dont understand
No, girlfriends, they wont understand
Your grandsons, they wont understand
And me, I aint ever gonna understand...
Last night, she said:
"Oh, baby, I feel so down.
See, it turns me off,
When I feel left out"
So I, I turn round:
"Oh, little girl, I dont care no more.
I know this for sure,
Im walking out that door," yeah
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mercoledì 24 maggio 2006 - ore 16:15
Scarpe rosse e sono sveglio
(categoria: " Erasmus ")
Beh, ci sarebbero milioni di parole da dire, ma posso saltarle a pie pari (che bello poter usare tale espressione, che ho sempre sognato, un giorno, di scrivere, non avendo i piedi dispari) perché..

me sorea compie gli anni. E le auguro un anno pieno di concerti di Immanuel Casto, di cozze a volontà a Nizza, di goccioline, di coinquiline che tifano il toro e ci aspettano al varco (della ZTL), di pusher pacconari lungo le vie del principato, di 4242A all’ingresso, ma soprattutto di felicità, laurea e divertimenti. Cantando ci si skiaccia con la sorella (quella vera) ed il cognato raver.
Il mio regalo ci aspetta all’ingresso del Pala Isozaki di Torino, e consiste in un braccialetto per entrare prima dell’orario di apertura cancelli a vedere.. i Pearl Jam. E l’altro regalo, forse, arriva prima di quanto tu creda, visto che ho fatto il pieno alla macchina. Mi mancano solo le mappe francesi per il Tom Tom, ma ce la posso fare.
E nessun’altra canzone poteva stare qui sotto, Leiladà. Una canzone un po’.. del cazzo.
IO LA DO - IMMANUEL CASTO FEAT CHECILIA
Deborah, sa il bello di esser troia
lei ne comprende a fondo la sua gioia
Lei la dà, senza pudicizia
Lei la dà, anche in amicizia
Io la do, io la do, io la do ma per davvero
Io la do, io la do, io la do al mondo intero
Io la do, io la do
Io la do, io la do
Le ragazze, del Penny Club
Che carine, hanno tanto bisogno di cazzo
Grandi emozioni le tue erezioni
Per le ragazze, del Penny Penny Club
Deborah! Dalla per noi più che puoi! Deborah!
Io la do, io la do, io la do ma per davvero
Io la do, io la do, io la do al mondo intero
Io la do, io la do
Io la do, io la do
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martedì 23 maggio 2006 - ore 11:09
Their biggest fan (Shout Out Louds a Milano, May 22nd)
(categoria: " Musica e Canzoni ")

