"Son maestro di follia, vivo la mia vita sulla fune che separa la prigione della mente dalla fantasia. Il mio futuro è nel presente ed ogni giorno allegramente io cammino sul confine immaginario dell’orizzonte mentre voi, signori spettatori, mi guardate dalla strada, cuori appesi ad un sospiro per paura che io cada. Ma il mio equilibrio è in cielo come i sogni dei poeti, mai potrei viver come voi che avete sempre la certezza della terra sotto i piedi.
..e ringrazio chi ha disegnato questa vita mia perché mi ha fatto battere nel petto il cuore di un equilibrista."
"..Detesto queste mani intrise di sangue. Detesto ciò che i miei occhi hanno visto.
Fino alle mie ginocchia nella melma e nel fango. Quanto fa male purificarsi.
Ero sempre nei miei pensieri, ma mai al mio fianco. Corri - ma se andrai via dovrai per sempre nasconderti. Così, se devi correre, fallo per un rimedio."
“E quando il mio sguardo si levò verso il mondo infinito alla ricerca dell’occhio divino, il mondo mi fissò con un’orbita vuota e sfondata, e l’eternità giaceva sul caos e lo rodeva e rimasticava se stessa.”
<<Il dolore è un oscuro mare profondo nel quale affogherei, se non guidassi con sicurezza la mia piccola imbarcazione diretto verso un sole che non sorgerà mai.>>
- Lestat de Lioncourt-
"E amerò il rumore del vento nel grano..."
"Sono una stella del firmamento che osserva il mondo, disprezza il mondo e si consuma del proprio ardore.
Io sono il mare di notte in tempesta, il mare urlante che accumula nuovi peccati e agli antichi rende mercede.
Sono dal vostro mondo esiliato di superbia educato, dalla superbia frodato, io sono il re senza corona.
Sono la passione senza parole senza pietre nel focolare, senz’arma nella guerra, è la mia stessa forza che mi ammala."
"L’amore è l’arte più difficile. E scrivere, danzare, comporre, dipingere sono la stessa cosa che amare. Funambolismi. La cosa più difficile è avanzare senza cadere."
"Red as the veins, she likes to swim in floating so gently, through this human misery"
“Camminerai dimenticando, ti fermerai sognando”
* Shadow of the Moon *
Will it hurt?
HO VISTO
Foglie sfidare il vento..
La libertà negli occhi di un lupo..
Il sole tramontare quarantatrè volte..
The seed of a Lunacy..
Dolcettiih!!!
The Perfect Element..
Troppi spettri tra le pieghe delle cose...
E una marea di film!
Faccio spesso indigestione di cinema...dal muto ai giorni nostri.
Registi assolutamente geniali?
David Lynch (Mulholland drive, Lost highway, The elephant man, Eraserhead, Wild at heart, Blue Velvet, The Straight Story, Twin Peaks, Dune, Inland Empire)
Tim Burton (Victor, Nightmare before Christmas, the corpse bride, Ed wood, Edward Scissorhands, Beetlejuice, Mars Attacks, Big Fish, Charlie and the chocolate factory, The Legend of Sleepy Hollow, Batman, Planet of the apes, Sweeney Todd)
Lars Von Trier (Le onde del destino, Dancer in the dark, Dogville, Antichrist, Melancholia)
Darren Aronofsky (Requiem for a dream, The fountain, Black Swan)
Ma qui ci sta bene un elenco più o meno random e pessimamente aggiornato (quando me ne ricordo):
Interview with the vampire, Bram Stoker’s Dracula, Murnau’s Nosferatu, Shadow of the Vampire, W. Herzog’s Nosferatu, The addiction, The hunger, Queen of the damned, The crow, Adele H di Truffaut, Suspiria Profondo rosso e Phenomena di Darione, L’aldilà di Fulci, La casa dalle finestre che ridono, Shining, Dogville, The Matrix, The others, Prendimi l’anima, Legends of the Fall, The lord of the rings, Dead poets society, A Clockwork orange, Pulp fiction, Kill Bill, In the mood for love, Viaggio in Italia, Citizen Kane, Novecento, Rapsodia satanica, Poeti dall’inferno, The Devil’s Advocate, La leggenda del pianista sull’oceano, The Green Mile, Lady Hawk, Psycho, Rear Window, The Birds, Braveheart, The Passion of Christ, Dead man, Highlander, The Princess Bride, The Ninth Gate, Jack the Ripper, The phantom of the opera, Fear and loathing in Las Vegas, House of 1000 corpses, They live, The Bridges of Madison County, The hours, Fried Green Tomatoes, V for vendetta, Neverending story, Indiana Jones, Frankenstein junior, Army of Darkness, Splatters, Non ci resta che piangere, The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy, 300, The prestige, Il giardino delle vergini suicide, Requiem for a dream, La bussola d’oro, Dellamorte Dellamore, Into the wild, I am legend, Magnolia, Il tredicesimo guerriero, Let the right one in, District 9, Inception, Shutter Island, ecc... (in aggiornamento)
Sentenced, Moonspell, Type O Negative, Katatonia, Nightwish, Charon, Poisonblack, Pain of Salvation, Nine Inch Nails, Death, Muse, Apocalyptica, Entwine, Dark tranquillity, Blind Guardian, In flames, Paradise Lost, My dying bride, After Forever, Him, Cradle of filth, Dimmu Borgir, Rhapsody, Therion, Tristania, To die for, The 69 eyes, Theatre des vampires, Lacuna Coil, Novembre, Tiamat, Placebo, Dream Theater, Death Dies, Bleed in vain, White skull, Lacrimosa, Depeche Mode, The cure, Bauhaus, Joy Division, Tool, Faith no more, Fantomas, Slipknot, Verdena, Subsonica, Battiato, De Andre’, Beethoven, Rackmaninov, Liszt, ...etc...
E’ Inutile che vi dipingiate di colori che non vi appartengono. Basta una pioggia leggera per lavare via la vernice.
Le mie radici sono nere.
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
ORA VORREI TANTO...
"..e ho corso in mezzo ai prati bianchi di luna per strappare ancora un giorno alla mia ingenuità"
"Era una musica selvaggia e indomita, echeggiava tra le colline e riempiva le valli. Provai uno strano brivido lungo la schiena...Non era una sensazione di paura, ma una specie di fremito, come se avessi dei peli sul dorso e qualcuno li stesse accarezzando." A. Orton
la mia stella: "When dusk falls and obscures the sky, you’re the shine of the Northern Star"
"Strange are the ways of the Wolfhearted..."
STO STUDIANDO...
Tutto ciò che ha a che fare con l’Arte! dalla poesia alla letteratura, alla musica, e alle arti plastiche e figurative in senso stretto! Come si può non votare la propria vita a qualcosa di così sublime e immortale? Ma soprattutto…non potrei fare a meno del costante bisogno di scrivere, ossessionata dal terrore che tutto si perda, e che ogni cosa che mi sembra tanto preziosa io non trovi il modo di esprimerla, di renderla importante per me o per qualcun altro... Così...lascio che i pensieri attraversino la mia anima e il mio corpo, scorrendo attraverso le mie vene, come sangue che si tramuta nell’inchiostro che scivola libero sul foglio..come un’emorragia inarrestabile.
"Maledetti, trafitti dalla passione, l’amore ci sopravvive, l’arte ci rende immortali." - J. W. Goethe -
...Siamo storie da raccontare...
...memorie da custodire...
...errori da ricordare...
“Sto diventando sempre meno definito col passare dei giorni. Scomparendo. Beh, potresti dire che sto perdendo la concentrazione, andando alla deriva nell’astratto per quanto riguarda il modo in cui vedo me stesso.
A volte credo di poter vedere direttamente attraverso di me. A volte posso vedere direttamente attraverso di me.
Meno preoccupato riguardo l’adeguarmi al mondo. Il tuo mondo, cioè. Perché non importa più davvero, no, non importa più davvero. Nulla di questo importa più davvero.
Si sono solo, ma dopotutto lo sono sempre stato, per quanto indietro io possa ricordare. Credo che forse sia perché tu non eri mai davvero reale, tanto per cominciare. Io ti ho creato solo per farmi del male.
Ti ho creato solo per farmi del male. Ed ha funzionato. Sì.
Non c’é nessun te. Ci sono solo io. Non c’é nessun fottuto te. Ci sono solo io.
Solamente.
Il più piccolo puntino attirò il mio occhio e si rivelò una piaga. E io avevo questa sensazione bizzarra, come se sapessi che era qualcosa di sbagliato. Ma non riuscivo a lasciarlo stare, continuavo a tormentare la piaga. Era una porta che tentava di sigillarsi, ma io mi ci sono arrampicato attraverso.
Ora sono in un qualche luogo in cui non dovrei essere, e posso vedere cose che so che non dovrei vedere.
E ora so il perché, ora, ora so perché le cose non sono belle dentro.
Only.”
OGGI IL MIO UMORE E'...
Instabile...
