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SONO MOLTO CONTENTO DI ESSERE QUI, COME DICE UNO DEI NIPOITINI DI PAPERONE (Alessandro Bergonzoni)

A VOLTE L’UOMO INCIAMPA NELLA VERITA’, MA NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI SI RIALZERA’ E CONTINUERAì PER LA SUA STRADA (Wiston Churchill)

IL DENARO E’ COME UN BRACCIO O UNA GAMBA, O LO USI O LO PERDI (Henry Ford)

LE ANATRE DEPONGONO LE LORO UOVA IN SILENZIO. LE GALLINE INVECE SCHIAMAZZANO COME IMPAZZITE. QUAL E’ LA CONSEGUENZA? TUTTO IL MONDO MANGIA UOVA DI GALLINA. (Henry Ford)

LA DIFFERENZA TRA ME E UN PAZZO E’ CHE IO NON SONO PAZZO
(Salvador Dalì)


OGGI IL MIO UMORE E'...







ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Essere in ritardo!
2) Seguire il TG4..
3) non ricordarti mai i sogni che fai

MERAVIGLIE


1) La pausa caffè... o pausa cicca ^_^
2) B A D O L E !


3) il sole basso dei mattini d'autunno sulle montagne già gelate
4) Le deserte strade notturne!




SI VIS PACEM PARA BELLUM


Bisogna essere forti per sopportare una perdita, crescere per non aver paura di perdere ancora, di acciaio per sopportare quel vuoto e sordi per non sentire le voci.
Bisogna non risparmiarsi nel passare attraverso quel muro del pianto, e sopravvivere per fare del dolore la propria richezza!!!...

BLOG NATO IL 22 APRILE 2005












TUTTA UNA VITA COSI’
(segni di squilibrio mentale)


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domenica 6 settembre 2009 - ore 12:37



(categoria: " Vita Quotidiana ")






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domenica 23 agosto 2009 - ore 21:02



(categoria: " Vita Quotidiana ")


che il mio sia un ritorno? bah...

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sabato 16 maggio 2009 - ore 02:18



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Alta tensione...
...aspettando domenica





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mercoledì 18 marzo 2009 - ore 19:14



(categoria: " Vita Quotidiana ")






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lunedì 26 gennaio 2009 - ore 13:43


"carcere" Euganeo di Padova
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Quando si tocca il fondo, ci si da una spinta e si torna su. A Padova invece si comincia a scavare. Quando uno si rende conto di essere ridicolo, in genere ci da un taglio e cerca di essere più ragionevole, a Padova rendersi ridicoli con provvedimenti assurdi è quasi una vanteria. Nel Granducato di Quimby oggi i biancoscudati affrontavano il Novara, dopo due settimane dall’ultimo impegno casalingo, che si è concluso con la coda che tutti ben sappiamo: otto diffidati per essere entrati in spogliatoio a dire alla squadra di impegnarsi maggiormente, due arresti e diffide da 3 a 5 anni. Il tutto con la semplice testimonianza di uno steward che dice di aver subito violenza, senza che ci sia un solo certificato medico a testimoniarlo. E di seguito: grandi titoli sui venditori di spazzatura locale, con tanto di accanimento e vita privata delle persone pubblicata a puntate.

La cosa che bruciava di più, ai soloni di casa nostra, era ovviamente il crollo del loro bel castello di carte: ma come, si chiede l’elettore, sono stati spesi milioni per sistemare l’Euganeo e per metterlo a norma coi tornelli e un bel pacco di nuove telecamere e dal nulla otto tifosi riescono ad entrare negli spogliatoi senza nemmeno usare violenza?

Sini-quaglia ci ha fatto insomma un’altra bella figura di merda, dovrebbe esserci abituato; ma in aiuto del malcapitato è corso allora il fedele questore Savina, che in pompa magna ha annunciato più controlli allo stadio. Risultato? Oggi a far le perquise non c’erano gli steward come al solito ma i solerti tutori dell’ordine. I colleghi di Spaccarotella per essere più chiari. Quelli che non avrebbero più dovuto mettere piede allo stadio stando a quanto si diceva. Oggi la curva aveva pensato ad una coreografia, irriverente sicuramente, ma nulla di offensivo. Una coreografia a base di pettorine gialle. Coreografia che non è venuta "grazie" all’intervento degli Spaccarotelle nostrani, che hanno pensato bene di sequestrare a tutti la pettorina appositamente comprata fuori dello stadio. Dieci euro buttati nel cesso, tanto sono soldi nostri: loro per fare le domeniche allo stadio vengono pagati il doppio! "Sono contrario a rendere lo stadio un carcere" aveva spiegato il buon Luigi ai microfoni del Mattino. E cosa è se non un regime carcerario impedire alla gente di dire la propria, anche in modo ironico? La sorpresa arriva poi quando ci si accorge che anche all’interno del terreno di gioco sono state montate nuove telecamere... a che pro? Servono da deterrente come i tornelli?