A volte non c’è la forza, una volta acceso il tuo foglio bianco a 12 pollici, di andare avanti a colpi di mortaio sulla tastiera. Vuoi perché è notte, vuoi perché sei reduce da 250 km di autostrada, vuoi una sigaretta, sì, grazie.
Poi ti risvegli, e dopo aver messo a posto i tuoi conti con il mondo, chiamando i nonrisposti e rispondendo ai nonletti, queste assurde nuove categorie di persone che rivendicano il diritto alla tua attenzione, dopo appena una decina d’anni d’insediamento nelle tue onde elettromagnetiche, ti accorgi che il tuo canovaccio è cambiato, non è più così spontaneo, non è più qualcosa che spunta "a getto" da te, è sempre autentico, ma sono spunti rielaborati, non uno scarico di detriti di ciò che è troppo da tenere in testa.
E qualcosa viene limato per il quieto vivere, altro per timidezze, altro ancora per raziocinio. Il resto è qui, con un orario di tre cifre o quattro, con il secondo numero più basso possibile.
Qualche suono di un docile telepass, tanta musica in viaggio ed un altro indie-concerto è volato, in un Transilvania mezzo vuoto, dove una band svedese dopo anni solca il palco perché, finalmente, il mondo si è accorto che il loro disco è valido, dopo 3 anni.
Probabilmente il mondo avrebbe avuto le orecchie pronte già tempo fa, gli occhi, però, le lenti attraverso le quali vedere la musica, sono stati lucidati da una migliore produzione, dal giusto gruppo di persone.
Ed allora è tempo di show, di persone accorse da ogni parte dello stivale per questo gruppo di "non - più - giovani - come - nelle - foto - e - si - vede", di belle milanesi davanti, di cene al Burger King con nel sangue la redbull più forte che ci sia: la voglia di musica, la voglia di un concerto, la necessità di arrivare in tempo, di seguire un rituale non scritto che varia poco da data a data da appuntare in agenda. Voglia seconda solo ad un’altra, spesso alla musica legata, per quanto riguarda questi strani manipoli di persone, pronti alle top five di Hornbyana memoria ed a vederne anche dove non ne esistono.
Nemo propheta in patria, dissero. Perché, alla fin fine, puoi adorare l’essere originale di un gruppo, impararne a memoria le canzoni anche quando non le conosce, o non le vuole conoscere, nessuno, essere il loro biggest fan, quello che ai concerti arriva prestissimo, si pettina con qualche bicchiere di malto e luppolo, si posiziona al lato del palco, tronfio di malto e luppolo nella sua giacca piena di spille o nella sua maglia - sandwich dei signori sul palco, perennemente senza una qualsivoglia vagina che gli giri intorno ma con un sorriso ebete da orgasmo che accompagna ogni nota della canzone, ogni frase del cantante, ogni riff nato per farsi notare, ogni rullata riproducibile dalle mani di una sapiente air drum, gli occhi semi - chiusi, le mani rosse a furia di masochismo da fan, anzi, sarebbe proprio il caso di usare la forma "a suon di".
Il biggest fan, fondamentalmente, è colui che finge di fregarsene di tutto.
Il biggest fan, apparentemente, non si fila il resto del pubblico. Potrebbe avere una nera, alta, bionda, con gli occhi azzurri e non risultare nemmeno stupito. Actually, il biggest fan, a casa, avrà del tempo a cui pensare ad ogni singola faccia vista durante la serata, magari seduto sulla ceramica delle proprie quattro mura. Ancora più palesemente, ciò che il biggest fan fa è spesso dettato da esigenze altrui che esistono solo nella sua testa. La gente, secondo il biggest fan, vuole vedere qualcuno che, cattedrale nel deserto, conosce ogni frase di ogni pezzo anche inedito. Se il biggest fan non canta un pezzo, è un dramma. Tutti, nella sua testa, si interrogano, lo fissano. Il biggest fan inizia a sudare a poco a poco, ad intesirsi. I suoi tic si rivelano dopo una latenza di dieci anni, pronta ad interrompersi solo in questi, piacevoli e difficilissimi, momenti d’angoscia. Il biggest fan conosce i movimenti della bocca che fanno uscire l’aria in modo simile ai fonemi pronunciati dal cantante, non conosce i testi, ed usa un labiale da doppiandi, come gli attori senza esperienza delle telenovele, che sanno verranno doppiati di lì a breve dal signor La Voce di turno.
Il biggest fan se ne frega della nazionalità del gruppo. Il biggest fan, però, sa che se vede dei connazionali, in realtà, si sta accontentando.
Quante nuove band, quanta nuova musica. E quanta arroganza nel giudicare, senza volerlo, un accento, un’inflessione, un modo di dire usato nel testo, un pregiudizio, che so, verso l’origine, la regione d’origine, la città d’origine e la sua gente, del cantante. Verso la sua faccia e la sua lingua, elementi che da italiani conosciamo bene.
Un gruppo italiano non verrà facilmente venerato su larga scala, se fa musica diversa dagli stereotipi del festival di fiori, nella sua nazione.
Ti piacciono, che so, i Marlene? Hai buoni gusti. Hai sentito "Infinità"? Hai notato la banalità della parte "rimani così.."? Robert Smith non avrebbe mai fatto una cosa del genere. Gli Ash nemmeno. Hai sentito che rime banali? Che strana modulazione, così insolita per una lingua come l’italiano? Comunque sono geniali. Li amo. La settimana prossima invece arrivano in Italia i...
Accontentarsi. Questa sembra essere la prerogativa dei biggest fan di turno.

