Chiudere gli occhi e ritrovarti ancora una volta... sulle rive di quel fiume, sotto le fronde dell’albero che piange, al tramonto di una nuova alba....
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ORA VORREI TANTO...
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1) quando senti qualcuno che ti arriva da dietro e ti abbraccia..e d'un tratto provi la sensazione che non può succederti nulla di male e che non c'è altro posto al mondo dove vorresti essere se non nello spazio di quell'abbraccio....
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martedì 1 gennaio 2008 - ore 02:44
The Show Must Go On...
(categoria: " Poesia ")
Gli artisti falliti sono fuori dal gioco non ci sono mai stati o ci son stati per poco e ora parlano molto quasi a chiedere scusa di aver perso la chiave di una porta ormai chiusa di un’estate li intorno ch’è svanita in un giorno e sembrava durasse in eterno quando han preso la scala per salire al successo ed invece sono scesi all’inferno and the show must go on, the show must go on. Gli artisti falliti hanno un sogno proibito un teatro con fuori scritto "tutto esaurito" e una nota sospesa con un’intonazione che si alzi la sala e che esploda il loggione o quant’altro ci sia per andarsene via con tre o quattro persone di scorta tra due ali di gente se non proprio per sempre però almeno provarlo una volta and the show must go on, the show must go on. Avevo dentro un’anima da viverci tre vite ma un cuore troppo piccolo per musiche infinite e queste dita inutili guarda dove son finite dai tasti del mio pianoforte a una calcolatrice and the show must go on, the show must go on. Gli artisti falliti hanno il passo strisciato per vergogna d’impronte che non hanno lasciato e una macchina fuori sempre mal posteggiata che non sembra davvero sia mai stata lavata ed un’alba slavata da mandare affanculo perchè c’è un nuovo giorno nel pugno e una birra ghiacciata da gelarci l’inferno perchè loro siamo tutti o nessuno and the show must go on, the show must go on.
Dove vanno a finire i tuoi pensieri quando la mia mano lentamente inutilmente ti accarezza dove vanno a finire i tuoi sorrisi, quelli di ieri,quando ti perdi in una incontentabile tristezza
io non capivo, non sentivo, non leggevo, non vedevo mai quello che avevi in cuore quello che avevi in cuore ma cosa avevi in cuore
e dove andavo a finire io cercandomi da solo un acchiappa farfalle nelle notti cattive con questa scusa del cazzo che tu cammini e io volo e invece no! la vita non si canta ma si vive.
ci siamo dati appuntamento a un treno che aspettava noi e tu non c’eri più e io non c’ero mai non c’ero stato mai
oh amore amore amore quante bugie abbiamo all’amore oh amore amore amore quante volte abbiamo tradito l’amore oh amore amore amore come dev’essere offeso e triste l’amore
per come l’abbiamo trattato per quel che abbiamo fatto al nostro amore
gli innamorati si nascondono tenendosi per mano e non calpestano nemmeno il segno delle loro ombre
gli innamorati contano le stelle e sanno benissimo quante sono e conoscono per nome tutte le foglie gialle di novembre
e tutto il resto non esiste non è stato non ci sarà mai il resto è vivere il resto è vivere è vivere
C’era una volta, tanti Natali fà un bambinetto ed un papà davanti ad un negozio di occhiali in una Ferrara sotto la neve che guardavano un televisore con i colori ormai sbiaditi... Attaccato a quel televisore c’era una specie di macchina da scrivere che prometteva di farsi programmare e di farsi giocare... Entrarono dentro... c’era caldo... La luce era quella dei desideri tanto attesi e finalmente esauditi... Il bambino aveva gli occhi lucidi dallemozione... il padre guardava avanti a lui e vedeva la strada lunga appena incominciata... Tanti furono i pomeriggi passati a digitare strampalati comandi copiati dai giornali di allora per vedere passare una pallina quadrata su un monitor monocromatico e farla rimbalzare tra due barrette che dovevano essere McEnroe e Borg... Poi arrivarono i programmini per risolvere le equazioni e per le ricette della mamma... Nè il bambino nè il babbo capirono in quel freddo pomeriggio di un giorno vicino al Natale di tanti anni fà quanto quella strana macchina da scrivere avrebbe significato nella vita e nel futuro di quel bimbetto che oggi è un poco più grande di allora, sempre paffutello e con negli occhi ancora i sogni che quello schermo impolverato ha saputo regalargli...
Lo sento da oltre il muro che ogni suono fa passare, l odore quasi povero di roba da mangiare, lo vedo nella luce che anch io mi ricordo bene di lampadina fioca, quella da trenta candele, fra mobili che non hanno mai visto altri splendori, giornali vecchi ed angoli di polvere e di odori, fra i suoni usati e strani dei suoi riti quotidiani: mangiare, sgomberare, poi lavare piatti e mani.