"You cannot kill what you did not create. All I’ve got... all I’ve got is insane!"
"Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona. Ho guardato le vetrine spensieratamente e non ho incontrato amici con i quali parlare. D’improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste, così triste che mi è parso di non poter vivere un altro giorno ancora, e non perché potessi morire o uccidermi, ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo, e questo è tutto.
Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona. Mi duole vivere in una situazione di disagio. Debbono esserci isole verso il sud delle cose dove soffrire è qualcosa di più dolce, dove vivere costa meno al pensiero, e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali né al giorno del mese o della settimana che è oggi.
Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere, un cuore eccessivamente spontaneo che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale; che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta, tristi canzoni, come le strade strette quando piove."
- F. Pessoa -
"Una volta aveva foreste e montagne che erano solo sue, e lo ascoltavano. Una volta voleva correre attraverso giorni d’estate catturando ricordi per gli anni a venire. Ora sta vestendo questo nudo pavimento con la sua carne e il suo sangue, e il tempo passa. Il suo traffico di dolore potrebbe averlo solo guidato a trattare con le conseguenze, per qualche cambiamento, mentre il tempo scorre.
Io sono il bambino risvegliato (indugiando, arrampicandomi, avvinghiandomi, afferrando, bramando, lacerando, ferendo, cadendo) Io, il figlio ribelle di un lago di montagna. (di gelide lacrime liquefatte, della silenziosa Terra) (di una sbiadita palpebra, di un vento senza ali) (di una tempesta senza occhi, di Dei caduti, che hanno perso la propria strada)
Mi do alle fiamme per creare l’elemento perfetto."
- Daniel Gildenlöw -
... Live that you might find the answers You can’t know before you live...
Love and life will give you chances. From your flaws learn to forgive.
"Forse sono l’uomo con le leggendarie quattro mani Per toccare, per curare, implorare e strangolare. Ma io non so chi sono, e tu ancora non sai chi sono..." F. R.
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Tornano le ricorrenze, cicliche come le maree, costanti come le albe che scandiscono i giorni. Quante lune sono passate? Ogni tanto penso che sia giusto chiederselo, per non dimenticare le molliche di pane lasciate lungo il cammino.
Tutti abbiamo delle abitudini, delle manie, delle usanze che fatichiamo ad abbandonare. Io ho questo rito: una foto ad ogni compleanno. Non una di quelle mille mila che si fanno nei giorni qualunque (per lo meno…ehm..io ne faccio mille), ma qualcosa di speciale, pregno di significato. Ecco, magari a guardarle sembrano foto banali, artefatte, neanche poi tanto meritevoli di rappresentare un giorno importante.
Ma, come vale per qualsiasi foto, l’occhio che sa guardare coglie, la mente che conosce interpreta. Per me ha un significato tutto ciò che a quelle foto sta intorno, e non importa se non si vede il palcoscenico, il camerino dell’attore, il dietro le quinte, le gallerie incomprese della mente del drammaturgo. Io vedo tutto quanto con la mia memoria ogni volta che una semplice immagine mi sta davanti agli occhi.
L’anno scorso parlavo della mia strada, parafrasando le parole di Daniel, scegliendo la “mia” nuova canzone. E ricordo perfettamente l’attimo in cui ho scattato quella foto, per la prima volta diversa da tutte: per la prima volta io nemmeno c’ero. E mi piaceva così, che fosse diversa, aliena in un contesto che ormai apparteneva al passato. Tutto era diverso, io per prima. Anche la foto lo doveva riflettere.
E che dire oggi di quella strada piena di polvere e orme insabbiate? Che dire delle svolte e delle corse improvvise verso orizzonti sconosciuti? Sapevo di aver perduto il sentiero alle mie spalle e di doverne tracciare uno nuovo per tornare a casa.
Oggi sono a casa. Oggi cammino tranquilla sul mio sentiero. Oggi so che devo avanzare con più forza quando il terreno diventa fangoso, correre rapida quando il vento mi sospinge, scegliere la mia direzione ogni volta che le fronde si diramano mostrandomi il cielo stellato.
Oggi non è stato facile scegliere “la” foto. Avrei voluto fotografare il mondo.
Ma come si fa ad immortalare in una cosa sola il profumo di salsedine, il vento che si insinua tra le fronde più alte di un vecchio albero, il tocco dell’erba mai calpestata, il grigio del cielo che nei suoi occhi diventa sempre e comunque arcobaleno?
Puntando l’obiettivo verso il cielo, là dove l’azzurro non è mai azzurro, là dove tutto quel che c’è nell’universo non si vede che a tratti, là dove una tavolozza di colori senza nome s’agitano mescolandosi nell’aria. Là dove ognuno vede ciò che vuol vedere.
“Colpevole sono stata cento volte, nessuna a mio profitto.”
Di tutte le mie colpe, di tutti i miei delitti, uno solo è più squisito di qualunque meritevole condotta. Quello di essere una funambola. Oggi e sempre.
“Seasons came and seasons went Rocked to sleep through the sounds of hate Your prince was born without a face Something too bright, fades away I’ve lost your trace
Seasons came and seasons went Marched to battle in thy name Your throne is now an empty place We fill your heart with naked flames
Trust the flesh, trust and take what’s yours
When you’re afraid, just call my name I’ll keep you safe until it’s day again
Can you feel the heartbeat, through the sea and the mist In the wake of the witch, through the shadows and hate I’ve lost your grace, I’ve lost your trace
People die and times they end Watch your past far away The throne sits now in empty lands We crushed your heart with naked hands.”
TIESTE : Scacciali, i pensieri che ti assediano, anima inebetita dal dolore. Tristezza, vattene, vattene, paura, e anche tu, amara miseria, triste compagna del tremebondo esilio, e tu, vergogna che sulle disgrazie ti precipiti.
Quel che conta è da dove cadi, più che dove. Per chi precipita dall’alto, è nobile posare il piede con fermezza; per chi è travolto da una valanga di pene, nobile sopportare, senza chinar la testa, il peso di un regno che fu grande, e sostenere non vinto, non avvilito dai mali, ma in piedi, le macerie che crollano addosso.
Ma ora, via da te le ombre del tuo crudele destino, via ogni traccia del tempo della miseria. Nel momento della letizia, ritorni sereno il tuo volto. Scaccialo dal tuo cuore, il vecchio Tieste… È questo il torto degli sventurati: non credere mai alla buona sorte. Anche se torna la felicità, non sanno goderne, gli afflitti.
Perché mi ammonisci? Perché non vuoi che festeggi questo giorno? Perché mi ordini di piangere se non c’è motivo di dolore? Perché mi proibisci di cingermi i capelli con questi bei fiori? Grida di non farlo, di non farlo.
Le rose primaverili cadono dalla mia fronte, sul capo mi si rizzano, in un accesso d’orrore, i capelli impregnati di profumi. Perché dal mio volto, che non vuole, cade questa pioggia? Tra le mie parole si insinua un gemito. È la tristezza che ama le lacrime sue compagne, è la crudele voglia di piangere degli sventurati.
Sì, ho voglia di gridare lugubri lamenti, di strapparmi le vesti impregnate di porpora siria. Ho voglia di ululare, io. Mi dà il presagio di un lutto vicino, il mio cuore, che già sente la sventura… Una tempesta tremenda incombe sui marinai quando da sole, senza vento, le onde placide cominciano a gonfiarsi.
Pazzo, che lutti ti inventi, che affanni? Affidati con fiducia a tuo fratello. Sia quel che sia, non c’è motivo di timore o è troppo tardi. Povero me, un vago terrore – no, non voglio! – si muove nel mio animo, ora spargono lacrime i miei occhi, e non ce n’è ragione. È dolore o paura? Forse una gioia troppo grande esige lacrime?
"Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta, ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta: qualcuno è andato per età, qualcuno perchè già dottore e insegue una maturità, si è sposato, fa carriera ed è una morte un po peggiore...
Cadon come foglie o gli ubriachi sulle strade che hanno scelto, delle rabbie antiche non rimane che una frase o qualche gesto, non so se scusano il passato per giovinezza o per errore, non so se ancora desto in loro, se m incontrano per forza, la curiosità o il timore...
Io ora mi alzo tardi tutti i giorni, tiro sempre a far mattino, le carte poi il caffè della stazione per neutralizzare il vino, ma non ho scuse da portare, non dico più desser poeta, non ho utopie da realizzare: stare a letto il giorno dopo è forse lunica mia meta...
Si alza sempre lenta come un tempo lalba magica in collina, ma non provo più quando la guardo quello che provavo prima. Ladri e profeti di futuro mi hanno portato via parecchio, il giorno è sempre un po più oscuro, sarà forse perchè è storia, sarà forse perchè invecchio...
Ma le strade sono piene di una rabbia che ogni giorno urla più forte, son caduti i fiori e hanno lasciato solo simboli di morte. Dimmi se son da lapidare se mi nascondo sempre più, ma ognuno ha la sua pietra pronta e la prima, non negare, me la tireresti tu...
