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"A day of dappled seaborne clouds."

The phrase and the day and the scene harmonised in a chord. Words. Was it their colours? He allowed them to glow and fade, hue after hue: sunrise gold, the russet and green of apple orchards, azure of waves, the greyfringed fleece of clouds. No, it was not their colours: it was the poise and balance of the period itself. Did he then love the rhythmic rise and fall of words better than their associations of legend and colour? Or was it that, being as weak of sight as he was shy of mind, he drew less pleasure from the reflection of the glowing sensible world through the prism of a language manycoloured and richly storied than from the contemplation of an inner world of individual emotions mirrored perfectly in a lucid supple periodic prose?

(J. Joyce, "A portrait of the Artist as a Young Man")


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giovedì 29 marzo 2007 - ore 19:45


Winzozz Vista ???
(categoria: " Vita Quotidiana ")


No grazie...io scelgo lui, mi sta più simpatico:



E in particolare la distribuzione:



UBUNTU

Facile, veloce, versatile, non crasha mai, NON ESISTONO VIRUS, compatibile al 100% ormai con praticamente ogni hardware esistente, appena installato subito a disposizione da scaricare più di mille programmi per fare ogni cosa...


...e mi stavo dimenticando che è GRATIS...

Anch’io all’inizio non ero convinto perchè avevo sentito dire che era difficile da usare e dava un sacco di problemi di compatibilità...poi l’ho provato e credetemi, non è per niente vero!

Potete provarlo, anche senza installarlo, scaricando il live cd dal sito di Ubuntu:

http://www.ubuntu-it.org/

Fidatevi, provatelo!

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mercoledì 14 marzo 2007 - ore 20:24


Another Day
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Live another day
Climb a little higher
Find another reason to stay
Ashes in your hands
Mercy in your eyes
If you’re searching for a silent
sky...

You won’t find it here
Look another way
You won’t find it here
So die another day

The coldness of this words
The message in his silence,
"Face the candle to the
wind..."
This distance in my voice
Isn’t leaving you a choice
So if you’re looking for a time
to run away...

You won’t find it here
Look another way
You won’t find it here
So try another day

They took pictures of our
dreams
Ran to hide behind the stairs
And said maybe when it’s right
for you, they’ll fall
But if they don’t come down
Resist the need to pull them in
And throw them away
Better to save the mystery
Than surrender to the secret

You won’t find it here
Look another way
You won’t find it here
So try another day

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sabato 3 febbraio 2007 - ore 12:40


Ho trovato...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


...una "Boheme" con Pavarotti nella parte di Rodolfo. Che bella...

Che gelida manina!
Se la lasci riscaldar.
Cercar che giova? Al buio non si trova.
Ma per fortuna è una notte di luna,
E qui la luna l’abbiamo vicina.

Aspetti, signorina,
Le dirò con due parole
Chi son, che faccio, e come vivo. Vuole?

Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
Scialo da gran signore
Rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
E per castelli in aria
L’anima ho milionaria.


Talor dal mio forziere
Ruban tutti i gioielli
Due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora,
Ed i miei sogni usati
E i bei sogni miei
Tosto so si dileguar.
Ma il furto non m’accora,
Poichè vi ha preso stanza
La dolce speranza!
Or che mi conoscete,
Parlate voi. Chi siete?
Vi piaccia dir?


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sabato 2 dicembre 2006 - ore 15:38



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Venite pure avanti, voi con il naso corto, signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perchè con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati, inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura, che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse col ghigno e l’ ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L’arrivismo? All’ amo non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze, feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte, coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch’ io sono sbagliato, spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz’ ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d’ essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...

Venite gente vuota, facciamola finita, voi preti che vendete a tutti un’ altra vita;
se c’è, come voi dite, un Dio nell’ infinito, guardatevi nel cuore, l’ avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso, che Dio è morto e l’ uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali, tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti, per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev’ esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un’ ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano


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giovedì 28 settembre 2006 - ore 09:17


Magna Testantur Voce per Umbras
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Danton venait de se lever ; il avait vivement reculé sa chaise.

- Ecoutez, cria-t-il. Il n’y a qu’une urgence, la République en danger. Je ne connais qu’une chose, délivrer la France de l’ennemi. Pour cela tous les moyens sont bons. Tous! tous! tous! quand j’ai affaire à tous les périls, j’ai recours à toutes les ressources, et quand je crains tout, je brave tout. Ma pensée est une lionne. Pas de demi-mesures. Pas de pruderie en révolution. Némésis n’est pas une bégueule. Soyons épouvantables et utiles. Est-ce que l’éléphant regarde où il met sa patte? Ecrasons l’ennemi.

Robespierre répondit avec douceur:

- Je veux bien.

Et il ajouta:

- La question est de savoir où est l’ennemi.

- Il est dehors, et je l’ai chassé, dit Danton.

- Il est dedans, et je le surveille, dit Robespierre.

- Et je le chasserai encore, reprit Danton.

- On ne chasse pas l’ennemi du dedans.

- Qu’est-ce donc qu’on fait?

- On l’extermine.

- J’y consens, dit à son tour Danton.

Et il reprit:

- Je vous dis qu’il est dehors, Robespierre.

- Danton, je vous dis qu’il est dedans.

- Robespierre, il est à la frontière.

- Danton, il est en Vendée.

- Calmez-vous, dit une troisième voix, il est partout ; et vous êtes perdus.

C’était Marat qui parlait[..]

( da Victor Hugo, "Quatrevingt-Treize" )

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domenica 10 settembre 2006 - ore 21:04



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Nel sesto anniversario della morte
(ormai sei polvere, polvere ed ossa)
Andato sono a pianger sulla fossa
In cui riposa la tua infausta sorte.