Lo sento quando torno stanco e tardi alla mattina aprire la persiana, tirare la tendina e mentre sto fumando ancora unaltra sigaretta, andar piano, in pantofole, verso il giorno che lo aspetta e poi lo incontro ancora quando viene l ora mia, mi dà un piacere assurdo la sua antica cortesia: "Buon giorno, professore. Come sta la sua signora? E i gatti? E questo tempo che non si rimette ancora..."
Mi dice cento volte fra la rete dei giardini di una sua gatta morta, di una lite coi vicini e mi racconta piano, col suo tono un po sommesso, di quando lui e Bologna eran più giovani di adesso...
Io ascolto e i miei pensieri corron dietro alla sua vita, a tutti i volti visti dalla lampadina antica, a quell odore solito di polvere e di muffa, a tutte le minestre riscaldate sulla stufa, a quel tic-tac di sveglia che enfatizza ogni secondo, a come da quel posto si può mai vedere il mondo, a un esistenza andata in tanti giorni uguali e duri, a come anche la storia sia passata fra quei muri...
Io ascolto e non capisco e tutto attorno mi stupisce la vita, comè fatta e come uno la gestisce e i mille modi e i tempi, poi le possibilità, le scelte, i cambiamenti, il fato, le necessità e ancora mi domando se sia stato mai felice, se un dubbio l ebbe mai, se solo oggi si assopisce, se un dubbio l abbia avuto poche volte oppure spesso, se è stato sufficiente sopravvivere a se stesso...
Ma poi mi accorgo che probabilmente è solo un tarlo di uno che ha tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo: non posso o non so dir per niente se peggiore sia, a conti fatti, la sua solitudine o la mia...
Diremo forse un giorno: "Ma se stava così bene..." Avrà il marmo con l angelo che spezza le catene coi soldi risparmiati un po perchè non si sa mai, un po per abitudine: "eh, son sempre pronti i guai" . Vedremo visi nuovi, voci dai sorrisi spenti: "Piacere", "E mio", "Son lieto", "Eravate suoi parenti?" E a poco a poco andrà via dalla nostra mente piena: soltanto un impressione che ricorderemo appena...
La banda del sogno interrotto
(categoria: " Riflessioni ")
Esiste una Palermo che non ci crede che sia tutto finito quel giorno sulla autostrada in un grande scoppio... Esiste una Sicilia che è stanca di nascondersi... Esiste un’Italia che ha uno spirito animale che vuole sopravvivere, credere, continuare a sognare... e il sogno abita intimo negli occhi dei giovani che non smettono di crederci anche quando il sogno sembra interrotto... anche quando manca il lavoro, anche quando la via dell’illegalità criminale è più affascinante della grigia vita di un uomo onesto che però sa amare il proprio paese e non vuole girarsi dallaltra parte...
La banda del sogno interrotto
A Palermo nel cuore del centro c’è un’antica focacceria davanti alla Chiesa di San Francesco, si ritrovano sempre lì; seduti al tavolo che fu di Sciascia a bere Heineken e caffè sono la banda del sogno interrotto di una Sicilia che non c’è c’è Isidoro e c’è Simone e Peppe il biondo della Pantera Alex De Lisi l’artista da guerra che usa il pennello come una bandiera il loro capo Ottavio Navarra è stato eletto e adesso sta a Roma si è comprato un vestito decente ma dentro ha ancora più rabbia di prima
Se non sono ancora stanchi non si stancheranno mai non li fermano con gli spari, non li fermano con le TV sono veri siciliani e non si fermeranno più Hanno sfilato in manifestazione, raccolto distratta solidarietà hanno pianto Falcone e gli altri, hanno guardato sbarcare i parà Volantinato Zen e Acquasanta e non so quanti altri quartieri intanto il governo ha sbloccato gli appalti e la mafia riapre i cantieri Non so se noi ne avremo il coraggio, se prenderemo la via del nord o meglio ancora la via dalle palle e fare in culo a tutti voi perchè nella banda del sogno interrotto non sono molti i fortunati sono in tutto quaranta persone di cui trentotto disoccupati
Capita che una storia damore intensissima duri pochi secondi... Questo è un attimo durato pochi battiti di cuore... una grande storia damore mai sbocciata... sognata da un viaggiatore sempre di passaggio, sulla strada e nella vita...