Sono più famoso che in quel tempo quando tu mi conoscevi, non più amici, ho un pubblico che ascolta le canzoni in cui credevi e forse ridono di me, ma in fondo ho la coscienza pura, non rider tu se dico questo, ride chi ha nel cuore lodio e nella mente la paura...
Ma non devi credere che questo abbia cambiato la mia vita, è una cosa piccola di ieri che domani è già finita. Son sempre qui a vivermi addosso, ho dai miei giorni quanto basta, ho dalla gloria quel che posso, cioè qualcosa che andrà presto, quasi come i soldi in tasca...
Non lo crederesti ho quasi chiuso tutti gli usci allavventura, non perchè metterò la testa a posto, ma per noia o per paura. Non passo notti disperate su quel che ho fatto o quel che ho avuto: le cose andate sono andate ed ho per unico rimorso le occasioni che ho perduto...
Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta, ma la gente che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta: qualcuno è andato per formarsi, chi per seguire la ragione, chi perchè stanco di giocare, bere il vino, sputtanarsi ed è una morte un po peggiore."
Love is not enough
(categoria: " Vita Quotidiana ")
“Saremo sempre più umani di quanto desideriamo essere.”
Lo diceva Daniel, che oggi compie gli anni e chissà cosa sta combinando. Notavo la coincidenza giusto l’altro giorno: tutti i miei artisti preferiti sono nati in giugno, tranne uno. E tra meno di una settimana tocca pure a me. Cosa? Sentirmi vecchia oltre misura!
Non tanto perché mi faccia paura invecchiare o ritrovarmi qualche ruga (sono già vecchia dentro da sempre), quanto perché non mi sento apposto con me stessa. Perché il tempo fugge veloce e non lo si riesce ad afferrare per i capelli quando ormai è passato. Perché non sono ancora riuscita a fare un sacco di cose importanti e mi rode il fegato.
Ma sono “solo 28”. Per qualcuno sono “già 28”. Per me…bah…è semplicemente un anno in più con un bilancio mai abbastanza positivo. Eppure sono contenta di così tante cose, perché lamentarsi sempre?
Saremo sempre più umani di quanto desideriamo essere. Io sarò sempre più idealista di quanto vorrei, lui sarà sempre più fragile di quanto vorrebbe. La vita sarà sempre più amara di quanto vorremmo.
Ma siamo solo persone. Che passano, che cercano appigli, che vivono o si lasciano vivere. Siamo gusci di carne con degli obiettivi, e bolle di sapone che si credono aquiloni.
A volte le cose filano lisce perché non ci sono occasioni per esser messi alla prova. Così si inizia ad adagiarsi su quel praticello erboso così fresco e morbido in cui ognuno coltiva le sue illusioni. Poi capita che un giorno qualunque la vita decida di fare un esame, a sorpresa, e tutto ciò che ci si era ripromessi, tutto ciò in cui si era creduto fermamente, si rivela inconsistente.
“Perdere la fiducia è un delitto” (diceva Tuomas, stavolta). Non è possibile aprire il cuore a qualcuno di cui non ci si fida, figuriamoci donarglielo. Avere fiducia è fondamentale, è l’unico modo per credere in qualcosa. E tutti abbiamo bisogno di credere in qualcosa, sia per costruire solide basi di vita, sia per metter su qualche castello immaginario che anche se dovesse cadere troverebbe sempre alle sue spalle una fortezza.
Io ne ho commessi di delitti in vita mia, e con la fiducia ci ho litigato violentemente. Ma sono guarita, l’ho detto così tante volte che anche se non fosse vero ormai ne sono convinta. Sono guarita e non ho più paura, anche se il pozzo dello sconforto a volte si riapre sotto i miei piedi, anche se la vita cerca di lanciarmi addosso sacchi di melma (sì, ci stava meglio merda) per deridere il mio equilibrio, anche se al sicuro nella mia tana mi ritrovo a sanguinare.
Ma non ho paura e non perdo la fiducia, anche se mi guardo dentro e vedo tutte le lapidi in fila, anche se ogni tanto sono costretta a piantare qualche nuovo vessillo per non dimenticare.
Perché “un lupo fatica a dimenticare ogni minima cosa, e il fuoco che sembra spento ancora dorme sotto la cenere”. Questo lo diceva Aurin, che aveva un cuore di lupo e non sapeva che sarebbe diventata una volpe.
Onestamente non trovo una definizione che mi si addica, non ammetto di essere delusa né rassegnata. Ho troppa bellezza e amore attorno a me per poter desistere dall’inseguire il mio “desiderio”.
Mi lecco le ferite e imprimo nella mente il luogo di una nuova cicatrice. Sono ancora troppo umana, più di quanto vorrei essere. Così invece di fare a pezzi le illusioni e calpestarle, mi limito ad aggiustarle un po’, a cambiare loro forma e colore, a ridimensionarle.
Non posso nemmeno dire di stare davvero male, è per questo che mi dichiaro guarita. Sono di nuovo forte, e forse non dovrei vantarmene così tanto. Ma non è come in passato, non sono più forte soltanto di me stessa, sono forte di noi, di quello che abbiamo costruito tutto intorno.
E oggi ancora meno di prima sento la voglia di parlare con qualcuno, per cosa poi? Per sentire le solite frasi di incoraggiamento e consolazione che so ripetermi anche da sola? La volpe sta tornando ad essere lupo come un tempo, e la verità è che sinceramente non mi importa. Lungi da me lo sminuire l’importanza dell’amicizia, ma se non è pura e cristallina, spesso è più dannosa che utile. Anche in questo, ho sempre avuto la dannata tendenza a ridimensionare, a ritagliare ambiti di competenza.
C’è sempre un oceano tra me e gli altri. Io sono l’oceano..”senza strade, senza spiegazioni” (onnipresente Baricco)
E diciamoci le cose come stanno: la verità è che siamo tutti soli, ma ce ne rendiamo conto veramente soltanto in certi momenti. So perfettamente che qui dentro ci siamo sempre stati solo io, la mia ombra, la scrittura. Onestamente, non credo di volere molto di più, anzi forse di qualcosa mi libererei. Ma quel qualcosa dorme da così tanti anni che in fin dei conti posso quasi apprezzarne la compagnia.
Oggi la differenza è che non posso più permettermi di accettare qualcosa di sbagliato, di mettere in un cassetto i dubbi, di non affrontare i problemi. Non posso nemmeno più permettermi di mandar giù e soffocare i miei bisogni per il bene di qualcun altro.
La lezione l’ho imparata: ormai sono trasparente. Qualcuno forse faticherebbe a crederci, eppure è così. Mi son fatta delle promesse stavolta, e le sto mantenendo. La mia filosofia dei fatti può sembrare brutale, ma mi aiuta a salvarmi. Conta solo ciò che si fa, ciò che si è fatto, ciò che è.
Eppure no, non ho perso la fiducia. Tu sei la mia casa. Questo è quel che siamo. Qui c’è tutto quel che abbiamo. Insieme assisteremo ai nostri funerali e insieme continueremo a lottare per avere sempre più felicità di quella che ci è data.
Tra meno di un mese sarà un anno preciso che siamo qui. E ogni volta che mi guardo intorno, o che impreco perché ci sono lavori da fare e qualcosa puntualmente si rompe, rivedo le pareti spoglie e le finestre crepate, il vuoto e la polvere dei primi giorni, la luce che mi ha fatto innamorare di questo posto.
Mi piace pensare che la casa sia cambiata insieme a noi, e che si stia modificando ancora, giorno dopo giorno. Non c’è dubbio che lei sia migliorata. E noi?
Questa foto immortala il mio primo giorno qui. La casa era ancora un po’ vuota e sotto sopra, ma nel suo disordine un po’ mi assomigliava, dato che in quel periodo stavo ricostruendo la mia vita andata in pezzi. Non ha nulla di particolare quest’immagine, eppure per me rappresenta un nuovo inizio, ignoto come la visuale che non si può scorgere al dì la della finestra, e luminoso come quella luce bianca intensa che riflette tutte le mie speranze.
Oggi, dopo quasi un anno, posso guardare questa foto con occhi nuovi, vedendovi già presenti, come germogli disseminati nella luce, tutte le piccole felicità che lentamente ho conquistato.
Niente può distogliermi da questa luce, anche se a volte “l’amore non è abbastanza” (e Trent sa sempre come ricordare attraverso i suoi testi che siamo tutti degli illusi!)
“(Gli amanti) non aspettano nulla, ma aspettano. Sanno che non troveranno mai. L’amore è la proroga perpetua, sempre il passo seguente, l’altro, l’altro.”
