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HO VISTO

la terra dalla luna
...
e... il nulla nelle persone

STO ASCOLTANDO

il beato silenzio...


ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...

essere qui...


STO STUDIANDO...

la razza umanoide



OGGI IL MIO UMORE E'...


..meglio non provocarlo


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


1) Sapere che la sera prima sei tornato a casa ubriaco spolpo portato su di un carello della spesa...e che + di 50 persone il giorno dopo ti guardano con un sorrisino da deficenti perchè erano presenti al momento del misfatto
2) quando le uniche risposte ai tuoi sms sono gli addebiti...
3) capire che quando si comincia ad amare si deve cominciare a soffrire
4) non potermi lavare i denti!!!
5) Uscire dalla doccia e non avere l'accappatoio lì vicino..
6) cercare di sembrare diversi da quello che si è per paura di non essere apprezzati!sentirsi inadeguati
7) perdere l'istinto creatore

MERAVIGLIE


1) Svegliarti nel cuore della notte e realizzare che hai ancora qualche ora per dormire
2) poter stare in silenzio senza il bisogno di spiegarne il significato...
3) ...un bambino che chiede perchè...
4) un bel respiro la mattina presto, in cima a una montagna, con il sole che splende dopo la prima gelata dell'autunno
5) Le castagne appena cotte.. un caminetto, una bella boccia di vino rosso e una persona speciale accanto..
6) Giocare a tombola mentre il prof. spiega!
7) Quando la giornata inizia nera, ma poi termina con un Amico in più


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Hai mai visto la terra dalla luna?
non c’è migliore nella morte.
c’è solo la nera luce della speranza
o della pace,
meglio l’accecante luce della follia
in una mattina conservata in un cappuccino.

Nella vendetta e nell’amore la donna è più barbarica dell’uomo.
(F.W. Nietzsche)

"Date alle donne occasioni adeguate ed esse possono fare tutto."
(Oscar Wilde)




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una di queste risposte è quella giusta

essere con le palle
avere le palle
avere un sacco di soldi
avere un sacco di donne
avere il super cellulare
essere un gran fumatore

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martedì 16 agosto 2005 - ore 10:34



(categoria: " Vita Quotidiana ")


GLI ELEFANTI

I due elefanti hanno seppellito con cura
Il loro elefantino.
Hanno coperto di foglie la sua tomba e poi
Si sono allontanati tristemente.
Vicino a me qualcuno si asciugò un ciglio.
Era davvero una furtiva lacrima
Quale la piètà chiede quando è inerme:
in proporzione inversa alla massiccia
imponenza del caso. Gli altri ridevano
perché qualche buffone era già apparso
sullo schermo.

(E. Montale da “Quaderno di quattro anni”)



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martedì 16 agosto 2005 - ore 10:33



(categoria: " Vita Quotidiana ")


IN UN GIARDINO ‘ITALIANO’

La vecchia tartaruga cammina male, beccheggia
Perché le fu troncata una zampetta anteriore.
Quando un verde mantello entra in agitazione
È lei che arranca invisibile in geometrie di trifogli
E torna al suo rifugio.
Da quanti anni? Qui restano incerti
Giardiniere e padrone.
Mezzo secolo o più. O si dovrà risalire
Al generale Pelloux…
Non c’è un’età per lei: tutti gli strappi
Sono contemporanei.

(E. Montale da Diario del ’71 e del ’72)


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venerdì 12 agosto 2005 - ore 11:46



(categoria: " Vita Quotidiana ")


A QUESTO PUNTO

A questo punto smetti
Dice l’ombra.
T’ho accompagnato in guerra e in pace e anche
nell’intermedio,
sono stata per te l’esaltazione e il tedio,
t’ho insufflato virtù che non possiedi,
vizi che non avevi. Se ora mi stacco
da te non avrai pena, sarai lieve
più delle foglie, mobile come il vento.
Devo alzare la maschera, io sono il tuo pensiero,
sono il tuo in-necessario, l’inutile tua scorza.
A questo punto smetti, strappati dal mio fiato
E cammina nel cielo come un razzo.
C’è ancora qualche lume all’orizzonte
E chi lo vede non è un pazzo, solo
Un uomo e tu intendevi di non esserlo
Per amore di un’ombra. T’ho ingannato
Ma ora ti dico a questo punto smetti.
Il tuo peggio e il tuo meglio non t’appartengono
E per quello che avrai puoi fare a meno
di un’ombra. A questo punto
guarda con i tuoi occhi e anche senz’occhi.