Provocazioni, continue provocazioni su tutto. Come il tornello della Tribuna Fattori che stranamente si blocca a cinque minuti dall’inizio della partita con centinaia di persone ancora fuori. Come gli ospiti che possono entrare con qualsiasi drappo e qualsiasi bandiera con qualsiasi scritta di qualsiasi dimensione. E poi c’è anche chi ha la faccia tosta di lamentarsi se la gente a Padova non viene allo stadio. La gente per divertirsi non va in un carcere, un minimo di buon senso a gente che ha la testa quadrata servirebbe eccome.

Al presidente Cestaro invece servirebbe un collegamento cervello-bocca più efficiente. "Voglio una tifoseria sana, chi non è pulito stia a casa!" aveva detto dopo i fattacci (!) col Legnano. Allora cominci lui a farsi la doccia ed un bello shampoo sul suo capello unto. Poi cominci a contare fino a mille prima di parlare, magari si risparmia dei figuroni come "Pavia, macellai!". E poi apra gli occhi e si renda conto che la tifoseria è tartassata, invece di leggere sui giornali il giorno dopo di fatti che non conosce nemmeno il giornalista che ne parla. Infine si renda conto che da qualsiasi parte la guarda, lui ha poco da "non volere" visto che è sempre qua di passaggio, mentre i tifosi (sani o malati che siano) no, per niente. Quando arriverà a realizzare questo avremo fatto dei passi in avanti.

Sulla partita c’è poco da dire. Deprimente, con una squadra che nel primo tempo fa un tiro e prende il palo, e su una carambola a favore segna. Almeno oggi corrono, ci voleva tanto a farlo prima? Eh, prima c’erano gli aperitivi, i locali, le fighette, le discoteche... Oggi meglio che corrano perchè sono nell’occhio del ciclone. Il Padova siamo noi, e basta!


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martedì 13 gennaio 2009 - ore 00:35


tratto da "lapadovabene"
(categoria: " Vita Quotidiana ")


LEGNANO HOME

Il fondo del bicchiere

Per parlare di Padova-Legnano bisogna partire dalla fine. Da quell’irruzione in spogliatoio che molti hanno bollato come "violenta" prima ancora di sapere come sono andate le cose. Eppure sentendo i diretti interessati pare che di violento non sia successo proprio nulla. Per esempio Mister Sabatini: "E’ stata una contestazione molto accesa. Anche se legittima perché la squadra quest’oggi ha fornito una prestazione assolutamente scadente. Non c’è stata nessuna violenza se non verbale.". Oppure il nuovo acquisto Jiday: "Gli ultras erano giustamente incavolati perché questa piazza merita di più. Ci hanno chiesto qualcosa in più e noi dobbiamo dimostrare il nostro valore in campo.".

Insomma, la violenza non è mai esistita, se non nella mente di alcuni delatori, che guarda caso rispondono sempre ai soliti nomi: Edel, Sinigaglia, Malagoli...

L’assessore Claudietto Sinigaglia è fortemente amareggiato. Ancora una volta si è vista tutta l’inutilità dei decreti Pisanu-Amato. 850mila euro spesi per rompere i coglioni solamente a chi vorrebbe vedere una partita di calcio. Claudietto ha dovuto dire la sua a tutti i costi in TV, parlando di contestazione violenta, di fatti inaccettabili... E’ arrivato perfino a dire che il Padova merita la C con questi tifosi. Visto e considerato che nessuna violenza è stata consumata, sarebbe bello capire dal poveraccio di Sinigaglia quali sono questi "fatti inaccettabili". Forse il reato di lesa maestà, visto che è qualcosa che tocca anche la categoria di cui lui fa parte. Pensateci: in Italia qualsiasi incompetente con le spinte giuste può comandare qualcosa, e nessuno deve permettersi di criticarlo. Quando uno lo fa, o addirittura come in questo caso le critiche arrivano dai fatti, ecco che arriva l’incazzatura. Lesa maestà. Povero Claudietto, ormai fa tenerezza: fra l’Euganeo ed il tram ha avuto solo rogne nel suo mandato in giunta comunale. Può tirare un sospiro di sollievo: ancora pochi mesi e sarà tutto finito.