- Jaime Sabines -
"The more that we take The paler we get I can’t remember what it is We try to forget The tile on the floor So cold it could sting In your eyes is a place Worth remembering
For you to go and take this And smash it apart I’ve gone all this fucking way To wind up back at…back at the start
The closer we think we are Well, it only got us so far Now you’ve got anything left to show? No, no I didn’t think so. The sooner we realize We cover ourselves with lies But underneath we’re not so tough And love is not enough
Well, it hides in the dark Like the withering vein We didn’t give it a mouth So it cannot complain We never really had a chance We never really make it through I never think I’d believe I believed I could get better with you
..underneath we’re not so tough. And love is not enough."
Someone I’ll always laugh with
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Stanotte ho sognato di avere un gatto, o meglio, una gatta. Era completamente nera e smilzetta, le avevo messo un collare viola (ma và??!) e la chiamavo Shar. Cioè…temo di essere senza speranze di redenzione. (per i profani: Shar è una divinità del Faerun, il cui simbolo è un disco nero contornato da un cerchio viola)
Non ricordo se la gatta in questione praticasse sacrifici oscuri, ma voglio ancora credere che la mia mente mantenga un briciolo di buon senso.
Sarà per questo che qualche censura del mio “io” non mi fa ricordare nient’altro di quel sogno fino al momento in cui ero sul metrobus a litigare con il conducente. Chissà perché. Non pensavo di avere recondite avversioni nei confronti della forma fallica blu.
Comunque, al di là dei segnali che mi manda il mio inconscio (che come si sarà capito non so minimamente interpretare), sto seriamente pensando di aver bisogno di un animale da compagnia. Sono peggio delle più incallite vecchiette zitelle che si possano immaginare.
Ho sempre odiato i miei genitori tra i piedi, e ora che non li ho più mi lamento di soffrire di solitudine. E non ho neanche un premestruo imminente che possa giustificarmi. Mi manca sentire ogni tanto qualcuno che gira per casa, la mia lupa che mi chiama, la sicurezza di sapere che c’è sempre qualche conoscente nel vicinato.
A parte i millepiedi del cazzo, qui l’unica compagnia che mi ritrovo è la banshee. Per intenderci, è la cantante lirica non-stop, peggio di radio Maria nelle case dei vecchi. E comunque dovrei smetterla di parlare come una nerd (come se non lo fossi..)
Ecco, volevo solo dire che sto seriamente considerando di prendere un adorabile micino per chiamarlo Shar. Anche se è maschio, ovvio. Per il resto, quando c’è, ho il mio da fare per star dietro a quel bestione con cui vivo! <3
Mah, stasera avrei dovuto essere a sbronzarmi e a liberare la mia adolescenza repressa-mai-vissuta, invece Saturno continua a prendermi di mira coi suoi cavolo di anelli, lanciandomi addosso tutte le sfighe possibili. Quindi ho ripiegato su occupazioni alternative in attesa di crollare dal sonno.
Siccome ho un pc che definire intasato sarebbe dir poco (diciamo pure che è sull’orlo dell’implosione), ho deciso di iniziare la titanica impresa del back up rabbioso su dvd. Divertente, nh? Peccato che i dvd si riempiano dannatamente in fretta. E non è che ho chissà che: son tutte foto. Anni e anni di foto pesantissime.
La cosa figa è che in sottocartelle di sottocartelle di sottocartelle ho trovato cose che nemmeno ricordavo di avere. Ovviamente parlo di foto. E per fortuna che gran parte le ho perse a causa dei vari hard disk andati nel pallone. (No, per fortuna un cazzo, ce l’ho ancora a morte.)
Il risultato? Mi son volate via due ore solo a spulciare ricordi che avevo messo da parte in quel dimenticatoio in cui finiscono tutti i dati che la mia mente, ormai provata, non riesce più a tenere. Sì perché più invecchio e più mi avvicino alla sindrome del pesce rosso.
Ma torniamo alle foto. Che io abbia un’ossessione per l’abitudine di fermare attimi di vita in immagini è assodato. Ne consegue che adoro anche passare il tempo a riguardare foto, soprattutto se si tratta di cose che non vedevo da tempo. Così ho ritrovato un sacco di vecchie facce, alcune cambiate, altre mai più viste. E posti che quasi avevo dimenticato, e i miei capelli che cambiano colore di anno in anno.
Certo, non è detto che da queste esperienze nostalgiche debbano per forza venir fuori profonde riflessioni. Per esempio, la prima considerazione che mi è venuta da fare, è che ho nostalgia delle mie sopracciglia. Sì, perché un tempo le avevo come tutti i comuni mortali che non si chiamano Mina o Moira Orfei. Poi un bel giorno han deciso di non crescere più dove dovevano, come se invece di perdere i capelli il mio organismo avesse deciso che io devo perdere le sopracciglia. Uhm.
A parte questo, ammetto di aver avuto un po’ di crampi allo stomaco. Sì, perché ho dovuto una volta ancora accettare la consapevolezza che certe amicizie non durano, che quegli abbracci e quei sorrisi con i quali ho condiviso gli anni più intensi della mia giovinezza non hanno avuto modo di trasformarsi tanto velocemente quanto le nostre vite. E non mi va di stare qui a lamentarmi per come le persone cambiano o ti abbandonano dopo che si son sistemate e han trovato quel che cercavano, perché sono ancora intimamente convinta che non sia una giustificazione valida.
I tempi cambiano, qualcuno resta, qualcun altro non lo vedi quasi mai, ma quando ti ci ritrovi davanti è come avere ancora 15 anni, lo scooter parcheggiato in giardino, il chilo di gelato nel congelatore, la play accesa e i compiti da fare lasciati nello zaino. Solo che adesso pensi che lei l’hai vista in abito bianco, l’altra ha un figlio in braccio, e ti trovi a parlare di lavoro, università, famiglia, rendendoti conto di essere sempre più negativo su tutto.
Per fortuna qualcuno resta, anche se va e viene come le maree, ed è difficile pensare ancora all’amicizia con quell’idealismo che si poteva avere anni fa, quando dichiaravamo ad alta voce che sicuramente saremo stati sempre là, come in una puntata di Friends della millesima stagione. La verità è che tutti sono troppo presi dagli affari propri, e quando ti trovi tirato in mezzo in qualche cosa, hai sempre la sensazione di star rattoppando un buco, o risolvendo una necessità altrui.
Non mi va di scadere in lamentele banali, ma certi comportamenti umani, purtroppo, non tradiscono mai i più conosciuti cliché: l’amico che ti chiama solo se ha bisogno, che condivide qualcosa con te solo se rientra nei suoi piani, che se ti chiede come stai non sta nemmeno ascoltando la risposta. E’ una società stressata. Mi sta bene, ma non riesco a rassegnarmi al non poter condividere pezzi di vita con le persone a cui ho voluto bene, con quella spontaneità e voglia di stare insieme senza egoismo che ormai non vedo più da molto tempo.
Zio facebook, facebook sia dannato sempre. Qualche giorno fa nonsochi ha postato una citazione di cui non riportava nemmeno l’autore. E io odio le citazioni senza autore, perché sono un’incallita citazionista (e neologista..), convinta che non è affatto vero che citare roba d’altri è banale, perché serve arguzia per saperlo fare sempre in modo appropriato, aggiungendo senso invece di toglierlo. Ecco, adesso m’è venuto in mente che ho perso quel cavolo di quaderno in cui ho raccolto citazioni per anni, e perdo il filo del discorso. Joyce mi fa una pippa. Dicevo…quella citazione me la son segnata, perché effettivamente mi ha colpito nella sua anonima semplicità:
“Mi piacciono le persone che ti chiedono come stai, che te lo chiedono davvero. Mi piacciono quelle persone che ti ascoltano, che non ti mettono fretta perché devono parlare loro. Mi piacciono le persone che ti guardano negli occhi e sorridono, magari senza alcun motivo. Mi piacciono quelle persone, credo che ce ne dovrebbero essere di più al mondo.”
Banale no? Eppure riassume perfettamente tutto quel che volevo dire.
Tornando alle foto però, mentre le passavo su dvd e salvavo in un’apposita cartella solo quelle più belline da tenere, mi sono resa conto che a farmi emozionare di più è stata sempre lei. E, lamentele generiche a parte, diciamolo: fortuna che almeno lei c’è. E non aggiungo altro sennò poi divento patetica e sdolcinata!
Per il resto, credo di poter tranquillamente continuare come ho sempre fatto. Niente arroganza, sia chiaro, ma io sto bene anche da sola (…disse quella che venti righe sopra ha esordito lamentando che soffre di solitudine). Che sia schizofrenia? Mmhhh…ok, magari sola sola no. Voglio i miei animali almeno! (tauro incluso!!) E voglio pure "li amizi", cristo santo. Ok, basta delirare
Cià!
"Io non amo il mio prossimo. Li detesto tutti. Li rasento appena. Lascio che si rompano su di me come gocce di pioggia sporca."
- Virginia Woolf -
“Nessuno ti aveva avvertito che la vita sarebbe andata così Il tuo lavoro fa ridere, sei a pezzi e la tua vita sentimentale è su un binario morto E’ come se fossi sempre bloccato in seconda marcia e non arriva mai il tuo giorno, la tua settimana, il tuo mese e nemmeno il tuo anno, ma..