(E. Montale da Diario del ’71 e del ‘72)

SULLA SPIAGGIA

Ora il chiarore si fa più diffuso.
Ancora chiusi gli ultimi ombrelloni.
Poi appare qualcuno che trascina
Il suo gommone.
La venditrice d’erbe viene e affonda
Sulla rena la sua mole, un groviglio
Di vene varicose. E’ un monolito
Diroccato dai picchi di Lunigiana.
Quando mi parla resto senza fiato,
le sue parole sono la Verità.
Ma tra poco sarà qui il cafarnao
Delle carni, dei gesti e delle barbe.
Tutti i lemuri umani avranno al collo
Croci e catene. Quanta religione.
E c’è chi s’era illuso di ripetere
L’exploit di Crusoe!

(E. Montale da Diario del ’71 e del ’72)


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giovedì 11 agosto 2005 - ore 11:24



(categoria: " Vita Quotidiana ")


LE FIGURE

Estasiato dalla sua ipallage
Il poeta trasse un respiro
Di sollievo ma c’era un buco nel poema
Ce si allargò, fu voragine
E lo scagliò nella cantina dove
Si mettono le trappole per i tropi.
Di lui nulla restò. Solo qualche Figura,
scruta obsoleta, disse meglio così.

(E. Montale da Diario del ’71 e del ’72)

IL DOTTOR SCHWEITZER

Gettava pesci vivi a pellicani famelici.
Sono vita anche i pesci fu rilevato, ma
Di gerarchia inferiore.

A quale gerarchia apparteniamo noi
E in quali fauci…? Qui tacque il teologo
E si asciugò il sudore.

(E. Montale da Diario del ’71 e del ’72)


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mercoledì 10 agosto 2005 - ore 11:52



(categoria: " Vita Quotidiana ")


LA CADUTA DEI VALORI

Leggo una tesi di baccalaureato
Sulla caduta dei valori.
Chi cade è stato in alto, il che dovevasi
Dimostrare, e chi mai fu così folle?

La vita non sta sopra e non sta sotto,
e tanto meno a mezza tacca. Ignora
l’insù e l’ingiù, il pieno e il vuoto, il prima
e il dopo. Del presente non sa n’acca.
Straccia i tuoi fogli, buttali in una fogna,
bacalare di nulla e potrai dire
di essere vivo(forse) per un attimo.

(E. Montale da Diario del ’71 e del ’72)

IL PAGURO

Il paguro non guarda per il sottile
Se s’infila in un guscio che non è il suo.
Ma resta un eremita. Il mio male è
Che se mi sfilo dal mio non posso entrare nel tuo.

(E. Montale da Diario del ’71 e del ’72)


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martedì 9 agosto 2005 - ore 16:09



(categoria: " Vita Quotidiana ")


IMITAZIONE DEL TUONO

Pare che ogni vivente
Imiti un suo modello
Ignorandolo, impresa improponibile.
Ma il peggio tocca a chi il suo
Crede averlo davanti come una statua.
Non imitare il marmo, uomini. Se non potete
Star fermi modellatevi sulla crusca,
sui capelli del vento, sulla raspa
delle cicale, sull’inverosimile
bubbolonare del tuono a ciel sereno.
Modellatevi, dico, anche sul nulla
Se v’illudete di potere ancora
Rasentare la copia di quel pieno
Che non è in voi!

