Chiudere gli occhi e ritrovarti ancora una volta... sulle rive di quel fiume, sotto le fronde dell’albero che piange, al tramonto di una nuova alba....
STO STUDIANDO...
OGGI IL MIO UMORE E'...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
Nessuna scelta effettuata
MERAVIGLIE
1) quando senti qualcuno che ti arriva da dietro e ti abbraccia..e d'un tratto provi la sensazione che non può succederti nulla di male e che non c'è altro posto al mondo dove vorresti essere se non nello spazio di quell'abbraccio....
BLOG che SEGUO:
BOOKMARKS
UTENTI ONLINE:
Someday baby, I don’t know when, we gonna get to that place, where we really wanna go... but ’till then, tramps like us, we were BORN TO RUN...
(questo BLOG è stato visitato 3952 volte) ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
lunedì 28 gennaio 2008 - ore 21:04
Se segui...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Se segui con gli occhi una linea... Se chiudi gli occhi e ti accorgi che quella linea supera l’orizzonte.... Allora quella linea è per sempre... E’ una linea di luce che ti lega alla tua storia... che ti prende la mano e ti segna il futuro...
Toc toc...chi è? Il passato bussò alla porta del presente, soffusamente. Posso entrare? Posso sapere? Posso osare una sbirciatina furtiva in casa tua? Il presente si arricciò su se stesso, impreparato e imbarazzato alla richiesta. No, non puoi! Vattene, fuggi lontano, sei passato e non tornare, non tormentare ancora questo tempo!
Toc toc...chi è? Il presente bussò alla porta del futuro, con incertezza. Raccontami, amico, cosa sarai, cosa avverrà..saremo alleati, io e te, ci faremo forza... Ma il futuro rispose perentorio: Non cercare di imbrogliarmi, tu sei il mio passato! Non tentare di scoprirmi, non ti è concesso. Vivimi, e il tempo ti renderà giustizia!
Spingendo la notte più in là
(categoria: " Riflessioni ")
In uno dei primi post che ho scritto in questo blog vi ho parlato di un grande muro nero che sta a Washington DC, che gli americani chiamano semplicemente "The Wall"... Un grande muro nero, una memoria collettiva dove tutto il popolo americano si ritrova per piangere i propri morti caduti in una guerra sporca e maledetta... Ogni giorno i genitori, le fidanzate, i figli di quei morti possono andare a toccare con mano, a piangere, a ricalcare su un foglio di carta il nome ed il cognome di chi tanto hanno amato... ma c’è di più... quel muro è la memoria non solo privata... per quella ci sono i cimiteri... ma di una intera nazione... Poi penso alla nostra misera italietta... Qui da noi non esistono muri del pianto... anche noi abbiamo i nostri martiri che hanno pagato con la vita l’essere "giusti"... Qui, ben che vada, esiste la memoria privata... le lacrime dei figli, delle mogli, delle fidanzate e dei genitori spese nei cimiteri, dove nessuno sà e nessuno vede... Poi troviamo quelli che negli anni ’70, nei maledetti anni ’70 erano terroristi... assassini, chiamiamoli senza false ambiguità assassini, perchè questo e solo questo sono, in televisione, nei contenitori della domenica... in libertà... a fare moda e pure filosofia... Intervistati belli e sereni davanti alla lapide in Via Fani... Da Claudio Martelli... fino a pochi anni fa delfino di uno dei pochi politici che aveva cercato veramente di salvare quel disgraziato di Aldo... alcuni di loro pure filosofi si fanno chiamare... Io credo che un paese senza memoria collettiva non sia un paese... sia solo una italietta... molto peggio di quella che ha perso con la Corea... Questo che segue è un brano tratto da un bellissimo libro scritto da un figlio di uno di quegli eroi... Si chiamava Luigi... faceva il commissario di polizia... girava disarmato... "non voglio uccidere nessuno" diceva... Amici giovani di questo blog... vi prego... cercate di capire... cercate di non dimenticare... cercate di costruire... voi come me un muro... nero o bianco... non importa... un muro per non dimenticare... un muro per dire basta... un muro per dire adesso ricominciamo...