Quasi venti anni dai Roxette, da quella canzone di un duo nel quale non sai mai chi sia la donna e chi l’uomo che valeva ogni micron della moneta da 100 lire nel jukebox di Mezzano di Primiero, o ogni lira delle 200 per chiamare una radio e richiederla. Altri svedesi, ora, orecchiabili, con l’espressione più sconsolata, forse. Mai come la sconsolata cinquantenne in cerca di incontri notturni nella sua C2, finita in mezzo a un mucchio di terra in una rotonda a Vicenza Est, poco dopo aver incrociato il nostro sguardo. Sbadata come Barbie, che è scappata dal camper lasciando in giro il suo pallone.

THE LOOK - ROXETTE
Walking like a man
Hitting like a hammer
Shes a juvenile scam
Never was a quitter
Tasty like a raindrop
Shes got the look
Heavenly bound
Cause heavens got a number
When shes spinning me around
Kissing is a colour
Her loving is a wild dog
Shes got the look
Shes got the look, -shes got the look-
Shes got the look, -shes got the look-
What in the world can make a brown-eyed girl turn blue
When everything Ill ever do, Ill do for you
And I go: la la la la la
Shes got the look
Fire in the ice
Naked to the t-bone
Is a lovers disguise
Banging on the head drum
Shaking like a mad bull
Shes got the look
Swaying to the band
Moving like a hammer
Shes a miracle man
Loving is the ocean
Kissing is the wet sand
Shes got the look
Shes got the look, -shes got the look-
Shes got the look, -shes got the look-
What in the world can make a brown-eyed girl turn blue
When everything Ill ever do, Ill do for you
And I go: la la la la la
Shes got the look
Walking like a man
Hitting like a hammer
Shes a juvenile scam
Never was a quitter
Tasty like a raindrop
Shes got the look
And she goes:
Na na na na na,
Na na na na na na,
Na na na na na,
Na na na na na na,
Na na na na na na na na,
Shes got the look
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lunedì 22 maggio 2006 - ore 11:08
Quando cera LUI
(categoria: " Pensieri ")
- i treni partivano in orario
- gigi d’alessio e anna tatangelo non potevano cantare
- i concerti erano politically correct
- jek non cantava "t’appartengo" a carlà
- il decoder di alice home tv funzionava
- "il codice da vinci" non era schifato da tutti per partito preso, ma si poteva dire "dai, è stato un bel film! (anche la moretta non è male, anche se non fa fototessera a cardinali nani da spedire al nonno teofago)"
- i ragazzi del greenwich pub venivano a bere qualcosa dopo aver chiuso il locale
- alle ragazze a un passo dalla tesi la varicella passava subito
- gino pongo non era troppo, e non aveva tante "o"
- il rapper herman medrano non subiva cavalli con l’inganno, e non metteva occhiali "paura e delirio a camponogara" per foto improvvisate

- certi treni non si perdevano
- non si metteva un uovo su una pizza già GORDISSIMA, per usare un termine ricercato
- selvaggia lucarelli era fedele al partner di turno
- immanuel casto andava a "la fattoria" a duettare con mastelloni
- niccolò fabi era in grado di scrivere canzoni decenti
- la gente non tentava di ostentare l’alopecia con cappelli pieni di muffa
- la gente si presentava
- la gente non stava male
- le bariste non erano in ferie ogni qual volta mi recavo sul loro posto di lavoro
- i punkabestia sconosciuti alle feste goa non ti toccavano il culo
- io non vedevo organi concavi ovunque
- tornavamo ad orari regolari dalle feste goa
- i locali a padova erano liberi di esistere, non venivano costretti a strane regole sugli orari, volumi, eredità
- i camerieri degli altri locali non ti guardavano male se eri a cena in un altro pub dove, peraltro, cenavano anche loro
- i locali fighetti avevano gestori che scappavano in brasile, ma non facce di culo che all’entrata dicono ad uno dei maggiori artefici della notte padovana "mettiti un maglioncino", mentre all’interno una BOAROTTA di radio company urla come una ebete. complimenti parrucchieri, immagino che per la stagione abbiate pensato a un happy hour tutta la notte, per fare venti persone in più
- stefano zarfati era già una statua di madame tussaud, adesso viene fuori con un nuovo album
- io avevo voglia di lavorare il lunedì mattina
- su myspace non mi facevano diecimila test al giorno
- i pacchi del tenclub non impiegavano un mese ad essere recapitati
- decidevo subito se andare a vedere ben harper
- i fratelli non cercavano i cd con aria basita