(E. Montale da Diario del ’71 e del ‘72)


IL PIRLA

Prima di chiudere gli occhini ha detto pirla,
una parola gergale non traducibile.
Da allora me la porto addosso come un marchio
Che resiste alla pomice. Ci sono anche altri
Pirla nel mondo ma come riconoscerli?
I pirla non sanno di esserlo. Se pure
Ne fossero informati tenterebbero
Di scrollarsi con le unghie quello stimma.

(E. Montale da Diario del ’71 e del ‘72)



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venerdì 29 luglio 2005 - ore 10:48



(categoria: " Vita Quotidiana ")


AL LETTORE

La stoltezza, l’errore, il peccato, la grettezza,
empiono i nostri spiriti e travagliano i corpi,
e noi alimentiamo i nostri cari rimorsi
come i mendicanti nutrono i loro insetti

Peccati ostinati, pentimenti vigliacchi;
le nostre confessioni esigono lauti compensi,
con vili lacrime illusi di lavare ogni macchia

Satana Trismegisto sul cuscino del male
Culla lungamente il nostro spirito incantato,
ed il ricco metallo della nostra volontà
da quel sapiente chimico è volatilizzato.

E’ il diavolo che tiene i fili che ci squassano!
Troviamo grazie agli oggetti più ripugnanti,
senza orrore, attraverso tenebre nauseanti,
verso l’Inferno ogni giorno discendiamo di un passo.

Come un vizioso povero che bacia e mangia
Il seno martoriato d’una puttana antica,
afferriamo a volo un piacere clandestino
che spremiamo con forza come una vecchia arancia.

Fitta, brulicante come un milione d’elminti,
ci impazza nel cervello una folla di Demoni,
e quando respiriamo ci scende nei polmoni
la Morte fiume invisibile, con sordi lamenti.

Se lo stupro, il veleno, il pugnale, l’incendio,
di fregi suggestivi non hanno ancora trapunto
la trama banale dei nostri avviliti destini,
è che l’anima, ahimè! Non ha coraggio a tal punto.

Ma in mezzo agli sciacalli, le pantere, le linci,
le scimmie, gli avvoltoi, gli scorpioni, i serpenti,
fra i mostri strepitanti, urlanti, grugnenti, striscianti,
nel serraglio infame di tutti i nostri vizi,

uno ce n’è più orribile, più malvagio, più immondo!
Benchè non lanci alte grida nè faccia grandi gesti,
ridurrebbe la terra ad un emisfero resto
ed in uno sbadiglio inghiottirebbe il mondo!

E' la noia! - L'occhio di pianto un incongruo rovello
gli colma, fuma l'houka sognando patiboli.
Lo conosci, lettore, questo mostro sensibile,
- ipocrita lettore - mio simile - fratello!

(C. Baudelaire da "I fiori del male")


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mercoledì 22 giugno 2005 - ore 17:58



(categoria: " Vita Quotidiana ")


MONOLOGO

Non mi affaccio più
Dal parapetto
Per vedere se arriva
La diligenza a cavalli
Che porta gli scolari dai Barnabiti.
Poi lunghi tratti di vita
Appaiono scancellati
Mi sembra sciocco chi crede
Che la vita non soffre interruzioni
Non si tratta di morte e resurrezioni
Ma di lunghe discese agl’Inferi dove ribolle
Qualche cosa non giunta al punto di rottura
Ma questo sarebbe la morte che detestiamo.
Così ci contentiamo di un ribollio
Che è come un tuono lontano,
qualcosa sta accadendo nell’Universo
una ricerca di se stesso
di un senso per poi ricominciare
a noi a rimorchio, cascami
che si buttano via
o cade ciascuno da sé.