" L’unico ricordo che ho di mio padre è quello dell’ultima domenica mattina passata insieme. La data l’ho ricostruita grazie all’agenda olandese: "14 maggio. Gigi porta Mario a vedere la sfilata degli Alpini. Rientra con paste, gelato e rose". Mia madre conserva ancora una rosa di quel mazzo. È secca, ma si intuisce il colore rosa screziato di rosso. La tiene in un cassettone, insieme alle migliaia di lettere ricevute negli anni.
Alla data ci siamo arrivati insieme, dopo che quel diario aveva ripreso vita per fare la sua parte nei processi. Ma di quella mattina ne avevamo parlato la prima volta solo due o tre anni prima, quando ero al ginnasio. Dopo essermelo tenuto per me per anni, un pomeriggio, in cucina, le dissi: "Io ho un ricordo di papà Gigi, è fortissimo, è una bellissima sensazione, ma non so cosa sia, se te lo racconto mi puoi aiutare a capirlo?". E le raccontai di una folla, di una piazza, di una banda musicale. Io ero sulle sue spalle, ero un po’ spaventato dalla calca e dal rumore, ma ero incredibilmente attratto dalla grande apertura dorata di un trombone. Lui mi chiese se volevo toccarlo, ero timido, e poi nessuno si avvicinava, la gente stava tutta lungo il bordo della strada, ad assistere alla sfilata. Nessuno superava la linea immaginaria.
Lui invece scavalcò qualcosa, superò delle transenne, io mi attaccai ai suoi capelli, lui mi stringeva le gambe, io avevo timore, sentivo che stavamo facendo qualcosa fuori dalle regole, ma lui mi dava fiducia. Ci avvicinammo alla banda, lui parlò con qualcuno, chiese qualcosa, si piegò sul trombone e me lo fece toccare, solo per un attimo. Tornammo indietro, io ero felice, mi sentivo grande, forte, orgoglioso di stare sulle sue spalle, mi sembrava avessimo fatto una cosa coraggiosissima. Non avevo più paura della folla, mi sembrava tutto solare e caldo. Era una sensazione fortissima, che sento ancora oggi, viva, netta, pulita. Una sensazione di pienezza.
Ci ho pensato tante volte, a scuola, nella calca all’uscita dallo stadio, a Montecitorio nei giorni concitati della caduta di Prodi o dell’elezione di Ciampi, a New York davanti alla sede dell’Nbc al Rockefeller Center, mentre la gente scappava perché avevano trovato una busta con le spore d’antrace, mentre organizzavamo gli inviati da mandare a Madrid pochi minuti dopo le bombe ai treni dell’11 marzo 2004, o durante la notte dell’edizione straordinaria per l’inizio della guerra in Iraq. Ho sentito quella sensazione calda e ho pensato a lui. È l’eredità che mi ha lasciato. "
Io proprio non lo so...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
... Sinceramente non so se ci sia da ridere o da piangere... Me ne guardo bene dallaprire qui una discussione politica... Dico solo che non so come in Italia certe cose possano succedere... E intanto Sagunto continua a bruciare...
E’ vero che noi magi siamo molto vecchi e molto saggi e conosciamo tutto il male della terra. Tuttavia quando abbiamo visto quella stella in cielo, i nostri cuori hanno fatto un balzo di gioia come quello dei fanciulli e noi siamo stati simili a dei bambini e ci siamo messi incammino, perché volevamo compiere il nostro dovere di uomini, che è quello di sperare
C’è un posto sulla costa est, nello stato del New Jersey... Questo posto si chiama Asbury Park... E’ un paesino sull’oceano, non molto diverso dai miei lidi... Forse pure bruttino... Di questo posto ho sempre sognato calcare quel boardwalk in legno... Rivivere per un attimo gli scenari delle mie canzoni... E poi l’odore... il sole di quella Terra Promessa tante volte cantata... Tanto cercata...