- io non canticchiavo canzoni assurde la mattina appena sveglio
- i rolling stones non mi facevano cagare
- il supplizio per l’attesa dei pearl jam non durava fino a settembre

- i treni arrivavano in orario
- il lunedì mattina non pensavo "cazzo, oggi pomeriggio parto per milano, ceno da qualche parte e poi mi vedo gli shout out louds. godrò tantissimo" ma dicevo "oh, che bello, una giornata di lavoro"
- io venivo fuori orario
PLEASE PLEASE PLEASE - SHOUT OUT LOUDS
Long time ago
The times we had were so and so
It was the worst date of your life
So i called you home your so called father was on the phone
he wasnt easy to ignore
But were all happy cause the streets there are always there for us
and its quite scary when you wake up in the same old clubs
Its getting darker and i know time wasnt meant for us
So wont you please please please come back to me
But yesterday when i saw your eyes in a black haze
You didnt even know my name
So i walked on pretending that you still belong
but it will never be the same no more
But were all happy cause the streets there are always there for us
and its quite scary when you wake up in the same old clubs
Its getting darker and i know time wasnt meant for us
So wont you please please please come back to me
Its like a picture of a loved one in disguise or
its like finding something pretty energized and
if you want just hide your eyes behind your head
but you cant see me then you cant find me anywhere
But were all happy cause the streets there are always there for us
and its quite scary when you wake up in the same old clubs
Its getting darker and i know time wasnt meant for us
So wont you please please please come back to me
Come back to me
Please please please
Please please please
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PERMALINK
sabato 20 maggio 2006 - ore 21:18
3 cd
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Posologia: è quasi lalba, e si recupera il disco di amici cartoonici. Una compressa di diametro 12 cm, forata, da infilare in tasca e portare a casa prima della pizza da Alfio. Nome commerciale: Inequivocabili segni di allegria. Principio attivo: Beehive cartoons cover band. Quelli che, insomma, hanno fatto un bel concerto al DNA ieri sera. Foto di bug.. repertorio

Stesso loco dove in ottobre conoscevo una Bauschetta, tornata proprio in quel loco ieri sera da Milano
(e con la quale a Milano si torna per i signori Shout Out Louds lunedì sera)
nella splendida cornice del concerto di un gruppo, quei Dirty Pretty Things di Carl Barat, la parte più bella degli/dagli ex Libertines.