Ciccio Edel e l’altro giornalista sono sempre i soliti, debbono sempre ingrandire le cose e tirare fango. Qui a Padova Edel è un maestro nel fare ciò: articoli ingigantiti con contorno di morale e "consigli di buon comportamento", provocazioni studiate ad arte con uscite come quelle che si vedono spesso nel muro ufficiale dove "gioca" a stuzzicare gli altri utenti con offese nemmeno tanto velate o con frasi buttate la. Salvo poi correggere il tiro quando lo si incontra di persona. E’ buona norma non tenerlo troppo in considerazione. Sarebbe buona norma che lui cominciasse a fare il giornalista e non l’imbonitore. Di Maurizio Costanzo in Italia ce n’è già uno, e purtroppo per lui Edel non ha i baffi. Malagoli alla fine si deve adeguare: non esiste in Italia un giornalista libero da condizionamenti. Penso che gli articoli-fotocopia che si leggono su Mattino e Gazzettino spieghino molte cose. Certo che, essere condizionati da Edel...

Due ragazzi sono finiti in carcere ed altri sei denunciati alla fine solo per essere arrivati alla zona degli spogliatoi. Hanno infranto le regole d’uso dello stadio alla fine. Ed hanno detto in faccia ai giocatori di essere stanchi delle loro prestazioni: reato di lesa maestà evidentemente! Non c’è stata nessuna violenza, sottolineiamo. In Italia puoi ammazzare una persona e non fare nemmeno un giorno di galera o puoi finire nella merda per aver contestato la tua squadra. E’ una cosa profondamente ingiusta, ma cambierà. Deve cambiare. Solidarietà ai ragazzi arrestati.

IL COMUNICATO DEL CALCIO PADOVA. Sul sito ufficiale della Società in serata è comparso il seguente comunicato: "Il Calcio Padova esprime profondo rammarico e disapprovazione per il grave episodio avvenuto oggi allo stadio Euganeo. Un gruppo di “tifosi” si è introdotto all’interno degli spogliatoi dello stadio forzando il servizio di sicurezza con l’obiettivo di manifestare il proprio malcontento alla squadra e allo staff tecnico. Questa Società non ha mai negato il dialogo e il diritto alla critica dei propri sostenitori, nemmeno quella più aspra, ma alla base di qualsiasi confronto ci deve essere il rispetto e la condivisione delle regole del vivere civile. Ciò oggi non è avvenuto, e questo non può essere tollerato da una compagine come quella biancoscudata che da sempre porta avanti i valori del fair play e dello sport sano". Bel gesto veramente, ora chi l’ha scritto può tirarsi una bella raspa per i complimenti ricevuti. Invece sarebbe auspicabile un atteggiamento diverso, anche da parte della società. Per esempio, dopo una prestazione come quella di ieri, sarebbe stato auspicabile un comunicato del tipo "Il Calcio Padova, dopo la vergognosa prestazione di oggi pomeriggio, intende scusarsi con tutti i tifosi biancoscudati per aver ripetutamente infangato (tramite propri tesserati) con i propri atteggiamenti, i loro stessi colori". Questo sarebbe ciò che dovrebbe fare una società seria. Non certo piagnucolare e tentare di sviare l’attenzione su un episodio risibile. Una società seria, appunto.

SUL CAMPO. Della partita c’è ben poco da dire. Prestazione deludente, anzi chiamiamola con il loro nome: prestazione irritante. Si, questo sono: gente irritante che va in campo a camminare e prende stipendi principeschi per la serie C. In questi casi si parla di fondo del barile, io preferisco parlare di "Fondo del bicchiere", dove si depositano tutti i residui, tutto ciò che la parte buona della bevanda "lascia". Ecco, a Padova è pieno di "residui" di categorie superiori, senza stimoli e senza voglia. Delle volte ho avuto la sensazione che il risultato di ieri fosse già scritto. A meno che non vogliano continuare a parlare di pressioni, gente che la sera se ne va in assoluta tranquillità al Q e nei pomeriggi dopo allenamento a giocare al videopoker. Altro che violenza, questa città è fin troppo civile!

Viva il Calcio Padova, dove quando piove non bagna mai!


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giovedì 27 novembre 2008 - ore 19:04



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Dio ha voluto che finalmente dopo 7 mesi ricevessi le foto dell’Isola del Giglio!





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giovedì 20 novembre 2008 - ore 19:04



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Scelto per voi: Audio Bullys -We don’t care-





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martedì 11 novembre 2008 - ore 12:30



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Vabbè, mi trovate su facebook...

In un sito dove è massiccia la presenza di intelletuali, saccenti di merda, laureati di sto cazzo la presenza di zoticoni, ignoranti, provinciali come me non è ben vista.