Io sarò con te quando la pioggia comincerà a cadere Io sarò con te, come ci sono sempre stato Io sarò con te, perché tu sei con me
Sei ancora a letto alle 10 e il lavoro comincia alle 8 Hai bruciato in fretta la tua colazione, le cose stanno andando alla grande Tua madre ti aveva avvertito che ci sarebbero stati dei giorni così però non ti ha detto quand’è che il mondo ti avrebbe messo in ginocchio
Io sarò con te quando la pioggia comincerà a cadere Io sarò con te, come ci sono sempre stato Io sarò con te, perché tu sei con me
Nessuno mi potrebbe conoscere nessuno mi potrebbe vedere sembra che tu sia l’unico che capisca cosa significa essere come me
Qualcuno con cui affrontare la giornata qualcuno con cui affrontare ogni problema qualcuno con cui potrò sempre ridere Anche quando sono al peggio dò il mio meglio con te
E’ come se fossi sempre bloccato in seconda marcia e non arriva mai il tuo giorno, la tua settimana, il tuo mese e nemmeno il tuo anno, ma..
Io sarò con te quando la pioggia comincerà a cadere Io sarò con te, come ci sono sempre stato Io sarò con te, perché tu sei con me Io sarò con te, io sarò con te Io sarò con te, perché tu sei con me.”
Rifugio dei Sognatori
(categoria: " Vita Quotidiana ")
C’è un rifugio dei sognatori nascosto da una coltre di nubi, oltre le stelle lucenti che solcano il blu della mezzanotte.
C’è una fonte di luce bianca e pura da cui zampillano i desideri dell’infanzia perduta e mai dimenticata. Un poeta che cerca la verginità del suo essere più profondo, agnello tra i lupi, figlio di una sirena, burattino abbandonato su un desolato palcoscenico.
C’è una bestia che danza con una driade, e petali leggeri che non cadranno mai. Ci sono stelle impazzite che si disintegrano annegando in un baratro di ricordi, e stelle che si possono cambiare per tappezzare il cielo dei desideri.
C’è un sognatore che cerca la sua strada attraverso la neve, cantando quel che non riesce a dire, affidando alla luna l’oblio del suo cuore. E c’è un’anima d’oceano, un’anima solitaria, che costeggia la linea della marea, danzando a piedi scalzi sulle onde del destino.
C’è una bellezza dimenticata che sopravvive da qualche parte, c’è la più bella delle poesie che deve ancora essere scritta. C’è un peccatore che banchetta coi suoi stessi demoni, redento dal peccato.
C’è una musica che è pura poesia, e una poesia che sembra musica. Ed è nella testa di un tizio che si chiama Tuomas, e che ha scritto delle cose meravigliose.
Questo è tutto quello che ho imparato ascoltando i Nightwish negli anni migliori. Questo è il mondo d’incanto che ho intravisto oltre una fessura piccola ed arrugginita, come un sogno che continua a sfuggire, pur sembrando sempre a portata di mano.
E questo sogno, questa bellezza pura ed estatica, questa poesia che grida attraverso la musica, è riuscita a ricrearsi, come per incanto, anche se sul palco non c’erano loro.
Ma la musica c’era. La poesia c’era. Il talento c’era. E c’era anche l’unica persona che più di tutte desideravo avere accanto, in quel momento.
Loro sono i No More Pain, e sono assolutamente fantastici.
“Ricordi la prima volta che danzammo insieme? Rammenti la notte in cui facesti svanire la mia bruttezza? La notte in cui mi lasciasti con un bacio così gentile Solo un’essenza di bellezza dimenticata
Ah, caro amico ricordo quella nottte La luna e i sogni che abbiamo condiviso La tua zampa tremante nella mia mano Sognando quelle terre del nord Toccandomi con il bacio di una bestia
So che i miei sogni son fatti di te Di te e solo per te Il tuo oceano mi trascina giù La tua voce mi fa a pezzi Amami prima che l’ultimo petalo cada Per quanto siano freddi il vento e la pioggia Sarò la per alleviare le tue pene Per quanto siano crudeli gli specchi del peccato Ricorda, la bellezza si trova dentro.”
“Ti sei mai sentito lontano con me? Proprio quando tutto quello di cui avevo bisogno Si intrecciò nel trovarti un giorno
Ti sei mai sentito lontano senza di me? Il mio amore, si trova così nel profondo Sogni mai di me?
Lo faresti con me? Risanare le cicatrici e cambiare le stelle Lo faresti per me? Sciogliere il paradiso dal dentro
Ti porterei via Lontano in un giorno solitario Petto per una guancia in lacrime La mia canzone può prendere in prestito tutto meno che la tua grazia
Vieni fuori, vieni fuori ovunque tu sia Così perso nel tuo mare Arrenditi, arrenditi per il mio tocco Per il mio sapore, per la mia sensualità
La tua bellezza si è abbattuta su di me Il questa bianca fantasia della notte.
Tutto quello che ho sempre chiesto erano i due sogni che ho diviso con te. Ora ne ho uno, l’altro rimarrà sogno per sempre. Perché desidero ardentemente essere tuo."
“Piangere per me non è mai valso una lacrima La mia anima solitaria è piena solo di paura
Lunghe ore di solitudine tra me e il mare
Perdendo emozione Trovando devozione Dovrei vestire di bianco e cercare il mare Come ho sempre desiderato essere Una cosa sola con le onde Anima d’Oceano
Percorrendo la linea della marea odo il tuo nome è il sussurro degli angeli così bello che fa male
Ho solo desiderato di diventare qualcosa di bello Attraverso la mia musica, attraverso la mia silenziosa devozione.”
“Tu sei stata il mio primo amore la terra si muoveva sotto di me Profumo di stanza da letto, bellezza ardente, brivido lontano, mandato in paradiso
Sono la neve sulle tue labbra, il sapore gelato, il sorso argenteo Sono il respiro sui tuoi capelli, l’incubo senza fine, il covo del diavolo
Un giorno, nutrirò un serpente, berrò il suo veleno, resterò sveglio Col tempo tutto il dolore svanirà, attraverso il tuo ricordo mi farò strada a stento.”
“Gli alberi hanno fatto cadere le loro foglie, Le nuvole la loro acqua Tutto questo fardello mi sta uccidendo
La distanza sta coprendo il tuo cammino, Fa a pezzi il tuo ricordo Tutto questa bellezza mi sta uccidendo
Oh, ti importa, ancora ti cerco Così consapevole, che ciò che dovrebbe essere perduto è là
Temo che non troverò mai nessuno So che il mio più grande dolore deve ancora arrivare Ci incontreremo presto l’un l’altro nel buio Amore mio da tempo perduto
Al sicuro via dal mondo. In un sogno Dominio senza tempo Un bambino,dagli occhi sognanti, specchio della madre, orgoglio del padre
Vorrei poter tornare da te Ancora una volta sentire la pioggia Cadere dentro di me Pulire tutto quello che sono diventato
La mia casa è lontana ma la quiete giace così vicina Con il mio amore da tempo perduto sotto la rosa nera Hai detto che avevo gli occhi di un lupo Cercali e trova la bellezza della bestia
Tutte le mie canzoni possono solo essere composte dal più grande dei dolori Ogni singolo verso può solo nascere dal più grande dei desideri Desidero avere una notte ancora da vivere
Un santo mi ha benedetto, mi ha bevuto profondamente Sputando fuori il tormento in me Tuttora un peccatore stupra 1000 santi Dividendo con me lo stesso inferno
La scelta più sensata in questo mondo insensato: Stai in guardia dalla bestia ma unisciti al banchetto che offre.”
"Oh, dolce Christabel. Dividi la tua poesia con me Per quello che so adesso, io sono un burattino su questo silenzioso palcoscenico. Sono soltanto un poeta che ha fallito il suo pezzo migliore. Un Ragazzo Morto, che ha fallito nello scrivere un finale A tutte le sue poesie."
“Un tempo conoscevo tutte le favole E’ ora di riportare indietro il tempo E seguire la pallida luce lunare Un tempo desideravo questa notte La fede mi portò qui E’ ora di tagliare la corda e volare
Volare verso un sogno Lontano attraverso il mare Tutti i fardelli scomparsi Aprire lo scrigno un’altra volta Oscuro scrigno delle meraviglie Visto attraverso gli occhi Di colui che ha un cuore puro.”
“Questo sono io per l’eternità Uno dei perduti L’unico senza un nome senza un cuore sincero come guida
Questo sono io per l’eternità Uno senza un nome Queste righe l’ultimo tentativo di trovare la via perduta
Oh come desidero una rassicurante pioggia Tutto quello che desidero è sognare ancora Il mio cuore devoto Perso nell’oscurità Per la speranza darei tutto quello che ho.”