(E. Montale da “Altri versi – Prima parte”)


ALL’ALBA

Lo scrittore suppone (e del poeta
Non si parli nemmeno)
Che morto lui le sue opere
Lo rendano immortale.
L’ipotesi non è peregrina,
ve la do per quel che vale.
Nulla di simile penso nel beccafico
Che consuma il suo breakfast giù nell’orto.
Egli è certo di vivere; il filosofo
Che vive a pianterreno
Ha invece più di un dubbio. Il mondo può
Fare a meno di tutto, anche di sé.

(E. Montale da “Altri versi – Prima parte”)

NON OCCORRONO TEMPI LUNGHI

per i cercatori di funghi
ma basta un battibaleno
per apprendere che non ha senso
buccinare di tempi vuoti o pieni.
Non esistono tempi corti
per fare che lo spazio si raggrumi
nel solo punto che conta
e sembra anche ridicolo parlare
di vivi e morti.

(E. MOntale da "Poesie disperse")

Non so se Dio si sia reso conto
della grande macchina da lui costruita
un errore di calcolo dev'essere alla base
dell'universo; tanto è lungo il suo
edificarsi e rapido il suo crollo.
C'era qualcosa dapprincipio, poi
venne il tutto, vacuo e imprevedibile.

(E. Montale da "Poesie disperse")

A RITROSO

Fra i miei ascendenti qualcuno
lottò per l'Unità d'Italia,
raggiunse alti gradi, portò
la greca sul berretto, fu coinvolto
in brogli elettorali. Non gl'importava
forse nulla di nulla, non m'importa
nulla di lui: il suo sepolcro rischia
di essere scoperchiato per carenza
di terra o di marmi o altro. C'è una morte
cronologica, una che è economica,
un'altra che non c'è perchè non se ne parla.
Quanti antenati occorrono a chi un giorno
scriverà quaqttro versi zoppicanti,
quanti togati lestofanti o asini
di sette cotte. E di lì può nascere
persino la cultura o la Kultur!

(E. Montale da "Quaderno di quattro anni")

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lunedì 4 aprile 2005 - ore 16:09



(categoria: " Vita Quotidiana ")


MUSICA SILENZIOSA

1

Minuetto di sensazioni
Lietezza e insieme dolore,
giorni che tu vorresti
tanto che non vuoi nulla e si trastulla
coi resti
di vecchie enciclopediche ambizioni
il cuore.

Facezie inezie illusioni?
Una piuma un nonnulla un bibelot
Non so
Di che ti componi
Minuetto di sensazioni.
Basta un carro che passi rombando per la strada
A renderti, e ne piangi, immagine di un mondo
Che cada.

2

Minuetto di sensazioni
Sfiorar di un’ala che si alza,
e tu non sai, non t’opponi
al tempo che t’incalza,
triste e gaio minuetto
suonato
non si sa dove e spesso per dispetto
stuonato.

Dolcezze tristezze
Fantasie?
Ciò che si volle e non si compirà,
chi sa
di che ti componi
minuetto di sensazioni.

Minuetto irrequieto che t’alzi, che corri nel mondo
Qualcuno c’è che indovina il tuo senso amaro
Profondo,
minuetto di malinconia giunto alle nostre porte
stamane così lento che sembri l’elegia
di tutte le speranze nate morte.

(E. Montale da “Poesie disperse”)


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mercoledì 16 marzo 2005 - ore 18:09



(categoria: " Vita Quotidiana ")


AMLETO

S’è spento il brusio. Sono entrato in scena.
Poggiato allo stipite della porta
vado cogliendo nell’eco lontana
quanto la vita mi riserva

Un’oscurità notturna mi punta contro
mille binocoli allineati.
Se solo è possibile, abba padre,
allontana questo calice da me.

Amo il tuo ostinato disegno,
e reciterò, d’accordo, questa parte.
Ma ora si sta dando un altro dramma
E per questa volta almeno dispensami.

Ma l’ordine degli atti è già fissato,
e irrimediabile è il viaggio, sino in fondo.
Sono solo, tutto affonda nel farisaismo.
Vivere una vita non è attraversare un campo.

(B. Pasternàk da “Il dottor Zivago”)


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