Hai mai visto la terra dalla luna?
non c’è migliore nella morte.
c’è solo la nera luce della speranza
o della pace,
meglio l’accecante luce della follia
in una mattina conservata in un cappuccino.

Nella vendetta e nell’amore la donna è più barbarica dell’uomo.
(F.W. Nietzsche)
"Date alle donne occasioni adeguate ed esse possono fare tutto."
(Oscar Wilde)
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giovedì 25 agosto 2005 - ore 11:32
(categoria: " Vita Quotidiana ")
IL TRIONFO DELLA SPAZZATURA
Lo sciopero dei netturbini
Può dare all’Urbe il volto che le conviene.
Si procede assai bene tra la lordura
Se una Chantal piovuta qui dal nord
Vi accoglierà con una sua forbita
Grazia più chiara e nitida dei suoi cristalli.
Fuori le vecchie mura ostentano la miseria,
la gloria della loro sopravvivenza.
Lei stessa, la ragazza, difende meglio
La sua identità se per raggiungerla
Ha circumnavigato isole e laghi
Di vomiticcio e di materie plastiche.
Qui gli ospiti nemmeno si conoscono
Tra loro, tutti incuriositi e assenti
Da sé. Il trionfo della spazzatura
Esalta chi non se ne cura, smussa
Angoli e punte. Essere vivi e basta
Non è impresa da poco . e lei pure,
lei che ci accoglie l’ha saputo prima
di tutti ed è un’invenzione
non appresa dai libri ma dal dio senza nome
che dispensa la Grazia, non sa fare altro
ed è già troppo.
(E. Montale da Diario del ’71 e del ‘72)
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mercoledì 24 agosto 2005 - ore 15:31
(categoria: " Vita Quotidiana ")

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mercoledì 24 agosto 2005 - ore 11:46
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Nella valle di Armageddon
Iddio e il diavolo conversano
Pacificamente dei loro affari.
Nessuno dei due ha interesse
A uno scontro decisivo.
L’Apocalissi sarebbe
Da prendersi con le molle?
E’ più che certo ma questo
Non può insegnarsi nelle scuole.
Io stesso fino da quando
Ero alunno delle elementari
Credevo di essere un combattente
Dalla parte giusta.
Gli insegnanti erano miti, non frustavano.
Gli scontri erano posti nell’ovatta,
incruenti, piacevoli. Il peggio
era veduto in prospettiva. Quello
che più importava era che il soccombente
fosse dall’altra parte.
Così passarono gli anni. Troppi e inutili.
Fu sparso molto sangue che non fecondò i campi.
Eppure la parte giusta era lì, a due palmi
E non fu mai veduta. Fosse mai accaduto
Il miracolo nulla era più impossibile
Dell’esistenza stessa di noi uomini.
Per questo nella valle di Armageddon
Non accadono mai risse e tumulti.
(E. Montale da “Quaderno di quattro anni”)
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martedì 23 agosto 2005 - ore 10:54
(categoria: " Vita Quotidiana ")
A UN GRANDE FILOSOFO
In devoto ricordo
Una virtù dei Grandi è di essere sordi
A tutto il molto o il poco che non li riguardi.
Trascurando i famelici e gli oppressi
Alquanto alieni dai vostri interessi
Divideste lo Spirito in quattro spicchi
Che altri rimpastò in uno: donde ripicchi, faide
Nel gregge degli yesmen professionali.
Vivete in pace nell’eterno: foste
Giusto senza saperlo, senza volerlo.
Lo spirito non è nei libri, l’avete saputo,
e nemmeno si trova nella vita e non certo
nell’altra vita. La sua natura resta
in disparte. Conosce il nostro vivere
(lo sente), anzi vorrebbe farne parte
Ma niente gli è possibile per l’ovvia
Contraddizion che nol consente.
(E. Montale da Diario del ’71 e del ’72)
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lunedì 22 agosto 2005 - ore 10:55
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt’ uno.
Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione.
Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo.
Quando il bambino era bambino, era l'epoca di queste domande:
Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lí? Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, é forse solo un sogno? Non é solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro?
C'é veramente il male? E' gente veramente cattiva?
Come può essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non sarò più quello che sono?
Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed é ancora così.
Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. Ed é ancora così. Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora così.
A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora più alta, e in ogni città, sentiva nostalgia di una città ancora più grande. E questo, é ancora così. Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com'é ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.
Quando il bambino era bambino, lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare.
"Lied Vom Kindsein" — Peter Handke.
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domenica 21 agosto 2005 - ore 10:18
(categoria: " Vita Quotidiana ")
IN NEGATIVO
E’ strano.
Sono stati sparati colpi a raffica
Su di noi e il ventaglio non mi ha colpito.
Tuttavia avrò presto il mio benservito
Forse in carta da bollo da presentare
Chissà a quale burocrate; ed è probabile
Che non occorra altro. Il peggio è già passato.
Ora sono superflui i documenti, ora
È superfluo anche il meglio. Non c’è stato
Nulla, assolutamente nulla dietro di noi,
e nulla abbiamo disperatamente amato più di quel nulla.