Autogrill
La ragazza dietro al banco mescolava birra chiara e Seven-up, e il sorriso da fossette e denti era da pubblicità, come i visi alle pareti di quel piccolo autogrill, mentre i sogni miei segreti li rombavano via i TIR... Bella, d una sua bellezza acerba, bionda senza averne l aria, quasi triste, come i fiori e l erba di scarpata ferroviaria, il silenzio era scalfito solo dalle mie chimere che tracciavo con un dito dentro ai cerchi del bicchiere... Basso il sole all orizzonte colorava la vetrina e stampava lampi e impronte sulla pompa da benzina, lei specchiò alla soda-fountain quel suo viso da bambina ed io.... sentivo un infelicità vicina... Vergognandomi, ma solo un poco appena, misi un disco nel juke-box per sentirmi quasi in una scena di un film vecchio della Fox, ma per non gettarle in faccia qualche inutile cliché picchiettavo un indù in latta di una scatola di té... Ma nel gioco avrei dovuto dirle: "Senti, senti io ti vorrei parlare...", poi prendendo la sua mano sopra al banco: "Non so come cominciare: non la vedi, non la tocchi oggi la malinconia? Non lasciamo che trabocchi: vieni, andiamo, andiamo via." Terminò in un cigolio il mio disco d atmosfera, si sentì uno sgocciolio in quell aria al neon e pesa, sovrastò l acciottolio quella mia frase sospesa, "ed io... ", ma poi arrivò una coppia di sorpresa... E in un attimo, ma come accade spesso, cambiò il volto d ogni cosa, cancellarono di colpo ogni riflesso le tendine in nylon rosa, mi chiamò la strada bianca, "Quantè?" chiesi, e la pagai, le lasciai un nickel di mancia, presi il resto e me ne andai...
Torino, quasi Natale, 2007... Morti per un lavoro durissimo... Morti nel fuoco di un inferno in terra... Questa storia si chiama Youngstown, una cittadina sperduta dell’Ohio... Un povero Cristo sa di non sapere stare in paradiso... Chiede l’inferno per rimanere lì in mezzo al fuoco che lo ha accompagnato tutta la vita...
Youngstown Qui nel Nordest dell’Ohio Nel 1803 James e Dan Heaton Trovarono il ferro che giaceva nello Yellow Creek. Costruirono un altoforno lungo la sponda e costruirono i cannoni Che aiutarono l’Unione a vincere la guerra
Mio padre lavorava ai forni Li teneva ad una temperatura più calda dell’inferno Io tornai a casa dal Vietnam e riuscii a diventare spalatore, Un lavoro per il quale sarebbe adatto anche il diavolo Carbone e rocce di calcare Nutrivano i miei figli e mi mantenevano Quelle ciminiere si alzano in alto come le braccia di Dio In un bel cielo di fuliggine e argilla.
Mio padre andò a lavorare in fabbrica Quando tornò dalla Seconda Guerra Mondiale Ora la terra è ridotta a rottami e macerie Lui ha detto "I pezzi grossi sono riusciti a fare quello che non è riuscito a Hitler" Queste fabbriche costruirono i carri armati e le bombe Che vinsero le guerre di questo paese Noi spedimmo i nostri figli in Iraq ed Afganistan E ora ci stiamo chiedendo per che cosa sono morti
Dalla valle di Monogahela Fino ai giacimenti di ferro sui monti Mesabi E su fino alle miniere di carbone sugli Appalachi La storia è sempre la stessa Settecento tonnellate di metallo al giorno Ora signore, tu mi dici che il mondo è cambiato Un tempo ti ho fatto molto ricco Talmente ricco che ti sei dimenticato il mio nome
Quando muoio non voglio avere un posto in Paradiso Non riuscirei a lavorare bene in Paradiso Prego il diavolo di venire e prendermi Per portarmi nelle fornaci infuocate dell’inferno...
Ci sono foglie che si aggrappano ai rami perche non vogliono cadere mai, ci sono stelle che si aggrappano al cielo perche si accorgono di finire, sai, ci sono ubriachi che stringono il bicchiere perché è sempre l’ultimo che fa paura, ci sono uccelli che sentono lo sparo e contano quanto gli resta ancora. Ed è soltanto questione di tempo: quello che serve a salvare un uomo, il cielo quando è in attesa di un lampo ,una chitarra che aspetta un suono,una ragazza col cuore in gola, perché il suo amore non puo finire,o il tempo prima della parola che non avresti mai voluto dire... E tu, quanto tempo hai? tu, quanto amore hai? io, non ti perdo mai ti aspetto al fondo di questa strada, sai; tu,quanto tempo hai, quanto tempo hai, quanto amore hai? Ci sono ragazzi che chiudono gli occhi e si distruggono in un altro tempo, ma d’altra parte ci sono vecchi che darebbero tutto per un momento, ci sono lettere che non arrivano, baci che restano immaginari, ci sono treni che si stanno chiedendo quando finiscono i binari. E ci sono poeti che chiedono a Dio un altro giorno per dire qualcosa e i giardinieri sdraiati di notte col naso sul gambo di una rosa, ci sono bambini che aspettano quando verranno per spegnere la luce, e uomini che hanno sfidato il tempo perchè qualcuno sia felice. E tu,quanto tempo hai? tu, quanto amore hai? basta solo sapere questo, sai,conta solo questo, sai. Tu,quanto tempo hai Tu quanto amore hai: non è niente non è successo niente,sai, dimmi solo se ti ho perso o non ti ho perso mai; tu quanto tempo hai? quanto tempo hai, quanto amore sei?