“Portami a casa o lasciami vivere Il mio amore nell’oscuro cuore della notte Ho perduto il cammino dietro di me Quello davanti mi guiderà
Prendimi, guariscimi, uccidimi, portami a casa Per ogni strada. Ogni giorno. Solo un altro giro al cappio dell’impiccato.
Prendimi, guariscimi, uccidimi, portami a casa Per ogni strada, ogni giorno. Continuo a guardarci dormire
Riviviamo l’antico peccato di Adamo ed Eva Mio e tuo Perdona la bestia piena di adorazione
Salvami nell’infanzia Mostrami me stesso senza il guscio Come l’avvento di Maria Sarò lì quando dirai E’ tempo di non fermare più il nostro amore.
La mia caduta sarà per te Il mio amore sarà in te Se tu sarai colui che mi ferirà Io sanguinerò per sempre.”
“Nel prato dei pensieri peccaminosi Ogni fiore è perfetto
Verso il paradiso con piacere tormentato dalla paura Sono la peccatrice Tu sei ciò che i miei peccati cingono Il desiderio non è così fantasioso Come la sua scoperta.”
“Voglio vedere dove cantano le sirene Sentire come ululano i lupi Navigare sulle calme piatte acque del Pacifico
Danzare nei banchi di corallo Essere accecato dal bianco Scoprire la giungla più profonda
Voglio trovare il sentiero segreto”
“Dolce ragazzo, vieni Io sono il tuo lato oscuro Muori per i miei peccati Come Colui che lo fece una volta
Letto di Cannella Per il tuo appetito senza vergogna Una ballerina Questa danza ferirà come l’inferno Quando hai finito con me Dimentica se pensi che mi vergogni Una cosa selvaggia Non si è mai dispiaciuta per nulla.”
“Nato dal silenzio, silenzio pieno di esso Un concerto perfetto il mio migliore amico Così tanto per cui vivere, così tanto per cui morire Se solo il mio cuore avesse una casa
Canta quello che non puoi dire Dimentica ciò con cui non puoi suonare Affrettati per annegare in occhi stupendi Cammina nella mia poesia, questa musica morente - La mia lettera d’amore a nessuno”
"Se leggi questa riga, non ricordare la mano che la scrisse Ricorda solo il verso, pianto del compositore, colui che non ha lacrime Perchè io gli ho dato forza ed è diventato la mia sola forza. Casa confortevole, grembo materno, occasione per l’immortalità Quando essere voluto diventò un brivido che non avevo mai conosciuto Il dolce piano che scrive la mia vita"
“Chiudi gli occhi Senti l’oceano dove è distesa la passione Silenziosamente i sensi Abbandonano tutte le difese
Un luogo tra il sonno e la veglia Fine dell’innocenza, mascherata infinita E’ dove io ti aspetterò
Tienimi vicino a te Così vicino io ti brucio Guardando, Credendo, Sognando, Ingannando Stenditi ora per dormire Nei miei sogni sei mio
Cammina nel sonno con me.”
“Un concerto notturno La luce delle candele mi sussurra dove andare Inno di un’adunanza di stelle mi guida Mentre vago su questo sentiero della notte
Ricamo delle stelle Spoglia i miei sentimenti per questa terra Mandami il tuo unguento per lenire le mie cicatrici E lascia che questa nudità sia la mia nascita.”
“Prendendo l’impronta a un modo libero Tessendo le mie fantasie tutto intorno Libero dall’oppressione del guinzaglio Io giuro che il paradiso è in mio potere
Danzo con lo spirito dell’aria In questo oceano così aperto e onesto Facendo l’amore con gli dei lassù Sul mio viaggio inaugurale così ardito
Attero senza problemi sulla laguna blu Non so se questa è la terra o la luna La gioia di vivere non è più una maschera L’Eden che ho trovato durerà per sempre.”
“Il sole dorme quietamente Una volta ogni secolo Malinconici oceani calmi e rossi Ardenti carezze distese a riposo
Grazie ai miei sogni tengo in mano la mia vita Grazie ai desideri scorgo la mia notte La verità alla fine del tempo Perdere la fiducia è un delitto
Vorrei che questa notte Durasse il tempo di una vita L’oscurità attorno a me Coste del mare solare O come vorrei immergermi con il sole Dormire Piangere Con te.”
Passatempi tascabili
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Un giorno toccherà all’uncinetto, non ho dubbio alcuno. Ma finché i capelli bianchi tardano ad arrivare, posso anche far finta di avere passatempi giovanili.
Ultimamente ho scoperto quest’ennesimo “talento inutile” che consiste nel divertirmi a modellare paste sintetiche, riempiendo lo spazio (inesistente) di casa con “esseri fantasiosi” non meglio identificati.
Sono sempre stata meravigliosamente portata per le cose inutili, bisogna ammetterlo. Come riesco a inventarmi passatempi perditempo io, nessuno mai. Però questa faccenda mi rilassa incredibilmente, e non l’avrei mai pensato.
Siccome ho intenzione di skillare nell’abilità “crafting” (diavolo nerd!), stavolta mi sono cimentata anche in qualcosa di diverso rispetto alle già navigate fatine. Se non capite che è Thor mi offendo, sappia telo.
Metto qualche foto e la colonna sonora appropriata, peccato non si possano vedere i gesti del gobbo che suggerisce il testo. Eh..sapeste.
Bene, talento inutile e post inutile! Mi ritengo intimamente soddisfatta!
(il soggetto nella foto non è una cavia, giuro)
Ah! a proposito di cose inutili....cazzeggiando su youtube si trovano un sacco di cose fighe. Questa tecnica-spotaccio per unghie è geniale!! (water marble nail art)
Nati sotto Saturno
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Qualche stella si affacciava timida nel cielo ricamato di sottili nuvole scure, brillando debolmente attraverso le distanze. Il buio della notte inghiottiva i contorni del paesaggio circostante, lasciando solo vagamente intuire un orizzonte lontano e arbusti oscillanti nella brezza notturna. La lunga strada deserta sembrava non portare in nessun luogo, eppure le luci artificiali in lontananza richiamavano l’attenzione su di una qualche meta verso cui tendere.
Quando M. si sentì male era notte fonda. Non c’erano piazzole di sosta in giro sulla statale, così optammo per un vialetto qualsiasi per fare una sosta. Nessuno di noi si era accorto che in quella casa una finestra era illuminata nonostante l’ora. Nessuno di noi aveva scorto una figura venirci incontro fino a quando non sentimmo la sua voce chiedere cosa volessimo.
Improvvisamente percepii la mia mente scuotersi per liberarsi dal torpore della stanchezza e del sonno, e concentrai meglio l’attenzione sul casolare in fondo al vialetto. Non era una casa qualsiasi: cadeva in pezzi e qualche stanza sembrava esser stata rimessa in sesto alla meno peggio. Quel tanto che bastava per poterci stare dentro. Quel tanto che permetteva a quell’uomo dal viso consumato e lo sguardo diffidente di usarla per un qualche appuntamento sospetto.
“No, è che aspettavo gente.” Poche parole per poi andarsene e tornare ad essere una sagoma scura proiettata dalla luce contro i muri interni. Guardai l’ora e capii che eravamo finiti in mezzo a qualcosa di decisamente losco. Ma la macchina era già in moto e ce ne stavamo andando il più in fretta possibile.
Per liberarmi dal senso di inquietudine che mi aveva pervaso feci una qualche battuta stupida a proposito del ricordino che gli avevamo lasciato sul vialetto. Poi la notte tornò ad essere intensa ed avvolgente, e la linea della strada l’unica cosa su cui focalizzare l’attenzione.
Non so quanto tempo passò, ma una volta arrivati nel parcheggio vicino casa il sonno si era fatto decisamente insistente. La sbronza di M. stava facendo il suo corso e la fase di catalessi era proprio quel che non ci voleva in quel momento. Non vedevo l’ora di poter salutare tutti e riabbracciare il mio cuscino.
Invece il tempo continuò a dilatarsi in un’attesa che ci tenne ancora lì, tutti insieme attorno a lui collassato su un marciapiede, mentre intorno il quartiere deserto sembrava colto da un sonno profondo. Non ricordo cosa stessi dicendo o facendo quando mi portai la mano alla tempia sentendomi pervasa da una sensazione di giramento ingiustificato. Ma ricordo perfettamente tutto quel che accadde dopo.
Uno sbattere d’ali frenetico, moltiplicato decine di volte, creò un frastuono che ci fece alzare di scatto lo sguardo verso il tetto del palazzo accanto: una miriade di pipistrelli prese il volo e si disperse nel giro di pochi secondi, proiettando un’ombra scura e terrificante sopra le nostre teste.
Rimasi attonita a fissare quel preciso angolo di cornicione e giurai che si stesse muovendo. Per quanto rapida possa essere l’elaborazione di informazioni nella mente umana, il boato fu più veloce. Non era un rumore qualsiasi, era un suono sordo, cupo, terribile. Ci attraversò in pochi secondi risvegliando le più ataviche paure. Non era un rumore, era la lugubre voce dell’antica terra che si scuoteva.