(E. Montale da “Quaderno di quattro anni”)
Nella valle di Armageddon
Iddio e il diavolo conversano
Pacificamente dei loro affari.
Nessuno dei due ha interesse
A uno scontro decisivo.
L’Apocalissi sarebbe
Da prendersi con le molle?
E’ più che certo ma questo
Non può insegnarsi nelle scuole.
Io stesso fino da quando
Ero alunno delle elementari
Credevo di essere un combattente
Dalla parte giusta.
Gli insegnanti erano miti, non frustavano.
Gli scontri erano posti nell’ovatta,
incruenti, piacevoli. Il peggio
era veduto in prospettiva. Quello
che più importava era che il soccombente
fosse dall’altra parte.
Così passarono gli anni. Troppi e inutili.
Fu sparso molto sangue che non fecondò i campi.
Eppure la parte giusta era lì, a due palmi
E non fu mai veduta. Fosse mai accaduto
Il miracolo nulla era più impossibile
Dell’esistenza stessa di noi uomini.
Per questo nella valle di Armageddon
Non accadono mai risse e tumulti.
(E. Montale da “Quaderno di quattro anni”)
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venerdì 19 agosto 2005 - ore 10:54
(categoria: " Vita Quotidiana ")
AI TUOI PIEDI
Mi sono inginocchiato ai tuoi piedi
O forse è un’illusione perchè non si vede
Nulla di te
Ed ho chiesto perdono per i miei peccati
Attendendo il verdetto con scarsa fiducia
E debole speranza non sapendo
Che senso hanno quassù il prima e il poi
Il presente il passato e l’avvenire
E il fatto che io sia venuto al mondo
Senza essere consultato.
Poi penserò alla vita di quaggiù
Non sub specie aeternitatis,
non risalendo all’infanzia
e agli ingloriosi fatti che l’hanno illustrata
per poi ascendere a un dopo
di cui sarò all’anteporta.
Attendendo il verdetto
Che sarà lungo o breve grato o ingrato
Ma sempre temporale e qui comincia
L’imbroglio perché nulla di buono è mai pensabile
Nel tempo,
ricorderò gli oggetti che ho lasciati
al loro posto, un posto tanto studiato,
agli uccelli impagliati, a qualche ritaglio
di giornale, alle tre o quattro medaglie
di cui sarò derubato e forse anche
alle fotografie di qualche mia Musa
che mai seppe di esserlo,
rifarò il censimento di quel nulla
che fu vivente perché fu tangibile
e mi dirò se non fossero
queste solo e non altro la mia consistenza
e non questo corpo ormai incorporeo
che sta in attesa e quasi si addormenta.
(E. Montale da “Quaderno di quattro anni”)
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giovedì 18 agosto 2005 - ore 10:46
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sono pronto ripeto, ma pronto a che?
Non alla morte cui non credo né
Al brulichio d’automi che si chiama la vita.
L’altravita è un assurdo, ripeterebbe
La sua progenitrice con tutte le sue tare.
L’oltrevita è nell’etere, quell’ aria da ospedale
Che i felici respirano quando cadono in trappola.
L’oltrevita è il tempo che se ne ciba
Per durare più a lungo nel suo inganno.
Essere pronti non vuol dire scegliere
Tra due sventure o due venture oppure
Tra il tutto e il nulla. E’ dire l’ho provato,
ecco il Velo, se inganna non si lacera.
(E. Montale da Diario del ’71 e del ‘72)
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giovedì 18 agosto 2005 - ore 10:46
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Ne abbiamo abbastanza di…
Ne abbiamo abbastanza di…
È ripetuto all’unanimità.
Ma di che poi? Della vita no
E della morte ohibò, non se ne parla.
Dal dì comincia la biforcazione
Della quale ogni ramo si biforca
Per triforcarsi eccetera. Può darsi
Che anche l’Oggetto sia
Stanco di riprodursi.
(E. Montale da Diario del ’71 e del ‘72)
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mercoledì 17 agosto 2005 - ore 10:42
(categoria: " Vita Quotidiana ")
IL FRULLATO
Allora
Un salotto di stucchi
Di mezzibusti e specchi
Era la vita.
Il battito di un cuore
Artificiale o vero
Era poesia.
Scorribande di nuvole
Non di streghe
Erano un quadro,
la fistola il fischietto il campanaccio
dei bovi musica.
Ora c’è stata una decorazione
Di tutto in tutti e ognuno si domanda
Se il frullino ch’è in opera nei crani
Stia montando sozzura o zabaione.
Accorcia l’ultimo tuo straccio
Bernadette, beccafichi! Ora che tutto oscilla
Come latte alla portoghese,
nessuno potrà dirti chi sei, chi eri,
se fosti viva o morta, se hai saputo
che il vero e il falso sono il retto e il verso
della stessa medaglia, accorcia, butta via,
non sostituire,
lasciati andare sulle tue creme,
a fondo non andrai,
c’è chi ti guarda e t’insegna
che quello che trema è il tic tac
di un orologio che non perderà
tanto presto la carica!
(E. Montale da Diario del ’71 e del ‘72)
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