L’oler di terra bagnata era forte
L’aire era cupo,denso, e in una scossa
(ch’allumò per un istante la fossa)
Vidi aprirsi dell’Erebo le porte.

Lì stavi tu, giochi d’ombre, di luce
Che mi fissavi con lo sguardo perso
Di chi lasciò si giovine la vita.

Guardavi il mondo d’uno sguardo truce
(forse scrutavi l’intero universo)
Piangevi, anche tu, la tua dipartita.

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martedì 22 agosto 2006 - ore 20:33


Don’t Stop Believin’
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Just a small town girl
Living in a lonely world
She took the midnight train going anywhere
Just a city boy
Born and raised in South Detroit
He took the midnight train going anywhere

A singer in a smoky room
A smell of wine and cheap perfume
For a smile they can share the night
It goes on and on and on and on

Strangers, waiting, up and down the boulevard
Their shadows searching in the night
Streetlight people, living just to find emotion
Hiding somewhere in the night

Working hard to get my fill
Everybody wants a thrill
Paying anything to roll the dice
Just one more time
Some will win, some will lose
Some were born to sing the blues
Oh the movie never ends
It goes on and on and on and on

Don’t stop believing
Hold on to that feeling
Streetlight people

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martedì 25 luglio 2006 - ore 11:38



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Solvitur acris hiems grata vice veris et Favoni,
trahuntque siccas machinae carinas,
ac neque iam stabulis gaudet pecus aut arator igni,
nec prata canis albicant pruinis.

Iam Cytherea choros ducit Venus imminente luna
iunctaeque Nymphis Gratiae decentes
alterno terram quatiunt pede, dum gravis Cyclopum
Volcanus ardens visit officinas.

Nunc decet aut viridi nitidum caput impedire myrto
aut flore, terrae quem ferunt solutae;
nunc et in umbrosis Fauno decet immolare lucis,
seu poscat agna sive malit haedo.

Pallida Mors aequo pulsat pede pauperum tabernas
regumque turris. O beate Sesti,
vitae summa brevis spem nos vetat inchoare longam:
iam te premet nox fabulaeque Manes

et domus exilis Plutonia; quo simul mearis,
nec regna vini sortiere talis
nec tenerum Lycidan mirabere, quo calet iuventus
nunc omnis et mox virgines tepebunt.

(Orazio, Odi, I, 4...stupenda)

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domenica 23 luglio 2006 - ore 15:44



(categoria: " Vita Quotidiana ")


E lui che torna a casa sbronzo quasi tutte le sere,
Quel silenzio tra noi due che sembra non finire
Quando lo svesto, lo rivesto e poi lo metto a letto
E quelle lettere che scrive e poi non sa spedirmi
Forse lasciarlo sulle scale è un modo di salvarlo...

E tu che hai preso in mano il filo del mio treno di legno
Che per essere più grande avevo dato in pegno
E ti ho baciato sul sorriso per non farti male
E ti ho sparato sulla bocca invece di baciarti
Perché non fosse troppo lungo il tempo di lasciarti...

Forse non lo sai ma pure questo è amore...

E l’alba sul Danubio a Marco parve fosforo e miele
Una ragazza bionda forse gli voleva dire
Che l’uomo è grande, l’uomo e vivo, l’uomo non è guerra
Ma i generali gli rispondono che l’uomo è vino
Combatte bene e muore meglio solo quando è pieno...

E il primo disse: "Ah si, non vuoi comprare il nostro giornale ?"
Gli altri: "Lo teniamo fermo, tanto per parlare"
Ed io pensavo ora gli dico sono anch’io fascista
Ma ad ogni pugno che arrivava dritto sulla testa
La mia paura non bastava a farmi dire basta...

Forse non lo sai ma pure questo è amore...

Ed il più grande conquistò nazione dopo nazione
E quando fu di fronte al mare si sentì un coglione
Perché più in là non si poteva conquistare niente
E tanta strada per vedere un sole disperato
E sempre uguale sempre come quando era partito

Bello l’eroe con gli occhi azzurri dritto sopra la nave
Ha più ferite che battaglie, lui ce l’ha la chiave
Ha crocefissi e falci in pugno e "bla, bla, bla fratelli"
Ed io ti ho sollevata figlia per vederlo meglio
Io che non parto e sto a guardarti, che rimango sveglio...

Forse non lo sai ma pure questo è amore...

(R. Vecchioni, "Stranamore")

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sabato 1 luglio 2006 - ore 09:24


...A lei, una sera qualsiasi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Parole ondulate
Dipinsi sullo specchio della sera
Bianche di spuma, alate
Dalla brezza portate
In una tiepida primavera.

Parole che ti vorrei dire
Impossibili, ardite
Riflesse nelle vite
In cui potevo appassire,
Vite sparite
In un vuoto d’inconsistenza nera
Salvato dall’arte sincera
Di parole esalate
Di parole malate
Di sere d’estate
Passate a capire
Dell’Universo il nome
Del Cielo il cognome
E della vita vera
Le larve, per sempre fuggite.

Scivola sullo specchio lo strumento
Ch’il nero di pece trasforma
Che a questa notte dà forma
E all’anima vuota intendimento.

Sono tante le cose che ancora
Parlandoti ti vorrei dire
Vorrei aiutarti a capire
Ciò che dentro al mio cuore dimora
La stella che brucia, e divora
Nelle notti di nubi mantate
Nelle fresche serate d’estate
Parole ondulate
Incise sullo specchio della sera
In maniera sincera
Invisibile
Indelebile
Incorporea e incancellabile
Come quello che provo per te
Nel mio cuore impossibile, ardito
Di guerriero ferito
Colpito
Dall’avverso fato
Di chi è nato
Per amare, e non essere amato.


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