Riuscii solo a pronunciare, lentamente, “terremoto”. Ma la mia voce fu sovrastata dall’urlo della ragazza che terrorizzata scappava in strada, cadendo poi in ginocchio raggomitolata su se stessa, come se l’aperto cielo nero potesse proteggerla.
Guardai di nuovo il palazzo: aveva smesso di muoversi, e cominciava costellarsi di luci che una dopo l’altra si accendevano. Una sinfonia di fastidiosi allarmi prese il posto del boato di poco prima, ma l’odioso suono che producevano non sarebbe bastato a dimenticare “quel” rumore.
Deglutii lentamente e mi mossi dal punto in cui ero rimasta fino ad allora, incapace di reagire in un qualsivoglia modo. Gettai uno sguardo intorno: qualcuno in pigiama vociava sommessamente agli angoli delle strade, alcuni tipi loschi uscivano dalla penombra e se ne andavano chissà dove, con l’aria circospetta dello sconfitto che cerca una via di fuga.
Lentamente tutto tornò alla normalità, e le strade deserte furono nuovamente quelle di sempre. Ma quel rumore mi rimase in testa, e per tutta la notte cercai di immaginare come potrebbe essere l’urlo della natura alla fine del mondo.
***
Questo per dire che mi è parso di vivere tutto come se stessi guardando le scene di un film, o leggendo qualche pagina di un romanzo prima di addormentarmi. E’ stata una lunga e strana giornata, costellata di piccole stranezze e diverse sventure messe in fila l’una dopo l’altra.
Influsso di Saturno che fa capolino nel cielo di questo maggio? In quanta parte gli astri riescono a far sentire il loro ascendente su questa terra e su ognuno di noi, minuscoli ammassi della stessa primordiale polvere di stelle?
Ci sono domande che mi piace pormi ma alle quali non voglio risposte. Il piacere sta nella sospensione dell’interrogativo. E come non pensare a tutti quegli invasati che diffondono teorie sulla fine del mondo, a Melancholia e al rumore assordante della fine di tutto? Come non pensare che la natura sia la più tremenda forza creatrice e distruttrice mai esistita, e che sia selvaggia, indomita e bellissima? Che le si perdonerebbe tutto, anche la violenza che distrugge, perché lei è la vita stessa, perché lei è più antica e sublime di tutti noi stupidi parassiti.
Quel che so per certo è che è stata una lunga giornata, piena di piccoli inquietanti preludi che hanno portato a far sì che seguisse un’altrettanto lunga nottata, conclusasi con un finale memorabile. In pochi istanti ho realizzato l’essenza del terrore che si prova di fronte al sublime, e la vulnerabilità della mente umana di fronte alla paura.
A voler trarre conclusioni pragmatiche, ho anche realizzato che l’estasi del sublime è decisamente meno utile della paura (leggasi: almeno la paura fa scappare lontano).
Ma per alleggerire la questione, c’è da dirsi che quella sera c’era il concerto reunion dei Bleed in Vain dopo ben dieci anni dallo scioglimento. E per forza che poi capitano le catastrofi. >.<
Per fortuna è stato un gran concerto, o meglio, personalmente me lo son goduto parecchio, ritrovando la ragazzina esaltata che più di dieci anni fa li ascoltava. A dirla tutta le piaceva pure il cantante, ma quella è un’altra storia! (-> la ragazzina era enormemente sfigata e a veder metallari giovini e baldanzosi le prendeva l’affanno)
Comunque! Ci son cose più importanti da dire. Per esempio che c’è stato un altro concerto degli Algol venerdì scorso. E che concerto! Tutti i fior fior di locali metal e pseudo-alternativi della zona possono bellamente andare a pascolare in confronto al mitico baretto di Badia Polesine! Ok, all’inizio la situazione non sembrava così rosea, ma quel che inizia male a volte migliora.
L’arrivo alla location è stato folgorante: piazza di paese con due baretti che si fronteggiano, la fazione “a lato della chiesa” e la fazione “ma questo all’inizio doveva essere un bar metal”. Ciò che li accomunava era in ogni caso l’altissima percentuale di simil-truzzi in giro. Simil-truzzi da non sottovalutare, dato che giudicare dall’aspetto, in quel frangente, si è rivelato assai sbagliato.
Scongiurato il pericolo di dover suonare dalla parte dei “cesaroi” è arrivato il turno della sfida per la conquista del territorio. I nostri prodi musicisti hanno dovuto cacciare dalla sala gli avventori fanatici di slot machines e calcetto, riuscendo a colonizzare lo spazio utile per sistemare la strumentazione.
Nonostante l’odio imperituro dei vecchietti abitué, le truppe dei metallari hanno mantenuto il dominio del luogo, mettendo in scena un super concerto coi fiocchi, convertendo gente del luogo, facendo avvicinare persino i truzzi, e godendo della performance di ballo di un nonnetto sprint assolutamente memorabile!!
Bilancio della serata? Più che positivo! Magari in tutti i locali ci si divertisse così, avendo un’acustica ottima e pure un cachè considerevole! Bar Campo rulez!! A seguire le immancabili foto! ^_^
p.s. Grandissimi anche i Nighmare Slave, sanno decisamente come tenere la scena e coinvolgere il pubblico, il tutto suonando egregiamente!
p.p.s. ho dimenticato di parlare delle pareti fuxia ovunque, ma questo perché sono ancora sconvolta.
p.p.s. la mia foto più kitsch della storia è quella su sfondo fuxia con cagnolino in spalla. Lui si chiamava Petrus e voleva stare solo ed esclusivamente attorno al collo del suo padrone in stile sciarpetta. Per qualche arcano motivo gli piaceva fare la sciarpina pure su di me. Adorabile!
Cose da Blogger #1
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Niente, volevo far passare il tempo mentre si asciuga lo smalto, così ho pensato che potrei far finta di essere una blogger seria e iniziare una rubrica in cui riversare la maggior parte delle cazzate che mi vengono in mente. Perché è questo che fanno i blogger, no? Quel che è certo è che iniziare un qualsiasi discorso con “niente” è davvero pessimo.
Pensando a quest’incipit privo di contenuto, e vuoto per definizione letterale, mi è balenata nella mente l’immagine di una vecchia zitella che blatera solitaria. Ecco…non fosse che ho esordito parlando di smalto forse potrei ancora tirarmi fuori da questa triste associazione di idee. Ma no…per ora il fisico regge, non sono zitella, e quelle cose sulla faccia non sono assolutamente rughe.
Comunque, il tempo in questo periodo è meraviglioso. Dopo aver presagito afa e calure torrenziali per qualche giorno, non mi sembra vero di provare nuovamente questa frescura rigenerante. Se ci fosse una costante primavera siffatta, io sarei la donna più felice del mondo. Invece so benissimo che mi attende un’altra estate in cui friggere fino allo sfinimento, un altro inferno in cui questa brezzolina paradisiaca sarà solo un ricordo. Eppure la soluzione è sempre lì (emigrare). La Svezia è sempre lì. Sì, Svezia e non più Finlandia. Sarà che i tempi invecchiano, “i figli crescono e le mamme imbiancano” (cit. Battiato).
A dir la verità, senza fare il passo più lungo della gamba e continuare a puntare il dito verso paesi così lontani, ammetto che ultimamente sto rivalutando alcune zone d’Italia. Sarà che dal finestrino del caddy sto imparando a conoscere posti che prima nemmeno mi interessavano, sarà che col tempo divento più incline ai compromessi e meno rigida sulle mie idee. Quel che è certo è che inizio a pensare che forse potrei vivere molto meglio rispetto a qui anche senza allontanarmi troppo. Devo iniziare un training di parlata friulana con qualche vecchietto al supermercato, è deciso.
A proposito di vecchietti, vi capita mai di andare in qualche bottega cino/jappo? Io ci passo sempre quando sono a zonzo, e non tanto perché vendono carabattole dai prezzi imbattibili, ma perché ogni volta mi capita di assistere a qualche esilarante siparietto. I clienti più strambi in assoluto io li ho visti solo lì (e ho fatto la cameriera in notturna in un locale pieno di sbronzoni, per dire.)
Stamane, per esempio, ho assistito alla scenetta di una nonna che doveva comprare una maglia per la nipote adolescente. La cino-commessa si è messa a sbandierare i capi più “in voga” (che per il gusto nipponico significa “piùsbrilluccicosiappariscentipienidirobaoscena” che ci siano) e la vecchietta, sempre più contrariata e sconvolta, ha iniziato una lenta risalita verso l’escandescenza irosa. Perché sua nipote è giovane e mica si può vestire così (leggasi “da giovine baldracca in erba”), perché i teschietti stampati sono “roba da ragazze più grandi”, e io mi chiedo secondo quale criterio. Voglio dire: se tua nipote è tredicenne al massimo eviterai che si metta scollature vertiginose o trasparenze preoccupanti, se invece porta un teschietto in paillettes estremamente trash, su una pudica t-shirt accollata in cotone, che male c’è?