Il cd dei quali è arrivato oggi, in un pacchetto di Play.com
Assumere tale compressa forata di circonferenza 12pigreco cm ad ampie dosi, soprattutto sparata a volumi osceni per le vie del centro, in faccia ai ragazzini ubriachi con un goccio che aspettano in via Giotto un bus, una donna, un sorriso dietro il finestrino o su una sedia lontana nella stessa vettura che non dimenticherai, pensando "non è giusto", come te qualche anno fa, come una canzone dei Quartiere Latino nel 97.
E prima di prendere sonno, sulla via del ritorno, assumere una dose media, da EP diciamo, di "Who the fuck are Arctic Monkeys?", secondo pacchetto arrivato oggi da Play.com
Ed ora una serata leggera. Che inizia con un respiro profondo e continua cantando un pezzo che ti ricorda il dancefloor di Nonantola. E quanto precede e segue.
BANG BANG YOURE DEAD - DIRTY PRETTY THINGS
I knew all along
That I was right at the start
bout the seeds of the weeds
That grew in your heart
Self satisfaction for the factions
Who formed to tear us apart
Well I gave you the Midas touch
Oh you turned round and scratched out my heart
Oh what did you expect?
Oh tell me what did you expect?
To lay it on my head
So is it all upon my head?
Bang bang youre dead
Oh Im so easily lead
Bang bang youre dead
Put all the rumours to bed
Bang bang youre dead
I knew all along
But I was loathe to believe
There was nothing but spite
Fury and lies
Of the words that you weave
An illusion to a conclusion
And oh its oh so tawdry
When you put it to bed
Kick it in the head
Oh wont they just let it be
Bang bang youre dead
Always so easily lead
Bang bang youre dead
Put all the rumours to bed
Bang bang youre dead
Oh what did you expect?
Oh tell me what did you expect?
To lay it on my head
So is it all upon my head?
Bang bang youre dead
Always so easily lead
Bang bang youre dead
Put all the rumours to bed
Bang bang youre dead
Bang bang bang bang youre dead
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venerdì 19 maggio 2006 - ore 13:03
NecessOrio
(categoria: " Riflessioni ")
Il cartello sul cancello parla chiaro. Dalle 13:30 alle 15:30 la via sarà senza elettricità. Ed invece che pensare "beh, buona occasione per <<staccare la spina>> in senso stretto e lato" mi chiedo come farò, senza quelle centinaia di oggetti che mi hanno viziato in qualche anno qui.
Assurdo. Una via di mezzo tra il necessario e laccessorio a condizionarmi la giornata. O, meglio, come cazzo mi condiziono da solo?
COME BACK - PEARL JAM
If I keep holding out will the light shine through?
Under this broken roof, its only rain that I feel
Ive been wishing out the days.. come back
I have been planning out all that Id say to you
Since you slipped away. Know that I still remain true
Ive been wishing out the days..
Please say, that if you hadnt of gone now
I wouldnt have lost you another way
From wherever you are.. come back
And these days, they linger on
And in the night as Im waiting for
The real possibility I may meet you in my dream
I go to sleep
If I dont fall apart will my memories stay clear
So you had to go and I had to remain here
But the strangest thing to date
So far away
And yet you feel so close
And Im not gonna question it any other way
There must be an open door
For you to come back
And the days, they linger on
And every night, what Im waiting for
Is the real possibility I may meet you in my dreams
And sometimes youre here and youre talking back to me
Come the morning I could swear youre next to me
And its okay.
Its okay
Its okay
Ill be here
Come back
Come back
Ill be here
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mercoledì 17 maggio 2006 - ore 03:41
A night in Bologna
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Tra le colonne sonore assurde, Ballo alla Roadhouse, Mingardi in piazza Santo Stefano e gli IndieRizzi da trovare con il TomTom..
Scene di lotta di classe al Roadhouse Grill, dove non ti offrono un limoncello nemmeno se lasci un rene come conto, ma dove lo stomaco è felice, pieno (di gioia?).





Alfio ha aperto una succursale trash a Bologna. O, perlomeno, un suo parente è di sicuro il vetrinista responsabile di un negozio in viale Indipendenza.






Bologna ti amo

Urgenza di tornare. Almeno una volta al mese, giusto per respirare un po’. E, perché no, per riuscire ad entrare allo Chalet Margherita.
Grazie alla "famiglia allargata", non ho davvero parole. A differenza di Celentano che con 24000, con 24000, con 24000 ripete insistentemente Ora tu vieni a chiedere a me tua moglie dov’è.
Sperando di non essere a Bilbao.
LIQUIDO - INTERNO 17
A volte non è facile
Credere alle favole
E riuscire a viverle
Senza la necessità
Di fermarsi subito
O non lo so
Dover rientrare alla base
Prima che salga la voglia di restare
Sentire lo spazio che se ne va
Che scorre in silenzio liquido
Riuscire a stare un po’ più in la
Da quello che esiste gia
Da quello che a volte è mio
Ma che a volte è fragile
Io non lo so
Sognare è un po’ come volare
Prima che salga la voglia di restare
E cado sereno
Per mondi che
Hanno mille motivi
Di esistere
Di esistere
Ogni sogno è un po’ realtà se la noia non esiste
Voglio solo stare un po’ più in la
Voglio solo andare andare un po’ più in la
Voglio solo stare un po’ con me
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