Le possibilità erano 2...
O iniziare a pensare come loro da brave pecore o rimanere bestia con le mie idee!

Sarà ma gli ovini mi hanno sempre fatto schifo



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sabato 8 novembre 2008 - ore 18:22



(categoria: " Vita Quotidiana ")


Martedi notte è morto Sisto Turra. Un uomo brusco, ironico e affettuoso come pochi. Un anarchico che amava provocare chi gli parlasse di politica. Un eccellente professore per gli studenti del Policlinico. Molto più che iI presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia per i colleghi in camice bianco che oggi, alle 11, gli tributeranno l’alzabara nel cortile antico del Palazzo del Bo. Ma lontano da Padova, dov’è vissuto e morto, e da Feltre, dove nacque 70 anni fa e dove finiranno le sue ceneri, Sisto era soprattutto «il papà di Giacomo» ucciso a Cartagena il 3 settembre 1995 a soli 24 anni.

Sisto cominciò a morire allora, quando fu informato da un maresciallo della questura di Padova, e poi quando un funzionario della Farnesina parlò di overdose. Nella narco-Colombia, Giacomo era «ragionevolmente» morto per droga. Ragionevolmente per tutti, ma non per Sisto. Quando, dopo il viaggio sull’Atlantico, gli fu presentato un cadavere sul marmo dell’obitorio, rimase attonito. «Si rassegni» gli ingiunse il funzionario del consolato. Ma quello non era il corpo di un morto d’overdose, bensì di un ragazzo massacrato di botte. Sisto lo urlò a tutti coloro che gli consigliavano di caricare la bara sul primo aereo per l’Italia, ai giornalisti che parlarono dell’ennesimo italiano «venuto a riempirsi di coca e marijuana», alla polizia locale che sosteneva che il ragazzo, sotto effetto della droga, si fosse fracassato da solo, contro un palo della luce, braccia, gambe, bacino, costole e femore.

Allora Sisto non capiva la ragione di tanta barbarie. Così come Giacomo, laureando in antropologia e affascinato dagli indigeni della Sierra Nevada, ignorava l’altra faccia della Colombia: il terrorismo statale e gli abusi degli uomini in uniforme che quella sera, per caso, se l’erano presa non con le solite vittime - poveri o oppositori - ma con un giovane turista che si era ribellato a alcuni ladroni e ai loro complici in divisa. Sisto trovò una ragione di vita nell’intento di rendergli giustizia. Spostò montagne col sostegno prima di tutto di Simonetta, Giuditta e Battistina, madre, sorella e zia di Giacomo, della compagna Franca, di tanti amici così diversi tra loro, da quelli del centro sociale Pedro di Padova all’ufficiale anti-droga Piero Innocenti. Ingaggiò avvocati, coinvolse parlamentari e parlamenti, giudici e tribunali internazionali, riuscì a incrinare le relazioni tra Roma e Bogotà e a far detenere per qualche mese i cinque assassini di Cartagena, fece pubblicare un libro di poesie di Giacomo («Il mio viaggio») e intitolargli un’aula dell’università di Padova, sollecitò la curiosità investigativa di Garcia Marquez, guardò in faccia e fece abbassare gli occhi a Alvaro Uribe.

«Ho la sensazione non di fare qualcosa per lui, ma di fare qualcosa che lui avrebbe fatto» scrisse un giorno. Prese perfino a amare la Colombia e i colombiani che riconobbe vittime al pari, e ancora più, di Giacomo della violenza statale. Lesse che Giacomo era diventato un simbolo anche in Colombia, dove i giornali avevano definito «Turra colombianos» altri morti ammazzati. Volle credere alla serietà del processo, dell’appello e infine della cassazione. Quando fu consumata l’ultima pagliacciata giuridica, Sisto riprese a morire, arrendendosi di colpo. Come si è arreso martedì, stanco di stare in un letto d’ospedale, infilzato da sonde e tubicini, ormai privo degli ultimi piaceri: Seneca, il suo whisky, la Formula Uno, l’auto veloce sintonizzata su radio Marilù. Sisto Turra non poteva vincere le sue battaglie. Ma ha fatto la sua parte fino in fondo. Perciò rimarrà nel cuore e nella memoria di chi l’ha amato. Per sempre.

Per quanto mi riguarda dico solo che i nostri rapporti si fermavano ad un semplice "salve" ma da sempre ho avuto una certa stima in lui.
Non per quello che aveva fatto, ma bensì per l’uomo che non si è mai lasciato andare, che ha sempre combattuto per quello che credeva.

Arrivederci sig. Turra...


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