Questi nonni del duemila son tutti scombussolati, ormai non sanno più nemmeno con cosa o chi prendersela se “non ci sono più le cose di una volta”. La chicca in tutto questo è stata quando la nonnetta si è messa a cercare con lo sguardo l’approvazione degli altri avventori ai suoi discorsi, e io le stavo praticamente dietro, con maglia dei Sentenced del Funeral Tour, raffigurante una serie di bare. Ok, se i teschi sono da grandi, io ero vestita come? Da terza età? Purtroppo non ho avuto modo di chiederle un parere..
Incredibile! Scrivendo minchiate si riescono a riempire pagine e pagine. Per la gioia di chi? Di nessuno, probabilmente. In ogni caso, per la cronaca, ho visto Dark Shadows (il primo giorno di uscita, con fanatico orgoglio, ovviamente). Io amo Burton da sempre, da quando ero una bimbetta coi denti storti e dicevo di voler sposare Edward mani di forbice. Da quel momento in poi non mi sono persa nessun film suo, e quando ho avuto modo di sviluppare una coscienza critica nei confronti del cinema come forma d’arte, ho avuto modo di amarlo anche di più.
Fatto sta che ultimamente lo vedevo un po’ perso. A parte il capolavoro Sweeney Todd, nulla dell’ultima produzione Burtoniana mi aveva soddisfatto a pieno. Ma di Dark Shadows, cosa si può dire? A me ha dato l’impressione di un regista che fa una serie di encomiastici *selfpat* al sé stesso più giovane, trovando gusto nel citarsi indirettamente, come un affascinante cinquantenne che nel pieno della sua soddisfacente vita prova piacere nel ricordare agli altri quanto fosse stato figo anche in gioventù.
Siamo sinceri: il suo mestiere lo sa fare dannatamente bene, il suo stile è ormai fin troppo riconoscibile per non dargliene atto, e non c’è nulla di cui lo si possa colpevolizzare, se non di non essere più in grado di creare capolavori. Quei miti che sviluppano una vita propria e durano nel tempo stabilendo il gusto di un’era nuova, come direbbe Bontempelli. Però un’ironia così sottile e piacevole non la vedevo dai tempi di Ed Wood e Mars Attacks, e sono sempre più convinta che sia proprio la sapiente leggerezza comica a salvare tutto il film.
Bene, dato che ormai lo smalto è più che asciutto, credo che andrò a fare qualcosa di maggiore utilità. Già che ci sono faccio tanti immaginari auguri al caro Trent che oggi invecchia, e mi figuro quanto sarebbe bello potergli fare una telefonata per chiedergli come va la sua depressione e augurargli buon compleanno. Cioè, ci pensate?
“Ciao Trent! Sai che oggi sei ancora più vecchio?
A dirla tutta dovresti anche metterti a dieta, ormai sei un manzo non da poco.
Ah, a proposito, tutto bene la depressione, sì?”
Una roba da humor nero scandinavo che quasi quasi mi sentirei una persona migliore. Ah, sia chiaro che io Trent lo amo, alla follia.
Questa è Only: il mio inno esistenziale personalizzato.
"Ripristineremo la normalità appena saremo sicuri di cosa sia in ogni caso il normale. Grazie."
(D. N. Adams - La guida galattica per gli autostoppisti)
Quando le cose cambiano hanno un ritmo tutto loro, un ritmo col quale è spesso difficile procedere in armonia. Ho intonato un sacco di note sbagliate in vita mia, ma il ritmo ce l’avevo dentro, lo sentivo come fosse un procedere naturale ed ineluttabile.
Adesso invece è un casino. Mi vedo fuori tempo e non riesco a riguadagnare terreno. In compenso sento delle melodie meravigliose risuonare accanto a me, e tutto intorno a quel piccolo nucleo di felicità che ho trovato.
E’ come starsene a fissare un’intensa luce bianca lasciando che i propri occhi diventino ciechi a tutto il resto.
Non si tratta di testa sulle nuvole, né di mancanza di senso pratico: mai avuto così tanta concretezza prima d’ora. Continuo a pensare che il problema sia la consapevolezza. Rendersi conto di cosa riesce ancora ad avere significato nella vita. E qui non si tratta di titoli di studio, soldi sotto il materasso, o partecipazioni di rilievo. Qui il problema è sentire con una chiarezza disarmante che nulla di pratico riempie le voragini, se non sotto forma di temporanee nebbie e fumi passeggeri.
Il problema è che non c’è nulla che conti davvero, nulla di tutto quello che ho sempre pensato di dover assolutamente ottenere. Forse sono diventata vecchia e stupida, o forse ho un ritorno di ingenuità giovanile che si manifesta sotto forma di demenza senile. Il fatto è che più faccio a cazzotti con la vita, più accumulo esperienze e presunta saggezza esistenziale, più cresce esponenzialmente la consapevolezza che niente è importante. Bisogna sopravvivere, questo è tutto.
E bisogna sopravvivere per poter continuare ad immergersi nella luce bianca, per stringere forte a sé uno strano insieme composto da carne, sangue ed ossa, e concepire intimamente quale sia l’unica ragione al mondo che può far desiderare un altro giorno, e dopo un altro ancora…
Dietro ogni ambizione c’è soltanto un deserto di macerie, un trono in rovina, una costa desolata disseminata di detriti senza alcuna utilità. Dietro ogni essere umano c’è soltanto un re del nulla, un “ruler of ruin”.
Nulla salva. Qualcosa redime. Poche cose fanno la differenza. Io ne ho trovata una, adesso lo so.
“I woke up today, expecting to find all that I sought and climb the mountains of the life I bought. Finally Im at the top of every hierarchy, unfortunately there is no one left but me.
I woke up today to a world thats ground to dust, dirt and stone. Im the king upon this withering throne. I ruled every forest, every mountain, every sea. Now therere but ruins left to rule for me. And... you see, it beckons me; Life turned its back on us How could you just agree? ...how? I just dont see...
I woke up today to a world devoid of forests and trees. Drained of every ocean, every sea, just like a useless brick upon the shore the morning after the storm that swept the bridge away. Relentless tide. No anger. Just this relentless time that calls us all on. But...
Im never crossing that line, leaving this world behind. I will stay on my own on this bloodstained throne. I rule the ruins and wrecks, and the dust, dirt and stone. I rule rage rod and rattling of bones.
I am on my own. I am all alone. Everything is gone. Stuck forever here already cold.
Im never crossing that line, leaving this world behind. I will stay on my own on this bloodstained throne. I rule the ruins and wrecks and the dirt and the dust and the stone.
Im the ruler of rage rod and rust and the rattling of bones.
Ruler of ruin...”
(PoS – Iter Impius)
"Quello che tanta gente chiama amare è scegliere una donna e sposarla. Come se si potesse scegliere in amore, come se non fosse un raggio che ti spezza le ossa e ti lascia come un palo in mezzo al cortile"
Temporali inconsolabili
(categoria: " Vita Quotidiana ")
“Per colmare un vuoto devi inserire ciò che l’ha causato. Se lo riempi con altro, ancora di più spalancherà le fauci. Non si chiude un abisso con l’aria.”
- E. Dickinson -
Wolves gleam in human eyes Stealing tears from divine Break of hope, break of necks, hand on leash Can’t go wrong, Lickanthrope!
Heart of a wolf breaking the bitter skin Under the chaos, under the moon The pack is gathering
Little Red Riding Hood Godspeed, Prostitute Under the stars, under Venus The Flock keeps giving
The night swallows the day Her lips find a way We don’t want to be saved Lickanthrope
Veil of the queen tying the hands of the king In the name of the species, under the silks Let the games begin!
Little Red Riding Hood Godspeed you destitute Under the stars, under Venus The clock is ticking
Lunar skin, white as pearl Collar wine, reap the thine Ride the bitch to ecstasy Can’t go wrong, Lickanthrope!
"Perché c’era qualcosa, tra quei due, qualcosa che in verità doveva essere un segreto, o qualcosa di simile.
Così era difficile capire ciò che si dicevano e come vivevano, e com’erano.
Ci si sarebbe potuti sfarinare il cervello a cercar di dare un senso a certi loro gesti. E ci si poteva chiedere perché per anni e anni.
L’unica cosa che spesso risultava evidente, anzi quasi sempre, e forse per sempre, l’unica cosa era che in quel che facevano e in quello che dicevano e in quello che erano c’era qualcosa - per così dire - di bello.
Non ci si capiva quasi niente, ma almeno quello lo si capiva."
- Alessandro Baricco -
“Lei rise. E lui pensò che non c’era lavoro più importante e più gratificante del riuscire a farla ridere ancora. Forse allora questo è l’amore: avere qualcuno che ti faccia ridere e sorridere, una nuvola di leggerezza al tuo fianco, per sempre.”